Al direttore.
In una lettera che, contrariamente alle apparenze, non è opera dell'ufficio stampa vaticano, il signor Luca Del Pozzo si produce, sul "Foglio" del 18 agosto, in uno sperticato elogio di Giovanni Paolo II, "segno di contraddizione", in cui avrebbero "convissuto, in una mirabile sintesi dialettica, i due poli che a torto sono considerati antitetici: modernità e tradizione".
Per quanto riguarda il secondo di questi due 2poli", la tradizione, è sufficiente rilevare che, negando uno dei dogmi centrali del cristianesimo, ribadito energicamente dal Concilio di Trento, ossia la necessità della fede per salvarsi, GPII ha di fatto smantellato completamente l'edificio costruito dai suoi predecessori. Tale è infatti il significato dell'"ecumenismo" da lui predicato, in opposizione a quello sempre insegnato dalla Chiesa e consistente nel considerare tutte le "religioni" come buone, volute da Dio e proiettate insieme verso un Cristo che è al di fuori e al di là di tutte. Da ciò i ripetuti "mea culpa", gli incontri interreligiosi e l'incessante ricerca del "dialogo". Tutto ciò, come detto, potenzialmente nega la necessità stessa della Chiesa, dei sacramenti e della vita di fede, e gli effetti, ossia l'apostasia generalizzata, lo dimostrano.
"Apostasia", ossia fondazione di una nuova religione, diversa dalla precedente, è anche l'unico termine che possa dar conto del capovolgimento della posizione tradizionale della Chiesa sugli ebrei, passati dallo stato di riprovazione da parte di Dio per la loro infedeltà a quello di "fratelli maggiori nella fede", non bisognosi di Cristo e della sua mediazione per salvarsi: una posizione che a rigore fa riconfluire il cristianesimo nel giudaismo, annullando duemila anni di "parentesi" cristiana.
Anche la nuova Messa, ridotta quasi al rango di cena protestante in rottura con una tradizione bimillenaria, è segno di questa "fedeltà" di GPII alla tradizione. Infine lo è la persecuzione, che dura tuttora, dei cattolici integrali, che, volendo restare fedeli alla dottrina di sempre, sono stati scomunicati e dichiarati scismatici.
"Debole e forte" quindi, certo, GPII: debole con i nemici di Cristo e della Chiesa, annidati spesso all'interno della Chiesa stessa,forte con gli amici, "materno" (sic) con eretici e infedeli e "autorevole", anzi autoritario e dispotico con i fedeli coerenti.
Si vorrebbe sapere dal signor Del Pozzo quali siano i riferimenti nella tradizione a tali sconvolgenti "novità" introdotte da Wojtyla nel solco del Vaticano II, ma sarebbe tempo sprecato: i papisti di oggi sono insensibili a qualsiasi argomento oggettivo e guardano solo al loro "idolo" da incensare e di cui costruire, contro il buon senso, un ritratto di "saggio conservatore". Il buon Montanelli, almeno, aveva visto giusto, notando che Wojtyla si lascerà invece dietro un cumulo di rovine. Ma il suo capolavoro sarà proprio quello di essere riuscito a passare per un conservatore, addirittura un tradizionalista. Quando ci sveglieremo?
"Debole", anzi debolissima, direttore, la sua risposta, che comincia con un agghiacciante "Giusto". Mi aspettavo qualcosina di meglio.
Franco Damiani
Villafranca Padovana (PD) .




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