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  1. #101
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    Originally posted by Red River
    Credo che questo sia un punto centrale nella discussione su questo referendum e sul comportamento da tenere....

    E il mobbing viene anche dal capo, non solo dai dipendenti.
    A mio avviso, al centro della discussione dovrebbe esserci la situazione reale.
    Tutti a parlare dll'indennizzo da prefereire al reintegro.
    Ma sino a prova contraria, non è questo in discussione.
    I lavoratori delle imprese sino a 15 dipendenti non possono usufruire dell'art. 18 e nessuno gli ha mai alzato l'indennizzo.
    Ora, cosa diciamo a costoro?
    Molto meglio l'indennizzo all'art. 18, quindi il referendum è sbagliato.
    Risultato finale del 16 giugno: niente indennizzo e niente reintegro.
    Perché qui, parliamoci chiaro, nessuno è in grado di dimostrare che domani sarà possibile fare quello che non è mai stato fatto.
    La contrapposizione tra art. 18 e congruo indennizzo, infatti, sa tanto di presa in giro proprio perché ci si rivolge a chi, oggi, non ha nessundo dei due.

  2. #102
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    Originally posted by Red River
    Credo che questo sia un punto centrale nella discussione su questo referendum e sul comportamento da tenere....

    E il mobbing viene anche dal capo, non solo dai dipendenti.
    Questo invece è un argomento debolissimo.
    Quello che è più evidente oggi è la ricattabilità di certi imprenditori sui lavoratori delle PMI.
    Il rapporto di lavoro è anche rapporto di fiducia solo quando entrambi le parti sono tutelate. Quando viene a mancare una di queste non esiste più un rapporto di fiducia: fin dall'inizio, non dal momento in cui viene licenziato il lavoratore.
    Inoltre vorrei proprio sapere a quale "indenizzo" possono essere interessati quei lavoratori che sono licenziati a pochi mesi dalla pensione. E sono tantissimi.

    P.G.
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

    Partigiano antifascista, Venezia, 1943





  3. #103
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    Originally posted by Red River
    Ti ripeto, da fonti dirette di chi doveva partecipare alla Conferenza programmatica di Bari, che la Conferenza non si è tenuta, c'è stato solo l'intervento iniziale di Stefano Fancelli e quello di Piero Fassino, ma non c'è stata nessuna Conferenza programmatica, perché è morto un ragazzo della SG di Napoli.
    Purtroppo la tendenza della maggioranza della SG dalle dichiarazioni di Fancelli è chiara, anzi chiarissima. Il Tavolo stop precarietà del Social forum ha già inviato una lettera di polemica con la Sg all'Unità. Il senatore DS Grandi ha liquidata la SG così: "E' una iniziativa che non ha alcun impatto come tutte quelle della SG".

    P.G.
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

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  4. #104
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    Originally posted by Paddy Garcia
    Questo invece è un argomento debolissimo.
    Quello che è più evidente oggi è la ricattabilità di certi imprenditori sui lavoratori delle PMI.
    Il rapporto di lavoro è anche rapporto di fiducia solo quando entrambi le parti sono tutelate. Quando viene a mancare una di queste non esiste più un rapporto di fiducia: fin dall'inizio, non dal momento in cui viene licenziato il lavoratore.
    Inoltre vorrei proprio sapere a quale "indenizzo" possono essere interessati quei lavoratori che sono licenziati a pochi mesi dalla pensione. E sono tantissimi.

    P.G.
    Secondo questo ragionamento quindi in una impresa a conduzione familiare, sotto ai 15 dipendenti, manca un rapporto di fiducia tra datore di lavoro e dipendenti perché una parte non è tutelata?

  5. #105
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    Originally posted by Paddy Garcia
    Purtroppo la tendenza della maggioranza della SG dalle dichiarazioni di Fancelli è chiara, anzi chiarissima. Il Tavolo stop precarietà del Social forum ha già inviato una lettera di polemica con la Sg all'Unità. Il senatore DS Grandi ha liquidata la SG così: "E' una iniziativa che non ha alcun impatto come tutte quelle della SG".

    P.G.
    No, sono posizioni sue. La discussione su questo argomento in Sinistra Giovanile nazionale si deve ancora fare. Se poi vuoi dire che probabilmente le posizioni del Presidente nazionale dovrebbero passare, questo è un altro discorso, ma tengo a precisare che dibattito non ce ne è ancora stato, di conseguenza non c'è ancora una posizione della SG, come d'altronde non c'è ancora quella dei DS.

    E spero vivamente che quei cazzo di problemi che stanno nei DS non vengano trasportati anche in SG.... sarebbe veramente la fine, la spaccatura starebbe a momenti...

  6. #106
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    Originally posted by Red River
    Secondo questo ragionamento quindi in una impresa a conduzione familiare, sotto ai 15 dipendenti, manca un rapporto di fiducia tra datore di lavoro e dipendenti perché una parte non è tutelata?
    Perchè, in una impresa a conduzione familiare potrebbe esserci un licenziamento ingiusto per motivo disciplinare e non economico? Mi pare alquanto improbabile, e il licenziamento per giusta causa non è materia del referendum.

    Senza lo scudo protettivo dell'articolo 18, quante sarebbero le cause per mobbing, per essere riconosciuti come dipendenti, per avere gli straordinari in busta paga? Pochissime e qualunque avvocato del lavoro te lo può dire. Sarebbero pochissime perchè nessuno avrebbe il coraggio di denunciarle, così come accade nelle aziende sotto i 15 dipendenti.

    P.G.
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

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  7. #107
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    Originally posted by Red River
    Se poi vuoi dire che probabilmente le posizioni del Presidente nazionale dovrebbero passare, questo è un altro discorso, ma tengo a precisare che dibattito non ce ne è ancora stato, di conseguenza non c'è ancora una posizione della SG, come d'altronde non c'è ancora quella dei DS.
    Proprio perchè non c'è stata nessuna presa di posizione ufficiale fa bene il social forum a prendere posizione contro le scellerate dichiarazioni di Facelli affinchè non passi inosservata, anche agli iscritti della SG, questa contraddizzione insopportabile.

    P.G.
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

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  8. #108
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    Originally posted by Red River
    No, sono posizioni sue. La discussione su questo argomento in Sinistra Giovanile nazionale si deve ancora fare.
    Inoltro l'intervento proprio di Facelli sul Manifesto, dove parla in modo plurale non certo in prima persona.

    INTERVENTO
    Con gli esclusi senza sì e senza no
    STEFANO FANCELLI *


    La Sinistra giovanile concorda con coloro che ritengono che questo referendum sia rivolto contro il sindacato e la sinistra. L'uso dei referendum per questioni concernenti i diritti dei lavoratori e il mercato del lavoro è a nostro avviso dannoso perché svuota il ruolo delle rappresentanze sociali, contribuisce alla demolizione delle strutture intermedie di rappresentanza (perseguita dal Governo con il ricorso alle deleghe e con l'accantonamento della concertazione) e si sostituisce al dialogo tra le parti sociali e al loro autonomo confronto col Parlamento. Oggetto del referendum è l'estensione del reintegro obbligatorio alle piccole imprese: uno strumento di tutela del diritto, garantito a tutti i lavoratori a tempo indeterminato, a non essere licenziati senza giusta causa. L'ipotesi di uniformazione della tutela in caso di licenziamento ingiustificato è stata scartata storicamente dal movimento sindacale, proprio sulla base della specificità delle piccole imprese: quella specificità resta e ad essa si aggiungono per quelle imprese nuovi problemi come l'accesso al credito, la formazione dei dipendenti, l'estensione degli ammortizzatori sociali.

    Questo referendum non fa i conti con i mutamenti del mercato del lavoro, con i 700 mila lavoratori interinali, con i 2 milioni di CoCoCo: lavoratori lontani, purtroppo, dalle forme tradizionali di rappresentanza politica e sociale e esclusi dall'attuale sistema di tutele e dal welfare. Sono quei lavoratori che con il loro contratto di collaborazione non sono in condizione di affittare da soli una casa o comprare un motorino a rate, che hanno insufficienti tutele anche in caso di maternità, paternità, infortunio o malattia; sono quelli che avranno una pensione inferiore ai 100 euro mensili: per loro il referendum è inutile, o peggio dannoso perché può aumentare il ricorso ai lavori precari o al lavoro nero. La scelta tra Sì o No è una scorciatoia: questi lavoratori hanno bisogno di tutele comuni a tutti ma «ritagliate» sulle loro condizioni specifiche, definite per legge o con i contratti, hanno bisogno di un welfare che li includa e non li lasci in balìa delle disuguaglianze familiari.

    Il comitato degli esclusi dal referendum è uno strumento con il quale dare loro voce. La Sinistra giovanile ha un obiettivo preciso, coerente con la propria autonomia e identità e con il percorso che ci ha visti in piazza e nel movimento in questi mesi: sfidare la sinistra a uscire dalle sterili divisioni e lotte tra ceto politico (di cui questo referendum è figlio) e rispondere alle domande della nostra generazione.

    La nostra proposta vuole provocare questa discussione non più rimandabile. E se le sollecitazioni che poniamo da anni, incontrano una risposta nella «Carta dei diritti» proposta dai Ds, noi la sottoscriviamo, perché non siamo un logo. Dietro il brand Sinistra giovanile, osservando senza pregiudizi o senza ansie di collocazione nello sterile dibattito interno ai Ds, si possono trovare valori e la loro traduzione in azione politica.

    * Presidente nazionaleSinistra giovanile
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  9. #109
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    Originally posted by Montalbano
    Anche da questo si capisce che tu sei completamente fuori di testa. Fatti ricoverare...
    Perche' te non lo hai rimpiazzato il tuo cugino ?

  10. #110
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    Predefinito la fonte è attendibile?

    Originally posted by Paddy Garcia
    Inoltro l'intervento proprio di Facelli sul Manifesto, dove parla in modo plurale non certo in prima persona.

    La nostra proposta vuole provocare questa discussione non più rimandabile. E se le sollecitazioni che poniamo da anni, incontrano una risposta nella «Carta dei diritti» proposta dai Ds, noi la sottoscriviamo, perché non siamo un logo. Dietro il brand Sinistra giovanile, osservando senza pregiudizi o senza ansie di collocazione nello sterile dibattito interno ai Ds, si possono trovare valori e la loro traduzione in azione politica.

    * Presidente nazionaleSinistra giovanile
    Ma qualcuno ha spiegato al ragazzo che D'Alema non è più Presidente del Consiglio?
    Ma il ragazzo ha presente da dove nasce quel mondo del lavoro per il quale ardentemente si batte contrastando, in primo luogo, l'estensione dell'art. 18?

    Dai, non posso credere che sia tutto vero.
    Sarebbe veramente troppa ingenuità e troppa faccia tosta.
    E' un falso!

 

 
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