che Diaconale farà in futuro meno interventi in televisione......
Tex Willer


che Diaconale farà in futuro meno interventi in televisione......
Tex Willer


Ma possibile che non entri mai nel merito di quanto leggi e ti limiti sempre a banalizzare ogni argomento ? ... a frequentare il "vuoto pneumatico" catto-comunista hai imparato a rinunciare ad utilizzare quei pochi neuroni che hai ?Originariamente Scritto da G. Simoncelli


Credo anch'io che sia vero questo .... il regime mass-mediatico radiotelevisivo e della carta stampata che gia' spalleggiava Prodi ... e che prendera' maggior vigore sicuro di una totale e certa impunita' ... ... tappera' la bocca a molte coscenze libere ... e riportera' in auge i lacche' del regime nazionalsocialistapopolare .......Originariamente Scritto da Texwiller




Autosufficienza limitata
Per il dialogo servono scelte istituzionali e politiche comuni
Escluso un entusiastico editoriale di Antonio Padellaro sull'"Unità": "Torna la democrazia" (ma non c'eravamo accorti che fosse stata bandita, e con noi 18 milioni di italiani almeno), la stampa che ha sostenuto il centrosinistra, con i suoi editorialisti, appare per lo meno più prudente e dubbiosa nel giudizio sul nuovo governo Prodi. Per non parlare poi di chi, come Paolo Mieli - dopo aver spiegato settimane fa che il Professore aveva "risolto" le contraddizioni del suo schieramento - come Reiner Maria Rilke nella Berlino del putsch di Kapp, non scrive più un rigo. Del resto Mieli aveva esaltato le componenti moderate del centrosinistra, che a conti fatti sembrano proprio quelle sconfitte, incapaci come sono di raggiungere, sommate, il 30% dei consensi. In compenso è tornato Giovanni Sartori, che riscopre il nostro sistema parlamentare, per il quale "le linee di divisioni fra destra e sinistra non possono essere rigide, ma devono essere, occorrendo, flessibili". A dire il vero, è proprio questa l'occasione di dimostrare flessibilità, se non vogliamo - come scrive sempre Sartori - "sprofondare nel nulla": così che financo gli inciuci appaiano al costituzionalista come degni di nobiltà.
Già eravamo rimasti sorpresi domenica scorsa quando Eugenio Scalfari ricordava un Ugo La Malfa insolito nella libera rielaborazione mnemonica del fondatore di "Repubblica". Il leader storico dell'Edera non passava più il suo tempo a cercare l'accordo con il Pci, ma era l'uomo di frontiera capace di superare i limiti politici imposti dal proprio schieramento. Ezio Mauro è andato anche oltre: "Niente dimostra che la sinistra ha capito, è pronta, ha finalmente una direzione di marcia". Anzi, Mauro sostiene che proprio l'area riformista del centrosinistra appare già incapace di fornire "un disegno culturale per il Paese che vada oltre il contingente" e di "pensare in grande".
Come era prevedibile sono già le beghe, le montanelliane indimenticabili "risse da cortile", a segnare i primi incerti passi di chi prometteva un cambiamento radicale del Paese. Tutto già scritto, già visto.
La nostra impressione è che con la vittoria di 24mila voti del centrosinistra, non si festeggi un trionfo dell'Unione, come pure qualcuno vorrebbe ancora fare, ma si ponga una fine solenne ad un sistema maggioritario bipolare che aveva trovato una sua stabilità solo con l'ultimo governo Berlusconi e non per virtù del sistema in quanto tale, ma per i meriti di Berlusconi, leader di un partito di maggioranza relativa, capace di mediare davvero almeno le differenze all'interno del suo schieramento. Prodi sarà anche un miglior mediatore di Berlusconi, ma non ha la forza di imporre decisioni e soprattutto si misura con differenze anche maggiori.
Per questo non solo la grande stampa, convinta delle magnifiche sorti e progressive del centrosinistra, incomincia ad avere qualcosa di più di un ripensamento, ma anche negli stessi partiti che lo compongono emergono dei dubbi.
L'onorevole Rutelli, ad esempio, nella direzione del suo partito ha invitato la coalizione di Prodi al dialogo con l'altra parte. Al dialogo la direzione nazionale del Pri, mercoledì scorso, aveva invitato le personalità più riflessive dell'Unione e ci fa piacere vedere che Rutelli riprenda questa parola. Rutelli, al contempo, è però convinto dell'autosufficienza della sua parte, e ci dispiace dovere osservare che dialogo ed autosufficienza insieme non si tengano. Perché o il dialogo è la strada per ottenere soluzioni politiche ed istituzionali comuni, oppure è irricevibile. E non si creda domani, con il fallimento della formula dell'autosufficienza, di trovare soluzione diversa dalle elezioni. Il centrosinistra ha un po' di tempo per pensare ancora a una situazione così difficile: e se dunque affidarsi all'esiguità dei numeri che caratterizzano la sua vittoria elettorale o se cercare una formula nuova e diversa, l'unica che può consentire in queste condizioni una stabilità al paese e la serenità di poter affrontare i principali problemi che si presentano. Se il centrosinistra pensa invece di potere andare avanti da solo, si ricordi il monito che proviene da Sartori - quello di "sprofondare nel nulla" - così drammatico e tuttavia tanto esplicitato chiaramente, nella speranza che possa ancora essere scongiurato.
Roma, 20 aprile 2006








Il banco dell’Unione rischia di saltare al Senato - di Marianna Bartoccelli -
Vacilla la candidatura di Marini (Margherita) alla presidenza di Palazzo Madama. Andreotti indicato dal Polo: «Vorrei un accordo esteso»
Marianna Bartoccelli
da Roma
Potrebbe sembrare una questione tra democristiani: Franco Marini, oggi della Margherita, da un lato, voluto da Prodi per presiedere il Senato e Giulio Andreotti, icona della storia democristiana, dall'altro, sostenuto dal centrodestra per stoppare la presidenza Marini.
Ma è diventata invece la partita decisiva del governo Prodi: se salta l'elezione del senatore della Margherita significa infatti che la maggioranza, decisamente risicata, proprio non ce la fa. Quindi si potrebbe rimettere in discussione tutto. L'allarme (o la minaccia?) arriva da Beppe Fioroni, mariniano di ferro della Margherita, per il quale «è il primo vero test per affrontare poi, con energie rafforzate, la formazione di governo». Come a dire prima vediamo se Marini viene eletto e se la maggioranza risulta compatta, poi si farà il governo. Non è il solo che a sinistra mette in discussione l'esito della decisione di Prodi per il Senato.
Anche Peppino Caldarola, deputato diesse, molto legato a D'Alema, afferma che il problema principale non sono i numeri ma «un modo di procedere tutto interno alla sinistra che non fa altro che aumentare l'impasse al Senato». Caldarola rimprovera alla sua coalizione il ricorso alle «trattative private» che non risolvono nulla: «Le vicende istituzionali si risolvono con un progetto più largo e di ampio respiro» - sottolinea, invitando «chi guida la coalizione» a discutere con il senatore a vita Giulio Andreotti e con chi lo sponsorizza a presidente. I numeri sono quelli che sono e la differenza risicatissima rende la situazione assolutamente precaria.

