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Discussione: Veleni laicisti

  1. #81
    scemo del villaggio
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    Predefinito Destra ... pantegana

    "Linea" del 14 gennaio, p. 3:

    articolo non firmato dal titolo "Il Papa: la rivoluzione del buonsenso".

    Grandi elogi a GPII per il suo discorso al corpo diplomatico in cui, con linguaggio da politologo, ha fatto un appello per "l'Iraq agli iracheni" (regalità sociale di N.S. se ci sei batti un colpo, n.d. r.).
    Finale: "Peccato (...) che un Giovanni Paolo II in forma così smagliante (?, n.d.r.) ricada, malgré soi, nell'ennesima ingerenza antieuropea. Nella polifonia politica di lunedì, infatti, c'è un adagio particolarmente stonato, lì dove il pontefice ha lamentato "come la difficoltà ad accettare il fatto religioso nello spazio pubblico sia emerso in maniera emblematica nel recente dibattito sulle radici cristiane d'Europa". "I credenti - sentenzia il papa - si aspettano legittimamente di poter partecipare al dialogo pubblico, ma purtroppo non sempre è così". Ovviamente non è vero: uno Stato laico e pluralista ospita ogni versione confessionale (sostituite pure Stato con Europa). Più difficile immaginare la tenuta di un continente in cui le radici cristiane siano preponderanti rispetto ad altro, per esempio il retaggio classico. Somiglierebbe troppo al regno dei fini che anima i vagheggiamenti dei neocon monoteisti e totalitari di Bush.


    Ecco, questa è la destra nazionalpopolare... Chi spiegherà a questi poveretti che l'Europa l'ha creata Nostro Signore e che, se GPII fosse veramente papa, parlare di "ingerenza antieuropea" farebbe ridere i polli? Che dire poi dell'accenno al "retaggio classico"? Ma da quali studi vengono questi signori, non sanno che il meglio del "retaggio classico" è stato fatto proprio dal cristianesimo? Non hanno mai letto Dawson, Morghen, Gilson? Che attendersi, del resto, da attardati seguaci di Evola, di Guénon e di De Giorgio? E fa solo tristezza sentirli esaltare lo "Stato laico e pluralista", alla maniera di un Gianfri Fini qualsiasi (eppure su "Linea", fino a poco fa, Rutilio Sermonti pubblicava a puntate "Lo Stato organico": epurato anche lui? D'altra parte, quando ci si allea con la Mussolini...). Inoltre "Linea", da diverso tempo ormai, non pubblica lettere dei lettori.
    Per quanto riguarda Wojtyla, pensate a un "papa" che rivendica per i cattolici "il diritto di partecipare al dialogo pubblico". Non in Malaysia (a proposito, bene il pan per focaccia alla Francia sull'abbigliamento femminile, no Cariddeo?) ma nella culla della cristianità.
    Le scomuniche, si sa, sono riservate ad altri.

  2. #82
    scemo del villaggio
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  3. #83
    scemo del villaggio
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    Predefinito Dal "Corriere della Sera" del 15 gennaio

    "Tutte le squadre ricordino l'Olocausto"

    ROMA - Una maglietta per ricordare l' orrore dei campi di sterminio. Una divisa uguale per tutti - con la scritta «non dimenticare» a coprire per qualche minuto i colori sociali, le rivalità, il tifo, i simboli del disprezzo e dell' odio che spesso colorano le gradinate. Così il 25 gennaio il calcio italiano scenderà negli stadi, due giorni prima della data che in tutto il mondo ricorda la Shoah e l' Olocausto di milioni di ebrei. Due le iniziative volute dalla Comunità ebraica e che hanno riscosso ampi consensi nel mondo del pallone: la maglietta indossata domenica 25 gennaio all' inizio delle partite dai giocatori su tutti i campi di serie A e di serie B. E poi la «partita della memoria» che la sera del 27 verrà giocata all' Olimpico da personaggi dell' informazione e dello spettacolo. La proposta è stata lanciata dai rappresentanti della Comunità ebraica romana ai vertici della Federcalcio e della Lega Calcio. Con entusiasmo hanno reagito alla Figc il presidente Franco Carraro e il direttore generale Francesco Ghirelli che hanno subito offerto ampia collaborazione, mettendo a disposizione della partita del 27 la terna arbitrale Stefano Farina, Paolo Ricci, Lorenzo Fornasin. E grande disponibilità è stata subito garantita dalla Lega Calcio, non nuova a sostenere cause nobili, dall' Unicef a Telethon, alla ricerca sul cancro e alla lotta contro l' Aids: la Lega Calcio, che ha ricevuto la proposta solo ieri in una giornata calda per le partite del mercoledì, ha rinviato a un direttivo di questa mattina la decisione sull' adesione formale all' iniziativa. La maglietta da indossare sui prati verdi di tutt' Italia è già pronta. Sul davanti c' è scritto: «27 gennaio, Giornata della memoria». E sotto: «Per non dimenticare». Sul retro invece un logo che già figura sui cartelloni di Roma e che annuncia «la partita della memoria» (con la «o» di memoria a forma di pallone), il match che si giocherà la sera del 27 all' Olimpico di Roma con in campo personaggi come Abatantuono, Bonolis, Zingaretti, Brosio, Covatta, Gnocchi. Una partita, quella dell' Olimpico, destinata a raccogliere fondi per l' allestimento del futuro Museo della Shoah nella capitale. Sono stati Riccardo Pacifici, attivo portavoce della Comunità ebraica romana, e Raffaella Spizzichino, organizzatrice della partita dell' Olimpico, a formalizzare davanti ai vertici del calcio la mossa destinata a portare negli stadi italiani «un vento di civiltà», dopo tutte quelle manifestazioni di segno opposto che purtroppo sono state registrate tra le curve degli impianti sportivi. «Siamo consapevoli che il ruolo esercitato dai giocatori, la loro fama e la capacità di comunicare a grandi masse - ha spiegato Pacifici - possono essere utilizzati per ricordare la Shoah e per contrastare ogni forma di antisemitismo e di razzismo». Francesco Ghirelli, direttore generale della Federcalcio, aggiunge: «Dal presidente Carraro a tutti noi siamo stati subito felicissimi di sostenere un momento così. E' la prima volta che la Giornata della memoria passa anche attraverso questo grande momento collettivo che è il calcio. Tutto ciò rappresenta un grande salto culturale dal punto di vista dei sentimenti e della vita sociale». La Figc non è l' unica istituzione sportiva ad aver offerto sostegno all' «operazione memoria». «La Roma ci sta già aiutando per l' organizzazione della serata del 27 - spiega Raffaella Spizzichino -. Stiamo attendendo una risposta della Lazio. Siamo patrocinati da presidenza della Repubblica, presidenza del Consiglio del ministri, presidenze di Senato e Camera, ministeri dell' Istruzione e delle Comunicazioni, Coni, Comune e Provincia di Roma, Regione Lazio, Unione industriali». Lunedì prossimo, in Campidoglio, sarà fatto il punto alla presenza del sindaco Veltroni, del ministro Gasparri, dei vertici della Rai, Annunziata e Cattaneo, che hanno promesso la diretta tv. Ci sarò anche il cestista nero della Virtus, Carlton Myers, bersaglio di insulti razzisti in una recente partita. «Contiamo sul sostegno dei calciatori italiani - ripetono Pacifici e Spizzichino -. Hanno l' opportunità di ricordare a tutti che cosa è stato l' Olocausto. E sostenere così la nascita del Museo della Shoah di Roma». Paolo Brogi La celebrazione LA GIORNATA Il «Giorno della memoria», in ricordo delle vittime dell' Olocausto, si celebra il 27 gennaio perché in quel giorno del 1945 gli alleati liberarono il campo di concentramento di Auschwitz QUARTA EDIZIONE In Italia il «Giorno della memoria» è stato istituito da una legge votata dal Parlamento nel luglio 2000. Quella di quest' anno è la quarta edizione della celebrazione. Come sempre sono previste manifestazioni in tutto il Paese, tra le quali la partita di calcio dell' Olimpico Iniziative IL CONCORSO Per gli alunni delle scuole elementari, medie e superiori sono stati banditi due concorsi sulla Shoah IL VIAGGIO Da Firenze 600 studenti partiranno in treno per il ghetto di Varsavia e il campo di sterminio di Majdanek LA PARTITA Il 27 gennaio, allo stadio Olimpico di Roma, personaggi dell' informazione e dello spettacolo giocheranno una «partita della memoria» L' odio antisemita Nella curva della Lazio



    PROPONGO CHE COME COORDINAMENTO CHIEDIAMO CHE SIA RICORDATO SULLE MAGLIETTE ANCHE L'OLOCAUSTO DEI BIMBI UCCISI CON L'ABORTO

  4. #84
    scemo del villaggio
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    Predefinito dalla "Repubblica" del 16 gennaio

    Il futuro è nelle intese con le altre religioni

    di Marco Politi

    Roma.
    Venti anni dopo, come in Dumas, si ritrovano a palazzo San Macuto i moschettieri che portarono a termine l'impresa del nuovo concordato. Gennaro Acquaviva, il cardinale Silvestrini, Giuliano Amato, il professor Margiotta Broglio, il cardinal Nicora, il professor Cardia. Profumo di amarcord e nelle parole di Acquaviva una beatificazione di Bettino Craxi che amava il prete patriota risorgimentale Ugo Bassi e l'apostolo del socialismo umanitario contiguo al cristianesimo Edmondo De Amicis. Giuliano Amato racconta che la sera prima dell'accordo Craxi, riletto il testo, andò davanti al quadro di Garibaldi ed esclamò: "Ti chiedo perdono". C'è anche il quadretto di Bettino che da piccolo fa il chierichetto e, seduto sulla canna della bicicletta del parroco del suo quartiere, lo accompagna a dare l'estrema unzione. Il parroco, don Ceriotti, diventerà poi portavoce della conferenza episcopale proprio negli anni Ottanta.
    Aneddotica a parte, fu - quel (sic) 11 febbario 1984 - l'opera di un uomo di stato (sic) capace di portare a termine una revisione che si trascinava da decenni, coinvolgendo con decisione nell'appuntanento decisivo sia la Dc che il Pci e facendo anche maturare il Psi per certi aspetti nostalgico dell'anticlericalismo ottocentesco. Il nuovo accordo di Craxi e Casaroli fu l'incontro tra una Chiesa che aveva preso atto delle esigenze di libertà di una società moderna e di uno Stato che accoglieva il valore di una dimensione religiosa non più come instrumentum regni ma come espressione di una tensione etica e sociale ben presente nel Paese. Su tutto - e fu un punto d'arrivo autenticamente storico - il riconoscimento che la stella polare sono i valori sanciti dalla Costituzione.
    Aleggiava in sala anche una certa nostalgia per una stagione di partiti capaci di affrontare in modo alto e serio alcuni nodi della politica. Con la finezza abituale il cardinale Silvestrini, che all'epoca era ministro degli esteri vaticano, ha reso omaggio non solo alla memoria di Craxi ma "all'esempio che la classe politica di quegli anni dava al Paese, con la propria preparazione, consapevolezza e apertura alle esigenze della Chiesa". E non solo riguardo alla Chiesa, hanno capito in sala.
    Due soprattutto sono stati negli anni gli effetti dell'accordo. Il primo è di aver portato in scena come soggetto politico-sociale l'episcopato italiano. Lo hanno ben spiegato il cardinale Nicora e il professor Feliciani. Il nuovo concordato spinge la Cei a rinnovare lo statuto e a definirsi come soggetto che sviluppa "gli opportuni rapporti con le realtà culturali, sociali e politiche presenti in Italia" per la promozione dell'uomo e il bene del Paese. Ciò che è mancato dopo - e sarebbe interessante un altro convegno sul tema - è stato uno Stato serenamente laico capace di reggere il confronto. Si è assistito invece a una vitalità lobbistica dell'istituzione ecclesiastica orientata non solo a una richiesta continua di soldi e vantaggi giuridici - i finanziamenti alle scuole private, i finanziamenti degi oratori, l'inserimento in ruolo degli insegnanti di religione unici docenti statali "per grazia di Dio" - ma anche ideologicamente aggressiva nei confronti dei tentativi parlamentari di legiferare in modo innovativo su questioni come il divorzio breve, le coppie di fatto, la fecondazione artificiale.
    Il secondo frutto del concordato del 1984 è quello di cui Giuliano Amato si è mostrato giustamente fiero anche perché insieme a Fini ed altri si è sforzato di ancorarlo sotto forma di "dialogo strutturale" nel progetto di costituzione europea. E sono le intese. Il modello di accordi con le altre confessioni religiose che garantiscano il libero svolgimento dell'attività religiosa e sociale in un quadro di cittadinanza condivisa. Ciò che conta è soprattutto il metodo e l'idea di fondo. L'instaurazione di un rapporto con le fedi che non sia basato né sul separatismo secco alla francese (cioè sul loro restringimento alla sfera privata) né al (sic) sistema concordatario. L'obiettivo, ha spiegato Amato, è che "tutte le religioni siano coinvolte in un discorso di convivenza e di riconoscimento reciproco". E' la ricetta più limpida per combattere i fondamentalismi e sconfiggere gli apocalittici dello "scontro di civiltà".

  5. #85
    scemo del villaggio
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    Predefinito Lettera a "Repubblica"

    Egregio direttore e dottor Augias,

    leggo sulla "Repubblica" del 16 gennaio l'articolo di Marco Politi "Il futuro è nelle intese con le altre religioni", sui vent'anni dal Concordato del 1984 e sulle relative "celebrazioni".
    In realtà da celebrare ci sarebbe ben poco, perché quel Concordato ha precipitato l'Italia nel relativismo religioso, aggravando una crisi che ha alla radice l'infausto (e invalido) Vaticano II. Nell'articolo si parla di "una Chiesa che aveva preso atto delle esigenze di libertà della società moderna" (esigenze di libertà da Dio, certo) e di "uno Stato che accoglieva il valore della dimensione religiosa non più come instrumentum regni ma come espressione di una tensione etica e sociale ben presente nel Paese". Povera religione rivelata, declassata a "tensione etica e sociale". Tanto più che subito dopo si proclama "su tutto, il riconoscimento che la stella polare sono i valori sanciti dalla Costituzione". Costituzione notoriamente atea, all'ombra della quale sono "fioriti" il divorzio, l'aborto, la legalizzazione della bestemmia e quella di fatto della pornografia, il nuovo diritto di famiglia che fa strame della famiglia tradizionale nonchè i vari gay pride (come quello del 2000 che il Concordato del 1929, con la definizione di Roma città sacra, avrebbe scongiurato). "Stella polare", per un cattolico e specie per un cardinale, dovrebbero essere il Vangelo e il magistero della Chiesa, e quando una legge umana e una divina entrano in contrasto dovrebbe prevalere la seconda. C'è veramente di che essere orgoglioso per il "cardinale" Silvestrini, artefice vaticano dell'accordo, accordo per il quale addirittura Craxi sentì il bisogno di domandare perdono al mangiapreti Garibaldi.
    Ancora si legge che che uno dei due effetti dell'accordo è stato l'"aver posto in scena come soggetto politico-sociale l'episcopato italiano". Quindi: Gesù Cristo e la sua regalità sociale in soffitta, e avanti i vescovi, che in effetti hanno conquistato una ribalta prima sconosciuta, dispensando urbi et orbi il loro magistero incuranti che coincida con quello della Chiesa. L'ultimo esempio l'abbiamo avuto con la telecronaca di una partita di calcio da parte di un "cardinale".
    Naturalmente tutto ciò, telecronaca compresa, è fatto "per la promozione dell'uomo e il bene del Paese" (di Dio e dei suoi diritti non essendo evidentemente più fine parlare).
    Sorvolando poi sulle politesche querimonie di prammatica per le "ingerenze lobbistiche" (e ricordato di sfuggita all'articolista che la sacralità della vita innocente e del sacramento matrimoniale sono beni non disponibili) si giunge all'ultimo punto, ossia alle alate parole di Amato sulle "intese con le altre religioni",.il cui obiettivo, secondo il "dottor sottile", sarebbe che "tutte le religioni fossero coinvolte in un discorso di convivenza e di riconoscimento reciproco". Parole dal suono sinistro per chi ricorda il Primo Comandamento ("Non avrai altro Dio fuori che Me") e il mandato di Gesù ai suoi apostoli, dei quali i vescovi dovrebbero essere i successori: "Andate e predicate il Vangelo a tutte le genti; battezzatele nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito santo", nonché "Tutti gli dei delle genti sono demoni". Cose che dovrebbe conoscere anche Amato, ma che certo non possono ignorare il "cardinal" Silvestrini e "monsignor" Nicora, e conseguenza delle quali è che "la convivenza e il riconoscimento reciproco" della verità e dell'errore sono, oltre che uno sproposito concettuale, una bestemmia e un'eresia.
    Se non fossero completamente ottenebrati dall'inebriamento vaticanosecondista, un vero "cardinale" e un vero "vescovo" si sarebbero a questo punto alzati e se ne sarebbero andati.
    Infine sarebbe giusto che "Repubblica" informasse i suoi lettori che vasti settori del cattolicesimo italiano, con varie sfumature di intensità, rigettano quell'infausto accordo che è causa di mali gravissimi alla società italiana. Ricordo per esempio il volume di Roberto de Mattei "I cattolici italiani e il nuovo concordato". Hai visto mai che i "generali" porporati, voltandosi indietro, si accorgessero di non avere più truppe? Tra i "luminosi" effetti di quell' accordo ci sono infatti anche i preti sempre più ignoranti e le chiese sempre più desolatamente vuote.


    Franco Damiani
    Coordinamento cattolico

  6. #86
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    Predefinito protocolli

    L' "Enigma" di ieri sera è stata a dir poco schifoso. E soprattutto "imparziale" (vero Bertinotti e Mieli?)...
    N.R.
    Nasalli Rocca

  7. #87
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    Predefinito Canzoni

    Canzone "Albergo a ore" dell'ebreo Herbert Pagani:

    parla di due giovani amanti che si tolgono la vita. Del loro povero funerale si dice. "ma là dove andranno staranno benone". Paradiso per i fornicatori suicidi.

    Canzone "La ballata del Miché" di Fabrizio De André (anche qui un suicida): " Domani alle tre/ nella fossa comune sarà/ senza il prete e la Messa perché/ di un suicida non hanno pietà".

  8. #88
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    Predefinito "Ogni giorno dobbiamo sentirci tutti ebrei"

    "La Shoah ci insegna a non restare indifferenti davanti ai torti subiti dai più deboli, dobbiamo insegnare ai nostri figli che la diversità è un valore aggiunto". Con queste parole, nella Giornata della Memoria, il presidente della Comunità ebraica di Venezia, Dario Calimani, ha accolto nel ghetto il governatore Giancarlo Galan, che ha depositato una corona sul monumento all'Olocausto. "Io non mi sento diverso - ha aggiunto calimani, a fianco del rabbino capo Elia Richetti - ma i sondaggi dicono che la gente ci sente diversi, questo mi disturba moltissimo (...).
    "OGNIGIORNO DOBBIAMO SENTIRCI TUTTI EBREI - ha detto Giancarlo Galan - vigili di quanto non deve essere mai compiuto contro la dignità dell'uomo".

    (dal "Corriere del veneto" del 28 gennaio 2004, articolo di Francesca Visentin).

  9. #89
    scemo del villaggio
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    Predefinito Lettera al "Corriere del Veneto"

    Caro direttore,

    "la Shoah ci insegna a non restare indifferenti davanti ai torti subiti dai più deboli" dichiara il presidente della comunità ebraica di Venezia Dario Calimani.
    Ebbene, chi più debole dei bambini uccisi nel seno materno con l'aborto? Eppure per loro non c'è nessuna "giornata della memoria" né si sprecano le parole dei rabbini, le manifestazioni scolastiche, le trasmissioni televisive e gli articoli di giornale.
    Il signor Calimani aggiunge che non si sente diverso e che lo disturba moltissimo che la gente senta gli ebrei come diversi: dovrebbe interrogarsi però sul perché ciò accada e sul perché questo fenomeno sia avvenuto in tutte le società in cui gli ebrei sono stati presenti, anche ben prima dell'avvento del cristianesimo. Non sono forse gli ebrei stessi ad alimentare questa idea di "diversità", che nel Talmud si traduce in senso di superiorità sprezzante, con la fedeltà ossessiva ai loro riti e alle loro consuetudini alimentari e di abbigliamento, nonché con l'evidente abitudine a considerare impuro tutto ciò che non proviene dalla loro comunità? E' forse una caricatura il personaggio di Shylock dello scespirainano "Mercante di Venezia"?
    E veniamo al presidente Galan, il quale, senza averne ricevuto alcun mandato, si arroga il diritto di parlare a nome di tutti i cittadini veneti. Come tale gli dico: "Ebreo sarà lei, io sono cristiano, e quanto alla 'vigilanza di (sic) quanto non deve mai essere compiuto contro la dignità dell'uomo', beh, si ricordi anche lei dei milioni di martiri innocenti che noi sterminiamo con una legge 'democratica' contro la quale non l'ho mai sentita non dico tuonare ma nemmeno sussurrare. E che prima che alla dignità dell'uomo gridano vendetta al cospetto di Dio".


    Franco Damiani
    Villafranca Padovana (PD)

  10. #90
    Ludovico
    Ospite

    Predefinito

    E' un piacere leggerla, professore. Complimenti.

 

 
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