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Discussione: ma che noglobal

  1. #1
    disadattato
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    Predefinito ma che noglobal

    Questo è per i noglobal: come fate a dire che siete contro la globalizzazione, quando voi siete per la globalizzazione culturale?
    voi siete solo contro le multinazionali.
    Vi consiglio di cambiare nome
    i veri antiglobal siamo noi
    COMUNISMO E CAPITALISMO SONO DUE FACCE DELLA STESSA MONETA

  2. #2
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    Predefinito

    Infatti non sono credibili, perche non si puo avere una globalizzazione culturale se non si ha una omogenizzazione economica

  3. #3
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    Predefinito

    Noi siamo contro la globalizzazione neoliberista, la globalizzazione dello sfruttamento capitalistico, la globalizzazione del modello "culturale" americano....tutto coerentemente con le idee marxiste...
    TUTTO IL POTERE AI SOVIET!

  4. #4
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    Predefinito distinzioni

    La globalizzazione è un fenomeno non solo economico e, in quanto tale, separabile dal capitalismo, dal quale del resto deriva la globalizzazione economica e merceologica, dalla quale a sua volta derivano le altre espansioni globali.
    La globalizzazione è la moderna espressione del capitalismo, talmente "anarchica" nella sua strutturazione, ha moltiplicato le contraddizioni del vecchio capitalismo novecentesco e ne ha create di nuove, ancora peggiori.
    Dire di essere contro la globalizzazione, così in senso lato, significa affermare che si è contro una impostazione economica che affonda il suo essere nel moderno capitalismo che così bene ricalca la previsione scientifica fatta da Marx e da Engels ne "Il manifesto del Partito comunista" in merito all'espansione su tutta la terra della classe borghese e dei suoi continui strumenti di rivoluzione del mercato, senza i quali la medesima borghesia è condannata all'estinzione.
    Sarebbe stupido affermare di essere contro la globalizzazione e basta, senza definirsi ulteriormente anticapitalisti: è proprio un ritrovato senso dell'anticapitalismo marxista che ci fa comprendere come ancora la società sia dominata da questo sistema produttivo, che non si scioglie in una "astratta" parola che, come essa stessa afferma, comprende tutto, è "globale".
    La globalizzazione è un fenomeno anche di derivazione capitalistica, ma noi non possiamo essere contro la globalizzazione e basta. Per essere precisi e corretti, noi comunisti dobbiamo chiaramente dichiarare che siamo CONTRO la GLOBALIZZAZIONE CAPITALISTICA e, dunque, contro tutto ciò che essa comporta.
    Non saremo mai contrari a che il sapere si espanda su tutto il pianeta, o le arti, o le scienze, anzi. Saremo sempre contrari a COME questa espansione avviene: ossia a danno di troppi, a vantaggio di troppo pochi!
    Ecco perchè siamo comunisti, ecco perchè ancora oggi possiamo con orgoglio affermare che c'è bisogno dei comunisti, più che mai!

    Un saluto comunista.

    Marco

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  5. #5
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    Predefinito

    Sovente, nell'affrontare le tematiche inerenti al fenomeno della globalizzazione,si incorre in un errore di fondo così marchiano da inficiare irrimediabilmente i risultati complessivi delle valutazioni socio-politiche in oggetto. Intendiamo, con ciò, fare riferimento alla matrice sic et simpliciter "economica"delle analisi,una matrice che-volutamente-tende a relegare "dietro le quinte" della storia l'homo ethnicus, per puntare esclusivamente i riflettori sull'homo oeconomicus. Illuminismo,razionalismo,materialismo,soffocando il consorzio umano con i loro miasmi venefici, hanno ottenuto un unico risultato,il quale risulta però decisivo nei termini della discussione:si è passati dalla concezione di economia al servizio dell'uomo,all'idea dell'uomo al servizio dell'economia. Il processo di globalizzazione dei mercati non può e non deve essere letto-tout court-in chiave meramente economica:deve altresì essere studiato come un "campo di forze", i cui vettori esercitano inequivocabilmente dinamiche sul contesto socio-culturale da un lato e dall'altro,nell'ambito più prettamente politico.


    Le conseguenze-di riflesso-sono essenzialmente due:

    1) perdita di identità dei popoli e delle persone;

    2) limitazione alla sovranità politica degli Stati Nazionali;


    Conseguene della globalizzazione, certamente,ma-al tempo stesso-presupposti affinchè esse possa svilupparsi e compiersi fino in fondo. Vi è, nel cuore del processo,un progressivo abdicare delle oligarchie economiche nazionali nei confronti dell'oligarchia economica mondialista, mentre il potere politico si rivela essere ormai un fantoccio, uno specchietto per allodole, limitandosi ad avallare i desideri del Nuovo Ordine Mondiale, il Mercato Globale;un mercato che necessita, evidentemente, di una colonia di consumatori omologati, indifferenti, pronti ad "assorbire" acriticamente le produzioni delle multinazionali. Si assiste, per questa via, ad un esiziale rivolgimento della naturale logica di mercato, segnatamente nel rapporto fra produttore e consumatore, con l'offerta che non risponde più alla domanda ma - al contrario- l'anticipa e la plasma a suo piacimento.

    Tutto questo, però, è possibile solo nel caso in cui: (I) si abbia a che fare con una realtà sociale omogenea ed uniforme, senza ataviche tradizioni, senza particolarismi culturali; (II) si possa disporre di lavoratori affrancati dal loro patrimonio tradizionale, liberi da vincoli familiari, sradicati dalle proprie appartenenze comunitarie e territoriali. Le continue richieste di flessibilità, avanzate dal sistema economico-produttivo, originano propriamente dall'esigenza di poter muovere il lavoratore come una pedina sulla scacchiera della produzione mondiale: per questi motivi, il prestatore d'opera ideale sarà un uomo senza legami forti, senza relazioni di comunità,"individuo" allo stato puro. Il passo finale, obbligato, è facilmente intelligibile: si tratta di creare una massa umana non organica, composta da individui non in relazione tra loro, al pari di nomadi che si muovono in maniera casuale, con traiettorie contingenti sulla scena sociale. Occore, in ultima istanza, un agglomerato indistinto, massificato di esseri umani, utile sia in fase di produzione (offerta), sia in fase di consumo (domanda): lo strumento più evidente, utilizzato dal mondialismo finanziario è rappresentato dal fenomeno dell'immigrazione. Attraverso l'immissione di elementi allogeni nel cuore di una civiltà tradizionale è possibile -nel medio e lungo periodo- indebolire le strutture di quest'ultima, smussarne le specificità culturali, minarne il sistema di valori relazionali, sociali, religiosi e comunitari. E' ciò che sta avvenendo, con tratti paradigmatici, nel nostro continente: i centri di potere del mondialismo, governando i flussi migratori di chiara natura islamica, stanno progressivamente abbattendo le ultime resistenze etniche che si appellano ai Valori dell'Europa Cristiana e Cattolica. L'imminente ingresso della Turchia nella Comunità Europea (con milioni di musulmani in procinto di riversarsi nei nostri paesi), l'appoggio alle fazioni musulmane albanesi in Kosovo, la cosidetta "dorsale verde" (trasversale politica e culturale che parte dal Medio Oriente per arrivare sino alla Bosnia ed all' Albania), con intenti manifesti di "islamizzazione" del continente europeo, ecc., sono semplici tasselli di questo allarmante mosaico. Il fondamentalismo musulmano da una parte e la Tradizione Europea dall'altra: due termini i quali- nei progetti dei potentati mondialistici - si elideranno a vicenda. Il cerchio si chiude. Il pensiero unico trionfa. Per accellerare il processo in atto, si attivano altri fattori (possiamo definirli catalizzatori) tali da produrre lacerazioni devastanti nel tessuto etico e morale delle comunità organiche tradizionali: così si istituzionalizza il divorzio, si legalizza la soppressione di esseri umani (il controllo demografico ha sempre avuto un posto di primaria importanza all'interno del fenomeno della globalizzazione), si enfatizz la cosidetta "depenalizzazione dei reati minori" (rendendo "tollerabile" la microcriminalità), si accetta la presenza del "terzo sesso" (?), si ammette la possibilità di non perseguire penalmente i consumatori di sostanze stupefacenti (leggere o pesanti), formulando addirittura ipotesi di "liberalizzazione selvaggia". Ancora: pornografia dilagante, manipolazioni genetiche ( in primis il fenomeno delle clonazioni), uteri in affitto e fecondazioni eterologhe senza nessun pudore morale o scientifico, commercio di organi umani direttamente controllato dallo stato, sono altri elementi di dissoluzione regolarmente utilizzati al fine di provocare un indebolimento costante degli anticorpi della Civiltà Europea. In sintesi, ciò che si registra è un attacco neanche troppo dissimulato nei confronti di un pilastro fondamentale su cui si erge la nostra società: la faglia. Sono due, alla resa dei conti, le modalità con le quali la globalizzazione procede nel tentativo di creare una sostanza umana grigia, omogenea, indistinta: un'azione condotta all'interno delle comunità nazionali (disgregazione dei valori tradizionali) e un'azione promossa dall'esterno (immigrazione). Il tutto per raggiungere l'obbiettivo dall'abbattimento delle frontiere, affinchè le oligarchie mondialistiche (con la compiacenza succube dei governi nazionali) siano in grado di espandere -in direzione radicale- il loro potere assoluto su tutto il globo terrestre: lobby economico-finanziarie, Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, organismi che già oggi esercitano fortissime pressiomi sulla vita politica dei singoli stati (pur non essendo di "natura elettiva", cioè a dire: democraticamente ratificati), disporranno -domani- di un "concentrato di poteri" mai visto nella storia dell'umanità. Le nuove tecnologie, in questo senso, rappresentano il fulcro del sistema (a tal punto che si può parlare-a ragion veduta- di "burocrazie tecnocratiche"); esse consentono -infatti- transizioni economiche così veloci da sfuggire a qualsiasi tentativo regolamentazione. L'informatica, ad esempio, permette di trasformare la moneta in impulsi elettronici "vaganti", a dispetto di qualunque frontiera: ricostruirne una mappa degli spostamenti è preticamente impossibile. Libera circolazione dei capitali, libera circolazione delle merci, libera circolazione della merce-lavoro (o deportazione di esseri umani da impegnare come schiavi nell'ambito della produzione mondiale?):tale, semplicemente, è lo scenario che si profila in un futuro ormai più che prossimo. Noi crediamo che tutto ciò non sia il risultato di una situazione politico-economica contingente, ma il naturale svolgersi di dinamiche già in atto nel XIX secolo. Come non ricordare gli attacchi all'istituto familiare, alla religione, alla Tradizione, sui quali si fonda -unitamente alla volontà di internazzionalizzare la lotta di classe- l'intero corpus teorico del "Manifesto del Partito Comunista" di Marx ed Engles? Non è stato forse il desiderio di abbattere le frontiere (per sconfiggere gli "iniqui" nazionalismi) ad agevolare l'espandersi del capitalismo mondiale? Non è stato forse il materialismo, di cui l'intera produzione marxista era indubbiamente ammantata, a subordinare l'uomo e la sua spiritualità agli imperativi economici e alla logica del profitto? Non sono forse gli epigoni moderni di tali ideologie-segnatamente le principali organizzazioni sindacali italiane-a sostenere la necessità di cancellare le frontiere, per facilitare la circolazione della merce-lavoro (cioè a dire:gli immigrati)? Capitalismo e marxismo, a quanto pare, sono realmente le due faccie della stessa medaglia.... Dunque non è semplice comprendere la protesta dell'estrema sinistra contro la globalizzazione; semmai, sembra si tratti più concretamente di una critica al capitalismo mondiale, l neo-liberismo selvaggio, essa però condotta -ancora una volta- secondo logiche internazionalistiche e comunque senza rompere gli argini della globalizzazione e del pensiero unico. La richiesta del "salario minimo proletario", della "globalizzazione dei diritti umani" (sono solo esempi) non pare costituire un momento di censura rispetto alle tendenze economiche mondialistiche. Si rivela finalmente il vero obbiettivo della sinistra radicale :sostituire all'unificazione internazionale del proletariato il coinvolgimento massicio dei popoli del terzo mondo (essi rappresentano-de facto- i sottoproletari del nuovo millennio), nell'ottica della creazione di un "nuovo governo mondiale"di evidente stampo marxista. Noi siamo convinti che non si possa sconfiggere l'iniquo fenomeno della globalizzazione con dinamiche internazionalistiche da esso stesso patrocinate. Per essere reali antagonisti del pensiero unico, del mondialismo massificante e dei suoi oscuri (ma-al fondo-intelleggibili) progetti,della globalizzazione, dobbiamo rispondere con l'universalità del radicamento etnico;all'integrazione dell'individuo nella massa umana mondiale (processo di uniformazione coatta), dobbiamo replicare con la tutela dell'integrità delle comunità organiche. Comunità portatrici esse stesse dei valori popolari in virtù di un millenario legame con il suolo sul quale insistono, cellule primarie per la trasmissione e la continuità della tradizione, unici elementi originari in grado di difendere la propria terra con un utilizzo razionale delle risorse naturali ed ambientali (in luogo di anonimi e speculativi processi di sfruttamento e depauperamento operati da interessi e capitali sovra-nazionali)



    cosa ne pensate di questo documento

  6. #6
    Roderigo
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    Predefinito Si alla globalizzazione dei diritti

    "No Global" non è un nome che ci siamo scelti noi. Ce lo hanno appioppato i mass-media. E, per ora, ce lo siamo tenuti, senza amarlo particolarmente, ma secondo me, non corrisponde alla nostra visione. Noi siamo contro la globalizzazione del liberismo (peraltro unilaterale), che permette la libera circolazione dei capitali e delle merci, ma non delle persone. Non dei diritti civili, politici, sociali. L'identità dei popoli, in senso etnico-linguistico, territoriale, è sempre mutata. Quindi, non ci spaventano affatto i fenomeni migratori, anzi l'incontro tra popoli e culture diverse è una opportunità di arrichimento per tutti. Piuttosto, può essere considerato deleterio che in tutto il mondo si guardi lo stesso cinema, si ascolti la stessa musica, si indossino gli stessi jens, si mangi negli stessi Mc Donald's. Questa è l'omologazione culturale che andrebbe contrastata. Per quanto riguarda invece la sovranità degli stati nazionali, il problema vero è la democrazia. Gli stati nazionali possono anche cedere sovranità ad istituzioni sovranazionali, purchè queste abbiano una legittimazione democratica. L'illegittimità del G8, del Wto, del Fmi, della Bm, non consiste nel loro essere sovranazionali, ma nel fatto di non essere state eletti da nessuno. Quindi, no alla globalizzazione del liberismo e della tecnocrazia, si alla globalizzazione dei diritti, della democrazia, dello stato sociale. L'alternativa di un liberismo confinato in piccole patrie etnicamente omogenee, non ci interessa.

    R.

  7. #7
    disadattato
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    Predefinito

    Comunque sta di fatto che voi siete dei globalizzatori quanto i capitalisti, perchè non andate in america? li sono già una società multirazziale.... e il vostro stato modello...

  8. #8
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    Smile comunista, comunista, comunista

    Gli Stati Uniti una società multirazziale? Sarà...ma a me pare che le discriminazioni non manchino davvero nel "sistema" USA: basta vedere la percentuale di carcerati "di colore" e di quelli "bianchi"; basta vedere la percentuale di condannati a morte in questo senso. Basta vedere? Non sarebbe meglio, vedendo, evitare nuove società come quella statunitense?
    Io penso di si.
    Tu cameratamarco sei naturalmente pienamente libero di pensarla come vuoi, di provocare quanto voi e chi vuoi. Peccato però, perchè così facendo - con la sola provocazione - eviti il dibattito su un tema importante, anzi su più temi importanti.
    E poi, ha ragione il compagno Roderigo, quando afferma che il termine "no-global" è stato affibiato ai movimentisti dai mass media e dal pensiero "unico" dominante.
    Io, personalmente, non sono un "no-global", ma in tutta semplicità un comunista, un anticapitalista. La mia globalizzazione non può che essere, pertanto se non: comunista, comunista, comunista (come direbbe il compagno Raphael Rossi; vedere www.lernesto.it )

    Un saluto fraterno.

    Marco

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  9. #9
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    Predefinito Re: comunista, comunista, comunista

    Originally posted by Marco Sferini
    Gli Stati Uniti una società multirazziale? Sarà...ma a me pare che le discriminazioni non manchino davvero nel "sistema" USA: basta vedere la percentuale di carcerati "di colore" e di quelli "bianchi"; basta vedere la percentuale di condannati a morte in questo senso. Basta vedere? Non sarebbe meglio, vedendo, evitare nuove società come quella statunitense?
    Io penso di si.
    Tu cameratamarco sei naturalmente pienamente libero di pensarla come vuoi, di provocare quanto voi e chi vuoi. Peccato però, perchè così facendo - con la sola provocazione - eviti il dibattito su un tema importante, anzi su più temi importanti.
    E poi, ha ragione il compagno Roderigo, quando afferma che il termine "no-global" è stato affibiato ai movimentisti dai mass media e dal pensiero "unico" dominante.
    Io, personalmente, non sono un "no-global", ma in tutta semplicità un comunista, un anticapitalista. La mia globalizzazione non può che essere, pertanto se non: comunista, comunista, comunista (come direbbe il compagno Raphael Rossi; vedere www.lernesto.it )

    Un saluto fraterno.

    Marco

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    L'america certo che non è il paradiso, e molte sono le ingiustizie contro quelli di colore, pero è anche vero che Condolisa Raiser(non so come si scrive) è una degli esponenti di spicco dell'amministrazione presidenziale di destra e non è certo bianca, Powell è nero..........

  10. #10
    Ospite

    Predefinito Re: Re: comunista, comunista, comunista

    Originally posted by S.P.Q.R.






    L'america certo che non è il paradiso, e molte sono le ingiustizie contro quelli di colore, pero è anche vero che Condolisa Raiser(non so come si scrive) è una degli esponenti di spicco dell'amministrazione presidenziale di destra e non è certo bianca, Powell è nero..........
    E allora? Se un nero è più capace di un bianco ad assolvere a un certo compito, è giusto che lo assolva lui: il curriculum di Condoleeza Raiser mi sembra impeccabile, quello di Colin Powell, purtroppo, altrettanto, per gli scopi guerrafondai e da "gendarme mondiale"dell'amministrazione Bush (che io disapprovo e combatto).
    La stessa cosa, secondo me, vale per un bianco che è più capace di un nero.
    Ho avuto uno studente nero a cui davo quattro, ne ho un altro a cui dò nove: la cosa mi sembra perfettamente normale. Altrettanto dicasi per gli studenti ebrei, per la studentessa russa, per lo studente pakistano e per le studentesse italo-eritrea e italo-palestinese che ho avuto: alcuni erano bravissimi, altri meno. E con ciò?

 

 
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