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  1. #21
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    Originally posted by cornelio
    Io da quello che sto vedendo ultimamente, mi rendo conto che è un ambiente terribilmente diviso, privo di qualsivoglia spirito unitario e che non sa veramente dove andare, diviso tra nostalgismi, tentativi di dialogo con altre realtà politiche, demonizzazioni e ghettizzazioni. Forse quello che manca è veramente un leader carismatico che coaguli intorno a sè un fascio di forze capaci di affrontare i tempi attuali abbandonando l'accessorio per far emergere unicamente l'essenziale.

    Concordo pienamente, perchè nella quintessenza del pensiero estremistico di destra non esiste la stessa senza il concetto del potere assoluto. Non c'è peraltro potere assoluto senza un leader assoluto, come non ci sarebbe stato il Fascismo senza Mussolini, il Nazionalsocialismo senza Hitler, il periodo napoleonico senza Napoleone, le monarchie assolute senza un re e .......anche se con i dovuti distinguo, Forza Italia e la cdl senza Berlusconi ed il Berlusconismo.
    La difficoltà sta nel trovare capi carismatici, di spessore e che soprattutto nella peculiarietà che contraddistingue l'estremismo di destra, sappiano rinunciare alle tentazioni legate ai vantaggi della politica orientata al centro e quindi alle stanze del potere, ma che si battano in ottiche idealistico-rivoluzionarie per gli interessi del popolo. E dove lo trovi oggi un individuo del genere?
    Bisognerebbe "clonare" qualcuno del passato.
    Un saluto.

  2. #22
    Paul Atreides
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    Originally posted by cornelio
    Io da quello che sto vedendo ultimamente, mi rendo conto che è un ambiente terribilmente diviso, privo di qualsivoglia spirito unitario e che non sa veramente dove andare, diviso tra nostalgismi, tentativi di dialogo con altre realtà politiche, demonizzazioni e ghettizzazioni. Forse quello che manca è veramente un leader carismatico che coaguli intorno a sè un fascio di forze capaci di affrontare i tempi attuali abbandonando l'accessorio per far emergere unicamente l'essenziale.
    L'ambiente è sempre stato diviso dal punto di vista ideologico. Semplicemente c'era il Msi che faceva da centro di cristallizzazione [fino alla metà degli anni '50 e dagli anni '70 in poi] ma niente di più.

    Quindi, lasciamo stare quest'altro refrain

    Il punto riguarda le proposte, ed è qui che siamo alla frutta. Soprattutto, siamo alla frutta per quanto riguarda le proposte concrete e argomentate. Ad esempio, il fatto che tu parli ancora dei 18 punti di Verona lo trovo discutibilissimo. Ma davvero pensi che oggi abbiano senso proposte del genere con la delocalizzazione delle imprese, le filiere di produzione globali, un mercato finanziario-monetario che copre il 95% degli scambi globali, la fine del modello fordista, la crisi del welfare, le dismissioni/privatizzazioni, la flessibilità e la trasformazione del mercato del lavoro, ecc ecc? Pensi che di fronte a cambiamenti sistemici di questa portata, si possa ancora parlare di ''socializzazione delle imprese'', ''partecipazione'' ecc ecc., cioè usare formule di 60 anni fa?

    In quanto al ''leader carismatico'' è cosa che ho risolto tanti anni fa. Franco Giorgio Freda

  3. #23
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    Originally posted by Paul Atreides
    L'ambiente è sempre stato diviso dal punto di vista ideologico. Semplicemente c'era il Msi che faceva da centro di cristallizzazione [fino alla metà degli anni '50 e dagli anni '70 in poi] ma niente di più.

    Quindi, lasciamo stare quest'altro refrain

    Il punto riguarda le proposte, ed è qui che siamo alla frutta. Soprattutto, siamo alla frutta per quanto riguarda le proposte concrete e argomentate. Ad esempio, il fatto che tu parli ancora dei 18 punti di Verona lo trovo discutibilissimo. Ma davvero pensi che oggi abbiano senso proposte del genere con la delocalizzazione delle imprese, le filiere di produzione globali, un mercato finanziario-monetario che copre il 95% degli scambi globali, la fine del modello fordista, la crisi del welfare, le dismissioni/privatizzazioni, la flessibilità e la trasformazione del mercato del lavoro, ecc ecc? Pensi che di fronte a cambiamenti sistemici di questa portata, si possa ancora parlare di ''socializzazione delle imprese'', ''partecipazione'' ecc ecc., cioè usare formule di 60 anni fa?

    In quanto al ''leader carismatico'' è cosa che ho risolto tanti anni fa. Franco Giorgio Freda
    I 18 punti di Verona non parlano esclusivamente di socializzazione, che comunque non è mai stata sperimentata fino in fondo e, quindi, non si può dire se sia superata oppure no.
    Essendo formule di 60 anni fa sono automaticamente obsolete?Mi sembra un ragionamento di natura storicistica e basta, sicuramente l'economia è cambiata e dovranno necessariamente cambiare i rapporti con essa, ma se cominciamo a pensare che è l'uomo che la deve controllare e non, invece, che la deve esclusivamente subire come fosse dotata di vita propria, già sarebbe un ottimo viatico.
    Critichi la socializzazione, benissimo, cosa proporresti per contrastare la disgregazione dello Stato sociale?

  4. #24
    Orazio Coclite
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    Originally posted by Paul Atreides
    Orazio, ma sei davvero convinto che sia colpa del ''sistema''? Queste analisi avevano un senso 40 anni fa, in quanto indice di una nuova consapevolezza politica ma oggi mi sembra che siano semplicemente autoassolutorie. Per cui, delle due l'una: o l'ambiente a distanza di 40 anni non ha ancora recepito e allora qualche ''tara'' ce l'ha, oppure è totalmente eterodiretto, totalmente succube del sistema e allora qualche ''tara' ' ce l'ha lo stesso.
    E in questo caso, è assolutamente necessario fare la...tara dell'ambiente
    Paul, la mia è stata la tipica risposta da forum telematico, da cui non si può certo pretendere una disamina troppo profonda o l'andare a sviscerare a fondo un problema, dovendo rimanere invece su alcuni punti essenziali. Secondo la mia modesta analisi, se da un punto di vista è vero che la cosìdetta 'Area', vuoi a causa di una criminalizzazione subita negli anni e che ha portato ad una ghettizzazione, in cui sia il nostalgismo che l'anticomunismo più retrivo (e molti altri fattori) ne hanno ancorato le velleità e gli intenti a progetti spesso già morti in partenza, è vero anche che queste colpe connaturate all''Area' non negano a priori un'ulteriore colpa delle stesse forze esterne che ne hanno determinato la ghettizzazione. In una visione più vasta si potrebbe quindi identificare le colpe dell''Area' come provenienti da condizionamenti esterni.

    Non è, secondo me, una questione liquidabile con giudizi sommari. Spesso la somma degli insiemi non dà il totale, altre volte si. Riconosco i miei limiti e ritengo magari che qualcun'altro saprebbe farne un'analisi più lucida.

    Ad maiora!

  5. #25
    Orazio Coclite
    Ospite

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    Originally posted by Paul Atreides
    In quanto al ''leader carismatico'' è cosa che ho risolto tanti anni fa. Franco Giorgio Freda
    Vedo che rimani un soldato fedele alla consegna data. Credi che sarà possibile, ancora una volta, la discesa di Freda nell'agone politico (cosa di cui per ovvi motivi dubito, ma che mi andava di chiederti)?

  6. #26
    Paul Atreides
    Ospite

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    Originally posted by cornelio
    I 18 punti di Verona non parlano esclusivamente di socializzazione, che comunque non è mai stata sperimentata fino in fondo e, quindi, non si può dire se sia superata oppure no.
    Essendo formule di 60 anni fa sono automaticamente obsolete?Mi sembra un ragionamento di natura storicistica e basta, sicuramente l'economia è cambiata e dovranno necessariamente cambiare i rapporti con essa, ma se cominciamo a pensare che è l'uomo che la deve controllare e non, invece, che la deve esclusivamente subire come fosse dotata di vita propria, già sarebbe un ottimo viatico.
    Critichi la socializzazione, benissimo, cosa proporresti per contrastare la disgregazione dello Stato sociale?
    Certo che sono obsolete. Non si tratta mica di verità metafisiche ma di semplici proposte economico-politiche, in quanto tali necessariamente condizionate dai tempi

    Io non critico la socializzazione per partito preso. La critico perchè non è più all'altezza dei tempi

    Di ricette non ne ho perché se le avessi sarei da Nobel. Sicuramente, però, so che la situazione attuale richiede risposte nuove.

    Il capitalismo socialmente ammortizzato, tipico del welfare, della piena occupazione, del lavoro salariato garantito come tipologia pedominante, del legame territoriale tra produzione, cooperazione e impresa, è tramontato. Il lavoro resta locale MA il capitale è diventato globale dando vita ad un ''job-sharing'' transnazionale dove a dettare le regole è il capitale [senza contare che nell'economia globale altamente produttiva si produce di più ma con un fabbisogno di lavoro umano sempre minore]

    Allora, prima delle ricette, è necessaria una presa d'atto di quel che succede, senza cullarsi nei bei sogni del tempo che fu



    Possibili [assolutamente sommarie] alternative:

    Flessibilizzazione come politica della redistribuzione, ovvero riduci i costi e non gli occupati [non è il ''McJobber''] in modo da recuperare maggiori quote d'investimento da riversare nella produzione

    Formazione professionale a carico delle aziende

    Concertazioni collettive [via europea del neo corporativismo]. Da collegare al punto 1. Ovvero niente flessibilizzazione ''deregolata''

    Flessibilità burocratica nel lavoro [con garanzie immutate per il lavoratore]. Da equilibrare col punto precedente

    Welfare razionalizzato [pochi servizi ma efficienti e aperti a tutti; sostanzialmente sanità e previdenza].

    Niente lavori totalmente improduttivi [con funzioni di ammortizzamento sociale] a carico dello stato

    Sussidi di disoccupazione ''a tempo''

    Federalismo reale

    Lo Stato come unico depositario della sovranità monetaria

  7. #27
    Paul Atreides
    Ospite

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    Originally posted by Orazio Coclite
    Vedo che rimani un soldato fedele alla consegna data. Credi che sarà possibile, ancora una volta, la discesa di Freda nell'agone politico (cosa di cui per ovvi motivi dubito, ma che mi andava di chiederti)?
    Allo stato attuale penso di poterlo escludere ''in toto''

    Ma la politica è nel flusso del divenire, quindi non si può mai dire

    Ciao

    Come curiosità: quest'anno festeggio il quindicennale della consegna

  8. #28
    Paul Atreides
    Ospite

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    Originally posted by Orazio Coclite
    Paul, la mia è stata la tipica risposta da forum telematico, da cui non si può certo pretendere una disamina troppo profonda o l'andare a sviscerare a fondo un problema, dovendo rimanere invece su alcuni punti essenziali. Secondo la mia modesta analisi, se da un punto di vista è vero che la cosìdetta 'Area', vuoi a causa di una criminalizzazione subita negli anni e che ha portato ad una ghettizzazione, in cui sia il nostalgismo che l'anticomunismo più retrivo (e molti altri fattori) ne hanno ancorato le velleità e gli intenti a progetti spesso già morti in partenza, è vero anche che queste colpe connaturate all''Area' non negano a priori un'ulteriore colpa delle stesse forze esterne che ne hanno determinato la ghettizzazione. In una visione più vasta si potrebbe quindi identificare le colpe dell''Area' come provenienti da condizionamenti esterni.

    Non è, secondo me, una questione liquidabile con giudizi sommari. Spesso la somma degli insiemi non dà il totale, altre volte si. Riconosco i miei limiti e ritengo magari che qualcun'altro saprebbe farne un'analisi più lucida.

    Ad maiora!
    Io credo che la ghettizzazione abbia sicuramente giocato un ruolo rilevante [anche nel fomentare vittimismi vari]. Ma un ruolo rilevante nella scarsa diffusione esterna delle nostre idee. Altro, mi pare, è il discorso di quali idee all'interno dell'area abbiano goduto di maggiore o minore diffusione e popolarità.

    E' vero, poi, che la ghettizzazione può dar vita, per reazione, a fenomeni di irrigidimento ideologico o a patetici tentativi di aggrapparsi a formule politiche logore pur di veder preservata la propria ''identità'' politica. Ma è altrettanto vero che qui, ossia nella capacità di mettersi in gioco, si misura la capacità politica e di analisi di un ambiente, lasciando perdere quel che Damiano giustamente definisce il ''passato-che-paralizza''

    Ciao

  9. #29
    Paul Atreides
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    Cornelio, allora? Nulla da dire?

  10. #30
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    Originally posted by Paul Atreides
    Certo che sono obsolete. Non si tratta mica di verità metafisiche ma di semplici proposte economico-politiche, in quanto tali necessariamente condizionate dai tempi

    Io non critico la socializzazione per partito preso. La critico perchè non è più all'altezza dei tempi

    Di ricette non ne ho perché se le avessi sarei da Nobel. Sicuramente, però, so che la situazione attuale richiede risposte nuove.

    Il capitalismo socialmente ammortizzato, tipico del welfare, della piena occupazione, del lavoro salariato garantito come tipologia pedominante, del legame territoriale tra produzione, cooperazione e impresa, è tramontato. Il lavoro resta locale MA il capitale è diventato globale dando vita ad un ''job-sharing'' transnazionale dove a dettare le regole è il capitale [senza contare che nell'economia globale altamente produttiva si produce di più ma con un fabbisogno di lavoro umano sempre minore]

    Allora, prima delle ricette, è necessaria una presa d'atto di quel che succede, senza cullarsi nei bei sogni del tempo che fu



    Possibili [assolutamente sommarie] alternative:

    Flessibilizzazione come politica della redistribuzione, ovvero riduci i costi e non gli occupati [non è il ''McJobber''] in modo da recuperare maggiori quote d'investimento da riversare nella produzione

    Formazione professionale a carico delle aziende

    Concertazioni collettive [via europea del neo corporativismo]. Da collegare al punto 1. Ovvero niente flessibilizzazione ''deregolata''

    Flessibilità burocratica nel lavoro [con garanzie immutate per il lavoratore]. Da equilibrare col punto precedente

    Welfare razionalizzato [pochi servizi ma efficienti e aperti a tutti; sostanzialmente sanità e previdenza].

    Niente lavori totalmente improduttivi [con funzioni di ammortizzamento sociale] a carico dello stato

    Sussidi di disoccupazione ''a tempo''

    Federalismo reale

    Lo Stato come unico depositario della sovranità monetaria
    Tu pensi che la socializzazione non possa proprio aver spazio tra le soluzioni che hai elencato?

 

 
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