Pagina 45 di 72 PrimaPrima ... 3544454655 ... UltimaUltima
Risultati da 441 a 450 di 719
  1. #441
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Il tesoretto
    Come dilapidare spensieratamente un patrimonio

    Dopo una profonda meditazione pasquale il presidente del Consiglio ha illustrato al "Corriere della Sera" che cosa intenda fare del cosiddetto "tesoretto", ovvero il surplus delle entrate che il governo si trova a gestire. La proposta del presidente del Consiglio è estremamente chiara, per quello che si può capire, e cioè: il 66% delle risorse a disposizione del governo andranno "in diverse forme, a favore di chi lavoratore, pensionato o disoccupato, affronta con maggiore difficoltà il cammino della propria esistenza", mentre il rimanente, pari al 33%, "andrà alle imprese e alle politiche per la crescita, lo sviluppo e gli investimenti in infrastrutture di un'economia che si sta risanando, ma che ha ancora bisogno di stimoli ed incentivi".



    Lungi da noi discutere le scelte del presidente del Consiglio adducendo che esse sono dettate dagli interessi elettoralistici della coalizione. La ragione indicata dal presidente Prodi sulle difficoltà individuali e famigliari di molti cittadini è più che comprensibile e rispettabile, considerando anche la campagna condotta dal centrosinistra sull'Italia che non arrivava a fine mese. Sembrerebbe di capire che ancora questa Italia esista e non ci arrivi. Sarebbe semmai interessante sapere come il governo intenda stabilire i parametri sulla base dei quali stanziare gli aiuti e le forme, ma attendiamo fiduciosi.

    E' vero, piuttosto, che la ricostruzione economica del professore presta il fianco a diverse critiche. Ad esempio c'è chi nota che non ci si può attribuire il merito esclusivo di un boom delle entrate dopo nemmeno un anno che il governo è in piedi e che dunque andrebbe dato un riconoscimento, almeno formale, all'operato del governo precedente. Così come c'è chi si lamenta che l'incremento degli stipendi dei manager, otto volte superiore all'inflazione, a cui Prodi dedica molto attenzione, non è stato combattuto adeguatamente dal suo stesso governo.

    Ma non è di questo che ci preoccupiamo, o per lo meno riteniamo marginali questi aspetti in relazione alla rilevanza della questione posta. Infatti, ciò che colpisce della riflessione del presidente del Consiglio è che essa tende a smentire e correggere vigorosamente l'impostazione proposta dal ministro dell'Economia Padoa * Schioppa, che aveva ritenuto necessario destinare le maggiori entrate alla defiscalizzazione delle imprese. Anche perché, se come riconosce lo stesso Prodi, servono ancora stimoli ed incentivi, il 33%, rischia di essere poco. Soprattutto constatando che la produzione industriale è in frenata, come si evince dal dato di febbraio - uno 0,5 in meno rispetto a gennaio, uno 0,7 in meno rispetto ad un anno fa - causa l'aumento dei costi energetici. Ancora giovedì la Corte dei Conti invitava il governo a non riposare sugli allori, perché la situazione economica non è prospera, abbiamo un deficit pubblico molto alto, una industria in sofferenza, i costi della politica - lo dice lo stesso Prodi - troppo elevati e, cosa ancora più preoccupante, l'assenza degli interventi strutturali promessi perché ritenuti necessari.

    In questo contesto, puntare sugli aiuti all'impresa, come aveva sostenuto il ministro dell'Economia confortato dal supporto di tutti i principali organismi economici interni ed internazionali, ci sembrava una strategia di buon senso. L'aiuto agli italiani in difficoltà può alleviare una condizione momentanea, ma se non muta la condizione di fondo del Paese, rischia di disperdersi in breve tempo. Forse il tempo della Pasqua non è stato abbastanza sufficiente al presidente del Consiglio per valutare anche questo rischio. E in ogni caso resta la testimonianza - disattesa - del responsabile economico del governo.

    Tornando al richiamo della magistratura contabile, esso appariva dotato di un fondamento strategico: prima si riduce il debito, poi si punta allo sviluppo. A quel punto la condizione dei cittadini italiani più disagiati dovrebbe migliorare da sé. Qui invece non c'è la riduzione del debito, c'è poco allo sviluppo, si dànno gli aiuti. Questa, più che una "ricompensa", come l'ha definita Prodi, appare la dilapidazione delle risorse. Notiamo infine che della proposta del presidente del Consiglio oramai si discute nell'opinione pubblica, ma non se ne è ancora discusso in Consiglio dei Ministri. Forse anche all'interno del governo, fra i vari dicasteri, occorrerà aprire prima un tavolo per una utile ed efficace concertazione.

    Roma, 13 aprile 2007

    tratto da http://www.pri.it

  2. #442
    Registered User
    Data Registrazione
    30 Jun 2003
    Località
    centro Italia
    Messaggi
    2,800
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Galli Della Loggia sul Corriere

    L’Italia, il Sud e le nostre Chinatown.
    Sovranità limitata
    di
    Ernesto Galli della Loggia


    Stampa e opinione pubblica non hanno certo mostrato di sottovalutare il valore sintomatico dei disordini scoppiati nella Chinatown milanese, ma pur nell'allarme non ne hanno colto, mi sembra, tutta la portata. E allora diciamolo subito senza giri di parole: la questione decisiva che gli avvenimenti di Milano obbligano a guardare fino in fondo è una questione di sovranità, la questione della sovranità dello Stato italiano, del valore effettivo delle sue leggi sull'insieme del territorio. «Non esistono zone franche », ha detto il sindaco Letizia Moratti, ma magari fosse vero: nel nostro Paese, invece, «zone franche » sono sempre esistite; fin dalla sua unità. E anzi è proprio questo uno dei tratti costitutivi del suo Dna.
    Da 150 anni zone interne della Calabria e della Sardegna, come l'Aspromonte, il Soprammonte o parti della Barbagia, interi quartieri dei grandi agglomerati urbani del Mezzogiorno (penso a Napoli, a Palermo), sono luoghi dove il dominio della legge e la possibilità per le forze dell'ordine di esercitarlo sono quanto mai aleatori.Acustodire queste autentiche enclave extraterritoriali sta un'ulteriore caratteristica storica del nostro Paese: l'esistenza di potenti organizzazioni criminali radicate in quegli spazi e loro padrone di fatto. Come è stato già notato, non c'è alcuna vera differenza tra l'assalto ai vigili urbani da parte dei cinesi di via Sarpi e il più o meno identico assalto, che si ripete quasi ogni settimana, nei vicoli di Napoli da parte di torme di donne inferocite, ogni qualvolta la polizia vi fa irruzione.
    Dopo un secolo e mezzo dalla sua unità l'Italia, insomma, è l'unico Stato dell'Europa occidentale dove allignano due aspetti patologici che rappresentano altrettante facce della stessa medaglia: porzioni non proprio minuscole della sua società sono dedite ad attività illegali se non criminali, e in parallelo parti del territorio nazionale sono virtualmente fuori dalla sovranità dello Stato; chi vi entra, anche il semplice turista, lo fa a suo rischio e pericolo. Ma ora questo dato storico del nostro Paese minaccia di subire un brusco salto quantitativo e quindi qualitativo. La rivolta della Chinatown milanese è per l'appunto il segnale che forse l'antica extraterritorialità/extralegalità italiana, collocata tradizionalmente in alcune zone del Mezzogiorno interno e delle sue città, è sul punto di estendersi alle metropoli del Nord. Principalmente per effetto di comunità di immigrati che sono in certo senso per loro natura stessa alternative alla comunità nazionale, non condividendone la lingua, la storia, la cultura, quasi sempre neppure la religione.
    A forza di rivendicare esplicitamente la propria extraterritorialità culturale — come è il caso degli islamici con la richiesta di scuole islamiche — o di praticare una forma di ferrea anche se silenziosa extraterritorialità, come nel caso dei cinesi, è inevitabile che si arrivi, come si è di fatto arrivati a Milano, a rivendicare una sorta di vera e propria extraterritorialità legale, che vuol dire, in pratica, l'anticamera della extraterritorialità politica vera e propria. E’ solo un caso che si siano viste sventolare nel centro della capitale lombarda ad opera dei dimostranti le bandiere della Repubblica Popolare cinese? La statualità italiana, già insidiata fin dalle sue origini dalla presenza nel Mezzogiorno di spezzoni violenti di anti-Stato, si vede così costretta, in prospettiva, ad affrontare il problema nel Settentrione di queste enclave nascenti, o già consolidatesi, di extraterritorialità di fatto che hanno origine fuori dei nostri confini.
    E per chiudere il cerchio, va osservato che proprio i fenomeni appena accennati producono a loro volta, in quella parte significativa della popolazione italiana che li vive più da vicino, sentimenti confusi ma forti di autonomismo estremo, desideri di autogestione dell'ordine pubblico, talora di secessionismo, che finiscono per rendere ancora più grave la crisi dell' involucro statual-nazionale. Tutto porta a concludere, insomma, che sia giunto il momento di reagire con forza allo stato di cose esistenti. Ma intervistato ieri, il ministro degli Interni, Giuliano Amato, ha reputato opportuno parlare di «dialogo», di «percorsi di integrazione », dei diversi tipi di immigrazione, e così via sociologizzando.
    Tutte ottime cose; le quali però, mi sembra, vengono dopo una cosa preliminare che forse dovrebbe essere in cima alle preoccupazioni di un ministro degli Interni (il quale invece, singolarmente, nella sua intervista non ne ha fatto neppure cenno): vale a dire l'imposizione della legge, la necessità di trasmettere a tutti il messaggio che chi esce fuori dalla legge sarà sempre e comunque sanzionato. Non è un caso se i Paesi a cui è effettivamente riuscito di integrare gli immigrati sono solo i Paesi dove su questa regola non è stato permesso a nessun nuovo arrivato, a differenza che in Italia, di farsi la benché minima illusione.
    14 aprile 2007
    omar proietti

  3. #443
    Forumista senior
    Data Registrazione
    27 Oct 2009
    Messaggi
    2,580
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito china

    for ever

  4. #444
    Forumista senior
    Data Registrazione
    27 Oct 2009
    Messaggi
    2,580
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    china for ever

  5. #445
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In attesa della bordata
    Romano Prodi e la navigazione a vista

    di Claudio Romiti

    C'è sempre più un uomo solo al comando del Paese. Un Prodi che, pur di restare seduto sul suo traballante trono; ha accettato in questi mesi qualunque compromesso, pure quello di farsi talebano. D'altro canto, l'essersi ostinati a tenere in piedi un governicchio senza prospettive e senza avere i numeri per superare i prossimi scogli che lo attendono, significa solo prolungare una agonia che verrà duramente scontata dall'intero Paese. Per essere onesti, già all'indomani della sua; investitura erano state espresse da molti autorevoli osservatori forti critiche circa la debolezza cronica di una formula politica che si regge esclusivamente su due aspetti di fondo: l'antiberlusconismo e la spartizione delbottino, ovvero poltrone ed incarichi. Per il resto trovare un minimo comune denominatore politico-programmatico tra le eterogenee forze che compongono l'Unione appare piuttosto arduo. Ciò in parte corrisponde a quanto espresso da parecchi osservatori autorevoli, in quanto per poter vincere con l'attuale formula bipolare è necessario imbarcare tutti.

    Ma è anche vero che il senso di responsabilità di chi chiede al Paese un voto di fiducia per governare, proponendo grandi riforme, dovrebbe escludere di stipulare accordi con partiti troppo distanti dalla propria linea ideale. Sotto questo profilo si può pure vincere per un pugno di voti, così come è effettivamente accaduto, collegandosi con le frange più estreme della sinistra, tuttavia dovrebbe esser chiaro che una volta andati al potere con questa gente diventa impossibile operare, principalmente sul fronte della politica estera e su quello delle grandi riforme economiche che richiede la nostra situazione. E dunque, se questo ragionamento era valido qualche mese addietro, proprio non si comprende come possa ribaltarsi adesso, visto che Romano Prodi non può nemmeno più contare sull'iniziale onda emotiva; di una vittoria ottenuta per il classico calcio di mosca.

    Per tenere a freno le spinte centrifughe della sinistra estrema non può assolutamente bastare l'escamotage dei dodici punti programmatici. Nè tantomeno la balzana idea di mettere il bavaglio alla litigiosissima coalizione, trasformando il professore bolognese in una sorta di novello console romano. Non c'è espediente che tenga quando viene a mancare la necessaria intesa politica. Questo, ripeto, si sapeva molto prima delle ultime elezioni. Così come, una volta appurato che l'Unione per sopravvivere al Senato è costretta a contare sui parlamentari a vita e sul disperato transfuga Follini-senza il quale non vi sarebbe maggioranza politica- appare scontato che un esecutivo siffatto non può spingersi oltre una modestissima navigazione a vista, con la prospettiva di venire affondato alla prima bordata seria.

    tratto da http://www.opinione.it/

  6. #446
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    L'At&T ci saluta
    Per Telecom si prepara un destino nebuloso e incerto

    Il ritiro di un grande gruppo delle telecomunicazioni statunitensi come At&t dall'asta per Telecom, è il segno di un inequivocabile insuccesso per il nostro mercato. Il fatto che poi questa ritirata venga attribuita soprattutto all'operato del governo italiano, è un ulteriore elemento di discredito che si sarebbe dovuto evitare.



    Il primo a puntare il dito oltre Atlantico contro il governo Prodi è il "Wall Street Journal", sostenendo che fin dal primo momento esso "ha manifestato una chiara opposizione alla possibilità che un'azienda straniera possa divenire uno dei maggiori azionisti di Telecom, società che Roma considera asset nazionale strategico".

    Da Londra gli analisti rincalzano questa tesi: "E' un altro esempio di cattivo capitalismo all'italiana: troppa poca trasparenza sta distruggendo il flusso di investimenti stranieri in Italia".

    Vorremmo dire sommessamente ai liberalizzatori e ai presunti liberali del governo, che hanno fallito la loro prova più importante. Invocavano il mercato, predicavano la non ingerenza del governo, e intanto spiegavano per filo e per segno a chi si doveva vendere, come si doveva vendere, e per quale ragione, la Telecom.

    Ci rivolgiamo in particolare, e con dispiacere, al ministro Bersani. Tanto valeva che a questo punto Telecom se la comprasse lui o chi per lui. E qui c'è il problema vero, e anche grave, visto che il capitalismo italiano ha già dato in questa vicenda, e non ha fatto una buona prova di sé. Non l'ha fatta "il capitano coraggioso", Colaninno, e non l'ha fatta Tronchetti. L'idea che ora ci si riprovi con una cordata sostenuta dalle stesse banche che sostennero Tronchetti e Colaninno, che già siedono nel Cda di Telecom, e che vengono pure considerate responsabili delle perdite dell'azienda, non consola. Ci sarebbe Mediaset, ed in effetti Berlusconi è l'unico imprenditore italiano che ha davvero i soldi per entrare e rilevare Telecom. Apriti cielo: metà della maggioranza di governo grida allo scandalo.

    Si dica che non c'è niente da fare nemmeno per gli imprenditori italiani. La si dia a Beppe Grillo, Telecom. Perché se la politica pretende di dettare le regole del mercato in corso d'opera, come ha fatto e sta facendo il governo, qualsiasi industriale, estero o nazionale che sia, rischia il naufragio. "WSJ", che ha l'autorevolezza per farlo, scrive che il destino di Telecom, appare per lo meno "nebuloso ed incerto". Così ci appare anche quello dell'Italia.

    Roma, 17 aprile 2007

    tratto da http://www.pri.it

  7. #447
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito


    Conti pubblici: emergenza passata o mai esistita?

    di Giorgio La Malfa

    Il Ministro dell’economia Tommaso Padoa Schioppa, a Washington per gli incontri di primavera del Fondo Monetario e della Banca Mondiale, ha dichiarato: “L'emergenza dei conti pubblici è passata...Se confronto la situazione con quella di quando sono venuto qui a settembre per la prima volta come ministro, c'erano molti dubbi sul fatto che l'Italia riuscisse a realizzare la legge Finanziaria che io mi accingevo a presentare. Oggi la legge Finanziaria è adottata: l'emergenza è passata ed intorno a me sento un clima di molta maggiore fiducia".

    Questa dichiarazione è semplicemente stupefacente alla luce del fatto che, assumendo l’incarico a maggio 2006, lo stesso Ministro ebbe a dichiarare che la situazione dei conti pubblici italiani era peggiore di quella del 1992.
    Fu solo nel 1997, dopo cinque anni di sforzi, che l’Italia raggiunse quel minimo di equilibrio nei conti pubblici sufficiente per poter partecipare alla terza fase della Unione Monetaria. Dunque i casi sono due. O non è vero che “l’emergenza dei conti pubblici è passata”, perché in sei mesi non si risolve un problema comparabile a quello del 1992 - oltretutto non è stata fatta una legge finanziaria così severa come quella che, sotto l’urgenza della situazione, dovettero imbastire il Presidente del Consiglio Amato e il Ministro del Tesoro Barucci.
    Oppure non è vero che la situazione ereditata dal governo Prodi, nel maggio dello scorso anno, fosse così drammatica. Queste considerazioni sono rafforzate dal fatto che le statistiche economiche indicano che in Italia è in corso una ripresa. È ovvio che non ci può essere una ripresa assieme a una stretta fiscale così forte da rimettere a posto in sei mesi quello che, lo scorso decennio, richiese cinque anni di tempo.

    Questo insieme di considerazioni induce a una lettura molto diversa delle vicende economiche dell’ultimo anno, che è la seguente. La politica di attenuazione del carico fiscale attuata dal governo Berlusconi ha avuto, come era prevedibile, un primo impatto negativo sui conti pubblici, accompagnato però da uno stimolo sostanziale alla ripresa economica, i cui effetti si stanno manifestando ora.

    Esattamente come è avvenuto negli Stati Uniti, le maggiori entrate fiscali conseguenti alla ripresa economica hanno più che compensato le riduzioni delle imposte. Non è quindi la lotta all’evasione fiscale - che se fosse stato l’ingrediente principale di questi mesi avrebbe steso l’economia italiana – ad aver fatto crescere le entrate, ma la forte ripresa trainata dalle politiche economiche della precedente legislatura.

    20/4/2007 - tratto dal sito web della
    Fondazione Ugo La Malfa

  8. #448
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Uefa e At&t
    Lo schiaffo e la sberla

    di Arturo Diaconale

    Perdere gli europei del 2012 in favore di Polonia ed Ucraina è sicuramente la dimostrazione dello scarso peso politico del nostro paese a livello internazionale. Un paese che conta non si lascia scippare occasioni del genere. E se una sconfitta del genere si verifica vuol dire che il paese in questione, cioè il nostro, non conta affatto. Che la responsabilità sia tutta di chi ha la guida politica non delle istituzioni calcistiche ma di quelle statali è fuori di dubbio. Ed è per questo che il cosiddetto “schiaffo" incassato in Inghilterra va considerato come un ulteriore anello della lunga catena di fallimenti a livello internazionale che si va snodando da quando Romano Prodi ha fatto il proprio ingresso a Palazzo Chigi. Si tratta di un anello particolarmente pesante sia perché colpisce l'opinione pubblica interna sulla sua più ampia e sentita passione popolare, quella del gioco del pallone. Sia perché fa sfumare un evento che avrebbe potuto svolgere un importante ruolo di crescita e di sviluppo per l'economia nazionale. Ma se si va a paragonare l'impatto negativo di questa faccenda con quello di altre cocenti perdite d'immagine a livello internazionale, ci si rende conto che forse la sberla calcistica rappresenta una inezia rispetto a ben altre e più devastanti sconfitte. L'ultimo capitolo del caso Telecom costituisce il più clamoroso esempio del fenomeno.

    L'annuncio di At&t di poter rivedere la propria decisione di rinunciare all'acquisto di Olimpia se la politica, cioè il governo Prodi, farà un passo indietro, è molto più di uno schiaffo. Rappresenta, agli occhi della comunità internazionale, una sorta di marchio di impraticabilità del mercato italiano a causa della presenza dell'attuale governo. La Farnesina può anche polemizzare con l'ambasciatore americano Ronald Spogli definendo "ingeneroso" il suo intervento ribadito sul Corriere della Sera contro l'ingerenza del governo nell'affare Telecom. Ma la mossa di At&t fa piazza pulita di tutte le sue maldestre giustificazioni. Ed, insieme con l'aperta offensiva lanciata da Spogli, costituisce un precedente che d'ora in avanti non potrà non pesare sulla decisione di qualsiasi investitore straniero di entrare in qualche modo nel mercato italiano. Finché c'è Prodi, in altri termini, nessuno investirà in Italia senza prima calcolare l'effetto negativo della presenza di un governo ottusamente interventista. Il ministro degli Esteri può lamentarsi finché vuole. Ma questo significa che prima si manda a casa il “professore” e meglio è!

    tratto da http://www.opinione.it/

  9. #449
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    FISCO/ NUCARA: BENE PADOA-SCHIOPPA, TESORETTO PER RISANAMENTO
    Pri resta a opposizione sosterrà scelte per contenimento spesa

    Roma, 3 mag. (Apcom) - Il 'tesoretto' "va utilizzato per accelerare il processo di risanamento e contenere la dinamica del debito pubblico". Lo scrive il segretario del Pri Francesco Nucara in una lettera al ministro dell'Economia Tommaso Padoa-Schioppa, assicurando che "il Partito repubblicano italiano appoggerà ogni scelta rivolta a contenere la spesa pubblica corrente" e "sosterrà tutte le iniziative e le misure volte alla riorganizzazione della Pubblica amministrazione, che è presupposto di qualsiasi ipotesi di contenimento".

    Nucara esprime "apprezzamento e sostegno per alcuni indirizzi" lungo cui si è mosso il ministro, "in particolare, alle ferme parole con le quali ha richiamato l'attenzione della pubblica opinione sulla carenza di investimenti esteri nel nostro Paese".

    Il segretario del Pri critica pero' "l'impostazione dell'ultima legge finanziaria", dove "il risanamento dei conti è stato affidato soprattutto all'aumento della tassazione. I risultati, tutt'altro che positivi - scrive - si vedono nell'accresciuta pressione fiscale. Avrei preferito si andasse in un'altra direzione: tagliando spese superflue". Nucara conclude sul futuro del suo partito specificando che il Pri "rimane, in questo momento, forza di opposizione: sempre pronto, tuttavia, a misurarsi con la reale natura di problemi e a dare il suo contributo".

    tratto da http://notizie.alice.it/home/index.html

  10. #450
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Nucara incontra Padoa - Schioppa

    A seguito della lettera inviata al ministro dell'Economia, il segretario del PRI Francesco Nucara è stato ieri ricevuto a via XX Settembre da Tommaso Padoa - Schioppa per un lungo e approfondito colloquio sui principali temi della politica economica. Nel corso di detto colloquio Francesco Nucara ha voluto ribadire il sostegno del PRI alle iniziative e agli intendimenti del ministro dell'Economia ritenendo questi tali da poter rappresentare un importante contributo alla ripresa economica del Paese. Nucara al termine del colloquio ha espresso l'auspicio che: "Il governo italiano non mostri esitazioni nel seguire le proposte indicate dal ministro Padoa – Schioppa, in particolare per ciò che concerne il contenimento della spesa pubblica e l'utilizzazione del famoso tesoretto".

    tratto da http://www.pri.it

 

 
Pagina 45 di 72 PrimaPrima ... 3544454655 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Il paese ha bisogno di un governo.
    Di yure22 nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 19
    Ultimo Messaggio: 11-03-13, 16:00
  2. Il contributo del governo per la crescita del Paese
    Di Roberto il Guiscardo nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 22-08-12, 07:53
  3. Il governo non ha piu' la maggioranza nel paese...
    Di alexeievic nel forum Il Termometro Politico
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 21-09-10, 17:27
  4. "Il governo e' in minoranza nel paese".
    Di Metapapero nel forum Il Termometro Politico
    Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 08-06-09, 14:25
  5. Governo e paese al capolinea.
    Di Liberal-PD nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 58
    Ultimo Messaggio: 07-07-08, 11:38

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito