Prodi in trincea
Se il Partito democratico decidesse di staccare la spina al governo
Di sicuro è un Prodi grintoso e battagliero quello che emerge nell'intervista di Gian Paolo Pansa sull'"Espresso". Un'ostentazione di sicurezza, quella del premier, che però lascia il sapore di chi ormai è calato in trincea, per non dire in un bunker.
E non sarà certo un caso se la sua prima preoccupazione è quella di precisare che "il presidente del Pd, garante di tutti" resta lui. Quando Pansa lo incalza, chiedendogli allora se nel nuovo partito si sia formata una diarchia, Prodi si affretta a precisare che i reciproci ruoli "sono diversi" e che "bisogna sempre distinguere fra governo e partito".
Aggiungendo: "Io guido il governo. E sono il capo di una coalizione che va ben oltre il Pd. E rispondo in modo intero all'alleanza che mi ha eletto".
Ma è proprio qui che cominciano i guai. E sono guai seri.
Possiamo anche soprassedere, al momento, sul fatto non proprio politicamente irrilevante secondo cui il nuovo capo del Pd sarebbe in funzione gregaria del premier. Ma non possiamo certo ignorare lo stato dei rapporti fra il Pd e il resto della coalizione.Rapporti tali da far dubitare che possano mantenersi in un'alleanza anche per il solo tempo del passaggio di questa Finanziaria. E non a caso il senatore diessino Giorgio Tonini ha previsto che nel gennaio 2008, dopo l'approvazione della Finanziaria, il Pd chiederà a Prodi "un chiarimento politico e programmatico" che indichi le cose essenziali da fare nei prossimi tre anni, altrimenti meglio "staccare la spina". Una dichiarazione magari perentoria, che ha indispettito Prodi, ma che coglie nel segno. Basta vedere la condizione in cui il governo esce dall'accordo sul protocollo del welfare per capire che così non si può andare avanti. Anche perché, come ha notato Luca Cordero di Montezemolo, siamo sempre allo stesso punto di partenza. Non ci dimentichiamo infatti che il 20 ottobre assisteremo ad una manifestazione di protesta contro l'accordo siglato fra governo e sindacato a cui parteciperanno i partiti dei ministri che si sono astenuti, e quei lavoratori ai quali lo stesso segretario della Cgil ha ricordato che ci sono ancora dei problemi da risolvere. Conoscendo ormai piuttosto bene questa variopinta piazza di sinistra, non ci stupiremmo se il surriscaldato clima internazionale non possa indurre ad approfondire ulteriori strappi tra la sinistra no - global e quella politically correct.
"A Palazzo Chigi io ci sto volentieri", dice Prodi nella sua intervista a Pansa. E noi gli crediamo. Non sappiamo però se sono dello stesso parere i suoi alleati, che potrebbero costringerlo ad un cambiamento di programma. Prodi non ha nessuna intenzione di mollare senza un voto parlamentare ed ha ragione.
Ma ci sembra che sia prossimo ad affrontarlo, e farebbe bene a prepararsi allora ad un imminente voto dei cittadini che giudicherà - e come, se la giudicherà - questa esperienza di governo.
Roma, 19 ottobre 2007
tratto da





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