Palazzo
Dice Clemente Mastella al Foglio che oggi non succederà nulla, ma proprio nulla di sconvolgente, in Senato, sul caso Visco-Speciale (l’ex capo delle Fiamme gialle).
All’ordine del giorno c’è il dibattito intorno alle deleghe (congelate) del viceministro Vincenzo Visco sulla guardia di finanza.
Sul collo della maggioranza pende un pronunciamento duro di Antonio Di Pietro contro Visco, una sfiducia sostanziale destinata, tuttavia, a non travolgere gli equilibri dell’Unione.
Il centrodestra chiede il ritiro permanente delle deleghe, l’Italia dei valori ha già annunciato che non voterà insieme con l’opposizione.
L’Unione si guarda bene dal presentare un testo sul quale difficilmente otterrebbe un consenso sufficiente a non finire in minoranza.
Il solo interrogativo riguardava l’eventualità che fosse l’Idv a servire un proprio documento esca sul quale far convergere il centrodestra. Escluso.
Come ha detto ieri il capogruppo dipietrista a Palazzo Madama, Nello Formisano: “Allo stato non presenteremo nessuna mozione. E, a quanto ho capito, anche l’Unione non lo farà. Mi pare del tutto lineare visto che Di Pietro ha ricevuto dal presidente del Consiglio la conferma che il governo non ha alcuna intenzione di restituire a Visco le deleghe sulla guardia di finanza. Abbiamo contribuito a determinare una procedura virtuosa sulla quale nessuno può fare come lo struzzo”.
“Vedrete – osserva Mastella – che si accontenteranno di questo, non ci saranno sorprese e il governo non cadrà sul caso Visco”.
Verosimile. Certo è che i vecchi-nuovi amici dell’ex pm stanno cercando in ogni modo di affiancarlo per spingerlo a essere conseguente con le premesse. “Alleanza nazionale guarderà con molta attenzione l’atteggiamento dell’Italia dei valori al Senato durante le votazioni sulla mozione contro il viceministro Visco” preannuncia il presidente dei deputati di An, Ignazio La Russa: “Vediamo domani come voterà Di Pietro, nella vita ci sono momenti della verità e quello di domani è il momento della verità della maggioranza”.
La Russa evoca al riguardo la recente lettera al Corriere della Sera nella quale il ministro delle Infrastrutture reclamava “un passo indietro” di Visco.
L’impressione è che i finiani stiano caricando di tensione un appuntamento dall’esito quasi scontato e sfavorevole.
E’ lo schema adottato da Silvio Berlusconi: destabilizzare il quadro clinico del governo insinuando il sentimento invalicabile della crisi prossima ventura.
I sondaggi dicono che lo strumento paga.
Intanto Fini si prepara a incardinare il vento dell’antipolitica nella terra di una destra trasversale. Oggi lui e Di Pietro presenteranno la proposta di legge sulla riduzione dei costi della politica.
Confida Mastella al Foglio che, se si vuole attingere con buoni margini d’approssimazione al futuro che aspetta Prodi, la pista da seguire è quella di Walter Veltroni e Franco Marini.
“Berlusconi s’illude, se pensa che gli permetteranno di andare al voto anticipato nella primavera del 2008. A Veltroni – prosegue il ministro – conviene buttar giù il governo e giocare per almeno un anno il ruolo di leader del Partito democratico e garante di un governo di salute nazionale che si occupi di riformare il sistema di voto e poco più”.
Quindi? “C’è un patto tra i veltroniani e Marini, che tocca anche il presidente della Repubblica, per negare lo scioglimento delle Camere fino a che non verrà riformulata la legge elettorale. In questo modo per Berlusconi si prepara un nuovo tranello simile a quello che gli tese Oscar Luigi Scalfaro durante la crisi del 1995”.
Il Cav. farebbe bene a stare attento:
“A lui conviene che Veltroni venga logorato ancora dagli insuccessi di Prodi”. Basterebbe allora accordarsi adesso sulla legge elettorale per sottrarre terreno agli infidi. “Sandro Bondi ha ufficializzato il no di Forza Italia al modello tedesco. Forse ci resta un ritorno al Mattarellum”.
www.ilfoglio.it del 3 ott. 07
saluti




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