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Discussione: Semper infideles

  1. #151
    scemo del villaggio
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    Predefinito

    Dalla premessa a "Le più belle preghiere in latino", ed. Gribaudi 2003, a cura di Roberta Russo:

    "Questa raccolta non vuole in alcun modo proporsi come alternativa liturgica in alcun rito. Invano, per esempio, si cercherà il benché minimo riferimento alla Messa pre-conciliare. Sotto questo profilo si è pronunciato il Concilio Vaticano II che consideriamo - superfluo dirlo - cardine essenziale dell'attuale ordinamento ecclesiale".

    Il libro, inutile dirlo, è stato segnalato da "Avvenire"

    Domandine alla curatrice: come si è pronunciato il Vaticano II? Non parlava di "sopravvivenza della lingua latina nei riti latini"? E che cos'è la "Messa pre-conciliare"? Chi l'avrebbe vietata e quando? e anche se l'avesse fatto, ne aveva il diritto?
    Infine, da notare la definizione del Vaticano II come "cardine essenziale dell'attuale ordinamento ecclesiale"? Quale miglior prova che questa NON è la Chiesa cattolica dell'espressione "l'attuale ordinamento ecclesiale"?

  2. #152
    scemo del villaggio
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    Predefinito A voi i neopagani

    Lettera aperta al direttore di "Linea"

    Egregio direttore,

    leggo nell'articolo di Luca Leonello Rimbotti "Le basi biologiche della socialità", su "Linea" del 12 ottobre,
    che "il panteismo è la base stessa della nostra tradizione culturale europea" e che "l'attacco alla natura , e la sua riduzione a puro bacino di saccheggio per l'uomo unico essere padrone del creato, ha provenienza biblica, laddove tutte le specie animali e l'intero orbe terracqueo vengono indicati come servi dell'uomo. Questa è la più antica documentazione di una concezione materialista e utilitarista della natura, degradata a strumento inerte tra le mani di un essere che, emancipandosi delle leggi di natura e creandone di sue, rinnega la sua stessa sostanza di esere vivente tra esseri viventi. Anche il cristianesimo ci mise del suo, accentuando la visione antropocentrica del creato".

    Precisiamo intanto che non il panteismo ma proprio il cristianesimo è "la base stessa della nostra tradizione culturale europea" e che il panteismo gnostico, che ha prodotto fenomeni quali l'eresia catara, la massoneria e la New Age, è semmai la base degli attacchi peggiori che tale tradizione abbia subito.
    In secondo luogo è deplorevole la caricatura che Rimbotti fa della dottrina cristiana, la quale insegna che la natura è stata creata da Dio, non dall'uomo, come cosa buona, che l'uomo non ha il potere di "emanciparsi dalla leggi di natura" proprio perché esse hanno origine divina, e che Egli non ha dato alla Sua creatura un potere incondizionato sulle cose ma gli ha ordinato di servirsene con saggezza e
    di rispettarle. L'attuale indiscriminato sfruttamento della natura non è certo figlio, quindi, del cristianesimo, ma proprio di una cultura che, avendo rinnegato l'idea di Dio, considera da una parte l'uomo misura di tutte le cose (altro che antropocentrismo cristiano: il cristianesimo è teocentrico).e dall'altra, contraddittoriamente, lo vede come il "cancro della natura", da eliminare, per esempio attraverso il neomalthusianesimo, purché la natura viva. .E' strano e triste che queste cose si leggano su un giornale che della tradizione autentica dovrebbe fare la sua bandiera. ma tanto questo giornale non pubblica le lettere dei lettori...


    Franco Damiani
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  3. #153
    scemo del villaggio
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    Predefinito Spacchi

    dal "Foglio" di lunedì 20 ottobre , rubrica "Amori":

    Indimenticabile l'abito indossato da Alessia Mancini, 26 anni, ex velina ora conduttrice, per sposare a Genzano (Roma) Flavio Montrucchio, 28 anni, vincitore della seconda edizione del "Grande Fratello" (192 mila euro il premio) e adesso attore nella soap "CentoVetrine". Papalina ricamata a tenere il velo con strascico, spalle scoperte, corpetto lavorato con piccoli fiorellini in rilievo, stesso motivo applicato sulle scarpe; giacchetta bordata di rouches; gonna con spacco triangolare anteriore, profondo fino a metà coscia, arricciato ai bordi, arricchito da tulle, ampio abbastanza da mostrare generosamente le gambe della sposa, specialmente nel momento in cui lei si è seduta davanti al prete" (Francesco Giorgianni, "Chi", 23/10/2003).

    Prete che, nota mia, si è ben guardato dall'allontanarla con vituperio e con l'epiteto che avrebbe meritato. Chissà se nella nota vaticana sugli "abusi liturgici" si parlerà anche degli abiti delle spose.

  4. #154
    scemo del villaggio
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    Predefinito Amenità varie da "Jesus"

    Ricevo da Viviana delle Rose e volentieri inoltro:

    Argentina: i piccoli grandi passi avanti nel dialogo ecumenico
    «L'Argentina è forse uno dei Paesi più insensibili sul tema ecumenico. Penso che anche da parte dei vescovi ci sia una sottovalutazione di esso, che si ripercuote sul clero e sui laici». Ad affermarlo è monsignor Justo Laguna, presidente della Commissione per il dialogo ecumenico e interreligioso della Conferenza episcopale del Paese latinoamericano. Secondo il prelato, «bisogna parlare con tutti, anche con le sétte, nessuno escluso. In Argentina, per esempio, c’è una presenza significativa di pentecostali e battisti, per cui dobbiamo avere un’ottica più ampia, altrimenti vuol dire che non si ha una visione del futuro».

    · Come vanno i rapporti con la comunità ebraica?
    «Va precisato che l’Argentina non ha più una forte presenza ebraica come era negli anni ’50; la maggior parte è emigrata negli Stati Uniti o in Israele. Personalmente, ho ricevuto poco tempo fa il gran rabbino di Buenos Aires, Benhamù, un uomo profondamente religioso e dialogante. Penso che l’antisemitismo si sia attualmente molto ridotto, ma in passato tutto il cattolicesimo argentino era intriso, lo si voglia o no, di un nazionalismo dai tratti antisemiti. Adesso invece – ed è molto significativo – si può trovare nella cattedrale di Buenos Aires una targa commemorativa donata dagli ebrei, accanto alla tomba del cardinale Quarracino».

    · E i rapporti con l’islam, specialmente dopo l’11 settembre?
    «Già prima delle Torri Gemelle, in Argentina erano avvenuti due attentati: all’ambasciata di Israele e all’Associazione mutualistica ebraica. Perciò non siamo estranei al fenomeno del fondamentalismo. Tuttavia ho visitato da poco il Centro islamico e mi sono sentito come a casa. L’islam qui non ha mai avuto tratti terroristici. Attualmente è in preparazione una legge per la libertà religiosa in Argentina, e spero che venga presto approvata».

    · I martiri costituiscono un’eredità preziosa per il cammino di unità. Come sviluppare questo particolare ecumenismo?
    «Qualunque persona che muore per la fede, non solo cristiana ma anche ebrea o musulmana, è martire. Penso che il tema della pace, fattosi così pressante con la guerra in Iraq e oggi in primo piano in Liberia e tanti Paesi dell’Africa dove si continua a combattere, debba unire tutti gli uomini che credono in un Dio, e gli uomini di buona volontà che non credono in Dio ma credono nella pace».

    · È quindi possibile che si organizzi in Argentina una giornata di preghiera sul modello di Assisi?
    «Quando ho assunto la presidenza della Commissione per l’ecumenismo e il dialogo, ho pensato che nel nostro Paese si potrebbe realizzare qualcosa del genere nel 2005. La sola idea mi entusiasma».

    Marco Gallo

  5. #155
    scemo del villaggio
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    Predefinito Dalle religioni un monito a consumare meno

    Da "Gente veneta" n. 38 del 25 ottobre:

    Dalle religioni un monito a comsumare meno
    di Gianni Fazzini
    Responsabile del Centro diocesano per gli stili di vita
    Ogni giorno siamo raggiunti da notizie che segnalano dati allarmanti sullo stato dell'ecosistema in cui abitiamo: riguardano i cibi, l'acqua, l'aria, il clima, il territorio.
    La dose eccessiva di informazioni di pericolo non accompagnate da indicazioni di possibili vie d'uscita crea nelle persone uno stato di impotenza e di deresponsabilizzazione.

    Inoltre siamo circondati da messaggi, inviati da chi ha interessi economici e commerciali, che sconsideratamente ci invitano a consumare, consumare sempre di più, non importa cosa, non importa perché, l'importante è consumare! E se fossero proprio i nostri consumi irresponsabili la causa decisiva del deterioramento dell'equilibrio naturale?
    Un dato sicuro viene offerto da tutte le fonti scientifiche: le risorse naturali sono limitate. Solo che questo non viene considerato dall'economia, mentre viene utilizzato dal commercio per orientare ed aumentare i profitti.

    Ma dalla limitatezza delle risorse naturali nasce la responsabilità etica del consumatore.
    Analizziamo il caso dell'effetto serra causata dall'anidride carbonica emessa quando vi è una combustione: la biomassa (l'insieme delle foreste, degli oceani e dei ghiacciai) è in grado di assorbirne 14 miliardi di tonnellate all'anno. Questa è la "torta" che deve essere divisa fra tutti gli esseri umani: se siamo 6 miliardi di abitanti vuol dire che ogni persona ha il diritto di emettere anidride carbonica fino a 2,3 tonnellate all'anno. Chi ne emette di più condanna altri uomini a vivere in condizioni inferiori alla sua. Ora, mentre in India ogni abitante emette 0,9 tonnellate all'anno, in Germania se ne emettono 12,6 per abitante e negli USA 23,2. In Italia emettiamo 9,8 tonn.

    Questi sono i dati oggettivi in base ai quali si può ridefinire la collocazione di ogni persona rispetto alla giustizia e al rispetto della vita. Questi dati ci dicono che tutto il mondo occidentale, il mondo industrializzato, deve, per giustizia, rivedere i propri consumi. I parametri su cui muoversi sono due: quello dell'ecoefficienza e quello dell'ecosufficienza.
    L'ecoefficienza fa appello alla ricerca tecnologica affinché possa offrire nuove soluzioni rispettose dell'ambiente. Soluzioni che non possono essere affidato alle pure leggi di mercato. La produzione ignora la risorsa "ambiente" che non presenta immediatamente "il conto".
    Si sarebbe quindi ciechi se si affidasse al solo sviluppo tecnologico governato da questa economia la risoluzione del problema ambiente.

    Per questo è indispensabile contemporaneamente promuovere la diminuzione dei consumi e la liberazione dai "bisogni indotti", non necessari ma che ci sono stati imposti da questo sistema di mercato. Occorre dunque praticare l'ecosufficienza.
    A questo punto nasce la domanda: chi guiderà la popolazione mondiale a rivedere al ribasso i propri consumi?
    Quali organismi, quali soggetti internazionali potranno insegnare alla popolazione a consumare di meno?
    E' chiaro che non lo farà mai il mondo economico, perché così facendo vedrebbe intaccati i suoi profitti.
    E non riesce a farlo neppure chi detiene il potere politico per gli stretti legami che esso ha intrecciati con il modo economico. Non possono farlo né il mondo della scienza né quello della cultura perché i suoi operatori non possiedono in proprio gli strumenti per diffondere ciò che conoscono e che coltivano.

    L'unico soggetto che potrà guidare l'umanità verso un futuro sostenibile sono le Religioni.
    Le Religioni hanno il motivo in più, che va al di là del profitto, per dire la verità all'uomo e hanno la capacità di far giungere il messaggio al cuore degli uomini.
    A conferma di questo, vi è la forte attenzione che gli Istituti accademici stanno riservando verso le azioni che le Chiese intraprendono riguardo il tema dell'ambiente.

    Non è un caso che il prestigioso rapporto "State of World" del 2003 ha ritenuto opportuno dedicare un intero capitolo a "Il mondo religioso verso la sostenibilità": un capitolo nel quale vengono illustrati i notevoli passi fatti da tutte le Religioni in questa direzione.
    Da qui nasce la grande responsabilità dei credenti verso il futuro dell'ambiente e risuona con forte attualità l'invito di Paolo: "Non conformatevi alla mentalità di questo mondo, ma trasformate voi stessi, questo è il vostro culto spirituale".
    Già, trasformare noi stessi, perché viviamo e siamo dentro alle logiche del consumismo come individui e come Chiesa. Il cammino di conversione passa attraverso la consapevolezza di quanto questo sistema di mercato abbia preso dominio su di noi e sulla nostra Chiesa, sulle sue strutture, sul suo modo di organizzare la sua missione in questo mondo.
    Dalla decisione di attuare questa nostra revisione dipende la capacità di rispondere alla grande chiamata di diventare i propugnatori della "salvaguardia del Creato".
    La Chiesa Cattolica e le Chiese dell'Ecumene per la natura stessa del Messaggio che portano e per le esperienze presenti nella loro storia, hanno la capacità e i numeri per dare una risposta efficace.
    A condizione che si riesca tutti ad allentare i legami con questo mondo economico e politico.

    23 ottobre 2003 - Aggiungi il tuo commento

    Al catechismo mi avevano insegnato che la religione è una e una la Chiesa. Qui invece leggo di "religioni" e di "Chiese dell'Ecumene". Potrei sapere quando è avvenuta la moltiplicazione? E da quando la religione, anziché annunciare la salvezza delle anime, si è ridotta ad "ammonire a consumare di meno"?

  6. #156
    scemo del villaggio
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    Berlusconi ai "cardinali": "Il matrimonio è sacro". Se lo dice lui...

  7. #157
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    Predefinito Lettera a Mieli (e a GV)

    Caro Mieli,

    "il matrimonio è sacro", parola di Berlusconi. Tanto sacro che lui ha divorziato e si è risposato. Perché non ha approfittato dell'occasione per annunciare ai cardinali che fa ammenda del suo peccato e da oggi in poi vivrà secondo i dettami della Chiesa, e perché i cardinali non gliel'hanno chiesto? Compito della Chiesa non è anche ammonire i peccatori, senza guardare in faccia al loro status? Sant'Ambrogio si sarebbe comportato come Scola e compagni?

    Franco Damiani

  8. #158
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    Predefinito Il solito Socci

    Antonio Socci intervistato stamattina (28 ottobre) da Radiodeejay (sentita al supermercato, non crediate che io...) sulla questione del crocifisso. Domanda dell'intervistatore: "Per lei bisogna andare a Messa alla demonica?" "No, non bisogna: è un mio bisogno".
    Proprio "strano" questo cristiano: non conosce nemmeno il terzo comandamento e il primo precetto.

  9. #159
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    Predefinito Lettera a "sì sì no no" sull'Inferno secondo "Famiglia cristiana"

    Caro direttore,

    nella rubrica "Il teologo" di "Famiglia cristiana" n. 46 del 16 novembre 2003, il lettore Claudio D.A.di Loreto domanda.

    "Tra i miei amici c'è chi sostiene che l'inferno è un retaggio del terrore medievale, la cui eternità è assurda, come assurda è l'idea di un Dio vendicativo".

    Risposta del "teologo" Giordano Frosini:

    "(...) Sull'inferno la ricerca ha fatto grandi progressi negli ultimi anni, procedendo in diversi casi ben oltre le idee tradizionali e raggiungendo risultati tanto pacifici e comuni da essere fatti propri dal Magistero della Chiesa cattolica. (...)

    COMMENTO: Strano che sia oggetto di "ricerca" una verità di fede definita, e che questa "ricerca" porti a risultati che contraddicono l'insegnamento costante della Chiesa .
    Per quanto riguarda i risultati "pacifici e comuni", non mi pare siano né l'una né l'altra cosa, visto che essi sono rifiutati da una parte consistente del laicato, ancora dotato di "sensus fidei", nonché da alcuni sacerdoti non dimentichi del Magistero costante e della sua infallibilità.

    "A differenza del passato, noi possiamo ragionare sulla base di una migliore comprensione della rivelazione e della natura dell'uomo (...) La comprensione dell'una e dell'altra cresce con il trascorrere del tempo e delle stagioni storiche".

    COMMENTO: è la solita "autocertificazione", alquanto superba, di essere migliori dei predecessori e di aver capito quel che a essi era sfuggito. Oltretutto essa è ispirata a quel concetto evolutivo del dogma solennemente condannato da S. Pio X nella "Pascendi".

    Sul resto si potrebbe stendere un pietoso velo, tanto vecchie sono le asserite "novità". Qualche esempio: "(...) c'è qualcosa nel nostro immaginario collettivo che appartiene ormai al nostro passato" (quindi un dogma di fede è declassato a "immaginario collettivo")... "l'inferno non è un luogo creato da Dio, ma soltanto una reale possibilità" (con buona pace, oltre che del Magistero, del padre Dante. "Dinanzi a me non fuor cose create, se non etterne...", e della caduta di Lucifero evidentemente relegata a sua volta nell'"immaginario collettivo"). "Oggi si tende a parlare, e giustamente, non tanto di dannazione, quanto di autodannazione (...) Bontà assoluta, Dio non desidera la condanna dei suoi figli. Nemmeno in nome della giustizia: i ragionamenti anche di san Tommaso sono ormai per noi inutilizzabili. Dinanzi a colui che gli si rifiuta, Dio soffre, SI SENTE FRUSTRATO (maiuscole mie), subisce una sconfitta, se vogliamo, AFFRONTA LA PIù GRANDE DELLE SUE UMILIAZIONI. In qualche modo, quando ha creato l'uomo libero, Dio ha rinunciato alla sua onnipotenza. E l'inferno è la riprova ultima della libertà dell'uomo". (Ecco, dunque, perché ci si degna di non abrogare del tutto il dogma dell'Inferno: in nome, manco a dirlo, della "libertà" e quindi della "dignità" dell'uomo. E il peccato, anziché sfigurare e umiliare l'uomo, umilia e fa soffrire Dio. Affermare che peccando l'uomo afferma la propria "dignità" è bestemmia pura oltre che eresia.
    "Anche sulla natura dell'Inferno nella riflessione teologica si registrano novità, O, MEGLIO, SI è RITORNATI CON PIù COERENZA ALLE PRIMITIVE E TRADIZIONALI IMPOSTAZIONI CHE CONSIDERAVANO LA PERDITA DI DIO (LA PENA DEL DANNO) COME L'ESSENZA STESSA DELLA DANNAZIONE: L'IMMAGINE DEL FUOCO - TANTO FREQUENTE NELL'ICONOGRAFIA E NELLE DESCRIZIONI LETTERARIE - SIGNIFICA SEMPLICEMENTE CHE ANCHE IL CORPO è INTERESSATO ALLO STATO DEL DANNATO".
    Su tutta quest'ultima parte, ispirata al ben noto reeticale amore per le presunte "fonti primitive", si può consultare utilmente "sì sì no no" anno XVIII n. 17 del 15/10/1992: "Come 'La Civiltà cattolica' ha spento il fuoco dell'Inferno". In questo articolo si legge tra l'altro quanto segue e che trasmetterò all'improvvisato "teologo" modernista per sua meditazione:

    "Per il lungo 'excursus' storico su questa fede costante e universale della Chiesa rimandiamo al "Dictionnaire de Théologie catholique' voce "Feu de l'enfer". Qui diremo brevemente che le affermazioni realistiche della Sacra Scrittura (Vecchio e Nuovo Testamento), la generale tradizione patristica, l'insegnamento costante e unanime dei teologi cattolici di tutte le epoche e di tutte le scuole e finalmente la decisione della Penitenzieria Apostolica del 30 aprile 1890, che vieta di assolvere il penitente che si ostini a negare la realtà del fuoco infernale (decisione direttamente disciplinare, ma indirettamente dottrinale), portano a concludere con Ugo di San Vittore che 'si prova con l'autorità della parola divina e con la testimonianza della verità cattolica che le anime già ora prima di riprendere i corpi sono CORPORALMENTE TORMENTATE DA UN FUOCO MATERIALE: CORPORALITE...MATERIALITER IGNI ,,, CRUCIARI" ("De Sacram. I.II part. XVI.P.L. CLXXVI col. 584), oppure col Banez: "Il fuoco dell'Inferno è sensibile e corpore" e " si dimostra anzitutto col consenso comune di tutta la Chiesa" (in 1am Sum. Theol. q. LXIV a. 4) o con Sant'Alberto Magno: "Senza nessun dubbio un fuoco corporeo tormenta i demoni come ritengo per fede" (Absque dubietate corporeus ignis cruciat daemones quod fide teneo: In IV Sent. l. IV dist. XLIV a. 37). Ma sappiamo dal "teologo" che San Tommaso è ormai "inutilizzabile": figuriamoci quindi sant'Alberto Magno...(...)
    Ed ecco la conclusione del 'Dictionnaire de théologie catholique: (...) "opporsi all'insegnamento del magistero in questi casi è commettere una colpa grave contro la fede (...) Ora, poiché la negazione di una sentenza prossima alla fede è una sentenza prossima all'eresia, sappiamo anche quale censura teologica merita LA RISPOSTA DEL "TEOLOGO" FROSINI".

    Franco Damiani
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  10. #160
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    Predefinito

    Avrebbe dovuto vedere, professore, che scriveva don Zega parecchi anni fa. Una volta, addirittura, fece capire che 1) la pornografia nel rapporto di coppia, per .......... per renderlo più focoso, poteva anche andare bene (sic!!!!!) e che 2) due innamorati potevano "scoprire" i loro reciproci corpi.

    Ora, mi dica professore:
    secondo lei, un giovane che si avvicina con fede alla scorperta del mondo cattolico, può considerare Famiglia Cristiana un giornale autorevole (per giunta venduto in chiesa), in fatto di morale e dottrina, se del mondo cattolico e della sua storia conosce poco???? Io dico di sì.

    E secondo lei, professore Damiani, un giovane ventenne (se non mi sbaglio, avevo davvero 20 anni e quasi), come interpreta quello "scoprire", di cui parla il "padre" su FC?

    Chiesi alla mia fidanzata di farmi "scoprire"..........
    Lo dico con imbarazzo, ma vorrei evidenziare come sia importanza la rettitudine dei "pastori del gregge".

    Mi salvò dal peccato il pudore e l'umiltà della mia ragazza, che ammettendo la propria ignoranza in fatto di teologia, mi disse :
    "Io non ne so nulla, ma secondo me questo prete s'è ubriacato. Io rimango della mia opinione: quello che dicono i preti non mi interessa".

    Le diedi dell'eretica, e ammetto, prof., non solo perché interessato alla sua ortodossia (i quel senso...... ), ma perché sinceramente credevo ai preti.
    Ci credo ancora, ma non a loro, ma a Chi li manda!
    "

 

 
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