Ah si? Lasciamo perdere Pearl Harbour per ovvi motivi, ma come mai la GB ha invece ignorato la contemporanea aggressione sovietica alla Polonia? E ancora come mai ignorava, per esempio, l'aggressione sovietica alla Finlandia?
Qui non stai facendo altro che riscrivere il libro di sempre, che è quello che si basa sulle tesi dei vincitori, mentre le tesi dei vinti contano zero.
È falsco che all'origine di tutto ci sia stata la sete imperialista della Germania. Infatti la sete imperialista della GB dove la mettiamo?
Secondo Romolo Gobbi, giustamente, i responsabili furono, di comune accordo, Stati Uniti e Unione Sovietica: entrambi grandi potenze industriali, che avevano bisogno, la prima di ampi mercati per le sue merci, la seconda di diffondere il socialismo nel mondo. Di più, il vero "nemico" degli USA era l'Inghilterra, che con il suo enorme impero (le sue colonie sparse in tutto il mondo... altro che la Germania!) frenava il processo di egemondia economica americano. Non potendo attaccare l'Inghilterra per ovvi motivi, gli USA fecero in modo che questa entrasse in contrasto con la Germania. Al termine della guerra, liberato il mercato mondiale dai lacci del colonialismo, la comunione di interessi tra USA e URSS venne meno, e iniziò la guerra fredda.
"L'errore degli USA fu proprio questo" scrive Gobbi "per vincere un nemico: la Germania, si appoggiarono a un paese: l'URSS, destinato a trasformarsi in un nemico ancora più potente, contro il quale dovranno combattere per 50 anni. Invece, come suggerisce il Vaticano, avrebbero dovuto aspettare che Hitler distruggesse il comunismo e poi intervenire. Così avrebbero ottenuto davvero l'egemonia mondiale. Il tutto, comunque, accadde per volere del presidente americano Roosvelt: perchè sia il popolo, sia il congresso erano contrari alla guerra. Fu lui a deciderla"... e forse anche per questo provocarono i giapponesi e strozzarono deliberatamente il loro mercato nel Pacifico con una faccia tosta che non ha eguali.
Mi pare ovvio che questa tesi, così controcorrente, sollevi non poche polemiche tra voi benpensanti. Ma lo stesso Gobbi è abituato: già nel 1992 scrisse "Il mito della Resistenza" (Rizzoli), nel quale sosteneva l'ardita tesi che la storiografia sulla resistenza, lungi dall'esser obiettiva, serviva soprattutto a convalidare l'ideologia dominante e cioè i governi della prima Repubblica.




2010:
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Imperdibile.
