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Discussione: Adinolfi sul "Che"

  1. #111
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    ok...equivoco chiarito ..in effetti era il pensare che tu ritenessi che gli intellettuali collaborazionisti non si fossero "sporcati le mani" che aveva dato luogo alle mie perplessità
    (ho iniziato a scrivere dopo il tuo primo post, non avevo ancora letto l'altro )

  2. #112
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    In origine postato da Paul Atreides
    Il fascismo ha avuto la sfortuna storica di vincere e di segnare in modo indelebile il Novecento. Vuoi mettere invece il bello e perdente? Cioè quei gruppetti d'intellettualoidi, totalmente privi del benché minimo senso politico, ma che dicevano cose così belle, così ''pure e dure''...

    E' proprio vero. La sindrome della sconfitta è oramai nel DNA

    PS. se il circolo Proudhon ha un senso e lo stesso Sternhell l'ha studiato è

    1) perché dopo è arrivato il fascismo

    2) e perché il fascismo ha vinto
    Ma non è sindrome di sconfitta. Il fascismo come esperienza politico-istituzionale, nel nostro paese è tramontato nel '45. Non si può ancora oggi sostenere che non sia stato sconfitto militarmente ma anche politicamente. Detto ciò ribadisco: le idee restano e gli uomini passano. Ma cos'è rimasto del fascismo ideologia? Nel forum che avevo creato (e che forumfree mi ha chiuso) stavo postando diversi articoli di Mussolini, Panunzio (Fascismo-Razionale) Michels, insomma...di coloro che hanno costituito l'apparato, il "sistema di idee" che ha originato il fascismo, hai visto qualcuno commentare quegli articoli? No.
    C'è chi perde tempo perfino a postare le automobiline del ventennio.

  3. #113
    ardimentoso
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    In origine postato da Meridius
    Ma non è sindrome di sconfitta. Il fascismo come esperienza politico-istituzionale, nel nostro paese è tramontato nel '45. Non si può ancora oggi sostenere che non sia stato sconfitto militarmente ma anche politicamente. Detto ciò ribadisco: le idee restano e gli uomini passano. Ma cos'è rimasto del fascismo ideologia? Nel forum che avevo creato (e che forumfree mi ha chiuso) stavo postando diversi articoli di Mussolini, Panunzio (Fascismo-Razionale) Michels, insomma...di coloro che hanno costituito l'apparato, il "sistema di idee" che ha originato il fascismo, hai visto qualcuno commentare quegli articoli? No.
    C'è chi perde tempo perfino a postare le automobiline del ventennio.
    postali qui quegli articoli o al limite mandameli in pvt o in posta del quale se vuoi ti mando l'indirizzo in pvt

  4. #114
    Paul Atreides
    Ospite

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    In origine postato da Meridius
    Ma non è sindrome di sconfitta. Il fascismo come esperienza politico-istituzionale, nel nostro paese è tramontato nel '45. Non si può ancora oggi sostenere che non sia stato sconfitto militarmente ma anche politicamente. Detto ciò ribadisco: le idee restano e gli uomini passano. Ma cos'è rimasto del fascismo ideologia? Nel forum che avevo creato (e che forumfree mi ha chiuso) stavo postando diversi articoli di Mussolini, Panunzio (Fascismo-Razionale) Michels, insomma...di coloro che hanno costituito l'apparato, il "sistema di idee" che ha originato il fascismo, hai visto qualcuno commentare quegli articoli? No.
    C'è chi perde tempo perfino a postare le automobiline del ventennio.
    Non ci capiamo. Che il fascismo sia morto e sepolto è una evidenza storica.

    Ma non era questo l'oggetto della discussione

    L'oggetto della discussione è il tuo giudizio sul fascismo-regime [o, se preferisci, istituzionalizzatosi], che tu rigetti in pieno, dandone, così, una valutazione a mio avviso totalmente mistificante, in quanto lo riduci a mero ''tradimento reazionario''.

  5. #115
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    In origine postato da Paul Atreides
    Tanto per essere chiari...Un articolo in cui mi riconosco

    A chi lo dici caro Paul, avrei voluto scriverlo io un articolo del genere.

    Ma qui ci si dimentica di menzionare Julius Evola che con quella Rivoluzione Conservatrice ebbe tanto a che fare e che mantenne diversi contatti con alcuni dei suoi esponenti.

    Personalmente trovo che la gran parte delle critiche che Evola rivolge al nazionalsocialismo in "Fascismo e Terzo Reich" (Edizioni Mediterranee) non stiano in piedi e che anche lui in qualche modo
    cada nella "sindrome del sognatore".

    E' interessante perchè senza arrivare a essere così esplicito, Maurizio Rossi nel suo intervento alla conferenza del 2 ottobre su Evola organizzata da Raido, ha detto una cosa simile.

  6. #116
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    Un movimento politico rivoluzionario (per utilizzare le parole di De Ambris, di rinnovamento nazionale) istituzionalizzandosi abbandona necessariamente elementi e idee che l'hanno animato quand'era solo un pugno di militanti arditi e sindacalisti. L'istituzionalizzazione è un percorso pieno di trappole e insidie. Implica necessariamente il contatto con Gruppi di Pressione (rappresentano interessi di fazione) che esercitano il loro lobbing (non mi ricordo se si scrive così..) con qualsiasi tipo di strumento. Anche con la violenza mirata (Come fu per l'assassinio Matteotti).
    Fazioni interne al fascismo, come il sindacalismo corporativista e l'arditismo di guerra, vennero denigrate, rese impotenti, a vantaggio dell'ala più reazionaria e legata al gran capitale. La Stessa che - successivamente - ha preso parte alla fondazione della Nuova Repubblica Democratica Italiana - rivelando il proprio opportunismo (Poltrona & Soldi). La stessa che dichiarava il proprio anticomunismo ed era la manovalanza dei Servizi segreti nostrani e stranieri. Un solo aspetto positivo (che accomuna il fascismo-regime alla G.B. e ad altri stati che hanno adottato le ricette keynesiane), la creazione di un "Welfare State" o Stato Sociale, che garantisce alle classi meno ricche servizi e beni che solo le Istituzioni possono fornire gratuitamente.

    Saluti

  7. #117
    Paul Atreides
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    Caro Otto, conoscendo Maurizio mi sarei stupito del contrario.

    Evola ha avuto dalla sua una coerenza totale, continuando a sentirsi parte di un mondo anche dopo la sua devastante sconfitta storica.

    Ma è indubbio che su tante cose non avesse per nulla ragione. E, in modo particolare, proprio sul nazionalsocialismo.

    Però il suo atteggiamento durante il ''Ventennio'' è stato molto interessante. Da un lato non si è affatto ritirato nel ''foro interiore'', ma anzi ha finito per collaborare con l'intransigentismo fascista dei Preziosi e dei Farinacci [e senza dimenticare Costamagna, definito da De Felice ''un autorevole rappresentante del neointransigentismo fascista'']. Senza contare la sua collaborazione al Minculpop, in specie al suo ''Ufficio Razza''. Quindi non può essere assimilato tout-court alle posizioni illustrate nell'articolo di Rimbotti. E nonostante che lo stesso Mohler inserisca Evola tra gli esponenti della Rivoluzione Conservatrice.

    Dall'altro, però, ha guardato al fascismo da una prospettiva ''metapolitica'', cioè da una prospettiva che non nasceva col fascismo né si sarebbe esaurita alla morte del fascismo stesso. Il che gli ha probabilmente impedito di cogliere alcuni aspetti del fascismo [o di farglieli giudicare positivamente].

    Infine, quel che Evola scrisse dopo la guerra è comunque altra cosa. Personalmente, ritengo che il giudizio sull'Evola del ''Ventennio'' si debba fondare sulla lettura di quel che Evola scrisse in quel periodo, con particolare rimando ai suoi articoli usciti su riviste, quotidiani, ecc.

    Ciao

  8. #118
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    In origine postato da Otto Rahn
    A chi lo dici caro Paul, avrei voluto scriverlo io un articolo del genere.

    Ma qui ci si dimentica di menzionare Julius Evola che con quella Rivoluzione Conservatrice ebbe tanto a che fare e che mantenne diversi contatti con alcuni dei suoi esponenti.

    Personalmente trovo che la gran parte delle critiche che Evola rivolge al nazionalsocialismo in "Fascismo e Terzo Reich" (Edizioni Mediterranee) non stiano in piedi e che anche lui in qualche modo
    cada nella "sindrome del sognatore".

    E' interessante perchè senza arrivare a essere così esplicito, Maurizio Rossi nel suo intervento alla conferenza del 2 ottobre su Evola organizzata da Raido, ha detto una cosa simile.
    Caro Otto,
    anche se fascismo e terzo reich è uno dei libri di Evola che non ho letto, condivido tutte le critiche dello stesso al fascismo e al nazismo in cui mi sono imbattutto. Cionondimeno bisogna riconoscere che Evola non stette con le mani in mano e anzi se consideriamo che già in partenza il fascismo era lontanissimo dalle sue posizioni - Evola era antisocialista e antipopolare!- la sua buona volontà appare a maggior ragione notevole. Insomma si può ciò che si vuole di lui ma non che rifiutasse o temesse l'agone politico!
    Tutto il contrario insomma, di Junger, che se voglamo nel nazionalsocialismo avrebbe dovuto riconoscersi molto più che Evola nel fascismo.

    Ma io non per questo considero Junger o altri degli intellettualoidi come sostiene Paul. Rimane un grande intellettuale, con la colpa forse di essersi voluto occupare velleitariamente di politica senza averne le caratteristiche. Magari le idee politiche di Junger erano solo la proiezione indebita delle sue categorie filosofiche.

    PS Vabbè, da buon Epimeteo sono arrivato con il mio massaggio dopo che Paul Atreides aveva mandato il suo. Pazienza.

 

 
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