[QUOTE]In origine postato da ardimentoso
[B]De Benoist critica l'idea dell'egualitarismo, e stacca la spina dal razzismo biologico per quello culturale;
Boiata insensata. De Benoist, sulla linea di Lévi Strauss, non parla di "razzismo culturale", ma di differenze culturali, e in queste nessuna ha prevalenza, siccome i valori culturali sono "relativi", ovvero determinano tutto l'insieme di interazioni di quella stessa cultura. Indi, le culture possono evolversi, declinare, cambiare...
Quello di cui tu parli è l'etnocentrismo, cosa contro cui De Benoist si è più volte espresso. Le società postmoderne non sono adatte all'etnocentrismo e al razzismo culturale.
De Benoist ha scritto 3 libri contro il razzismo, quindi parlare di "razzismo culturale" è una bestialità.
Comunque, rispondo con le parole di Marco Tarchi, che a proposito di De Benoist dice:
"l'affermazione del diritto ad avere radici culturali e mantenerle anche quando ci si trasferisce in terra di emigrazione non si accompagna mai a una visione del comunitarismo etnoculturale chiusa alle ragioni e alla frequentazione dell'Altro. Non vi è, nei suoi testi, una sola riga in cui echeggi la sconfessione dell'interculturalità. Quel che vi si sostiene è che un individuo privo di radici, di identità, si atomizza e si espone al rischio quasi certo della perdita del senso del vivere in comune, il che induce alienazione e comportamenti devianti. Le forme di integrazione degli immigrati nelle società di accoglienza devono quindi escludere ogni tentativo di assimilazione e consentire a chi è geograficamente allontanato dal luogo di nascita e di formazione di conservare i suoi usi e la sua mentalità, sintanto che essi non contrastino con le leggi del Paese in cui si è trasferito".
Se questo è "razzismo culturale"...




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