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Discussione: Palazzo

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    Predefinito Palazzo

    Il centro mobile di Mastella.

    Più martelliani di Clemente Mastella – che ieri ha formalizzato le sue dimissioni da vicepresidente della Camera – alcuni dirigenti dell’Udeur considerano provvidenziale l’agguato che mercoledì, alla Camera, Rosy Bindi e altri “no global” ulivisti – come li ha ribattezzati la vittima – hanno guidato contro il leader centrista accusato d’intelligenza con la Cdl per non aver messo ai voti il rinvio dell’esame del cosiddetto (dalla Gad) decreto salva-Previti. Perché provvidenziale?
    Risponde un esponente dell’Udeur: “Malgrado le scuse e le telefonate di Romano Prodi e degli altri leader del centrosinistra, anche Mastella alla fine si è accorto che le ragioni della presenza dell’Udeur nella Gad sono definitivamente consunte”.
    Ma non era proprio Mastella il primo a minacciare l’uscita dalla coalizione, in mancanza di una candidatura dell’Udeur alla presidenza della Basilicata?
    “In realtà lui ha frenato fino all’ultimo sulla volontà del partito di rescindere ogni legame con la Gad. Adesso che l’ostilità contro di
    noi si è palesata, possiamo ufficializzare la nostra fuoriuscita e correre da soli alle regionali”.
    Che sia un desiderio dei mastelliani, una volontà di Mastella medesimo oppure l’ennesima rissa senza conseguenze, lo si dovrebbe già scoprire oggi al vertice dell’opposizione convocato da Prodi.
    Intanto è possibile esaminare la consistenza dell’eventuale passaggio.
    Nel partito centrista assicurano che, almeno nell’immediato, non prevale l’intenzione di cedere ai corteggiamenti di Berlusconi.
    Ma che qualcosa si stia muovendo nelle ultime ore, si nota non solo ascoltando gli insistiti attestati di solidarietà di Pier Ferdinando Casini e dei dirigenti del partito di cui il presidente della Camera è grande azionista, l’Udc.
    Ieri il capogruppo Luca Volontè è tornato sulle “violenze cui abbiamo assistito: la cartina di tornasole della classe dirigente di Rutelli e company”.
    Molto più indicativo, tuttavia, è il doppio incontro che Mastella ha avuto con Casini poco prima e subito dopo l’agguato a Montecitorio. Il colloquio contemplava l’urgenza di valutare le frustrazioni dell’Udeur all’interno del centrosinistra, e si è trasformato in un’analisi a largo raggio sul centro postdemocristiano che vivacchia male, e sul centro neodemocristiano che non c’è ancora.

    La paura di Casini.
    Silvio Berlusconi ha rivelato di recente ai suoi fedeli che conta di allargare quanto prima la maggioranza. Non ha citato Mastella ma è a lui che pensa, con lui mantiene da tempo un contatto regolare e non ne fa mistero.
    Casini e Follini guardano invece con un misto d’interesse e preoccupazione all’Udeur in libera uscita.
    Sono già impegnati dentro casa e su tre fronti: devono anzitutto contenere la manovra scissionista degli Udc siciliani di Totò Cuffaro e Raffaele Lombardo; vogliono impedirne la saldatura con i rivendicativi buttiglioniani che animano la minoranza del partito; cercano infine di manifestare ove possibile il loro dissenso nei confronti della militarizzazione parlamentare del centrodestra (l’immediato appoggio al capo dello Stato sulla controversia intorno alla riforma della giustizia non è arrivato a caso). In questo mosaico, l’Udc ha interesse a che Mastella si smarchi dalla Gad provocandone il rovescio elettorale nel meridione e accetterebbe volentieri l’ingresso dell’Udeur nella Cdl (ma alla trattativa sta pensando il Cav. di persona).
    Quel che invece la coppia Casini-Follini teme particolarmente è la possibilità che i ribelli del sud, da Cuffaro a Mastella, trovino un solido punto d’incontro e comincino a credere sul serio nel progetto di un partito centrista meridionale d’ispirazione bavarese, in grado di svuotare Margherita e Udc e ben disposto verso Forza Italia.
    Una mezza conferma arriva da un altro dirigente mastelliano. “Gli elementi sono due: l’Udeur fuori dalla Gad e Cuffaro fuori dall’Udc. La somma degli addendi fatela voi. Quanto ai tempi, Dio vede e provvede”. Quanto alle reali intenzioni di Mastella, un deputato di centrodestra dice che “se prima era a tre passi da noi, ora è a due”. I siciliani di Cuffaro assicurano che “non cadrà nelle braccia di Casini”.

    L’ira di Fassino. Al momento in cui questo giornale va in stampa, Mastella ha ribadito ai Ds che non è disponibile a partecipare al vertice della coalizione previsto oggi. Si riserva di decidere nella notte. Piero Fassino è ancora furibondo con gli artefici dell’aggressione che sfibrano la trama che lui tenta di ricucire quotidianamente.
    Come Fassino, numerosi deputati della segreteria diessina.
    “La corda con Mastella si può rompere – dice al Foglio Salvatore Buglio – ma non credo che nel centrodestra, almeno alle regionali, ci sia grande spazio per l’Udeur”.
    Ciò non toglie che “nel centrosinistra qualcuno sta facendo del suo meglio per regalare Mastella a Berlusconi o a un nuovo contenitore centrista. Ora non basterà nemmeno scusarsi con lui, né gli si può dire solo: ti diamo la Basilicata e tu stai buono. E’ un problema di cultura politica, non solo di voti, che pure a Mastella non mancano”.

    saluti

  2. #2
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    Predefinito

    Mastella c’è.
    Come prevedibile, Clemente Mastella ha ritirato le dimissioni da vicepresidente della Camera.
    Supplicato dagli alleati che lo avevano aggredito a Montecitorio e sollecitato da Pier Ferdinando Casini, il leader dell’Udeur ci ha ripensato. Un passo indietro, forse per meglio prendere la rincorsa verso la presidenza della Basilicata?
    L’ufficio politico dell’Udeur ieri è stato implacabile: Romano Prodi, cui rinnoviamo la fiducia, faccia il leader, azzeri le candidature alle regionali e lasci che la Gad decida all’unanimità.
    Sennò, addio, “coalizione in crisi” (come ha sentenziato Fausto Bertinotti).
    Il singolare invito all’esercizio della leadership tradisce la volontà di forzare sulla linea di frattura che divide l’asse Prodi-Fassino-Bertinotti da Franco Marini e Massimo D’Alema.
    I primi sarebbero propensi a concedere a Mastella la presidenza della Basilicata, ma dopo aver assegnato a Nichi Vendola (Rifondazione comunista) la candidatura in Puglia, che D’Alema non ha alcuna intenzione di togliere a Francesco Boccia della Margherita.
    Lunedì, le primarie pugliesi dovrebbero sancire la sconfitta di Vendola e arroventare Bertinotti. Il quale, come Mastella, pretende da Prodi un atto di forza di cui il professore non è stato capace. Altrimenti non avrebbe rinviato il vertice della Gad previsto ieri.

    I guai di Bertinotti. In vista del congresso nazionale dell’anno prossimo (dal 3 al 6 marzo), dentro Rinfondazione sono inziate le votazioni dei comitati politici intorno alle mozioni in lizza. Consultazioni che precedono i congressi di circolo ma sono indicative dell’orientamento dei dirigenti del partito. I parziali dicono che la mozione del segretario vince bene a Roma e Bari (rispettivamente con il 60 e 70 per cento), vince di misura a Milano (55 per cento) ma è in minoranza in alcune città molto rappresentative.
    A Torino, Bertinotti si ferma al 31 per cento mentre l’Ernesto di Claudio Grassi (l’area più legata all’eredità del Pci) tocca il 35, i trotzkisti di Malabarba e Cannavò sono al 20. Ad Ancona l’Ernesto incassa per ora il 56 per cento dei consensi, a Bologna il 57 e a Cagliari il 60 per cento. I comunisti che assediano Bertinotti affermano che il caso Vendola non inciderà sugli equilibri di un congresso che si annuncia apertissimo. Contrariamente a quanto dice il segretario. Lui ha stretto un accordo con Prodi senza discutere prima di programmi, loro intendono fare l’esatto contrario.

    “Tagliatina di faccia”. Nuovi sgarbi della dirigenza romana dell’Udc contro i secessionisti siciliani Totò Cuffaro e Raffaele Lombardo. Riesumando una “commissione nazionale di garanzia statutaria”, Follini e Casini hanno invalidato la nomina dei nuovi commissari provinciali scelti dalla segreteria siciliana in sostituzione di quelli decaduti (“finirà a carte bollate”, giurano i siculi). Non bastasse, Beppe Drago e Mario Tassone sono stati promossi vicesegretari del partito. Il primo è uno dei quarantenni che fanno la fronda a Cuffaro e Lombardo. L’altro è un ex buttiglioniano di recentissima conversione folliniana. Tra i commenti dell’entourage di Cuffaro, ce n’è uno che merita la menzione: “E’ una tagliatina di faccia”. E si sa che in Sicilia le cose terribili, per compensazione teatrale, hanno bisogno d’essere indicate con un diminutivo (come l’omicidio detto anche “ammazzatina”).

    da Il Foglio

    saluti

  3. #3
    Betelgeuse
    Ospite

    Predefinito Palazzo...

    Ma i leader del centrodestra sono davvero convinti che i loro elettori non vedano l'ora di rimpinguare il già fin troppo folto schieramento di survivors della politica?

 

 

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