Stupefacente la lettera della signora Zanardo, che descrive una situazione da tempo superata: oggi gli emarginati sono proprio coloro che hanno una visione tradizionale e chiamano cose e persone con il loro nome. L'omosessualità (contraddizione in termini: la sessualità è per sua natura bipolare) è oggi condizione necessaria per farsi strada in determinati ambienti e i suoi più famosi adepti, come Elton John o Versace, ricevono come niente fosse pubblici osanna e, quando muoiono, funerali religiosi. Per l'omosessualismo (che dell'omosessualità rappresenta il versante ideologico, e del quale nel paginone non si fa parola. per questom parlerò soprattutto di esso,scusandomi con tutti gli omosessuali che portano con pena e tormento il peso della loro condizione), una delle lobbies più potenti (ecco il giusto paragone con gli ebrei,accomunati i due gruppi anche dall'eterno vittimismo) con rappresentanti nelle istituzioni, la condizione gay è privilegiata e chi dovrebbe vergognarsi sono i "normali", un po' stupidotti, limitati e privi di quella poliedricità che solo lorsignori posseggono. Citano infatti immancabilemnte i "loro" geni, da Leonardo a Proust, per arrivare ai grandi Pasolini, Zeffirelli, Visconti, Busi e chi più ne ha più ne metta, per dimostrare la loro "superiorità". Celebrano ogni anno manifestazioni di "orgoglio" seguite dalla Tv di Stato, dove non mi pare che brillino il pudore e la riservatezza. Quindi chi vuol essere considerato non come persona, ma proprio specificamente per quella sua condizione sono proprio loro: si è mai vista una manifestazione dell'orgoglio eterosessuale?
Parimenti è falso che la medicina sia oggi unanime nel non considerare l'omosessualità una malattia: il buon senso e gli studi più accurati (vedi quelli del prof. Gerhard van Haardweg, pubblicati da Ares) sono concordi invece proprio nella definizione di malattia, cioè di condizione nevrotica e frustrata, da cui si può guarire. Ed è incredibile che nessuna condizione sia considerata stabile e da tante si cerchi di uscire (grassezza, bruttezza), mentre l'unica considerata irreversibile e assoluta sia proprio quella legata alla sfera più intima, dove è più chiaro il senso del dono di Dio, finalizzato alla continuità della vita. Infine l'omosessualità è, in certi casi, assai contigua alla pedofilia (vedi proclami di Busi sulla distinzione tra pedofilia "dolce" e pedofilia "dura".Stupisce che nelle parole del moralista questo, che è l'aspetto essenziale, sia relegato, quasi di straforo, alle ultime righe, dopo un pistolotto sull'"apertura all'altro" della quale, anche a non voler fare battute da caserma, il meno che si possa dire è che è alquanto generica.
Franco Damiani
Venezia-Mestre




Rispondi Citando
