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  1. #221
    SENATORE di POL
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    dal quotidiano LIBERO di...ieri
    L'Ici si baserà sul reddito, non sul valore

    ROMA Prosegue lo scontro (acceso) sulla legge delega di riforma del catasto. E il governo sembra voler cambiare rotta sulla rimodulazione delle imposte sulla casa. Se infatti il valore degli estimi catastali crescerà, le aliquote (e in particolare quelle relative all'Ici oltre all'imposta di registro), «dovranno diminuire di conseguenza». Il sottosegretario all'Economia, Alfiero Grandi, ha rassicurato i contribuenti dopo la dura battaglia condotta dalla Confedilizia per agganciare le imposte, oltre che al valore dell'immobile, al reddito del contribuente. «È del tutto evidente», ha assicurato l'altro ieri Grandi, «che se il valore (teorico) è più alto di quello attuale e il risultato finale deve dare un'invarianza complessiva di gettito, le aliquote e in particolare quelle relative a Ici, oltre a imposta di registro, dovranno diminuire di conseguenza». Pratica chiusa? Non proprio. Il viceministro all'Economia Vincenzo Visco non ha gradito le critiche e torna all'attacco: «È in corso», ha detto, «un'offensiva mediatica da parte di un'associazione che cerca di evitare che l'Italia possa avere un catasto da Paese civile». A stretto giro la risposta della Confedilizia: «Chiediamo solo il mantenimento di un criterio varato nel '98 dal Governo Prodi con Visco ministro delle Finanze».

    Saluti liberali

  2. #222
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    Mi spieghi bene quella storia dell'invarianza di gettito ICI cosa significa, Pieffebi? Ma è scritta nella finanziaria oppure è un'invenzione di Libero? Ma allora se calano le aliquote ICI allora ci avete preso in giro per quattro mesi?

    Maddai, chi l'avrebbe mai detto. A studio Aperto hanno detto che l'ICI si triplicava come minimo, non possono essersi sbagliati così..

  3. #223
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    Cazzo, che fregatura! Vuoi vedere che non è una norma dettata dall'odio di classe!
    Si parla di invarianza del gettito ICI. Non è che chi ha un appartamento che è cresciuto di valore più della media pagherà di più, mentre il proprietario di un alloggio aumentato di valore meno della media pagherà meno imposte?
    Vuoi vedere che si tratta di una operazione di giustizia fiscale?

  4. #224
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    Certo,come no...infatti tutti i bananas che stanno protestando sul Forum di Repubblica o su il Manifesto sono dei prezzolati del Dittatore di Arcore...purtroppo per voi la triste realtà è questa e supera di gran lunga tutte le più fosche previsioni della Campagna Elettorale...PRODI HA AUMENTATO LE TASSE A TUTTI...o si trova una buona giustificazione a questo FATTO o...si consiglia una buona ritirata in buon ordine...

  5. #225
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    Amici, ecco dopo TANTA confusone bananas ecco i conti DEFINITIVI della finanziaria: il 62% delle familGie guadagna 412 euro l'anno, il 29% delle famiglie perde 450 euro l'anno.

    TUTTO COMPRESO: IRPEF, ADDIZIONALI, ASSEGNI FAMILIARI E AUMENTI DI CONTRIBUTI.


  6. #226
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    Maxi stangata sul bollo auto
    La sinistra colpisce anche i poveri

    di Francesco Cramer
    Con la finanziaria il governo ha rivisto i parametri per il calcolo della tassa di possesso. Maggiormente colpito chi non può acquistare vetture nuove poco inquinanti. I più tartassati: liguri e toscani

    Milano - Lo slogan della sinistra era «Anche i ricchi piangano». La stangata del bollo auto, però, fa piangere i poveri. Con un ulteriore paradosso: la botta fiscale colpisce più duro in due regioni rosse: Liguria e Toscana.
    Nel mirino del governo, che con la finanziaria ha rivisto i parametri per calcolare la tassa di possesso di auto e moto, sono finiti i veicoli più inquinanti. La mannaia colpisce le vecchie macchine Euro 0 o Euro 1 quelle, cioè, «nate» fino al 1996. Ferri vecchi, già puniti dalle restrizioni decise da Comuni e Regioni per abbattere le polveri sottili, e possedute da chi non può acquistare auto più moderne: le mitiche Euro 4 e Euro 5, le quattro (o due) ruote «pulite». La gabella regionale, che si paga per il solo fatto di essere proprietario del mezzo a prescindere dall’effettivo utilizzo che se ne fa, si calcola con un procedimento più complicato del sudoku. Le tariffe sono proporzionate alla potenza effettiva massima, espressa in Kw. Il salasso scatta se la potenza supera i 100 Kw. Poi però occorre considerare la classe ambientale, vale a dire se sia un Euro 0, 1, 2, 3, 4 o 5: in sostanza il tasso di inquinabilità. E non è finita qui. Le tariffe cambiano a seconda del luogo in cui si abita. I rincari inseriti in Finanziaria sono più pesanti in queste sei Regioni: Abruzzo, Calabria, Campania, Liguria, Toscana e Veneto. Un poco meno tartassate le Marche, a seguire il Molise, e poi con gli stessi parametri di aumento tutte le altre, province autonome di Trento e Bolzano incluse.
    Sicché, un commerciante napoletano che si ostina ad andare in giro con la sua vecchia Mercedes o Bmw del 1989, pagherà 4,95 euro a kilowatt oltre i cento. Il proprietario della stessa auto che abita però in Friuli, ne paga 4,5 a Kw.
    Un altro esempio: per una vettura con una potenza pari a 130 Kw, di classe ambientale Euro 3, il cui proprietario è di Bari, paga 391,50 (somma ottenuta applicando la tariffa unitaria a Kw pari a 2,70 per i primi cento Kw, cui va sommata la quota aggiuntiva calcolabile moltiplicando gli ulteriori 30 Kw per l’importo unitario di 4,05 euro). Alla stessa vettura che circola a Reggio Calabria, tuttavia, agli ulteriori 30 kilowatt va applicato l’importo di 4,46 euro.
    Ma non è finita qui. Siccome le singole Regioni hanno la possibilità di variare fino al 10 per cento questo importo (mai al ribasso, guarda caso), liguri e toscani stanno peggio di tutti gli altri. Le rispettive giunte guidate dai diessini Claudio Burlando e Claudio Martini hanno ritoccato la tassa al massimo rialzo. E pazienza se le vetture più obsolete sono in genere possedute dalle fasce più povere della popolazione.
    E la protesta monta. Su uno dei tanti forum on line si legge: «Chi meno ha, più paga tanto per cambiare. Se avevo i soldi per comperare una Euro 4 non tenevo un’auto ben 11 anni, e ancora dovrà durare. Ha un valore sì e no di 1500 euro... e ne devo pagare 215 di bollo e non posso circolare sempre! Perché io che non ho i soldi per l'auto nuova debbo pagare di più, mentre loro vanno in giro su auto da 100.000 euro, pagate anche da me?».
    Le associazioni dei consumatori hanno invano alzato la voce evidenziando che in questo modo chi non ha i soldi per cambiare l’auto subisce la beffa di ritrovarsi a pagare bolli astronomici per vetture che hanno un valore di mercato pari allo zero. E a conferma che l’inventiva meridionale non è solo un cliché, Quattroruote segnala che a Napoli si è già trovata la strada per dribblare il caro bollo: le auto più anzianotte vengono iscritte al registro delle auto d’epoca e sono quindi soggette a un bollo simbolico di 28 euro e 40 centesimi.

  7. #227
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    Il catasto patrimoniale censirà i valori non i redditi che derivano dagli immobili

    di Corrado Sforza Fogliani

    Il disegno di legge del Governo (e solo dal Governo difeso, ad oggi) per la messa a regime di un Catasto patrimoniale (che - ai fini fiscali - censisca, cioè, i cresciuti valori, anziché i diminuiti redditi), è stato ampiamente criticato dal Servizio studi della Camera. Che ha, fra l'altro, rilevato come la delega proposta sia "generica" (in alcuni casi) e "oltremodo generica" (in altri). Ma dove la confusione (o la superficialità) raggiunge il massimo livello (voluto a bella apposta?) è con la previsione della "ridefinizione della composizione e delle funzioni delle Commissioni censuarie provinciali e centrale, nelle loro specifiche competenze", con particolare riguardo - ecco il punto - "alla deflazione del contenzioso". Al proposito, gli uffici della Camera hanno fatto notare ciò che gli estensori della norma governativa proposta forse ignoravano, che le Commissioni censuarie (organi dell'Agenzia del territorio) hanno - dal '71 - solo competenze consultive, di amministrazione attiva e di controllo amministrativo. Le funzioni decisorie in ordine ai conflitti derivanti dall'applicazione delle disposizioni in materia catastale (cd. "contenzioso catastale") sono attribuiti ad organi diversi, a cominciare dalle Commissioni tributarie (che hanno funzione giurisdizionale).

    La materia deve quindi essere ripensata ex novo, facendo leva non sulle Commissioni censuarie (organi dell'Amministrazione), ma sui competenti organi giurisdizionali indipendenti, se si vuole davvero fare opera di deflazione del contenzioso e - soprattutto - rispettare civili canoni che, in uno Stato di diritto, non dovrebbero neppure essere messi in discussione. Già avremo i Comuni che - sempre secondo quanto ha voluto questo Governo - parteciperanno in modo diretto alla formazione degli estimi, così autofissandosi la base imponibile dell'Ici, la loro maggiore entrata tributaria. Ora, non vogliamo neanche riconoscere in modo chiaro ai cittadini il sacrosanto diritto di ricorrere ad un giudice indipendente per far giudicare l'esattezza o meno delle valutazioni degli organi catastali? La verità è che si dovrebbe, prima di tutto, riformare le Commissioni tributarie, stabilendo che delle loro sezioni che giudicano in materia catastale non possano far parte i componenti delle stesse designati dai Comuni (per la ragione già rilevata); in secondo luogo, non si può non attribuire ai Tar - che giudicano delle controversie relative alla determinazione ed alla revisione delle tariffe d'estimo - anche una giurisdizione di merito, comprensiva della possibilità di disporre i mezzi di prova di cui all'art. 27 del regio decreto 17.8.1907 n. 642. Non sarà una riforma gradita all'Agenzia del territorio (favorevole - da sempre - al censimento dei valori, per la sua facilità e semplicità rispetto a quello dei redditi), ma equità e giustizia impongono - quando è in campo il diritto di difesa e di sindacato da parte di un organo terzo, indipendente - di superare neghittosità, insufficienze e, peggio, non confessate volontà di agire indisturbati, senza effettive possibilità di controllo da parte di altri.

  8. #228
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    di SIMONE GIRARDIN da La Padania

    Lui, Giorgio Cremaschi, in arte segretario nazionale dei metalmeccanici Cgil, l’aveva previsto. Lo andava dicendo da metà gennaio. «Guardate che le tasse locali metteranno ko le buste paga».
    Adesso c’è la conferma. Che arriva come un pugno in faccia ai suoi iscritti. I loro stipendi si sono trovati senza un euro in più. Addirittura sono finiti in rosso.
    E che dolori: buona parte dei ceti medio-bassi si è vista un salario di gennaio inferiore a quello di dicembre 2006.
    Colpa del peso che le addizionali Irpef comunali e regionali hanno sui salari.
    Tradotto: l’“ingrassamento” delle buste paga tanto sbandierato dal Governo non si è visto. Con il taglio del cuneo fiscale che dimostra di essere un sollievo solo per le casse delle grandi imprese ma non per i lavoratori.
    Un esempio? Un dipendente single con un reddito di 15 mila euro lordi all’anno (poco meno di mille euro netti al mese) se da una parte riceve 111 euro grazie alle aliquote Irpef stabilite in finanziaria, deve poi sborsare 45 euro per l’aumento dei contributi Inps (deciso sempre in finanziaria) e 120 per il combinato aumento dell’Irpef comunale e regionale (si è considerato un incremento dello 0,8%, come è avvenuto in Lazio ed Emilia Romagna). A conti fatti, il “povero” ragazzo ci ha smenato qualcosa come 54 euro.
    Ma se i single sono stati discriminati rispetto al taglio del cuneo fiscale non è che le famiglie se la passino meglio, pur godendo degli assegni familiari.
    Il Governo aveva annunciato che avrebbero goduto dei benefici della finanziaria fino allo scaglione dei 40 mila euro di reddito annuo.
    Oggi si scopre che non è così: per i monoreddito con coniuge e due figli a carico si hanno benefici di una qualche consistenza solo fino ai 25 mila euro di reddito. Oltre è un salasso.
    Insomma anche i sindacati, da sempre vicini al centrosinistra, protestano contro il governo Prodi dopo le prime buste paga del 2007. Una protesta messa nero su bianco dal Giornale.
    Leggere per credere. I primi stipendi dell’anno dopo la rivoluzione fiscale varata dal governo di centrosinistra? «Un caos», rispondono dalla Cgil.
    Ma tutto era facilmente prevedibile come anticipato dal leader dei metalmeccanici.
    Di fatto i lavoratori che hanno ricevuto le buste paga si chiedono dove sono andati i tanto attesi aumenti. Se lo chiede oggi ancora Cremaschi. «Il Governo chieda scusa ai lavoratori».
    L’offensiva dei sindacati non è un caso. Perché - scriveva ieri il quotidiano diretto da Belpietro - casca alla vigilia del via ai tavoli di confronto con il governo. Il tema delle maggiori entrate condizionerà la trattativa tra Palazzo Chigi e Cgil, Cisl e Uil. Per Domenico Proietti, segretario confederale della Uil, l’effetto della riduzione del cuneo fiscale «per i lavoratori dipendenti è evaporato e ora va ripristinato».
    A dar mano forte ai sindacati ci pensa la Cgia di Mestre che ha calcolato in circa 222 euro il costo a carico di ciascun cittadino nell’ipotesi che Regioni, Province e Comuni in cui risiede non centrino l’obbiettivo di bilancio. I 222 euro di aggravio, nella simulazione della Cgia sono composti per 69 euro dall’aumento dell’addizionale Irpef comunale; 10 euro per l’incremento dell’imposta provinciale di trascrizione; 143 euro per gli aggravi di imposta sulla benzina, sulla tassa automobilistica e sull’addizionale regionale Irpef stabiliti dalla Regione.
    Intanto a Bologna la Cgil locale, con il sostegno del segretario generale Epifani, ha criticato la giunta Cofferati proprio a causa del salasso tributario. Guarda un po’...

  9. #229
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    Insomma, a leggere la Padania è un vero macello sociale.

    E Il Giornale che dice, conferma?

  10. #230
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    Famiglie italiane più ottimiste
    Il 30% aumenterà le spese


    MILANO - L'andamento dei consumi nell'ultimo trimestre del 2006 e le previsioni per i primi mesi del 2007 confermano l'onda lunga della ripresina. Se un 30% di famiglie prevede di incrementare i propri livelli di consumo nei primi mesi del 2007 - dato simile a quello della seconda metà del 2006 - saranno gli articoli di arredamento, elettrodomestici, prodotti tecnologici e personal computer le principali voci a determinare un incremento nelle spese complessive. Migliora il clima di fiducia, in particolare nelle regioni del Nord-Est e in quelle del Centro: questi, in sintesi, i dati salienti che emergono dall'Outlook sui consumi Censis-Confcommercio sul "sentiment" delle famiglie italiane e il "polso" dei consumi nell'ultimo trimestre del 2006 e le previsioni per i primi mesi del 2007.

    Gli indicatori di sintesi relativi all'andamento dei consumi nel quarto trimestre del 2006 e alle previsioni per i primi mesi del 2007, comunque, denotano incrementi molto contenuti, specie per ciò che concerne la spesa in valore delle famiglie, ma la spinta a consumi un po’ più consistenti di quanto si rilevava solo un anno fa è evidente. Alla fine del 2005, infatti, solo il 25,5% delle famiglie contattate aveva indicato un incremento delle spese per consumi, mentre al termine del 2006 tale percentuale è salita al 33,5%.
    Parallelamente, nell'ultima parte del 2005 l'indicatore sintetico Censis-Confcommercio sulla capacità di consumo era pari a 2,53, contro un valore pari a 2,79 a fine 2006, un salto che sta a significare un atteggiamento meno prudente dei comportamenti di spesa. Si segnala, comunque, che una considerevole componente di questo percorso più favorevole deriva da andamenti pregressi e realizzati nella parte centrale del 2006.
    Previsioni di consumo e di risparmio per i primi mesi del 2007.
    Quasi il 60% delle famiglie prevede di mantenere stabili i livelli di spesa nei primi mesi del 2007 e il 29,6% di incrementarli, percentuali molto simili a quelle registrate nel terzo trimestre del 2006. Tuttavia, risultano abbastanza consistenti le quote di quanti effettueranno nuove spese in abbigliamento e calzature (quasi il 70% del campione, favorito anche dalla possibilità di approfittare dei saldi di fine stagione), per il benessere (34,2%) e per l'attività sportiva (24,3%). A ben vedere le voci che, probabilmente, determineranno un ulteriore incremento in valore delle spese complessive sarà rappresentato da nuovi articoli di arredamento (11%), nuovi elettrodomestici e prodotti tecnologici (9,5%). Nel complesso, sostiene il rapporto Confcommercio-Censis, anche se è ipotizzabile un ulteriore lieve incremento delle spese complessive in valore delle famiglie rispetto al terzo e al quarto trimestre del 2006, non è ravvisabile un aumento che può definirsi consistente.
    Per quanto riguarda la percezione del futuro, aumenta la quota di ottimisti che, nell'ultimo trimestre del 2006, ha registrato un livello del 52,2% contro il 44,8% del trimestre precedente. Ma da un punto di vista territoriale emergono alcune differenze: le aree in cui, nell'ultimo trimestre del 2006, rispetto al trimestre precedente, si è registrata una maggiore tonicità dei consumi e cioè il Nord-Ovest e il Sud (Tav. 5), non registrano un'analoga tendenza per quanto riguarda l'ottimismo verso il futuro che, invece, caratterizza maggiormente le famiglie del Centro e del Nord-Est. L'Outlook sui consumi di Censis-Confcommercio è un "osservatorio permanente" istituito per monitorare, a cadenza periodica, come spendono le famiglie italiane, le loro aspettative per il futuro e il clima di fiducia del Paese. I dati ai quali fa riferimento il presente documento sono stati rilevati attraverso quattro diverse indagini telefoniche con metodo Cati, ciascuna su un campione di 1000 famiglie residenti in Italia. Il campione è stratificato ex ante per tipologia familiare, per ampiezza demografica del comune di residenza e per area geografica di residenza. La rilevazione è stata effettuata fra il 3 e il l'11 gennaio 2007.

    Repubblica.it 02/02/2007 - 110

 

 
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