Da "Avvenire" del 27 febbraio 2003
RELIGIONE E CULTURA
il fatto.Oggi in Inghilterra Rowan Williams si insedia come primate della Chiesa anglicana. Nelle scorse settimane ha trascorso un periodo di ritiro spirituale nella comunità monastica di Bose. Il priore Enzo Bianchi racconta l’incontro
Il Vangelo secondo Canterbury
La missione del nuovo arcivescovo si situa in un momento critico per il dialogo ecumenico e per la situazione internazionale. Tra le sue doti di pastore spicca una capacità di ascolto radicata nello studio della Bibbia e dei Padri
Da Canterbury Enzo Bianchi
«Non abbiamo bisogno di qualche opinionista cristiano, ma di una comunità di credenti le cui vite appaiano credibili e attraenti: uomini e donne che mostrino di conoscere cosa significa essere umani oggi e come aprire la propria umanità a un Dio capace di rendere l'umanità quello che deve essere più in profondità; persone che sappiano almeno un po' come pregare, come rapportare le proprie vite alla vita di Gesù Cristo e come recare speranza nelle situazioni disperate. Ogni parola cristiana, da chiunque provenga, è finalizzata ad aiutare una comunità a sviluppare il discernimento e a imparare la sapienza per condividerla con gli altri esseri umani. È di questa realtà che voglio essere parte». Con queste parole Rowan Williams concludeva il suo messaggio pubblico in vista del proprio insediamento quale arcivescovo di Canterbury e primate della Comunione anglicana, insediamento che avviene oggi, al termine del lungo iter procedurale previsto dalla Chiesa d'Inghilterra: così siederà sulla c attedra che fu di Agostino - monaco inviato da papa Gregorio Magno per annunciare il Vangelo nelle Isole britanniche -, poi di Anselmo d'Aosta e di Thomas Becket, e in tempi più recenti, secoli dopo la tragica rottura avvenuta con Roma, dell'arcivescovo Michael Ramsey, accolto a braccia aperte da Papa Giovanni, e poi del suo predecessore immediato George Carey, che assieme a Giovanni Paolo II aprì la porta santa di San Paolo fuori le Mura in occasione del Giubileo.
Una vita umana capace di aprirsi all'umanità come Dio l'ha pensata e amata, una vita cristiana «credibile e attraente», una sapienza secondo lo Spirito è proprio quella di cui dà testimonianza quest'uomo delle fonti cristiane. All'inizio dello scorso mese di gennaio, assieme alla mia Comunità, ho avuto la gioia di accogliere a Bose il nuovo primate anglicano, desideroso di trascorrere dieci giorni di ritiro e di preghiera in vista dell'evento ecclesiale che oggi si celebra a Canterbury: ho potuto così conoscere da vicino u n uomo di Dio di cui avevo letto profonde meditazioni spirituali, ho potuto cogliere qualcosa di quanto gli arde nel cuore, ho potuto rendere grazie a Dio per il dono che Rowan Williams rappresenta per la Chiesa tutta.
L'inizio del suo ministero avviene in una stagione certo non facile per il dialogo ecumenico, né tanto meno per la testimonianza cristiana nella compagnia degli uomini: l'atmosfera di tensione e di diffidenza che regna tra cristiani d'Occidente e d'Oriente e, ancor più, il clima di guerra annunciata che incombe sull'umanità intera trovano in Rowan Williams un uomo di pace che non si rassegna di fronte alle difficoltà. Chiamato a presiedere nella carità alla Comunione anglicana che ha fedeli sparsi in tutto il mondo - dal Sudan al Sudafrica, dall'India agli Stati Uniti, dall'Australia al Pakistan e ai Caraibi - il nuovo primate ha imparato la difficile arte dell'ascolto dell'altro nel dialogo ecumenico con la Chiesa ortodossa e ha sempre cercato di ritrovare nelle com uni radici bibliche e patristiche la chiave non per un compromesso, ma per un'autentica conversione all'unico Signore dell'unica Chiesa.
E proprio questo suo radicamento nel Vangelo ha fornito audacia e franchezza alle sue parole di fronte alla sempre più assillante minaccia di guerra. Non a caso, si è ritrovato a più riprese in profonda sintonia con gli appelli alla pace pronunciati da Giovanni Paolo II: già in occasione dello scorso Natale, aveva levato con audacia profetica la sua voce contro la guerra in Iraq, criticando la linea adottata dal primo ministro inglese; nei giorni scorsi ha firmato una dichiarazione comune con il cardinale cattolico di Londra, Cormac Murphy O'Connor, in cui si afferma che «persistono tuttora dubbi sulla legittimità morale e sulle imprevedibili conseguenze umanitarie di una guerra con l'Iraq»; ancora ieri, il Sinodo della Chiesa anglicana da lui presieduto ha aderito alla giornata di digiuno e di preghiera per la pace indetta dal Papa per il 5 marzo , mer coledì delle Ceneri.
Sì, è un vescovo del Vangelo quello che oggi entra a Canterbury, un vescovo consapevole, come i padri della Chiesa da lui tanto amati, che l'annuncio cristiano non è un «supplemento di anima» fornito a una società smarrita, non riguarda primariamente l'ambito etico né la religione civile, ma la fede, l'adesione alla persona e alla volontà del Signore Gesù: predilezione per i poveri, sete di giustizia, annuncio del perdono, amore per la verità, ricerca della pace non sono opzioni per tacitare la coscienza degli uomini, ma lineamenti del volto misericordioso di Dio, quel volto che Gesù ci ha narrato con la sua vita donata per gli amici e offerta per i nemici, quel volto luminoso del Figlio di Dio che dona la pace perché è lui stesso la nostra pace.




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