PROSEGUONO LE VIOLENZE. KADYROV SI INSEDIA
25 Ottobre 2003
24 Ottobre – Otto morti nelle ultime 24 ore: è il bilancio di una nuova giornata di violenze tra esercito russo e ribelli ceceni.
In particolare, secondo ufficiali dell'amministrazione filogovernativa di Grozny, la guerriglia avrebbe sferrato almeno 20 attacchi contro le postazioni federali in tutta la regione, uccidendo 5 soldati e ferendone altri 12.
Presso la capitale, altre due imboscate compiute con razzi e mine radiocomandate avrebbero provocato la morte di altri tre militari, mentre nella città di Gudermes, due ufficiali locali dei Servizi Segreti hanno perso la vita nello scoppio di un ordigno.
Militare dell'esercito russo
Ancora a Grozny, testimoni riportano che un gruppo di uomini armati e mascherati hanno aperto il fuoco contro un gruppo di civili all'interno di un bar, uccidendone uno e ferendone un altro; successivamente, altre due persone sono state condotte forzatamente a bordo di un veicolo.
Stanotte, secondo l'agenzia russa Interfax, sei sminatori russi sono stati feriti in un attacco ad un convoglio avvenuto nel distretto meridionale di Achkhoi-Martan.
Nei giorni precedenti, sempre secondo fonti cecene, nove soldati, tre sminatori ed un poliziotto locale sarebbero stati uccisi dai separatisti; inoltre, tre presunti ribelli avrebbero perso la vita durante diversi rastrellamenti, mentre altri due si sarebbero fatti esplodere con delle granate al momento della cattura da parte delle forze di sicurezza.
Proseguono i bombardamenti da parte dell'aviazione sulle montagne a sud: l'agenzia russa Prima parla di "massicci raid" protrattisi per diverse ore del 21 ottobre sui distretti di Vedeno, Nozhai-Yurt ed Achkoi-Martan; al momento non si ha notizia di eventuali vittime tra la popolazione civile.
I comandi militari di Mosca sostengono inoltre che, durante la scorsa settimana, le forze speciali avrebbero ucciso 14 guerriglieri nelle regioni di Grozny, Vedeno, Shali, Itum-Kale e Shatoi.
Secondo il quotidiano Caucasus Times, nella confinante repubblica dell'Inguscezia la polizia russa avrebbe ucciso un presunto sequestratore che agiva per conto dei ribelli; nello scontro a fuoco con le autorità, avvenuto nel villaggio di Kantyshevo, sono rimasti feriti anche un agente ed un civile.
Ancora in questa regione, una bomba radiocomandata è esplosa al passaggio di un treno postale che percorreva la linea Nazran-Mosca; lo scoppio ha investito un vagone a bordo del quale si trovavano due addetti al trasporto, ferendoli in maniera fortunatamente non grave.
Kadyrov si insedia alla presidenza
Il nuovo presidente ceceno Akhmad Kadyrov, eletto in seguito alla vittoria dello scorso 5 ottobre (a quanto pare raggiunta in seguito ad un larghissimo impiego di violenze, minacce ed irregolarità), si è ufficialmente insediato al governo dell'amministrazione filorussa.
L'inaugurazione è avvenuta nella città di Gudermes, tra imponenti misure di sicurezza che hanno interessato praticamente tutti i centri settentrionali della Cecenia; il timore di possibili attacchi dei ribelli è ulteriormente aumentato in seguito alla morte, avvenuta il 17 ottobre, di un dirigente dei servizi segreti di Kadyrov a causa dell'esplosione di una bomba.
"La mia principale ambizione - afferma il presidente durante il suo discorso - è quella di ristabilire la pace in Cecenia, e di portare lavoro e fiducia nel futuro al popolo ceceno [...] i risultati delle elezioni dimostrano le speranze della gente [...] intendo rispettare e proteggere i diritti del mio popolo, e di fare tutto il possibile per garantirne l'unità e la sicurezza".
"Colpiremo le ramificazioni del terrorismo, e lo distruggeremo sul nascere".
Le reazioni popolari alla vittoria di Kadyrov sono state però caratterizzate da profondo pessimismo; di fronte alla costante violenza dello Stato e dei ribelli, sono davvero pochi coloro che credono che il tempo necessario per la pace sia breve.
"Hanno legalizzato un bandito", dicono a Grozny; "in precedenza, dopo che i soldati russi commettevano crimini, vedevamo nell'amministrazione cecena una speranza di protezione; ora, con gli uomini di Kadyrov, non c'è più nessuno a cui ci possiamo rivolgere".
Oltre 300 persone sparite da gennaio
Dall'inizio dell'anno in Cecenia si sono registrate oltre 300 sparizioni: per la maggior parte si tratta di civili, mentre i restanti sarebbero soldati e membri delle forze dell'ordine.
I dati sono stati diffusi lo scorso lunedì da Movsur Khamidov, alto ufficiale dell'amministrazione cecena; tale bilancio è stato però contestato dalla responsabile della sede di Human Rights Watch a Mosca, Anna Neistat, che porta ad oltre 400 il numero degli scomparsi, "con un minimo di 60 per ogni mese".
"Molti di questi episodi - denuncia la Neistat – sono stati compiuti dalle truppe russe, tramite esecuzioni sommarie, errori sull'identità degli arrestati, torture commesse in seguito ai rastrellamenti [...] sappiamo che anche Akhmad Kadyrov è stato coivolto in questi crimini".
HRW parla di "totale impunità" da parte delle autorità federali che, una volta aperte le indagini, le chiudono invariabilmente dopo due mesi per "mancanza di prove"; solo durante gennaio e febbraio, sono stati compiuti 70 omicidi, 126 sequestri, mentre è stato segnalato il ritrovamento di 25 cadaveri.
Uno degli ultimi casi di sequestro, stando a quanto denunciato dall'agenzia Prima, sarebbe avvenuto la scorsa settimana nel villaggio di Roshni-Chu (Urus-Martan): due ragazze sarebbero state "prelevate" da presunti militari russi, e non si hanno più loro notizie.
Anche i ribelli hanno pesanti responsabilità riguardo ai rapimenti di civili, spesso effettuati per acquistare armi e munizioni con i soldi dei riscatti; violenze ed atrocità sono state inoltre subite da funzionari ed amministratori governativi locali, accusati di "tradimento e collaborazionismo".
Vittime tra l'esercito russo
La riorganizzazione della guerriglia in seguito alla sua sconfitta nelle prime battaglie della seconda guerra cecena (Grozny, Argun, Gudermes e gli altri centri principali) ha assunto i termini di una vera e propria strage di soldati russi.
Un comunicato dell'International Institute for Strategic Studies sostiene che 4.749 federali avrebbero perso la vita nel periodo compreso tra l'agosto del 2002 e quello del 2003: un numero di vittime pari a quello del primo anno di conflitto.
Gran parte dei soldati russi sono ragazzi privi di addestramento
I motivi di questo massacro (il cui bilancio è confermato anche da numerose Organizzazioni Non Governative, inclusa l'associazione delle madri dei soldati) sono diversi; in primo luogo pesa la disastrosa condizione delle forze armate russe, soprattutto in termini di addestramento, dato che ad essere arruolati sono prevalentemente ragazzi poco più che maggiorenni, inviati al fronte senza neppure un minimo di esperienza.
Inoltre figura la crescente capacità militare della guerriglia, dotata di tecniche ed armi sempre più avanzate, spesso provenienti da federali corrotti e dalle numerose organizzazioni integraliste che finanziano i "signori della guerra".
I vertici dell'esercito russo smentiscono regolarmente i dati diffusi dalle citate agenzie, allo scopo di nascondere quanto avviene in Cecenia alla comunità internazionale; il Cremlino parla di 4.500 soldati uccisi dallo scoppio delle ostilità (1999), ma stime indipendenti sostengono che le vittime siano almeno 13.000.
Tra i separatisti vi sarebbero non meno di 11.000 morti, mentre è estremamente difficile quantificare le enormi perdite sofferte tra la popolazione, per cui un numero di vittime pari a 200.000 sembra purtroppo riduttivo.
La propaganda russa, nonostante le pesanti censure imposte, non riesce a nascondere l'entità di questa tragedia che continua sotto la totale indifferenza dei Paesi occidentali.
E' il caso, ad esempio, dei tanto promessi "ritiri di gran parte del contingente dalla regione": al contrario, come afferma il Caucasus Times, negli ultimi giorni sono giunti in Inguscezia diversi treni carichi di soldati che dovranno essere successivamente dispiegati in Cecenia.
D.Bertulu





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