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Discussione: Gli indifferenti

  1. #31
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    Predefinito Re: Re: Gli indifferenti

    Originally posted by mariarita


    Ti sei mai chiesta se la legge la viola un qualsiasi parlamentare o addirittura un responsabile del governo allora che succede?
    Niente. L'esempio purtroppo viene sempre dall'alto e tu credi di scuoterci con la nomina dei giudici costituzionali?
    Era per l'appunto quel "nulla" alto e violento cui mi riferivo Mariarita.
    Ma la mancata nomina, da ben 16 mesi, di due giudici costituzionali è fatto molto grave. Come ricordavo prima, esiste in primo luogo un problema di equilibrio (i due mancanti dovrebbero essere di nomina parlamentare - parte che dunque risulta squilibrata rispetto alle altre due) ed esiste poi, reale e concreto, il problema di paralisi stessa della corte. E' già successo il mese scorso.
    E' accettabile che questo accada per l'inadempienza di chi dovrebbe rappresentarci?
    E se è proprio chi ci dovrebbe rappresentare a non rispettare la legge costituzionale, chiarissima in materia, come pretenderlo dal cittadino?
    Quando dico che tutto ciò è uno snodo della putrescenza delle nostre istituzioni è appunto questo che intendo. Sai ad esempio che la mancata nomina dei parlamentari mancanti, anche qui da molti mesi, potrebbe portare ad uno scioglimento anticipato delle camere? Anche qui: silenzio. E mi chiedi perchè invece noi parliamo? Io mi chiedo perchè tanti altri tacciano.

    Ad ogni modo, ripeto, è legittimo indignarsi per tutto ciò ed è altrettanto legittimo non farlo (so che non è il tuo caso e che riflettevi d'altro).
    Fa riflettere me, come da titolo, l'indifferenza bovina che mi tocca osservare. Tutto qui. Ciao
    g

  2. #32
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    Non amo il copia incolla, ma questo Merlo voglio riportarlo.


    Pannella,

    di FRANCESCO MERLO


    Accovacciato su una seggiola bianca davanti a Montecitorio, il gran corpo estenuato, Marco Pannella, che non mangia da una settimana e non beve da tre giorni, riesce tuttavia a godersi l’aria primaverile, quel non so che della natura che oggi gli sembra persino commovente. Lo sciopero della sete, che fu coraggiosa tecnica di lotta e di comunicazione radicali, poco più di un cartellone pubblicitario o un tazebao o un megafono, poco più di un girotondo, questa volta per lui è immediatamente un pericolo mortale, al punto che l’illustre clinico, il professor Santini, lo definisce «una follia», dice che «il rischio di vita è subito molto alto», e insomma spiega che Pannella sta navigando attorno al punto di non ritorno, sta sfidando la comare secca, come conferma lo stesso Pannella che ammette di percepire «la sismicità costante» del proprio cervello, quando anche i pensieri diventano «campi flegrei». Davvero, dunque, sembra letteratura questo Pannella, che sfrutta tutta la vitalità che gli è concessa dal digiuno di cibo e di acqua, che assapora il sole pomeridiano di Roma mentre rischia la vita per la Corte Costituzionale, la stessa Corte che pure da anni egli chiama «la somma cupola della partitocrazia». Davvero questo Pannella è come un personaggio di Pirandello o forse di Camus, così assurdo e al tempo stesso così straniero all’assurdo italiano, un settantaduenne alla frontiera di se stesso, un leader che non ha mai creduto al sacrificio, che anzi da sempre ripete che «lo spirito di sacrificio, l’etica e l’etichetta del sacrificio non sono per me», ma che tuttavia ora davvero sembra destinato al sacrificio, perché ogni suo sciopero della fame e della sete troppo sinistramente ormai somiglia allo sciopero della vita, all’autoesilio dalla vita, e Pannella, stanco e malato, è reso a se stesso ma fuori da se stesso.
    Tanto più dunque sembra inventata da un autore diabolico, da uno scrittore sulfureo questa Italia che, nell’indifferenza generale, fa tranquillamente a meno della Corte costituzionale, perché il Parlamento, dal novembre del duemila, non trova l’accordo sui due giudici da eleggere, due nomi, dicasi due: uno per parte, come impone la partitocrazia del Cencelli. Con l’inutile votazione di ieri sera, sono ben dieci le sedute congiunte di Camera e Senato che sono andate a vuoto, e in un anno e mezzo nessuno ha convinto o costretto il Parlamento a riunirsi a oltranza, neppure l’autorità morale del presidente Ciampi, neppure la decenza. E neppure Marco Pannella c’è sinora riuscito, nonostante il presidente della Camera Pierferdinando Casini gli abbia promesso, ancora ieri pomeriggio, di convocare una seduta fiume, di condannare la politica ai lavori forzati, di costringere i parlamentari a eleggere, magari per sfinimento, i due giudici costituzionali.
    Forse una legge, in simili casi di emergenza istituzionale, dovrebbe rendere automatiche le sedute a oltranza del Parlamento. Ma forse un’altra legge di questa repubblica, magari non scritta, magari una legge etica, magari una legge di pragmatica furbizia, dovrebbe proteggere come un bene pubblico l’ormai fragile corpo di Pannella, quel corpo radicale che tutti i presidenti della Corte costituzionale, da Bonifacio all’attuale Ruperto, da Casavola a Baldassarre, hanno pubblicamente ringraziato, e proprio in nome di un altro vecchio principio tipicamente pannelliano: «Ci sono troppe splendide cose che potremmo fare con il nemico per pensare di eliminarlo». E’ necessario insomma impedire a Pannella di mettere a rischio la propria vita, e affidarlo magari a una commissione, a una qualche speciale Authority che gli impedisca di fare come quei cinesi che, secondo Hegel, usavano il suicidio come un omicidio autoinflitto ma imputabile ai vicini di casa, alla società, al potere.
    Ma come tenere a bada le ragioni di Pannella, la sua tenacia radicale? Basterebbe, ci pare, riconoscergli, prima del digiuno o dello sciopero della sete, quel ruolo e quei diritti, quel credito e quell’autorevolezza che merita ma che regolarmente ottiene solo dopo un digiuno, solo grazie a uno sciopero della sete.
    Proprio perché la minaccia, il ricatto di Pannella hanno sempre un evidente e robusto fondamento democratico e stanno, anche questa volta, nonostante tutto funzionando; proprio perché il presidente della Camera Casini ha promesso ma non ha mantenuto quella seduta fiume che Pannella pretende per tutti noi, per lo spirito democratico, per il buon senso e per il rispetto dovuto alle istituzioni; proprio quest’estremo, sciopero della sete dimostra insomma che Pannella, il quale ormai vive blindato nella solitudine radicale, è di nuovo lo scandalo italiano; al contrario della parabola evangelica, Pannella è il sacerdote delle istituzioni che i mercanti hanno cacciato dal tempio; è la prova vivente che, tra i tanti rischi di degenerazione della democrazia italiana, la partitocrazia è ancora il più pericoloso, perché è il meno visibile e il più ricco di giustificazioni. E’ la trappola mortale per un uomo solo, al sole distratto di Roma.


    Corriere della Sera 18/04/2002


    P.S. Mariarita, in neretto non trovi esattamente i punti di cui discutevamo?
    Il resto dell'articolo per me è pura poesia, ma magari (o magari no) sono affetta da una sorta di miopia affettiva che credo mi perdonerete.

    g

  3. #33
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    Originally posted by giovanna
    Non amo il copia incolla, ma questo Merlo voglio riportarlo.


    Pannella,

    di FRANCESCO MERLO


    Accovacciato su una seggiola bianca davanti a Montecitorio, il gran corpo estenuato, Marco Pannella, che non mangia da una settimana e non beve da tre giorni, riesce tuttavia a godersi l’aria primaverile, quel non so che della natura che oggi gli sembra persino commovente. Lo sciopero della sete, che fu coraggiosa tecnica di lotta e di comunicazione radicali, poco più di un cartellone pubblicitario o un tazebao o un megafono, poco più di un girotondo, questa volta per lui è immediatamente un pericolo mortale, al punto che l’illustre clinico, il professor Santini, lo definisce «una follia», dice che «il rischio di vita è subito molto alto», e insomma spiega che Pannella sta navigando attorno al punto di non ritorno, sta sfidando la comare secca, come conferma lo stesso Pannella che ammette di percepire «la sismicità costante» del proprio cervello, quando anche i pensieri diventano «campi flegrei». Davvero, dunque, sembra letteratura questo Pannella, che sfrutta tutta la vitalità che gli è concessa dal digiuno di cibo e di acqua, che assapora il sole pomeridiano di Roma mentre rischia la vita per la Corte Costituzionale, la stessa Corte che pure da anni egli chiama «la somma cupola della partitocrazia». Davvero questo Pannella è come un personaggio di Pirandello o forse di Camus, così assurdo e al tempo stesso così straniero all’assurdo italiano, un settantaduenne alla frontiera di se stesso, un leader che non ha mai creduto al sacrificio, che anzi da sempre ripete che «lo spirito di sacrificio, l’etica e l’etichetta del sacrificio non sono per me», ma che tuttavia ora davvero sembra destinato al sacrificio, perché ogni suo sciopero della fame e della sete troppo sinistramente ormai somiglia allo sciopero della vita, all’autoesilio dalla vita, e Pannella, stanco e malato, è reso a se stesso ma fuori da se stesso.
    Tanto più dunque sembra inventata da un autore diabolico, da uno scrittore sulfureo questa Italia che, nell’indifferenza generale, fa tranquillamente a meno della Corte costituzionale, perché il Parlamento, dal novembre del duemila, non trova l’accordo sui due giudici da eleggere, due nomi, dicasi due: uno per parte, come impone la partitocrazia del Cencelli. Con l’inutile votazione di ieri sera, sono ben dieci le sedute congiunte di Camera e Senato che sono andate a vuoto, e in un anno e mezzo nessuno ha convinto o costretto il Parlamento a riunirsi a oltranza, neppure l’autorità morale del presidente Ciampi, neppure la decenza. E neppure Marco Pannella c’è sinora riuscito, nonostante il presidente della Camera Pierferdinando Casini gli abbia promesso, ancora ieri pomeriggio, di convocare una seduta fiume, di condannare la politica ai lavori forzati, di costringere i parlamentari a eleggere, magari per sfinimento, i due giudici costituzionali.
    Forse una legge, in simili casi di emergenza istituzionale, dovrebbe rendere automatiche le sedute a oltranza del Parlamento. Ma forse un’altra legge di questa repubblica, magari non scritta, magari una legge etica, magari una legge di pragmatica furbizia, dovrebbe proteggere come un bene pubblico l’ormai fragile corpo di Pannella, quel corpo radicale che tutti i presidenti della Corte costituzionale, da Bonifacio all’attuale Ruperto, da Casavola a Baldassarre, hanno pubblicamente ringraziato, e proprio in nome di un altro vecchio principio tipicamente pannelliano: «Ci sono troppe splendide cose che potremmo fare con il nemico per pensare di eliminarlo». E’ necessario insomma impedire a Pannella di mettere a rischio la propria vita, e affidarlo magari a una commissione, a una qualche speciale Authority che gli impedisca di fare come quei cinesi che, secondo Hegel, usavano il suicidio come un omicidio autoinflitto ma imputabile ai vicini di casa, alla società, al potere.
    Ma come tenere a bada le ragioni di Pannella, la sua tenacia radicale? Basterebbe, ci pare, riconoscergli, prima del digiuno o dello sciopero della sete, quel ruolo e quei diritti, quel credito e quell’autorevolezza che merita ma che regolarmente ottiene solo dopo un digiuno, solo grazie a uno sciopero della sete.
    Proprio perché la minaccia, il ricatto di Pannella hanno sempre un evidente e robusto fondamento democratico e stanno, anche questa volta, nonostante tutto funzionando; proprio perché il presidente della Camera Casini ha promesso ma non ha mantenuto quella seduta fiume che Pannella pretende per tutti noi, per lo spirito democratico, per il buon senso e per il rispetto dovuto alle istituzioni; proprio quest’estremo, sciopero della sete dimostra insomma che Pannella, il quale ormai vive blindato nella solitudine radicale, è di nuovo lo scandalo italiano; al contrario della parabola evangelica, Pannella è il sacerdote delle istituzioni che i mercanti hanno cacciato dal tempio; è la prova vivente che, tra i tanti rischi di degenerazione della democrazia italiana, la partitocrazia è ancora il più pericoloso, perché è il meno visibile e il più ricco di giustificazioni. E’ la trappola mortale per un uomo solo, al sole distratto di Roma.


    Corriere della Sera 18/04/2002


    P.S. Mariarita, in neretto non trovi esattamente i punti di cui discutevamo?
    Il resto dell'articolo per me è pura poesia, ma magari (o magari no) sono affetta da una sorta di miopia affettiva che credo mi perdonerete.

    g
    ============
    MIOPIA, appunto!!!!
    La stessa miopia di Pannella che in troppe occasioni ha appoggiato questo tipo di partitocrazia e questo tipo di potere e ora gli si oppone per un argomento che lascia immutato tutto il marcio di quella stessa partitocrazia ma ne salva solo le apparenze.
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  4. #34
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    Senti cciappas, la voglia irrefrenabile che hai di svilire tutto al tuo livello è decisamente più forte del rispetto della lingua italiana.
    Che tu non colga il senso del termine ironico "miopia affettiva" è evidente, ma credimi, in queste ore, drammatiche, non ho davvero voglia di tramutarmi in un insegnante, virtuale, di supporto. Vai pure avanti col self-pong, ciao
    g

  5. #35
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    Originally posted by giovanna
    Senti cciappas, la voglia irrefrenabile che hai di svilire tutto al tuo livello è decisamente più forte del rispetto della lingua italiana.
    Che tu non colga il senso del termine ironico "miopia affettiva" è evidente, ma credimi, in queste ore, drammatiche, non ho davvero voglia di tramutarmi in un insegnante, virtuale, di supporto. Vai pure avanti col self-pong, ciao
    g
    ========
    Svilire tutto al tuo livello????
    E' proprio questa tua abitudine di guardare il mondo da troppo in alto che ti fa perdere il contorno delle cose, mia cara!!!
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  6. #36
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    CONSULTA: PANNELLA, CIAMPI INTERVENGA CON MESSAGGIO A CAMERE
    MANCUSO DA PANNELLA, SONO QUI PER MARCO, PER LA SUA SALUTE

    (da un lancio dell’agenzia ANSA delle ore 13.15)

    ROMA, 18 APR - Marco Pannella si appella a Carlo Azeglio Ciampi affinche' invii un messaggio alle Camere: ''Il presidente della Repubblica in questo momento - afferma - e' colpevole di mandare in desuetudine uno strumento che la Costituzione lo obbliga ad usare: il messaggio alle Camere.
    Ciampi sostituisce questo con un arbitrio quello di parlare direttamente al paese, agli lettori tutti i giorni, mentre la Costituzione glielo vieta e lo obbliga a parlare con i suoi elettori che sono le Camere''. Ciampi quindi ''dica quello che gli pare, ma lo faccia''.

    Marco Pannella, al terzo giorno di sciopero della sete per protestare sulla mancata elezione da parte del Parlamento dei due giudici costituzionali, nel corso di una conferenza stampa, alla presenza di Filippo Mancuso annuncia quindi che da domani mattina, se le analisi mediche glielo consentiranno, ingerira' le sue urine.

    Filippo Mancuso, il candidato della Cdl per la Consulta stringe la mano al leader radicale: ''Sono qui per Marco - afferma - per la sua salute e integrita'. Non per qualsiasi altro fine'' Daniele Capezzone annuncia l'invio di due lettere: al presidente della Repubblica Ciampi, affinche' ''faccia sentire la sua voce'' e al presidente della Rai Antonio Baldassarre per protestare contro la mancanza di informazione della televisione pubblica sullo sciopero della sete attuato da Pannella.
    Dopo lettera a Baldassarre i Radicali annunciano che per la tv pubblica ci sara' anche una denuncia alla Procura della Repubblica e una all'Autorita' per le comunicazioni.
    Al momento, annunciano i Radicali, sono in sciopero della sete 1.659 cittadini, dei quali 242 sono detenuti di San Vittore.

    Pannella si rivolge a Ciampi mentre Filippo Mancuso e' seduto in prima fila, tra i cronisti: ''Mi rivolgo al presidente della Repubblica che parla ogni giorno al paese su tutto lo scibile umano, ma tace ufficialmente. Tace come mai nessun altro, facendo mancare un mattone fondamentale della Costituzione omettendo cioe' di rivolgersi alle Camere , ai suoi elettori ''. Ciampi con questo comportamento ''legittima una visione apatica di un presidente che abusivamente parla al paese''. Il
    presidente della Repubblica, ne e' sicuro Pannella, ''privatamente e' un galantuomo. Mi rivolgo quindi alla sua coscienza privata. Noi siamo sempre piu' deboli ed indifesi ci facciamo forza della sua coscienza e dei suo doveri''. Quanto al Parlamento ''elegga chi gli pare, ma lo elegga'', afferma Pannella ricordano che da 16 mesi le Camere fanno mancare il ''plenum'' per l'elezione dei due giudici costituzionali, sollecitando quindi una ''seduta fiume'', dopo l'ennesima elezione a vuoto.

    Nella lettera inviata al Presidente della repubblica da Capezzone si afferma, tra l'altro: ''in queste ore sono in stato avanzato di realizzazione due disegni: il primo volto ad impedire ancora al Parlamento della Repubblica di adempiere ad alcuni suoi obblighi costituzionali fondamentali; il secondo, volto ad imporre a Marco Pannella e alla sua battaglia il prezzo della vita''. ''Di questo, non di altro si tratta. E su questo - scrive Capezzone - torno a chiederle di intervenire, in tempi e modi tali da evitare che le ferite alla legalita' costituzionale si facciano ancora piu' profonde e che ad esse se ne aggiungano altre, irreparabili''.

  7. #37
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    Ma poichè l'oggetto del contendere è Mancuso, perchè non si ritira? Perchè mai deve imporre il suo nome come un braccio di ferro? I giudici dovrebbero essere scelti con l'accordo delle parti. Sul nome di Mancuso non c'era. Al posto di Mancuso qualsiasi persona ragionevole si sarebbe ritirato.
    Che le parti si accordino su due nomi nuovi.
    mr

  8. #38
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    Originally posted by mariarita
    Ma poichè l'oggetto del contendere è Mancuso, perchè non si ritira? Perchè mai deve imporre il suo nome come un braccio di ferro? I giudici dovrebbero essere scelti con l'accordo delle parti. Sul nome di Mancuso non c'era. Al posto di Mancuso qualsiasi persona ragionevole si sarebbe ritirato.
    Che le parti si accordino su due nomi nuovi.



    Ma Mancuso, mia cara, non è una persona ragionevole.

    Il fatto che sia andato da Pannella è indecente.

 

 
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