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Discussione: Veleni laicisti

  1. #181
    scemo del villaggio
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    Predefinito "Atei devoti" (lettera al direttore del "Foglio")

    Caro direttore,

    secondo Luigi Manconi (articolo "Atei devoti" del 26 ottobre) carattere specifico dell'Occidente sarebbe "il Dubbio", che non nascerebbe da relativismo etico, ma "dall'affidarsi ai valori che davvero contano e che davvero sono 'costituenti'". E quali sarebbero tali "valori costituenti"? Manco a dirlo, "i diritti universali della persona". Questo - continua Manconi - è il vero scontro di civiltà: tra il dubbio e l'integralismo. Che, va da sé, non è la fede, ma la "volontà di derivare direttamente (attenzione: DIRETTAMENTE) da quella fede le scelte in campo politico, economico e sociale". Eppure i Papi, e in particolare Leone XIII, S. Pio X ("instaurare omnia in Christo") e Pio XI (enciclica "Quas primas" sulla regalità Sociale di N.S.. Gesù Cristo) proprio questo hanno insegnato: che il cattolico deve dedurre DIRETTAMENTE dalla fede le sue scelte in campo politico. economico e sociale. In altre parole quello che Manconi chiama "integralismo" e considera nemico dell'Occidente quale lui lo intende è proprio ciò che la Chiesa comanda ai suoi membri. Bisogna concluderne che la Chiesa è estranea o nemica dell'Occidente? E chi autorizza Manconi, sedicente profeta del dubbio, a decretare che cosa sia e che cosa non sia Occidente? Non parliamo poi del Medioevo e della dottrina, mai abrogata, sul potere anche diretto della Chiesa negli affari temporali: essendo "integralistica" essa non farebbe parte della storia dell'Occidente. Il quale così si svela una ben misera cosa, modellata giusto sulla misura del suo definitore.
    Infine una domandina all'articolista: quale "dubbio laico" pratica egli sull'aborto (quando l'antica civiltà giuridica europea ha sempre insegnato persino che "in dubio pro reo", e qui si tratta di innocenti) e quale sull'Olocausto, tema su cui il dibattito in Europa è impedito da feroci leggi liberticide contro chiunque si azzardi a metterne in discussione la vulgata?


    Franco Damiani
    Villafranca Padovana (PD)

  2. #182
    scemo del villaggio
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    Predefinito

    Dal "Corriere della Sera" del 26 ottobre:

    AL SUPERMERCATO DEI DIRITTI

    di Piero Ostellino


    Quando c' era il Muro di Berlino, l' Occidente eravamo noi, che stavamo di qua; l' Oriente erano loro, che stavano di là. Con la caduta del Muro, e la scomparsa dell' Oriente, è scomparso anche l' Occidente. La cosiddetta crisi di identità occidentale incomincia da qui. La comparsa del terrorismo ha complicato ulteriormente le cose. Il relativismo culturale, seguito alla diffusa (ed errata) convinzione che, con la sconfitta del comunismo, l' umanità sia definitivamente entrata nell' era della libertà senza restrizioni, ha fatto il resto. Il comunismo è stato, per comparazione e contrapposizione alla democrazia liberale, un forte fattore identitario per il cosiddetto Occidente democratico-liberale. I valori dell' uno alimentavano la consapevolezza e l' identificazione nei propri valori da parte dell' altro. Non è così per il terrorismo. Qui, il meccanismo indotto dalle identità comparate e contrapposte, almeno per noi, non funziona. Fra chi vuole uccidere e chi dovrebbe essere ucciso non c' è comparazione che tenga. C' è solo contrapposizione. Sul relativismo culturale cito il presidente del Senato, Marcello Pera: «Poiché, si argomenta, le verità ultime sono irraggiungibili, allora la verità non esiste; poiché i valori non sono razionalmente giustificabili, allora sono solo costumi con nessun' altra dignità se non quella della loro accettazione provvisoria, poiché un criterio unico o un tribunale unico di fronte al quale portare tutte le culture, misurarle e valutarle non è raggiungibile, allora ogni cultura è buona quanto qualunque altra». Ma in tal modo, egli conclude, «non si hanno più armi culturali e politiche per difenderci quando un' altra cultura o un' altra civiltà definita equipollente dovesse attaccare la nostra». Di fronte alla gran confusione che sta sotto il cielo occidentale e liberaldemocratico - fra chi è pro e chi è contro i matrimoni gay, la fecondazione assistita, il divorzio, l' aborto e quant' altro - c' è chi sostiene che la perdita di identità, da parte dell' Occidente, nasca proprio dall' abbandono dei valori della tradizione cristiana quali la famiglia (rigorosamente eterosessuale), la maternità e la paternità (rigorosamente naturali), la vita (anche dell' embrione e del feto). E, perciò, anche da laico, propugna il ritorno alla Legge Naturale. Ma la Legge Naturale è l' argomento cosmologico col quale la Chiesa ha spiegato l' esistenza di Dio, assimilato la Natura all' Etica, identificato quest' ultima col Diritto e ha distinto, infine, la Natura dalla Scienza, finendo col guardare sempre con sospetto la seconda. Con tutto il rispetto per il magistero della Chiesa, questa - che a me pare puramente e semplicemente rifiuto della Modernità - non mi sembra una strada né praticabile né tanto meno proficua. La crisi di identità occidentale nasce, invece, a mio avviso, dalla presunzione che per liberalismo (e democrazia) si debba intendere il sistema nel quale ciascuno ha il diritto di fare ciò che più gli piace (inflazione di diritti). Non è così. Il liberalismo o, se si preferisce, la liberaldemocrazia, è, allo stesso tempo, un sistema di valori universali e di procedure attraverso le quali quei valori sono garantiti. Una cosa, dunque, è la Legge Naturale, altra sono i diritti soggettivi naturali (per dirla con Locke e il giusnaturalismo, alla vita, alla libertà, alla proprietà). Il recupero dell' identità occidentale a me pare, dunque, non possa che passare da una corretta definizione di liberaldemocrazia. Che non è un supermercato dei diritti, ma - kantianamente - la libertà di rispettare le leggi che ci si è liberamente dati. postellino@corriere.it

  3. #183
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  4. #184
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  5. #185
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  6. #186
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  7. #187
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    Caro Ostellino,

    "la liberaldemocrazia non è un supermercato di diritti ma - kantianamente - la libertà di rispettare le leggi che ci si è liberamente dati". E questo, secondo lei, sarebbe sufficiente per risolvere la crisi dell'Occidente e ridargli un'identità? Ma mi faccia il piacere, le direbbe Totò. A parte il fatto che avrebbe dovuto scrivere "il dovere di rispettare le leggi", non si rende conto che la crisi dell'Occidente sta tutta qui, nella pretesa cioè di legiferare senza alcun riferimento a quella legge naturale che lei aborre come emblema dell'antimodernità? Non si rende conto che le "leggi che ci si è liberamente dati" sono in realtà spesso violenti arbitri, imposte come sono con la forza del numero contro i diritti di Dio, come nel caso dell'aborto? Non vede che è proprio per questo che l'Islam vede in noi "il grande Satana"? Comunque fate pure, voi liberaldemocratici, fate a meno della tradizione cristiana, dei suoi valori, della sua forza, del suo spirito missionario e di sacrificio, della sua vocazione al martirio: fra un cinquant'anni, anche meno, ne vedremo i risultati.


    Franco Damiani

  8. #188
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    Predefinito Dogmi della Chiesa al bivio

    da "Panorama" n. 46:


    Perché il Papa è contrario ad aborto o a unione tra coniugi dello stesso sesso.



    Perché molti puntano il dito contro la Chiesa e i suoi principi affermando che debbono essere cambiati? La Chiesa propone la sua linea, ma non mi sembra che la imponga. Non mi pare che in altre religioni (per esempio il Buddismo) i fedeli si mettano a discutere sui principi cardine. Allora, come si può pretendere che la Chiesa approvi l'aborto o l'unione di coniugi dello stesso sesso, situazioni cioè che vanno contro gli insegnamenti che da sempre vengono predicati? Quello che non capisco è l'esigenza di chiedere cambiamenti radicali ai principi cattolici. È giusto quindi che l'evolvere della società modifichi le regole di condotta della Chiesa, o dovrebbe essere la società a crescere secondo i modelli forniti da quest'ultima?
    Francesco Incani

    Potrei risponderle che non tutti i principi insegnati dalla Chiesa sono dogmi e che molti di essi sono stati adattati, con il passare del tempo, alle diverse condizioni della società umana. Vi furono momenti, per esempio, in cui il matrimonio dei preti era consentito e vi sono Chiese cristiane in cui lo è tuttora. Ma la sua domanda merita qualche considerazione in più.

    Come tutte le istituzioni della cultura europea, anche la Chiesa romana è stata investita, dopo la fine della Seconda guerra mondiale, da una forte domanda di partecipazione. I fedeli non vogliono essere sudditi: desiderano essere cittadini e avere voce in capitolo. Per dare una risposta a questa domanda il Concilio Vaticano II riformò la liturgia, abolì il pulpito, volle che il sacerdote durante la messa non voltasse le spalle ai fedeli, associò i laici ai riti, mise l'accento sull'importanza della congregazione.

    Ma la domanda di democrazia, durante il '68, divenne ancora più impetuosa. Apparvero sacerdoti che si atteggiarono a tribuni della plebe e assunsero atteggiamenti popolareschi. Apparvero vescovi che non esitavano a manifestare con i loro fedeli per la pace, per l'ambiente, contro la fame nel mondo. Apparvero associazioni di fedeli che pretendevano di conciliare la fede con le loro preferenze sessuali e le loro trasgressioni quotidiane.
    Queste tendenze furono indirettamente incoraggiate dalla politica ecumenica di Giovanni XXIII e Paolo VI. Se il dialogo con le Chiese protestanti è auspicabile (così argomentavano molti cattolici), perché non accogliere alcune delle loro riforme?

    Quando fu eletto al papato, Giovanni Paolo II cercò di restaurare l'ordine. E quando si accorse che alcuni ordini religiosi sembravano decisi ad assecondare l'onda modernizzatrice del Concilio, si appoggiò su alcuni grandi movimenti popolari, veri e propri partiti di massa del Cattolicesimo militante: Comunione e liberazione, i focolarini, i catecumenali. Anche questo fenomeno può considerarsi per certi aspetti democratico, ma nello spirito di quelle democrazie autoritarie che cercarono di organizzare e utilizzare le masse nel periodo fra le due grandi guerre mondiali. Da allora il Papa fa una coraggiosa e tenace battaglia di retroguardia contro la democrazia di base della Chiesa cattolica. Ma il caso Buttiglione dimostra che non deve battersi soltanto contro i laici e i «voltairiani». Deve battersi anche contro una parte importante del mondo cattolico.

  9. #189
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    Predefinito Lettera a Ferrara su Finkielkraut e il marcionismo

    Signor direttore,

    tutti molto belli gli articoli sulla questione cattolica, che vado leggendo assiduamentesul "Foglio": negli ultimi due giorni spiccano le interviste con Finkielkraut e Brague (oltre all'articolo di Marina Corradi sui Centri di aiuto alla vita).

    Prendiamo però l'intervista con Finkielkraut: in essa a un certo punto si legge:

    Il fanatismo religioso "endogeno" , francamente, mi preoccupa poco. Se integralisti cattolici sono considerati quelli che si oppongono al matrimonio omosessuale, mi pare si possa dire che l'integralismo cattolico sia praticamente scomparso.

    E dalli: sarà pure "praticamente scomparso" ma assomiglia molto a un wishful thinking. Altro che "opposizione al matrimonio omosessuale", la questione capitale è quella del Vaticano II, l'opposizione al quale, con vostra buona pace, è ampia e in ottima salute, alimentando gruppi, riviste e soprattutto centri di Messa in tutto il mondo. Vedo che l'occasione del film "La Passione di Cristo" è stata lasciata cadere e che tutti fanno finta di ignorare che Mel Gibson e suo padre sono solo la punta di un iceberg. Disinformacija pura.

    Subito dopo si legge:

    Temo molto di più il ritorno di antichi riflessi teologici mai sopiti. Chesterton diceva. "Il mondo è pieno di idee cristiane diventate folli". Ebbene, oggi ne vedo almeno una, che serpeggia nella nostra società post-religiosa e post-cristiana, riciclata senza saperlo da atei convinti. il marcionismo. Il vescovo Marcione, vissuto all'inizio della nostra era, di fronte al problema della costituzione del Canone, arriverà a dire che il Vecchio e il Nuovo Testamento sono opera di due Dei, il Dio crudele e venficativo dell'Antico Testamento e il Dio d'amore del Nuovo Testamento. la tentazione del marcionismo, che prevalse forse nel XX secolo con il silenzio di Pio XII, è stata più o meno vinta dalla Chiesa, ma è tornata sotto mentite spoglie con il conflitto israelo-palestinese.

    E rieccoci, caschiamo sempre lì: caro direttore, non sarà appropriato il paragone di Scoppola con l'Action Francaise, ma che Lei usi la religione a scopi politici è evidente. Perché, altrimenti, avrebbe affidato un tema del genere a un ebreo? In questo caso nessuna voce cattolica a far da contrappeso, così come la settimana scorsa con il lungo articolo di Battini sul "nuovo paradigma antiebraico", cui lei non ha ammesso repliche. Deve passare la sua tesi che il cattolicesimo, anche "conservatore", ha diritto di parola a una sola condizione (non detta, naturalmente, contando sull'ignoranza generale): che se ne stia zitto sulla questione ebraica: Buttiglione De Mattei e Introvigne vanno bene (strano, a proposito, non aver trovato le firme di Cantoni e Respinti nel manifesto pro-Buttiglione) , don Nitoglia, don Ricossa e Radaelli no. E' un giochino, caro direttore, troppo scoperto per far onore alla sua intelligenza, e può funzionare solo con quella "destra cattolica un po' pirla" di cui parlava Blondet a Rimini il 30 ottobre. Nel caso specifico ecco l'accusa di marcionismo a Pio XII (ancora i "silenzi"!) e a tutta la Chiesa preconciliare, buttata lì senza alcuna argomentazione e contro la verità storica, e messa poi addirittura in relazione...con il conflitto israelo-palestinese, ossia con un avvenimento storico che nulla ha che vedere con questioni dottrinali.
    Precisiamo allora che la Chiesa ha sempre insegnato, proprio fino a Pio XII, che il Vecchio Testamento è preludio del Nuovo e che annuncia la Nuova Alleanza che sostituirà l'antica. Se questo è "marcionismo", anch'io sono marcionita. ma non si trattava di un'eresia che la Chiesa ha già condannato? Contro cui tuonarono Giustino, Ireneo, Tertulliano, lo Pseudo Dionigi, Origene, Ippolito e altri? .E non è proprio questo il punto dottrinale che Lei si ostina a non trattare, perché svelerebbe tutto l'inganno del "giudeo-cristianesimo", ossia di una "religione" costruita sulla negazione di una verità di fede? Quale? Quella che nessuno viene al padre se non per mezzo del Figlio, e che chi non conosce il Figlio non conosce nemmeno il Padre. Ragion per cui nessuno è più lontano dal cristianesimo dell'ebraismo attuale, che ha rigettato tutta la Rivelazione, e l'Islam, che è idolatra, ne è però meno lontano in quanto riconosce a Gesù almeno la natura di profeta. Il che forse getterebbe un'altra luce anche sulla questione israelo-palestinese.
    "E' dottrina giudaizzante quella che sostiene l'origine delle cose cristiane da quelle giudaiche per se stesse, cioà come una cultura dipende da un'altra cultura" (Discipulus in "sì sì no no" n. 17 del 15 ottobre 1998).


    Franco Damiani

  10. #190
    scemo del villaggio
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    Predefinito Chi siamo "noi"? (Lettera a Giuliano Ferrara)

    Caro direttore,

    nel Suo intervento all'Università Cattolica sul tema "Siamo tutti olandesi" (incontro organizzato dalla rivista "Tempi" in cui ha parlato anche Cacciari) Lei, nel tentativo di definire l'identità occidentale contrapopsta all'Islam, ha detto:

    Pensate se oggi nel mondo moderno, dall' oriente russo e slavo fino all'estremo occidente, avesse vigore la cristianità senza i complessi procedimenti che hanno portato alla secolarizzazione del mondo occidentale. Pensate se non ci fosse stato lo scisma d'oriente, se non ci fosse stata la riforma protestante, la scoperta dell'America da parte dei padri pellegrini e la nascita di una nazione così grande, così potente (...) Pensate se la cristianità non fosse caratterizzata dallo scisma anglicano, dal misconoscimento della centralità della sede petrina, se non fossero nati il gallicanesimo e le chiese orientali. Una cristianità orbata di un retroterra che è quello della Rivoluzione francese, dei diritti universali, persino della sua fase giacobina. Pensate se esistesse opggi quella cristianità. Il mondo sarebbe totalmente diverso e noi saemmo in presenza di una santa alleanza temporalistica, edi trono e altare, in una condizione di ortodossia armata e corazzata da un rapporto forte con lo Stato. E pensate a una cosa semplice. l'islam è questo, è la umma musulmana...la umma musulmana è la storia che si ferma e che procede avendo sulle spalle il fardello di questo stare ferma (...) Di fronte a questo noi dobbiamo porci un problema semplice. Noi non possiamo ricostruire la cristianità per resistere alla sfida islamista, radicale, jihadista. (...) la grande battaglia che si è aperta ...non possiamo combatterla secondo la stessa logica identitaria, ricostruendo il programma di lepanto. Non possiamo, ma possiamo non fare niente? Possiamo non interrogarci?Possiamo accettareche il famoso politeismo dei valori che la nostra irrinunciabile devozione verso la democrazia, verso le regoledella libertà e una relativa libertà dalle regole che ci siamo dati, arrivi fino al punto di scarnificare la nostra identità? (...) Questo sistema di vita che cerchiamo di difendere dobbiamo reinterpretarlo, non nella nostalgia, che è sempre un sentimento regressivo, non nelle chiusure del tradizionalismo, forse con un grande sforzo di innovazione. ma dobbiamo reinterpretarlo, perché se difendere il nostro sistema di vita significa difendere il vuoto, questo vuoto sarà riempito. (...)

    Ancora una volta le domando: in nome di chi parla? Chi siamo "noi"? Qual è il "nostro sistema di vita"? Chi ha stabilito che "noi" abbiamo un "politeismo dei valori"? Chi ha stabilito la nostra "irrinunciabile devozione alla democrazia" (e, tra parentesi, chi Le ha insegnato che l'America fu scoperta dai padri pellegrini, per velare il fatto che fu invece soperta dal cattolico Colombo?)?
    Lei, parlando in una Università cattolica, in un incontro organizzato da una rivista "cattolica", ha sostenuto che il processo di allontanamento dalla religione che caratterizza la cosiddetta modernità, con i suoi scismi, le sue eresie e le sue violente battaglie anticristiane come quelle della rivoluzione francese, madre di tutti i totalitarismi, fa parte irrinunciabile del "nostro" sistema di valori, anzi, è proprio ciò che lo differenzia dalla "umma" musulmana. Cioè, se la cristianità fosse ferma a Lepanto sarebbe uguale alla "umma" musulmana. Con il che Lei ha qualificato se stesso e coloro che la seguono su questa strada: la differenza fra il cristianesimo e l'Islam sarebbe che questo ha avuto le eresie e gli scismi e quello no (e così le stesse chiarificazioni di Cacciari sulla radicale differenza fra il Dio "che non può andare contro le sue leggi" e che quindi stimola a studiarle, radice della scienza occidentale, e il Dio capriccioso e irrazionale dei musulmani, causa del loro ristagno scientifico, vengono vanificate). Ma le eresie e gli scismi sono proprio quelli che hanno diviso e indebolito la cristianità; il concetto di "libertà religiosa" che le è tanto caro nacque nell'ambito dell'eresia antitrinitaria dei fratelli Socini, che aveva appunto lo scopo di gettare un ponte verso l'ebraismo e l'Islam: e le radici del buonismo che lei tanto deplora, del "dialogo interreligioso", del falso ecumenismo sono lì: facendo proprio con il Vaticano II questo concetto anticristiano la Chiesa ha sguarnito l'Occidente della sua unica difesa. . In altre parole, l'Occidente che Lei delinea e in nome del quale invita i lettori a raccolta è quello che si è rivoltato contro la Chiesa e che ha precipitato l'Europa nell'attuale crisi di identità. Non credo ci sia bisogno d'altre parole per svelare la vacuità e la debolezza del suo progetto, che solo apparentemente si contrappone al pensiero nichilista, in realtà ne è solo una versione mascherata. E il tragico paradosso (solo apparente, purtroppo) è che queste parole non hanno suscitato nella sua platea "cattolica", a quanto è dato sapere, alcuna ribellione. No, non è vacua "nostalgia" quella di noi "tradizionalisti", è consapevolezza che senza un ritorno integrale a Cristo, senza il ritorno alla Sua Regalità, qualsiasi battaglia è destinata alla sconfitta. Degli "atei" sedicenti "devoti" facciamo volentieri a meno e il loro fatuo Occidente lo vedremmo volentieri sparire.

    Franco Damiani
    Villafranca Padovana (PD)

 

 
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