Affus, il to messaggio precedente è pieno di approssimazioni ed errori teologici e dottinari, anche gravi, fra i quali è difficile mettere ordine. Alcuni punti meritano però qualche cenno.
Per quanto riguarda la lettura delle Sacre Scritture, se ad ogni fedele, per "devozione personale", fosse consentito di accostarsi ad esse, oltretutto in traduzione, quindi potenzialmente devianti rispetto ai testi canonici, di interpretarle a suo piacere, e oltretutto di doffonderle, saremmo nella totale anarchia dottrinale, quindi la tua "devozione personale" è mera eresia, di connotazione protestante ed evangelica.
Per quanto riguarda tradizione, modernismo e Concilio, la tua posizione ci pone su piani di incompatibilità assoluta e comporta che, poiché facciamo riferimento a sistemi di valori inconciliabili, ogni confronto sulle questioni specifiche fra noi che discenda da valori minimamente condivisi abbia poco senso; tuttavia, poiché ci sono anche questioni oggettive, è il caso di affrontarle. La tua posizione è eretica e non cattolica, come lo è la chiesa postconciliare, perché gli atti devianti dei papi non hanno a che fare con la loro condotta personale (di papi corrotti ce ne sono stati tanti nella storia della Chiesa, e infinitamente più corrotti degli attuali, ma mai hanno proclamato posizioni eretiche), né tantomeno sulla loro fede o le loro opinioni di uomini privati, ma riguardano il loro magistero. Basta leggere i documenti ufficiali del concilio, per rendersi conto della loro totale incompatibilità logica con le affermazioni, per esempio, dell'enciclica Quanta Cura, di Pio IX, tanto per citare il documento più famoso. La giustificazione secondo cui il Vaticano II aveva carattere pastorale e non dogmatico è irrilevante, perché dei documenti ufficiali di un concilio ecumenico, insieme a tutta una serie di encicliche successive, fanno magistero e contengono affermazioni solenni che debbono essere prese sul serio e non come mere opinioni personali. Tu e tutti quelli come te, cercate di far convivere le affermazioni con il loro esatto opposto, di conciliare l'inconciliabile e di dimostrare, con acrobazie concettuali, che il nero e il bianco sono la stessa cosa e che una affermazione e la sua negazione sono compatibili. La realtà è che dietro questi equilibrismi del pensiero, peraltro grossolani, si nasconde la vostra tolleranza e piena acquiescenza di fatto nei confronti della modernità, del marxismo, del protestantesimo, del pirronismo e del relativismo religioso e di tutto ciò che di anticattolico e disgregatore è stato accettato dai papi ultimi, massoni chiaramente infiltrati che operano per un disegno satanico, che consiste nel minare le basi della chiesa e della verità cattolica, fino a inficiarne l'essenza in toto e secolarizzare la società e lasciarla alla mercè dei vari infedeli (islamici, giudei...) e delle loro dottrine aberranti. Non basta certo dichiararsi a parole nemici di tali dottrine e deviazioni, per allontanare l'accusa di appoggiarle, quando tutto il resto del proprio sistema di pensiero va nel senso della loro giustificazione. Come ho già detto, l'eresia non si è mai proclamata tale, anzi, pur professando le posizioni più ardite e temerarie, si è sempre autoqualificata come fedele e ortodossa.
Quanto alla messa e ai "molti" e ai "tutti", il "pro multis" del canone tridentino ci arriva direttamente dal Vangelo. Qualunque cosa significhi, alterarlo comporta ingenerare un grave equivoco sul significato della formula e sulle implicazioni dottrinali che essa ha, equivoco che, guarda caso, va come al solito nel senso dell'ossequio all'infedele, a te tanto caro.
Quando poi parli di legame fra ebraismo e cristianesimo e di origini ebraiche del cristianesimo, cadi in un'altra grave inesattezza, che nasce dallo stesso impulso ecumenico (nel senso deviato dei modernisti) e relativista: la tua affermazione può essere accettabile in un contesto di studio antropologico di carattere positivo e laico, cioè secondo metodi già condannati ampiamente dalla Chiesa, ma da un punto di vista cattolico non è il cristianesimo a discendere dall'ebraismo, quasi fosse un fenomeno meramente umano, ma è l'ebraismo, o meglio, il mosaismo, a preparare il cristianesimo. Quando tu parli del cristianesimo come di una continuazione dell'ebraismo, fai cadere l'assolutezza e universalità del messaggio cristiano nella limitatezza di una religione etnica (se le parole hanno un senso) e riconduci Dio agli Ebrei, anzicché viceversa. Semmai, dal punto di vista cristiano, gli Ebrei, possono essere serviti a un disegno divino, in funzione di una mera preparazione rispetto alla completezza della Rivelazione, di fronte alla quale essi hanno tradito il mandato e si sono dimostrati indegni, dunque sono per il cattolico il popolo più colpevole e criminale della terra, avendo goduto di un'elezione divina, sia pure come tramiti, ed essendosene dimostrati sommamente indegni, al punto di decidere e attuare l'uccisione di Dio stesso, crimine che credo nessun altro popolo della terra abbia mai osato perpetrare. La tua simpatia per loro e la tua tendenza a voler capovolgere questo schema, quasi considerando i giudei come portatori di verità e massimamente degni, è l'espressione del peggiore conformismo moderno, solo meglio mascherata, e discende dalla novella tolleranza verso tutti i popoli, compresi i più abbietti e vieppiù verso i disgregatori dell'ordine costituito e i nemici del bene, della verità e di Dio.




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