Pagina 53 di 72 PrimaPrima ... 34352535463 ... UltimaUltima
Risultati da 521 a 530 di 719
  1. #521
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Nuovi sceriffi cercansi
    Quei lavavetri che scompaginano le file della maggioranza

    Il segretario del Partito repubblicano, Francesco Nucara, per quello che ha potuto apprendere dai giornali, ha giudicato il piano Amato "eccellente". Però ha anche aggiunto che per realizzarlo servirebbe per lo meno un Umberto Bossi ministro degli Interni, perché Amato o chiunque al suo posto in una compagine ministeriale quale quella in cui egli si trova, non sarà in grado di farlo.



    Basta vedere le polemiche che hanno preceduto la questione dei lavavetri di Firenze, le "dimissioni" dei professoroni alla Asor Rosa o alla Gianni Vattimo, che ha scritto, sempre a proposito, di "voler lasciare perdere", perché "il nostro dibattito politico, compresa questa ultima fiammata di legalitarismo - tolleranza zero, Firenze come la New York di Giuliani - mostra emblematicamente la povertà intellettuale a cui si è ridotta la retorica ‘riformista' della ex sinistra italiana".

    C'è dunque un problema politico per questa sinistra che vuole fare il verso alla destra su legge ed ordine, e ce n'è uno non meno grave, culturale, perché essa viene meno alla sua stessa impostazione dei problemi. Per cui, se non sapessimo che mai saranno rese efficaci le proposte di Amato (o per lo meno ci è facile prevederlo, dato che il governo ha bisogno di predisporle in altre tre settimane) potremmo comunque dire, con assoluta certezza, che la sinistra in quanto tale uscirà con le ossa rotte da questa sua improvvisata iniziativa. Ed è chiaro che la situazione drammatica del paese sul fronte immigrazione e criminalità, richiede misure rigorose per essere affrontata - a noi è chiaro dalla prima sanatoria del 1991, figurarsi. Ed è altrettanto chiaro che questa coalizione non è in grado di farle. Ma scusate: hanno abolito la legge Fini-Bossi, che rendeva più difficile l'accesso agli immigrati irregolari e più facile il rimpatrio di quelli che erano nei nostri confini, e poi vogliono sbattere in galera i lavavetri? Allora è comprensibile che a sinistra si scateni una buriana e ci si chieda che cosa stiano facendo "i compagni" al governo, fino alle dissociazioni clamorose dei loro "maitres a penser".

    Per la verità noi stiamo cominciando a credere che il centrosinistra sia talmente crollato nei sondaggi - che rivelano come né Veltroni né il Pd siano in grado di spostare alcunché - da doversi improvvisare sceriffi.

    Non ristabiliranno l'ordine in città, e nemmeno recupereranno consensi.

    Roma, 5 settembre 2007

    tratto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html

  2. #522
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    ...

  3. #523
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    La fretta del ministro dell'Interno/Il suo "pacchetto" avrà ripercussioni su istituti importanti
    Mastella depenalizza, Amato propone un giro di vite

    di Guido Camera

    Tira brutta aria per le garanzie processuali. Dopo un'estate politicamente pigra ma densa di casi di cronaca nera (l'omicidio di Garlasco, i fatti di Duisburg, la strage di Gorgo…) il Governo raccoglie le paure che hanno invaso l'Italia e si mette al lavoro.

    In un summit lampo svoltosi a Palazzo Chigi tra il Premier, il Ministro della Giustizia, il Ministro degli Interni e quello della Difesa è stato deciso di affrontare le emergenze dell'estate, ovvero la sicurezza urbana, la criminalità diffusa e quella organizzata, con un disegno di legge, appositamente studiato dai tecnici del Viminale e di via Arenula e subito definito "pacchetto sicurezza", che dovrebbe incidere fortemente sulle regole processuali attualmente in vigore.

    Le novità, a quanto si comprende, vanno (anzi, dovrebbero andare) dall'obbligo della carcerazione preventiva (il termine è giuridicamente improprio ma rende bene l'idea) per gli indagati di reati contro il patrimonio caratterizzati da particolare destrezza e/o violenza sulle persone (furto, rapina …) all'inammissibilità del cosiddetto "patteggiamento in appello" (in realtà si tratta di una rinuncia dell'appellante al processo di II grado in cambio di uno sconto di pena) fino all'inasprimento del regime carcerario noto come "41-bis" ed ai lavori socialmente utili per lavavetri e prostitute.

    Il Ministro Amato, scatenando le polemiche della sinistra radicale, ha dichiarato con sicurezza che "il pacchetto sarà pronto nel giro di tre settimane".

    Ora, ben si comprende, e si condivide, l'esigenza di far fronte all'aumentare della criminalità, in ogni ambito e senza fuorvianti e partigiane distinzioni, ma la fretta è spesso sinonimo di lavoro approssimativo se non addirittura inutile.

    Le misure del "pacchetto sicurezza" andranno ad incidere su istituti fondamentali sia del codice penale che dell'ordinamento penitenziario e del codice di procedura penale; gli addetti ai lavori forse non lo sanno, ma, ad esempio, sottrarre al giudice l'esclusiva potestà decisionale in merito alla libertà di una persona è una novità rivoluzionaria che mal si concilia con il vigente impianto processual-penale italiano e si espone, ancor prima di entrare in vigore, a probabili censure di costituzionalità.

    Senza pensare alle possibili distorture applicative; quanti giudici se la sentiranno di ravvisare la sussistenza in capo ad un indagato dei "gravi indizi di colpevolezza" sapendo che, in caso positivo, le esigenze cautelari non potranno essere graduate in relazione alle condizioni oggettive del fatto e soggettive dell'imputato?

    Quanto all'eliminazione del "patteggiamento in appello", che tra l'altro è un istituto del diritto processuale che consente la quasi immediata esecutività delle sentenze e quindi la pronta espiazione delle pene, si tratta di una decisione affrettata e controproducente.

    Non solo aumenteranno inutilmente i costi della giustizia, e quindi la spesa pubblica, per la celebrazione di tantissimi processi "rottame", ma anche si affermerà una prassi giudiziaria inevitabilmente finalizzata a "calibrare" le pene in grado di appello alla reale dimensione dei fatti all'esito della celebrazione di un giudizio inutile.

    Senza pensare che tale decisione moltiplicherà il numero dei ricorsi in Cassazione, "intasando" la Suprema Corte di lavoro "inutile", quasi fosse una (ex) Pretura.

    Peraltro, è lecito chiedersi cosa penseranno Giuliano Pisapia e Giuseppe Riccio, presidenti rispettivamente delle Commissioni per la riforma del codice penale e del codice di procedura penale, di un governo che legifera decisamente in controtendenza con il lavoro che stanno svolgendo le Commissioni, appositamente istituite dal Ministro Mastella, finalizzato, a quanto pare, soprattutto alla depenalizzazione dei reati "bagatellari", al reinserimento sociale del condannato e alla facilitazione all'accesso ai riti alternativi.

    Forse sarebbe il caso che il Governo prendesse atto che i problemi della sicurezza nascono soprattutto dalla disorganizzazione della Pubblica Amministrazione, costosa ed improduttiva, invece che mascherare la propria incapacità con risposte inutili e controproducenti.

    Con maggiore professionalità, invece che con propagandistica superficialità.

    tratto da http://www.pri.it/6%20Settembre%2020...oSicurezza.htm

  4. #524
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    L'Unione vuol fare 11 manovre

    di Fabrizio Ravoni

    da Roma - Giulio Santagata sospira: «Be’, almeno quest’anno, la sinistra estrema parla con una voce sola: l’anno scorso uno rincorreva l’altro». Ma basta quella voce, nello specifico di Franco Giordano, per innescare l’ennesima scintilla nella maggioranza. Romano Prodi ha appena rilanciato la validità della formula della «collegialità», quando il segretario di Rifondazione comunista alla fine del pranzo a Palazzo Chigi annuncia: «Noi mercoledì presentiamo la nostra Finanziaria». Con dentro tasse al 20% sulle rendite finanziarie, più spesa sociale e nessuna taglio del prelievo fiscale.

    Clemente Mastella e Antonio Di Pietro - che già si erano scontrati con la sinistra estrema per la partecipazione alla manifestazione del 20 ottobre - saltano sulla sedia. «Ma come?», chiede il ministro della Giustizia. «Abbiamo parlato finora di collegialità e voi mercoledì presentate la vostra Finanziaria? Allora sapete che c’è: io la mia Finanziaria la presento martedì». E fuori da Palazzo Chigi avverte: «Se non si trova la quadra sulla Finanziaria, al Senato salta tutto. Serve responsabilità».

    Dopo l’annuncio di Mastella, anche gli altri leader di maggioranza anticipano che ognuno presenterà la propria Finanziaria. «È una follia», esplode Di Pietro: «Finiremo per dare all’esterno l’immagine di una maggioranza divisa su tutto». «No», lo corregge Tommaso Padoa-Schioppa. «Se tutti presentano le proprie proposte, avremo 11 leggi finanziarie. In questo modo, il problema si banalizza da solo». Undici Finanziarie, infatti, equivale a non averne nessuna. L’obbiettivo di Prodi, che nel pranzo ricorda che poi spetta a lui fare la sintesi delle diverse posizioni. Compito difficile, viste le condizioni della maggioranza.

    La «Cosa rossa», per esempio, vorrebbe tenere fuori dalla Finanziaria sia il pacchetto sul welfare sia il patto di riforma previdenziale. Contro l’impostazione, alza la voce Piero Fassino: «Ma se teniamo fuori le pensioni dalla Finanziaria, vi rendete conto che resta lo scalone di Maroni? Mettere argomenti del genere fuori dalla Finanziaria vuol dire non approvarli». E tanto per marcare la differenza, Mastella è favorevole ad entrambi gli interventi nella manovra.

    Santagata prova a mediare. «Il protocollo sul welfare - dice il ministro per l’Attuazione del programma - sarà parte integrante della Finanziaria. Si tratta ancora di decidere se sarà un collegato o entrerà direttamente nella Finanziaria».

    Con un particolare. È ormai proibito varare disegni di legge collegati alla Finanziaria. Si possono presentare solo quelli «ordinamentali» (che non hanno effetto sui saldi); ed entro il 15 novembre. Mentre sia il protocollo sul welfare sia la riforma delle pensioni hanno effetto sui saldi.

    Nello specifico della manovra, Padoa-Schioppa rimane abbottonato in attesa di ricevere i consigli di tagli dai diversi colleghi di governo. Più tardi circola l’ipotesi che potrebbe ammontare fra i 12 ed i 14 miliardi grazie al buon andamento tendenziale delle entrate. Per Palazzo Chigi, comunque, è prematuro fare cifre.

    Durante il pranzo, però, illustra il Libro Verde sulla spesa pubblica, e Mastella sbuffa: la Giustizia è indicata come un capitolo dove è possibile ottenere risparmi. «Quel libretto verde di Mao - commenta il leader dell’Udeur - dice che la spesa è aumentata del 190% dagli anni Novanta? E che c’entro io: solo lì appena da un anno. Eppoi vediamo...».

    Antonello Soro, in rappresentanza di Rutelli, è convinto che la Margherita otterrà una riduzione dell’Ici sulla prima casa. In serata circola l’ipotesi che possa avvenire con un emendamento ad un provvedimento già in discussione; e prima del varo della manovra: soluzione alquanto anomala. Di Pietro, invece, punta a maggiori finanziamenti per gli investimenti in edilizia residenziale. Il 13 settembre prossimo si replica.

    tratto da http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=204488

  5. #525
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Sotto assedio
    Un chiarimento sarebbe opportuno

    Noi ricordiamo sempre Fabiano Fabiani come un eccezionale direttore del TG1, quando la Rai era dominante nel sistema dell'informazione televisiva italiana senza nessun rivale. Fabiani era il migliore talento giornalistico sulla piazza. Non c'è dubbio che le sue qualità intellettuali e professionali furono poi valorizzate in altri incarichi prestigiosi che egli ha poi ricoperto nella sua carriera con considerevoli successi.



    (Fabiano Fabiani)

    Saperlo ora nel Consiglio d'Amministrazione della Rai non può non far pensare che sia la persona giusta al posto giusto per competenza ed autorevolezza. Tutte le qualità di Fabiani, che pure non sono poche, non riescono però a celare l'impressione che le sue relazioni d'amicizia con Prodi e la sua chiara e manifesta appartenenza politica abbiano avuto un peso ancora più determinante in questa vicenda. Per cui, una nomina sicuramente felice per quello che concerne il personaggio, si accompagna tuttavia all'idea di una occupazione sistematica delle casematte dello Stato. A conferma della situazione di assedio in cui si trova Palazzo Chigi. Un assedio che non è solo dato da sondaggi secondo i quali meno del 30% degli italiani sosterrebbe il governo. Non è ovviamente un dettaglio insignificante una simile stima elettorale, ma si potrebbe pur sempre rimontare. Quello che davvero è sintomatico è lo stato dell'alleanza, che dimostra come l'assedio, oltre che all'esterno di Palazzo Chigi, sia anche all'interno.

    Questo si è visto dopo l'intervista del sindaco di Roma, Veltroni, che sentendosi in dovere di specificare come la sua candidatura alla guida del Partito democratico non significasse automaticamente la sostituzione del premier, si attirò gli strali di Parisi. Ma si è visto anche precedentemente, quando Rutelli, che pure è vicepremier, prima chiese una svolta nel governo, poi disse che servivano alleanze di "nuovo conio", andando alle corte con Rifondazione.

    Ed è cosa di tutti i giorni ormai la querelle sul Partito democratico portata avanti dalla sinistra radicale: e meno male che il Partito democratico doveva rafforzare il governo! Se tutto questo non bastasse, il segretario dei Ds ha chiesto a Venezia, durante una festa dell'Unità, un "riassestamento" del governo. Ora, che cosa voglia dire riassestamento, davvero non lo comprendiamo, tant'è che abbiamo pensato che Fassino chiedesse il rimpasto, cosa che poi lo stesso Fassino si è affrettato a negare. E visto che escludiamo che Fassino parlasse di riassestamento del governo per motivi di ordine personale, vorremmo capire quali problemi e di che natura veda Fassino, tanto da proporre un riassestamento, perché magari non ci sarà la crisi, ma certo esiste qualche problema.

    Notiamo anche che almeno due ministri della Repubblica hanno espresso la loro solidarietà ad un comico che ha attaccato con epiteti volgari ed argomenti di merito il ministro degli Interni, e non capiamo come poi tutti possano restare pacificamente nello stesso gabinetto. A questa situazione confusa e precaria, Prodi risponde elevando le barricate, consolidando le retrovie e richiamando in servizio permanente effettivo quell'ottima persona che è Fabiani.

    Può darsi anche che in questo modo egli si senta più sicuro, e possiamo anche capire che si chieda cosa diamine pretendano da lui alleati tanto volitivi. Ma il problema è se il paese si senta più sicuro, e cioè se l'azione del governo e della maggioranza siano tali da dare un'effettiva sicurezza: e questo non pare avvenga, né sul versante economico né tanto meno sul versante dell'ordine pubblico. Ed è sintomatico a questo punto che il presidente della Camera si senta in dovere di parlare di vuoto. Il vuoto è quello che il governo si sta facendo attorno, è alla base del malcontento degli alleati e del clima di "chi va là" che si respira alla presidenza del Consiglio.

    Visto che sembrerebbero comunque avere intenzione di andare avanti grazie al voto di Rita Montalcini, determinante per la maggioranza al Senato, forse per lo meno un chiarimento sulle loro intenzioni politiche, fra "nuovo conio" e "riassestamento", sarebbe opportuno. E ci chiediamo se lo stesso Capo dello Stato, con la discrezione che gli riconosciamo, non possa intraprendere i passi necessari per avere un accertamento delle condizioni in cui si trova la maggioranza, sempre che essa sia ancora tale: perché non sappiamo cosa ne pensiate voi, ma noi, da quello che leggiamo ogni giorno sui giornali, tendiamo a credere che essa non esista già più.

    Roma, 11 settembre 2007

    tratto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html

  6. #526
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Il dissenso della Fiom
    Diaspora sindacale che prelude a un tracollo politico

    La verità è che abbiamo una tale considerazione storica della Fiom e un tal rispetto per la categoria dei metalmeccanici, che siamo d'accordo con il direttore di "Liberazione", Piero Sansonetti, quando scrive che "il voto della Fiom contro gli accordi, come capisce chiunque, è invece clamoroso e molto importante, perché apre formalmente e in modo solenne un conflitto nel centrosinistra su alcuni cardini della politica economica".



    E inoltre "introduce una frattura nel sindacato, in particolare nella Cgil, che non ha precedenti negli ultimi 60 anni". Sansonetti scrive questo in polemica con chi dal governo ha dato per scontata tale rottura, lasciando l'impressione di non preoccuparsene poi molto.
    Tanto che lo stesso Sansonetti prosegue: "Stento a credere che Prodi e Santagata e Damiano non conoscano la storia dei metalmeccanici italiani - il cuore della classe operaia - non sappiano che questa "categoria" - e la Fiom in modo specialissimo - è stata il nerbo della nostra democrazia, della crescita di questo paese, della sua tenuta democratica negli anni delle trame eversive e degli attacchi reazionari". E anche, sempre rivolto a Prodi e Damiano: "Non ci credo che possano ignorare il fatto che i metalmeccanici sono stati il cemento della sinistra italiana, e spesso anche il suo cervello, la forza, l'astuzia, il fortino". Tutto vero, ma noi siamo certi che Prodi, Damiano e compagnia lo sappiano, eccome, e lo capiscano. E che, ciononostante, tirino avanti. Anzi - Sansonetti non sembrerebbe, lui, essersene accorto - rilanciano, perché Damiano avrebbe detto che, se mai dovesse saltare l'accordo sul Welfare, il governo si rimangerebbe quello sulle pensioni e dunque ritornerebbe in vigore lo scalone Maroni. Lo scontro è vero e si fa serio. Per cui Sansonetti può anche dire "che di fronte al cammino del governo adesso c'è un macigno". E che questo "può essere rimosso, appianato, aggirato, ma sicuramente non può essere ignorato".

    La nostra impressione però è che il governo voglia proprio ignorarlo. E ritiene di poterlo fare perché la Fiom, con tutta la sua gloriosa storia passata, oggi resta "la minoranza di una minoranza", come scrive Massimo Giannini su "Repub-blica", e poi perché, sempre come nota Giannini, "una diaspora sindacale" può trasformarsi "in un tracollo politico".

    Citiamo Giannini perché è il controcanto a Sansonetti nel concerto degli strumenti giornalistici del centrosinistra. Giannini infatti ritiene, perentoriamente e all'opposto di Sansonetti, che "la sinistra, tutta la sinistra, dovrebbe fregiarsi di aver salvato i conti dell'azienda Italia. Dovrebbe rivendere come un suo straordinario successo l'aver garantito una piattaforma di garanzie sociali minime, nonostante il colossale debito pubblico che schiaccia il bilancio. Dovrebbe costruire i suoi futuri successi elettorali sulla prossima Finanziaria senza tasse annunciata ieri da Prodi. E invece, con un'irresistibile autolesionismo, si accinge a ripetere i suoi soliti errori. A cedere ai suoi peggiori vizi". Oh bella! Ma in questo modo si spinge il coltello nella piaga, si chiede alla sinistra di rinnegare se stessa proprio sul piano del lavoro, come lo si fa su quello della sicurezza e, badate bene, sulle tasse.

    Un anno fa Rifondazione chiedeva di far piangere i ricchi, ora Prodi e Veltroni vogliono abbassare le tasse, esattamente come il ricchissimo Berlusconi. Amato vuole sbarazzarsi dei lavavetri, esattamente come il leghista Bossi. E forse che questo mutare pelle, per i duri ed i puri della Fiom e di Rifondazione non appare come il peggiore di tutti i "vizi" della sinistra storica, vale a dire il trasformismo? Il botta e risposta fra Sansonetti e Giannini - il quale, tra l'altro non risparmia nemmeno una predica nei confronti di Epifani, per aver lasciato che questo strappo si consumasse - rappresenta il prologo in cielo di quella che in terra può diventare la crisi di governo che tanti ritengono matura.

    C'era una volta una sinistra di lotta e di governo. Ora la sinistra deve scoprire che fra lotta e governo si deve fare una scelta. E, quando farà questa scelta, dovrà ammettere di dividersi sul piano politico e anche sul piano culturale: e quindi su quello elettorale e parlamentare.

    Era una questione di tempo, che oramai sembra prossima alla risoluzione. Anche perché, altrimenti - qui è davvero felice la prosa di Giannini - "tutto si perde, in questo falò di nuove speranze e di vecchie illusioni".

    Roma, 12 settembre 2007

    tratto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html

  7. #527
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Il richiamo della Bce
    Perché il Dpef ha già fallito i suoi obiettivi

    Dispiace per l'entusiasmo con cui il professor Prodi ha annunciato che la prossima Finanziaria non contemplerà ulteriori aumenti delle tasse, ma questo è solo il primo dei problemi con cui si deve confrontare il governo. Ve n'è infatti almeno un altro non meno grave: il disavanzo pubblico. E' vero che, come sappiamo, su questo versante il grosso dell'opinione pubblica italiana si mostra più comprensivo ed indulgente. Purtroppo per il governo è l'Europa che ha un parere diverso e, nel caso in questione, la Bce, per la quale sulla base dei termini di disavanzo dei conti pubblici fissati nell' ultimo Dpef, l'Italia apparirebbe insufficiente, fallendo proprio l'obiettivo di medio periodo di un bilancio in pareggio fino al 2011.



    ( Jean Claude Trichet, presidente della BCE )

    L'analisi è amara. Secondo Francoforte i Paesi dell'area dell'euro dovrebbero sfruttare l'attuale fase di ripresa economica per mettere in ordine i conti pubblici evitando gli errori commessi durante l'ultima fase di congiuntura positiva tra il 1999 e il 2000. Per inciso, anche allora un governo di centrosinistra era alla guida del nostro paese, il quale pensò, al contrario, che una congiuntura positiva poteva consentire di allentare i cordoni della borsa, piuttosto che stringerli.

    La Bce scrive ora che, volendo ottenere un disavanzo pari al 2,5% del pil nel 2007, al 2,2% nel 2008 e all'1,5% nel 2009, "l'Italia non raggiungerebbe il proprio obiettivo di medio periodo di un bilancio in pareggio fino al 2011".

    Il Dpef che è stato presentato dal governo italiano, sottolinea l'Istituto di Francoforte, "integra gli effetti di un provvedimento teso a erogare nel 2007 maggiori spese, per un ammontare pari a circa lo 0,4% del pil, a favore sia di destinatari di pensioni basse, sia di famiglie e giovani. Alcune di queste spese - si evidenzia - saranno di natura strutturale. Queste spese aggiuntive dovrebbero essere finanziate solo in parte dalle entrate maggiori del previsto".

    Quindi per Francorforte è evidente, come noi abbiamo anche già scritto per tempo, che non si possa fare affidamento sul tesoretto, perché insufficiente a coprire le spese. D'altra parte il ministro dell'Economia Padoa - Schioppa ci è parso nei suoi ultimi pubblici interventi sostenere le ragioni del rigore e non quelle della riduzione del prelievo fiscale. Padoa - Schioppa ritiene evidentemente come la maggioranza che sostiene il governo non solo sia incapace di indicare dei capitoli di tagli di spesa, financo nei ministeri che strabordano di inutile personale, ma, al contrario, compia battaglie per aumentarle.

    Non ci stupirebbe che un governo il cui calo di consenso popolare aumenta ogni giorno, preoccupato più di Grillo che di Trichet, faccia finta di niente e continui con la solita pantomima che ne ha contraddistinto l'attività in questi lunghi mesi. Non solo, ma pensa anche ad un rimpasto: e non ci stupiremmo se proprio il primo avvicendamento si consumasse in tali condizioni a via XX Settembre. Ma un governo serio e responsabile, che pure dovrà, ad un dato momento, sostituire l'attuale, deve sapere fin da ora che ha due capitoli dolorosi ma necessari da affrontare per tenere i conti in ordine, come pure non si stanca di dire l'attuale ministro dell'Economia: tagli alle pensioni, tagli alla sanità, tagli agli enti locali. Magari anche con tutte le precauzioni e gli indennizzi che si ritengono opportuni e che sarà doveroso prendere. Ma senza i quali le finanze del paese vanno a picco, come sono andati i sondaggi di popolarità del governo, nonostante le mirabolanti promesse di questi mesi.

    Per capire meglio come andranno le cose aspettiamo il fatidico venti ottobre. La Fiom ha lanciato un segnale chiaro diretto ad incrementare il sostegno alla manifestazione. Il segretario della Cgil, che non è stato in grado di tenere a bada la Fiom, ha invitato le forze politiche a non gravare sulla situazione, astenendosi dai commenti. Il presidente della Camera, che resta un punto di riferimento importante per Rifondazione, gli ha risposto per le rime: il dibattito politico è indispensabile per la democrazia del paese e rafforza l'autonomia sindacale.

    Lo scontro è aperto, riguarda tutta la maggioranza, coinvolge il governo e non potrà passare in cavalleria. Qualcuno forse spera di riuscire a minimizzarlo, ma a noi è più facile pensarla con le parole di Svevo nella "Coscienza di Zeno: "Ci sarà un'esplosione enorme". Nella maggioranza soprattutto.

    Roma, 13 settembre 2007

    tratto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html

  8. #528
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

  9. #529
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Governo e crisi
    Prodi contro Prodi

    di Arturo Diaconale

    Prodi contro Prodi. Il professore Franco, esperto mondiale di clima, contro il professore Romano, Presidente del Consiglio. Il primo s’inbufalisce di fronte alle corbellerie pronunciate dal Ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio e denuncia lo scandalo di un rappresentante del governo che propala le classiche notizie false e tendenziose. Il secondo, che del governo è il massimo rappresentante e responsabile, non batte ciglio di fronte all’intemerata del fratello che di fatto lo accusa di guidare un esecutivo di buffoni. Il tutto per non mettersi in contrasto con il rappresentante dei Verdi. La polemica familiare di casa Prodi è stata assurdamente ignorata dalla grande stampa. Nessuno ha voluto infierire sottolineando come il fratello abbia sbugiardato il fratello. Se il governo annuncia che il riscaldamento dell’Italia è quattro volte superiore agli altri paesi europei vuol dire che ha già elaborato la strategia in grado di affrontare una simile emergenza. Se poi il maggior esperto del clima italiano definisce l’annuncio una clamorosa sciocchezza, vuol dire che la strategia scelta dal governo è fasulla e che l’esecutivo è formato e guidato da pericolosi imbecilli.

    Ma il comportamento dei media collaborazionisti non è riuscito né a nascondere la vicenda, né a cancellarne il significato più profondo. Il Prodi contro Prodi non è stato una semplice polemica familiare. E’ stato il segnale dello stato pietoso in cui si è ridotta la coalizione governativa. Se l’esigenza di evitare qualsiasi divergenza all’interno dell’esecutivo supera addirittura la solidarietà familiare e del buon senso, vuol dire che il governo è oltre la frutta. E’ al caffè ed all’ammazza-caffè. E la sua permanenza al vertice politico del paese è una avventura giunta al termine e che può trovare la parola fine da un’ora all’altra. La vicenda, quindi, può essere considerata come il sintomo di una crisi imminente. Un sintomo niente affatto isolato ma affiancato da mille altri sintomi altrettanto inquietanti. Dall’esplosione del fenomeno Grillo, che testimonia l’irritazione di una larga fetta del popolo della sinistra nei confronti dei suoi dirigenti all’imitazione di Craxi fatta da D’Alema nella risposta al magistrato Clementina Forleo. E, soprattutto, dai contrasti su finanziaria e stato sociale alle turbolenze per la nascita del Partito Democratico. Clemente Mastella, che ha il fiuto del vecchio navigatore della politica, dice che il tracollo potrebbe avvenire entro una ventina di giorni. Il Prodi contro Prodi fa capire che da domani ogni giorno può essere quello buono.

    tratto da http://www.opinione.it/pages.php?dir...t=6025&aa=2007

  10. #530
    email non funzionante
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Messaggi
    36,452
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    Il rischio caos
    Se c'è una classe dirigente è ora di battere un colpo

    La situazione di caos che si è registrata a Palazzo Madama nella giornata di giovedì è tale da non consentire scenari certi. E questo vale per il governo e per l'opposizione. Il governo non è stato sconfitto numericamente in Aula ma, dal corso dalle votazioni, è sempre più chiaro che ormai appare prossimo ad andare al di sotto della soglia numerica di sopravvivenza. Il fatto che un ministro, poi, abbandoni l'Aula seguito dai senatori del suo partito, non è qualcosa che si spiega come un fenomeno accidentale e riassorbibile.



    Perché un caso come quello che ha visto protagonista il ministro Guardasigilli è indice di una fibrillazione nella maggioranza che non potrà contenersi e minimizzarsi all'infinito. Soprattutto quando il clima di tensione e di esasperazione di questi giorni arriverà al culmine con la Finanziaria. E' poi emblematico che proprio mentre si sta organizzando il Partito democratico, sinistra radicale e centristi finiscano ai ferri corti.

    A questo punto, il Partito democratico, più che una forza rasserenatrice o ordinatrice, sembrerebbe un terzo soggetto prossimo a dover sgomitare fra due contendenti furiosi. Non c'è da stupirsi se tutti gli analisti politici immaginano una crisi di governo definitiva dopo la Finanziaria o nel corso della stessa.

    In ogni caso il Quirinale è già in allerta per sperimentare un percorso istituzionale che conduca al voto nel tempo necessario per fare decantare i bollenti spiriti emersi in questi mesi. Un compito per il Colle non certo facile. Anche perché l'opposizione non dà segni di grande coesione, e se questo non consente comunque alla maggioranza ragioni di tranquillità, è tale da inquietare la stessa prospettiva di un governo Berlusconi. Il presidente di Forza Italia ha detto di "temere" di tornare presto al governo. "Temo": così si è espresso Berlusconi. Ora, questa può anche essere un'espressione ironica, ma c'è da credere piuttosto che Berlusconi comprenda come i problemi che si sono profilati di fronte a Prodi con uno schieramento impazzito, potrebbero riprodursi anche per la sua coalizione, visti i rapporti fra An e la Destra, An e la Lega, gli stessi non felicissimi di tutta la coalizione con l'Udc, che ha fatto spesso storia a sé.

    Berlusconi ha saputo dare dimostrazione di tenere meglio accorpato il suo schieramento di quanto tenti di fare ogni giorno Prodi. Ma la prova al Senato sulla Rai dimostra che, se Atene piange, Sparta non ride.

    Eccoci allora al punto di arrivo di un bipolarismo malato che sembra quasi incapace di trovare una cura utile per sanare il suo male. Dubitiamo sinceramente che possa esserlo una nuova legge elettorale che ci si affanna a desiderare a costo di invocare il referendum. E' dal '92 che ci sono referendum per riscrivere la legge elettorale, ed ecco la situazione in cui si è precipitati. Ahinoi, ormai si è convinta anche buona parte dell'opinione pubblica, che ha reagito con la ricerca di una soluzione ancora più radicale, quale la protesta di piazza. E la protesta di piazza prevede un armamentario nel quale è compreso l'antipartitismo. Non si tratta di antipolitica, quella messa in scena in questi giorni, ma di antipartitismo. Sono i partiti, secondo questo cliché, i responsabili del disastro.

    E, "aboliamo i partiti", come proposta, suona più forte di "cambiamo la legge elettorale". La nostra vita democratica ha subito un vulnus grave e prolungato in questi anni, tale che sul Paese si ritrova ora proiettata l'ombra di un torbido passato. Ma è questo il momento di vedere se c'è una classe dirigente degna di questo nome, capace di sapersi assumere le proprie responsabilità, limitare gli scontri di parte e cercare una soluzione politica buona a fermare il marasma in cui si rischia di finire travolti. I partiti servono a questo: formare una classe dirigente, cercare soluzioni politiche. Se i loro appartenenti si riducono ad una casta di privilegiati, è inevitabile che finiscano per essere messi in discussione e cacciati. Non c'è più molto tempo per cercare una soluzione utile per il Paese. E dovrebbe preoccuparsi di promuoverla chi rappresenta legittimamente la maggioranza degli italiani, o per lo meno una parte di questa maggioranza. Se invece si intende passare il poco tempo che è rimasto a disposizione barricando le proprie retrovie contro la marea che sta montando, c'è da temere che si verrà travolti lo stesso.

    Roma, 21 settembre 2007

    tratto da http://www.pri.it/html/Home%20pri.html

 

 
Pagina 53 di 72 PrimaPrima ... 34352535463 ... UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Il paese ha bisogno di un governo.
    Di yure22 nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 19
    Ultimo Messaggio: 11-03-13, 16:00
  2. Il contributo del governo per la crescita del Paese
    Di Roberto il Guiscardo nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 22-08-12, 07:53
  3. Il governo non ha piu' la maggioranza nel paese...
    Di alexeievic nel forum Il Termometro Politico
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 21-09-10, 17:27
  4. "Il governo e' in minoranza nel paese".
    Di Metapapero nel forum Il Termometro Politico
    Risposte: 4
    Ultimo Messaggio: 08-06-09, 14:25
  5. Governo e paese al capolinea.
    Di Liberal-PD nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 58
    Ultimo Messaggio: 07-07-08, 11:38

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito