da www.iltempo.it
" È NECESSARIA UNA VERA STRATEGIA
di GIULIANO CAZZOLA
LA QUESTIONE Fiat entra in una settimana decisiva. Non dobbiamo aspettarci, certamente, l'intervento di un «deus ex machina» in grado di trovare una soluzione che salvi la capra dei lavoratori (garantendo i livelli di occupazione) e i cavoli della Fiat (assicurando risanamento e competitività al gruppo automobilistico). Sarebbe già tanto se governo e parti sociali sapessero ridefinire una strategia compiuta, dopo che, nei giorni scorsi, è svanita la prospettiva alla quale si stava lavorando e che gli italiani (potenza dei media!) hanno potuto seguire, alla tv, nella prima puntata di «Ballarò». Al dunque, l'impegno preso, in diretta, dagli schermi televisivi (tutti i lavoratori rientreranno quando il piano industriale sarà andato a regime) è stato smentito al tavolo delle trattative, quando la Fiat ha dichiarato che, almeno per la metà dei futuri cassaintegrati, non ci sarà più posto negli stabilimenti. L'annuncio ha messo sotto scacco l'iniziativa del governo, dal momento che la concessione della cassa integrazione è consentita soltanto nei casi in cui sia previsto il riassorbimento dell'occupazione. Sorge, allora, il dubbio che il programma dei nuovi prodotti sia un pretesto (del resto i modelli proposti erano assai poco credibili) e che, in verità, la Fiat si incarichi di ristrutturare il settore auto per conto del nuovo acquirente. Il fatto è che dall'attuale situazione non è facile uscire. L'opinione pubblica ha compreso, infatti, che la crisi della società torinese ha una connotazione specifica. Il comparto dell'automobile - in Europa e nel mondo - soffre certamente di una condizione complicata; ma la flessione delle vendite della Fiat rappresenta un primato negativo, decretato non da un destino cinico e baro, ma dal giudizio del mercato. Gli ultimi modelli (si pensi alla Stilo, ma non solo) sono stati un insuccesso. Inoltre, gli interventi realizzati negli ultimi anni, a sostengo dell'industria automobilistica (dalla rottamazione agli eco-incentivi) hanno drogato il mercato, nascosto e rinviato il momento del «redde rationem» con la crisi e favorita, al dunque, la vendita di auto straniere, risultate migliori e più convenienti, al punto da «fidelizzare» la clientela.
In una situazione di serie difficoltà (quando la vertenza rischia di trasformarsi, in Sicilia, in un problema di ordine pubblico) non ha senso cercare inesistenti scorciatoie o illudersi che vi siano soluzioni a portata di mano, soltanto a volerle cogliere. La Fiat potrà superare questa fase soltanto se i nuovi prodotti incontreranno l'interesse del mercato: una garanzia che nessuno può dare. Non basta reperire delle risorse (vendendo i gioielli di famiglia). Ci sono problemi di management, di intelligenza strategica, di capacità innovativa: qualità che non si improvvisano. Soprattutto, in un'economia che cammina in fretta è arduo recuperare il terreno perduto.
Ecco perché è urgente che le analisi siano chiare, anche se spietate. La via d'uscita sta in un cambio di mano? La vecchia dinastia sabauda non ha più la forza e l'energia per compiere il miracolo? La General Motors è disposta a entrare solo a certe condizioni? Se è così, si deve accelerare tale processo e concluderlo rapidamente. Costi quel che costi. Al governo, a questo punto, va chiesto di promuovere delle alternative occupazionali nei punti critici; intanto, devono essere garantite la difesa del reddito e la riconversione professionale dei lavoratori interessati.
Un posto di lavoro finto è peggio di un posto soppresso, perché distrugge risorse preziose.
lunedì 11 novembre 2002 "
Saluti liberali




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