Il governo nella tenaglia Usa-Vaticano
di Arturo Diaconale
Ha rispettato in pieno la liturgia della Prima Repubblica il vertice che Romano Prodi ed i rappresentanti dei partiti della maggioranza hanno tenuto a Palazzo Chigi. Si è trattato di una riunione notturna, come quelle che tanto piacevano ai notabili della Dc. E, soprattutto, si è trattato del classico incontro dalla conclusione scontata: un compromesso formale ammantato da una formulazione oscura che lascia ogni differenza immutata. Il presidente del Consiglio potrà dunque nella giornata di oggi inneggiare alla ricucitura della coalizione sul tema scottante della politica estera. Ma tutti sanno che la partita non è affatto finita. E che, anzi, le difficoltà vere per il governo di centro sinistra incominciano proprio adesso. Questa consapevolezza nasce dalla riconferma da parte dei cinque-sei dissidenti dell’ultrasinistra del Senato della loro volontà di votare contro il proseguimento della missione in Afghanistan. Cioè dalla previsione che senza il supporto di tutti i senatori a vita il governo è destinato a subire un nuovo e più clamoroso scivolone a Palazzo Madama. Ma dipende soprattutto dalla considerazione che per la prima volta dalla nascita della Repubblica il vertice politico del Paese si trova in rotta di collisione, aperta e dichiarata, con il Vaticano e con gli Stati Uniti.
In passato altri governi hanno vissuto momenti di tensione o con il principale alleato atlantico o la Chiesa cattolica. Ma nessuno si è trovato a combattere contemporaneamente una battaglia su questi due fronti. Prodi, naturalmente, nega di trovarsi in una simile condizione. Non perde occasione per ribadire la fedeltà all’alleanza con gli Stati Uniti e per sottolineare che il centro sinistra è più che rispettoso delle posizioni della Santa Sede. Ma la posizione del segretario di stato Usa Condoleezza Rice sulla irritata reazione italiana alla lettera dei sei ambasciatori sull’Afghanistan esclude che si tratti di un incidente facilmente componibile. E la netta posizione della Cei che esclude ogni possibilità di compromesso sui Pacs impedisce di considerare superabile la questione della legge sulle coppie di fatto. Usa e Vaticano, dunque, non considerano né amico, né affidabile il governo di Romano Prodi.
Ed, evitando di nascondere la loro ostilità dietro le tradizionali cautele diplomatiche, sono scesi in campo in lotta aperta contro un governo giudicato troppo sbilanciato su posizioni degne non di uno Zapatero ma di un Castro e di uno Chavez. Se Prodi avesse alle spalle una società italiana ferma e compatta potrebbe addirittura sfruttare a proprio vantaggio una circostanza del genere. Ma in meno di un anno di governo il Presidente del Consiglio e la sua coalizione sono riusciti a compiere il miracolo di alienarsi il consenso e le simpatie di gran parte dei propri elettori e della stragrande maggioranza degli italiani. Per questo, a dispetto di qualsiasi vertice, la tenaglia del doppio fronte è destinata ad essere fatale al governo degli apprendisti castristi.
tratto da http://www.opinione.it/




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