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  1. #621
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    Spesa - Nucara: governo non pratica tassa e spendi?

    "Ma come si fa a dire che il Governo non pratica una politica di "tassa e spendi"? – Si è interrogato Francesco Nucara, segretario del PRI – in risposta alla lettera di Tommaso Padoa Schioppa al "Messaggero". Si sarà pure risparmiato qualche euro sulla sicurezza. In compenso ne sono stati gettati 40 miliardi nel pozzo senza fondo della previdenza italiana, che già assorbe il 43 per cento della spesa complessiva, al netto degli interessi e dei trasferimenti".

    tratto da http://www.pri.it/15%20Gennaio%20200...assaSpendi.htm

  2. #622
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    Arrampicarsi sugli specchi
    Con le sole tasse non si esce da una crisi economica profonda

    Va riconosciuta al ministro Ferrero una certa capacità di arrampicarsi sugli specchi. Egli ha detto che sulla base di quanto è stato fatto, il suo partito, Rifondazione comunista, potrebbe già uscire dal governo oggi; ma in un quadro che il ministro definisce "dinamico", le possibilità politiche sono tali da consentire un affondo sui salari tale da imprimere una svolta all'azione del governo in senso sociale.



    E visto che le risorse a questo fine non ci sono, (i conti del paese sono senza dubbio migliorati, ma per mantenere l'attuale livello di spese non consentono interventi di sostegno al lavoro e alle famiglie, come ha subito fatto sapere nell'ultimo vertice di maggioranza il ministro dell'Economia Padoa Schioppa), Ferrero impugna il programma dell'Ulivo ed in particolare la tassazione delle rendite finanziarie: la tassazione delle rendite dei da fare ora, non a giugno. Ovviamente Ferrero non distingue se nell'ambito delle rendite finanziarie vi siano anche quelle dei semplici lavoratori piuttosto che degli speculatori di assalto e non distingue perché una distinzione di questo genere non si può fare. Oltre tutto, se fosse possibile escludere dal provvedimento i piccoli risparmiatori, la tassazione dei soli grandi rentiers non sarebbe particolarmente utile, a meno che si decida di spogliarli di tutta la rendita. Cosa che non crediamo possibile: la proprietà privata è ancora una prerogativa costituzionale, grazie al cielo, e non lo diciamo enfaticamente perché con questi chiari di luna, non ci stupiamo più di nulla. Per cui se passasse la linea Ferrero vedremmo una tassazione generalizzata della rendita che potrebbe incidere comunque, e pesantemente, sulle famiglie che percepiscono un salario.

    Purtroppo per il governo di centrosinistra, il semplice miglioramento dei conti pubblici non è una condizione di ripresa economica sufficiente, considerando il livello della spesa pubblica. Si conferma insomma che l'unica idea che sorregge il governo è quella dell'aumento delle tasse, ora anche sulle rendite; e non c'è nessuna terapia più efficace per deprimere l'economia. Walter Veltroni, che è un ammiratore del presidente John Kennedy sa bene che per rilanciare l'economia il leader statunitense giunto alla Casa Bianca pensò bene di abbassare subito le tasse. L'Italia dovrebbe seguire una ricetta del genere e contemporaneamente intervenire in maniera strutturale, sulla previdenza ad esempio, o come propone anche Dini abolendo le province. Poi servirebbe un monitoraggio degli enti inutili e così via. Il governo Prodi ha proceduto su una strada che è esattamente l'opposto. Il risultato è un impoverimento generale della condizione del paese: se con il governo Berlusconi non si arrivava a fine mese, ora non si arriva a metà, come certifica l'Istat. Non c'è verso che nel governo si rendano conto di questa situazione. Chiedere un'Italia nuova, come pure non rinuncia a fare il partito di Veltroni, in queste condizioni appare molto difficile. Il primo passo sarebbe quello di porre fine all'attuale governo che, nonostante il malcontento generale, i rifiuti e quant'altro, vuole proseguire il suo cammino. Non osiamo pensare fino a che punto si possa andare oltre.

    Roma, 15 gennaio 2008

    tratto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html

  3. #623
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    Intervento di Giorgio La Malfa alla Camera sulle comunicazioni del ministro della Giustizia

    Signor Presidente, onorevoli colleghi, in alcuni interventi che si sono svolti in questi minuti abbiamo avuto l'impressione che il Parlamento non si sia reso conto fino in fondo di quanto è avvenuto con l'intervento e le affermazioni del Guardasigilli. Nel nostro Paese, attraversato da gravi elementi di crisi in ogni campo (dell'ordine pubblico, della sicurezza ambientale e così via), non ci viene risparmiato nulla: vi è anche una crisi per provvedimenti di ordine giudiziario che investono la famiglia del Guardasigilli. Di fronte a un problema di questo genere, la domanda è quale sia la reazione del corpo politico. Diciamo immediatamente, con tutta la chiarezza e le implicazioni che ciò comporta, che consideriamo la decisione del Guardasigilli un atto che gli fa onore, personale e politico, e che ci porta ad esprimere a lui e al suo partito la nostra solidarietà personale e politica. Tuttavia, signor Presidente, onorevoli colleghi, uno degli elementi di preoccupazione è il fatto che, dopo l'annuncio delle dimissioni del Ministro della giustizia e gli interventi di membri del Parlamento, risalti la solitudine del Ministro della giustizia. Dov'è il Presidente del Consiglio e del Governo di cui l'onorevole Mastella è Ministro della giustizia? O egli siede accanto al suo Ministro - con ciò esprimendo la solidarietà che le forze politiche, in misura diversa, gli hanno espresso - oppure lo abbandona a un dibattito parlamentare, ossia alle parole! Dove sono i Vicepresidenti del Consiglio? Dove sono gli esponenti politici della maggioranza, dopo il freddo discorso dell'onorevole Franceschini e dopo i discorsi di commiato degli esponenti di Rifondazione Comunista? Signor Presidente, chiediamo che la Conferenza dei presidenti di gruppo convochi il Presidente del Consiglio, affinché lo stesso ci dica se siamo di fronte a una crisi politica, che è evidente nelle condizioni e anche nelle parole del Ministro Mastella, che non si è limitato a chiedere e ad esprimere solidarietà alla sua famiglia. Egli ha parlato di un complotto, ossia di una resistenza della magistratura alle riforme di cui è titolare il Parlamento della Repubblica! Egli ha parlato di un complotto ai danni della sua persona. Si tratta di materie su cui il Governo non può tacere e scomparire. Pertanto, onorevoli colleghi, chiedo che venga convocato il Presidente del Consiglio ad horas, perché possa dare una risposta al Parlamento in un momento di gravissima crisi della Repubblica italiana.

    16 gennaio 2008

    tratto da http://www.pri.it/16%20Gennaio%20200...unMastella.htm

  4. #624
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    Interim a Prodi - Nucara: governo balneare a gennaio

    "Il presidente del Consiglio - ha dichiarato il segretario del Pri Nucara - che ha assunto l'interim del dicastero della Giustizia, dà in questo modo il via ad un governo balneare a gennaio. E' evidente che, se questa è la soluzione, di fronte ad una crisi di queste dimensioni il governo ha ormai le ore contate".

    tratto da http://www.pri.it/17%20Gennaio%20200...alneareGen.htm

  5. #625
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    Situazione gravissima
    L'ultimo atto dell'agonia di una coalizione sempre più debole

    Come è evidente, la crisi del paese è di una gravità senza precedenti nella storia repubblicana: se non sarà risolta a breve rischia di coinvolgere tutti i livelli istituzionali, provocando una pericolosa perdita di credibilità dell'intero sistema democratico.



    E' un contesto traumatico che va dall'emergenza dei rifiuti in Campania, passa per la gaffe nei confronti di un dignitario straniero - che non si è sentito sicuro nello svolgere un intervento nell'università italiana - giunge all'occupazione di caselli ed autostrade da parte dei metalmeccanici in attesa del rinnovo del contratto. Tutti eventi che il governo non ha idea di come poter affrontare.

    Non fosse stato sufficiente, sono giunte le dimissioni del ministro Guardasigilli, che sono diventate irrevocabili. Episodio che non concerne solo la persona del ministro ma il suo intero partito che, dalle carte dei magistrati - già sui giornali - appare come una specie di organizzazione criminale.

    E imperando il vecchio vizio della macchina giudiziaria con i suoi intrecci con la stampa, non si dà spazio alle ragioni degli imputati: così siamo di fronte nuovamente allo spettacolo della gogna mediatica che colpisce un intero partito della maggioranza ed il suo leader. Sinceramente non crediamo che sia sufficiente per il premier assumere l'interim del ministero di Giustizia: non solo perché il passo è azzardato, trattandosi di un dicastero fondamentale per il governo, dicastero che merita un esercizio pieno. Ma anche perché Prodi, avendo espresso solidarietà politica e personale al ministro dimissionario, al punto di chiedergli di rinunciare alle dimissioni stesse, ha sostanzialmente condiviso l'attacco durissimo alla magistratura dello stesso Mastella: una magistratura accusata di complotti, intrighi e financo di prendere ostaggi.

    E se la solidarietà espressa consentirebbe al premier di mantenere comunque il sostegno dei deputati e dei senatori del partito inquisito, apre tuttavia un fronte con l'ala giustizialista del governo, rappresentata dal partito del ministro Di Pietro.

    Il quale, neanche a dirlo, sta già alzando il tiro, vedendo le difficoltà della sua coalizione. Alcuni opinionisti hanno letto nell'intervento in aula del ministro Mastella la bandiera sotto cui verrebbero arruolati i difensori della casta politica che, senza nemmeno guardare gli incartamenti, attacca a testa bassa chi indaga sul suo conto. Ma non è così, premesso pure che il 90% per cento delle inchieste dei magistrati sui politici si sono dimostrate infondate. I repubblicani hanno espresso la dovuta solidarietà al ministro dimissionario, ma non l'hanno applaudito. E dalla stessa maggioranza, che in prevalenza aveva disertato l'Aula durante l'intervento del Guardasigilli, sono provenuti pochissimi applausi.

    E' vero invece che altri settori dell'opposizione si sono spellati le mani. Ma vedevano, compiaciuti, quello che appare come l'ultimo manifestarsi dell'agonia di un governo che è durato fin troppo a lungo.

    Roma, 17 gennaio 2008

    tratto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html

  6. #626
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    La Malfa: ma Prodi reggerebbe alla fiducia?

    Informativa urgente del Governo sulla situazione determinatasi a seguito della vicenda delle dimissioni del Ministro della Giustizia, giovedì 17 gennaio 2008: intervento di Giorgio La Malfa.

    Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, il suo Governo è nato nella primavera del 2006: è passato più di un anno e mezzo. Sono stati diciotto-venti mesi di travagli enormi, non solo per la risicata maggioranza di cui dispone al Senato, ma soprattutto per le divisioni evidenti nella sua coalizione: diversità di visione in politica estera profonde, diversità di visione di politica economica profondissime, diversità di visione sui temi etico-sociali. È una condizione di debolezza che ha pesato e pesa sulla situazione del Paese.

    Parlo a nome di una forza politica che è collocata all'opposizione, ma che certo non gode dello sfascio del Paese, né lo alimenta, ma ha un linguaggio che credo possa essere apprezzato, di riflessione. Le condizioni, signor Presidente Prodi, le consentono di andare avanti? Ci sono le condizioni? Si tratta di una crisi che va aggravandosi. Dopo mesi di difficoltà la più grande città del Mezzogiorno è ingovernata e ingovernabile. Le condizioni dell'ordine pubblico sono tali che il Governo non è in grado di assicurare al Vaticano la sicurezza nel momento in cui il Papa va a parlare in una università, non per le obiezioni legittime e giustificate di professori che hanno un'opinione diversa da quella del Capo della Chiesa cattolica. Il Governo non è capace di assicurare le condizioni di agibilità della maggiore università italiana. E oggi c'è la crisi del Ministro della giustizia.

    Mi sono domandato e le domando, signor Presidente del Consiglio: lei oggi non riferisce sulle vicende delle dimissioni del Ministro, ma riferisce sull'interim, mentre questo dibattito dovrebbe essere concluso da un voto di fiducia.

    La domanda che le pongo è la seguente: lei è nelle condizioni di prendere la fiducia nel momento in cui uno dei partiti che la sostengono, il partito dell'onorevole Di Pietro, attacca con veemenza il partito dell'onorevole Mastella? Lei ha la fiducia della sua maggioranza? Io non lo credo ed è per questo motivo che lei conclude il dibattito senza un voto di fiducia, con un'informativa al Parlamento. Può bastare all'Italia?

    Ci sono dei momenti, onorevole Prodi, in cui lasciare il Governo non è un atto di debolezza, ma un atto di responsabilità nazionale. Se lei avesse questa forza e questo senso di responsabilità nazionale, la storia gliene sarebbe grata, piuttosto che tirare avanti in questa condizione che danneggia, con il suo proseguire, la vita del nostro Paese.

    tratto da http://www.pri.it/18%20Gennaio%20200...ProdiGiust.htm

  7. #627
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    Il precipizio
    Uno scontro politico giudiziario che mette il premier in croce

    Le dimissioni del ministro della Giustizia aprono una nuova pagina nera nella storia di questo governo e nella storia ben più lunga dei rapporti fra politica e magistratura. Per ciò che concerne Prodi e la sua maggioranza vi è l'insidia dell'appoggio esterno da parte di un partito che ha visto il suo leader colpito duramente nella persona e negli affetti.



    Convinto di aver svolto il suo dovere e di essere vittima di un complotto. Che lascia il suo incarico rivolgendo giudizi durissimi contro la magistratura, di cui pure era il principale interlocutore, essendo incaricato di un progetto di riforma dell'ordinamento.

    Fatti salvi i benefici del dubbio, non si può escludere, in un contesto tanto terremotato, che questa indagine sia una replica, proveniente della magistratura stessa, a chi si pone il problema di riformarla. E questo sarebbe un aspetto ancora più grave, che concerne una crisi istituzionale latente, mai risolta dall'inizio degli anni ‘90 e che ora esploderebbe. Un'ombra inquietante, viste le sue implicazioni, che si staglia sullo sfondo di tutta la vicenda.

    E si noti come la solidarietà della maggioranza al ministro dimissionario sia piuttosto labile. Nel dibattito parlamentare sulle informazioni rese dal presidente del Consiglio, la coalizione di governo ha fatto in verità quadrato intorno alla magistratura, attaccata a testa bassa da Mastella. E ciò non si sposa con le dichiarazioni di Prodi, che ha assunto l'interim, nella speranza che i tempi dell'indagine e del processo siano brevi e che dimostrino l'assoluta innocenza del suo ministro. E se non fossero brevi e non la dimostrassero? Chi avrebbe ragione fra Mastella e la magistratura?

    La scelta di Prodi di assumere l'interim di un ministero così delicato e cruciale, a parte le obiezioni del ministro Di Pietro, ci sembra, se non altro, azzardata. Tanto da far sembrare il tentativo del premier di restare in sella - anche dopo una prova di questa gravità - piuttosto vano. Se vi erano due - o addirittura tre - linee diverse all'interno del governo e della coalizione sulla politica economica, due linee diverse sulla politica estera, ora è evidente che due linee contrapposte si manifestano anche sulla Giustizia. Ma la possibilità di continuare, per il solo timore di presentarsi alle urne come depositari di un fallimento, appare davvero ardua.

    Riteniamo quindi che il premier dovrebbe assumersi la responsabilità di porre fine al suo travagliato mandato, prendendo atto di una situazione insostenibile. Anche perché (è qui veniamo al punto davvero delicato della questione), dato lo scontro istituzionale irrisolto, se avesse ragione Mastella nel suo "j'accuse" all'organismo giudiziario, servirebbe una coesione eccezionale all'interno del governo per risolvere definitivamente questo problema.

    Perché si tratterebbe di fronteggiare una magistratura che si muove su criteri autonomi contro la classe politica senza preoccupazione di fare giustizia, se non in modo sommario. E questa separatezza totale della magistratura sarebbe qualcosa di intollerabile per una società democratica e per le sue istituzioni.

    Roma, 18 gennaio 2008

    tratto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html

  8. #628
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    Governo - Nucara: Prodi rassegni le dimissioni

    Il segretario del Pri, Francesco Nucara, ha rilasciato la seguente dichiarazione: "Alla luce del proseguimento dello scontro sulla giustizia fra l'Udeur e l'Italia dei Valori, è evidente che la maggioranza non è in condizioni di andare avanti. Prodi prenda atto responsabilmente della situazione e rassegni nell'interesse del Paese le dimissioni".

    tratto da http://www.pri.it/18%20Gennaio%20200...ProdiDimis.htm

  9. #629
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    Pecoraro Scanio - Nucara: dimissioni atto dovuto

    "Vediamo che voci assennate dall'interno dello stesso esecutivo invitano il ministro dell'Ambiente a gettare la spugna. Sarebbe un atto dovuto da parte di chi non può tirarsi fuori dall'emergenza dei rifiuti in Campania avendo responsabilità politiche gravissime con una gestione dell'ambiente a dir poco disastrosa. Dimettendosi aiuterebbe il governo Prodi che altrimenti continuerebbe ad affossare. Quanto agli intellettuali schierati a difesa del ministro Pecoraro Scanio - ha aggiunto il segretario del Pri Francesco Nucara - rappresentano un triste caso di piaggeria da regime che meglio sarebbe stato evitare".

    tratto da http://www.pri.it/21%20Gennaio%20200...misAttoDov.htm

  10. #630
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    Eurispes - Nucara: ai minimi la credibilità del governo

    "Sono mesi che i repubblicani denunciano come la perdita di credibilità del governo coinvolga le istituzioni democratiche della Repubblica. Il rapporto dell'Eurispes - afferma il segretario del Pri Francesco Nucara - conferma ed aggrava drammaticamente una condizione insostenibile per il Paese. Prodi ne prenda atto al più presto in modo da lasciare il campo ad una soluzione che consenta all'Italia di riguadagnare il terreno ed il tempo perduto".

    tratto da http://www.pri.it/21%20Gennaio%20200...pesGoverno.htm

 

 
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