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  1. #121
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    Predefinito In attesa che la Squadra di Governo entri in campo ...





  2. #122
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    Nucara: Letta Segretario Generale del Quirinale

    Il segretario nazionale del Partito repubblicano italiano, Francesco Nucara, ha rilasciato la seguente dichiarazione:

    "Con l'elezione di Giorgio Napolitano a Presidente della Repubblica è quasi completo l'iter istituzionale per dare l'avvio al governo della nuova legislatura.

    Se da un lato si prende atto che il nuovo Presidente è stato votato da poco più della metà dei grandi elettori, dall'altra si deve apprezzare l'elegante gesto della Cdl che non ha contrapposto candidato alcuno.

    Da martedì prossimo dovrebbe e potrebbe cominciare l'azione di svelenimento dei rapporti tra le coalizioni di governo e di opposizione.

    Il primo atto di distensione potrebbe arrivare proprio da Giorgio Napolitano.

    Ad avviso dei repubblicani sarebbe un grande gesto politico-istituzionale se tra i collaboratori più importanti del nuovo Presidente ci fosse chi in questi anni pur non avendo tessera di partito ha svolto con sensibilità, capacità ed equilibrio politico un ruolo importante alla Presidenza del Consiglio.

    Noi riteniamo che se ci fossero le condizioni Gianni Letta potrebbe essere un grande Segretario Generale della Presidenza della Repubblica."

    tratto dal sito del Partito Repubblicano
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  3. #123
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    Passi fatali
    La scelta di assicurarsi i vertici istituzionali con una maggioranza ristretta

    Il centrosinistra ha affrontato le tappe dell'ingorgo istituzionale con risultati efficaci, se si ragiona in modo partigiano. Un po' meno se si hanno a cuore le Istituzioni del Paese. Escluso un momento di confusione, piuttosto preoccupante, a dire la verità, per l'elezione del Senato, in un solo mese ha definito con il cesello la cornice istituzionale nella quale dovrà muoversi la politica del nuovo governo.

    Alla Camera la presidenza di Bertinotti indica un percorso istituzionale del Partito di Rifondazione che dovrebbe rassicurare la coalizione da colpi di mano del fronte radicale. Al Senato la presidenza Marini può esercitare un fascino per il mondo cattolico dell'opposizione Infine, al Quirinale, il centrosinistra è riuscito in un autentico capolavoro: l'elezione del senatore Napolitano, personalità politica unanimemente stimata ed apprezzata e che sembra provenire da un'altra epoca. Anzi, per la verità vi appartiene: quella del compromesso storico.

    Se avessimo avuto Massimo D'Alema - la prima scelta dell'Unione al Colle - probabilmente, il presidente D'Alema avrebbe cercato un dialogo politico con Berlusconi. Era la tesi del "Foglio", che è stato sponsor della candidatura D'Alema fino in fondo. Napolitano può limitarsi a esercitare un settennato da una posizione di imparzialità. E' possibile che vi riesca, perché le doti del nuovo presidente sono tali da essere stato capace di piacere agli Usa in piena Guerra fredda, come ricorda l'ex ambasciatore Gardner. Ma questo sarà sufficiente e dispenserà la coalizione che sostiene Prodi dal cercare un dialogo qualsiasi con l'opposizione. Al limite, cercherà di staccarne dei pezzi, di indebolirla, per ottenere quei voti che le mancano al Senato, e che in passaggi difficili, come quelli concernenti la politica internazionale, potrebbero anche mancare alla Camera. Può darsi che il centrosinistra riesca in questo intento di affascinare alcuni ambienti della maggioranza, e dunque consolidarsi. Non è detto però che ciò comporti anche la capacità di convincere quella parte dell'elettorato schierata sull'altro versante. Non si tratta di una minoranza, essendo il distacco alla Camera di soli 24 mila voti, ed avendo il centrodestra guidato da Berlusconi prevalso in consensi al Senato. Almeno in Italia, la scelta di individuare vertici istituzionali della sola propria parte, potrebbe rivelarsi, al di là del successo di oggi, il primo passo fatale per il fallimento di questa maggioranza.

    Roma, 11 maggio 2006

    tratto dal sito del Partito Repubblicano
    http://www.pri.it


  4. #124
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    Predefinito Berlusconi, Tremonti e lamalfino vengano in Parlamento a dire la verità

    Nuovo allarme della Corte dei Conti per i conti pubblici.

  5. #125
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    Predefinito Mieli contro Napolitano, di Davide Giacalone

    Mieli contro Napolitano

    Paolo Mieli, in buona compagnia, ci ha spiegato perché Giorgio Napolitano non sarà mai il Presidente di tutti gli italiani. C'è di buono che il suo ragionare è radicalmente sbagliato. Sostiene Mieli che l'elezione di Napolitano è una gran bella cosa, giacché risarcisce quel mondo comunista a suo tempo sconfitto da Enrico Berlinguer, quel mondo che avrebbe voluto essere socialdemocratico ed antisovietico ben prima del 1989. Ma questa è una storia che non esiste, raccontata a chi non la conosce.
    Non sono mai stato comunista, ma ammiravo Giorgio Amendola (oggi evocato quale padre spirituale di Napolitano). Uomo coraggioso, figlio di un grande liberale, formatosi alla scuola crociana. Amendola seppe portare il peso del suo dissenso, seppe condurre battaglie serie ed a viso aperto sul terreno economico e sociale, ma fu sempre filosovietico. E con lui tutti quelli che stavano nel parito comunista italiano.



    Non si raccontino balle: il pci ha cambiato nome non perché ha capito la fine del comunismo, ma perché il comunismo era crollato per i fatti suoi. E fin dopo la fine del comunismo hanno preso soldi sporchi di sangue provenienti dall'Unione Sovietica. Berlinguer era dentro quella storia e quelle faccende, esattamente come e quanto Napolitano.
    Poi esisteva un piano diverso, interno, nel quale contava l'appoggio di Amendola alla politica sindacale di Lama, e contava la sua durissima avversità alle Brigate Rosse, avendo colto prima di altri che alcuni canali di finanziamento erano i medesimi che abbeveravano il partito. Napolitano era su questa linea, che, però, non previde e non provocò alcuna frattura. E nulla, ma proprio nulla, autorizza a credere che se nel 1972 la segreteria fosse andata a Napolitano il pci avrebbe abbandonato l'internazionale comunista e sarebbe divenuto socialista. Tanto più che la politica estera venne affidata proprio a Napolitano, che non disse mai una parola una contro i campi di sterminio, contro la logica di miseria e morte intrinseca al comunismo. Disse di più Berlinguer, se la mettiamo in questi termini. E, infine, ma quand'è che l'intelligenza di sinistra imparerà che certe cose si pensano, si dicono e si scrivono prima? Fino a ieri mattina ho sentito dire di Berlinguer che era grande persona e grande politico, giustamente sostenitore della questione morale, adesso scopro che è il responsabile dell'arretratezza. Dire prima, per cortesia.
    In ogni caso, se la presidenza Napolitano è il riscatto per quel mondo, la faccenda riguarda la minoranza di meno di un terzo degli elettori (di allora). Se volevano stroncare Napolitano, questa è la via. Noi, invece, che non lo abbiamo mai amato, pensiamo sarà migliore di quel che l'esordio (ed il tifo mendace) lascia intendere. Si barcamenerà, come per il resto della vita, e non sarà un male.

    Davide Giacalone
    www.davidegiacalone.it

    tratto da http://it.groups.yahoo.com/group/Rep...i/message/8774

  6. #126
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    LETTERA APERTA A DAVIDE GIACALONE

    Carissimo Davide,

    sai bene quanto io ti stimi, sia sotto il profilo professionale, che eserciti con divertita compostezza, sia dal punto di vista umano, per la sincera amicizia che a te mi lega. Tuttavia, mi è veramente dispiaciuto leggere il tuo fondo dei giorni scorsi su ‘L’opinione delle Libertà’, particolarmente livoroso nei confronti del nuovo Presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano. E mi sono chiesto come tu possa aver scritto un articolo così ipercritico nei confronti di un esponente politico che si è sempre dimostrato un comunista ‘diverso’ ed persona estremamente corretta, sin quasi alla cautela. Non ho condiviso per nulla i tuoi severi giudizi, ma proprio per niente. Perché tutta questa fatica per ‘ingoiare’ l’elezione alla carica di Capo dello Stato di un esponente del vecchio mondo comunista che, invece, potrebbe aiutare il nostro pachidermico sistema politico a compiere un altro passo in avanti verso una riconciliazione ed una legittimazione reciproca tra tutte le forze in campo? I pareri da te espressi, scusami se te lo sottolineo, mi sono apparsi veramente ‘chiusi’, esagerati, quasi di retroguardia: forse che per riuscire a far politica all’interno del centro-destra si deve per forza mantenere in vita almeno una sembianza di contrapposizione ideologica per mancanza di altri argomenti? A mio sindacabile giudizio, hai presentato un quadro di Giorgio Napolitano quasi ‘berlingueriano’ che non ti ha reso professionalmente onore, poiché hai dimostrato di conoscere assai poco la storia e la vita ‘interna’ del Pci, le continue irrisioni che il nuovo Presidente della Repubblica ha subito nel corso di interi decenni all’interno di quel partito nel tentativo di indurre i comunisti a riflettere intorno a nuovi possibili ‘sbocchi’ per l’intera sinistra italiana. E’ stato uno sforzo intellettualmente onesto, quello di Napolitano, sofferto negli anni e condotto proprio mentre Berlinguer guidava il Pci mediante un immobilismo tristemente ancorato al vecchio modello organizzativo ‘togliattiano’, una sorta di ‘marxismo temperato’ basato sul presupposto, tutto ideologico, che il comunismo potesse elasticizzarsi sino a divenire la teorizzazione centralizzata dell’instabilità democratica. Giorgio Napolitano è un uomo lontano mille miglia dalla politica ‘urlata’, che non ha mai voluto rappresentare un potere semi-autoritario basato sull’egemonia culturale di derivazione ‘gramsciana’, che non ha mai condiviso certe ‘squassanti’ dicotomie ‘di lotta e di governo’ e di ‘doppi binari’, buone solo per tenere insieme una militanza rivoluzionaria con una dirigenza pronta ad ogni genere di compromesso pur di ‘congelare’ ogni dualismo, ogni contrapposizione di classe, ogni logica di controllo sugli operai e sui ceti meno abbienti. E tu gli dedichi, nell’anno di grazia 2006, un articolo contestatario, rivendicativo, totalmente estraneo ad ogni forma di equilibrio e di equità intellettuale? Sai che mi hai dato quasi l’impressione di aver militato nel Pci negli anni dell’autunno ‘caldo’? E’ forse così? Con il tuo editoriale, caro Davide, hai dimostrato di avere, anche tu, un’idea monolitica della sinistra italiana, la stessa errata convinzione che l’autonomismo anarchico, negli anni ’70, possedeva – e che poi disgraziatamente dimostrò – nei confronti della Democrazia Cristiana. Napolitano non appartiene alla categoria dei ‘grandi vertebrati’, considerazione che ho sempre ritenuto totalmente soggettiva, o forse, più semplicemente, si è sempre voluto distinguere dai tanti ‘dinosauri’ dell’ideologia puramente ‘masticata’? Ha letto tardi la nota aggiuntiva di bilancio del 1962, oppure ha avuto la serietà intellettuale di ammettere che quel documento presentava alcuni ‘spunti’ macroeconomici ‘keynesiani’ in grado di sostenere la curva della domanda, di rilanciare la produttività, di redistribuire le risorse, di ridar fiato ai consumi in una maniera meno squilibrata tra i diversi ceti sociali? Inoltre, gli hai messo pure in conto la sconfitta dell’installazione dei missili americani a Comiso, rendendolo, anche qui, complice della miope politica di Berlinguer che per non perdere il consenso delle ‘piazze’ decise di sostenere il pacifismo un po’ hippy del movimento studentesco in base a considerazioni totalmente di principio – il disarmo nucleare di tutte le potenze del pianeta -, concezioni senz’altro errate sul piano della politica estera (a quei tempi i sovietici invadevano l’Afghanistan e cercavano di portare sotto la propria sfera di influenza l’Angola, il Perù e il Salvador: bisognava in qualche modo far capire loro che la ‘corda’ della ‘pazienza internazionale’ poteva anche arrivare a spezzarsi) e tuttavia pienamente rispettabili su quello della dialettica democratica. Non comprendere ciò per quel che concerne la politica del Pci di quegli anni, corrisponde al pretendere che la Chiesa cattolica accetti ex cathedra lo strumento del divorzio o la pratica dell’aborto. Insomma, Giorgio Napolitano cosa avrebbe dovuto fare, secondo te? Che cosa gli vogliamo rimproverare, oltre ad un certo ‘zelo conformista’ dovuto solo ad un sentimento di appartenenza moralmente convinta al proprio partito? Di aver ricevuto risorse finanziarie dall’URSS quando l’intero ‘pentapartito’ riceveva sostegni dagli Stati Uniti, dalla CIA o dalle diverse oligarchie massoniche nazionali e straniere? Ma almeno, sei sicuro che quei soldi li abbia in qualche modo gestiti lui? Io mi informerei meglio, prima di lanciare accuse del genere, no? Sei proprio certo di quello che hai scritto? Non c’era una certa società che veniva pagata in provvigioni per ogni affare concluso con l’Unione Sovietica? E a chi faceva riferimento quella società o quel gruppo di società? A Napolitano? Ma dai, Davide! Io sono il figlio del tipografo di ‘Paese Sera’: vuoi che ti dica quante volte Napolitano ha ‘messo il naso’ prima in via dei Taurini e poi a via Tiburtina? Mai visto in vita mia, te lo giuro. E perché, invece, non vai a recuperare quel suo famoso articolo pubblicato da ‘l’Unità’ nell’estate del 1981, in cui proprio Napolitano mette in guardia Berlinguer dai pericoli del settarismo e dell’isolamento parlamentare verso cui stava trascinando il Pci al solo scopo fine di battere i ‘familiari sentieri’ della lotta di classe? Insomma, Davide, perché metterla su questo piano, quando c’è tutta la dirigenza comunista di ieri e di oggi pronta a risponderti su Giorgio ‘il destro’, il ‘migliorista’, il ‘connivente’ di Bettino Craxi? Perché? E’ questo il tipo di politica che vogliamo portare avanti con chi si confronta in base a presupposti di principio e di valore differenti dai nostri? Ed è mai possibile che qualsiasi ‘svolta’, qualunque ripensamento, qualsivoglia ammissione di errori da parte di esponenti che discendono dal cosiddetto Pci – Pds - Ds non vadano mai bene, non siano mai sincere, siano sempre da sottoporre al vaglio accidioso del cinismo politico più supponente e di parte? Tu sei un repubblicano, un laico, un liberale vero, Davide, non un ‘reazionario in doppio petto’. Scusami tanto se mi permetto di venirtelo a ricordare.

    Vittorio Lussana

    Caro Vittorio,

    ricambio stima ed amicizia, ricordo che professionalmente faccio tutt’altro, e vengo al dunque. No, la pensiamo in modo assai diverso, e senza permettermi di dirti che non conosci la storia del pci (del resto, non è obbligatorio), io me ne rammento una diversa. Aggiungo che ieri, su Libero, ho pubblicato un pezzo per difendere Napolitano da Mieli, per dissentire con forza dall’idea che si possa eleggere un Presidente della Repubblica per risarcire una minoranza interna ad un partito che fu sempre minoranza, sostenendo che questo è un modo per stroncare il nuovo Presidente prima ancora che metta piede al Quirinale, e prevedendo, io, che il suo settennato sarà migliore di quello che i suoi tifosi l’annunciano.
    Detto questo, non sono io che nel 2006 mi rammento che Napolitano fu comunista e connivente con le peggiori scelte di politica estera del pci, a loro volta finanziate e vicine ad una potenza dittatoriale e sterminatrice, è Lui, Napolitano, che in questo stesso anno ha pubblicato un libro di memorie nel quale sfugge ad ogni confronto con il passato, manca ad ogni chiarimento, e conferma la cifra politica di una vita: allineato e coperto, con leggera smorfia di mal celato dissenso. Un po’ pochino, e, del resto, fin quando Fini non s’è ricordato di dire che Mussolini non è stato il migliore statista del secolo e le leggi razziali un’infame vergogna, gli davo del fascista e risolvevo il problema delle identificazioni.
    Il fatto che il pci si sia retto grazie a finanziamenti sovietici sporchi di sangue è storia. Sgradevole, ma storia. Napolitano, di quel partito, è stato segretario organizzativo, responsabile economico e responsabile esteri. Probabilmente è stato anche altre cose, ma queste sono quelle che ricordo. Il principio del “non poteva non sapere” lo lascio volentieri ai Suoi amici e supporters, io, però, non Lo considero un deficiente e, quindi, ne deduco che non abbia mai creduto che la Sua campagna elettorale fosse finanziata con la vendita delle salamelle. Ci buttiamo tutto dietro alle spalle? Si può fare, ma non prima di avere ricordato che mentre i leaders dei partiti democratici, Craxi in testa, pagavano con la persecuzione giudiziaria l’avere voluto competere elettoralmente con quel partito comunista, così finanziato, e per farlo si sono cercati finanziamenti nazionali, non vincolanti in politica estera, raccogliendo i soldi dell’industria e del commercio, che nel mentre Moroni si sparava in testa non sopportando il marchio d’infamia, l’allora presidente della Camera, sempre Napolitano, se ne restava a ciglio asciutto e bocca chiusa. Certo, oggi è vivo, libero, con la fedina penale pulita, immune da scandali, assurto al Colle più alto. Ma ad altri questo è costato sangue.
    Che avrebbe dovuto fare? Quando rapirono Aldo Moro il leader del mio partito, il mio maestro, un uomo verso cui avevamo ammirazione sconfinante nell’adorazione, disse che si doveva adottare la pena di morte. Noi eravamo bambini, ma andammo a Piazza Navona, dove era in corso una manifestazione, prendemmo la parola e dicemmo: no, Ugo La Malfa sbaglia. Eravamo uomini, ed eravamo liberi. Il senso delle nostre parole non devi cercarlo in una letterina, in un articolino, nascosto fra i distinguo, celato nel sopracciglio. Noi abbiamo un’idea altra della politica, ma anche degli uomini, e sappiamo che ciascuno è responsabile di quel che dice e di qualche fa, ma anche di quel che non dice e di quel che non fa.
    E, poi, l’idea dei partiti chiesa fa schifetto assai. A me i preti del dissenso fanno ridere: o sei prete, e sai che il papa è infallibile, oppure ti spreti e dici che sbaglia. O sei nel pci, prendi i soldi rubati ai kulaki, condanni i compagni che condannano l’invasione dell’Ungheria, combatti per rendere più forte Berlinguer, oppure te ne vai, o resti e fai l’opposizione. La fai, non la mormori, la fai. Questi, caro Vittorio, Napolitano compreso, sono stati gli ultimi al mondo ad accorgersi che non ci si poteva più chiamare comunisti, hanno smesso di esserlo quando il comunismo era già finito. Alla faccia della lungimiranza.
    Oggi Giorgio Napolitano è il Presidente della Repubblica, della mia Repubblica (Togliatti, cui lui portava il caffè a Capri stava con Badoglio). E’ anche il mio Presidente, e lo rispetterò. Ma si scordino che avere una maggioranza parlamentare significhi avere un diritto all’immunità storica e culturale. Si scordino che gli uomini liberi debbano tacere per convenienza, giacché parlare e dire è la loro vita. E si scrivano bene in fronte che loro tutti, quel mondo comunista nel quale Mieli ricaccia Napolitano, sono dei perdenti, degli sconfitti. Abbiamo vinto noi, ha vinto la democrazia, l’antifascismo e l’anticomunismo, abbiamo vinto talmente tanto e talmente bene che oggi Napolitano può fare il Presidente della Repubblica. Avesse vinto Lui, con i Suoi compagni di una vita, non sarebbe mai accaduto. Non lo dimentichino mai, e non dimenticarlo neanche tu.

    Davide Giacalone
    www.davidegiacalone.it

    tratto da yahoo group "I Repubblicani"
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  7. #127
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    Riportare serenità
    Gli ottimi propositi di difficile realizzazione del Capo dello Stato

    E' una dichiarazione molto impegnativa quella del nuovo Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, quando ha detto: "ridarò serenità al Paese". Parole tali da meritare attenzione e apprezzamento. Perché nel Paese, da molti anni oramai, serenità ce n'è poca, e non per il tanto esasperato timore del declino economico - in un solo giorno, dopo mesi di fosche previsioni, abbiamo scoperto la ripresa - ma per le condizioni generali del quadro politico.

    Napolitano era presidente della Camera quando si aperse la stagione di Mani Pulite, e quindi può ricordare, e meglio ancora capire, come l'ipotesi di una soluzione giudiziaria per risolvere gli equilibri politici dell'Italia sia alla base delle tensioni che si sono sviluppate nel decennio successivo, e che sono poi esplose in tutta la loro portata con la discesa nella politica attiva di Silvio Berlusconi. Non c'è dubbio che Berlusconi, leader di una parte ancora molto rilevante della vita italiana, abbia infervorato gli animi, in un campo come nell'altro, ma ci sarebbe molto difficile credere che sia proprio stato Berlusconi a voler innescare una tensione polemica di cui è stato invece la vittima principale.



    Basterebbe solo pensare alla campagna di denigrazione condotta dall'Unione sulla decisione di concedere un contributo pubblico ai decoder, nelle settimane di campagna elettorale, per assistere poi all'assoluzione piena provenuta dell'Antitrust.

    Alla luce di questo fatto, occorrerebbe avere una maggiore prudenza negli argomenti che si scelgono contro l'avversario politico e nell'uso che se ne fa. Perché altrimenti poi è inevitabile arrivare a delle risposte che mettono avanti toni che davvero nessuno vorrebbe fossero usati.

    Giorgio Napolitano, che era fuori dalla bagarre politica da un po' di tempo, nell'ottemperanza dell'incarico di senatore a vita, non sarà magari in grado di fare stabilire un'intesa fra maggioranza ed opposizione, ma è sicuramente la persona giusta per dare un contributo ad un maggiore garbo e ad una maggiore civiltà pubblica. Non sarebbe cosa da poco, e ve ne sarebbe bisogno. E' chiaro che però noi intendiamo questo sforzo sostanzialmente diretto alla sua parte, che in lui può riconoscersi pienamente. Il centrosinistra guardando al suo recente passato, moderi toni ed atteggiamenti; cambi proprio testa. Siamo certi che il senso istituzionale del presidente Napolitano comprenda perfettamente il punto in questione e che davvero egli si impegnerà nello sforzo annunciato. E se anche la sua parte politica ci sembra decisamente più reattiva a ogni ipotesi di autocritica, non crediamo possa ignorare la voce del Capo dello Stato che essa stessa ha scelto e votato.

    Roma, 12 maggio 2006

    tratto dal sito del Partito Repubblicano
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  8. #128
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  9. #129
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    Predefinito Squadrismo nazional-socialista


  10. #130
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    Predefinito tratto da L'Opinione 15 maggio 2006

    Vuoi vedere che anche Napolitano l’aveva detto?
    Un antesignano e non un grigio burocrate! Hanno fatto bene a “risarcirlo”. Risarcirlo! Mamma, le fregnacce che si sono lette!

    di Romano Bracalini

    Si racconta che a un raduno popolare mentre parla Stalin dal fondo della platea qualcuno starnutisce. “Chi è stato?”, tuona Stalin. Silenzio di tomba. “Fucilate la prima fila”. Poi torna a chiedere: “Chi è stato?”. Silenzio di tomba. “Fucilate la seconda fila”. E ancora. “Chi è stato?”. Dal fondo si sente una vocina: “Sono stato io”. “Salute”, fa Stalin e riprende a parlare. Se a raccontarlo fossero stati certi giornali italiani avrebbero forse scritto che tra le molte virtù di Stalin c’era anche quella di curare il raffreddore. L’aneddoto mi è tornato a mente leggendo le gazzette dopo l’elezione al soglio del compagno Napolitano, nel cui passato di comunista di antico pelo i commentatori dei grandi giornali non hanno trovato nemmeno un bruscolino, nulla insomma che potesse macchiare l’immacolata esistenza di dedizione e virtù.

    Anzi, nei commenti all’unisono di direttori ed ex direttori (noblesse oblige!) si esprimeva come la soddisfazione di un torto riparato; e, va da sé, che andava a tutta lode di Giorgio Napolitano l’essere stato un comunista che militando nella cosiddetta “destra” del vecchio PCI stalinista (qualcuno ci deve pur stare) anticipava la “svolta” riformista del partito. Qui il vino de li Castelli deve aver fatto effetto! Un antesignano, un benemerito. Insomma uno che aveva capito tutto, benché a noi sembra che non avesse capito nulla se è vero che sì, nominalmente stava a “destra”, (insieme a Giorgio Amendola), ma nei fatti stava con Togliatti e Togliatti,ci sembra di ricordare,stava con i carri armati di Mosca; e che Napolitano stesse sempre con chi comandava lo dimostra il fatto che Amendola venne emarginato e lui invece fece carriera sotto l’ala protettiva del “Migliore”.

    È probabile che il logorio del tempo, qualche interessata amnesia, insieme a qualche lacuna storica, ci facciano prendere lucciole per lanterne. Ma sulla grande stampa è stato il tornaconto politico a fare aggio sui vuoti di memoria. E dire che sulla storia del vecchio PCI esistono buoni libri. Basta aver tempo e voglia di sfogliarli e la memoria torna. Sono stati i tre giornali che sembrano fatti con la carta carbone, quasi con gli stessi titoli - sicché quando ne hai letto uno li hai letti tutti - e cioè Corriere, Repubblica e Stampa a dare la medesima uggiosa, pigra e convenzionale interpretazione di quest’ultimo rito istituzionale che s’è svolto quasi in un clima da Aventino, col solito tentativo democristiano di correre in soccorso del vincitore. Scene da terremoto di Casamicciola. Aria da scampato pericolo; infine il plauso per il nuovo che avanza. C’è chi ha pianto, ed ha bagnato la spalla dell’eletto resuscitato come Lazzaro dal buco di un passato poco rassicurante ed ormai archiviato tra gli orrori del secolo. Ma i giornali del neocapitalismo de sinistra ce l’hanno messa tutta per rivoltare la frittata scrivendo paro paro che l’elezione di Napolitano, non solo è la definitiva caduta del muro di ostilità contro i postcomunisti, ma è stato il dovuto risarcimento all’uomo che per primo ha incarnato l’esigenza “socialdemocratica”, insomma riformista, insomma moderata, insomma “liberale” del vecchio PCI. Sogno o son desto!

    E noi a credere che il muro l’avessero messo i comunisti per non far passare nel vecchio mondo capitalista, prossimo al crollo, nessuna delle delizie dell’ex paradiso. Nella nuova interpretazione sembra invece che il muro l’avessero messo gli americani per impedire la fuga degli occidentali ansiosi di saltarlo per vivere felici e contenti nella gaia Berlino comunista di Ulbricht. E noi a credere che Napolitano non meritasse nessun risarcimento e semmai lui dovrebbe risarcire noi per le “esagerazioni” che ci ha raccontato sulle sue pulsioni “riformiste” mentre applaudiva i carri armati e faceva le bave con Togliatti sua guida e mentore. E noi a credere, ora che siamo vecchi ma non così vecchi da essere anche fessi e smemorati, che la grande stampa padronale, benché padronale, avesse anche il dovere di informare correttamente i lettori (che forse hanno quel che si meritano).

    Così il pubblico sprovveduto, che non sa come si è formato un giovane comunista del Golfo, cosa ha detto e fatto, e perché ha fatto carriera mentre avrebbe dovuto essere mandato in Siberia, che era il pupillo di Togliatti mentre avrebbe dovuto fargli la forca e infamarlo per le sue complicità col peggior stalinismo omicida, così,dicevamo, a questo pubblico distratto e inconsapevole, i grandi giornali raccontano la favola dell’uomo probo ed esemplare che faceva la “fronda” ma chissà perché stava sempre a galla. Così che anche un Fassino esultante dice che con il compagno presidente è finita la discriminazione. E i giornali, presidi di libertà, a ripetere con lui che un ex comunista al Colle è la piena legittimazione del postcomunismo e che il fattore K è finito. Discriminazione? Fattore K? Ma di che parlano? Da Napolitano in poi nelle università, nelle case editrici, nello spettacolo, nei giornali, alla RAI a dirigere il coro chi c’era? Pinco?

 

 
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