



Il Comunicato della Dn del Pri
La Dn del Pri, riunita a Corso Vittorio Emanuele II a Roma, considerata la sostanziale divisione dell'elettorato e la esiguità che avrà comunque la maggioranza che verrà proclamata dall'Ufficio elettorale della Cassazione, ritiene che il varo di un governo, esile nei numeri e privo di compattezza politica e programmatica, costituisca una risposta inadeguata alle attese del paese. Si impone la ricerca di soluzioni politiche nuove e comunque tali da superare l'attuale impasse.
La Dn del Pri si appella alle forze politiche moderate del centrosinistra affinché non si assumano la responsabilità di avviare il paese ad una preoccupante fase di instabilità e quindi incapace di rilanciare lo sviluppo economico e suscettibile di compiere molti passi falsi nel campo della politica internazionale.
La Dn ha sottolineato inoltre la necessità di un coinvolgimento del Pri nella scelta dei vertici delle amministrazioni locali, dove si voterà il 28 maggio.
Se questo non dovesse avvenire, il Pri si determinerà in piena autonomia.
Roma, 19 aprile 2006


Instabilità assicurata
Chi riuscirà a frenare la deriva massimalista nel centrosinistra?
Una vittoria sul filo di lana, come quella confermata dall'Ufficio elettorale della Cassazione, non risolve il problema politico di un paese che appare spaccato fra i due campi, in maniera tale che le sorti future di un governo, basato sul solo proprio schieramento, appaiono segnate negativamente.
In particolare il centrosinistra che si prepara ad affidare un mandato a Romano Prodi appare caratterizzato da troppe contraddizioni e lacerazioni, per riuscire ad assicurare la stabilità necessaria e il rilancio dell'iniziativa economica.
E crediamo che questa condizione sia ben chiara a quelle forze che ricordano ancora la lezione di Enrico Berlinguer, nel 1977, quando riteneva impossibile per la sinistra governare il paese con anche il 51 per cento dei consensi. L'attuale maggioranza uscita dalle urne non si stacca dal 49 per cento.
Paolo Franchi, sul "Corriere della Sera", ha dato adito a tutti i dubbi e a tutte le perplessità che vigono ora in coloro che pure sostennero lo schieramento che poi è risultato vincente: "Neanche il più fervido sostenitore di Prodi può smentire il pessimismo di Munchau (l'editorialista di "Ft") sulla gravità della situazione italiana e sulla possibilità che una maggioranza così fragile possa venirne a capo".
E va dato atto a Franchi del consiglio di lasciare la tentazione insistente di mettere tutto sul conto della "pesante eredità berlusconiana". Piuttosto l'avvertenza è di frenare "i massimalismi ed i radicalismi che già si fanno sentire". Alla preoccupazione per la politica economica si aggiunge quella della politica internazionale e il "Corriere della Sera" consiglia al nuovo governo di fare conoscere subito i candidati all'Economia e agli Esteri: e che siano tali, con il loro prestigio, da rassicurare mercati, investitori e alleati tradizionali dell'Italia. Potrebbe essere anche un utile espediente. Ma la soluzione? Davvero basteranno figure autorevoli a frenare una deriva annunciata e financo programmata?
Sparirà d'incanto la forza massimalista che è serpeggiata nelle file dell'Unione per tutta la scorsa legislatura, che esce rinforzata dal voto elettorale e che finora ha tenuto ben alta la guardia delle sue rivendicazioni, dal no alla Tav all'abolizione della legge Biagi, fino alle manifeste simpatie per Hamas?
Sinceramente non crediamo, e ci è facile prevedere in queste condizioni una grande condizione di incertezza per l'Italia.
Roma, 19 aprile 2006


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Comunque insisto: con questo sistema Prodi ha vinto, e Berlusconi ha perso.
"Non è così. Le ho spiegato perché quella di Prodi è una vittoria di Pirro in senso aritmetico.
Ora aggiungo perché è addirittura una sconfitta in senso economico.
Prodi ha perso in tutte le regioni produttive del Nord. Non solo. Ha perso su scala nazionale.
Le regioni in cui ha perso sono quelle in cui si produce più del 60% del Pil e dove si fa il grosso dell'export. Se mi permette un inciso a questo proposito: la fiducia espressa nei confronti del governo Berlusconi dal grosso del sistema produttivo indica quanto fossero e quanto siano false le accuse di incapacità di governo dell'economia".
Vogliamo riparlare della crescita zero del nostro Paese?
"Senta, se chi fa l'economia ti dà fiducia questo supera tutte le critiche. Non solo.
La Cdl non ha vinto solo al Nord, ma anche in grandi regioni del Centro e del Sud. Ha vinto in Sicilia. Ha sostanzialmente pareggiato in Campania.
Dunque, nessuno potrà più dire che siamo una coalizione anti-Sud.
All'opposto, appare sempre più localistica e non nazionale la geo-politica dell'Unione.
I confini dell'Unione sono sempre più nell'Italia centrale.
Coincidono sempre più con il campo di attività radicata sul territorio delle cooperative".
Può darsi. Ma pur con questi limiti, perché non riconoscete che il centrosinistra ha il diritto-dovere di governare?
"Siamo al terzo punto. Dopo l'aritmetica e l'economia, la politica. E' fallito il progetto politico di Prodi.
Il progetto di una coalizione riformista europea. Il nucleo dei Ds (escluso il correntone) e la Margherita insieme fanno a stento la metà della coalizione.
Il resto è composto da culture e personalità politiche che francamente è difficile considerare riformiste ed europee. Si avvera dunque la profezia di un'alleanza costruita in negativo e non in positivo.
Basata più sul contrasto al governo in carica che sul progetto di un governo futuro.
Terminata la finzione dell'amicizia, necessaria per le elezioni, inizia il festival dell'inimicizia.
C'è un bellissimo saggio di Roland Barthes sul significato della parola 'remora'.
La questione è se remora sia il nome del mollusco che ostacola lo scivolamento della nave, o il nome dell'effetto di ritardo causato dal mollusco stesso. Ebbene, la nave dell'Unione non è ancora stata messa in acqua, e già si manifestano effetti di blocco di ogni tipo".
(° da La Repubblica 16 aprile 2006)
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A fool and his money can throw one hell of a party.


Tolomeo ... 11 post sopra il tuo gia' avevamo segnalato questo articolo di Tremonti ... comunque grazie ugualmente per averlo postato .... "repetita iuvat" ...


nuvolarossaOriginariamente Scritto da nuvolarossa
grazie per la segnalazione
Mi è sfuggito, sorry.
Ma come dici, va bene lo stesso.![]()
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A fool and his money can throw one hell of a party.




e' iniziata l'operazione mediatica ... "Tu si' 'na cosa grande"Originariamente Scritto da nuvolarossa


Anche il Financial Times chiede nuove elezioni
di Enzo Balboni
Il Financial Times, il giornale di Londra “bibbia” dell’economia, l’ha messa giù pesante con il progetto di Romano Prodi sul risanamento dei conti pubblici, concludendo che nel giro di pochi anni l’Italia si troverà nelle condizioni di dover lasciare l’Unione europea, e prospettando come non troppo lontana all’orizzonte la possibilità di Prodi di mantenere le promesse fatte in campagna elettorale, soprattutto per la debolezza, comunque vadano le cose, del suo governo. L’editorialista del Financial Times, Wolfgang Munchau, dopo le critiche di natura tecnica ha fatto un autentico “a fondo” scrivendo che “la sua maggioranza è troppo risicata per fare riforme serie”. Prodi ha ribadito: “L’Europa mi dia tempo… E’ giusto che l’Italia sia guardata con attenzione e severità, ma anche con pazienza. I risultati verranno”. Quando? Con il mondo economico asiatico, con la Cina e l’India che si sono aperti come mercati, ma si sono anche pesantemente infilati nell’economia mondiale, il fatto che l’Italia chieda tempo non fa che rallentare ulteriormente il fenomeno di un adeguamento alla nuova economia internazionale; il fatto, poi, che la governabilità del Paese sia praticamente impossibile, non fa che allontanare sempre di più qualsiasi risultato positivo. A leggere più attentamente il fondo del Financial Times si scopre che, in qualche modo, trapela il consiglio di ritornare alle urne al più presto.
La stampa estera, del resto, non ha dubbi sulla necessità dell’Italia di ritornare alle urne per mettere la parola fine alle contestazioni (legittime) su una votazione che può far pendere la bilancia da una parte o dall’altra, anche per rispetto all’elettore, che vuol sapere che fine abbia fatto il suo voto, soprattutto come in questo caso in cui la distanza tra i due schieramenti è minima. L’elettore vuole saperlo, “al di là di ragionevole legittimo dubbio”. La stampa estera pensa all’ingovernabilità di una coalizione che ha alcuni “mammasantissima” riconosciuti e moltissimi aspiranti colonnelli e capetti, usciti fuori da una coalizione che ha come solo collante l’avversione alla leadership di Berlusconi, che, forte di guidare il primo partito nazionale e di essere il politico che ha accumulato più voti, non ha nessuna intenzione di mollare il campo. Intanto nel centrosinistra si comincia a litigare. Per il ruolo di Presidente della Repubblica prima di tutto che non può essere di parte, ma deve essere eletto a larga maggioranza (Ciampi non ha solo a che fare con la sua coscienza e la sua stanchezza, ma anche con tutti gli aspiranti a “Capo dello Stato” che vi puntano da destra e da sinistra). Per i ruoli di presidente della Camera e di presidente del Senato che hanno già messo in crisi l’alleanza tra diessini e Margherita. Insomma, comunque vada con i voti da contare e ricontare, l’ingovernabilità è certa. Prodi non può durare a lungo. Sei mesi? Forse un anno. Poi, nuove elezioni o Grande Coalizione di centro ricambieranno il Paese. Il Financial Times ha soltanto messo il dito sulla piaga, senza mezzi termini, perché l’Unione Europea, già in crisi di identità, non può aspettare.


E' iniziata l'operazione mediatica con l'Arturo nazionale. Tra Nuvolarossa e l'Opinione grande tiratura di copie. Ma tranquilli ci penserà il singor B. con la sua miriade di TV e giornali a bombardare, per la felicità del Nuvolino!