Il tesoretto
Come dilapidare spensieratamente un patrimonio
Dopo una profonda meditazione pasquale il presidente del Consiglio ha illustrato al "Corriere della Sera" che cosa intenda fare del cosiddetto "tesoretto", ovvero il surplus delle entrate che il governo si trova a gestire. La proposta del presidente del Consiglio è estremamente chiara, per quello che si può capire, e cioè: il 66% delle risorse a disposizione del governo andranno "in diverse forme, a favore di chi lavoratore, pensionato o disoccupato, affronta con maggiore difficoltà il cammino della propria esistenza", mentre il rimanente, pari al 33%, "andrà alle imprese e alle politiche per la crescita, lo sviluppo e gli investimenti in infrastrutture di un'economia che si sta risanando, ma che ha ancora bisogno di stimoli ed incentivi".
Lungi da noi discutere le scelte del presidente del Consiglio adducendo che esse sono dettate dagli interessi elettoralistici della coalizione. La ragione indicata dal presidente Prodi sulle difficoltà individuali e famigliari di molti cittadini è più che comprensibile e rispettabile, considerando anche la campagna condotta dal centrosinistra sull'Italia che non arrivava a fine mese. Sembrerebbe di capire che ancora questa Italia esista e non ci arrivi. Sarebbe semmai interessante sapere come il governo intenda stabilire i parametri sulla base dei quali stanziare gli aiuti e le forme, ma attendiamo fiduciosi.
E' vero, piuttosto, che la ricostruzione economica del professore presta il fianco a diverse critiche. Ad esempio c'è chi nota che non ci si può attribuire il merito esclusivo di un boom delle entrate dopo nemmeno un anno che il governo è in piedi e che dunque andrebbe dato un riconoscimento, almeno formale, all'operato del governo precedente. Così come c'è chi si lamenta che l'incremento degli stipendi dei manager, otto volte superiore all'inflazione, a cui Prodi dedica molto attenzione, non è stato combattuto adeguatamente dal suo stesso governo.
Ma non è di questo che ci preoccupiamo, o per lo meno riteniamo marginali questi aspetti in relazione alla rilevanza della questione posta. Infatti, ciò che colpisce della riflessione del presidente del Consiglio è che essa tende a smentire e correggere vigorosamente l'impostazione proposta dal ministro dell'Economia Padoa * Schioppa, che aveva ritenuto necessario destinare le maggiori entrate alla defiscalizzazione delle imprese. Anche perché, se come riconosce lo stesso Prodi, servono ancora stimoli ed incentivi, il 33%, rischia di essere poco. Soprattutto constatando che la produzione industriale è in frenata, come si evince dal dato di febbraio - uno 0,5 in meno rispetto a gennaio, uno 0,7 in meno rispetto ad un anno fa - causa l'aumento dei costi energetici. Ancora giovedì la Corte dei Conti invitava il governo a non riposare sugli allori, perché la situazione economica non è prospera, abbiamo un deficit pubblico molto alto, una industria in sofferenza, i costi della politica - lo dice lo stesso Prodi - troppo elevati e, cosa ancora più preoccupante, l'assenza degli interventi strutturali promessi perché ritenuti necessari.
In questo contesto, puntare sugli aiuti all'impresa, come aveva sostenuto il ministro dell'Economia confortato dal supporto di tutti i principali organismi economici interni ed internazionali, ci sembrava una strategia di buon senso. L'aiuto agli italiani in difficoltà può alleviare una condizione momentanea, ma se non muta la condizione di fondo del Paese, rischia di disperdersi in breve tempo. Forse il tempo della Pasqua non è stato abbastanza sufficiente al presidente del Consiglio per valutare anche questo rischio. E in ogni caso resta la testimonianza - disattesa - del responsabile economico del governo.
Tornando al richiamo della magistratura contabile, esso appariva dotato di un fondamento strategico: prima si riduce il debito, poi si punta allo sviluppo. A quel punto la condizione dei cittadini italiani più disagiati dovrebbe migliorare da sé. Qui invece non c'è la riduzione del debito, c'è poco allo sviluppo, si dànno gli aiuti. Questa, più che una "ricompensa", come l'ha definita Prodi, appare la dilapidazione delle risorse. Notiamo infine che della proposta del presidente del Consiglio oramai si discute nell'opinione pubblica, ma non se ne è ancora discusso in Consiglio dei Ministri. Forse anche all'interno del governo, fra i vari dicasteri, occorrerà aprire prima un tavolo per una utile ed efficace concertazione.
Roma, 13 aprile 2007
tratto da http://www.pri.it





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