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  1. #71
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    [QUOTE]In origine postato da ardimentoso
    [B]De Benoist critica l'idea dell'egualitarismo, e stacca la spina dal razzismo biologico per quello culturale;

    Boiata insensata. De Benoist, sulla linea di Lévi Strauss, non parla di "razzismo culturale", ma di differenze culturali, e in queste nessuna ha prevalenza, siccome i valori culturali sono "relativi", ovvero determinano tutto l'insieme di interazioni di quella stessa cultura. Indi, le culture possono evolversi, declinare, cambiare...
    Quello di cui tu parli è l'etnocentrismo, cosa contro cui De Benoist si è più volte espresso. Le società postmoderne non sono adatte all'etnocentrismo e al razzismo culturale.
    De Benoist ha scritto 3 libri contro il razzismo, quindi parlare di "razzismo culturale" è una bestialità.
    Comunque, rispondo con le parole di Marco Tarchi, che a proposito di De Benoist dice:

    "l'affermazione del diritto ad avere radici culturali e mantenerle anche quando ci si trasferisce in terra di emigrazione non si accompagna mai a una visione del comunitarismo etnoculturale chiusa alle ragioni e alla frequentazione dell'Altro. Non vi è, nei suoi testi, una sola riga in cui echeggi la sconfessione dell'interculturalità. Quel che vi si sostiene è che un individuo privo di radici, di identità, si atomizza e si espone al rischio quasi certo della perdita del senso del vivere in comune, il che induce alienazione e comportamenti devianti. Le forme di integrazione degli immigrati nelle società di accoglienza devono quindi escludere ogni tentativo di assimilazione e consentire a chi è geograficamente allontanato dal luogo di nascita e di formazione di conservare i suoi usi e la sua mentalità, sintanto che essi non contrastino con le leggi del Paese in cui si è trasferito".

    Se questo è "razzismo culturale"...

  2. #72
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    In origine postato da ardimentoso
    non giochiamo.
    De Benoist e tutto il grece hanno subito un tremendo attacco sulla stampa liberal francese proprio per il loro "razzismo culturale".
    ora tentare di far passare quel razzismo culturale come unidirezionale nei confronti degli stati uniti, è un gioco che non regge.
    L'etnodifferenzazione è rivolta a tutte le etnie differenti da quella europea. Questo conseguentemente, nell'attuale situazione globale, comporta una logica difesa anche di quelle etnie attualmente minacciate dall'espansionismo usa.
    Il non vedere nell'invasione allogena il grimaldello per scardinare la residua idea di identità europea, è un tarparsi gli occhi con le fette di mortadella.
    Gli usa, o meglio le lobbies che controllano quel paese sono il nemico dell'europa, ma lo sono anche le armi usate
    Adesso De Benoist parla di Nuove Sintesi, non di G.R.E.C.E. ....
    L'etnodifferenzazione è rivolta a tutte le etnie differenti da quella europea è l'esatto contrario del pensiero di de Benoist!! Una roba del genere non se la sogna neanche la Fallaci, che si limita all'Islam (non a tutte le etnie)...

  3. #73
    ardimentoso
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    In origine postato da Franzele
    "Razzismo culturale" è una definizione della concezione di de Benoist che danno in genere i commentatori di sinistra. Forse poteva andare per il de Benoist di anni fa (che non ho mai letto), ma che ora l'intelettuale francese la rifiuta categoricamente. Parlando di "razzismo culturale" mi sembra si faccia riferimento ad una gerarchia tra le culture. Se è così ultimamente a parlare di civiltà superiore sono Berlusconi e la Fallaci (su questo forum Felix e tanti altri...), non de Benoist...
    "Diversità" non significa "superie vs. inferiore". E non vuol dire neanche che non si possa convivere sullo stesso territorio e confrontarsi. Così la penso io e così mi pare la pensi de B. (precisando che sono meno propenso di de B. a vedere l'immigrazione come un pericolo e che credo nella contaminazione reciproca).
    che diversità significhi "superiore vs. inferiore" io non l'ho mai detto e neanche de benoist, ne di ieri ne di oggi.
    Questa è una tua convinzione da troppo indottrinamento.
    Diversità significa semplicemente diverso, senza nessuna pretesa di sopraffazione di una delle parti.
    se poi a te la parola "diversoe" non piace. il problema è iltuo, e il significato che gli dai è semre un problema tuo.
    De Benoist bisogna leggerlo tutto, fin da quando firmava Larouche.
    estrapolare un concetto, una pagina, un libro dall'enorme mole prodotta da chi scrivedall'etàdi 18 anni, mi sa di mistificazione e appropriazione indebita

  4. #74
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    [QUOTE]In origine postato da Akhenaton
    [B]
    In origine postato da ardimentoso

    "l'affermazione del diritto ad avere radici culturali e mantenerle anche quando ci si trasferisce in terra di emigrazione non si accompagna mai a una visione del comunitarismo etnoculturale chiusa alle ragioni e alla frequentazione dell'Altro. Non vi è, nei suoi testi, una sola riga in cui echeggi la sconfessione dell'interculturalità. Quel che vi si sostiene è che un individuo privo di radici, di identità, si atomizza e si espone al rischio quasi certo della perdita del senso del vivere in comune, il che induce alienazione e comportamenti devianti. Le forme di integrazione degli immigrati nelle società di accoglienza devono quindi escludere ogni tentativo di assimilazione e consentire a chi è geograficamente allontanato dal luogo di nascita e di formazione di conservare i suoi usi e la sua mentalità, sintanto che essi non contrastino con le leggi del Paese in cui si è trasferito".


    Senza riferimento alla diatriba tra ardimentoso e te, commento queste parole. Sono belle, ma non tengono conto dei numeri. eppure è proprio il mutare delle proporzioni che cambia di continuo le carte in tavola.
    Per fare un esempio semplice, non credo che oggigiorno un governo europeo sia più in grado di stabilire con efficacia come gli immigrati possano condursi e a quali modelli debbano conformarsi, se l'integrazione o la preservazione delle proprie specificità. Paradossalmente un simile pensiero - quello di Tarchi qui riportato- è autoreferenziale, mentre vorrebbe essere equanime: non è infatti un sopravvalutarsi oltre ogni limite pensare che noi si possa con buona volontà soppesare l'accoglienza, l'ambientamento, la sollecitudine verso chi "bussa alle porte"?

  5. #75
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    In origine postato da ardimentoso
    che diversità significhi "superiore vs. inferiore" io non l'ho mai detto e neanche de benoist, ne di ieri ne di oggi.
    Questa è una tua convinzione da troppo indottrinamento.
    Forse hai dimenticato di leggere una parolina del mio post: non

  6. #76
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    In origine postato da Arancia Meccanica
    Scusate, ma vorrei ritornare all'argomento della discussione, ovvero se la colpa sia o meno degli allogeni...

    Io dico di sì
    Anch'io credo che sia colpa degli immigrati, purchè questo non sottenda un giudizio morale -che esteso a una collettività indeterminata sarebbe senz'altro insensato.
    In seconda battuta è colpa nostra che nonostante infinite discussioni e una prosopopea senza limiti non si riesce a cavare un ragno dal buco.
    Abbiamo al governo un partito che parla di cannonate e non è possibile vedere segni molto più modesti di arginamento. E' come se non si fosse in grado di andare al di là delle parole; parole che talvolta non sono nemmeno abbastanza soppesate.

  7. #77
    ardimentoso
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    [QUOTE]In origine postato da Akhenaton
    [B]
    In origine postato da ardimentoso
    De Benoist critica l'idea dell'egualitarismo, e stacca la spina dal razzismo biologico per quello culturale;

    Boiata insensata. De Benoist, sulla linea di Lévi Strauss, non parla di "razzismo culturale", ma di differenze culturali, e in queste nessuna ha prevalenza, siccome i valori culturali sono "relativi", ovvero determinano tutto l'insieme di interazioni di quella stessa cultura. Indi, le culture possono evolversi, declinare, cambiare...
    Quello di cui tu parli è l'etnocentrismo, cosa contro cui De Benoist si è più volte espresso. Le società postmoderne non sono adatte all'etnocentrismo e al razzismo culturale.
    De Benoist ha scritto 3 libri contro il razzismo, quindi parlare di "razzismo culturale" è una bestialità.
    Comunque, rispondo con le parole di Marco Tarchi, che a proposito di De Benoist dice:

    "l'affermazione del diritto ad avere radici culturali e mantenerle anche quando ci si trasferisce in terra di emigrazione non si accompagna mai a una visione del comunitarismo etnoculturale chiusa alle ragioni e alla frequentazione dell'Altro. Non vi è, nei suoi testi, una sola riga in cui echeggi la sconfessione dell'interculturalità. Quel che vi si sostiene è che un individuo privo di radici, di identità, si atomizza e si espone al rischio quasi certo della perdita del senso del vivere in comune, il che induce alienazione e comportamenti devianti. Le forme di integrazione degli immigrati nelle società di accoglienza devono quindi escludere ogni tentativo di assimilazione e consentire a chi è geograficamente allontanato dal luogo di nascita e di formazione di conservare i suoi usi e la sua mentalità, sintanto che essi non contrastino con le leggi del Paese in cui si è trasferito".

    Se questo è "razzismo culturale"...
    di "razzismo culturale", hanno parlato per la prima volta i tuoi epigoni d'oltralpe quando anni fa si scagliarono contro il filosofo.
    non ti piace il termine "razzismo"??
    va bene usiamo allora differenzazioni culturali.
    il discorso non cambia.
    Leggi "Le forme di integrazione degli immigrati nelle società di accoglienza devono quindi escludere ogni tentativo di assimilazione" e mi dici che la multietnicità non è stata toccata da de benoist.
    ripeto che il filosofo dovete leggerlo tutto non solo quello che vi pare.
    "consentire a chi è geograficamente allontanato dal luogo di nascita e di formazione di conservare i suoi usi e la sua mentalità, sintanto che essi non contrastino con le leggi del Paese in cui si è trasferito".
    il clandestino(bada bene non parlo di razze, religioni, culture o quello che ti pare) contratasta con le leggi del paese??

  8. #78
    Paul Atreides
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    Il discorso è sempre quello.

    Per chi parla di differenze culturali, di comunità, di radicamento, di anti-individualismo, di critica all'universalismo, l'immigrazione è, per eccellenza, un fenomeno negativo, sia per chi ospita sia per chi è ospitato, dunque da criticare in toto [e soprassiedo sul fatto che criticare gli USA senza criticarne il modello sociale su cui si fondano significa rimanere totalmente in mezzo al guado...].

    Ora, la risposta della ND sarebbe il multiculturalismo.

    Ma la ND ancora non ha spiegato

    1) come preservare i costumi degli immigrati, ed evitarne l'assimilazione, se poi si afferma [v. Tarchi] che tali costumi non devono contrastare con le leggi dei paesi ospitanti. In tal caso, infatti, ci troveremmo di fronte soltanto a differenze ridotte a mero folklore [musica, cucina] e ad una assimilazione reale anche se non dichiarata, perchè ciò che costituisce il ''nucleo duro'' o la ''morale spessa'' [per usare la terminologia di Walzer] degli ''ospiti'' viene totalmente azzerata. In altre parole ancora, l'integrazione avviene sulla base dell'assimilazione, altro che.

    2) la coerente risposta multiculturale dovrebbe consistere in una società ''a macchia di leopardo'' di énclaves etniche. Cosa ovviamente distruttiva di ogni convivenza sociale.

    3) in breve, la ND presenta una risposta che è una non-risposta, perché si avvita in contraddizioni irrisolvibili.

    4) la interculturalità, che è tutt'altra cosa, è sempre esistita e nessuno la nega. Ma nulla c'entra con la società multirazziale.

  9. #79
    ardimentoso
    Ospite

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    In origine postato da Franzele
    Adesso De Benoist parla di Nuove Sintesi, non di G.R.E.C.E. ....
    L'etnodifferenzazione è rivolta a tutte le etnie differenti da quella europea è l'esatto contrario del pensiero di de Benoist!! Una roba del genere non se la sogna neanche la Fallaci, che si limita all'Islam (non a tutte le etnie)...
    no, è l'esatto contrario del tuo di pensiero, che evidentemente non riesce a collegare quanto legge con l'esatto significato logico.
    etnodifferenzazione significa differenza tra le varie etnie.
    e su questo non ci piove.
    tu, per evidenti motivi di parte , ne fai una questione de benoist vs. usa, semplificando al massimo il pensiero del filosofo alle tue devianti convinzioni.
    io ti facevo notare che il discorso è di ben più ampio respiro, ponendo il de benoist l'accento sulla differenza tra cultura atavica europea e quella del resto del mondo.
    ovviamente, con te bisogna specificare non soltanto in chiave negativa.

    per quello che ti serve, a te basta un giulietto chiesa qualsiasi.

    p.s.: qui a differenza della sezione che freguenti, se dico "a" significa "a", e mi aspetto che tu capisca la stessa cosa, rispondendo al limite "b", non "7".

  10. #80
    ardimentoso
    Ospite

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    In origine postato da Franzele
    Forse hai dimenticato di leggere una parolina del mio post: non
    tu hai scritto questo:
    "Diversità" non significa "superie vs. inferiore"

    evidentemente intendo che io davo quel significato a "diversità"
    dove l'hai letto oltre che nei voli pindarici che evidente mente fai ad occhi aperti??

    ripeto impara a dialogare capendo di cosa e come si parla.
    e leggilo tutto de benoist

 

 
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