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Discussione: Semper infideles

  1. #141
    scemo del villaggio
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    Questo sarà certamente giudicato un articolo conservatore. Invece è il solito articolo cattoliberale basato sull'idea protestante della separazione della Chiesa dallo Stato.

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  2. #142
    scemo del villaggio
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    Predefinito "Quella fraternità inscindibile fra il cristianesimo e l'ebraismo"

    da "Gente Veneta" n. 27 del 12 luglio 2003

    Nel 1947, quando casualmente trovò gli antichi rotoli essenici in una grotta di Qumran, sulle sponde de Mare Morto, il giovane pastore Muhammad ed Dib non pensò certo di divenire tanto famoso da essere ricordato a oltre cinquant'anni da quella scoperta. Oggi che tutti gli scritti trovati sono stati interamente letti, inizia la fase dello studio del contenuto, dell'interpretazione e della verfica dei riflessi su ciò che sappiamo delle attese messianiche del tempo di Gesù. Il punto sulle conoscenze in materia è stato fatto a Venezia la scorsa settimana, grazie alla felice concomitanza della riunione dell'Enoch Seminar, che raccoglie i massimi studiosi della materia, e del convegno sul Messia, tra memoria e attesa, voluto dall'associazione Biblia e tenuto alla Scuola Grande di S. Giovanni Evamgelista.
    L'influsso dei manoscritti di Qumran sul primo cristianesimo e sul giudaismo rabbinico è stato il tema di due dei più significativi interventi che hanno arricchito le nostre conoscenze sulle attese messianiche al tempo di Gesò.

    QUMRAN E LA NASCITA DEL GIUDAISMO RABBINICO.

    Lawrence H. Schiffman, della New York University, ha delineato alcune piste per capire come sia stato possibile che dal variegato giudaismo del Secondo Tempio si pervenisse a quel consenso che si sviluppò intorno a giudaismo rabbinico all'alba del Medio Evo.
    I manoscritti di Qumran offrono un aiuto insperato per comprendere tale evoluzione, con preziose informazioni riguardo agli esseni, ai sadducei ed ai farisei, ma anche all'ambiente da cui la letteratura e la tradizione rabbinica mossero i primi passi. I testi qumranici ci dicono che le norme legali furono un importante veicolo per diffondere la teologia e il significato del modo di ivere giudaico. Lungi dall'essere quel vuoto legalismo che l'immagine deformata che certe caricature del giudaismo rabbinico vogliono (sic) presentare, le norme appaiono come un mezzo per avvicinarsi a Dio e al prossimo, una forza plasmante una purità etica, spirituale e rituale per l'intero Israele. Alla luce di tali scritti, appare chiaro che tutti i gruppi giudaici del tempo già condividevano alcuni tratti carattersistici del giudaismo successivo alla caduta del sSntuario. La centralità della Torah, la sostituzione del culto scarificale con la preghiera, una liturgia extratemplare, l'estensione delle norme di purità dal Tempio alla vita quotidiana, il messianismo e il misticismo ne sono i tratti salienti. I manoscriiti ci dicono che idee e pratiche raccolte dai maestri che hanno fondato il giudaismo rabbinico, dopo la fine della prima guerra giudaica (70 d.C.), non sono che l'eredità di una tradizione precedente, sviluppata ed adattata alla nuova situazione. I rotoli di Qumran ci aiutano a capire come, dal dramma della caduta di Gerusalemme e della distruzione del Santuario, la variegata espressione religiosa del Secondo Tempio si sia coagulata nel giudaismo rabbinico che oggi ben conosciamo.

    QUMRAN E IL PRIMO CRISTIANESIMO.

    Ora che i manosritti sono tutti pubblicati e disponibili, è possibile apprezzare meglio il loro contributo alla nostra conoscenza del primo cristinesimo e del Nuovo Testamento. Ne ha riferito James C. Van der Kam, dell'Università di Notre Dame.
    I rotoli del Mare Morto ci rivelano differenze e concordanze tra la comunità di Qumran e il primo cristianesimo. Fra le prime sorprende il silenzio sulla figura di Gesù di Nazaret, del tutto assente negli scritti qumranici, nonostante la forte attesa messianica di quel circolo. Inoltre, il ruolo esercitato dalla Torah mosaica era di assouta centralità a Qumran, mentre non lo era per la dottrina della prima comunità cristiana, per lo meno di quella d'impronta paolina. Infine, il messaggio cristiano si mostrò precocemente aperto anche ai non ebrei, mentre la comunità qumranica non faceva proselitismo e certamente non ammetteva gentili.
    Tuttavia, nonstante queste differenze, si notano pue alcuni importanti tratti comuni. Innanzittto, l'ingresso nella comunità prevedeva, in entrambi i casi, un progressivo processo di avvicinamento (più semplificato nel caso dei cristiani). La messa in comune dei beni era un altro tratto comune, così come il modo di interpretare la Scrittura in chiave apocalittico-escatologica.

    I MANOSCRITTI DI QUMRAN CI FANNO INSOMMA COMPRENDERE CHE IL RAPPORTO VINCOLANTE IL CRISTIANESIMO ALL'EBRAISMO RABBINICO è UN RAPPORTO DI FRATERNITà E NON DI FIGLIOLANZA, AVENDO ENTRAMBI UNA MEDESIMA RADICE COMUNE.

    Maurizio del Maschio

  3. #143
    scemo del villaggio
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    Predefinito "Messianismi di ieri e di oggi"

    Da "Gente Veneta" n. 27 del 12 luglio 2003

    IL CONVEGNO
    Messianismi di ieri e di oggi

    Perché, nonostante ciò che Gesù ha detto e fatto, non è stato riconosciuto come il Messia tanto atteso dagli ebrei a lui contemporanei? E' questa la stupita domanda che molti cristiani si pongono ancora oggi.
    Occorre dire inanzitutto che, nell'arco di tempo che va dal secondo secolo avanti al secondo secolo dopo Cristo, l'attesa messianica è andata progressivamente caricandosi, soprattutto dopo la conquista della Palestina operata da Pompeo il Grande.
    Ma nei diversi gruppi che caratterizzavano la società giudaica di quel tempo, la figura del Messia assumeva contorni estremamente variegati. La stessa comunità di Qumran attendeva la venuta di due distinte e differenti figura di Messia. Tra zeloti, farisei ed esseni il Messia veniva delineato con diverse fisionomie e ruoli. Non esistendo un giudaismo monolitico, anche le attese messianiche assumevano contorni e sfumature differenti. C'era chi attendeva un Messia davidico, chi un politico, chi un guerriero o un sacerdote. Prima di Gesù e dopo di lui, vari personaggi si sono attribuiti (o altri glielo hanno conferito) il titolo di Messia. Di alcuni di essi, come Teuda e Giuda il Galileo, si parla pure negli Atti degli Apostoli (At. 5, 36-37). Uno, Shimon bar-Kochba, rischiò di essere ritenuto tale se ai primi successi contro i romani non fosse seguita la sua disfatta nella seconda guerra giudaica (132-135 d.C.). La mancata generale accoglienza di Gesù come il Messia è dovuta proprio all'esistenza delle differenti attese messianiche che caratterizzavano il suo tempo. Egli incarnava l'identikit di una di tali attse, perciò è stato accolto soltanto da coloro che riconoscevano in lui la persona che cercavano, venendo rifiutato da tutti gli altri.
    Noi viviamo in un'epoca che. paradossalmente, si prsenta religiosa e non religiosa nel contempo. Oggi esistono attese consumistico-pubblicitarie, poiltiche, culturali, sociali e poseudo-religiose, con chiari connotati messianici che, prima o poi, lasciano il posto alla disillusione e all'insoddisfazione. C'è da chiedersi se i credenti sono ancora pervasi da una genuina attesa messianica o se, come afferma Paolo De Benedetti, siamo contagiati dall'ipocrisia di un messianismo da borghesi adagiati che in realtà non attendono proprio nulla. L'autentica attesa messianica ha le caratteristiche dell'esodo. E' un ovimento lineare, talora pure vagabondo a causa della fragilità umana, ma senza ritorno. Nel dedalo chiassoso degli odierni messianismi è difficile udire i passi del vero Messia, accorgersi se sta venendo. Tuttavia, è nostro dovere tendere l'orecchio e, per quanto possibile, preparargli la via.

    (M.d.M.)

  4. #144
    scemo del villaggio
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    Predefinito Lettera al direttore di "sì sì no no"

    Caro direttore,

    Le mando questi due articoli che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non sono apparsi sull'organo di qualche comunità ebraica, ma su "Gente veneta", organo della diocesi di Venezia, nella pagina "Società & cultura".
    La lettura ne è affascinante. In particolare si apprezza nel primo articolo la vibrante attualità e interesse, per i cristiani, di tutta la prima parte relativa al giudaismo rabbinico, del quale, verrebbe da dire, non ce ne potrebbe importare di meno. Il motivo di tanto spazio lo si capisce però nell'ultima parte, quella che dovrebbe giustificare il titolo enfatico: "La fraternità inscindibile...". Per la verità, a essere pignoli, le basi di questa "fraternità inscindibile" fra cristianesimo ed ebraismo non risultano chiare a una prima lettura, ma poi nel finale tutto s'illumina. Ecco la spiegazione: cristianesimo ed ebraismo (rabbinico naturalmente, non mosaico, questo è ben chiaro. si parla del giudaismo rabbinico-talmudico post e anticristiano), o meglio cristianesimo ed essenismo, che del giudaismo rabbinico era una variante, hanno in comune...la messa in comune dei beni e il catecumenato. Certo, c'erano trascurabili differenze, come "il silenzio sulla figura di Gesù di Nazaret", "il ruolo esercitato dalla Torah mosaica" e il proselitismo, ma che saranno mai dal momento che dobbiamo "pensare a ciò che unisce e non a ciò che divide"? Con il che si aprono prospettive inimmaginabili: per esempio, e mi scuso della banalità, potremmo trovare una "fraternità inscindibie" fra i tifosi della Juve e quelli del Toro, basata sul fatto che appartengono tutti alla specie umana e addirittura vivono nella stessa città. Che importa che se le diano di santa ragione? Idem tra fiorentini e pisani, tra veneziani e padovani, ecc. Trovato l'uovo di Colombo della fraternità universale, il nostro autore prosegue spiegandoci che "molti cristiani" si pongono la domanda sul perché mai Gesò non sia stato riconosciuto da tutti come il Messia. Questi "molti cristiani" devono essere stati a suo tempo distratti alle lezioni di catechismo, perché alla domanda che essi si pongono "stupiti" Santa Madre Chiesa ha già risposto da quasi duemila anni, spiegando che chi non riconobbe Gesù come il Messia, pur avendo egli dato tutti gli elementi per il proprio riconoscimento (Dio non gioca a nascondino con gli uomini), era accecato dalla superbia e dall'invidia, in una parola dalla durezza di cuore. Ma queste, diciamocelo, sono viete spiegazioni preconciliari. Ora, grazie alla nuova teologia e alla nuova esegesi, ben altro si è compreso: che cioè Cristo "incarnava l'identikit di una sola delle attese messianiche" del suo tempo, e che quindi non poteva, oggettivamente non poteva essere riconosciuto come Messia che da quella piccola parte che in effetti lo riconobbe. Con il che veramente, senza che lo si dia a vedere, la dottrina cristiana compie una rivoluzione copernicana: è evidente infatti che ciò assolve da ogni colpa non solo chi non riconobbe Gesù, ma addirittura chi lo mise a morte. Quasi quasi (mi trema la penna nello scriverlo) del Maschio afferma che questi ultimi fecero bene a ucciderlo. E oggi, verrebbe da chiedere all'autore? Oggi abbiamo qualche elemento in più oppure l'incertezza regna ancora sovrana? Perchè qualche dubbio sarà pur lecito, no? Cioè Gesù era effettivamente il Messia annunciato dai profeti o no? Sono certo che la risposta di del Maschio sarebbe intelligentemente possibilista. Però egli, se fosse coerente, dovrebbe rinunciare all'appellativo di cristiano per quello molto più appropriato di giudaizzante, di criptoebreo o di criptomassone.
    Un'ultima domanda: ma nei rotoli di Qumran on c'è anche il famoso 7Q5 con frammenti del Vangelo di S.Marco di cui ancora pochi anni fa disputavano Callaghan e Thiede? Oppure l'esegesi "scientifica" ha fatto giustizia anche di quello?
    Il patriarca Scola ha avuto la bontà di rispondermi, anche se con poche righe del tutto generiche, quando gli ho segnalato le aberrazioni gnostiche in una conferenza sponsorizzata dalla curia. Ora che farà? Questo, ripeto, è l'organo ufficiale della sua diocesi.

    Franco Damiani
    Venezia-Mestre, 4 agosto 2003
    nella festa di S. Domenico di Guzman


  5. #145
    scemo del villaggio
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    Predefinito Lettera di Francesco Speroni a "La Padania"

    Fede e tradizione nella liturgia cattolica

    Caro direttore, in un articolo su "la Padania" ho notato una critica all'uso di dare l'Ostia consacrata direttamente nelle mani dei fedeli, cui si aggiungeva una considerazione negativa sull'abolizione del digiuno eucaristico.
    Mi sembra però che proprio la prassi attuale sia quella più rispettosa della tradizione, che secondo me va ritrovata direttamente alla fonte, senza privilegiare un Concilio rispetto ad un altro e senza impelagarsi in discettazioni se sia meglio la messa del quinto o del sedicesimo o del ventesimo secolo.
    Venendo appunto alla fonte primaria, nei vangeli troviamo che "Ora, mentre essi mangiavano, Gesù prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede a loro dicendo: 'Prendete, questo è il mio corpo' (Mt. 26, 26) e "Mentre mangiavano prese il pane e, pronunziata la benedizione, lo spezzò e lo diede loro dicendo: 'Prendete, questo è il mio corpo' (Mc. 14, 22).
    Il testo e soprattutto l'esortazione "prendete" fa capire che Gesù non imboccò gli Apostoli, i quali peraltro già stavano mangiando, con conseguente commistione fra pane consacrato e altro cibo.
    E' pertanto evidente quale fra i due riti sia più vicino a quanto fatto da Gesù stesso.

  6. #146
    scemo del villaggio
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    Predefinito Satanelli

    Ricevo da Lello Minimi

    Ricevo e diffondo. Lo merita
    lello
    ----- Original Message -----
    From: Gebets
    To: [email protected]
    Sent: Tuesday, August 19, 2003 129 AM
    Subject: [tradizionecattolica] Satanelli


    Oggi un amico di mio fratello si è impiccato, aveva 25 anni, mia mamma lo trattava come se fosse un altro figlio e da almeno due anni ogni giorno cercava di convincerlo a desistere da questa idea che da tanto tempo coltivava. Per quasi tutta la vita la sua psiche ha sofferto, e il fatto di frequentare ambienti come i bambini di satana sicuramente non l'ha aiutato a guarire. Attraverso di lui ho finito per conoscere personalmente Marco Dimitri, ero a casa dei miei in compagnia di un piatto di fagioli in umido quando vedo questo tipo ridotto quasi a uno scheletro, gli occhi fissi, che entra e mi si siede davanti, seguito dall'amico. Ma frequentando il giro della musica gotica, con il corredo inevitabile di comunità virtuali e chats, ho potuto conoscerne tanti altri di satanelli, anche se non famosi, e sono veramente tanti e molto giovani, la fascia di età più densa a quanto ho visto va dai 15 ai 25 anni, spesso sono ancora freschi di parrocchia. Per quasi tutti il punto di partenza è il rifiuto del cristianesimo, ma ascoltandoli parlare ci si rende conto che il cristianesimo di cui parlano è marcatamente protestante, assorbito attraverso i media e la scuola, ed erroneamente identificato con la vera Religione. Qui si sente veramente tutto il peso della scomparsa della Chiesa Docente dopo il concilio, che lascia aperta la strada alle interpretazioni più deliranti della Dottrina. Ho poi ascoltato altre persone non appartenenti a quel tipo di ambienti, gente normale, e ho visto che la loro visione del cristianesimo è identica.. sembra che l'intera Italia sia popolata di protestanti convinti di essere cattolici. Molti di questi ragazzi accettano passivamente questo cattolicesimo protestante umanitario, e diventano giovani parrocchiani modernisti. Alcuni altri, e per disgrazia spesso si tratta dei più sensibili e creativi, intuiscono che c'è qualcosa di sbagliato, innaturale, in quel che gli viene insegnato, e privi di guida rifiutano in blocco la Chiesa per viaggiare lungo le strade del New Age fino all'estrema conseguenza.

    Spesso la grazia della sensibilità artistica porta con sè la croce della fragilità emotiva, i potenziali artisti cadono facilmente nelle tentazioni e il nemico si accanisce in maniera particolare su di loro per volgere a proprio favore le loro capacità, prima di divorarli. Così va a finire che noi cattolici siamo un miliardo e non se ne trova uno capace di fare qualcosa di nuovo, sono lontani i tempi dell'arte barocca, al massimo schitarrano nell'unico ambito in cui non dovrebbero farlo, quello liturgico, e questa incapacità di distinguere il momento liturgico da quello mondano è chiaramente protestante. I satanelli invece saranno duecentomila o giù di li tra Europa e USA, ma sono loro a stabilire le tendenze della moda: a partire dal New Wave degli anni 80 con Psychic TV e Soft Cell , seguito dalla house, i piercing e i tatuaggi, i rave in cui si balla per ore a un ritmo ossessionante come nelle cerimonie vudù, e poi i fumetti, romanzi , film come Giovani Streghe. Si trovano discussioni su Evangelion ( cartone animato giapponese) e la Cabala, Matrix e la Gnosi, insomma saranno pochi, ma si danno da fare.

    Il fatto è che il modernista per sua natura non è creativo, vuole essere al passo con i tempi ed è interessato solo a copiare quel che vede fare dagli altri, destinato a rimanere sempre un passo indietro rispetto all'ultima moda, sempre stabilita da qualcun altro che ha preferito inventarla piuttosto che subirla.

    Perseo

  7. #147
    scemo del villaggio
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    Predefinito Alcuni titoli dal "Corriere del Veneto"

    Alcuni titoli recenti dal "Corriere del Veneto":

    1) 6 settembre:

    "Le vie del fitness sono infinite/ Una palestra per i preti e le suore/ Pesi e cyclette, così a Venezia la Chiesa si tiene in forma".

    "Lo stesso Patriarca di Venezia, Monsignor Angelo Scola, apprezza l'approccio all'attività fisica" - "Una suora di 82 anni faceva gli esercizi con il velo".
    I religiosi iscritti sono già più di trenta, indossano tute e t-shirt. Sulla porta d'ingresso c'è scritto "Il tempio del benessere". Oltre ai religiosi ci sono anche giovani, casalinghe e pensionati.


    2) 7 settembre

    PADOVA. "Calano i sacerdoti, tocca ai fedeli sostituirli". L'appello del vescovo Mattiazzo alla città, durante l'apertura del nuovo anno pastorale. 849 è il numero dei sacerdoti della diocesi di Padova. Età media 65 anni. Nel 2030 diventeranno 423 con il rischio di arrivare all'abbandono delle parrocchie.
    Secondo il presule, "la meta cui tendere è una chiesa del popolo, radicata nel territorio e nel tessuto sociale per dare un''anima alla modernità". "I nemici da contrastare : il male si trova oggi negli sfrutatori, in particolare quelli che approfittano degli immigrati. E anche in chi ha interrotto le comunicazioni con la società cristiana, cadendo nella rete delle sette"

    3) 7 settembre

    PESCHIERA DEL GARDA. "La novena dei frati in convento: "Signore, ferma l'Alta velocità".

  8. #148
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    Predefinito Teilhard de Chardin a venezia (lettera al direttore di "sì sì no no")

    Caro direttore,

    ho voluto assistere, mercoledì 1° ottobre, alla conferenza organizzata dallo “Studium” veneziano nella Scuola Grande di San Teodoro sul tema “Un nuovo rapporto tra scienza e fede: Teilhard de Chardin”. Relatore: Ludovico Gallieni dell’Università di Pisa.
    Il “nuovo rapporto” sarebbe quello che ha sostituito quello galileiano, sintetizzato dal cardinal Baronio con la famosa frase: “Le Scritture ci insegnano come andare in cielo, non come va il cielo”.
    Gallieni ha esordito con piacevolezze del tipo “la scienza può favorire il dialogo interreligioso e la pace”, passando poi a una citazione di Averroè, secondo il quale “quando vengono a contrasto scienza e fede, è la fede che deve cedere in quanto le risposte della scienza sarebbero “definitive e aassolute” (?) e quindi la teologia dovrebbe adattarsi trasformando la sua lettura in lettura metaforica. Obiezione spontanea. ma Il Magistero non ha sempre insegnato l’esatto contrario, cioè che è la ragione che deve inchinarsi alla fede? e se domani la “scienza” “scoprisse” che Nostro Signore non è risorto? A me pare che le certezze scientifiche siano tutt’altro che “assolute” e tanto meno “definitive” (anzi, il definirle tali è propriamente antiscientifico).
    Si passa poi al “nostro” Teilhard, considerato evidentemente ancora attuale a quasi mezzo secolo dalla morte. Ecco il relatore illuminarsi: si capisce che per lui il gesuita francese rappresenta “l’anello di congiunzione” tra scienza e fede, risolvendo il problema lasciato aperto da Galileo. E via con una agiografia di Teilhard, ispirata a un entusiasmo degno di miglior causa. Silenzio totale sul “Monitum” del sant’Uffizio del 1962, che condannava le opere del gesuita in quanto viziate da “ambiguità ed errori gravi”, e invece alate parole sul carattere profetico dello studioso, che avrebbe anticipato nientemeno che la “Gaudium et Spes” (appunto…).
    Appena si apre il dibattito domando stupito come si possa ancora parlare di “novità” a proposito di un pensiero datato e screditato sia sul piano teologico sia su quello scientifico, e provo a dar conto di come il darwinismo, anche nella sua versione “spiritualizzata” fatta propria dal nostro, sembri (anche a non voler conto del recente “Dimenticare Darwin” del genetista Sermonti) ormai aver i giorni contati sotto i colpi della nuova agguerrita generazione di scienziati americani che parlano apertamente di un “intelligent design” all’origine delle forme di vita mettendo in luce l’indimostrabilità dell’evoluzionismo e la sua contraddizione con principi fondamentali della scienza come il secondo principio della termodinamica. Infine ricordo il Monitum del’62 e il fatto che contrariamente a quanto sostenuto dal relatore, il peccato originale, negato di fatto da Teilhard, non è opinione personale della quale si possa discutere ma dogma di fede divina e cattolica. Infine faccio presente che il “Cristo cosmico”, il “Cristo punto-omega di tutte le religioni”, non ha niente di scientifico ma anche niente di cattolico, evocando molto di più la teoria massonica del Grande Architetto dell’Universo. Nella risposta, alquanto debole, imbarazzata e anche sorpresa, Gallieni si dice favorevole a Teilhard anche contro il magistero della Chiesa e ricorda che dopo il Monitum egli fu parzialmente riabilitato dal card. Poupard in occasione del centenario della nascita, nonostante la presa di distanza della sala stampa vaticana (che però “conta meno di un cardinale”).. Non mi paiono necessari commenti. Questa è la “cultura” ammannita ai cattolici lagunari.




    Franco Damiani




    Villafranca Padovana, 2 ottobre 2003

  9. #149
    scemo del villaggio
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    Predefinito La pietà dei modernisti

    Cari amici, vi trasmetto la risposta del dott. Maurizio del Maschio, redattore di "Gente veneta" e gran tessitore del "dialogo" (con tutti tranne che con i cattolici) a una richiesta di preghiera inoltrata dall'amico Lello Minimi.

    Caro Franco,
    E' impressionante quanto mi trasmetti. Pensare nella lingua dei Cesari è "conditio sine qua non" per che cosa? Si dovrebbe ricordare a Nostro Signore che quel sacerdote ha ancora molto da fare. Il buon Dio non ha bisogno di segretari che gli ricordino alcunché e poi, che cos'è quel "molto da fare"? A me pare una bestemmia dire Dio quello che deve o non deve fare, non ti pare? Quanti intercessori! Con gente di quel calibro, il buon Dio dovrebbe mettersi in soggezione?
    Davvero impressionante.
    Che Dio vi sbendi gli occhi, la mente e il cuore!
    Maurizio
    ----- Original Message -----
    From: profdamiani
    To: Maurizio Del Maschio
    Sent: Thursday, October 02, 2003 8:18 AM
    Subject: Richiesta d'aiuto (pregasi diffondere)


    Ricordate quando vi ho parlato del vecchio prete cieco, solo, povero e
    malato, vittima di cento angherie, che aiutarlo è una doppia opera di
    carità?
    Ho scritto in occasione del suo anniversario di sacerdozio in agosto. Ha
    passato una vita di sofferenze, per mantenersi fedele alla Messa della sua
    Ordinazione, lui che è convinto che la "Conditio sine qua non", necessaria e
    non sufficiente per essere sacerdote è PENSARE nella lingua dei Cesari e
    della Chiesa. Ha avuto problemi e vessazioni di ogni genere, ma , DEO
    GRATIAS, *M*A*I* censure canoniche (ha avuto ben di peggio, da quella cosa
    che si chiama "emarginazione"a processi davanti ai Tribunali della
    Repubblica, che fortunatamente ha spesso vinto).
    Ebbene, lo raccomando, oggi + di ieri e- di domani alla carità delle vostre
    preghiere. Ho appreso da una TV locale che è stato investito in un incidente
    stradale. Di più non so. Ricordate a Nostro Signore che ha ancora molto da
    fare. Mi pento amaramente che, nel corso del 2002 sono riuscito ad andare da
    lui solo tre volte e nel corso del 2003, ancora mai nessuna. Lo andrò a
    trovare all'Ospedale di Avellino, dve, però, gli orari di visita sono
    scomodi (14,30/15,30 e 19,30/ 20,30). Chiedete l'intercessione della Sedes
    Sapientiae, di San Giuseppe, del Santo Curato d'Ars e di Santa Filomena cui
    è devotissimo.
    Mater sacerdotum, ora pro nobis et MAXIME pro eo
    lm

  10. #150
    scemo del villaggio
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    Predefinito

    "Don " Antonio Contri, responsabile del Gris per il Veneto, ha sostenuto (intervista al "Corriere del Veneto" del 3 ottobre) che causa dell'attuale ondata di satanismo (è stato riaperto il caso di Rossella Corazzin, ragazzina di S. Vito al Tagliamento e all'epoca amica di mia moglie, rapita a Tai di Cadore il 28 agosto 1975 e mai più ritrovata: si sospetta sia servita da agnello scarificale per una messa nera) è "l'educazione autoritaria che veniva impartita in ambiente cattolico fino a una trentina d'anni fa e che per reazione ha suscitato questi eccessi".
    Che cosa non si inventano pur di non ammettere che la colpa principale è del relativismo etico e religioso diffuso a piene mani dal Vaticano II. Sempre colpa degli altri.

 

 
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