La buona volontà non manca.
di MARZIO LAGHI - Ma neppure le critiche implicite al percorso del governo Prodi. Soprattutto su due punti: pensioni e liberalizzazioni. Il primo incontro pubblico del «Tavolo dei Volenterosi» che si è tenuto ieri al teatro Angelicum di Milano si è concluso con un bilancio positivo e una serie di controproposte nei confronti dell’esecutivo unionista. Sintetizzando, i rappresentanti del tavolo trasversale e bipartisan nato per chiedere modifiche alla Finanziaria (e inviso al grosso della sinistra e della destra) chiedono una nuova riforma delle pensioni, un rinnovamento nella pubblica amministrazione e più concorrenza, unita a un’inversione di marcia verso le liberalizzazioni. Il «convegno» milanese ha visto più di tre ore di dibattito, con gli interventi di economisti e politici, da Marco Pannella (Rnp) a Antonio Del Pennino (Pri); da Bruno Tabacci (Udc) passando per Giorgio La Malfa fino ad arrivare a Michele Vietti (Udc), Antonio Polito (Dl), Luigi Bobba(Dl), Daniele Capezzone(Rnp), Linda Lanzillotta, Nicola Rossi (Ds), Gianni De Michelis(Psi), Franco De Benedetti (Ds), Savino Pezzotta (Dl), Marco Taradash. Tra i tecnici, Alberto Mingardi, Pietro Ichino, Oscar Giannino, Renato Mannheimer e Francesco Giavazzi. L’obiettivo è chiaro: dettare una nuova linea politica al governo, per far diventare - come ha sottolineato Tabacci - «maggioranza nel paese l'idea dell’interesse generale». Perché l’Italia «ha bisogno di riforme e di convergere sulle cose che servono. E oggi persone di estrazione differente convergono sull’idea di impegnarsi senza vincoli di mandato». Il commento di Rossi è ancora più entusiasta: «Sono quasi commosso - ha esordito il deputato Ds, che nei giorni scorsi ha deciso di non rinnovare la tessera del suo partito - Non vogliamo fare un partito nè organizzarci in un movimento: siamo l'espressione di un problema. L'importante è far crescere questo tavolo di confronto ed è un bene che oggi ci siano più volenterosi di qualche tempo fa». Il problema delle pensioni è stato al centro del dibattito. «Una riforma che può cambiare la vita a tanti ragazzi e interviene anche sugli ammortizzatori sociali - afferma Capezzone - C’è bisogno di una fortissima carica simbolica, che assomigli ad una nuova marcia dei quarantamila, e che segni uno spartiacque, un cambio di stagione (un riferimento, al corteo dei quadri Fiat contro il sindacato nel 1980, che a Pezzotta non è piaciuto particolarmente, anche se ha considerato «condivisibile» la proposta di innalzare l'età della pensione ndr) Per quanto riguarda la pensione di vecchiaia, si prevede la parificazione tra uomini e donne (65 anni per entrambi, con aumento spalmato su 5 anni); e quanto alle pensioni di anzianità, si prevede uno scalino aggiuntivo dal 2009, mentre lo scalone non viene toccato». E sull'uguaglianza tra uomini e donne converge anche l’opinione del radicale di sponda opposta Taradash, dei Riformatori Liberali: «Siamo nella fase, per cui è necessario lavorare sull'età pensionabile e sulla parificazione tra uomini e donne. Senza mai dimenticare i problemi che ci frappongono alle riforme: oggi è più di tutti il sindacato, uno di questi problemi, il quale influenza i governi amici e intralcia la volontà di riforma dei governi nemici». Giavazzi ha riassunto nel suo intervento i tre punti all'ordine del giorno: «Siamo di sinistra, è bene ricordarlo fin da subito. Più concorrenza non significa fare gli interessi dei più forti, ma dei più deboli. La concorrenza - ha proseguito il professore di economia della Bocconi e editorialista del Corriere - aiuta l’innovazione, aiuta i giovani a creare nuove imprese. Sono ragionamenti, questi, che dobbiamo far capire alle persone che non vedono di buon occhio la concorrenza, perchè la nostra impostazione è nei loro interessi. È nell’interesse dei notai, degli avvocati, dei taxisti, dei farmacisti. In Italia dobbiamo farlo capire soprattutto alla Pubblica Amministrazione, che deve diventare poi un esempio per tutto il paese». Infine un’ultima preoccupazione: «Dobbiamo stare attenti a cosa sta capitando sopra la nostra testa. Io insisto sui farmacisti, ma guardiamo anche a quello che accade nel mondo finanziario italiano: mi pare che si stia creando un sistema che ha poco a che fare con il mercato e la concorrenza».
tratto da http://www.iltempo.it/




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