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Discussione: Inedito...

  1. #1
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    Predefinito Inedito...

    Visto che comunque l'avevo scritto, pubblico qui su "politica on line" questo articolo, concordato con la redazione de "La Padania", che ha poi preferito non passarlo.
    Saluti.

    A.L.


    La guerra d’Africa, sessant’anni dopo

    Potrà forse sembrare strano, che in questi giorni in cui cade il primo anniversario dell’attentato suicida alle torri newyorkesi si ricordino anche altri morti, diversi da quei tanti civili americani. La ricorrenza, per il suo valore simbolico e la dimensione degli eventi, sembrerebbe quasi offuscare, anche nei media, ogni altra notizia.
    Oggi a Lonigo, in provincia di Vicenza, si commemorano però dei militari, caduti a migliaia per una “patria” non soltanto indifferente ma anche ingrata, che tanto spesso e tanto presto ha preferito dimenticare episodi tragici ed eroici della propria storia, per rivolgere la propria attenzione esclusivamente alle frivolezze, alle mode, alle celebrità del momento. Vi è chi ricorda che sessanta anni orsono si combatterono, nel Nord Africa, battaglie di una durezza e crudeltà tremende, non soltanto per affermare contrapposti ideali e modelli di civiltà, ma anche – in buona parte – tragicamente dimostrando, su entrambi i fronti, valore, fedeltà e onore come “modelli” di vita, al di là degli interessi personali. E così oggi la Sez. Berica dell’ANPd’I (Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia), in collaborazione con le altre due sezioni vicentine (Vicenza e Bassano del Grappa) ed il Comune di Lonigo (VI) celebra il 60° anniversario della Battaglia di El Alamein.
    La manifestazione, patrocinata dalla Provincia di Vicenza, vuole ricordare i tanti caduti di quei tragici giorni, con una cerimonia semplice e “marziale” che prenderà avvio col raduno alle ore 9:00 a Lonigo (Piazza XX Settembre), cui seguiranno la sfilata nelle vie del centro (ore 10:00), l’Alzabandiera e l’Onore ai Caduti con l’intervento delle autorità; e ancora con la sfilata sino all’Ippodromo e la S. Messa di suffragio. Alle ore 15:00, infine, ci sarà il lancio dei paracadutisti.
    Il depliant della manifestazione reca questo appello: «Sono invitati tutti gli ex combattenti d’Africa, tutti i congedati di ogni contingente: fanteria, bersaglieri, carristi, artiglieria, aeronautica... Tutti sono pregati di venire con il proprio copricapo (basco, bustina, berretto ecc.) e se appartenenti a qualche sezione combattentistica con il labaro della loro sezione. Ad ogni sezione che partecipa con il labaro sarà donata una stampa (acqua-forte / acqua-tinta) in ricordo della cerimonia».
    Se risaliamo di sessant’anni esatti indietro nel tempo, troviamo che era appena fallito il tentato colpo di mano inglese a Tobruk (13-14 settembre), che era costato la vita anche a numerosi nostri militari, specialmente dell’artiglieria costiera; pochi giorni dopo Rommel sarebbe rientrato – solo provvisoriamente – in Europa; e dopo circa un altro mese sarebbe scattata la sanguinosa offensiva di Montgomery (23 ottobre) a El Alamein. La guerra in Africa era dunque a una svolta decisiva.
    Quel fronte fu forse quello su cui si combatté la guerra più prettamente “militare”, più rispettosa cioè delle regole belliche: questo risulta tanto più evidente se si pensa agli altri scenarî, per esempio al fronte russo o all’invasione dell’Europa da parte degli Alleati e alle guerre civili che si scatenarono, ove vennero compiute violenze senza nome, anche contro le popolazioni civili. Questa caratteristica della guerra in Africa è stata riconosciuta anche da molti storici e protagonisti: il generale Cramer (ultimo comandante dell’Afrika Korps) affermò che «la guerra nell’Africa settentrionale fu una guerra di gentiluomini», e anche da uno storico per altri versi assai poco affidabile, il generale Desmond Young (principale biografo di Rommel) scriveva nel suo libro sulla “Volpe del deserto” che «per noi (cioè gli Inglesi) queste superstiti manifestazioni di cavalleria furono una sorpresa». Lo stesso Rommel non nascose la sua fierezza per il buon comportamento delle sue truppe, poiché molto teneva al rispetto del codice militare e delle regole.
    Secondo l’ufficio statistiche italiano, i caduti italiani nel teatro di guerra africano furono 13.748; 8.821 i dispersi. Paul Carrel, uno dei più brillanti storici del secondo conflitto mondiale, ha calcolato sulla base delle stime ufficiali e di dati certi che il consuntivo della guerra africana supera in totale le centomila unità.
    Oggi a ricordare quei tragici episodi stanno degli uomini, che si riuniscono a Lonigo, e alcuni silenziosi sacrarî sparsi in terra d’Africa: a Tobruk, a El Alamein, in remoti e silenziosi spazi tra le dune del deserto.
    Sul più noto di questi monumenti, che è quello si trova ad El Alamein, all’ingresso del sacrario italiano campeggia la dicitura: “Mancò la fortuna, non il valore”.

    Alberto Lombardo

  2. #2
    stanziale
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    Cool

    Alberto
    ..perdona loro!

    questa guerra politica
    ..non e' da gentiluomini

    Furio li osserva ...
    aspetta che escano con il cranio
    e spara!

  3. #3
    Mjollnir
    Ospite

    Predefinito Re: Inedito...

    Originally posted by runen
    Visto che comunque l'avevo scritto, pubblico qui su "politica on line" questo articolo, concordato con la redazione de "La Padania", che ha poi preferito non passarlo.
    Saluti.

    A.L.


    La guerra d’Africa, sessant’anni dopo

    Potrà forse sembrare strano, che in questi giorni in cui cade il primo anniversario dell’attentato suicida alle torri newyorkesi si ricordino anche altri morti, diversi da quei tanti civili americani. La ricorrenza, per il suo valore simbolico e la dimensione degli eventi, sembrerebbe quasi offuscare, anche nei media, ogni altra notizia.
    Oggi a Lonigo, in provincia di Vicenza, si commemorano però dei militari, caduti a migliaia per una “patria” non soltanto indifferente ma anche ingrata, che tanto spesso e tanto presto ha preferito dimenticare episodi tragici ed eroici della propria storia, per rivolgere la propria attenzione esclusivamente alle frivolezze, alle mode, alle celebrità del momento. Vi è chi ricorda che sessanta anni orsono si combatterono, nel Nord Africa, battaglie di una durezza e crudeltà tremende, non soltanto per affermare contrapposti ideali e modelli di civiltà, ma anche – in buona parte – tragicamente dimostrando, su entrambi i fronti, valore, fedeltà e onore come “modelli” di vita, al di là degli interessi personali. E così oggi la Sez. Berica dell’ANPd’I (Associazione Nazionale Paracadutisti d’Italia), in collaborazione con le altre due sezioni vicentine (Vicenza e Bassano del Grappa) ed il Comune di Lonigo (VI) celebra il 60° anniversario della Battaglia di El Alamein.
    La manifestazione, patrocinata dalla Provincia di Vicenza, vuole ricordare i tanti caduti di quei tragici giorni, con una cerimonia semplice e “marziale” che prenderà avvio col raduno alle ore 9:00 a Lonigo (Piazza XX Settembre), cui seguiranno la sfilata nelle vie del centro (ore 10:00), l’Alzabandiera e l’Onore ai Caduti con l’intervento delle autorità; e ancora con la sfilata sino all’Ippodromo e la S. Messa di suffragio. Alle ore 15:00, infine, ci sarà il lancio dei paracadutisti.
    Il depliant della manifestazione reca questo appello: «Sono invitati tutti gli ex combattenti d’Africa, tutti i congedati di ogni contingente: fanteria, bersaglieri, carristi, artiglieria, aeronautica... Tutti sono pregati di venire con il proprio copricapo (basco, bustina, berretto ecc.) e se appartenenti a qualche sezione combattentistica con il labaro della loro sezione. Ad ogni sezione che partecipa con il labaro sarà donata una stampa (acqua-forte / acqua-tinta) in ricordo della cerimonia».
    Se risaliamo di sessant’anni esatti indietro nel tempo, troviamo che era appena fallito il tentato colpo di mano inglese a Tobruk (13-14 settembre), che era costato la vita anche a numerosi nostri militari, specialmente dell’artiglieria costiera; pochi giorni dopo Rommel sarebbe rientrato – solo provvisoriamente – in Europa; e dopo circa un altro mese sarebbe scattata la sanguinosa offensiva di Montgomery (23 ottobre) a El Alamein. La guerra in Africa era dunque a una svolta decisiva.
    Quel fronte fu forse quello su cui si combatté la guerra più prettamente “militare”, più rispettosa cioè delle regole belliche: questo risulta tanto più evidente se si pensa agli altri scenarî, per esempio al fronte russo o all’invasione dell’Europa da parte degli Alleati e alle guerre civili che si scatenarono, ove vennero compiute violenze senza nome, anche contro le popolazioni civili. Questa caratteristica della guerra in Africa è stata riconosciuta anche da molti storici e protagonisti: il generale Cramer (ultimo comandante dell’Afrika Korps) affermò che «la guerra nell’Africa settentrionale fu una guerra di gentiluomini», e anche da uno storico per altri versi assai poco affidabile, il generale Desmond Young (principale biografo di Rommel) scriveva nel suo libro sulla “Volpe del deserto” che «per noi (cioè gli Inglesi) queste superstiti manifestazioni di cavalleria furono una sorpresa». Lo stesso Rommel non nascose la sua fierezza per il buon comportamento delle sue truppe, poiché molto teneva al rispetto del codice militare e delle regole.
    Secondo l’ufficio statistiche italiano, i caduti italiani nel teatro di guerra africano furono 13.748; 8.821 i dispersi. Paul Carrel, uno dei più brillanti storici del secondo conflitto mondiale, ha calcolato sulla base delle stime ufficiali e di dati certi che il consuntivo della guerra africana supera in totale le centomila unità.
    Oggi a ricordare quei tragici episodi stanno degli uomini, che si riuniscono a Lonigo, e alcuni silenziosi sacrarî sparsi in terra d’Africa: a Tobruk, a El Alamein, in remoti e silenziosi spazi tra le dune del deserto.
    Sul più noto di questi monumenti, che è quello si trova ad El Alamein, all’ingresso del sacrario italiano campeggia la dicitura: “Mancò la fortuna, non il valore”.

    Alberto Lombardo
    Ma dai...Runen...sei davvero Alberto Lombardo Quello di Algiza

  4. #4
    stanziale
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  5. #5
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    Predefinito

    si.

  6. #6
    Mjollnir
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    Originally posted by runen
    si.
    Benvenuto in POL, allora ! E complimenti per il sito e soprattutto la rivista...entrambi interessanti.

  7. #7
    stanziale
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    Predefinito runen, cosa ne pensi...

    secondo il tuo punto di vista
    il cattolicesimo tradizionale
    (prima del concilio)
    puo' ancora essere un'ancora di salvezza
    per la comunita' di popolo?
    Ha ancora forza evocativa identitaria?
    Oppure proprio nel cattolicesimo
    si annida il morbo del mondialismo?

  8. #8
    Totila
    Ospite

    Predefinito Re: runen, cosa ne pensi...

    Originally posted by carbonass
    secondo il tuo punto di vista
    il cattolicesimo tradizionale
    (prima del concilio)
    puo' ancora essere un'ancora di salvezza
    per la comunita' di popolo?
    Ha ancora forza evocativa identitaria?
    Oppure proprio nel cattolicesimo
    si annida il morbo del mondialismo?
    Massimo Fini dice che il mondialismo si annida nel Cristianesimo.Nel Cattolicesimo, meno, dico io...

  9. #9
    Mjollnir
    Ospite

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    A proposito..visto che la croce cristiana ha suscitato il ben noto pandemonio, bisognerebbe cominciare a studiare qualche simbolo identitario alternativo..ma che faccia molto inkazzare i figli di Maometto, però... e un pò + nobile di un prosciutto, diamine

  10. #10
    Totila
    Ospite

    Predefinito

    L'insegna di Carlo Martello?

 

 
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