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  1. #31
    SENATORE di POL
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    BERTINOTTI DETTA LA LINEA E DICHIARA SOSPESO IL CENTROSINISTRA

    " «L’opposizione ha bisogno di uomini nuovi»

    Bertinotti: vale per Romano come per me. Ridefiniamo il centrosinistra, Veltroni l’ha capito


    l’Intervista
    Onorevole Bertinotti, non le accade tutti i giorni di essere centrale. «Non lo dico per vanteria: c’abbiamo preso. L’analisi era giusta. Abbiamo capito che la modernizzazione generava le condizioni per la rinascita del conflitto, e abbiamo letto i conflitti nascenti con occhiali diversi da quelli della vecchia stagione; non con i canoni novecenteschi, ma con lo sguardo dei protagonisti dei movimenti».
    Questo genera però due obiezioni. La prima è quella di Angelo Panebianco: se la sinistra riformista fa proprie le vostre posizioni, le sarà più difficile vincere e governare.
    «È un’obiezione che va presa molto sul serio, ma nasce da un contesto che non esiste più. La stagione dei Clinton, degli Schröder, dei Jospin, del centrosinistra che si illude di piegare la modernizzazione con le regole, è morta. C’è un rimescolamento sia in Europa sia in Italia. Zapatero mette l’economia nelle mani ortodosse di Solbes ma ritira le truppe dall’Iraq. L’altro giorno ero in Sardegna e parlavo con Soru, che vuole liberare l’isola dalle servitù militari e chiudere le basi. Io lo farei in nome del pacifismo, lui lo fa in nome del turismo e della sardità: per vie diverse arriviamo comunque allo stesso sbocco».
    C’è poi un’altra obiezione. Se il partito di Prodi si colloca sulla vostra linea, come farete a distinguervi?
    «La dialettica tra la sinistra riformista e la sinistra alternativa va costruita su un doppio binario. Da un lato la ricerca di una convergenza, tanto più necessaria quando al governo sono le destre. Dall’altro, occorre rovesciare il rapporto tradizionale tra la politica e i movimenti. Signori devono essere i movimenti; l’alleanza politica deve servirli. Sfideremo i riformisti sul terreno dell’alternativa di società. Quale cambiamento proporre al mondo della globalizzazione e della guerra? I riformisti mi sembrano ancorati all’idea di governare la modernizzazione, arricchendola degli elementi che non contiene: la pace, l’Europa. Noi consideriamo questa ipotesi impraticabile».
    Come si tradurrà la differenza nella campagna elettorale? Su quali punti vi smarcherete da Prodi? Sull’economia?
    «Dobbiamo spezzare la logica del pendolo, per cui opporsi alla destra significa ripiegarsi sul passato. Quindi: no alla riforma Moratti, ma non per tornare a Berlinguer bensì per ridisegnare la scuola. No alla riduzione delle tasse, sì all’aumento di salari, stipendi, pensioni. Sì alla democrazia dei lavoratori: se gli operai di Melfi possono votare, in una nuova fase di governo occorre che tutti i lavoratori possano votare sul proprio destino».
    Veltroni propone un programma comune alle due sinistre. Accetta?
    «Veltroni ha compreso la ridefinizione in corso. Un programma comune è un obiettivo forse troppo ambizioso; però questa fase impone la ricerca dell’ossatura di un programma di governo».
    A chi le chiede se avremo ministri di Rifondazione lei risponde ancora: «Sono un militante comunista, non ho altro da aggiungere»?
    «È una domanda legittima nella politica, è una possibilità che esiste. Dipende dall’esito della ricerca che abbiamo di fronte. Sono ipotizzabili collocazioni diverse, a seconda dell’intensità con cui cercheremo e ci troveremo. Certo, se non riusciamo a formulare insieme un’alternativa vincente, che rappresenti una discontinuità rispetto al ciclo precedente, sarà un bel disastro».
    La discontinuità riguarda anche gli uomini? Quando Prodi, nei giorni del Social Forum di Firenze, denunciò la fine del pensiero unico, lei rispose che del pensiero unico aveva partecipato anche lui.
    «È una questione che io sento anche su di me. Pensare a una fase nuova significa anche pensare a una nuova classe dirigente. Non deve prevalere la propensione a ripetere, ma a rinnovare. Occorre che il vento dei movimenti si consolidi in una profonda riforma della politica. Ad esempio, se la sinistra alternativa tentasse di federarsi sul modello del Listone, andrebbe dritta verso la sconfitta».
    Eppure lei parla come se i partiti alla sinistra della lista Prodi fossero destinati ad aggregarsi. In quale modo?
    «L’idea di federare l’esistente, Rifondazione più Comunisti italiani più Verdi eccetera, è ridicola. Mi fa venire l’orticaria. Il Listone manda a dire: dovete votarci perché siamo grandi. Se riproducessimo il loro ragionamento non avremmo alcuna capacità di attrazione, né sui movimenti, né sulle componenti di altri partiti come la sinistra Ds; la quale, senza per questo rivolgere appelli scissionistici, mi pare più in sintonia con noi che con il resto del Listone. Per unire la sinistra radicale in Italia, com’è già avvenuto in Europa, occorre una nuova cultura, una vera operazione politica di rifondazione. Dobbiamo costruire una rete. Rompere la separazione tra politica e movimenti; guardare al sindacalismo e innanzitutto alla Fiom, all’associazionismo e quindi all’Arci, ai cattolici e in primo luogo ai pacifisti. Fare una cosa nuova, non un baraccone o un baracchino di ceti politici».
    Ci sarà anche da trovare un accordo con Cossutta.
    «L’intendenza seguirà. Il confronto sarà efficace se avrà dignità politica, spessore umano. Un apporto piccolissimo può essere qualitativamente straordinario».
    Al vostro ripensamento critico sul comunismo si è unito Pietro Ingrao. Ma le sue parole sono state molto criticate dai lettori del Corriere.
    «Temo ci sia stato un fraintendimento. Trovo significativo che un uomo appartato come Ingrao senta il bisogno di confrontarsi con la propria storia».
    In America lei voterebbe per Nader o per Kerry?
    «Che domanda difficile. Non saprei. Deciderei in base alla loro posizione sulla guerra».
    E in Italia? Entrerete nella questione della leadership del centrosinistra?
    «Centrosinistra è un termine che andrebbe perlomeno sospeso. Non so come chiameremo le opposizioni, che com’è noto non sono esaurite dal Listone. Loro hanno candidato ripetutamente Prodi. Io continuerò personalmente a preferire ben altro procedimento, ma non ho nessuna obiezione da muovere. Le rotture del passato non si riproducono meccanicamente. Quel che ha detto Prodi a Milano sulla pace conferma che oggi siamo tutti su un altro terreno».

    Aldo Cazzullo
    "


    C.V.D.


    Saluti liberali

  2. #32
    Sospeso/a
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    Cazzullo, nomen omen

  3. #33
    ora ltd poi lti
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    In origine postato da Pieffebi
    ... e diventate una sinistra liberal moderna, soprattutto responsabile.

    Saluti liberali
    Giusto.
    Togliamoci di torno Blair e D'Alema.

  4. #34
    SENATORE di POL
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    In origine postato da pcosta
    Cazzullo, nomen omen
    Il tuo cane come si chiama? Genio, vero? Tutto è relativo.

    saluti liberali

  5. #35
    SENATORE di POL
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    In origine postato da lsu
    Giusto.
    Togliamoci di torno Blair e D'Alema.
    Come no, chi è più moderno di Louis Auguste Blanqui o di Babeuf?

    Shalom

  6. #36
    SENATORE di POL
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    oltre che i massimalisti!...

    da www.corriere.it

    " L'annuncio in una conferenza stampa nella sede della Provincia
    «Incappucciati»: contro Bush blocchiamo Roma
    Manifestazioni di «contestazione radicale: «Violeremo la zona rossa». Interventi anche alla parata militare del 2 giugno


    ROMA - Si preannunciano «movimentati» a Roma i giorni dal 2 al 4 giugno. Nella prima data è prevista la parata militare in occasione della Festa della Repubblica, nella seconda il presidente americano George W. Bush arriverà nella capitale in occasione dei 60 anni della liberazione di Roma dai nazifascisti. «Il 2 giugno durante la parata militare, dove via Labicana incontra via dei Normanni, interromperemo il passaggio dei militari. Lo faremo in maniera pacifica con i nostri corpi», hanno annunciato martedì in una conferenza stampa nella sede della Provincia di Roma un gruppo di pacifisti, tra i quali due che si sono presentati incappucciati «per l'orrore che abbiamo negli occhi e che nasce dalla guerra di Bush».
    «Le mobilitazioni contro la parata militare del 2 giugno sono doverose», ha detto Alfio Nicotra, responsabile nazionale del settore Pace di Rifondazione comunista.



    Gli incappucciati hanno già sfilato il 20 maggio a Roma per chiedere a commercianti e cittadini di protestare contro la visita di Bush (Ansa)
    L'ARRIVO DI BUSH - Alla conferenza stampa alla Provincia sono state annunciate per il 4 giugno una serie di iniziative per bloccare gli spostamenti di Bush, tra cui un appello ai cittadini affinché la sua visita in Italia sia boicottata, sempre però in modo pacifico. I due militanti incappucciati hanno sostenuto di parlare a nome dell'Assemblea dei movimenti romani contro la guerra, un movimento contro la guerra «non prigioniero della moltitudine di sigle».
    In occasione della visita di Bush gruppi di militanti stanno organizzando manifestazioni di «contestazione radicale. Fin dal mattino cercheremo di rompere la zona rossa», hanno detto, «lo faremo lasciando libertà di creazione alle singole soggettività sociali». Alle azioni aderiscono Disobbedienti, centri sociali, Cobas. Gli incappucciati hanno detto di pensare a blocchi della circolazione nella città per intralciare gli spostamenti del presidente Usa.
    «Bush è un ospite sgradito, bloccheremo Roma», ha promesso Francesco Caruso , capo dei Disobbediente del Sud e dei no global, in un'intervista concessa ad «Aprile» e diffusa dagli stessi Disobbedienti. «Non ne possiamo più di stare con le mani in mano di fronte alle immagini quotidiane delle stragi dei bombardamenti e delle torture. È tempo di sperimentare forme più radicali di protesta trovando il giusto equilibrio fra radicalità e consenso».

    CORTEO AUTORIZZATO NEL POMERIGGIO - Il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu ha detto lunedì che sarà garantito il diritto di manifestare «senza armi», aggiungendo di avere già predisposto i piani per la sicurezza che rimarranno segreti.
    Al pomeriggio del 4 giugno è previsto un corteo autorizzato dalla prefettura con la partecipazione anche di Tavola della pace e Cgil, che però non hanno ancora sciolto le riserve e chiedono garanzie sul carattere pacifico dell’intera giornata.
    «La Sinistra Ds per il socialismo aderisce a tutte le iniziative pacifiche previste il 4 giugno e anche al corteo che dovrà essere una grande manifestazione pacifica», ha reso noto Giorgio Mele, vicecoordinatore della Sinistra Ds per il socialismo.

    MANIFESTAZIONE PER IL «FREEDOM DAY» - Il quotidiano «L'opinione» organizza per il 4 giugno a Roma il «Freedom Day». Dalle 17 alle 22 in piazza Navona ci sarà una rassegna per ricordare i sessant'anni della liberazione di Roma. Hanno confermato la partecipazione la sottosegretaria agli Esteri Margherita Boniver, il vice coordinatore di Forza Italia Fabrizio Cicchitto, l'Eurodeputato Antonio Tajani (FI), Gianni De Michelis, Chiara Moroni e Bobo Craxi del Nuovo Psi, Emma Bonino e Daniele Capezzone dei Radicali, Giorgio La Malfa (Pri), l'on. Gabriella Carlucci (FI), l'eurocandidata di An Clarissa Burt.
    "

    Che eroi i kompagni con i quali i compagni dicono che bisogna...."dialogare"!


    Saluti liberali

  7. #37
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    oltre che i massimalisti!...

    da www.corriere.it

    " L'annuncio in una conferenza stampa nella sede della Provincia
    «Incappucciati»: contro Bush blocchiamo Roma
    Manifestazioni di «contestazione radicale: «Violeremo la zona rossa». Interventi anche alla parata militare del 2 giugno


    ROMA - Si preannunciano «movimentati» a Roma i giorni dal 2 al 4 giugno. Nella prima data è prevista la parata militare in occasione della Festa della Repubblica, nella seconda il presidente americano George W. Bush arriverà nella capitale in occasione dei 60 anni della liberazione di Roma dai nazifascisti. «Il 2 giugno durante la parata militare, dove via Labicana incontra via dei Normanni, interromperemo il passaggio dei militari. Lo faremo in maniera pacifica con i nostri corpi», hanno annunciato martedì in una conferenza stampa nella sede della Provincia di Roma un gruppo di pacifisti, tra i quali due che si sono presentati incappucciati «per l'orrore che abbiamo negli occhi e che nasce dalla guerra di Bush».
    «Le mobilitazioni contro la parata militare del 2 giugno sono doverose», ha detto Alfio Nicotra, responsabile nazionale del settore Pace di Rifondazione comunista.



    Gli incappucciati hanno già sfilato il 20 maggio a Roma per chiedere a commercianti e cittadini di protestare contro la visita di Bush (Ansa)
    L'ARRIVO DI BUSH - Alla conferenza stampa alla Provincia sono state annunciate per il 4 giugno una serie di iniziative per bloccare gli spostamenti di Bush, tra cui un appello ai cittadini affinché la sua visita in Italia sia boicottata, sempre però in modo pacifico. I due militanti incappucciati hanno sostenuto di parlare a nome dell'Assemblea dei movimenti romani contro la guerra, un movimento contro la guerra «non prigioniero della moltitudine di sigle».
    In occasione della visita di Bush gruppi di militanti stanno organizzando manifestazioni di «contestazione radicale. Fin dal mattino cercheremo di rompere la zona rossa», hanno detto, «lo faremo lasciando libertà di creazione alle singole soggettività sociali». Alle azioni aderiscono Disobbedienti, centri sociali, Cobas. Gli incappucciati hanno detto di pensare a blocchi della circolazione nella città per intralciare gli spostamenti del presidente Usa.
    «Bush è un ospite sgradito, bloccheremo Roma», ha promesso Francesco Caruso , capo dei Disobbediente del Sud e dei no global, in un'intervista concessa ad «Aprile» e diffusa dagli stessi Disobbedienti. «Non ne possiamo più di stare con le mani in mano di fronte alle immagini quotidiane delle stragi dei bombardamenti e delle torture. È tempo di sperimentare forme più radicali di protesta trovando il giusto equilibrio fra radicalità e consenso».

    CORTEO AUTORIZZATO NEL POMERIGGIO - Il ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu ha detto lunedì che sarà garantito il diritto di manifestare «senza armi», aggiungendo di avere già predisposto i piani per la sicurezza che rimarranno segreti.
    Al pomeriggio del 4 giugno è previsto un corteo autorizzato dalla prefettura con la partecipazione anche di Tavola della pace e Cgil, che però non hanno ancora sciolto le riserve e chiedono garanzie sul carattere pacifico dell’intera giornata.
    «La Sinistra Ds per il socialismo aderisce a tutte le iniziative pacifiche previste il 4 giugno e anche al corteo che dovrà essere una grande manifestazione pacifica», ha reso noto Giorgio Mele, vicecoordinatore della Sinistra Ds per il socialismo.

    MANIFESTAZIONE PER IL «FREEDOM DAY» - Il quotidiano «L'opinione» organizza per il 4 giugno a Roma il «Freedom Day». Dalle 17 alle 22 in piazza Navona ci sarà una rassegna per ricordare i sessant'anni della liberazione di Roma. Hanno confermato la partecipazione la sottosegretaria agli Esteri Margherita Boniver, il vice coordinatore di Forza Italia Fabrizio Cicchitto, l'Eurodeputato Antonio Tajani (FI), Gianni De Michelis, Chiara Moroni e Bobo Craxi del Nuovo Psi, Emma Bonino e Daniele Capezzone dei Radicali, Giorgio La Malfa (Pri), l'on. Gabriella Carlucci (FI), l'eurocandidata di An Clarissa Burt.
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    Che eroi i kompagni con i quali i compagni dicono che bisogna...."dialogare"!



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  8. #38
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    C'è l'eco....

  9. #39
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    In origine postato da antonio
    Pero' ..non male Michele Serra su Panebianco...
    la domanda che pone e' reale:
    se chi e' contro la guerra e le torture 'e massimalista chi e' per la guerra cosa e'?
    Sono queste le domande che attendono una risposta convincente da parte della moderna destra minimalista egregiamente rappresentata da Pieffebi.


    Altrimenti il mio voto ve lo scordate anche stavolta.

  10. #40
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    In origine postato da Pieffebi
    Come no, chi è più moderno di Louis Auguste Blanqui o di Babeuf?

    Shalom
    Robespierre.
    Riformava e tagliava le tasse...

 

 
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