FANTASTICO!Originally posted by franco damiani
Caro direttore,
... Allo studente Ronchi, infine, mi permetto di obiettare. ma tu hai dei dubbi sull'America e a chi vai a confidarli, a Ferrara?
Professore, ci fa sapere se viene pubblicata??


FANTASTICO!Originally posted by franco damiani
Caro direttore,
... Allo studente Ronchi, infine, mi permetto di obiettare. ma tu hai dei dubbi sull'America e a chi vai a confidarli, a Ferrara?
Professore, ci fa sapere se viene pubblicata??


Ne dubito, ma non si sa mai. La terrò informata.


Martedì 18 gennaio, Rai tre, ore 23.40 circa.
Nuova trasmissione: "La banda" di Piero Dorfles.
Argomento della prima puntata: "La fede".
Motivo conduttore: ci sono troppe religioni, esse fomentano l'odio e le guerre, meglio sarebbe averne una sola.
Interviste con: Lucetta Scaraffia, Moni Ovadia, Isabella Camera D'Afflitto (docente di islamistica), Carlo Fruttero, i ragazzini di una scuola media e, dulcis in fundo (poteva mancare?) Enzo Bianchi.
Affascinante serie di interviste, in cui abbiamo appreso dalla Scaraffia che chi crede in una religione non può che cercare di convertire a forza i credenti nelle altre (e sì che da certi articoli su "Avvenire" ci sembrava persona assennata), da Ovadia che "è molto più difficile e più importante credere nell'uomo che credere in Dio" e che quello tra l'uomo e Dio è un patto paritario, in cui l'uomo può anche giudicare e condannare Dio, dalla Camera D'Aff(l)itto che noi adoriamo lo stesso Dio dell'Islam e che (vedi la sura 2 del Corano) quest'ulrimo insegna la benevolenza verso ebrei e cristiani e da Enzo Bianchi che è intollerabile pretesa della Chiesa cattolica quella di imporre a tutti la sua morale e le sue leggi. "La Chiesa convinca i non credenti con ragioni umane, non divine", ha ingiunto il monaco di Bose, dimenticando che le "ragioni divine" sono anche le uniche veramente umane, e condannando senza appello qualsiasi pretesa temporalistica, in perfetta sintonia con il conduttore (povero Regno sociale di N.S. Gesù Cristo). Quest'ultimo, che fra un'intervista e l'altra leggeva brani letterari (da "Moby Dick" e da non so che altro) e dirigeva, dimenandosi, una banda di suonatori che lo seguiva per le vie di Roma, aveva evidentemente la "fissa" dell'unità trascendente delle religioni, tanto cara a Guénon, a Steiner e ai massoni e gnostici di tutte le epoche, anche se lui forse lo ignora.
Ma il momento più tragico è stato quello delle dichiarazioni dei bambini, lasciati da soli in una stanza a cimentarsi con il tema di Dio. Che cosa poteva venirne fuori se non che "Non sono credente, ma se Dio c'è non può avere un nome", "Tutte le religioni credono nello stesso Dio con nomi diversi", "Non riesco a capire come Dio possa conciliarsi con il Big Bang", "E Dio chi l'ha creato?", "Molti uomini credono in Dio perché credono così di trovare risposte più semplici ai problemi scientifici", "Chi uccide in nome di Dio è un povero stupido, perché Dio è una persona buona e non può volere il male", "Il problema è: chi dice che Dio esiste?", "In Paradiso ci si annoia perché si devono dire le preghiere e ci sono pure i genitori, meglio l'Inferno" e simili sconfortanti banalità, declamate oltretutto con un'insopportabile aria da saputelli, non frutto certo di "spontaneità" ma di un perverso insegnamento scientista che li ha resi già in tenera età scettici, presuntuosi e inconsciamente blasfemi. A dieci anni possono già liquidare tutto il patrimonio della cultura cristiana: ma chi sono quegli irresponsabili che mandano in onda queste nefandezze? Per me poi l cosa ha un suono sinistro: con poche differenze è lo stesso atteggiamento spocchioso e arrogante dei miei studenti, dei loro genitori, del preside, della direttrice regionale, dell'ispettore, atteggiamento che mi costringe tuttora alla sospensione cautelare...
Tutto sommato il meno peggio è stato il vecchio Fruttero, che prima si è messo la cravatta per parlare di Dio, poi ha confessato il suo disinganno giovanile alla lettura dei libri di Desiderius Papp sugli altri mondi ("possibile che ci sia un altro Gesù, un altro Maometto, un altro Paradiso?", domande cui peraltro non è così difficile rispondere senza cadere nell'ateismo di un Giordano Bruno, ricordato ovviamente a questo proposito dal conduttore come martire del libero pensiero), infine ha chiuso non escludendo una sua futura folgorazione, "non sulla via di Damasco, ma più modestamnmente su quella di Trofarello".
Ma che abbiamo fatto di male per doverci sorbire questi intrugli gnostico-ecumenistico-buonisti, serviti con l'aria di chi scopre fondamentali valori finora sottaciuti? E i bambini! Per piacere, non togliete l'innocenza ai bambini!
Franco Damiani


"E' questo il vero libro sull'adolescenza...sarebbe bello che i genitori lo regalassero o gli insegnanti lo leggessero in classe a voce alta"
(dalla recensione di Tuttolibri della "Stampa" al libro di Mark Haddon "Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte", Einaudi 2003, riportata nella fascetta editoriale).
"Porco..., Christopher, ma come c. fai a essere così stupido?" (p. 97 di detto volume).


Domenica 20 febbraio, II di Quaresima, a Villafranca Padovana e a S. Maria di Non (Padova) si sono tenuti corsi mascherati. Non si segnalano proteste né di fedeli né di "parroci" (nè, tanto meno, del "vescovo"). Auguri, quindi, per il Ramadan, e che la Quaresima vada pure a remengo.


Lettera allla direttrice del "Secolo" (eh sì, il femminismo è arrivato anche in via della "Scrofa")
Caro direttore,
mi riferisco all'intervista che Francesco Mannoni ha fatto a Thomas Cahill, autore del'ennesima biografia-agiografia di Giovanni XXIIl, definito con scialo di fantasia "Il Papa buono" (mentre tutti gli altri, evidentemente, sono stati cattivi). Ora a parte che a un pontefice si chiede di essere prima "un buon Papa" che un "Papa buono", e che è assai dubbio Roncalli sia stato un buon Papa, nell'intervista si legge tra l'altro questo passaggio:
"Anche lui, però, da quell'uomo di carattere che era, disubbidì a Pio XII quando si rifiutò di trattenere i bambini ebrei chew durante la guerra erano stati battezzati. Fece bene?"
Lui disobbedì e per me fece bene. Era un uomo di carattere, ma anche un esperto diplomatico, non arrivò mai a una guerra aperta col Papa, purtuttavia si rifiutò di far passare la direttiva che riguardava i bambini ebrei. Sono atteggiamenti che si sono ripetuti spesso nella sua carriera ecclesiastica, perché la sua obbedienza era rapportata al rispetto del Vangelo, e questo rispetto era più importante di quello che lui doveva al suo superiore.
Strano e grave che il "Secolo" ignori come tutta la vicenda sia stata alquanto ridimensionata (mai Pio XII ordinò di rifiutare i bimbi ebrei NON BATTEZZATI alle famiglie che li richiedessero), ma grave soprattutto che l'intervistatore avalli con tanta disinvoltura non una "disobbedienza agli uomini per obbedire a Dio", che sarebbe doverosa, ma proprio una eventuale.disobbedienza al Vangelo. O forse il "Secolo" ritiene che rifiutare a dei battezzati l'educazione religiosa, ossia lo sviluppo dei germi della grazia battesimale, sia obbedire al Vangelo? Infatti se questo avesse fatto Roncalli (ma come abbiamo visto non lo si può sostenere sulla base dei documenti, anche se ne sarebbe stato ahimé capace) , si sarebbe macchiato di un duplice peccato: disobbedienza alla legittima autorità E disobbedienza al Vangelo. In gioco qui infatti è il bene delle anime, che per la Chiesa è la legge suprema.
Più sotto si legge anche.
"Quali furono i maggiori insegnamenti di Giovanni XXIII e che cosa rimane oggi di questo grande Papa?"
Una delle sue idee fondamentali era che non c'era nessun motivo di dividere le persone in categorie, cattolici e non cattolici, cristiani ed ebrei, Est ed Ovest: tutte divisioni che possiamo fare facilmente ma in modo errato (::.
Dunque "dividere le persone" tra Est e Ovest equivale a "dividerle" tra cristiani e non cristiani. Piano naturale e piano soprannaturale sono evidentemente la stessa cosa. Serve dire che la "divisione" tra chi crede e chi non crede in Lui non siamo "noi" a farla ma l'ha fatta Nostro Signore ("chi non crede in Me sarà condannato")? Che confondere le acque in questo campo significa al di là delle apparenze volere il male delle persone per un malinteso spirito di "bontà" (leggi facile popolarità)? Che proprio questa è stata la terribile colpa di Giovanni XXIII, cui si deve in buona parte quella crisi spaventosa del cattolicesimo e della Chiesa che stiamo vivendo? E che questa crisi è stata aperta proprio da quel Vaticano II che del pontificato di Roncalli è considerato il, "fiore all'occhiello"?
Infine, quando si potranno leggere sul "Secolo" articoli un po' meno conformistici e più veri? Perché leggere un giorno questo santino di Roncalli e il giorno dopo, nelle stesse pagine quello di Pino Tosca, uno dei più fieri oppositori della deriva neomodernistica, mi pare troppo stridente contraddizione.
Franco Damiani
Villafranca Padovana (PD)


Lettera al direttore del "Riformista"
Caro direttore,
leggo nel numero del "Riformista" del 10 marzo l'articolo di Stefano Ceccanti "Perché un credente può non aderire all'invito del cardinal Ruini" sull'astensione nel referendum sulla procreazione artificiale. Sommario: "Il magistero cattolico oggi mette in luce un pluralismo che rispecchia quello che esiste nel paese. Comprimere questo pluralismo per creare una tensione fra il paese e le Camere danneggia la promozione del bene comune e lo stesso ruolo della Chiesa".
Singolare che un professore di diritto costituzionale, come il Ceccanti, si arroghi non solo la pretesa di sapere che sia il "bene comune" ma addirittura di stabilire che cosa possa o non possa fare un credente.
Nel caso specifico per un cattolico non ci sono dubbi: l'astensione è l'unica possibilità dato che la legge 40 è comunque una legge omicida (tale essendo la fecondazione artificiale, anche se omologa) e a nessuno è lecito approvare il male da chiunque commesso (cfr. Siracide, cap. 15).
Sarebbe piuttosto da riflettere come la gerarchia attuale non abbia effettivamente alcun titolo per dare direttive ai fedeli, avendo introdotto come l'articolo rileva il principio (non cattolico, anzi anticattolico), della libertà di coscienza e della libertà religiosa. Che poi il tutto sia esemplificato attraverso l'esempio di De Gasperi, statista sedicente "cattolico" cui si deve la nefasta distinzione tra "ciò che si deve" e cio che si può", che ha regalato all'Italia prima il divorzio e poi l'aborto, non fa che confermare quanto detto.
Il "bene comune" secondo la dottrina cattolica non è "ciò che la maggiornaza vuole", giacché questo assioma si basa sul concetto gnostico che l'uomo "sappia" sempre qual è il suo bene, ma è "ciò che Dio vuole": nel caso specifico, Dio non può volere la soppressione di esseri umani innocenti sacrificati arbitrariamente alla vita di altri.
Quindi bisogna astenersi ma per i motivi opposti a quelli impliciti nel messaggio di Ruini: non perché la legge sia "il meno peggio" (il male minore è pur sempre un male) ma proprio perché l'alternativa offerta non è tra bene e male ma tra due mali.
Franco Damiani
Villafranca Padovana (PD)


a) "Crimini della Chiesa"
Egregio direttore,
in una lettera pubblicata il 23 maggio sotto il titolo "Perché mi sono battuto", il signor Giulio Vescovi scrive fra l'altro: "Basti ricordare il papa Giovanni Paolo II che dopo centinaia di anni ha chiesto perdono per i crimini della Chiesa commessi verso ebrei, liberi pensatori, scienziati, popolazioni a cui fu imposta con le armi e con le stragi la fede di Cristo, e per le guerre di religione che insanguinarono l'Europa nel 1600 o per l'Inquisizione - Giordano Bruno, Girolamo Savonarola, Galileo Galilei ecc. e tante altre vittime innocenti accusta edi stregoneria".
Premesso che Giordano Bruno non rientra sinora in quell'elenco, domando se un legittimo Papa abbia iil diritto di domandare perdono (a chi, poi?) per presunte colpe di suoi predecessori anziché per le proprie. E soprattutto domando come possa un legittimo Papa parlare di "crimini della Chiesa", ossia, alla lettera. di crimini commessi in virtù della dottrina della Chiesa. Perché i casi sono due: o è proprio così e allora è la dottrina che è sbagliata, ma un Papa che anzichè insegnarla condannasse la dottrina della Chiesa non sarebbe legittimo Papa; oppure non è così, il sig. Vescovi mente e quei "crimini" non sono "della Chiesa" ma di uomini di Chiesa o di fedeli commessi in primis contro la Chiesa e la sua dottrina, ragion per cui sarebbe il mondo (se ne fosse capace) a dover chieder scusa alla Chiesa per aver traviato i suoi figli. Sarei curioso in particolare di sapere quali sarebbero i "crimini della Chiesa" contro gli ebrei, dato che a me risulta invece che la Chiesa, almeno fino a che era degna di questo nome, sia stata l'unica istituzione a non prosternarsi davanti agli ebrei infedeli, cercando di blandirli velando le loro colpe, ma abbia loro fermamete ricordato tali colpe con atto di vero amore soprannaturale.
Franco Damiani
Villafranca Padovana (PD)
b) "Festival biblico"
Egregio direttore,
apprendo dal suo giornale l'imminenza di un "festival biblico", sul quale leggo un articolo di Paolo Vidali a proposito dell'ermeneutica biblica e no. Scorrendo l'articolo vi si trovano i nomi dell'eretico e scismatico Lutero, dell'altro eretico (chiamato pudicamente "riformatore") Flacio Illirico, di Heidegger, di Gadamer e di altri pensatori (nessuno cattolico), ma non vi si trova nemmeno un cenno al dogma fondamentale dell'esegesi cattolica, al fatto cioè che la Chiesa è l'unica depositaria e interprete autorevole della Scrittura e che la retta esegesi deve camminare nel solco del Magistero. E' evidente al contrario la simpatia di Vidali per le teorie personaliste e soggettiviste per cui l'interprete è in un certo senso co-autore dell'opera: teorie che segnano com'è noto la distanza incolmabile fra cattolicesimo e protestantesimo. Possibile che in un paese di tradizione cattolica questi concetti siano così obsolescenti? E che bisogno c'è, in un paese cattolico, di un "festival biblico" ?
Franco Damiani
Villafranca Padovana (PD)


Fecondazione: Il falso duello tra laici e cattolici
di Claudio Magris
I quesiti impliciti nella legge 40 e di conseguenza nei referendum abrogativi la cui votazione è stata indetta per il 12 e 13 giugno sono già abbastanza complessi perché ci si possa permettere il lusso di complicarli ulteriormente con questioni inesistenti, quali ad esempio la pretesa contrapposizione, sui temi in gioco, fra cattolici, o comunque credenti, e laici. Come ho avuto occasione di scrivere ripetutamente sul Corriere negli ultimi trent’anni e come non mi stancherò di ripetere, tale equivoca contrapposizione si fonda sulla crassa ignoranza del significato del termine «laico».
Esso non indica affatto l’opposto di «cattolico» o di «credente» e non indica, di per sé, né un credente né un agnostico né un ateo.
Laicità è un abito mentale, la capacità di distinguere ciò che è dimostrabile razionalmente da ciò che può essere invece solo oggetto di una fede - a prescindere dal professarla o meno - e di distinguere le sfere di ambiti delle diverse competenze, ciò che spetta allo Stato e ciò che spetta alla Chiesa, ciò che compete alla legge e ciò che compete alla morale e così via.
La laicità non coincide con alcuna filosofia o ideologia, ma è l’attitudine critica ad articolare le proprie convinzioni secondo regole e principi logici che non possono essere condizionati, nella loro coerenza, da alcuna fede religiosa o politica, senza cadere in un pasticcio, sempre oscurantista come tutti i pasticci. In tal senso la cultura - anche una cultura cattolica - se è tale è sempre laica, così come la logica - quella di San Tommaso o di un pensatore ateo - non può non affidarsi a criteri di pura razionalità e così come la dimostrazione di un teorema, anche se fatta da un santo della Chiesa, deve obbedire soltanto alle leggi della matematica. Uno dei più grandi laici che ho conosciuto è stato Arturo Carlo Jemolo, cattolico fervente e religiosissimo e maestro di diritto e di libertà, il quale sapeva che il Vangelo può muovere l’animo a creare una società più giusta, ma non può tradursi direttamente in articoli di legge, come pretendono gli aberranti fondamentalisti d’ogni specie; coerentemente, Jemolo avversava la scuola privata, confessionale o no. De Gasperi e Fanfani erano entrambi credenti, ma il primo era un politico laico e il secondo no; tante volte politici anticlericali si sono rivelati faziosi e intolleranti come i sanfedisti e dunque niente affatto laici, perché laicità significa anzitutto tolleranza, dubbio rivolto pure alle proprie certezze, autoironia, demistificazione di tutti gli idoli, anche dei propri.
Sulla questione dell’aborto, ad esempio, le parole più alte e più chiare le ha dette un grande laico come Norberto Bobbio in una memorabile intervista rilasciata a Giulio Nascimbeni sul Corriere della Sera l’8 maggio 1981. In un discorso pacato e argomentato con la sua magistrale intelligenza logica, etica e giuridica, Bobbio sottolineava il diritto fondamentale del concepito, si stupiva che i laici lasciassero ad altri «il privilegio e l’onore di affermare che non si deve uccidere». Rispettoso della religione e della Chiesa ma estraneo a quest’ultima - ebbe infatti, per sua scelta, funerali civili - Bobbio non difendeva astrattamente la vita e ovviamente affermava il sacrosanto diritto di non voler avere figli e di non averne ossia di non concepire; riconosceva anche il diritto di disporre della propria vita e di rifiutarla: «Il suicida dispone della sua singola vita. Con l’aborto si dispone di una vita altrui».
A confondere le idee sull’aborto ha contribuito non poco - non in linea di principio, ma nella propaganda di fatto - la Chiesa, abbinandolo indebitamente e scorrettamente alla contraccezione (favorendo così implicitamente l’equivoco di chi lo considera un sia pur spinto metodo contraccettivo) e parlando retoricamente di «vita». Non è la vita che va incensata, perché è discutibile che essa meriti ossequio; quel che è certo è che devono essere rispettati i singoli viventi, che non hanno chiesto di nascere né meritato di morire.
Non so se venire al mondo sia un bene o no; so che si deve rispettare e tutelare chi è venuto al mondo. La vita di un uomo è una curva ininterrotta dal momento del concepimento a quello della morte, una curve che procede verso il potenziamento per poi declinare verso il progressivo impoverimento biologico e intellettuale; una parabola che è esposta alle aggressioni delle malattie, della denutrizione, della violenza, delle carenze affettive, e non conosce soluzioni di continuità. Fra un neonato e un uomo di vent’anni c’è più differenza di quanto ce ne sia tra il medesimo neonato e lui stesso al settimo mese di gestazione o fra questo settimo mese e il quarto e così via. Ciò che varia è il rapporto affettivo e sociale che gli altri instaurano con questo essere: si è ovviamente ben più legati a un figlio di 3 anni che a un infante nato da un’ora, si soffre diversamente per una persona cara a seconda che muoia nel pieno delle sue qualità e dei suoi rapporti con noi oppure in una stadio di età o di malattia che l’abbia da tempo esclusa da ogni relazione con noi. Ma la reazione sentimentale di un uomo non è il metro del diritto di un altro. Sono temi su cui, trent’anni fa, scrisse un memorabile articolo Pasolini.
Un laico - credente o no - dinanzi alla formulazione di una legge non deve essere condizionato da alcuna Chiesa, nè positivamente nè negativamente. Se la Chiesa cattolica impone nel terzo comandamento di santificare le feste, questa, per un credente o praticante, non è una ragione per imporre a sensi di legge di andare a Messa. Se la Chiesa nel quarto e nel settimo comandamento condanna l’omicidio e il furto, questa, per un ateo, non è una ragione per depennare giuridicamente il reato di omicidio o di furto. Il laico non si scandalizza se il cardinale Ruini o i democratici di sinistra suggeriscono di non votare a un referendum - come il primo ha fatto a proposito di quello del prossimo 12 giugno e i secondi hanno fatto a proposito del referendum del 15 giugno 2003 sull’articolo 18, perché entrambi hanno diritto di parlare e di venire ascoltati o tenuti in non cale, ma non hanno diritto di esercitare la minima pressione. Un laico si sarebbe augurato che il Tguno del 10 maggio scorso (ore 20), oltre a dedicare giustamente ampio spazio al Comitato del sì ai referendum, avesse almeno nominato il Comitato Scienza e vita, di orientamento opposto, e si augura che le argomentazioni di Angelo Vescovi, scienziato e biologo contrario alla manipolazione embrionale che ha ottenuto notevolissimi risultati in esperimenti con cellule staminali adulte vengano ascoltate, anche dai media, non meno (nè più) di quelle di rispettabili ma meno significativi prelati concordi con lui o di quelle di Carlo Alberto Redi, scienziato su posizioni antitetiche. E un laico si augura pure che, comunque la si pensi in merito alla liceità dell’aborto, nessuno lo consideri una giusta misura anticrimine, come ha fatto, in un peregrino articolo, l’illustre economista di Chicago Steven Levitt, secondo il quale l’aborto, eliminando bambini indesiderati, elimina future persone destinate a diventare, causa le loro carenze affettive, criminali. Come ha scritto sul Piccolo del 26 aprile Francesco Magris, sembra di leggere quel racconto di Philip Dick in cui s’immagina un mondo nel quale la polizia, grazie agli indovini, prevede i crimini futuri e punisce i loro futuri possibili autori prima che li abbiano commessi.
Anche lo tsunami, secondo questo modo di ragionare, ha eliminato, fra le sue vittime, probabilmente qualche possibile futuro delinquente come qualche possibile futuro genio. Ma non è così che ragiona la ragiona laica, vale a dire la ragione tout-court...
Autore dell'articolo:
Claudio Magris
Data:
20 Maggio, 2005 - 12:00
Fonte:
Il Corriere della Sera


Caro direttore,
da lunedì 16 maggio su Radio tre va in onda tutte le mattine, dalle 10 alle 13.45, la trasmissione "Nascita di una nazione", curata da Ernesto Galli della Loggia e Giovanni Belardelli, avente per oggetto il Risorgimento.
E' vero: si è parlato anche delle insorgenze antigiacobine ed è stato intervistato sul tema il "nostro" Massimo Viglione (grazie tante, è il maggiore storico dell'argomento), così possono dire che hanno dato voce anche all'opposizione (però Viglione mica l'hanno sentito su Mazzini o sulla Massoneria o sul 20 settembre). Per il resto si tratta di una massiccia campagna filorisorgimentista, fatta con gran dispiego di mezzi e modellata ideologicamente sui bigini scolastici (quindi con qualche concessione postsessantottesca al gramscismo, ma con la solita pizza di Foscolo Manzoni Leopardi Verga De Sanctis). La sintesi di tale "linea" può essere considerata la domanda rivolta il 23 maggio da uno degli "esperti in studio" al prof. Salvatore Lupo: "Insomma, professore, tra i briganti e i liberali per chi DEVE simpatizzare l'italiano di oggi?". Risposta. "Per i liberali, perché quello che fecero alla lunga fu benefico anche per le plebi meridionali". Commento del grande storico "revisionista" Galli della Loggia: "Qui in studio direi che in molti condividiamo". I vari Angela Pellicciari, Sacchinelli, Izzo, de Antonellis, Rinaldi, Antonio Ciano e compagni, storici che hanno ribaltato con dovizia di argomenti la vulgata della conquista del Sud, manco citati. Dovremo quindi ancora ringraziare i "bravi piemontesi" per i massacri di Casalduni, di Pontelandolfo, di Campolattaro? E noi cattolici dovremo ancora ringraziarli per aver liberato la Chiesa dall'impaccio del potere temporale? Questo è il massimo per i regimi totalitari: convincere i sudditi che tutto è stato fatto per il loro bene.
Quindi, fra un Mazzini "non proprio massone", un Garibaldi "eroe popolare", un Cavour "grande statista", la deplorazione dell'"oscurantismo borbonico", dell'"autoritarismo austriaco" e dell'"anacronismo papalino", mi pare che la minestra sia sempre la stessa: mamma RAI vuole insegnarci anche "per chi DOBBIAMO simpatizzare" (chissà se trattasi di imperativo kantiano o di che altro). Nessuno dei soloni che si alternano al microfono (tutti di estrazione crociana o azionista) viene sfiorato dal sospetto che ciò che dicono non è altro che il loro parzialissimo punto di vista.
Franco Damiani
Villafranca Padovana (PD)