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Discussione: Adinolfi sul "Che"

  1. #1
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    Predefinito Adinolfi sul "Che"

    Aprendemos a quererte

    .
    L’otto ottobre di trentasette anni fa cadeva in un’imboscata Ernesto Guevara detto il Che.

    .Ferito al ventre, veniva lasciato agonizzare fino alla morte che sarebbe sopraggiunta per dissanguamento nelle prime ore del giorno successivo

    Da allora Che Guevara è divenuto un mito, una leggenda e, purtroppo, soprattutto un prodotto di marchandising.
    Il Che si ritrova ovunque: stampato sulle t-shirts della borghesia più annoiata, dipinto nei pins, tatuato sulle braccia del miliardario Maradona, stampato sugli striscioni delle tifoserie che si pretendono orientate a sinistra.
    Emblema di una trasgressione formale, di un nostalgismo scialbo, il Che viene ucciso ogni giorno da quella borghesia decadente contro il cui strascicato dominio di classe aveva deciso, egli, indomito leone, di ruggire e morire.
    .

    Lo aveva ucciso una prima volta la reazione rozza e feroce che vestiva la casacca dei militari boliviani.
    Lo ha poi iniziato ad uccidere una seconda volta, senza mai smettere di commettere il crimine, facendone scempio, il tifo del popolo “progressista” che con la rivoluzione del Che nulla, ma proprio nulla ha in comune.
    .

    E intanto, controcorrente, discretamente, con delicatezza, molti di coloro che avrebbero dovuto odiarlo hanno maturato una passione per questo condottiero.

    .

    Oggi che i tempi sono cambiati sono in tanti, tra quelli che hanno scelto di tifare per l’ultradestra, a detestare visceralmente il guerrigliero perché in un’ottica speculare con i centri sociali, non possono non disprezzare quel che gli altri incensano.


    Se tu dici a io dico b, se dico b, tu dirai c: una stupidità diffusa e oramai persino comprensibile.

    .

    Allora però che le passioni erano vive e non virtuali, il Che fece breccia nei nostri cuori.
    Fece breccia ispirando a uno dei più acuti e brillanti pensatori dell’estrema destra francese, Jean Cau, il magnifico “Una passione per il Che”, un libro che in esilio fu tra i preferiti e più riletti di Walter Spedicato, il quale, d’altronde, provava per il Che una passione non certo inferiore a quella di Cau.
    Aveva fatto breccia immediatamente dopo la sua barbara uccisione nei cuori dell’allora fascistissimo Bagaglino che produsse persino un 45 giri veramente double face.
    Conteneva da una parte “Il legionario di Lucera” e dall’altra “Addio Che”. Spiegava, il Bagaglino, nel retro copertina, la ragione che l’aveva spinto a rendere quest’omaggio a due figure così opposte in apparenza: la loro identità esistenziale.
    E il testo della canzone dedicata a Guevara conteneva delle farsi che dicevano tutto.
    “La gente come te non crepa nel suo letto, non muore di vecchiaia…” e ancora “Non eri come loro, dovrai morire solo, addio Che !”.

    .

    Il Bagaglino aveva centrato la ragione reale, cioè la stima e la simpatia esistenziale, che spingeva tanti nemici politici del Che animati da un fuoco ideale, ad esserne ammiratori incondizionati.

    Negli anni immediatamente successivi, ad alimentare la passione eterodossa per il Che, di motivazioni ne intervennero altre, assai meno valide.
    Per certuni che provavano un senso d’inferiorità nei confronti della sinistra, che allora era mediaticamente e militarmente dominante, e qualche senso di colpa maturato per i retaggi del fascismo costantemente demonizzato, il poster del Che rappresentava una sorta di uscita di sicurezza, una tappa esteticamente accettabile nella strada per il rinnegamento di sé.

    Per altri il riflesso fu di genere opposto. Il Che non era comunista – dicevano costoro – perché la sua vita nega il materialismo in quanto è incarnazione di un’etica guerriera.
    .
    Se i primi erravano, nel senso letterale della parola, i secondi si sbagliavano perché il Che era comunista.

    Aveva combattuto ed era morto da comunista, dando, certamente, al comunismo un senso diverso, spesso opposto, rispetto alla stragrande maggioranza di coloro che si orientavano all’utopia rivoluzionaria, nobilitando quanto i più hanno insozzato.
    Era però sicuramente comunista, e ciò a dispetto di un aneddoto che si raccontava all’epoca. Il Che, si diceva, qualche settimana prima di essere catturato aveva rifiutato di concedere un’intervista ad un inviato dell’unità. “Ci sono tre buone ragioni per non concedergliela - si raccontava avesse detto Guevara – perché è giornalista, perché è comunista, perché è italiano”


    In realtà, sempre che l’aneddoto abbia un fondamento, va letto altrimenti da come ci piaceva all’epoca intenderlo.
    Il Che era in marcia per la guerra rivoluzionaria, per l’affermazione titanica di un’utopia latinoamericana, in conflitto con le nomenclature ufficiali del comunismo. Innanzitutto contro Mosca – che secondo alcune versioni ne avrebbe deciso e pianificato l’eliminazione per tramite di un comunista boliviano – e persino contro la Cina, allora alleata oggettiva della politica estera degli Stati Uniti.

    I comunisti italiani, per tradizione togliattiana, erano le jene da guardia del regime sovietico ed era per questo, probabilmente, che il Che li detestava e ne diffidava.

    .

    È pur vero che il Che non ottenne grandi appoggi dalle sinistre mondiali allorquando egli, guerrigliero argentino che aveva rivoluzionato Cuba, aveva deciso di abbandonare una tranquilla poltrona ministeriale per andare a tentare il destino in Bolivia nella prospettiva di portare il fuoco di una rivoluzione continentale.

    In preparazione dell’impresa si era rivolto a tanti governanti e uomini politici non allineati, tra i quali si trovavano fior di comunisti.
    I quali, però, lo disattesero molto più di coloro che comunisti non erano e spesso erano addirittura anticomunisti convinti. Era così tornato dal giro d’orizzonte per paesi potenzialmente amici stringendo un pugno di mosche.
    I soli che lo avevano ascoltato ed appoggiato in qualche modo erano stati il suo compatriota e politicamente “opposto” Peron che si trovava all’epoca in esilio in Spagna, il dittatore spagnolo Francisco Franco e il presidente algerino Boumedienne. Per il resto il vuoto.

    “Non eri come loro, dovrai morire solo…”



    Il Bagaglino, animato dalla sensibilità immediata degli artisti, colse quindi la ragione vera che avrebbe fatto del Che una figura cara per molti dei suoi nemici politici, per tanti ammiratori di Mussolini, di Pavolini, di Skorzeny .

    Il suo andare incontro alla morte praticamente da solo, senza prospettive possibili, in nome di una passione, rinunciando ad invecchiare da ricco e potente in una poltrona ministeriale.

    Tutto questo fece per noi, allora, del Che un nobile guerriero, un esempio. E per me lo è ancora.
    .

    Per capire lo spirito atipico, spartiata, del Che, ecco alcune sue citazioni, tratte dal sito http://biografiaonline.it

    «Bisogna essere duri senza mai perdere la tenerezza.»

    «Il vero rivoluzionario è guidato da grandi sentimenti d'amore.»

    «La vera rivoluzione deve cominciare dentro di noi.»
    «Il silenzio è una discussione portata avanti con altri mezzi.».

    Alla quale ne aggiungo una, particolarmente significativa, che cito a memoria e che recita più o meno così: “Rivoluzione è trasporre nella vita di tutti i giorni i valori della guerriglia”.

    .

    Come vedete l’essenziale è detto.
    Poco resta da aggiungere se non che si può amare un comunista così senza fingere che non fosse comunista.
    Siamo abbastanza forti per questo.

    Lo si può amare perché in un mondo di sonnambuli amiamo chi vive d’un sogno.



    “Hasta siempre, Comadante Che Guevara”.

  2. #2
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    Perfino il Che è divenuto un mito dell'area!!!!!!!

    Sogno o son dest(r)o????????
    "

  3. #3
    Orazio Coclite
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    In origine postato da cm814
    Perfino il Che è divenuto un mito dell'area!!!!!!! Sogno o son dest(r)o????????
    Beh, veramente sarà da qualche decennio che anche da noi si tessono le lodi del comandante Ernesto 'Che' Guevara. Prova ne è l'affissione del manifesto in sedi politiche e case di tanti camerati di provata fede. D'altronde questo è segnale di capacità di estrapolazione e mancanza, in linea di massima, di quei preconcetti e di quei manicheismi che fanno identificare la politica più come una partita da tifare che una tesi da meditare e sviluppare.
    Poi, ovviamente, la cosa non vale per tutti, ma tant'è.

  4. #4
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    Marcol. ha postato l'articolo di Adinolfi apparso su Rinascita una decina di giorni fa, e che mi ero permessa di riprendere in un 3d di quel periodo per esaltarne la valenza politica al di là di vecchi stereotipi.
    Lo rileggo ora, e riconfermo che ne sono affascinata
    Raffaella

  5. #5
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    In origine postato da Raffaella
    Marcol. ha postato l'articolo di Adinolfi apparso su Rinascita una decina di giorni fa, e che mi ero permessa di riprendere in un 3d di quel periodo per esaltarne la valenza politica al di là di vecchi stereotipi.
    Lo rileggo ora, e riconfermo che ne sono affascinata

    Ops....strano avevo fatto la ricerca per vedere se era stato già inserito e mi aveva dato esito negativo. Mi scuso per il doppio post!

  6. #6
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    Non era stato ancora postato ma ne avevamo parlato. Ottimo l'articolo di Adinolfi, poi già ripreso da www.noreporter.org: lucido esempio di riflessione politica indipendente.
    Io supporto:

    www.noreporter.org
    www.juliusevola.it

  7. #7
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    In origine postato da Orazio Coclite
    Beh, veramente sarà da qualche decennio che anche da noi si tessono le lodi del comandante Ernesto 'Che' Guevara. Prova ne è l'affissione del manifesto in sedi politiche e case di tanti camerati di provata fede. D'altronde questo è segnale di capacità di estrapolazione e mancanza, in linea di massima, di quei preconcetti e di quei manicheismi che fanno identificare la politica più come una partita da tifare che una tesi da meditare e sviluppare.
    Poi, ovviamente, la cosa non vale per tutti, ma tant'è.
    Già. Io sono uno di quelli ottusi, Caro Orazio. E ne vado fiero. Più Junger e meno Che sarebbe meglio: ma per leggere Junger - e capirlo - ce ne vuole, di pazienza, sacrificoil passione e cultura: il Che era solo un ignorante, che scriveva barzellette per bambini mai cresciuti; un ipocrita, che mentre si atteggiava ad eroe, massacrava perfino i suoi uomini più fidati (oltre che aver permesso le peggiori nefandezze: non certo in stile cavalleresco od aristocratico, come si diceva dalla nostra parti); che parlava contro le multinazionali, ma ricopriva nella Rivoluzione le poltrone ministeriali più ricche......

    il Che è quello che, mentre si affaccia dalle nostre parti (del resto, buon sangue non mente: Fini iniziò così, "non avere pregiudizi", solo che il suo badoglianesimo si è rivolto ai liberali, quello di alcuni su questo forum si rivolge ai compagni.... NIHIL NOVI SUB SOLE: era logico che dopo tanti anni l'omologazione facesse capolino anche tra le nostre schiere), viene scaricato dalla sinistra francese, perché tutto era, tranne che un mito (se escludiamo le multinazionali dei gadgets, del cinema e.... quei quattro di destra che lo osannano, perché stanchi di andare controcorrrente).

    caro Orazio, capisco te che devi moderare, e ti apprezzo per questo (nulla di personale: nonostante non condivida nulla delle idee della moderazione, ho sempre potuto esprimere liberamente le mie idee, come in nessun altro forum), ma non capisco gli altri.... a cominciare dagli intellettuali.
    "

  8. #8
    ardimentoso
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    Adinolfi nel pezzo mi par di ricordarte scrivesse che seppur il CHE era un comunista (tralasciando che la differenza tra il comunista che e i comunisti nostrani è forse maggiore di quella che c'è tra loro e noi), noi possiamo rispettarloe apprezzarlo proprio perchè portatore di valori universali.
    Inoltre noi possiamo permettercelo, in quanto siamo talmente forti da poterlo fare.

    Cosa che i compagni nostrani non potranno mai fare, data la loro pochezza morale, ideale e ideologica.

  9. #9
    FIAT VOLUNTAS TUA
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    In origine postato da ardimentoso
    Adinolfi nel pezzo mi par di ricordarte scrivesse che seppur il CHE era un comunista (tralasciando che la differenza tra il comunista che e i comunisti nostrani è forse maggiore di quella che c'è tra loro e noi), noi possiamo rispettarloe apprezzarlo proprio perchè portatore di valori universali.
    Inoltre noi possiamo permettercelo, in quanto siamo talmente forti da poterlo fare.
    .
    Il problema è proprio questo: i valori universali. I figli del materialismo ottocentesco, non so bene cosa dovrebbero insegnarci. O condividere.
    "

  10. #10
    ardimentoso
    Ospite

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    In origine postato da cm814
    Il problema è proprio questo: i valori universali. I figli del materialismo ottocentesco, non so bene cosa dovrebbero insegnarci. O condividere.
    loro niente.
    ma chi ha combattuto e combatte per i popoli si.
    Se poi dopo la lotta si sceglie un percorso politico fallimentare, quello è un altro discorso, da approfondire.
    Resta il principio, quasi garibaldino se mi permetti il paragone, che spingeva il Guevara.
    Da non dimenticare che dopo la rivoluzione cubana, il guevara aveva per se il dicastero della giustizia; lo abbandonò per tornarsene ad imbracciare il mitra. aveva capito forse che lui o la dottrina comunista non erano adatte a gestire stato e socità.
    Aveva capito forse che lui poteva essere soltanto un guerriero

 

 
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