ricorda che per me "anarchia" è una bella parola, e i mercati finanziari, poi, li adoro (basta non fidarsene troppo)...Originally posted by Pieffebi
[B]Forse preferisci che i problemi del mondo siano risolti dall'anarchia dei mercati finanziari....


ricorda che per me "anarchia" è una bella parola, e i mercati finanziari, poi, li adoro (basta non fidarsene troppo)...Originally posted by Pieffebi
[B]Forse preferisci che i problemi del mondo siano risolti dall'anarchia dei mercati finanziari....


Per non parlare delle donne irachene costrette ad abortire sotto i bombardamenti...


La guerra come un giuochino? Ipocrita? Credo che neppure i komunisti abbiano una percezione così deformata della realtà, caro il mio "fariseo" (chiedo scusa agli amici ebrei, ma uso il termine nell'accezione polemica neo-testamentaria).Originally posted by AngelodiCentro
invece io sono coerente...almeno per quanto riguarda la mia coscienza. la conta delle vittime è un atto dovuto, perché NN C'E' PACE SENZA GIUSTIZIA...E NN C'E' GIUSTIZIA SENZA RISPETTO DELLA VITA UMANA. Questo per me, a differenza de "gli zozzoni", vale per ogni caso: sia per i regimi rossi che neri, sia per una grande democrazia amica e alleata dell'Italia, ma che a volte può sbagliare, sia per l'aborto che per la guerra che per la pena di morte che per qualsiasi offesa alla vita umana. questa è COERENZA. sei tu che sai benissimo di essere ipocrita, facendo passare la guerra come se fosse un giochino, e nn hai il coraggio di ammetterlo.
Shalom!!!
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Queste immagini da propaganda bellica non sono molto intelligenti da parte tua.


Quello viene fatto dagli Stati Uniti verso tutto il mondo... colpisci e terrorizza... lo dicono pure loro...


Poveretto.
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Dietro quelle immagini ci sono dei morti. Sull'11 settembre non gioivi allo stesso modo, carogna.


Ottimi argomenti. La Margherita ti attende, sii coerente. Loro non hanno concesso il sorvolo degli spazi aerei a chi massacra (evidentemente scientemente...sennò l'argomento è debole, visto che i morti vanno addossati a Saddam, per noi occidentali consapevoli) i civili nel sud dell'Iraq.Originally posted by AngelodiCentro
sicuramente nn l'avrò mai deformata come chi si riempie la bocca di "Shalom" ma allo stesso tempo continua a sostenere la guerra senza nemmeno avere il coraggio di dire "cari amici USA, nn fate sciocchezze, nn ripetete un nuovo Vietnam". A Baghad finora nessuna vittima civile...ma nel sud dell'Iraq...lasciamo perdere...
Ricordo che il Ministro Giovanardi (guerrafondaio anche lui?) ha definito nazista l'autore di un "corsivo" di Ballarò che ....faceva vedere dei bambini iracheni ...possibili vittime degli "imperialisti" guerrafondai americani. Degli imperialisti assassina-bambini NON si può, ne' si deve essere amici. Io sono loro amico perchè non li considero tali. Tertium non datur.
Shalom!!


AL di là delle chiacchiere il punto di vista degli "interventisti" liberali è sintetizzato magistralmente da questo articolo dell'ottimo, come al solito, Carlo Pelanda.... della fine dello scorso mese di gennaio, pubblicato sul quotidiano IL GIORNALE, e qui proposto nella versione originale tratta dal sito del professore.
da www.carlopelanda.com
" La Fatica di Atlante
Di Carlo Pelanda ( da IL GIORNALE 27 gennaio 2003)
Non è pensabile che l’Amministrazione Bush modifichi l’obiettivo di disarmare l’Irak, sostituendo con la forza Saddam Hussein, dopo averlo annunciato, confermato, ribadito e predisposto in termini di mobilitazione dell’apparato militare utile allo scopo. Perderebbe credibilità e darebbe un segnale che il potere regolatore globale è debole, innescando così più disordine nel pianeta e la conseguente necessità di maggiori costi e rischi futuri per sanarlo. D’altra parte è anche impensabile che il governo statunitense non sia preoccupato del rischio di spaccare l’Occidente e di delegittimare l’Onu. Pertanto il tentativo di combinare i due criteri comporta un breve rinvio dell’azione con il solo scopo di ricucire in extremis i dissensi e negoziare una più ampia coalizione di supporto. Questo è il succo del messaggio dato da Colin Powell, in linea con tutte le altre dichiarazioni sia pubbliche sia riservate fatte dall’Amministrazione Bush in questi giorni. Ed è la realtà: gli americani tenteranno fino all’ultimo, e perfino un qualcosa in più, di operare entro un quadro il più consensuale possibile. Poi andranno e bonificheranno, anche da soli se necessario.
Il punto, secondo me, da chiarire e capire realisticamente è che gli Usa non possono tornare indietro. La conseguenza, lasciate stare quanto agghiacciante, è che la valutazione del cosa pensare e fare si semplifica: o di qua o di la perché comunque si va. Di dubbi sulle modalità dell’azione americana ce ne possono essere tanti: scenario conclusivo ambiguo, rischi non calcolabili, ecc. Ma non ci possono essere dubbi sul merito. La rimozione di un dittatore ossessionato dalla politica di potenza e spietato nel controllo interno via repressione e ricatto è un atto sacrosanto. Poi non è accettabile il rischio che Saddam fornisca a reti terroristiche armamenti nucleari o, più probabilmente, biochimici. Perché un solo colpo riuscito di distruzione di massa (si parla di milioni di morti ad evento) getterebbe in depressione duratura, a causa di una crisi di fiducia strutturale, l’intero mercato globale. Molti di voi perderebbero il lavoro senza sperare di trovarne altro a breve, rileggetevi le cronache della grande depressione mondiale degli anni ’30 . E un solo colpo avrebbe tale effetto non solo se fosse lanciato contro l’America o l’Europa, ma in una qualsiasi parte del mondo. Per questo non è possibile usare metodi difensivi o, più tecnicamente, di solo "contenimento" contro il terrorismo. Non c’è altra via che quella di tentare di eliminare il pericolo alla fonte, in tre modi: (a) eliminare i gruppi guerriglieri dovunque; (b) riordinare o prendere il controllo dei Paesi disordinati affinché lì non possano insediarsi basi logistiche del terrore, per esempio l’Afghanistan; (c) eliminare o mettere sotto briglia i regimi aggressivi e proliferanti che potrebbero alimentare o usare le organizzazioni terroristiche. Tale via si chiama dottrina della "guerra preventiva". Forse non sarà moralmente giusta secondo categorie astratte, ma è nei fatti l’unico modo di difesa che abbiamo . Per questo non ci devono essere dubbi sul merito. Sono giustificate le perplessità sui modi? Nella primavera del 2002 ebbe temporaneamente influenza nell’Amministrazione Bush l’idea di un’azione unilaterale di bonifica dell’Irak, e altro, perché i rischi si stavano facendo più incombenti e l’analisi tecnica mostrava che non c’era difesa se non preventiva e con modalità di "blitz". Israele, inoltre, disperata perché accerchiata, devastata e senza un briciolo di solidarietà dal resto del mondo, anzi, America e pochi altri a parte, con la complicazione del ritorno di un feroce antisemitismo in Europa, comunicava riservatamente che temeva un colpo nucleare o chimico. E avvertiva: o bonificate voi o lo facciamo noi. Gli analisti americani, con i capelli ritti, scrivevano rapporti isterici ai politici: se Israele – con la capacità tecnologica di annichilire dieci Irak in un solo giorno - agisce perché non si sente protetta allora l’incendio sarà totale, regimi islamici moderati rovesciati dai fondamentalisti, guerra santa dappertutto. Quindi è comprensibile che qualcuno abbia pensato razionale il muoversi subito unilateralmente per non lasciare un vuoto di presidio e così calmare anche Gerusalemme . Poi, fortunatamente, le cose sono state prese in mano da una gestione saggia che puntava alla priorità della sicurezza, ma senza frammentare l’Occidente e delegittimare l’Onu. E si è accettato il rischio di dare un notevole vantaggio a Saddam (tempo) pur di ottenerlo. Posso ammettere che molte perplessità nascano dal vedere un’America che ha già deciso comunque di fare una cosa, ma che vuole farlo con il consenso degli altri senza averlo concordato bene prima. Posso ammettere che il concetto di guerra preventiva sia indigesto, soprattutto, a chi non ha per suo mestiere le informazioni tecniche che la giustificano . Ed infine posso ammettere che l’Amministrazione Bush non sia stata perfetta nel montare il caso, nel rivestirlo di buonismo e nel dare subito i prezzi chiesti da Francia (petrolio), Germania (vantaggi geoeconomici), Russia (più zone d’influenza) e Cina (peso maggiore negli affari asiatici) per dare il consenso. Queste le imperfezioni. Ma pesano molto meno della "fatica di Atlante": una nazione condannata a presidiare da sola la sicurezza del pianeta intero. Gli dovremmo chiedere anche la perfezione? Siamo seri, nella scelta netta sostengo il gigante affaticato, ma grazie a Dio coraggioso . "
Occorre con realismo analizzare la situazione nella sua concretezza e poi scegliere da che parte stare...... che non è mai il bene contro il male assoluti, giacchè il manicheismo non è realista e serve solo al propagandismo spicciolo, come le foto dei bambini feriti, come se di bambini feriti non ce ne fossero in tutto il mondo da almeno 30 conflitti dimenticati..... senza che nessun politico importante del mondo se ne occupi o preoccupi in modo lontanamente sufficiente. Da quanto tempo i cristiani del sud del Sudan vengono massacrati dai governativi islamici? Eppure neppure il Vaticano alza la voce più di tanto...realisticamente....per non peggiorare i rapporti generali con l'ISLAM e peggiorare le cose. Anche il Santo Padre, a volte, conosce le regole "ciniche" della realpolitik. La stessa cosa vale per Papa PIO XII che in troppi, anche gli amici ebrei, accusano di complicità con il nazismo..... quando al massimo può essere stato responsabile, in talune occasioni, di eccesso di prudenza. Una prudenza tuttavia nelle sue linee essenziali DOVUTA, per non causare lutti peggiori.
Saluti liberali


da www.adnkronos.com
" Angius: ''Atto gravissimo''. Violante: ''Espulsioni segno di belligeranza dell'Italia''
Frattini: ''Per i 4 diplomatici solo invito a partire''
Il titolare della Farnesina spiega: ''Nessuna modifica nei rapporti tra Italia e Iraq''
Roma, 23 mar. - (Adnkronos) - Tra Italia e Iraq ''non ci sara' alcuna modifica dei rapporti, dopo l'invito a partire'' a quattro diplomatici iracheni accreditati presso la sezione di interessi di Baghdad a Roma. Lo ha chiarito il ministro degli Esteri Franco Frattini, precisando che ''il capo di questa rappresentanza restera' in servizio con le sue funzioni, altri impiegati rimarranno ugualmente''.
Intervenuto a ''Domenica in'', il titolare della Farnesina ha detto che sulla questione ''riferira' in modo piu' dettagliato in Parlamento''. ''Vorrei comunque sottolineare che ci siamo comportati ne' piu' ne' meno come si sono comportati altri Paesi europei, Svezia, Finlandia, Austria, Canada, Germania, che pure ha assunto una posizione fortemente critica - ha aggiunto Frattini - Sono delle procedure che nelle relazioni diplomatiche sono assolutamente normali, che riguardano singoli casi, non c'entra assolutamente nulla l'alterazione delle relazioni che esistono, tanto e' vero che la sezione di interessi resta regolarmente aperta e funzionante''.
Nei giorni scorsi, il dipartimento di Stato americano aveva chiesto a circa 60 Paesi di espellere diplomatici e altre personalita' irachene, accusate di essere in realta' agenti del regime. La formula della richiesta ai diplomatici di lasciare il Paese presso il quale sono stati accreditati si usa solitamente per indicare l'incompatibilita' delle funzioni svolte con il loro status.
Alla notizia, l'Ulivo ha criticato duramente la scelta del governo. Per il presidente dei senatori Ds, Gavino Angius si tratta ''di una decisione gravissima che conferma che l'Italia e' in guerra''. E rappresenta ''l'ennesima prova delle bugie che questo governo continua a raccontare agli italiani''. Chiarisce il presidente dei Ds, Luciano Violante: ''Mentre il presidente del Consiglio dichiara in Parlamento che l'Italia e' un Paese non belligerante il suo governo adotta misure, su richiesta degli Stati Uniti, che possono essere assunte solo nel caso di guerra dichiarata contro il Paese che viene sottoposto alle misure oggi assunte contro l'Iraq''. I Ds chiedono che il governo ''riferisca immediatamente, nelle commissioni parlamentari gia' convocate, delle ragioni di questa decisione e dell'eventuale cambiamento di status del nostro Paese nei confronti dell'Iraq''.
Il capogruppo del Pdci alla Camera Marco Rizzo ha detto che ''l'espulsione dimostra chiaramente che l'Italia e' in guerra contro l'Iraq a differenza di tutte le dichiarazioni finora rese dal ministro degli Esteri e dal governo italiano nel suo complesso. Riteniamo che questo atto molto grave pregiudichi ulterirmente l'atteggiamento italiano nei confronti della comunita' internazionale e pertanto chiediamo urgentemente che il governo venga a riferire in Parlamento''. "
Saluti liberali