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  1. #41
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    Riceviamo dalla Prof.ssa Maria Mantello, Associazione Nazionale del Libero Pensiero

    Solo medicine gradite al Papa

    Il papa torna alla carica per affermare la superiorità dei suoi dettami rispetto a quelli della legislazione statale. E questa volta lo fa ricorrendo alla separazione tra cittadino e credente. Con precisione tra il cittadino-farmacista e il credente-farmacista. Quest’ultimo, infatti, secondo papa Ratzinger, invece di preoccuparsi della vendita dei farmaci previsti dalle Leggi dello Stato come il suo ruolo professionale richiede, dovrebbe selezionarli rispetto all’indice delle proibizioni vaticane. Così solo le medicine, diciamo “bullate”, ovvero con tanto di imprimatur papalino potranno essere vendute.

    Il papa ricordando il ruolo di "intermediari tra i medici e i pazienti" che i farmacisti hanno, affida loro anche un singolare compito: "far conoscere le implicazioni etiche dell'uso di alcuni farmaci" . In particolare, "Il farmacista deve invitare ciascuno a un sussulto di umanità perché la vita umana sia difesa dal concepimento alla morte naturale”.

    Come si attrezzeranno i cattolici-farmacisti per questa opera morale? Ci saranno prediche collettive mentre si è in fila d’attesa e relativo lancio di anatemi per i farmaci “immorali”? Oppure a mo’ di confessionale saranno allestiti più discreti punti per le conversioni a cui accedere previa selezione delle ricette mediche?

    Prima di recarsi in farmacia, ci pensi bene chi vuole comprare gli "immorali" anticoncezionali. Si informi prima sugli orientamenti religiosi del titolare della farmacia. A proposito, in barba alla Costituzione e allo Statuto dei Lavoratori, i dipendenti dovranno condividere la confessione religiosa del gestore?

    Comprare un farmaco potrebbe essere sempre più complicato. E chissà se in nome di un' idea di umanità univoca e coincidente con quella apostolica cattolica romana, a qualche farmacista più zelante non venga in mente di sottoporre agli acquirenti questionari che verifichino l'indice di tendenza libertaria delle menti. E magari, se risulta che preferiscono scegliere responsabilmente senza bisogno di tutori dell’anima, negare loro anche un semplice analgesico?

    Un bel sussulto di umanità! Non c’è che dire!

  2. #42
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    La Crociata contro gli anticoncezionali ed il senso di uno Stato di diritto

    di Michele Bertaccini

    Prendendo parte al congresso internazionale dei farmacisti cattolici, il Papa ha chiesto per quest’ultimi il diritto all’obiezione di coscienza, invocando che si astengano dalla vendita di qualsiasi medicinale che possa indurre all’aborto o all’eutanasia.
    Il Papa, come qualsiasi altro capo religioso, può fare ogni genere di appello e noi, laici, non smetteremo mai di replicare a lor signori che le leggi divine qui sulla povera terra si scontrano con le nostre scelte, con quelle difficili leggi che però tutti dobbiamo rispettare.
    Mi chiedo se ad invitare i cittadini a disobbedire ad una qualsiasi legge fosse stato un Iman cosa sarebbe successo? Sono convinto che l’Umberto (Bossi, ndr)ed i suoi generali sarebbero pronti con il colpo in canna.
    Il punto non sta nel fatto che lo faccia il Papa, l’Iman, il rabbino, il monaco o qualche altra mistica istituzione religiosa; il punto è che da qualsiasi parte arrivi un simile appello andrebbe criticato, non con i roboanti fucili padani ma con chiare e decise parole.
    La critica prima di toccare i contenuti che possono essere discussi, deve essere mossa verso la concezione di fondo che sta alla base di questi appelli.
    Cattolici, Mussulmani, Ebrei, Buddisti, Induisti o Raeliani: le regole del gioco sono sempre le stesse, se state in un paese che ha delle regole le dovete rispettare.
    Le religioni, qualsiasi esse siano, per lo meno qui da noi, non sono fonte di diritto; quindi, il fatto che non lo sia il Corano non vuol dire che lo debba essere la Bibbia: noi abbiamo fortunatamente raggiunto una grande conquista che si chiama Stato di diritto!
    Certo ognuno è libero di professare il proprio credo ma sempre che questo non contrasti con le regole dello Stato. Va ricercato un giusto equilibrio, e comunque di certo la “legge religiosa”, che può essere diversa da persona a persona, non può sovrastare la comune norma di diritto.
    Una donna mussulmana avrebbe tutto il diritto d’indossare, qualora lo desiderasse, il burqa (mantello che copre tutto il corpo tranne gli occhi), ma se per motivi di sicurezza si rende indispensabile essere riconoscibili allora è evidente che il diritto ad una libera espressione del singolo verrà compresso per la sicurezza comune.
    Allo stesso modo un farmacista cattolico ha tutto il diritto di ritenere sbagliati ed immorali taluni farmaci, ma questa sua libertà di pensiero verrà ovviamente ristretta per dare spazio al diritto all’altrui autodeterminazione nelle cure mediche.
    È fondamentale vigilare che buone motivazioni come la pubblica sicurezza non siano strumentalizzate per xenofobe campagne come quella antimussulmana dell’amico Calderoni, ma è necessario ricordare con altrettanto vigore che le convinzioni religiose rappresentano una parte della comunità mentre le leggi dello Stato sono espressione delle scelte dell’intera società.
    Infine, lasciando da parte la questione di fondo sopradescritta, non possiamo non tornare sui contenuti.
    In quest’occasione il Papa chiede che non siano distribuiti farmaci perfettamente legali che però indurrebbero ad aborto ed eutanasia.
    Dato che in Italia siamo cosi incivili che ad una meno invasiva e pericolosa pratica medica come la RU486, oggi concessa in via sperimentale a qualche ospedale, preferiamo una bel intervento chirurgico, possiamo dire che quest’ultima crociata è fatta contro quella che tutti conosciamo come “pillola del giorno dopo”.
    Di fatto questo farmaco è un anticoncezionale dato che il suo effetto è impedire che l’ovulo si impianti nell’utero femminile.
    Forse lo scopo finale non è la difesa della vita quanto la promozione della castità e quindi la critica di fatto è contro ogni tipo di anticoncezionale, preservativi compresi.
    In tal caso non possiamo che unirci alle parole del prof. Umberto Veronesi che oggi, martedì 30 ottobre, sulle colonne del Corsera invita ad intensificare l’uso di anticoncezionali in modo da evitare sin da subito probabili gravidanze inattese o indesiderate.

    Michele Bertaccini - FGR-Romagna

    tratto dal sito nazionale della Federazione Giovanile Repubblicana
    http://www.fgr-italia.it/index.php?o...d=228&Itemid=1

  3. #43
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    GIOCARE LA PARTITA

    di Mauro Mazzotti

    Non condivido la tesi di un autogol per il laicismo e non credo che il Pontefice sia una vittima, mi pare solo che, molto intelligentemente, abbia preferito baipassare le contestazioni che ci sarebbero state e che - in termini pacifici ovviamente – avevano diritto di esserci perché rappresentano settori importanti della società, del mondo accademico, come del mondo più propriamente scientifico (anche se i telegiornali si ingegnano in questi giorni ad intervistare qualche appassito e sconclusionato contestatore; meglio se un po’ “fatto” all’aspetto).

    E’ chiaro a nessuno piace intervenire alla inaugurazione dell’anno accademico fra due ali di poliziotti, ma questa è la condizione – anacronistica certamente - che oggi si determina anche e soprattutto per un “rientro” un po’ corposo, del Vaticano nella politica italiana. E non tanto nei suoi dibattiti – nei quali non mi pare sia ad esso inibita la parola sui media pubblici e tanto meno privati – quanto nelle scelte delle istituzioni che sempre più, mi pare, ne vengono condizionate in temi nei quali la coscienza del singolo – il libero arbitrio, vogliamo metterla così? – meriterebbe, maggiore tutela.

    Il punto è tutto qui: la pretesa di rappresentare - anche simbolicamente nel tempio della scienza - una unanimità di pensiero che in realtà non c’è e personalmente mi auguro continui a non esserci quanto più alcune correnti “tradizionaliste” del mondo cattolico vanno riprendendo quota e riproponendo atteggiamenti che vedo, con preoccupazione, accettati o subiti dai tanti amici cattolici che ieri salutarono come una grande conquista della Chiesa la stagione aperta dal Concilio Vaticano II. Un ambito che ho frequentato in gioventù e che ha positivamente contribuito alla mia formazione, ma che oggi mi pare esibisca un preoccupante silenzio. Al contrario si affretta a parlare e – a me pare – ad allinearsi tutta, o gran parte, di un’area politica che crede di trovare legittimazione negli ammiccamenti tartufeschi che è disposta ad ostentare. Quelli dell’art.7, intendo dire.

    D’altra parte già alcuni anni fa suscitò scandalo che Giorgio La Malfa – da cui oggi mi dividono alcune robuste contingenze politiche – non presenziasse alla celebrazione di Giovanni Paolo II nel Parlamento italiano; praticamente unico fra tutti i parlamentari di vario colore. Io resto ancora dell’idea che in quella occasione – pur impercettibile minoranza numerica – abbia egli rappresentato l’irrinunciabile, e ampiamente condiviso, fondamento laico dell’istituzione repubblicana.

    tratto da http://www.racine.ra.it/partiti/pri-...ima_pagina.htm

  4. #44
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    Caro Mauro non sai che cosa sono gli eventi, mi sembri un buonista, non voglio fare della piaggeria, ma anch escalfari ha notato questo atteggiamento , dopo di noi si intende, si vadano a vedere le nostre impressioni il giorno stesso dell'evento e pubblicate su questo sito.
    Stai a vedere l'angelus di domenica e ti meraviglierai, noi che dalle meraviglie e dallo stupore prodiano siamo immuni non ci importa niente, ma purtroppo dobbiamo ingoiare i danni prodotti da dei laici da strapazzo.

  5. #45
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    Giorgio La Malfa sulla Stampa di Torino risponde a Pera

    Caro direttore,

    il senatore Pera offre tre definizioni del laico ieri sulla Stampa. Scrive che è laico chi non crede; aggiunge che è laico chi non appoggia la propria concezione del mondo sulla fede rivelata e conclude che il laico riconosce che la fede è una dimensione dell’esperienza umana che conferisce un senso alla vita. A parte un chiarimento sul terzo di questi punti e cioè che il laico riconosce che la fede dà un senso alla vita per chi ci crede e che non è affatto necessario avere una fede per dare un senso alla vita o per comportarsi secondo principi etici, a parte questo, dicevo, credo di rientrare perfettamente nella definizione che Marcello Pera dà di un laico. E tuttavia non sento alcuna necessità di andare oggi in Piazza S. Pietro a testimoniare la mia laicità di fronte alla Chiesa Cattolica.

    Ovviamente, se il senatore Pera ritiene di partecipare alla cerimonia, lo faccia pure: essendo laico riconosco a chiunque di fare quello che vuole in materia della sua vita e delle sue scelte religiose. Ma sarebbe bene che egli evitasse di sostenere che va in Piazza S. Pietro in quanto laico. D’altra parte gli esempi che cita, in particolare quello di Tony Blair che si è convertito alla religione cattolica, spiegano molto dell’attuale posizione del senatore Pera e non c’è bisogno di aggiungere altro.

    Desidero dire una parola tuttavia sull’incidente, grave, che si è determinato fra l’Italia e la Santa Sede nei giorni scorsi. C’è un incidente e c’è un vulnus che è stato inferto dall’Italia ai rapporti con la Santa Sede. Ma questo vulnus non deriva né può derivare dalla lettera con la quale un certo numero di docenti universitari ha espresso al Rettore il proprio dissenso per la decisione di invitare all’inaugurazione dell’anno accademico il Papa. Ci mancherebbe solo che la Chiesa cattolica immaginasse che non uno fra i quattromila docenti dell’Università La Sapienza dissente dalla religione cattolica, non credo che la Chiesa lo pensi, né sarebbe legittimo pensarlo.

    Ciò che è venuto meno è stato l’affidamento che il governo italiano e quindi il presidente del Consiglio e i suoi ministri hanno dato a una autorità religiosa che è anche il capo di uno Stato con cui l’Italia intrattiene rapporti importanti e continuativi, la garanzia che egli potesse parlare in condizioni di sicurezza e di rispetto. Queste condizioni o esistevano fin dall’inizio e l’Università e lo Stato italiano erano in grado di garantirle, o non esistevano fin dall’inizio e allora il signor rettore dell’Università di Roma e il signor presidente del Consiglio non dovevano esporre l’Italia all’umiliazione di fare un invito che poi viene respinto perché queste condizioni di sicurezza non sono pacificamente garantite.

    Ritengo quindi che le scuse non le debba chiedere il senatore Pera, che è un esponente dell’opposizione, ma le debba chiedere il presidente del Consiglio e il suo governo, che hanno consentito venisse diramato un invito al quale non hanno corrisposto poi le condizioni di un’accoglienza decente e civile che un Paese deve riservare a un esponente di una religione, a un capo di Stato straniero. Laicismo e laicità non c’entrano nulla in tutto questo, ci mancherebbe solo che non fosse lecito dissentire dalle idee della Chiesa cattolica pur nel rispetto che ovviamente io come persona ho sempre avuto ed ho per tutte queste cose, per una manifestazione del pensiero. Se il senatore Pera si è convertito a una visione religiosa in relazione o all’evoluzione del suo pensiero o all’evoluzione dei problemi del mondo questo è affar suo, ma lasciamo perdere la questione del laicismo che con tutto questo non c’entra nulla

    tratto da http://www.giorgiolamalfa.it/public/...aio%202008.pdf

  6. #46
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    Già questo è un intervento chiarificatore del pensiero laico e della responsabilità di un governo.
    L' esempio di blair: voglio precisare che non sappiamo se Blair era laico o era anglicano, quindi usare l'esempio di blair, è monco di una parte importante del sentimento cristiano del personaggio

  7. #47
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    Citazione Originariamente Scritto da pergola2000@yahoo.it Visualizza Messaggio
    Già questo è un intervento chiarificatore del pensiero laico e della responsabilità di un governo.
    L' esempio di blair: voglio precisare che non sappiamo se Blair era laico o era anglicano, quindi usare l'esempio di blair, è monco di una parte importante del sentimento cristiano del personaggio
    quoto

  8. #48
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    Modificare la 194?
    Una buona legge che può solo essere aggiornata ai tempi

    Con il suo intervento il Pontefice ha voluto invitare al governo che si è appena insediato quello che con tutta probabilità, sarà uno dei temi caldi con cui dovrà misurarsi: la legge 194, che Benedetto sedicesimo ha definito "una ferita alla società italiana". Noi siamo convinti che, in realtà, la vera e grave ferita era l'aborto clandestino; e che sarebbe comunque saggio se il Vaticano non compisse una esplicita intromissione in affari interni allo Stato italiano. Pur comprendendo le opinioni del pontefice sulla vita, opinioni sicuramente rispettabili, francamente la sua presa di posizione ci ha colti di sorpresa. E' vero che le gerarchie ecclesiastiche avevano più volte posto un problema sulla legge in questione, ma ci era parso di capire, anche in base alle affermazioni di monsignor Ruini, che nessuno Oltretevere volesse richiedere di cancellare la legge, semmai proporne un ammodernamento, una revisione, adattarla ai tempi. E, visto che è pur sempre una legge di trent'anni fa, siamo sempre stati disponibili ad ogni confronto, salvaguardando, ovviamente, il diritto della donna ad abortire.

    Non crediamo infatti che la Chiesa sia sola nella sua strenua difesa della vita umana. A noi, ad esempio, fa orrore la discussione se la vita del nascituro possa considerarsi meno o egualmente importante della vita dell'uomo adulto. Tendiamo a credere, proprio come la Chiesa, che la vita sia eguale a tutti i livelli e che vada difesa.

    Ma la vita della madre è una vita cosciente, responsabile delle sue scelte e, per quanto si possa fare tutto quello che è necessario per evitare l'aborto, non c'è legge che possa impedirlo se una donna ha deciso in tal senso. L'esperienza insegna. Meglio allora garantire la salute della madre piuttosto che farle correre dei rischi. Sempre che la Chiesa non voglia condannare chi abortisce e chieda una legge repressiva in questo campo: cosa che vogliamo sperare non sia nemmeno presa in considerazione, dato che nessuno abortisce volentieri.

    Ci chiediamo però come mai il Papa, modificando in parte la posizione di alte gerarchie ecclesiastiche che si erano espresse su questa materia, abbia deciso di fare un tale intervento. E non vorremmo che le ragioni fossero dettate da qualche aspettativa nei confronti del nuovo governo, con il ministro Prestigiacomo che si è scoperta sensibile alle argomentazioni di Giuliano Ferrara.

    Non possiamo certo dare consigli alla Chiesa ma ne possiamo dare volentieri uno al nuovo governo.

    Attenti a voler agitare diritti consolidati nella cultura civile del paese, sia pure sull'input di una fonte autorevole qual è il Pontefice. Perché, così facendo, i rischi che si corrono sono elevatissimi. E lo ha ben compreso da tempo Silvio Berlusconi che, sulle questioni di coscienza, ha sempre lasciato ai suoi parlamentari la piena libertà.

    Roma, 13 maggio 2008

    tratto da http://www.pri.it/new/html/notapolit...tapolitica.htm

  9. #49
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    Dall'Osservatore romano le motivazioni che hanno portato la Santa sede a modificare dal primo gennaio prossimo il meccanismo in vigore dal '29
    Leggi italiane troppe e illogiche il Vaticano non le recepirà più
    "Spesso le norme contrastano con principi non rinunziabili da parte della Chiesa"

    CITTA' DEL VATICANO - Le leggi italiane sono troppe, mutevoli e spesso contraddittorie tra loro, per non parlare di quelle norme che di fatto contrastano con la morale cristiana. Questo duro giudizio, formulato dall'Osservatore romano, è una delle motivazioni che hanno portato il Vaticano a modificare il meccanismo che quasi automaticamente recepiva nel piccolo Stato le leggi italiane.

    Il quotidiano della Santa sede commenta l'entrata in vigore il prossimo primo gennaio della nuova legge sulle fonti del diritto approvata lo scorso primo ottobre dal Papa, in sostituzione della legge, fino a oggi vigente, del 7 giugno 1929. Si tratta, scrive il giornale, di "un evento importante per l'ordinamento giuridico dello Stato della Città del Vaticano".

    Tra i cambiamenti, precisa il giornale, cambia il meccanismo che portava a recepire nel piccolo Stato le leggi italiane, come conseguenza del fatto che "in non poche occasioni i 'Romani pontefici' hanno riconosciuto la maggioranza o quasi totalità dei sudditi vaticani come cittadini italiani". "Mentre nella legge precedente - spiega la nota - operava una sorta di recezione automatica che si presumeva come regola, solo eccezionalmente rifiutata per motivi di radicale incompatibilità con leggi fondamentali dell'Ordinamento canonico o dei trattati bilaterali, nella nuova disciplina si introduce la necessità di un previo recepimento da parte della competente autorità vaticana. Tale norma è vigente anche nei casi nei quali potrebbe presumersi una recezione ope legis".

    Per l'Osservatore, "più di un motivo sembra giustificare quest'ulteriore cautela nella recezione della legislazione italiana, rispettata nella sua propria sovranità, ma chiamata nello stesso tempo a rispettare e a confrontarsi con quella vaticana". "Ne indichiamo - si afferma nella nota - solo tre: in primo luogo il numero davvero esorbitante di norme nell'Ordinamento italiano, non tutte certamente da applicare in ambito vaticano; anche l'instabilità della legislazione civile per lo più molto mutevole e come tale poco compatibile con l'auspicabile ideale tomista di una lex rationis ordinatio, che, come tutte le operazioni dell'intelletto, cerca di per sé l'immutabilità dei concetti e dei valori; e infine un contrasto, con troppa frequenza evidente, di tali leggi con principi non rinunziabili da parte della Chiesa".

    tratto da http://www.repubblica.it/2008/12/sez...-italiane.html

  10. #50
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    Citazione Originariamente Scritto da nuvolarossa Visualizza Messaggio
    ...
    Leggi italiane troppe e illogiche il Vaticano non le recepirà più
    "Spesso le norme contrastano con principi non rinunziabili da parte della Chiesa"
    ...
    Ogni Stato e' libero e indipendente di applicare le leggi che desidera ... quindi il Vaticano, come Stato libero ed indipendente, non e' obbligato minimamente a seguire le Leggi dello Stato Italiano ... infatti non mi sembra che nel "concordato" ci sia riferimento alcuno ad una prassi che vincoli il Vaticano a seguire la legislazione italiana, sia sul piano civile che su quello penale ... basta ricordare i fatti di quando Marcinkus, ricercato dalla polizia italiana perche’ invischiato, in quanto presidente dello Ior, nello scandalo del crack del Banco Ambrosiano, riusci’ ad evitare, grazie al passaporto diplomatico vaticano, il mandato di cattura emesso il 20 febbraio 1987 dall’allora giudice istruttore del tribunale di Milano.
    L’aver rimarcata questa liberta’, nel campo legislativo, mi appare quindi come l’ennesima ingerenza del Vaticano verso l’Italia … che dovrebbe prendere esempio dalla Francia … che gia’ dal 1905 vieta di riconoscere concordati … forse il Vaticano sarebbe ricondotto a pascolare il proprio gregge invece di dedicarsi, quotidianamente, ad operazioni di abigeato …

 

 
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