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  1. #171
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    Napoleon, tu sostieni delle teorie, come io sostengo delle altre. La differenza tra te e me è che tu le assolutizzi prendendole come oro colato. Ti stai accostando ad una questione scientifica con una atteggiamento dogmatico e portando avanti argomenti d'autorità.
    Tra scortesie e insulti vari, non hai risposto ad una sola domanda. Sei stato soltanto capace di riportare altri dati, di frignare sui papiri.
    Se ti va di continuare a discutere modera i termini e discuti seriamente senza chiamare in aiuto la marmaglia tradizionalista.

  2. #172
    Murat
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    Parla il saccente che non si è degnato nemmeno una sola volta di quotarmi. Tu mi consigli la preghiera, io ti consiglio un po' di umiltà, ti assicuro che non è il caso di relazionarsi così per un paio di libri, dogmatici, letti per gli esamini. Forse io sono troppo stupido, o sono ritenuto tale, per portare obiezioni degne di nota, alle quali si può rispondere direttamente. A me sembra che la logica sia questa: o ti adatta alle "novelle" tesi, o sei imbecille. Io, stando a questi canoni, mi glorio della mia imbecillità.

  3. #173
    Napoléon I
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da Lepanto
    Napoleon, tu sostieni delle teorie, come io sostengo delle altre. La differenza tra te e me è che tu le assolutizzi prendendole come oro colato. Ti stai accostando ad una questione scientifica con una atteggiamento dogmatico e portando avanti argomenti d'autorità.
    Tra scortesie e insulti vari, non hai risposto ad una sola domanda. Sei stato soltanto capace di riportare altri dati, di frignare sui papiri.
    Se ti va di continuare a discutere modera i termini e discuti seriamente senza chiamare in aiuto la marmaglia tradizionalista.
    Ho risposto a tutto. Ripetere una falsità, come "non hai risposto a nulla", non fa diventare vera la tua asserzione. Ho risposto a tutti: a Simplicio, ad Antonio e a te. Quanto alla marmaglia tradizionalista, penso che uno come te la conosca molto meglio di me. Non credo comunque sia possibile discutere con uno che definisce il magistero come "sorpassato".

    Pertanto ti ricordo le parole di quel concilio che tanto ti piace, e che tanto fraintendi "La funzione di interpretare autenticamente la Parola di Dio, scritta o trasmessa, è stato affidato al solo magistero vivo della Chiesa, la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù Cristo" (DV 10).

    San Pio X, credo fosse papa, e credo abbia dato degli orientamenti magisteriali. Tu sei libero di ignorarli, come sei libero di fare tutto quello che vuoi. Sappi, tu che ti definisci così amante del papa, che non si può amare un papa ridicolizzando i predecessori.

    Quanto a questa mia, immagino quanto peso le potrai dare. L'atto di onestà intellettuale di colui che ammette di avere sbagliato, è sempre più raro al giorno d'oggi. Io ho avuto la fortuna in vita mia di compierne uno, e so quanto la grazia operi in questa circostanza, e converta l'umiltà in trionfo. Pertanto, questa risposta "ignorala, come hai ignorato le altre: e poi saran le ultime, oramai" (F.Guccini "Eskimo", Amerigo, 1979)

  4. #174
    torquemada
    Ospite

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    Citazione Originariamente Scritto da Lepanto
    discuti seriamente senza chiamare in aiuto la marmaglia tradizionalista.
    Adriano, che delusione... "marmaglia tradizionalista"...

  5. #175
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    Spiace che tu debba portarla sul personale. Cosa che evidentemente non farò io. Quanto alla tua asserzione, "ho risposto a tutto", non hai risposto mai a niente. Hai riportato delle teorie, come le mie, che non hanno e non possono avere carattere di assolutezza. Quanto al magistero, è evidente che non ridicolizzo nessuno. Tu continui a citare documenti pontifici del 1912 che chiaramente si riferiscono a quel periodo e a quelle contingenze. La ricerca e lo studio dei testi sacri continuano ad andare avanti con l'incoraggiamento delle autorità ecclesistiche. Penso conoscerai il più recente documento della Pontificia Commissione Biblica L'interpretazione della Bibbia nella Chiesa , in questo potrai chiaramente leggere che: L’esegesi cattolica non cerca di distinguersi usando un metodo scientifico particolare. Essa riconosce che uno degli aspetti dei testi biblici è di essere opera di autori umani, che si sono serviti delle proprie capacità e degli strumenti che il loro tempo e il loro ambiente mettevano a loro disposizione. Di conseguenza, utilizza senza secondo fine, tutti i metodi e approcci scientifici che permettono di meglio comprendere il significato dei testi nel loro contesto linguistico, letterario, socio-culturale, religioso e storico, illuminandoli anche con lo studio delle loro fonti e tenendo conto della personalità di ogni autore (cf. Divino afflante Spiritu, EB 557). In tal modo essa contribuisce attivamente allo sviluppo dei metodi e al progresso della ricerca.

    Ciò che la caratterizza è il suo situarsi consapevolmente nella tradizione vivente della Chiesa, la cui prima preoccupazione è la fedeltà alla rivelazione attestata dalla Bibbia. Le ermeneutiche moderne hanno messo in luce, come abbiamo ricordato, l’impossibilità di interpretare un testo senza partire da una “precomprensione” di un genere o dell’altro. L’esegesi cattolica si avvicina agli scritti biblici con una precomprensione che unisce strettamente la moderna cultura scientifica e la tradizione religiosa proveniente da Israele e dalla comunità cristiana primitiva. La sua interpretazione si trova così in continuità con il dinamismo ermeneutico che si manifesta all’interno stesso della Bibbia e che si prolunga poi nella vita della Chiesa. Corrisponde all’esigenza di affinità vitale tra l’interprete e il suo oggetto, affinità che costituisce una delle condizioni di possibilità del lavoro esegetico.

    Ogni precomprensione comporta tuttavia i suoi pericoli. Nel caso dell’esegesi cattolica, esiste il rischio di attribuire ad alcuni testi biblici un significato che non esprimono, ma che è frutto di uno sviluppo ulteriore della tradizione. L’esegeta deve guardarsi da questo pericolo.


    E ancora alcuni criteri utili per potersi confrontare...

    Il modo di interpretare i testi che si manifesta nella Sacra Scrittura suggerisce le seguenti osservazioni:

    Dato che la Sacra Scrittura è venuta alla luce sulla base di un consenso di comunità credenti che hanno riconosciuto nel suo testo l’espressione della fede rivelata, la sua stessa interpretazione dev’essere, per la fede viva delle comunità ecclesiali, fonte di consenso sui punti essenziali.

    Dato che l’espressione della fede, come la si trovava nella Sacra Scrittura riconosciuta di tutti, dovette essere continuamente rinnovata per far fronte a situazioni nuove, il che spiega le “riletture” di molti testi biblici, l’interpretazione della Bibbia deve ugualmente avere un aspetto di creatività e affrontare le questioni nuove, per rispondervi partendo dalla Bibbia.

    Dato che i testi della Scrittura hanno talvolta rapporti di tensione tra loro, l’interpretazione deve necessariamente essere pluralistica. Nessuna interpretazione particolare può esaurire il significato dell’insieme, che è una sinfonia a più voci. L’interpretazione di un testo particolare deve quindi evitare di essere esclusivista.

    La Sacra Scrittura è in dialogo con le comunità credenti: è scaturita dalle loro tradizioni di fede. I suoi testi si sono sviluppati in rapporto con queste tradizioni e hanno contribuito, reciprocamente, al loro sviluppo. Ne consegue che l’interpretazione della Scrittura si fa in seno alla Chiesa nella sua pluralità e nella sua unità e nella sua tradizione di fede.

    Le tradizioni di fede formavano l’ambiente vitale in cui si è inserita l’attività letteraria degli autori della Sacra Scrittura. Questo inserimento comprendeva anche la partecipazione alla vita liturgica e all’attività esterna delle comunità, al loro mondo spirituale, alla loro cultura e alle peripezie del loro destino storico. L’interpretazione della Sacra Scrittura esige perciò, in modo simile, la partecipazio*ne degli esegeti a tutta la vita e a tutta la fede della comunità credente del loro tempo.

    Il dialogo con la Sacra Scrittura nel suo insieme, e quindi con la comprensione della fede propria delle epoche anteriori, dev’essere necessariamente accompagnato da un dialogo con la generazione presente. Questo comporta l’allacciamento di un rapporto di continuità, ma anche la constatazione di differenze. Ne consegue che l’interpreta*zione della Scrittura comporta un lavoro di verifica e di selezione; essa rimane in continuità con le tradizioni esegetiche anteriori, di cui conserva e fa propri molti elementi, ma su altri punti se ne stacca, per poter progredire.


    Penso comunque che il suddetto documento nella sua interezza dia la base di partenza necessaria per voler discutere.

  6. #176
    torquemada
    Ospite
    Citazione Originariamente Scritto da Lepanto
    ...la base di partenza necessaria per voler discutere.
    Credo che la base necessaria sia il rispetto dell'interlocutore; forse che definire "marmaglia" alcuni partecipanti a una discussione, accusandoli di venire in soccorso di qualcuno, favorisca il dialogo?


  7. #177
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    Posto per l'edificazione di tutti il discorso che l'allora cardinale Ratzinger fece per i 100 anni della Pontificia Commissione Biblica. Riprende sostanzialmente, in modo eccellente come sempre, il rapporto tra magistero ed esegesi. Per me è la base su cui impostare ogni dialogo.

    http://web.genie.it/utenti/i/interface/Biblica.html

  8. #178
    Murat
    Ospite

    Predefinito Il presupposto per il dialogo.

    Ritorniamo ora alle teorie nuove, di cui abbiamo parlato prima: da alcuni vengono proposte o istillate nella mente diverse opinioni che sminuiscono l'autorità divina della Sacra Scrittura. Con audacia alcuni pervertono il senso delle parole del Concilio Vaticano con cui si definisce che Dio è l’Autore della Sacra Scrittura, e rinnovano la sentenza, già più volte condannata, secondo cui l'inerranza della Sacra Scrittura si estenderebbe soltanto a ciò che riguarda Dio stesso o la religione e la morale.

    Anzi falsamente parlano di un senso umano della Bibbia, sotto il quale sarebbe nascosto il senso divino, che è, come essi dichiarano, il solo infallibile. Nell'interpretazione della Sacra Scrittura essi non vogliono tener conto dell'analogia della fede e della tradizione della Chiesa; in modo che la dottrina dei Santi Padri e del Magistero dovrebbe essere misurata con quella della Sacra Scrittura, spiegata, però, dagli esegeti in modo puramente umano; e non piuttosto la Sacra Scrittura esposta secondo la mente della Chiesa, che da Cristo Signore è stata costituita custode e interprete di tutto il deposito delle verità rivelate.

    Inoltre il senso letterale della Sacra Scrittura e la sua spiegazione elaborata, sotto la vigilanza della Chiesa, da tali e tanti esegeti, dovrebbe, secondo le loro false opinioni, cedere il posto ad una nuova esegesi, chiamata simbolica e spirituale; secondo quest’esegesi i libri del Vecchio Testamento, che oggi nella Chiesa sono una fonte chiusa e nascosta, verrebbero finalmente aperti a tutti. In questo modo - essi affermano - svaniscono tutte le difficoltà alle quali vanno incontro soltanto coloro che si attengono al senso letterale delle Scritture.

    Tutti vedono quanto tutte queste opinioni si allontanino dai principi e dalle norme ermeneutiche giustamente stabilite dai Nostri Predecessori di felice memoria: da Leone XIII nell'Enciclica "Providentissimus Deus", da Benedetto XV nell'Enciclica "Spiritus Paraclitus", come pure da Noi stessi nell'Enciclica "Divino afflante Spiritu".

    Non deve recare meraviglia che tali novità in quasi tutte le parti della teologia abbiano prodotto i loro velenosi frutti. Si mette in dubbio che la ragione umana, senza l'aiuto della divina Rivelazione e della grazia, possa dimostrare con argomenti dedotti dalle cose create, l'esistenza di un Dio personale; si afferma che il mondo non ha avuto inizio e che la creazione del mondo è necessaria, perché procede dalla necessaria liberalità del divino amore; così pure si afferma che Dio non ha prescienza eterna ed infallibile delle libere azioni dell'uomo: tutte opinioni contrarie alle dichiarazioni del Concilio Vaticano (Cfr. Conc. Vat. Cost. "De fide cath.", cap. 1: De Deo rerum omnium creatore).

    Da alcuni poi si mette in discussione se gli angeli siano persone; se vi sia una differenza essenziale fra la materia e lo spirito. Altri snaturano il concetto della gratuità dell'ordine sovrannaturale, quando sostengono che Dio non può creare esseri intelligenti senza ordinarli e chiamarli alla visione beatifica. Né basta; poiché, messe da parte le definizioni del Concilio di Trento, viene distrutto il vero concetto di peccato originale e insieme quello di peccato in genere, in quanto offesa di Dio, come pure quello di soddisfazione data per noi da Cristo. Né mancano coloro che sostengono che la dottrina della transustanziazione, in quanto fondata su un concetto antiquato di sostanza, deve essere corretta in modo da ridurre la presenza reale di Cristo nell'Eucaristia ad un simbolismo, per cui le specie consacrate non sarebbero altro che segni efficaci della presenza di Cristo e della sua intima unione nel Corpo mistico con i membri fedeli.

    Certuni non si ritengono legati alla dottrina che Noi abbiamo esposta in una Nostra Enciclica e che è fondata sulle fonti della Rivelazione, secondo cui il Corpo mistico di Cristo e la Chiesa cattolica romana sono una sola identica cosa. Alcuni riducono ad una vana formula la necessità di appartenere alla vera Chiesa per ottenere l'eterna salute. Altri infine non ammettono il carattere razionale dei segni di credibilità della fede cristiana.

    È noto che questi errori, ed altri del genere, serpeggiano in mezzo ad alcuni Nostri figli, tratti in inganno da uno zelo imprudente o da una scienza di falso conio; e a questi figli sono costretti a ripetere, con animo addolorato, verità notissime ed errori manifesti, indicando loro con ansietà i pericoli dell'errore.


    Pio XII, Humani Generis.

  9. #179
    torquemada
    Ospite

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    Il venerabile Pio XII aveva intuito la mala gramigna del modernismo che andava diffondendosi.

    Dov'è finito l'ultimo messaggio dell'Aquinate?

  10. #180
    torquemada
    Ospite

    Predefinito

    Beh, il modernismo c'era anche prima, ma in quegli anni cominciava a farsi più pericoloso per poi giungere all'arroganza dei giorni nostri.

 

 
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