Un lucido articolo di Corrado Staiano.
(da L'Unità di oggi, pag. 27)
Hanno Avvelenato il Paese
CORRADO STAJANO
Anche se la stagione berlusconiana sembra sul finire non bisogna peccare in ottimismo e non soltanto per scaramanzia. Sono però numerosi i segni che quel ciclo si è incrinato.
Conta molto, ad esempio, la notizia che, secondo autorevoli sondaggi e secondo quel che si avverte nell’aria, saranno soprattutto le donne a voltare le spalle al Cavaliere.
Sono sempre state loro, nei momenti gravi della storia d’Italia, l’anello forte della famiglia e della società. E sono loro, adesso, a portare il peso delle promesse mancate del presidente del Consiglio e della sua politica scriteriata.
La borsa della spesa alleggerita, i disagi provocati dalla controriforma della scuola, la pensione rimasta per i più quel che era, la paura per il futuro e per il destino dei figli.
I lustrini non luccicano più, l’imbonitore ha perso credito, con le sue bugie.
Ma non sarà facile spodestare Berlusconi che ha a disposizione gran parte dell’informazione televisiva, di sua proprietà o della Rai, e, nonostante quel che, piagnucoloso, riesce a dire, la maggioranza assoluta dei giornali. Si difenderà con i suoi denti aguzzi usando tutti i possibili mezzi.
E bisogna ripristinare le desuete parole «vigilanza democratica». Perché quello di Berlusconi non è soltanto il caso di un uomo politico che ha sorti alterne nel tracciato della vita.
È un padrone che ha usato la politica per i propri interessi privati e più che per le sorti del Paese e per la caduta dei suoi progetti, teme per sé stesso.
La Tv e la giustizia sono state i suoi assilli.
Le leggi a protezione delle sue proprietà, dal falso in bilancio alle rogatorie, dalla legge Cirami al lodo Schifani alla legge Gasparri sono state imposte in modo indecente da una maggioranza succube, priva di ogni dubbio politico, morale, giuridico.
Priva di vergogna.
Non sarà così facile, dunque, spodestare Berlusconi perché la posta in gioco, da oggi al 2006, va al di là delle normali regole di un confronto democratico.
Come non sarà facile risanare un Paese che sembra inquinato da una grave malattia infettiva.
Non tutto quanto, s’intende.
Una parte considerevole, la metà o più della metà, ha seguitato a vivere secondo i codici del costume e della morale.
Ma la nuvola nera del berlusconismo - il disprezzo per le regole; il tutto è lecito in casa propria e altrove; l’esibizionismo; uno spropositato culto dell’io; la furbizia come modello; i valori esasperati del successo, della carriera, del denaro più o meno lecito; il rifiuto della cultura ritenuta non produttiva e quindi inutile si è espansa ovunque creando indifferenza sociale e un rinchiudersi nelle proprie sicurezze private.
Altri ammirati segni di questo tempo fintamente non conformista sono poi l’ambiguità, il doppiogiochismo, il trasformismo.
È venuta a galla l’acqua sporca dei tombini.
Sono affiorati i razzismi, intolleranze, odi sordi nati da antichi risentimenti.
Per un cellulare e un motorino si uccide e a farlo sono ragazzi di 15 anni.
La cocaina, nelle grandi città, viene recapitata a domicilio, come una volta le bottiglie di latte.
La sicurezza tanto conclamata è andata a farsi benedire.
Per comparire in Tv, gazzetta ufficiale degli eventi, in tanti si piegano a ogni bassezza.
Sono soltanto ingenui e moralistici questi test che colpevolizzano una società affluente? O rappresentano piuttosto lo specchio di un degrado che deteriora nel profondo la società italiana?
Qualche esempio tratto delle brevi di cronaca.
Grande accorrere di giovani alle selezioni per le nuove veline. Scheda biografica di una ragazza: «Sono laureata in Economia, ma studio recitazione perché sogno la Tv. Potrei essere la sosia di Katia».
(Una protagonista del «Grande fratello» alla quale assomiglia).
In un paese bresciano un marocchino s’infilza nella cancellata di una villa mentre, probabilmente, tenta un furto.
Urla per il dolore, liberarlo è difficile, intervengono infermieri, pompieri.
Si raggruppa una piccola folla:
«Perché non lo lasciate dov’è?», strilla un signore.
E una signora:
«E adesso chi paga il cancello?».
[B]Un professore universitario di Torino viene invitato a cena nella casa di un architetto di Milano.
Una signora, serissima, molto compresa da quel che dice e su cui è d’accordo, gli parla di una legge che la Lega farà approvare tra poco: imporrà agli italiani del Sud di andarsene dal Nord, come gli extracomunitari.
Il professore, siciliano, ironico:
«Mi dica signora, quando sarà approvata questa legge? Perché anch’io dovrò andarmene, cercar posto in qualche università siciliana».
La signora, accigliata:
«Da quanto tempo lei vive in Piemonte?»
«Trent’anni».
<<Oh, ma allora stia tranquillo, la legge scatterà soltanto per coloro che vivono qui da meno di vent’anni».
Casi limite di idiozia e di violenza?
Sono moltiplicabili per mille.
La società italiana è pressoché sconosciuta. Della società minuta e complessa, poi, non si sa quasi nulla, la grande informazione non se ne cura. È un magma composito: i gruppi ecologici, gli sportelli per gli immigrati, i servizi informatici, le libere università, i forum ambientalisti, i centri antismog, le botteghe solidali, i cantieri sociali, le associazioni contro le manipolazioni genetiche, l’agricoltura biologica. E si sa poco di una società in grande trasformazione dove si sono spezzati vecchi equilibri. È mutato l’assetto sociale, soprattutto al Nord del Paese. Sono scomparse le grandi fabbriche creatrici un tempo di solidarietà, filtro sociale e culturale. L’assottigliamento e in certi luoghi la sparizione della classe operaia hanno eliminato la ricchezza socioculturale che nasceva dall’incontro-scontro con la borghesia. Il sindacato non è più in grado di svolgere la funzione esercitata per un secolo dentro e fuori le grandi aziende. E così i partiti. La parrocchia è anch’essa in crisi.
È caduta la mediazione tra gruppi, ceti e classi, indispensabile oggi, anche in una mutata situazione sociale, se si vuole ricreare una comunità civile, capace di fare da antidoto alle avventure di una politica devastante. Mai come oggi risulta essenziale la funzione di un’opinione pubblica, cerbero severo della Repubblica e della sua Costituzione.




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