



il segretario del pri è stato ricevuto da Berlusconi in una serie di colloqui promossi dal presidente di Forza Italia dopo il voto del senato.


calvin tienici aggiornati


alla 19 prodi va al quirinale. Il capo dello stato era a bologna ed ha sospeso i suoi impegni per rientrare. Al momento c'è la consulta di maggioranza a palazzo chigi. Rc e pdci sostengono che il governo deve andare avanti. Ovvio, ma loro ritengono anche che debba cambiare la politica estera. Chiti ha detto che d'alema non può essere lasciato solo e che se cade lui cade il governo. Se le parole hanno un senso questa è la dichiarazione non formale della crisi di governo che aprirebbero i ds, perchè bdate bene, formalmente il governo non è tenuto a dare le dimissioni. Il piunto è che voleva il chiarimento. Come titolava l'Unità oggi? "Il giorno della verità, o siamo uniti o tutti a casa". Direi, la seconda: a casa. E il manifesto? "Kabul o Morte". Mi pare morte.


ma a me piace più, "breve ed intenso". Sono un romantico.


La segreteria del Pri
In queste condizioni bisogna trarre le dovute conseguenze
Al termine di una riunione della segreteria del Partito repubblicano con i parlamentari La Malfa e Del Pennino, il segretario del Pri Francesco Nucara ha rilasciato la seguente dichiarazione: "La bocciatura della politica estera del governo Prodi avvenuta al Senato ha una tale rilevanza politica da imporre le dimissioni del governo.
Qualsiasi tentativo di non trarre le conseguenze da quanto avvenuto rappresenterebbe un vulnus istituzionale gravissimo. I repubblicani avevano apprezzato, almeno parzialmente, il discorso del ministro degli Esteri, ma nel momento in cui la sua maggioranza gli viene meno, il ministro degli Esteri non è nelle condizioni di rappresentare il Paese internazionalmente".
D'Alema infatti nel suo intervento in Aula aveva tenuto fermi i punti qualificanti di quella che egli stesso ha chiamato "la coerenza con la migliore tradizione della politica estera italiana". Di conseguenza l'ampliamento concesso dal governo alla base Usa di Vicenza, così come il mantenimento dell'impegno militare italiano in Afghanistan, non erano stati minimamente posti in questione, e ciò ci era parso altamente positivo.
Se il ministro D'Alema è stato essenziale sulla questione di Vicenza - ribadendo il pronunciamento già avvenuto da parte del governo e che è alla base della protesta di sabato scorso - sull'Afghanistan ha usato argomenti e toni che potrebbero essere anche oggetto di discussione da parte nostra. Ad esempio, troviamo perlomeno singolare che si debba vantare la militanza nei Verdi da parte di un ministro di Kabul o i 95 chilometri di confine con la Cina, per persuadere la sua maggioranza a sostenere la missione italiana in quel Paese. Ma qualunque artificio dialettico utile alla causa di mantenere le truppe italiane nella regione, merita il nostro apprezzamento. E nel complesso il ministro degli Esteri si era impegnato in uno sforzo ambizioso per mantenere alto il prestigio internazionale del nostro Paese, indipendentemente dagli elementi contraddittori che pure si presentavano. Ad esempio, non avere più sentito usare, l'infelice parola "equivicinanza", ci era parso un buon segno, anche se abbiamo più di un dubbio sulla vocazione multilaterale dell'Italia che D'Alema invece ama confermare. Era comunque lodevole che il ministro degli Esteri italiano volesse rilanciare l'impegno europeista dell'Italia e corretta la sua interpretazione di un'Europa aperta ai Balcani e alla Turchia, anche strategicamente, in funzione della lotta al terrorismo islamico.
Avevamo colto poi, nelle parole conclusive del discorso tenuto dal ministro degli Esteri, il senso profondo delle difficoltà in cui l'Italia è impegnata nello scenario internazionale. Ciò corrispondeva ad una visione realistica dei problemi che compensa un certo esercizio retorico del ministro degli Esteri nel suo intervento al Senato. In particolare, la nostra principale preoccupazione concerne la missione in Libano, dove Hezbollah si è riarmata, tanto da essere diventata più forte di quanto lo fosse, secondo le fonti israeliane, prima della guerra della scorsa estate. Ed è dunque ancora tutto da dimostrare che, nelle attuali condizioni, il contingente Unifil sia in grado di fungere da forza di interposizione, nel caso si scatenasse una nuova offensiva dei guerriglieri contro i confini israeliani. Anche questo contesto così delicato e pericoloso dovrebbe fare riflettere sulla necessità di mantenere intatto l'insieme dei rapporti di alleanza politico - militare fra Italia e Stati Uniti, considerando che i nostri soldati si trovano esposti in missioni in terre ostili e senza le sufficienti coperture difensive. Sul Libano avremmo dunque ragioni di preoccupazione maggiori di quelle mostrate dal ministro D'Alema.
Meritevole di apprezzamento, infine, l'impegno del governo italiano a favore di un governo di unità nazionale palestinese che autorizzi il presidente Abu Mazen a riprendere il dialogo con Israele, sulla base dei precedenti accordi contratti e del riconoscimento pieno dello Stato ebraico e della sua sicurezza. Così come è importante che l'Italia si prepari alle sanzioni nei confronti dell'Iran e di conseguenza ad un inasprimento dei rapporti con quel Paese, vista la riluttanza del regime di Teheran a rassicurare la comunità internazionale sulla costruzione del nucleare.
Ma, se tutto quello che a noi di D'Alema è parso convincente, non ha convinto la sua maggioranza, come può il governo andare avanti?
Roma, 21 febbraio 2007
tratto da http://www.pri.it


Situazione impegnativa
Come dare coerenza ad un sistema politico rivelatosi troppo fragile
di Gianfranco Polillo
Si dice che la potenza del diritto si manifesti nei momenti di crisi. In effetti se la barca va, è sufficiente una semplice stretta di mano. Se questo vale per le cose ordinarie della vita, come per un contratto, a maggior ragione riguarda le prassi costituzionali, che del diritto sono le fondamenta. La gestione della crisi politica italiana non sfugge, oggi, a questa regola generale. Lo dimostra l'imbarazzo del Presidente della Repubblica alle prese con un caso particolarmente complesso. Queste difficoltà non nascono soltanto dal rapido esaurimento di una fase che, forse, non s'è mai avviata. Il voto al Senato, che ha messo in minoranza il Governo, non è stato un incidente di percorso. Ma la logica conseguenza di una tensione mai sopita: iniziata con la definizione del programma elettorale, pieno di tutto e del contrario di tutto. Via via cresciuta: fino a deflagrare.
Difficoltà maggiori nascono dall'incerto sistema politico italiano. Esso è ancora un ibrido in cui convivono due logiche inconciliabili. Quella che presiede al funzionamento del sistema bipolare, di cui mancano tuttavia i presupposti: vale a dire due grandi formazioni politiche, coese al loro interno, che si contendono il governo del Paese. L'altra è quella del proporzionalismo all'interno delle due coalizioni. In cui le singole componenti politiche sono portatrici di esigenze, a volte, contrastanti con un tasso di divaricazione ancora più elevato. In periodo di calma, tutto è possibile. Mediazioni estenuanti possono salvare la facciata e consentire al governo di andare avanti. Anche quando, come accaduto, una parte dei ministri partecipa a manifestazioni di piazza contro altri esponenti di Governo.
Ma quando interviene la crisi, queste contraddizioni, sopite nel falso bon-ton dell'azione di governo, esplodono ed il diritto, vale a dire la prassi costituzionale, reclama la sua parte. È avvenuto così fin dal 1994, all'epoca del primo governo Berlusconi. Si è ripetuto più volte durante gli anni successivi del-l'Ulivo. È capitato di nuovo, anche se una sola volta, a Silvio Berlusconi. Si ripropone, infine, oggi, a distanza di soli nove mesi dalla nascita dell'ultimo governo.
Questa volta tuttavia l'imbarazzo è maggiore. Se il Presidente della Repubblica fosse un pasdaran del bipolarismo, dovrebbe prendere atto che la coalizione che ha vinto le elezioni non è più unita e quindi sciogliere le Camere. Decisione difficile. Resa tale dalla consapevolezza che il Paese non è preparato ad un evento così traumatico. Ed allora che fare? Ed ecco che, nella crisi, rispuntano le logiche e le procedure che sono tipiche di un regime parlamentare, del tutto alternative a quelle del bipolarismo. Si cerca così un'altra via. Un nuovo incarico: da dare di nuovo a Romano Prodi oppure ad un'altra personalità. Soluzione che alimenta altre contraddizioni. Richiede infatti la definizione di un nuovo programma di governo intorno al quale coalizzare forze in grado di essere maggioranza in Parlamento. Sennonché questo secondo tentativo rischia di destabilizzare gli assetti bipolari che sono stati il fondamento di elezioni appena ultimate. Insomma: un pasticcio.
Situazione complessa, quindi. Che lascia poche vie di fuga. Come uscirne? Non è facile. Ma se c'è un tentativo da fare, questo non può che portare ad una fase di decantazione in cui si affronti, in modo contestuale, il problema dell'assetto politico e di quello istituzionale. Un governo, quindi, che abbia un programma limitato. Che sia fortemente rappresentativo. Che affronti contemporaneamente il tema del riassetto del sistema politico italiano e della legge elettorale che lo sorregge. Per poi rimettere al popolo la decisione finale. Il tentativo è impegnativo, ma non disperato. Si tratta di dare finalmente coerenza ad un sistema che, nei momenti di crisi, ha mostrato tutta la sua fragilità. Recuperando quella coerenza, che finora è mancata.
tratto da http://www.pri.it


Nucara e La Malfa dal Capo dello Stato
Comunicato del Pri al termine del colloquio dei deputati Nucara e La Malfa con il Capo dello Stato:
"Di fronte ad una crisi che ha manifestato conclusivamente la fragilità della coalizione di centrosinistra, per non lasciare senza risposta i gravi problemi del Paese occorre, ad avviso dei repubblicani, una soluzione politica che porti alla formazione di un governo fortemente rappresentativo, con un programma limitato, capace di affrontare il tema del riassetto del sistema politico italiano anche con riferimento alla nuova legge elettorale ed aperto ad una prospettiva di larghe intese".
tratto da http://www.pri.it




che ti sembra bene.