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  1. #221
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    Il G8 sta con Israele, Prodi non si sa

    Gaffe dell’Italia: chiede all’Iran, il cui governo vuole annientare lo Stato ebraico, di far da mediatore nel conflitto

    Un documento del G8 chiede che cessino gli attacchi contro Israele, ma Romano Prodi fa fare una gaffe mondiale all'Italia: il premier ha chiesto all'Iran di fare da mediatore con gli hezbollah libanesi, dimenticando che proprio Teheran alimenta l'odio contro lo Stato ebraico. E gli hezbollah ieri hanno centrato Haifa con i loro missili.

    tratto da Il Giornale 17 luglio 2006

  2. #222
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  3. #223
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    Tabù e colpi di biliardo
    Nel centrosinistra avanza il dubbio di poter durare 5 anni

    Se abbiamo compreso bene, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, l'onorevole Enrico Letta, avrebbe detto che la maggioranza andrebbe allargata, perché non si può pensare di durare cinque anni sulla base del sostegno dei senatori a vita. E difatti, in questi giorni di caldo intenso, al Senato si sono già registrati non pochi problemi per la coalizione di governo, e di maggiori se ne preparano.



    L'onorevole Letta, come sappiamo, non è osservatore indipendente. Per i suoi incarichi politici è esponente autorevolissimo, ed esposto ad un tale rilievo, che poi avrebbe corretto questa dichiarazione quando comunque era già stata ampiamente diffusa. Tanto che Massimo Franco, nel suo articolo sul "Corriere della Sera" ("La rottura di un tabù"), scrive: "Qualunque ipotesi di allargamento dell'Unione rischia di terremotare Prodi, più che di aiutarlo". Prima infatti che l'arrivo di truppe esterne al sostegno di Prodi, vi sarebbe il rischio di una fuoriuscita delle milizie interne, dai Verdi, al Pdci, alla stessa Rifondazione. Per cui si rischierebbe di chiedere il concorso esterno, perdere parte di quell'interno e non avere di fatto nuovamente i numeri sufficienti per una navigazione tranquilla.

    Il bipolarismo starà anche finendo la sua stagione, ma gli effetti sono pesanti. Il prezzo lo hanno pagato i partiti, che prendono le loro decisioni, ma poi i parlamentari degli stessi si riservano di esercitare liberamente il loro mandato popolare. Per cui non sarebbe detto fino alla prova del voto in Aula che, una volta deciso (facciamo un esempio di fantasia), Udc e Rifondazione non votassero insieme a favore del governo, e i vari parlamentari si comportassero così secondo le indicazioni del partito e non secondo il mandato elettorale che impedisce una tale alleanza. Certo, come sappiamo, non è affatto detto che Rifondazione e l'Udc possano votare insieme a favore del governo. Tanto che in una intervista al quotidiano "la Repubblica", l'onorevole Tremonti, parlando del prossimo voto per l'Afghanistan dice: "Ciò che conta non è che la maggioranza ha preso i voti da fuori, ma che li ha persi da dentro". Ecco allora che, comunque, si delineerebbe una nuova maggioranza, ergo un nuovo governo.

    Con il massimo spirito di obiettività che si richiede in momenti tanto delicati, dobbiamo osservare che nella maggioranza esistono almeno due linee articolatamente composte. C'è poi chi sostiene che le linee siano almeno tre su ogni tema dirimente, ma consentiteci tale semplificazione.

    Sull'economia, ad esempio, Padoa - Schioppa, parte dei Ds, parte della Margherita e Prodi sono per interventi strutturali nell'ordine della riduzione della spesa pubblica. E Verdi, Pdci, Rifondazione, parte minore dei Ds e parte ancor minore della Margherita, sono contrari a detti interventi. Sulla politica estera la divisione è ancora più complicata, perché c'è chi è d'accordo sul rifinanziamento della missione italiana in Afghanistan, e poi in disaccordo sulle operazioni militari israeliane in Libano. Notiamo che qui la divisione è ancora più eclatante perché distingue Amato da D'Alema e, a sentire il discorso di Fassino alla Sinagoga di Roma, anche il segretario dei Ds dal suo presidente.

    Allora ha ragione Franco ed ha ragione anche Tremonti che, in questo contesto terremotato, non vede spazi "per colpi di biliardo".

    Per cui se la strada dell'allargamento della maggioranza appare impervia e si vuole invece assicurare un governo stabile al Paese, rimane soltanto come praticabile lo schema della Grosse Koalition, quello che, per intenderci, immaginò Giorgio La Malfa già ai tempi del congresso di Fiuggi, e che poi fu proposto da Berlusconi all'indomani del voto, in una analisi realistica dei risultati. Questa sarebbe l'unica soluzione razionale, o, come dice Tremonti: "La realtà è la realtà". Ma qui di nuovo si innesca il peso di un bipolarismo sballato quale quello che noi abbiamo sperimentato per anni, tale da essere ostacolo non lieve per un'intesa tra coloro che si sono osteggiati per più di 13 anni, dal '94 al oggi. Certo, tutti gli sforzi politici ed umani sono plausibili, anche quelli di mettere insieme gli opposti, soprattutto quando i poli contengono cariche repulsive al loro stesso interno. Ma non ci stupiremmo se, alla fine della fiera, la via più facile per risolvere la crisi non dichiarata di governo, fosse la strada che potrebbe apparire come la più rovinosa: le elezioni.

    Roma, 18 luglio 2006



    tratto dal sito del Partito Repubblicano
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  4. #224
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    Qualche domanda a D'Alema sulla situazione in Medioriente

    Intervento dell'onorevole Giorgio La Malfa in Parlamento sulla "Informativa urgente del governo sui recenti sviluppi della situazione in Medioriente", 18 luglio 2006.

    Condivido il giudizio del ministro degli Esteri per cui la nuova crisi mediorientale, drammatica, può allargarsi e diventare guerra aperta coinvolgendo non solo gruppi terroristici ma anche gli Stati di quella regione. Mi ha però sorpreso la sua analisi nella quale lei, onorevole D'Alema, ha detto con chiarezza - nella parte iniziale del suo intervento - che la crisi nasce da uno scontro interno alle diverse parti del mondo palestinese e del vasto mondo mediorientale tra coloro i quali vogliono aprire una trattativa e coloro i quali non intendono fare ciò (c'è uno scontro fra i palestinesi, che forse coinvolge l'Iran e così via). Tuttavia, cosa c'entra con questo il giudizio così reciso e pesante che il ministro dà sul comportamento di Israele? Israele è oggetto di un attacco dalle caratteristiche che il ministro stesso implicitamente ha ricordato. Di fronte ad un attacco di questo genere, se da un lato c'è bisogno di moderazione, dall'altro bisogna che il messaggio per cui il paese sa difendersi arrivi con molta chiarezza. È la ragione per la quale il fronte interno della società israeliana, compresi gli intellettuali pacifisti, oggi dicono e scrivono sui giornali che essi sono dietro la ferma posizione del loro Governo. Israele che cosa può fare, signor ministro? Cosa si chiede ad Israele? In che modo dovrebbe rispondere a una tale minaccia? Ho avuto l'impressione che questa sua affermazione su Israele serva in parte il dibattito di politica interna, così come lo serve l'affermazione apodittica secondo cui la causa di tutto questo sarebbe la guerra in Iraq: ne discuteremo quando vi sarà il tempo, ma le posso subito dire che una delle ragioni per le quali Israele si è potuto ritirare dai territori - da Gaza - potendo compiere passi importanti, sta nel fatto che era caduto uno dei bastioni della lotta contro Israele. Era infatti caduta la dittatura in Iraq. Quindi, che un uomo intelligente come lei, accorto e sottile quando lo ritiene, usi argomenti che assomigliano a delle clave, mi ha colpito. Mi sono domandato se lei parlasse alla comunità internazionale o alla sua maggioranza, se il tema del dibattito fosse Israele o l'Afghanistan. In altre parole, ho l'impressione che lei voglia rassicurare una parte della sua maggioranza dicendo: abbiamo una nuova politica, quindi, potete votarci. Per fortuna, ci sono anche posizioni come quelle di Fassino o Amato, molto diverse, ma da questo non nasce una politica di Governo. Fateci capire esattamente qual è la politica del Governo italiano perché io non riesco a intravederla.



    tratto dal sito del Partito Repubblicano
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  5. #225
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    Opposizione responsabile
    Prima della crisi di governo si rischia di cadere nel ridicolo

    Abbiamo molto apprezzato l'intervento dell'onorevole Silvio Berlusconi in Aula sul voto al rifinanziamento della missione in Afghanistan. Egli non solo ha rivendicato la continuità di un'opposizione costituzionale che mantiene una linea di condotta coerente con gli impegni assunti in passato dal governo, evitando strumentalizzazioni, ma anche ha dato prova di una visione di politica estera che sinceramente manca al governo, in particolare al responsabile della Farnesina. Perché a fronte della crisi mediorentale, Berlusconi ha ricordato che "Israele esercita il suo diritto a difendersi attaccando le infrastrutture del terrore che minacciano la sua stessa esistenza, e la sua reazione è direttamente proporzionale alla provocazione che preme su due confini". Questa è la posizione che noi repubblicani avremmo voluto sentire provenire dai banchi del governo. Peggio, il governo, tramite il ministro degli Esteri, ci ha detto che Israele reagisce in maniera esagerata.



    Evidentemente il ministro degli Esteri ignora che il sud del Libano è una zona dalla quale Israele si è ritirata militarmente. Che da quel momento è stata occupata dalla milizia di Hezbollah. E che da più di vent'anni quella zona è un focolaio da cui partono continue aggressioni contro i confini di Israele.

    Il premier libanese Siniora ora sostiene che la comunità internazionale deve aiutare il suo Paese a disarmare Hezbollah. Il Libano ha avuto vent'anni di tempo per farlo e non sappiamo nemmeno se ci ha mai provato. Ed è una risoluzione dell'Onu a richiedere pure questo impegno, che ora è stata costretta ad assolvere Isarele nell'unica maniera possibile, dopo che è stata minacciata di venire cancellata dalle mappe geografiche. Di tutta questa delicata questione non c'era traccia nell'intervento del ministro D'Alema, e bene ha fatto Berlusconi a ricordarne i tratti salienti a Montecitorio.

    In ogni caso, grazie anche al voto dell'opposizione, così come fu per la guerra al nazional comunista Milosevic, il governo potrà proseguire la sua missione internazionale in Afghanistan.

    Sia chiaro però che se al Senato la maggioranza perderà consensi causa i tanti distinguo che si sono visti alla Camera, prima che della crisi di governo, vedremo la caduta nel ridicolo dello stesso, salvato dal suo odiato avversario e dal suo senso di responsabilità.

    Roma, 20 luglio 2006



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  6. #226
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    GOVERNO/ LA MALFA: NO ALLARGAMENTI, PENSARE A SOLUZIONI LARGHE
    Pri si muoverà per cucire con forze dell'una e dell'altra parte

    Roma, 20 lug. (Apcom) - Non ci sono le condizioni per un allargamento della maggioranza, occorre invece pensare a soluzioni larghe. Lo dice a Radio Radicale Giorgio La Malfa.

    "Io ho indicato al Partito Repubblicano la necessità di muoversi, cioè di riprendere un collegamento - spiega La Malfa - come Partito Repubblicano dobbiamo cucire con le forze dell'una e dell'altra parte che hanno un sentire comune, siamo d'accordo con Capezzone per incontrarci nei prossimi giorni, mi fa piacere poter parlare con gli esponenti della maggioranza con cui possono esserci posizioni comuni".

    Ma perché? Per passare dall'altra parte? "Ovviamente no, i numeri di questa legislatura - aggiunge - sono tali che non esiste l'allargamento della maggioranza. Per compensare gli effetti che io considero negativi della presenza della sinistra radicale nella coalizione di maggioranza occorrono settanta o ottanta deputati, che non li ha né purtroppo il Partito Repubblicano, né l'Udc. Ce li ha Forza Italia, quindi bisogna pensare a soluzioni larghe, non si tratta di aggiungere un'altra voce a quella di Capezzone, ma si tratta invece di vedere se non si possa creare un ambiente più favorevole a Capezzone e a me e che si deve basare necessariamente su grandi forze politiche".

    tratto da
    http://notizie.alice.it/notizie/sear...788&mod=foglia

  7. #227
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    Divergenze parallele


  8. #228
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    GOVERNO/ VOCE REPUBBLICANA: PRODI TIENE SU RIFORME? NON SEMBRA
    Esecutivo inadeguato a valutazione situazione internazionale

    Roma, 21 lug. (Apcom) - "Il presidente Prodi è anche apprezzabile quando annuncia di volere tenere il punto sulle riforme. Ci dispiace che l'impressione avuta sulla vicenda dei tassisti, non solo da noi, ma anche da numerosi e importanti esponenti della maggioranza e del governo, sia stata l'esatto contrario. Il professor Prodi ci rimanda a leggere il testo del documento, noi lo rimandiamo a nostra volta all'attuazione dello stesso ed attendiamo di capire come si chiuderà ora la vicende con avvocati e farmacisti". Lo afferma la Voce repubblicana, commentando in un editoriale le dichiarazioni del Presidente del Consiglio, Romano Prodi, al Corriere della sera.

    Il quotidiano del Pri
    , prende atto "che il presidente del Consiglio sul caso Pollari non ha la visione distruttiva ed irresponsabile di parte cospicua della sua maggioranza", ma giudica "il governo completamente inadeguato alla valutazione della situazione internazionale". Per la testata, "Prodi fa purtroppo il paio con D'Alema, incapace com'è di solidarizzare con lo State ebraico, preferendo collocarlo sullo stesso piano di Iran, Hamas e perfino Hezbollah. Questo per noi è inaccettabile sotto ogni punto di vista".

    La Voce repubblicana
    , conclude analizzando il rifiuto di Prodi ad allargare la maggioranza: "può essere che si voti presto, o che prima ancora si cerchi al di fuori di Prodi, una soluzione di quei problemi che l'attuale presidente del Consiglio pensa di risolvere con le battute di spirito".

    tratto da
    http://notizie.alice.it/notizie/sear...832&mod=foglia

  9. #229
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    Luce rossa per Prodi
    Inadeguata la politica estera, arretrano le liberalizzazioni

    Abbiamo letto con l'attenzione che merita il resoconto del colloquio del presidente del Consiglio Romano Prodi al "Corriere della Sera". Il presidente Prodi è anche apprezzabile quando annuncia di volere tenere il punto sulle riforme, cominciando dalle liberalizzazioni.



    L'editoriale del professor Monti ha avuto il suo effetto e il presidente del Consiglio si dice pronto ad alzare la posta in gioco, non certo le mani. Ci dispiace che l'impressione avuta sulla vicenda dei tassisti, non solo da noi, ma anche da numerosi e importanti esponenti della maggioranza e del governo, sia stata l'esatto contrario. Il professor Prodi ci rimanda a leggere il testo del documento, noi stessi lo rinviamo all'attuazione del medesimo ed attendiamo di capire come si chiuderà ora la vicenda con avvocati e farmacisti.

    Ci è parso di capire, nel corso dell'intervista, che le questioni relative al decreto Bersani assumessero una rilevanza principale per il presidente del Consiglio, e quindi non dubitiamo che egli davvero voglia dare una scossa salutare al Paese attraverso strumenti adeguati. La realizzazione dei buoni propositi di Prodi è però complessa e controversa, e non ci pare muoversi nella direzione indicata dal presidente del Consiglio. Se prendiamo volentieri atto che il presidente del Consiglio sul caso Pollari non ha la visione distruttiva ed irresponsabile di parte cospicua della sua maggioranza, siamo sbalorditi - e non è una novità - per l'impostazione dei problemi internazionali, che oggi sono gravissimi e richiederebbero un'assunzione di responsabilità coraggiosa che non c'è. Tralasciamo la questione irachena che il professore ritiene alla base del suo successo elettorale * un successo le cui dimensioni sono davanti agli occhi di tutti e che non vale nemmeno più di stare a discutere. Vorremmo sperare che davvero gli Stati Uniti avessero preso atto della decisione italiana nella regione, così come Prodi riferisce: sinceramente abbiamo più di un dubbio a proposito. Ma il problema evidente è l'idea del presidente del Consiglio di un ruolo facilitatore dell'Italia in Medioriente. Dopo aver ascoltato la tesi del ministro degli Esteri sull'equivicinanza, abbiamo compreso che è dunque proprio il governo, nella sua struttura portante, inadeguato alla valutazione della situazione internazionale. Ma come può l'Italia pensare davvero di poter svolgere un ruolo di intermediazione tale da facilitare i rapporti fra Stati che ormai sono in guerra fra loro, e non certo perché sono soggetti incoscienti che abbiano bisogno di assistenza. Noi potremmo capire - al limite - un ruolo "facilitatore" dell'Italia nei confronti dell'Iran, volto a spiegare a quel regime che non vi è ragione di distruggere Israele, come non vi è ragione di provocare la reazione della comunità internazionale perseguendo la via nucleare. Ma se Prodi intende spiegare al governo israeliano che può convivere tranquillamente con chi lo minaccia e lo aggredisce, sbaglia profondamente.

    Convinca Hamas, convinca l'Iran, se può, a riconoscere e rispettare soprattutto il diritto di esistenza di Israele. Il presidente Prodi fa purtroppo il paio con D'Alema, incapace com'è di solidarizzare con lo State ebraico, preferendo collocare Israele sullo stesso piano di Iran, Hamas e perfino Hezbollah. Questo per noi è inaccettabile sotto ogni punto di vista.

    Concludiamo con la parte più strettamente politica che non poco deve preoccupare il presidente del Consiglio, visto che persino a Palazzo Chigi si parla della necessità di allargare la maggioranza. Su questo tasto ci pare di capire che il presidente Prodi non ci senta. Arriva persino a dire che "la maggioranza esigua è più sexy". Davvero abbiamo difficoltà a capire cosa voglia dire, o l'umorismo che sottende questa battuta. Si capisce invece che egli, piuttosto che modificare l'attuale coalizione, preferisca tornare al voto, con buona pace delle riforme che pure vorrebbe compiere e che forse soltanto uno spostamento politico rilevante della maggioranza potrebbe fare. Su questa base può essere che si voti presto o che, prima ancora, si cerchi, al di fuori di Prodi, una soluzione di quei problemi che egli affronta con battute di spirito.

    Roma, 21 luglio 2006

    tratto dal sito del Partito Repubblicano
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  10. #230
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    La bocciatura rimandata ad ottobre

    di Arturo Diaconale

    Si allarga il fronte dei dissidenti della sinistra estrema al Senato sull’Afghanistan. E Romano Prodi ostenta sicurezza. E ribadisce che non ha alcuna intenzione di procedere ad un qualsiasi allargamento della maggioranza. Punta sull’autosufficienza del proprio schieramento. E minaccia il ricorso alle elezioni in caso di sconfitta a Palazzo Madama. Nella posizione del Presidente del Consiglio c’è una evidente contraddizione in termini. Chi si dice certo che il governo supererà tranquillamente l’ostacolo del voto sull’Afghanistan, non può ragionevolmente ipotizzare la fine della legislatura a tre mesi dal suo inizio in caso di sconfitta parlamentare. C’è una sproporzione stridente tra le due affermazioni. E, quindi, o Prodi non è affatto tranquillo. Oppure l’ipotesi del ricorso alle elezioni anticipate è del tutto campata per aria. Esiste una terza ipotesi tra queste due? L’unica possibile è che il leader dell’Unione sia assolutamente terrorizzato di quanto può avvenire la prossima settimana a Palazzo Madama. E che per esorcizzare il fantasma della crisi di governo non sappia far altro che aggrapparsi alla formula politica della sua coalizione. Nella speranza che proprio il richiamo a questa formula ed alla sua autosufficienza convinca i dissidenti dell’ultra sinistra a rinunciare agli scrupoli pacifisti in nome di un superiore interesse politico.

    In questa chiave la mossa di Prodi rappresenta un vero e proprio appello alla sinistra antagonista a compiere un bagno di realismo ed a non compromettere, in nome di un astratto ideale di pace, il governo fondato sulla formula politica ad essa più favorevole della storia repubblicana. Il Presidente del Consiglio, in altri termini, ricorda che non c’è mai stato un governo di sinistra-centro come quello attuale nell’intera storia dell’Italia repubblicana. Questo esecutivo, fondato sull’asse preferenziale tra prodiani e Rifondazione Comunista, costituisce l’equilibrio più avanzato (a voler usare la formula dei socialisti demartiniani degli anni ’70) che sia mai stato raggiunto. Se dunque i dissidenti dell’ultra sinistra lo dovessero far saltare, la farebbero esclusivamente a proprio danno. Annullata l’autosufficienza, si annullerebbe anche il sinistra-centro con il suo asse sbilanciato formato da prodiani e neo-comunisti. E dagli equilibri più avanzati si tornerebbe fatalmente a quelli di tipo centrista od a quelli della grande coalizione. E’ probabile che l’appello, tutto politico, di Prodi raggiunga l’effetto voluto. E che i dissidenti applichino la regola che la sopravvivenza del governo a loro più favorevole valga il voto per i militari a Kabul. Ma l’eccezione non potrà mai diventare una regola. La bocciatura verrà semplicemente rimandata ad ottobre.

    tratto da
    http://www.opinione.it/pages.php?dir...t=3232&aa=2006

 

 
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