Caro direttore,
leggo sul “Secolo” di oggi 20 marzo un trafiletto che annuncia un convegno nella sede della Provincia di Roma sul “dialogo interreligioso”, con esponenti delle “religioni più significative del nostro tempo” (sic), buon’ultima delle quali il cattolicesimo. A me hanno insegnato che di religione ce n’è solo una, quella cattolica, e che le altre sedicenti religioni, per quanto “significative”, altro non sono che idolatrie organizzate o sette eretiche e/o scismatiche. Ricordo anche che S.S. Pio Xi, nell’enciclica “Mortalium animos” del 1928, proibì severamente riunioni di questo tipo, che mettono sullo stesso piano l’unica religione rivelata e dottrine di origine umana, tutte viziate da errori più o meno gravi e quindi pericolose per la fede. Da quarant’anni non ci si fa più caso e nell’orgia del relativismo e del sincretismo non ci si perita di organizzare riunioni del genere cui in questo caso la provincia di Roma concede la sua sede e il suo patronato. Mi stupisco che una persona attenta e preparata quale Antonio Saccà si faccia promotore di iniziative del genere, il cui risultato può essere solo quello di confondere vieppiù le coscienze: infatti o si diranno le cose come stanno e allora il clima idillico andrà in frantumi oppure ognuno dirà solo quello che non può infastidire gli altri e allora si celebrerà la sagra dell’ipocrisia.
Franco Damiani
Venezia-Mestre, 20 marzo 2003




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