Originariamente Scritto da Mjollnir
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rispondendole nuovamente signor eymerich noto con molta amarezza che l'ombra del galileo a galoppo del suo "asino" si mostra proverbialmente assai lacunosa in ambiti vetero
testamentari ("opps pardoon!) in ambiti storico tradizionali, tra le altre basterebbe un minimo di conoscenza in "bio architettura" o quantomeno di
geografia sacra, per riordinare il disdicevole falso esoterico che la porta ad affermare che roma non avrebbe alcuna continuità con l'originaria sede iperborea elugubrazione talmente risibile che non meriterebbe invero risposta alcuna.
chiaramente livellandomi a suo "uso e consumo" le rammento gentilmente ed opportunosamente
che la tradizione italica verte incontrovertibilmente sia sui culti uranici
sia su quelli solari,sia su quelli di stretta osservanza "sciamano iperborea"
la stessa definizione di arborigeni auctottoni nomenclatura e "nomos" atti ad identificare la gente di "arborea" (arbor-gens)credo ponga fine a qualsiasi deflorescenza ermeneutica, inoltre le potrei rammentare il rito
di "purificazione" sciamanico degli hirpus sorani sacri ad "apollo" eguali per atti simboli e dottrine ai berserkir della saga ingliga, o ai marut indo-vedici. le potrei copiosamente rammentare
in ambito uranico i saturnalia (saty-yuga),o le numerose feste devote al culto remoto dell "sol indigete" le potrei elencare centinaia di "signori" libri, siti archeologici italici,documenti dove potersi alacremente informare
magari se passa per l'india si informi sulla festa ciclica della makàra samkrànti festa antichissima che si svolge da tempo immemore sulla foce del gange
dove sacerdoti brhamini incensano ancora il nostro juppiter rievocando il septimontium ed aspettando lo jyoitir linga trasformazione puranica del culto
vedico del fuoco.
deliberato ciò, saluto lei ed il grande liberatore di urga
Prima del Latium vetus
Protrarsi dei simboli nordico-settentrionali dalla tradizione Protostorica al sorgere di Roma
ARCHEOLOGIA
(Quinta e ultima parte)
Con l’età dei metalli e del bronzo in particolare, vediamo affermarsi e rinnovarsi una tradizione iconografica ben più antica, che riveste di nuovi significati e riattualizza la
memoria delle origini in simboliarchetipi sempre presenti nelle ideografie dell’uomo arcaico. Si manifesta in particolare una decisa centralità di elementi di natura
uranica e solare accompagnati a matrici più antiche, chiaramente ispirate al motivo circumpolare ed estremo-nordico.
Troviamo frequentemente tra loro connessi i motivi del disco solare e della ruota, l’auriga solare e la barca solare, per lo più evidenti in materiali bronzei e ceramiche.
Fin dal bronzo antico, le figure antropomorfe assumono un pieno connotato «solare», nonché, nella stilizzazione dell’orante, rievocano a volte quella duplice combinazione dei due sessi quale allusione all’androginia, già palese in alcune ideografie rupestri neolitiche. Così fino all’età del ferro (rosa camuna) si protrae, dalle più
antiche versioni curvilinee del bronzo finale, la celebre svastica divenuta «ornitomorfa», che, nelle pur molteplici varianti, rimase un simbolo «polare» nella sua diretta evocazione «gammadica», riferimento non solo al moto di rotazione, ma principalmente polare come l’omonima stella, per il suo punto fisso che non muta,
allegoria della prima dimora.
È nei molteplici vasi cinerari biconici e nelle famose urne a capanna che assistiamo a un proliferare di più varianti sul simbolo dello swastika nei suoi due
sensi di rotazione, che in tempi più tardi furono paragonati a un senso fausto (vita) e a uno infausto (morte) collegato anche alla lettera greca che nel ciclo di addizione quaternaria ne compone appunto l’intima natura, benché l’associazione tra il «gammadia» e lo swastika sembra non esserdel tutto propria.
Sempre di matrice «iperborea» il richiamo continuo, ininterrotto fin dagli evi più antichi nell’età del bronzo e del ferro, frequentemente stilizzato del cigno, spesso confuso
con paperelle e altri volatili.
Quest’ultimo,associato spesso a simboli solari di pura luce immateriale, quali barche o navi, rimanda al diretto legame apollineo, divinità che vola verso
il paese degli iperborei su quel cocchio trainato da cigni e a quella costellazione circumpolare già nota come la croce del nord, detta «del Cigno» appunto.
Non bisogna però dimenticare anche la connessione ambivalente di questo straordinario animale quale espressione della grande Dea, funzionale
ai vari moduli magico-taumaturgici, in cui quest’ultima, fin dal Neolitico, rendeva evidenti le multiformi sembianze legate a quel mondo della natura allegorico di un oltremondo.
Molto significative inoltre quelle scene di aratura che ritualmente rispecchiano su stele (Aosta) e in varie incisioni rupestri la centralità del solco aureo tradizionale relativo ai
reges, rivestiti dalle insegne della «prosperità agricola», quali Sabino, Latino, Italo e Giano. La particolarità assunta a sua volta del numero sette, sulla quale una vasta letteratura ha confermato l’universalità tradizionale in ogni regione del pianeta, sia nel Septimontium come nei «sette Re», è direttamente connessa con quelle sette
stelle dell’orsa, costellazione boreale anch’essa circumpolare, quale rimando esplicito al retaggio originario avvalorato da quei 7 mesi, periodo solare più lungo, di
luce, che gli abitanti più vicini al Polo Nord ebbero e trasmisero come ricordo della dimora primigenia attraverso la sapienza dei bardi vedici, peraltro
noto nella leggenda dei 7 Soli o sette Aditya, dei 7 sacerdoti di cui parlano i Rig-Veda. L’Orsa Maggiore e quella Minore, come i due piatti della bilancia, sono quindi il collegamento analogico con il Polo, confermato poi dall’etimo sanscrito Tulà, che vuol dire appunto «bilancia», la quale va distinta nel suo aspetto polare e in
quello successivo zodiacale come passaggio astrale dal simbolo dei solstizi a quello degli equinozi.
Il Calendario romuleo (Plutarco Numa 19, Macrobio Saturnalia 1,12) dei dieci mesi (origine boreale), nel suo sistema decimale (dicembre come decimo mese), non sembra privo di connessioni con l’antico calendario a dieci segni di Fliunte o Delfi, in cui l’anno iniziava al solstizio estivo ed era legato al segno del Leone con un ruolo
fondamentale del cinghiale (d’Erimanto equivalente a quello di Calidone), che in un antico zodiaco rappresentava la regione del cielo opposta ai Gemelli e andava a sostituire i Pesci.
Non si può inoltre sottovalutare la quadripartizione rituale del rito (etrusco) che presiedette alla fondazione dell’Urbe (dall’ovest all’est, cardo e decumanus) come vero e proprio orientamento cardinale sullo zodiaco: la pianta tradizionale della città è infatti la proiezione terrestre della pianta dello Zodiaco stesso (ossia la fascia che circonda l’eclittica solare,dal greco «cerchio degli animali»),ove il solstizio d’inverno è il Nord,l’equinozio primaverile l’Est, il solstizio d’estate il Sud, l’equinozio d’autunno
l’Ovest, con ogni lato del quadrato occupato da tre segni dei 12 zodiacali (le 12 case sembra risalgano alla civiltà babilonese) con la ulteriore divisione nelle tre tribù, alle
quali subentravano le quattro curie, giungendo alla ripartizione duodenaria. La più tarda ripartizione augustea delle prime dodici regioni urbane ebbe una progressione numerica analoga a quella delle case astrologiche dell’oroscopo natale dell’imperatore, tant’è che lo stesso movimento complessivo delle 14 regioni (osservato da Nord a Ovest) evoca l’immagine stilizzata del simbolo astrologico del Capricorno (segno presente su varie emissioni monetali augustee), porta solstiziale dell’inverno
e degli dèi, nonché costellazione nordica, settentrionale e circumpolare.
Mario Giannitrapani
Nota Bibliografica:
Per i dati relativi alla paleostoria
laziale sono stati consultati: A. Palma di
Cesnola 1982, «Il Paleolitico superiore
nel Lazio», in Atti della XXIV riunione
dell’Istituto Italiano di Preistoria e
Protostoria (I.I.P.P.) – Il Paleolitico e il
Mesolitico nel Lazio, pp.55-77; A. Bietti
1982, «Il Mesolitico nel Lazio», in Atti
della XXIV riunione dell’I.I.P.P., pp.79-
97; P. Chiarucci 1996, «La documentazione
archeologica pre-protostorica dell’area
albana e le scoperte più recenti», in
Alba Longa. Mito, Storia, Archeologia
(Atti dell’incontro di studio Roma-Albano
laziale 27-29 gennaio 1994), pp.1-28;
AA.VV. 1985, Archeologia e Storia a
Roma – Roma e il Lazio dall’età Preistorica
alla formazione della Città, pp.85-
95; AA.VV. 1984, Preistoria e
Protostoria nel territorio di Roma (a cura
di A.M.Bietti Sestieri), pp. 105-16; A.
Zarattini 1986, «Strategie insediamentali
nelle valli del Tevere e dell’Aniene dal
Paleolitico al Neolitico», in AA.VV. 1986;
Il Tevere e le altre vie d’acqua del Lazio
antico, Quaderni del Centro di Studio per
l’archeologia etrusco-italica, Cnr, pp. 18-
22. Per l’età dei più antichi agricoltori
neolitici: N. Negroni Catacchio 1985,
«Aspetti e problemi del Neolitico nella
valle del fiume Fiora», in Atti della XXVI
riunione dell’I.I.P.P., parte II, pp. 655-
669; M. A. Fugazzola Delpino 1985, «Il
Neolitico nel Lazio settentrionale», in
Atti della XXVI riunione dell’I.I.P.P.,
parte I, pp. 253-271. Sull’età dei metalli:
A. M. Bietti Sestieri 1992,
Protostoria. Teoria e Pratica, pp. 213-
264 e 293-319; R. Peroni 1994, Introduzione
alla Protostoria italiana,
pp.146-50; A.Guidi 1992, «L’età dei
metalli nell’Italia centrale e meridionale
», in AA.VV.1992, Italia Preistorica,
pp. 420-470. Per gli esordi della storia:
R. A. Staccioli 1992, «Gli Italici», in
AA.VV. 1992, Antichi Popoli Europei.
Dall’unità alla diversificazione, pp.
243-255; Id. 1990, Guida di Roma antica,
pp. 355-388; M. Pallottino 1981,
Genti e culture dell’Italia preromana,
pp. 61-65. Per il simbolismo e le
ideografie: M. Baistrocchi 1987, «Riflessi
primordiali alle origini di Roma»,
in Arcana Urbis: considerazioni su alcuni
rituali arcaici di Roma, pp. 95-
104; R. Guènon 1962, Simboli della
Scienza sacra, (1994, ed. it. cons.) pp.
95-99, 104-7 e 110-116; Id., Il simbolismo
della croce, 1983 (ed. it. cons.) pp.
94-98; Id. 1957, (1994, ed. it. cons.) La
Grande Triade, pp. 46-55; J. Richer
1967, Geografia sacra del mondo Greco,
(ed. cons. 1989) pp. 103-134; Id.
1985, Geografia sacra del mondo Romano;
C. Solano 1985, «Brevi considerazioni
sul cigno iperboreo in Italia», in
AA.VV. 1985, Arthos: la Tradizione
Artica, nn. 27-28, pp. 46-52; P. Negri,
«Il simbolismo agricolo in Roma», in
Intrododuzione alla magia quale scienza
dell’Io, (ed. cons. 1987) pp. 89-93,
vol. II; G. B. Tilàk 1893, La dimora
artica nei Veda, (ed. it. cons. 1986) pp.
117-142; E. Anati 1996, «Arte e
concettualità dell’Homo Sapiens», in
Oltre la Pietra. Modelli e Tecnologie
per capire la Preistoria, pp. 99-122,
Forlì.


Che guazzabuglio Baltik (ah no baltik, con la minuscola....): se magari la prossima volta scrivi in un italiano più chiaro (o in latino se preferisci) mi fai venire la voglia di leggerlo.
Saluti da Urga
P.S.: ma l'anno a Roma quando iniziava?
"In girum imus nocte et consumimur igni"


Non so perchè ma ne avevo il sospetto.Originariamente Scritto da Mjollnir
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"In girum imus nocte et consumimur igni"


egregio eymerich le sue dozzinali arrampicate sugli specchi
altro non sono che veniali involuzioni da mistagogo,atte solamente ad eludere e malcelare una scarsissima se non "nulla" conoscenza dell'argomento ivi trattato, se desidera la prossima volta mi posso esprimere
in "aramaico"( sia mai che qualcosa di buono non riesca ad afferrarla)
in risoluzione alla domanda relativa ai mesi dell'anno le rammento che
per summa incontrovertibile "vedesi tra gli innummerevoli il cattambiani": il dodicesimo mese dell'anno, in cui si situa il periodo presolstiziale, chiamasi dicembre, dal latino december, che deriva a sua volta da decem, dieci. Questa contraddizione si spiega ricostruendo la storia del calendario romano che prima della riforma di Numa Pompilio ? secondo la narrazione tradizionale - constava di dieci mesi. L'anno cominciava a marzo e terminava a dicembre (oggi ancora, settembre, ottobre e novembre ricordano l'antico calendario). «Sei mesi», riferisce Macrobio «aprile, giugno, sestile, settembre, novembre e dicembre, erano di 30 giorni; quattro, marzo, maggio, quintile e ottobre, di 31» dell'anno solare
Sappiamo con sicurezza tuttavia dalla tradizione, che Numa riformò il calendario aggiungendo i mesi di gennaio e di febbraio e facendo così un anno lunare di 355 giorni, cominciante sempre da marzo. Ma per uniformarlo a quello solare si dovevano intercalare 22-23 giorni, che venivano collocati dopo il 23 febbraio: i cinque giorni tolti a questo mese venivano aggiunti all'altro, detto "intertalare", che era di 27 o 28 giorni. Il calendario di Numa durò fino al 46 d.C., quando Giulio Cesare lo riformò con la collaborazione dell'astronomo Soligene di Alessandria, formando un anno solare di 365 giorni e 6 ore (Più il giorno dell'anno bisestile per recuperare ogni 4 anni le 6 ore eccedenti) e facendolo cominciare il I gennaio. Si sa che nemmeno la riforma giuliana riuscì ad accordare perfettamente il calendario all'armo solare, sicché fu necessaria un'ulteriore riforma - quella gregoriana del 1582 - per eliminare l'eccedenza di 11 minuti e 9 secondi sul corso del sole. E nemmeno quella fu perfetta perché è rimasta un'eccedenza di 24 secondi sull'anno tropico che fra 3.500 anni formerà lo spazio di un giorno.
l'eco di quello dei popoli di lingua indouropea. Rifletteva il ciclo dell'anno nelle regioni intorno al polo artico da dove provenivano, secondo la tradizione, gli indoeuropei: dieci mesi di luce cui seguiva la lunga notte polare. «Quando il popolo ario», osservail Tilak, «migrò più a sud dall'antica patria, fu obbligato a mutare calendario per adattarsi alla nuova patria, aggiungendo due nuovi mesi al vecchio anno. Ma le tracce dell'antico calendario non furono del tutto cancellate e abbiamo molte prove dalla tradizione e dai sacrifici, per poter sostenere che l'anno di dieci mesi, seguito da una notte di due mesi fosse bene conosciuto al tempo degli indoeuropei» (2).
La notte artica cominciava in realtà verso la fine di novembre, e quindi dicembre non corrisponde esattamente al decimo mese degli indoeuropei. Vi corrisponde tuttavia in un altro senso, perché le notti più lunghe dell'anno sono quelle intorno al solstizio, che cade appunto il 21 dicembre quando il sole, toccato il punto più basso, comincia la sua "rinascita" sull'orizzonte.
Nel periodo presolstiziale quindi, si celebravano a Roma i Saturnalia, la festa in onore del dio Saturno: dapprima il 17 dicembre, poi per sette giorni fino al 24 dicembre, cioè alla vigilia del Natalis Solis, festa solstiziale perché anticamente i Romani, come narra l'Imperatore Giuliano, stabilirono questa festa non nel giorno esatto della conversione solare, ma nel giorno in cui il ritorno del sole, dal sud al nord, appare agli occhi di tutti.
magari in seguito le "consiglio " letture serie di interpreti seri
sa com'è..... dopo un pochino le dabbedagini di "esportazione desertica" prolungano l'effetto molteplice delle "maya"
saluti
Grazie.
- A proposito, qual è la fonte dell'articolo ?
- Riusciamo a discutere con toni meno accesi ?


E sai dirmi l'esproprio che i pagani subirono per causa della chiesa?Originariamente Scritto da Eymerich
Quante chiese sono state costruite sopra templi pagani?
Tutte le chiese del centro storico di Roma sono state edificate sopra resti di templi antichissimi dedicati a divinità pagane, ai nostri dèi...
allora se vogliamo proprio essere GIUSTI, abbattiamo tutte queste chiese che hanno infangato i nostri templi!
SUVVIA eymerich, vuoi difendere l'indifendibile!
Tu ti arrampicchi sugli specchi caro il mio cattolicoOriginariamente Scritto da Eymerich
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in risposta alla prima richiesta di mjolnir cito le fonti....
Cristhian sighinolfi, i guerrieri lupo nell'europa arcaica, il cerchio edizioni
A Bausani, testi religiosi zoroastriani ed paoline -seconda edizione
Angelo Brelich, Introduzione alla storia delle religioni, Bulzoni, 1965 (1981).
Alfredo Cattabiani,(testo parzialmente riportato) Simboli, miti e misteri di Roma, Newton Compton, 1990
Nuccio D'Anna, Il Dio Giano, SeaR, 1992
Beniamino Massimo di Dario, Il Sole Invincibile. Aureliano riformatore politico e religioso, Ar, 2002
Georges Dumezil, La religione romana arcaica, Rizzoli, Milano, 1977
Ignis, Rumon. Sacrae Romae origines, Libri del Graal
Karoly Kerényi, Carl Jung, Prolegomeni allo studio scientifico della mitologia, Boringhieri, Torino, 1972.
Davide Melzi, La via dello sciamanesimo boreale, Ediz. della Terra di Mezzo, Milano
Valentina Rjabova, Dei Cimmeri, degli Sciti e dei Sarmati in: L' oro di Kiev. L' arte dei popoli delle steppe (Catalogo della Mostra, Genova, 14 ottobre - 6 dicembre 1987), Milano, Electa, 1987
Claudio Rutilio (Salvatore Ruta), Romani germani indoeuropei, 1980
John Scheid, La religione a Roma, Laterza, 1983
Oswald Szemerényi, Introduzione alla linguistica indoeuropea, ed. Unicopli 1985
G. Vaccai, Le feste di Roma antica, Mediterranee, 1986 (28.000£)
Massimo Vigna, Roma. Simbologia del periodo regio, Settimo Sigillo, 1998
Massimo Vigna, Roma. Un millennio di sacralità, Settimo Sigillo, 2002
Francisco Villar, Gli Indoeuropei e le origini dell'Europa, Il Mulino, Bologna, 1997
L.M.A. Viola, Tempvs sacrvm, Victrix, 2001
Stig Wikander, Germanische und Indo-iranische Eschatologie
Stig Wikander, Sur le fond commun indoiranien des epopees de la Perse et de l'Inde
M. York, The Roman Festival Calendar of Numa Popilius, American University Studies. Peter Lang, New York 1986
in risposta alla seconda richiesta : in veste di ospite cercherò di reindirizzare le mie risposte in maniera più consona alla buona educazione evidenziata dal sito:
saluti.


Ti scaldi per un nonnulla, tanto che commetti innumerevoli errori di battitura. E poi non capisco tutto questo sfoggio di erudizione e bibliografia accademicistica.Originariamente Scritto da Baltik
I tuoi post provano che non hai capito la mia osservazione. La storiella dell'anno romano e delle varie riforme è fin troppo nota, l'ho studiata al liceo e la insegno all'occorrenza. E non prova nulla in merito all'osservazione da cui è partito il tutto; ma si vede che preso dalla tua vis polemica, non hai riflettuto su quello che scrivevo ed hai abboccatto come un pesce all'amo del mio P.S..
Si discuteva su Roma che tu definisti "centro sacrale iperboreo" e io ti ribattei che mi pareva di fondazione più equinoziale che solstiziale. Con questo intendevo dire che non ritengo la tradizione romana filiazione diretta della Tradizione Primordiale (tanto più che visto lo yuga in cui nasce sarebbe alquanto strano), bensì una tradizione -che pur legittima e quindi ricollegandosi alla Primordiale tramite varie "filiazioni"- che si rifà alla Primigenia tramite vari "passaggi". Il fatto che vi siano riti "solstiziali", o analogie con forme di culto "vediche" non prova nulla. Ogni centro sacro, ogni tradizione è immagine del Centro Supremo e della Tradizione Primordiale, anche se deriva da essa a seguito di tappe intermedie (a volte numerose).
Inoltre la parola "fondazione" voleva rimandare alla data di fondazione dell'Urbe, che, pur essendo difficile se non inutile voler stabilire storicamente, viene situata dalla Tradizione in date lontane dal solstizio invernale, cioè dalla discesa "zenitale" delle influenze spirituali. Tutto qui...
Per rispondere anche ad altri forumisti (tra cui Chaos88 per un altro 3d): il Cristianesimo, Tradizione Sacra e regolare a tutti gli effetti, non ha fatto altro che, nelle zone di influenza romana, sostituirsi ad un paganesimo oramai moribondo, svolgendo un'autentica funzione provvidenziale. La somiglianza formale fra certi riti precristiani, o fra il culto di santi e quello di divnità pagane è data dalla natura stessa delle cose: lo stesso Verbo che è fonte di Verità di tutte le Tradizioni ed è adombrato nei riti e nei culti di ogni popolo, nel Cristianesimo si è manifestato nella sua interezza in carne e sangue. Le vestigia del paganesimo non sono altro che prefigurazione del Cristo-Verbo ed espressione della Sua Divina Sapienza. E vi sarebbe molto da dire sul presunto "politeismo" degli antichi, laddove erano in realtà adoratori dell'Unico e solo la mentalità moderna ha potuto scorgere più dei laddove gli antichi volevano solo raffigurare aspetti del Dio Unico... Che quindi le Chiese siano sorte su ex templi pagani è più che naturale, ed è funzione provvidenziale. Che le forze antisacrali del Risorgimento (ad es...) abbiano espropriato Chiese ed oggetti sacri è opera satanica.
Questo è un punto di vista Tradizionale.
Questo è il nostro punto di vista.
Voi siete liberi di avere il vostro.
Sono perfettamente cosciente che non sono in linea con il pensiero di questo forum, quindi potete anche evitare di criticarmi ed insultarmi. Ho solo esposto quello che so essere vero, dopo averne chiesto il permesso al moderatore, che è stato l'unico a non essere d'accordo con me senza avere toni ingiuriosi, sfottenti e denigratori. Ringrazio Mjollnir per l'ospitalità e per portare avanti un forum che, nonostante le differenze di visione, leggo spesso con interesse e piacere; ma, finchè i pagani (tra i quali nella vita reale ho anche degli amici, con cui abbiamo splendidi rapporti) di questo forum continueranno ad inveire contro chi non la pensa come loro e vorranno che questo spazio sia solo uno scambio di vedute fra gente che la pensa uguale (che bello darsi ragione a vicenda su tutto), non so se ci sarà posto per altri qui. Quindi se dovessi decidere di non postare più da voi (per quanto possa fregarvene) il motivo è solo questo. E questo non è giusto, sporattutto per uno come me che ha sempre voluto evitare qui, di usare toni polemici e provocatori, ma si è posto in un'ottica di "studio" e di cooperazione.
Saluti Cristiani.
"In girum imus nocte et consumimur igni"
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