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Discussione: La razza...

  1. #31
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    Predefinito xGDR

    caro GDR,

    puoi pure andare avanti a lungo elencando i dati che confermerebbero la sostanziale unità genetica della specie umana.
    Ma rimane il fatto che socialmente quello che conta è il fenotipo, non il genotipo (a meno che tu sia un determinista genetico, cosa che mi stupirebbe non poco; e nemmeno io lo sono).
    Quindi potrai benissimo evidenziare quanto piccola è la distanza genetica, mettiamo, tra un europeo ed un'africano. Ma ciò che la gente percepisce è invece una netta differenza in quanto a caratteri somatici. E potrai ben dire che i geni responsabili di questi tratti sono pochini (quello che regola la pigmentazione, quello che determina la struttura del capello, ecc..), ma è proprio su questi 'pochi' geni che si basa il senso di appartenenza dei gruppi (o meglio, la componente biologica del senso di appartenenza).
    Riassumendo, noi non 'vediamo' DNA, vediamo caratteri somatici differenziati. E questi caratteri, distribuiti in modo particolare in ciascun gruppo umano, influiscono potentemente nella formazione del senso di appartenenza ai gruppi stessi.

    saluti

  2. #32
    Ospite

    Predefinito

    Originally posted by Dragonball
    Fondamentalmente il problema del mix tra bianchi ed altre "razze" e' solo uno: le leggi di Mendelev,fondamentali della genetica.

    Ti riferisci forse all'abate Gregorio Mendel, fondatore della genetica classica? Mendeleev è un altro: il russo che ha classificato gli elementi chimici nel sistema periodico: costui non ha mai avuto nulla a che fare con la genetica

    I neri esisteranno sempre,per forza,ma i bianchi possono scomparire (non e' un'ipotesi assurda vista la bassissima natalita'),a meno di manipolazioni genetiche,che modifichino e/o aumentino la percentuale che il carattere recessivo possa "dominare".
    Mi spiego meglio: tra un bianco e una nera (o viceversa) e' MOLTO +probabile che il futuro figlio sia nero e/o meticcio che bianco perche' il nero e' DOMINANTE e il bianco e' RECESSIVO.

    Il gene che codifica il carattere "colore della pelle" (uno solo delle migliaia e migliaia di geni contenuti nel genoma umano) non è nè dominante nè recessivo, bensì uno dei cosiddetti caratteri a "dominanza intermedia" (cfr il caso classico delle bocche di leone) (uno


    X Gdr: dici di Cavalli-Sforza...vero pero' va anche detto che...


    The Genetic distances data is from a well known book:
    The History and Geography of Human Genes:
    (Abridged paperback edition)
    L. Luca Cavalli-Sforza, Paolo Menozzi, and Alberto Piazza

    http://pup.princeton.edu/titles/4593.html

    Ethnic group Genetic Distance:

    Belgians 0
    Dutch 12
    Swiss 14
    Germans 15
    English 15
    Austrian 16
    Danish 21
    Norwegian 24
    Italians 30
    Portuguese 31
    French 32
    Swedish 34
    Poles 40
    Spanish 42
    Czech 43
    Yugoslavian 50
    Russians 51
    Hungarians 52
    Scots 59
    Fins 63
    Irish 75
    Iceland 78
    Greeks 103
    Basques 107

    Iranians 197


    North Turkic 866
    N Amerindians 947

    Asians------------------
    Koreans 982
    Filipinos 1117
    S Chinese 1152
    Japanese 1244

    S Amerinds 1300

    Africans--------------------
    Nilo-Saharans 1767
    Bantu 2288
    Mbuti 2373



    Come puoi vedere gli europei sono molto vicini tra loro come somiglianza genetica e molto distanti dai Bantu africani ad esempio: e non lo dico io: lo dice il prof.Cavalli-Sforza.

    Peccato tu non abbia specificato che un indice di un migliaio di differenza genica, rispetto a un genoma come quello umano (e, come ho già detto in precedenza, alle infinite combinazioni dovute alla meiosi al crossing over nel corso di questa) sia praticamente trascurabile.
    PS: ma cosa vi insegnano a scuola? La curva a campana di Gauss sul colore della pelle , con il punto più altoesattamente fra i due estremil'hai mai sentita nominare (Campbell & c.)? O tempora! O mores! Molti insegnanti sono braccia tolte all'agricoltura!


    Comunque ripeto,a mio avviso,tutta la questione del "razzismo" sta nella consapevolezza del problema della recessivita' e quindi della non remota possibilita' di scomparire come etnia.Da qui la paura...fondata.

  3. #33
    Ospite

    Predefinito Re: xGDR

    Originally posted by Felix
    [B]caro GDR,

    puoi pure andare avanti a lungo elencando i dati che confermerebbero la sostanziale unità genetica della specie umana.
    Ma rimane il fatto che socialmente quello che conta è il fenotipo, non il genotipo (a meno che tu sia un determinista genetico, cosa che mi stupirebbe non poco; e nemmeno io lo sono).
    Quindi potrai benissimo evidenziare quanto piccola è la distanza genetica, mettiamo, tra un europeo ed un'africano. Ma ciò che la gente percepisce è invece una netta differenza in quanto a caratteri somatici. E potrai ben dire che i geni responsabili di questi tratti sono pochini (quello che regola la pigmentazione, quello che determina la struttura del capello, ecc..), ma è proprio su questi 'pochi' geni che si basa il senso di appartenenza dei gruppi (o meglio, la componente biologica del senso di appartenenza).
    che si Riassumendo, noi non 'vediamo' DNA, vediamo caratteri somatici differenziati. E questi caratteri, distribuiti in modo particolare in ciascun gruppo umano, influiscono potentemente nella formazione del senso di appartenenza ai gruppi stessi.

    saluti

    La "gente" percepisce anche che la terra sta ferma e il Sole muove, ma, come disse Galileo Galilei: "Eppur si muove"

  4. #34
    Ospite

    Predefinito Re: Re: Re: Può sembrare, invece è...

    Originally posted by Ichthys


    Ah, certo, e se lo ha detto Gabriella dobbiamo starci tutti muti, anche gli scienziati che hanno pubblicato queste mappe etniche sui guaderni della rivista SCIENTIFICA "le Scienze" n°86 in cui, nonostante un mescolamento (che è sempre parziale), è dimostrata la persistenza genetica degli antichi liguri (la macchia rossa), dei magnogreci (blu e verde scuro in Calabria, Puglia e Sicilia), etruschi (verde chiaro al centro), etc.
    La Sardegna è lasciata in bianco per l'eccessiva diversità del loro patrimonio genetico rispetto alla Penisola.



    Per la Sardegna: mai sentito parlare di "isolamento geografico"? E' proprio quello che, nelle isole Galapagos ha bloccato l'evoluzione allo stadio rettiliano e, in Sardegna, ha fatto in modo che un carattere recessivo, come quello codificato dal gene dell'l'anemia falciforme, rendesse questa malattia diffusa in quell'isola in percentuali più che triple rispetto al resto d'italia. Un po' più di sano darwinismo non farebbe male nelle scuole. Ma tant'è: sembra di essere rimasti alla frenesia classificatoria di Linneo.



    Onestamente non me ne frega granché se condividete o no questa impostazione, reclamo solo il diritto di poter esprimere liberamente le mie idee antimescolazioniste, antiterzomondiste e antiimmigratorie... come tu hai il diritto di dire l'esatto contrario. Solo che tu sei appoggiato dal sistema, mentre io sono criminalizzato per puro delitto d'opinione.

    Per quanto mi rigurda tu sei liberissimo di dire ciò che vuoi (sono perfino contro la legge Mancino, che giudico liberticida). Per esempio, potresti benissimo essere un sostenitore del sistema tolemaico (Sole e pianeti girano intorno alla Terra): questo, però, non impedirebbe a Copernico, Newton e Galileo che parlerebbero per bocca mia,( Domine, non sum digna) di confutare ciò che sostieni.

  5. #35
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito

    Originally posted by Felix
    un momento, vediamo di non ingarbugliare la questione. Da un lato si parla di TEORIA DELLE RAZZE, da suddividere eventualmente in due tendenze principali: quella differenziale, e quella gerarchica.
    Dall'altro lato si parla di POLITICA CON CONTENUTI RAZZIALI. Politica che riflette una delle due tendenze teoriche. Per esempio, la politica razzialista del Sudafrica durante l'apartheid era chiaramente gerarchica. La politica razzialista degi stati uniti attuali è differenziale.
    Non condivido questa sistemazione.
    La teoria delle razze appartiene, o meglio vorrebbe appartenere, al campo scientifico, sostenendo che l'umanità è suddivisa in razze, cioè in speci geneticamente determinate.
    Questa teoria può: 1) stabilire una gerarchia tra le presunte razze, sostenendo che una è superiore alle altre; 2) non proporre una gerarchia e limitarsi a sostenere la esistenza di una differenza razziale tra gli uomini.
    Essendo ancora recente il razzismo pseudo scientifico e biologico del nazismo, naturalmente, l'unico modo di provare a riproporre il tema del razzismo, con la speranza di ottenere ascolto, è il cosiddetto "differenzialismo".
    Queste teorie non offrono alcun contributo alla scienza, ma servono per giustificare scelte poiltiche, che finiscono con il realizzare tra etnie rapporti gerarchici, se non teorizzati, sostanziali.

    Originally posted by Felix
    Tu affermi che OGNI politica razzialista è di per se gerarchica perchè "discrimina ed esclude". Ma discriminare (cioè separare) è la conseguenza ovvia e necessaria di qualsiasi politica che tenga conto del fattore razziale. Inoltre va tenuto conto che tali politiche in molti casi partono non tanto dal fattore razziale IN SE, ma dall'opposizione INDIGENI/ALLOGENI, che implica, in molti casi, un fattore razziale. Ovvio che gli indigeni (la gente originaria di un luogo) vengono considerati in qualche modo "superiori" rispetto ai nuovi arrivati. Ma solo perchè sono gli abitanti originari, non in quanto superiori in assoluto.
    Gli italiani IN ITALIA essendo indigeni, sono "superiori" IN ITALIA agli allogeni. In base a questo criterio, un italiano in Somalia è "inferiore" in quanto allogeno a un Somalo...
    L'espressione "razzialista" non esiste. Esiste "razziale" o "razzista". Entrambi i termini fanno riferimento a a ideologie e forme di comportamento razzistiche (caratteristiche razziali; pregiudizi, discriminazioni, persecuzioni razziali).
    Ogni politica razzista discrimina ed esclude. Discrimina tra gruppi etnici ed esclude una parte dai diritti. Altra cosa sono le politiche di integrazione, che mirano a realizzare la convivenza, la tutela delle minoranze e l'uguaglianza dei diritti. Non mi risulta che tale politica si ispiri alle teorie del cosiddetto "differenzialismo".

    Il conflitto indigeni/allogeni è solo una constatazione, che riguarda soprattutto il momento iniziale della convivenza e che non necessariamente si riproduce. Indigeni e allogeni sono poi concetti relativi: chi è allogeno a Torino? Il nordafricano, il napoletano, il cuneese? E quanto tempo ci vuole per diventare indigeno? Qui la politica può scegliere se lavorare per attenuarlo e superarlo, in una visione di convivenza paritaria, oppure di acutizzarlo, cavalacarlo a favore di una delle parti, per realizzare una qualche forma di apartheid. Le forze poiltiche che fondano la propria identità sul razzismo o sul differenzialismo, quindi sul senso di appartenenza etnico, sono naturalmente interessate alla seconda ipotesi. Noi, no.

    Infine, a proposito del confronto tra italiani e somali, la contrapposizione indigeni/allogeni, per i razzisti, vale solo in casa propria. In casa altrui, se ne applica una diversa: barbari/civilizzatori.

    R.

  6. #36
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito

    Originally posted by Ichthys
    Basta solo questa affermazione per dimostrare che ti stai incartando da solo. Infatti mentre da un lato cerchi di dimostrare la non esistenza di razza, popoli, etnie dall'altro parli di "popoli diversi" che si incontrano.
    Ancora non hai risposto che le migrazioni del passato, lente e diluite, sono diverse da quelle odierne, rapide e traumatiche.
    Nego che gli uomini siano divisi in "razze", cioè in speci geneticamente determinate.
    Non nego, l'esistenza di popoli ed etnie, cioè gruppi umani accomunati al loro interno da caratteri linguisti e culturali, talvolta anche fisici.
    Le migrazioni possono essere lente o rapide. Sempre, nel corso della storia, hanno fatto si che ogni popolo sia anche il prodotto dell'incontro tra popoli diversi, quindi è antistorico preoccuparsi di preservare presunte purezze etniche.
    Oggi, siamo in presenza di processi migratori piuttosto lenti. Dopo 15 anni di "invasioni bibbliche" ed "immigrazione selvaggia", gli stranieri extracomunitari, calcolando anche svizzeri e americani, in Italia, continuano ad essere il 2-3% della popolazione.

    R.

  7. #37
    Roderigo
    Ospite

    Predefinito

    Originally posted by Ichthys
    A parte il fatto che i conflitti interrazziali sono fomentati dalla sinistra, come pensi di essere credibile come pacifista che critica i conflitti e le divisioni proprio tu che ti rifai ad una linea di pensiero che invece predica l'appartenenza attorno ad identità stavolta di tipo sociale, ed anche questa, come ogni senso di appartenenza (parole tue) necessita del conflitto... nel caso di voi comunisti si può appunto dire che fomentate gli scontri di classe con tutte le conseguenze: dall'omicidio stile BR agli scontri di piazza, etc.
    Io rifiuto il conflitto, nel senso della prevaricazione, non in quello della ribellione. La ribellione è giustificata dalla negazione di un diritto. La prevaricazione si giustifica con la pretesa di rivendicare o conservare un privilegio.
    Il conflitto "borghesi-proletari", per usare uno schema classico, è causato e giustificato dal fatto che i borghesi sfruttano i proletari. Di conseguenza, i proletari si associano, nell'immediato, per migliorare le proprie condizioni economiche e, in prospettiva, per liberarsi dallo sfruttamento. Questa lotta, mira al superamento delle classi, non alla loro preservazione identitaria. E' una lotta, per l'affermazione dei diritti di una parte e per la negazione, non dei diritti, ma dei privilegi dell'altra.
    Al contrario, i razzisti, promuovono conflitti, tra gruppi etnici diversi, o tra nativi e immigrati, al fine di creare stati etnici o regimi di segregazione, nei quali i diritti siano, non universali, ma esclusivo privilegio di una sola parte.

    R.

  8. #38
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    Originally posted by gdr
    Mi domando come, ancora oggi, si possano fare simili affermazioni: sarà colpa del notorio analfabetismo scientifico degli italiani, anche di quelli che vengono definiti colti?


    Un pochino di umiltà,suvvia....non è questione di ignoranza..basta guardare la realtà senza pregiudizi ideologici.

    L'uomo è un animale come gli altri.

    Prendiamo il cane. Esiste una razza superiore? No,almeno in assoluto. E così è per l'uomo. Chi chi ha più capacità organizzativa, chi ha più forza fisica, chi è più bello, chi è più alto, chi è più basso....non mi sembra uno scandalo..altrimenti..perchè non andare a cercar tartufi con un barboncino?

  9. #39
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Può sembrare, invece è...

    Originally posted by gdr
    Per quanto mi rigurda tu sei liberissimo di dire ciò che vuoi (sono perfino contro la legge Mancino, che giudico liberticida). Per esempio, potresti benissimo essere un sostenitore del sistema tolemaico (Sole e pianeti girano intorno alla Terra): questo, però, non impedirebbe a Copernico, Newton e Galileo che parlerebbero per bocca mia,( Domine, non sum digna) di confutare ciò che sostieni.
    In guaio è che la "democrazia" non la pensa come te, e l'unico modo per confutare certe idee che vanno contro il sistema e contro certe mode decadenti, l'unico modo per confutare, dicevo, comincia con la ghettizzazione passando per l'emarginazione per poi arrivare all'incriminazione in tribunale.
    Quello che io dico è reato o può essere contrabbandato per tale anche se dichiaro di dissociarmi da qualunque forma di discriminazione violenta... nonostante tutto io commetto delitti di pensiero, non c'è niente da aggiungere.
    Questo è quello che questa Europa "progressista" ha saputo produrre: un nuovo medioevo ideologico e sottosviluppato.
    2010:

  10. #40
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    Originally posted by Roderigo

    Nego che gli uomini siano divisi in "razze", cioè in speci geneticamente determinate.
    Non nego, l'esistenza di popoli ed etnie, cioè gruppi umani accomunati al loro interno da caratteri linguisti e culturali, talvolta anche fisici.
    Le migrazioni possono essere lente o rapide. Sempre, nel corso della storia, hanno fatto si che ogni popolo sia anche il prodotto dell'incontro tra popoli diversi, quindi è antistorico preoccuparsi di preservare presunte purezze etniche.
    Oggi, siamo in presenza di processi migratori piuttosto lenti. Dopo 15 anni di "invasioni bibbliche" ed "immigrazione selvaggia", gli stranieri extracomunitari, calcolando anche svizzeri e americani, in Italia, continuano ad essere il 2-3% della popolazione.

    R.
    Ma la purezza etnica la stai tirando in gioco solo tu! Ma se perfino Evola parlava di incontri ottimali di razze! È evidente che se gli incontri sono lenti i processi di assimilazione non sono efficenti e v'è arricchimento, mentre se tali incontri sono rapidi e dolosi (come quelli contemporanei) v'è solo sfiguramento per mancanza di quel tempo necessario all'assorbimento stesso.
    I ritmi naturali con cui si è formata l'umanità non posso essere sostituiti con leggi, programmi, propagande e pianificazioni a tavolino.

    Tu neghi l'esistenza di popoli ed etnie, di gruppi umani accomunati al loro interno da caratteri linguisti e culturali, talvolta anche fisici? Io invece ne affermo l'esistenza e non mi si può impedire di pensarlo - con ragione - per mezzo di strumenti giudiziari e/o politici.
    Non potete imporre agli altri la vostra visione o di sopportare passivamente la vostra propaganda.
    2010:

 

 
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