Il prof. Sergio Benetti approva e loda la sentenza del Consiglio di Stato che definisce il crocifisso nelle aule un "simbolo laico".
Addirittura arriva a sottoscrivere l'affermazione secondo cui esso rappresenterebbe e richiamerebbe "quei valori che
stanno alla base ed ispirano il nostro intero ordinamento costituzionale, ovvero il fondamento del nostro convivere civile". Se poi ci si mette anche Margiotta Broglio, secondo cui "l'ordinamento concordatario in Italia è uno dei migliori in Europa", non resta che dire "ipse dixit".
Tuttavia, dal basso della nostra pochezza di "quidam de populo", proviamo a ragionare un momento: il crocifisso dunque simboleggerebbe la Costituzione? quella Costituzione che afferma, contro il Primo Comandamento, la parità di tutti i culti? Quella Costituzione alla cui ombra è possibile abortire, divorziare, bestemmiare?
Non ci siamo proprio: meglio gli atei e agnostici razionalisti che almeno parlano chiaro. Meglio i nemici dichiarati che i falsi fratelli, meglio i lupi che gli agnelli travestiti da lupi. Che un cattolico, quale si qualifica il prof. Benetti, arrivi a "giustificare" (?) il crocifisso non già per ciò che esso è, ossia come il simbolo di Colui che ha vinto la morte ed è Re delle Nazioni, ma come un "simbolo" di pseudovalori che con il cristianesimo fanno a pugni, è segno della deriva spirituale e culturale cui il neomodernismo ha spinto le masse un tempo religiose nonchè del patetico complesso di inferiorità da loro patito nei confronti di pseudo "autorità" brave solo a usare le parole per confondere le cose. Che è mai questa "laicità" senza la quale pare che non si possa fare nulla? Diciamolo chiaro, è un disvalore, un feticcio da combattere, nato nelle conventicole più radicali del protestantesimo del '500 proprio in odio al cattolicesimo romano (i sociniani antitrinitari, inventori della "libertà religiosa"). Adesso Ratzinger ha lanciato la parola d'ordine della "laicità positiva" (una truffa bell'e buona) e tutti (il sig. Bertacche, ora Benetti, che pateticamente si sente tanto "politically uncorrect" mentre è correttissimo) vi si buttano a pesce. Il tutto è poi naturalmente un alibi per esimersi dal dovere di battersi perché la scuola e l'educazione tornino integralmente cattoliche: ci si accontenta di aver difeso il simbolo sui muri e del resto ci si lava le mani.
Basti pensare che sulla base di questi bei principi è possibile insegnare, sotto quel "simbolo laico", le dottrine più opposte alla dottrina cattolica, come avviene regolarmente nelle aule scolastiche in tutte le materie, dalla storia alla filosofia alle scienze e persino all'italiano e alla matematica, per non parlare dell'"educazione sessuale" e di altre simili amenità. Povero Gesù, costretto da quei muri a sentir bestemmiare il Tuo nome.
Per puro promemoria mi permetto di inviare in allegato al prof. Benetti un brano dell'enciclica di Pio XI "Divini Illius Magistri" sull'educazione cattolica, ripassando la quale egli potrà constatare quale distanza abissale di dottrina e di cultura separi il cattolicesimo di soli 80 anni fa dalla sua pallida e truffaldina controfigura di oggi.
Prof. Franco Damiani
docente al liceo scientifico "Newton" di Camposampiero
Lettera al "Giornale di Vicenza" del 7 dicembre 2008
La vicenda spagnola sul crocefisso illegittimo sulle pareti pubbliche, ci porta ad alcune considerazioni che riguardano il nostro Stato. Uno: come già affermato da Margiotta Broglio in un bel (sic) elzeviro sul Corriere (8.10.98), l'ordinamento concordatario in Italia è uno dei migliori in Europa. Due: con la decisione n. 556 del 13 febbraio 2006, il Consiglio di Stato ha messo la parola fine alla lunga querelle sul crocifisso nelle aule scolastiche. La sentenza afferma infatti che il segno cristiano deve restare nelle aule scolastiche non perché sia un (sic) "suppellettile" o un "oggetto di culto", ma perché "é un simbolo idoneo ad esprimere l'elevato fondamento dei valori civili" che hanno un'origine religiosa ma "che sono poi i valori che delineano la laicità nell'attuale ordinamento dello Stato".
La lunga ed articolata sentenza si sofferma anche sul concetto di laicità, specificando come "la laicità, benchè presupponga e richieda ovunque la distinzione tra la dimensione temporale e la dimensione spirituale e fra gli ordini e le società cui tali dimensioni sono proprie, non si realizza in termini costanti e uniformi nei diversi paesi, ma, pur all'interno della medesima civiltà, è relativa alla specifica organizzazione istituzionale di ciascuno Stato. In sostanza il concetto di laicità italiano è differente da quello britannico, da quello francese o spagnolo".
Ancora si legge: "E' evidente che il crocifisso è esso stesso un simbolo che può assumere diversi significati e servire per intenti diversi; innanzitutto per il luogo in cui è posto". Se si trova in un luogo di culto il crocifisso è propriamente ed esclusivamente un simbolo religioso, mentre invece, prosegue la sentenza, "in una sede non religiosa, come la scuola, destinata all'educazione dei giovani, il crocifisso potrà ancora rivestire per i credenti i suoi accennati valori religiosi, ma per credenti e non credenti la sua esposizione sarà giustificata ed assumerà un significato non discriminatorio sotto il profilo religioso, se esso è in grado di rappresentare e di richiamare valori civilmente rilevanti". Quei valori che stanno alla base ed ispirano il nostro intero ordinamento costituzionale, ovvero il fondamento del nostro convivere civile, "ed in tal senso il crocifisso potrà svolgere, anche in un orizzonte laico, diverso da quello religioso che gli è proprio, una funzione simbolica, altamente educativa, a prescindere dalla religione professata dagli alunni".
Chi vorrà far traghettare l'ondata Zapatero in Italia, per ecumenico politically correct, dovrà fare i conti con questa laica e lungimirante sentenza.
Sergio Benetti
docente istituto Remondini
Bassano del Grappa