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Discussione: Semper infideles

  1. #341
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    Predefinito Abu ben Damihan

    http://mattinopadova.repubblica.it/d...ssaggio=483293

    inviato da dado01
    il 30 maggio 2008 alle 19:14
    ,

    Gentile sig. Damiani,sono laico e ovviamente vedo la questione dal punto di vista dello Stato italiano che ha sottoscritto tutta una serie di documenti che sanciscono e ci obbligano a rispettare i diritti umani,tra cui c'è la libertà di culto (ma come ho già detto è nostro INTERESSE sapere che cosa si fa e si dice sul nostro territorio).Diritti che anche la Chiesa riconosce(e lo sa).Si tratta di conquiste dell'Occidente che nasce,sì da radici ebraico-cristiane (i diritti umani sono i frutti maturi dei diritti naturali che dobbiamo al giusnaturalismo di S.Agostino,S.Tommaso,Vitoria ecc.),dalle guerre di religione che insanguinarono l'Europa (di qui,appunto,la libertà di religione),dall'Illuminismo (che rese una conquista definitiva la separazione tra Stato e Chiesa,che Lei sembra ignorare)ecc.Il fatto è che il Suo pensiero non solo è radicalmente antioccidentale (Lei ventila un modello che a me sembra più simile all'Iran o all'Arabia Saudita,il che non mi sembra un bel modo di difendere i valori occidentali!),ma anche sostanzialmente anticristiano.Non è possibile citare un comandamento tra 10 senza commettere un errore ermeneutico,anzi,non è possibile citare quello che si vuole senza tenere presente tanto l'Antico,quanto,soprattutto,il Nuovo testamento.A me sembra che la parola dei Vangeli sia sensibilmente diversa,e più convincente,di quanto Lei dice.Secondo me da questo punto di vista la Chiesa avrebbe pure più carte nell'ottica dell'evangelizzazione.Lei preferisce la spada,secondo me questo non ha nulla a che fare con la parola di Cristo.Molto di più fanno gli innumerevoli volontari che testimoniano,con la pratica,la loro fede tra le strade di fronte a difficoltà che spesso le alte gerarchie ignorano.Ma ovviamente dalla Sua ha tutti i musulmani che ci guardano dall'altra parte del Mediterraneo.Se il fondamentalismo fa danni da quelle parti non vedo perché una versione nostrana dovrebbe essere più innoqua (sic).

  2. #342
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    Predefinito Leone XIII "fondamentalista anticristiano"?


    Egregio signor "dado01", precisato che "innocua" si scrive con la c e non con la q, Le rispondo con le parole della Chiesa, tratte dall'enciclica "Immortale Dei" di Leone XIII (1885):
    <DIV><FONT face=Arial size=2><FONT size=3><FONT face="Times New Roman">La natura e la ragione, che comandano ad ogni singolo individuo di tributare a Dio pii e devoti atti d’ossequio, poiché tutti siamo in Suo potere e tutti, da Lui originati, a Lui dobbiamo ritornare, impongono la stessa legge alla società civile. Gli uomini uniti in società non sono meno soggetti a Dio dei singoli individui, né la società ha minori doveri dei singoli verso Dio, per la cui volontà è sorta, per il cui assenso si conserva, dalla cui grazia ha ricevuto l’immenso cumulo di beni che possiede. Perciò, come a nessuno è lecito trascurare i propri doveri verso Dio – e il più importante di essi è professare la religione nei pensieri e nelle opere, e non quella che ciascuno preferisce, ma quella che Dio ha comandato e che per segni certi e indubitabili ha stabilito essere l’unica vera – allo stesso modo le società non possono, senza sacrilegio, condursi come se Dio non esistesse, o ignorare la religione come fosse una pratica estranea e di nessuna utilità, o accoglierne indifferentemente una a piacere tra le molte; ma al contrario devono, nell’onorare Dio, adottare quella forma e quei riti coi quali Dio stesso dimostrò di voler essere onorato. Santo deve dunque essere il nome di Dio per i Principi, i quali tra i loro più sacri doveri devono porre quello di favorire la religione, difenderla con la loro benevolenza, proteggerla con l’autorità e il consenso delle leggi, né adottare qualsiasi decisione o norma che sia contraria alla sua integrità.

  3. #343
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    Predefinito La Diocesi di Padova sulla protesta della Lega

    La Diocesi sulla protesta della Lega
    "Siamo indignati e offesi"






    "Come credenti e come cittadini ci sentiamo profondamente indignati e offesi": è un passo della presa di posizione della Diocesi di Padova sull'iniziativa di esponenti della Lega Nord, che hanno portato a passeggio un maiale nell'area dove dovrebbe essere aperta una moschea. "Nessuna persona, nessun credente - è detto in una nota - può sentirsi autorizzato a denigrare la fede di un'altra persona e di un altro credente. Il rispetto della libertà religiosa rifugge ogni provocazione offensiva nei confronti di luoghi, riti, pratiche inerenti la sensibilità religiosa e i diritti delle persone". "Quanto accaduto - sottolinea la nota - lede il senso religioso di ogni credente e manca di rispetto a una delle dimensioni costitutive della vita dell'uomo. Dai politici e dagli amministratori ci auguriamo gesti concreti per la difesa della persona, la salvaguardia della legalità, nel rispetto dei principi propri della costituzione italiana. In un momento così delicato per la società italiana, che vede la presenza e la convivenza di nuovi gruppi etnici e religiosi, è importante che sappiamo educarci ai valori più profondi - pace, libertà e dignità della persona - che promuovono accoglienza, rispetto, dialogo, nonché la tutela delle relazioni".

    Nella nota si aggiunge quindi: "La Chiesa locale, consapevole di quanto discernimento, pazienza e fatica comporti l'impegno per una convivenza pacifica e solidale tra persone di diversa provenienza, cultura e religione: prende le distanze: da ogni forma di fondamentalismo violento e intollerante; da reazioni emotive fautrici di contrapposizioni tra gruppi; interpella le comunità cristiane a promuovere la cultura del dialogo, affinché si sviluppino la comprensione e la fiducia reciproche fra gli individui e fra i popoli, poiché tali sono le condizioni di una pace autentica". "Consapevole inoltre - conclude la nota - della condizione di persecuzione e limitazione di cui soffrono molti credenti nel mondo, chiede ai politici e agli amministratori, l'impegno per la promozione di un clima di solidarietà e di pace tra i vari gruppi a modello di una convivenza tra i popoli per il riconoscimento effettivo della reciprocità nei diritti e nei doveri. Come comunità cristiana continuiamo ad operare per una conoscenza e un'educazione esigente e rispettosa verso noi stessi e gli altri, in cui dignità e dialogo, accoglienza e sicurezza, diritti e doveri ne costituiscono i presupposti. Ribadiamo perciò il nostro impegno ad essere luogo di educazione e di esercizio di benevolenza, giustizia e pace".


    (12 novembre 2007)

  4. #344
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    Predefinito Dal sito "Sulla strada di Emmaus" di "do" Marco Pozza


    Karol il grande

    2 aprile 2005: un milione di chilometri percorsi, 1400 incontri con personalità politiche, 222 udienze a primi ministri, 1100 udienze generali, 104 viaggi internazionali, quasi 27 anni come successore di Pietro, ribelle pescatore di Galilea. E come sintesi provocatoria, milioni di volti giovani che, stregati dalla semplicità divina di quel vecchio prete polacco, han fatto rimbombare nei loro cuori la domanda che i discepoli di Emmaus hanno scandito al silenzio della luna: "Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino?" (Lc 24,32) Un uomo che ha vinto la scommessa che sembrava essere la più assurda: ri-accendere nel cuore dei giovani il sorriso parlando loro non delle conigliette di Play-Boy, dei gossip mondani o di un'insulsa sessualità, ma raccontando Gesù di Nazareth. E quella preferenza mai nascosta - che troppi infastidì - per una giovane donna, straniera eppure assai familiare, per quella ragazza così dolce e sensuale che si è servita dei lunghi silenzi di Efeso per rileggere la sua storia attraverso le vetrate della Risurrezione. Per lei, Maria di Nazareth, la dichiarazione d'amore più trasparente ed elegante: "Totus tuus ego sum".
    Storia di un uomo che nella vita è andato controcorrente, non contromano. Storia di un profeta che i suoi giovani celebrano già santo. Storia di un testimone che c'ha insegnato la cosa più illogica: per diventare grandi, mettetevi in ginocchio!
    Grazie Giovanni Paolo II!

  5. #345
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    Ovviamente si tratta di "don" Marco Pozza.

    La vocazione di Karol Woityla

    È una scelta consapevole, definitiva, che gli porta la pace. Una scelta tanto più responsabile perché Karol ha ventidue anni. E' quella che si chiama "vocazione tardiva". Non è un ragazzino che entra in seminario spinto da esaltazione adolescenziale, per tradizione di famiglia o per mancanza d'immaginazione. Non è nemmeno un figlio di poveri contadini che va alla ricerca di uno status sociale, come accadeva sovente in Polonia all'inizio del secolo.
    Karol, però, non ha mai completamente spiegato che cosa lo abbia spinto a farsi prete. La morte del padre, avvenuta per infarto il 18 febbraio 1941, lo ha colpito a fondo, tanto che egli passa dodici ore in preghiera accanto al feretro. Anche il suo mistico amico, il sarto Tyranowski, influisce sulla sua decisione. Con duemila sacerdoti polacchi morti o dispersi può darsi che pensa che sia suo dovere prenderne il posto. Può anche darsi che influisca sulla sua decisione la convinzione che le armi spirituali siano l'unica concreta opposizione possibile alla potenza militare nazista (Nella seconda Guerra Mondiale sono morti circa 7,6 milioni di polacchi, fra cui 3 milioni d'ebrei: il Paese ha perduto il 30% della popolazione, la percentuale più elevata di tutti gli Stati coinvolti nel conflitto).
    Woityla è consacrato sacerdote il 1° novembre 1946, dall'Arcivescovo Sapieha. Karol diviene, dunque, prete in un giorno d'allegria nella liturgia cristiana. La festa di Tutti i Santi, implorati affinché assistano, siano benevoli e proteggano l'ordinando.
    La mattina dopo, giorno dei Morti, il sacerdote novello sceglie di celebrare non una messa come consuetudine ma ben tre. Le prime due si svolgono nella cappella della cripta romana di San Leonardo della cattedrale di Wawel, laddove sono sepolti i re e le regine di Polonia, i grandi prelati che l'hanno onorata, i poeti che l'hanno cantata. Scegliere questo luogo significa ricollegarsi a tutta la storia della terra natia, seguire la radice dell'albero millenario. Dedica quella prima messa ai genitori, al fratello defunto, alla sorella che nemmeno conobbe. La terza ha luogo nella sua parrocchia, nella chiesa di Debnicki.

  6. #346
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    La giovinezza a Wadowice

    Scritto da Sandro Pozza giovedì 03 luglio 2008

    Giovanni Paolo II, al secolo Karol Josef Wojtyla, nasce martedì 18 maggio 1920 a Wadowice, 50 Km da Cracovia, in Galizia, la regione meridionale della Polonia. Sua madre partorisce in un umile appartamento in affitto, nei pressi della chiesa di Nostra Signora. Al di là di un cortile tetro, “varcata la soglia di un portone tarlato”, dopo aver salito “una scala di pietra”, si accede ad “un ballatoio con la ringhiera in ferro”. Prima la cucina, poi la sala da pranzo ed infine la camera.
    La madre ha 36 anni, a quell’epoca un’età piuttosto rischiosa per partorire. Infatti, soffre, sembra allo stremo delle forze. Infine sopraggiunge Karol, un bel neonato lungo e pesante, caratteristiche che lasciano presagire un’infanzia robusta. Il bambino viene alla luce alle 17.00, “praticamente alla stessa ora” dell’elezione di Giovanni Paolo II, come il papa rivelerà al pubblico romano il giorno del suo settantesimo compleanno. Un mese dopo, ossia il 20 giugno dello stesso anno, il piccolo Karol Wojtyla riceve il battesimo dall’abate Franciszek Zak, un cappellano militare amico del padre. Nel liber natorum (registro di stato civile) a pagina 549 del IV volume del 1920, il prete scrive i dati obbligatori: “Religio romcath. Sexus mascolini…”. I nomi del bambino, scritti in latino, sono Carolus Josephus. Karol (Carolus), in onore di San Carlo Borromeo, è anche il nome del padre. Josef, che si riferisce evidentemente allo sposo della Vergine Maria, è lo stesso del padrino presente nel battistero, ma è soprattutto quello del maresciallo Pilsudski, l’eroe dell’indipendenza polacca tanto ammirato dal padre del futuro papa.
    L’indipendenza polacca è stata proclamata soltanto un anno e mezzo prima, l’11 novembre 1918; per più di un secolo il Paese è stato diviso tra i suoi tre potenti vicini: Russia, Prussia e Austria, ma ora, finalmente, i polacchi sono liberi di ricostruire la loro patria distrutta dalla guerra. L’indipendenza, purtroppo, porta con sé molti problemi. La Polonia appena risorta entra subito in guerra con l’Unione Sovietica e, tre mesi dopo la nascita di Wojtyla, l’Armata Rossa è alle porte di Varsavia, da dove è respinta all’ultimo momento in una storica battaglia detta “il miracolo della Vistola”che si conclude con la vittoria il giorno della festa dell’Assunzione di Maria.
    Gravi difficoltà economiche ostacolano, poi, lo sviluppo del paese, prevalentemente agricolo; un altro fattore complica ulteriormente la situazione: il cattolicesimo, sebbene abbia plasmato la nazione, non è l’unica religione post-1920, ad Est ci sono molti cristiani ortodossi, ad Ovest alcune comunità luterane, mentre il dieci per cento della popolazione è di religione ebraica.
    Il padre Karol ha prestato servizio nell’esercito imperiale austro-ungarico e al tempo della nascita del futuro papa è ufficiale amministrativo dell’esercito polacco; la madre Emilia, d’origine lituana, è di modestissime origini – la sua famiglia è composta da artigiani: la madre era figlia di un sellaio, il padre figlio di un calzolaio – e di salute cagionevole. La coppia, unita dal vincolo del matrimonio nel 1904, ha già un figlio, Edmund, che nel 1920 ha 15 anni.
    Il primo Wojtyla di cui si trova traccia negli atti parrocchiali della parrocchia di San Bartlomiej, a lungo frequentata dai Wojtyla, è un certo Maciej, nato nel 1765. Nel registro della chiesa, i Wojtyla sono registrati come hortolani (“piccoli agricoltori”).
    Wadowice è una piccola cittadina, dove ognuno conosce tutti gli altri. Ci si ricorda ancora delle tragedie che hanno colpito la famiglia Wojtyla: ha passato brutti momenti, perché papà Karol è stato congedato dall’esercito con una piccola pensione. Quando, poi, il piccolo Karol ha circa 9 anni, la madre muore, a 45 anni, dando alla luce una bambina nata morta alla quale si è dato il nome di Olga. Sul certificato di morte, redatto dal medico di famiglia, si legge: “Myocarditis nephritis”.
    Tre anni dopo la morte della madre, Edmund, che si è laureato in medicina e svolge il tirocinio in un ospedale a Bielsko, prende la scarlattina da una ragazza di nome Anna che ha vegliato una notte intera incurante del rischio di contagio e muore. Karol entra al ginnasio maschile Marcìn Wadowìte di Wadowice nel 1931: il giovane Woityla riesce bene soprattutto nelle lingue antiche e moderne e in filosofia; meno bravo in storia, chimica e fisica. Nell’autunno 1938 Karol comincia a studiare lingua e letteratura polacca, poesia e drammaturgia presso l’Università Jagellonica di Cracovia, fondata nel 1364 da Casimiro il Grande, una delle più antiche università del mondo, la seconda dell’Europa centrale dopo quella di Praga, ed è uno dei fondatori del gruppo teatrale studentesco “Studio 39” che rimane attivo fino a quando, nel 1941, si trasforma nel Teatro Rapsodico. Ama lo sport, si dimostra un portiere robusto e tenace e ama nuotare nella corrente veloce del fiume Skawa, ma soprattutto ama sciare.
    Durante l’occupazione tedesca della Polonia, iniziata il 1° settembre 1939, nel corso della seconda guerra mondiale, il futuro successore di Pietro lavora in una cava di pietra di Zakrzowek che dipende dall’industria chimica Solvay. Poiché la fabbrica è considerata d’importanza militare, i lavoratori beneficiano di un timbro speciale stampato sulla carta d’identità, una possibilità in più per non morire di fame ed evitare la deportazione in Germania, nel Reich.
    Giovanni Paolo I è stato il primo papa di classe operaia, ma Giovanni Paolo II è il primo papa ad essere stato lui stesso operaio. “ Io ho condiviso le sofferenze degli operai, le loro giuste richieste e le loro legittime lamentele. So bene quanto sia necessario per ogni essere umano avere un lavoro che non sia causa di alienazione e di frustrazione, di avere un lavoro che riconosca la sua piena dignità” (Messico, gennaio 1979).

  7. #347
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    Predefinito I commenti

    Qui, se volete divertirvi, la discussione, cui ho partecipato:

    http://www.sullastradadiemmaus.net/k....html#JOSC_TOP

  8. #348
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    1) Troppo onore: che la mia povera prosa facesse addirittura commuovere fino alle lacrime mai avrei osato sperare.
    2) Apprezzo sempre le critiche motivate e argomentate.
    3) Per quanto mi sforzi, non riesco a trovare nella mia memoria ricordo di questa forumista così sensibile che mi apostrofa con un giovanile "tu".
    4) Tutto ciò che riesco a sapere di lei è che si dichiara "cattolica confusa" e che rivolge in altro forum le seguenti domande:

    1. la bolla Cantate Domino [come qualsiasi passo dottrinale sulla fede e i costumi, per esempio quelli riportati dal Denzinger] è vincolante per la fede?
    2. Tale bolla è mai stata abrogata e, se sì, consta apertamente? Esiste una dimostrazione che la sua dottrina sia stata abbandonata?
    3. Nostra Aetate è magistero straordinario o ordinario? Sostituisce tutto il magistero precedente? (Parlo di dottrina non di prassi pastorale).
    4. Che differenza c'è tra errore e eresia e relative sanzioni? Quale dei due si applica a opinioni contrarie all'insegnamento della bolla Cantate Domino e quale a Nostra Aetate.,

    che dimostrano la sua alta preparazione dottrinale.
    Signora, che vuole? Queste domande mi fanno piangere.
    Pensaci, Giacomina.

  9. #349
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  10. #350
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    Quando si pensa a Padova dal punto di vista della religione la prima immagine che viene in mente è quello di Don Sante, il prete che nello scorso autunno fece scoppiare un immenso scandalo per la sua relazione con una donna dalla quale ha avuto anche un figlio. Tuttavia sarebbe ingiusto limitarsi a inquadrare lo spirito di fede di questa città nella sola figura di questo parroco. Nella città del Santo vi è un altro sacerdote,un vero uomo di fede , più interessato a svecchiare e rendere migliore la Chiesa che non a conquistare le prime pagine dei giornali con scandali vari. Un parroco che sta cercando di modernizzare il messaggio per renderlo udibile anche dalle giovani generazioni. Stiamo parlando di don Marco Pozza alias Don Spritz in passato ed ora sarà nel futuro don Web!
    Ma chi è don Marco? Don Marco Pozza è una figura molto conosciuta a Padova. Negli scorsi anni questo prete di Vicenza ha travolto la Chiesa della Sacra Famiglia con un “uragano” di iniziative e idee , che hanno portato una vera e propria rivoluzione positiva nel rapporto con i fedeli. Messe che diventavano veri e propri show , nei quali si spiegava il Vangelo utilizzando Vasco Rossi ; un modello comunicativo che funzionava alla grande soprattutto con i più giovani. Ma Don Marco non si limitava a divulgare il messaggio di Dio solo nella parrocchia della Sacra Famiglia. Ma anche nelle piazze dello spritz , dove si avvicinava ai gruppi che degustavano la famosa bevanda arancione e iniziava a parlare con loro di Dio della Bibbia. Un’idea rivoluzionaria, fantastica semplicemente divina.
    Ma le tante novità che il giovane parroco aveva portato non sono piaciute ai livelli più alti delle cariche ecclesiastiche della città, ed ecco che Don Marco è stato mandato a Roma , volente o no , a studiare Teologia. Ma Don Spritz non si è arreso e ha continuato a combattere la sua battaglia! Ed ecco la sua nuova fantastica idea ! La parrocchia virtuale!
    www.sullastradadiemmaus.net è l’indirizzo di questo sito , dedicato all’amatissimo papa Karol Wojtyla , dove questa prima parrocchia virtuale nascerà domani e dalla quale don Marco continuerà nella sua strada per modernizzare il messaggio della Chiesa Cattolica sotto il nickname oGm ossia “organismo Gesù modificato”. Una bellissima idea. Un sito finalmente utile , in una rete infestata di canali e siti decisamente inutili e pericolosi. Un sorta di lago Tiberiade virtuale dove don Web spera di fare una pesca miracolosa.

    http://oknotizie.alice.it/go.php?us=782018011fe0cb43

 

 
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