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Discussione: Semper infideles

  1. #111
    Eretico Arrosto!!!
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    Predefinito Re: vexatio dat intellectum

    Originally posted by guelfo nero
    MI C0MPLIMENTO, CARO FRA' TOMMASO, PER IL BELLISSIMO POST CHE RITRAE IL MISERABILE ED INFELICE (SPERIAMO PENTITO ALL'ULTIMO ISTANTE) GIORDANO BRUNO IN CAMPO DEI FIORI. ERA IL 17 FEBBRAIO 1600.

    GUELFO NERO
    Speriamo presto in un 17 febbraio 2004...2005....2006.....2007....
    e così via, sino a quando il WWF non dichiarerà l'eretico RAZZA in pericolo...

  2. #112
    scemo del villaggio
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    Predefinito Ebrei, cristiani, musulmani e il padre Abramo

    Da "Gente veneta":

    "Ebraismo, Cristianesimo, Islam: figli dello stesso Padre" è il tema dell'ultimo incontro del ciclo "Lego - Il libro e la città", promosso dalla rivista Esodo, dal Centro S.M. delle Grazie e dalla Casa dell'Ospitalità di Mestre.
    Al Centro S.M. delle Grazie (via Poerio 32 a Mestre) venerdì 13 alle ore 17 Paolo Bettiolo e Domenico Canciani, coordinati da Michele Bertaggia, rifletteranno rileggendo il testo di Louis Massignon "L'ospitalità di Abramo". Si ragionerà delle radici culturali, al di là dei rapporti attuali, fra le tre religioni monoteistiche.

    Mi è venuta la voglia pazza, dopo anni di tregua armata, di andare a fare un'incursione integrista. Purtroppo dovrò andarmene a una certa ora: che il Signore mi assista.... Avete notato quel "radici CULTURALI"?

  3. #113
    scemo del villaggio
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    Predefinito Dal pulpito di don Gianni (sul "Giornale")

    Che pulpito sia, l'abbiamo già notato. Sentite questa:

    "Non importa che non si siano trovate le armi di Saddam, distrutte o esportate che siano: certa era la sua volontà di produrle e la sua capacità di farlo".

    "Superior stabat lupus, longeque inferior agnus..."

  4. #114
    scemo del villaggio
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    Predefinito Cronaca del convegno su Massignon (per "sì sì no no")

    Caro direttore,


    “Ebraismo, cristianesimo, Islam: figli dello stesso Padre” era il tema, invero non nuovissimo, del dibattito organizzato dalla rivista Esodo, dal centro culturale S.M. delle Grazie e dalla casa dell’ospitalità di Mestre per venerdì 13 giugno, quale incontro conclusivo del ciclo “Lego – Il libro e la città”.
    Si trattava in sostanza della presentazione del libro di Louis Massignon “L’ospitalità di Abramo”, curato da Domenico Canciani che era uno dei tre relatori, insieme con Michele Bertaggia (presentatore), Paolo Bettiolo, docente di storia del cristianesimo delle origini all’università di Padova e ad Adone Brandalise, altro docente dell’ateneo patavino.
    Nella presentazione (lunghetta) di Bertaggia già hanno fatto capolino il nome di Franz Rosenzweg (colui che disse “Dio ha creato il mondo, non la religione”, cfr. sì sì no no 15/10/1998) .e l’immancabile “de profundis” per la Tradizione (“bisogna riscoprire il discorso religioso, ma non si può tornare a nostalgie di tipo integralistico-fondamentalistico”).
    Domenico Canciani ha portato finalmente il discorso su Massignon, ricostruendone la vita e l’opera (ma non citando, tra i “savants” francesi del secolo scorso, esemplificati dagli immancabili Claudel e Maritain, né padre Théry né l’abate Bertuel), e sottolineando che egli non diventò mai un “criptomusulmano, ma volle restare cattolico “marcando la specificità del suo cattolicesimo” (sappiamo che i modernisti si guardano bene dall’abbandonare la Chiesa). Ha posto l’accento sull’interesse di Massignon per i mistici sufi e in particolare perEl-Hallaj, in cui egli aveva rinvenuto (pare che questo mistico sia stato crocifisso come Gesù) impressionanti analogie con la mistica cristiana. Questa era per Massignon (lo sappiamo bene anche da sì sì no no del luglio 1999) la via che poteva portare al superamento delle “incomprensioni storiche” tra cristianesimo e Islam, al “superamento della religione verso la spiritualità”, nel segno della “metanoia” (interpretata come conversione di tutti a qualcosa che sta al di fuori di tutti). Considerazioni finali: Massignon “ha fatto uscire la Chiesa da una “visione angusta”, l’ha costretta alla “metanoia” da un modo di essere di carattere controversistico-apologetico a uno di carattere teologico-sapienziale” che avrebbe dato i suoi frutti con il Vaticano II. Peccato che poi ci sia stata la “Dominus Iesus”, che ha ribadito la missione “ad gentes”e la centralità di Cristo nella storia della salvezza. Parole testuali (e sono stato l’unico tra la trentina di presenti a scuotere vistosamente la testa). Questo rammarico era un po’ troppo paradossale perché il moderatore non sentisse il bisogno di intervenire (Bertaggia si picca di essere un moderato, oltre che un moderatore), ricordando che Massignon era pur sempre cristocentrico (bontà sua: era cristiano) e addirittura “mariano”.
    E’ seguito il dotto intervento di Paolo Bettiolo, il quale ha messo l’accento sul primato dell’amore sulla fede, quale elemento a suo dire comune tra i mistici cristiani e musulmani (a proposito: guai a dire Maometto, ha detto Canciani: è un volgare adattamento occidentale, meglio Muhammad), in contrapposizione a una certa durezza ebraica (Gerschom Scholem sosteneva che a Dio si deve solo la fede, mentre l’amore è un’opzione sentimentale).
    Dopo circa due ore di conferenze si poteva benissimo chiudere (anche per il caldo torrido),
    ma l’incontro riserbava ancora l’intervento del lunghicrinito sessagenario Adone Brandalise, dall’eloquio involuto e pretenzioso, intervento dal quale comunque è emerso un elemento decisivo: la religione, egli ha detto, “è una curvatura nel tempo”, “una religione è il suo muoversi verso la realizzazione della sua origine”. Concetto inequivocabilmente e anzi dichiaratamente gnostico, condito per di più con l’evocazione di Sabbatai Zevi, del frankismo e della via della trasgressione morale (che egli esprimeva nel fisico e nell’aspetto da fricchettone invecchiato) come via privilegiata di accostamento al divino.
    Finalmente verso le otto di sera (l’incontro era cominciato alle cinque e venti e molti se n’erano già andati) i conferenzieri si sono degnati di concedere la parola al pubblico . Ho dovuto comprimere al massimo il mio intervento, sottolineando l’illuminante inquadramento gnostico che spiegava meglio di qualsiasi altra cosa la vera dimensione di Massignon (mi era venuta in mente la schuoniana e guénoniana “unità trascendente delle religioni”); la stoltezza della “carità – pardon, amore: "carità” sa troppo di paternalismo preconciliare - senza fede” , il carattere anticristiano del pensiero di Massignon e in particolare la menzogna della paternità abramitica ddlle tre “religioni del Libro”, quando al massimo si può parlare di una paternità carnale di tre popoli; infine l’assurdo di considerare la “Dominus Iesus”(cui semmai si può rimproverare all’opposto di non uscire da una dimensione neomodernistica), per la sua riaffermazione della centralità di Cristo, un inciampo sulla via del “dialogo” che invece, se dev’essere tale, non può avere per presupposto che la chiarezza delle posizioni. Sono seguiti tre interventi di segno ovviamente opposto e poi…non ho potuto sentire la risposta, perché ho dovuto andarmene per un impegno precedente (e ho pensato che con quattro relatori ognuno dovrebbe essere obbligato a non parlare più di un quarto d’ora e a esprimersi in linguaggio adatto alla platea).
    Questo è ciò che viene ammannito pressoché quotidianamente ai “cattolici” della laguna e del suo entroterra. Non una voce di dissenso, non una perplessità. Si ha l’impressione di un insegnamento che ha occupato totalmente le menti e che fa leva su quelle frasette buttate lì in continuazione, atte a dipingere i dissenzienti come delle specie in via d’estinzione di gente retrograda e impresentabile. La situazione è drammatica perché si ha la netta sensazione dell'impossibilità di comunicare, nel senso che loro proprio non capiscono i miei riferimenti: siamo alla babele religiosa. Urge sempre più la creazione di un fronte alternativo.

    Franco Damiani
    Venezia-Mestre

  5. #115
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    Predefinito Incontro di Giovanni Papini con Rémy de Gourmont

    Dal "Foglio dei ritratti" di domenica 15 giugno 2003:

    (parla de Gourmont): "Del resto, a voler credere a certe tradizioni antiche e alla descrizione profetica dell'uomo dei dolori che si legge in Isaia, anche Gesù era un piccolo ebreo sprovvisto di bellezza".

  6. #116
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    Predefinito Su Maometto-Muhammad

    Ho trovato questo vecchio thread che mi pare utile in parte ripostare:

    Leggendo il thread ora chiuso: http://www.politicaonline.net/forum...hlight=maometto ho riscontrato l'interessante dibattito, anche se appena abbozzato, riguardo alla liceità o meno dell'uso del termine 'Maometto'. Argomento su cui mi sentirei di aggiungere qualcosa anch'io, se non fosse che la discussione è stata lucchettata. Oso quindi aprire qui un nuovo thread riportando sommariamente alcuni stralci della discussione e aggiungendo il mio contributo:


    SHAMBLER: non è meglio dire islamismo?

    GUELFO NERO : TENDENZIALMENTE NO, CARO SHAMBLER: DIRE MAOMETTISMO O ADDIRITTURA "MAOMETTANESIMO" AFFERMA L'ORIGINE ASSOLUTAMENTE UMANA DELLA "RELIGIONE" ISLAMICA CHE BEN LUNGI DALL'ESSERE UNA "RELIGIONE" RIVELATA è INVECE LA PRODUZIONE E LA PROIEZIONE MENTALE DI UNO PSEUDO-PROFETA. PER NON VOLER PENSARE QUALCOSA DI PEGGIO...

    SHAMBLER: disprezzo a parte per gli islamici ,sarebbe più giusto chiamarli col loro nome ,invece di usare curiosi neologismi..poi è lecito dire peste e corna per carità.

    SHAMBLER: ma come lo chiamiamo? islamismo o maomettismo? decidiamoci..

    UGOTASSINARI: E se lo chiamassimo semplicemente Islam, essendo l'islamismo - come ha spiegato magnificamente M. Martinez (Kelebek) - la corrente politica di quanti intendono applicare i principi religiosi al dominio politico (e così è nato per calco il termine splendido di "cristianisti")?


    Esistono ragioni ben definite per cui nei secoli passati è divenuto di uso comune il termine 'Maometto', ragioni di pura contrapposizione teologica. Difatti un musulmano inorridirebbe al sentir chiamare il Profeta con questo termine diffuso in Occidente durante il medioevo da quei mercanti che tornavano dai loro traffici in Medio Oriente. Per i musulmani è una vulgata blasfema che non si deve nominare mai. Per un musulmano il nome del Profeta è 'Muhammad', ossia 'Colui che è da lodare', il gioco linguistico fatto su 'Mahommèd' invece, e cioè 'Maometto', tradisce appunto una malizia nella traduzione: 'Colui che non è da lodare'.

    Questo è quanto. Saluti da uno degli eredi di Simmaco. Vale.

    CARO ORAZIO COCLITE,

    PROPRIO PERCHè GIUNGE DA UN "EREDE DI SIMMACO" (QUINDI DA UN "NEMICO"), IL TUO CONTRIBUTO MI TORNA PARTICOLARMENTE GRADITO PER IL DELICATO GARBO E LO STILE CHE LO CARATTERIZZANO.
    RIGUARDO AL VECCHIO THREAD, A SUO TEMPO CHIUSO, NE AVRAI NOTATO L'ITER ASSAI TORMENTATO E ZIGZAGANTE: NON FU CERTO CHIUSO PER QUESTA (TUTTO SOMMATO) INNOCENTE QUESTIONE FILOLOGICA.
    NEL MIO POST CHE TU CITI, AVEVO PIENAMENTE AMMESSO LA VALENZA POLEMICA DEL TERMIME "MAOMETTISMO": INFATTI LE INGIURIE (PIù O MENO SOTTILI) AI FALSI MONOTEISMI (GIUDAISMO POSTDEICIDIO E ISLAMISMO), E NON SOLO A QUELLI OVVIAMENTE, SONO IN REALTà TESTIMONIANZE RESE ALLA VERITà. (CON LA V MAIUSCOLA)
    LA STESSA DEFORMAZIONE DEL NOME DI MAOMETTO SI INSERISCE IN QUESTA LOGICA DI "RETTIFICAZIONE TERMINOLOGICA" CHE è E DOVREBBE SEMPRE ESSERE SICURO PATRIMONIO DELL'APOLOGETICA CATTOLICA.
    LE "RAGIONI DI PURA CONTRAPPOSIZIONE TEOLOGICA" SONO IN REALTà LA SOSTANZA STESSA, LA PIù INTIMA, DEL DISCORSO RELIGIOSO CATTOLICO: NON SONO EFFIMERE E LEGATE ALLE CIRCOSTANZE STORICHE MA QUASI SI RADICANO NEL SUPREMAMENTE EVANGELICO DETTO DI NOSTRO SIGNORE: "CHI NON è CON ME, è CONTRO DI ME".

    UN SALUTO CORDIALE

    GUELFO NERO

  7. #117
    FIAT VOLUNTAS TUA
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    Sboccato Avvenire: il 5 settembre, nella rubrica di Max Pisu c'era per ben due volte un termine che trivialmente designa il sesso maschile. Dimenticata la Parola, resta la parolaccia.
    Fa peggio Consacrazione e servizio, organo dell'Unione superiore maggiori italiane (Usmi): a novembre invitava a vedere il film "Magdalene" di Peter Mullan su immaginarie vicende scabrose di novizie irlandesi. Il Vaticano lo aveva condannato (l'Osservatore Romano e persino Tonini), ma al filmaccio le superiore hanno dedicato otto pagine del loro bollettino dove si legge che "è un film ben costruito: riesce a trascinare lo spettatore nello stesso movimento di odio e repulsione verso una morale rigidista".
    Alto gradimento, in Messico, per un'altra porcheria, "Padre Amaro", pellicola su un prete dedito a schifezze con una giovanissima parrocchiana: i vescovi hanno invitato i fedeli messicani a boicottare il film che, inoltre, "dileggia l'Immacolata concezione": sono tutti corsi a vederlo, 900mila spettatori nel fine settimana, affluenza record. In prima fila c'erano le redattrici dell'Usmi?
    Il parroco di Almè (BG) si è fatto prendere a torte in faccia dai compaesani a pagamento: don Mauro Tribbia ha fatto il pagliaccio per raccogliere i fondi necessari a riparare il tetto della canonica. Non gli bastava un tendone da circo?
    Di altre "esibizioni" si è lamentato il vescovo di Creta. "Cari sacerdoti - ha esortato mons. Papamanolis - è uno scandalo vedervi in chiesa in tenuta da mare, o girare per la città solo con attillati pantaloncini che si usano come costume da bagno: non vi chiedo né talare, né clergyman, basta una camicetta". Se la Gerarchia cala le brache, i preti vanno in mutande.(EN/Dicembre 2002)


    EX-NOVO
    "

  8. #118
    FIAT VOLUNTAS TUA
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    MONFORT

    Non so nulla di questo istituto, però si trova qualcosa di interessante.
    Combattono modernismo e liberalismo: credo siano vicini a TFP, però non sono sicuro. Tuttavia, hanno sottoposto all'Istituto Paolo VI di Brescia un paio un questito molto forte: come mai Jean Guitton, famoso teologo cattolico e amici personale del Papa del Concilio Montini, affermò che il Concilio Vaticano II ha difeso, quanto condannato dai Papi da San PIO IX a San PIO XII?

    Pare che non abbiano saputo rispondere adeguatamente.
    Posto le due lettere: la seconda è scritta in un pessimo italiano, ma è molto interessante. E poi, in questo caso, al diavolo la grammatica e l'ortografia! .,... quando ci si impegna per il Signore.
    NO?

    Il tizio che le ha scritte, tra l'altro, non è parla l'italiano: la sua lingua è il brasiliano. Dunque, doppi complimenti




    JEAN GUITTON ED IL MODERNISMO
    NEL CONCILIO VATICANO II:
    Parere del' Istituto Paolo VI di Brescia (Italia)

    Trascriviamo sotto il "Parere" del' Istituto Paolo VI di Brescia (Italia), riferente alla grave confessione di Jean Guitton: "Il Concilio Vaticano II ha introdotto nella Chiesa il metodo e la dottrina del Modernismo, condannato da San Pio X".

    La risposta ed il "Parere" del' Istituto Paolo VI di Brescia":

    ----- Original Message -----
    From: "Lino Albertelli"
    To: Marcelo Fedeli
    Sent: Monday, December 02, 2002 11:14 AM
    Subject: risposta

    Brescia, 3 dicembre 2002
    Egregio
    Sig. MARCELO FEDELI
    S. Paulo
    (Brasile)


    La preghiamo di scusare il ritardo con il quale rispondiamo alla Sua dell'11 ottobre scorso, ma abbiamo voluto adeguatamente approfondire la delicata questione da Lei sottopostaci riguardo ad una considerazione di Jean Guitton sul presunto carattere modernista del Concilio Vaticano II.


    Siamo ora in grado di allegarLe un parere ragionato di un teologo sulla questione da Lei posta. Confidiamo che possa soddisfare le Sue esigenze di chiarezza.

    Con distinto ossequio

    La Segreteria Generale
    (Dott. Renato Papetti)



    Allegato al e-mail sopra:

    PARERE DI UN TEOLOGO DEL “ISTITUTO PAOLO VI DI BRESCIA”:

    Quando si parla di modernismo è bene fare una sostanziale distinzione tra la teoria filosofica e teologico-biblica di cui noi ci occuperemo ed il concetto di modernità inteso come fatto socio culturale che spesso viene frainteso con la prima teoria.

    1. Teoria filosofica e teologico biblica

    Una adeguata ricostruzione del «modernismo» dovrebbe svolgersi in diverse epoche, non escludendo la crisi provocata dall'aristotelismo nel XIII secolo, sino a giungere alle teorie di Loisy e Buonaiuti.

    Il termine «modernismo» è stato coniato dallo stesso documento di S. Pio X «Pascendi», il cui sottotitolo è: «De modernistarum Doctrinis».

    Le tesi che vengono condannate sono quelle di Loisy, espresse sia nel «petit livre rouge», cioè »L'evangile et l'Église» del 1902 e nel secondo «petit livre rouge». Già il 17 gennaio 1903 l'arcivescovo di Parigi, card. Richard, censurava l'opera di Loisy. Le teorie «moderniste» che giustamente preoccupano il Magistero erano legate al campo dell'interpretazione biblica.

    Loisy infatti fa sue le tesi di Harnach del metodo storico-critico nell'approccio alla scrittura e allo stesso «Depositum Fidei» con tutto ciò che ne consegue.

    Diversa è l'Opera di P.G. Lagrange, che, contemporaneo di Loisy, anche egli si accosta alla Scrittura con metodo anche scientifico, ma considera la Bibbia quale sinergia antropo-divina.

    Fonderà a Parigi la «Revue Biblique» alla quale Loisy contrapporrà la pubblicazione «L'Enseignement biblique», che non avrà lunga durata.

    Papa Leone XIII (16 novembre 1893) promulga il documento «Provvidentissimus Deus» dove P. Lagrange vede approvato il suo metodo di esegeta, che coniuga fede e critica, dove l'ispirazione divina e la conoscenza dell'autore sacro non si escludono: «Dio insegna in modo infallibile solamente ciò che l'autore sacro insegna, questo è il principio tradizionale dell'esegesi. Poi possediamo il principio del buon senso: l'autore sacro insegna solo ciò che vuole insegnare. Possediamo il principio della critica letteraria: l'autore si manifesta nel genere che ha scelto. Non ci resta altro da fare che confrontarli con un ultimo principio di logica non meno elementare: il termine non contiene né la verità né l'errore, in quanto sia l'una che l'altro nascono nel momento in cui si dà un giudizio, cioè un'affermazione o una negazione categorica. E non vi è giudizio categorico se non quando l'autore vuole pronunciarlo».[1]

    Con questo criterio P. Lagrange, tenendo conto del principio dell'ispirazione divina, da una parte ed il principio di strumentalità dell'autore dall'altra, era convinto di riuscire ad evitare il conflitto deletrio tra fede e scienza.

    Papa Leone XIII, proprio per questo modo di avvicinarsi alla Scrittura istituendo la Pontificia Commissione Biblica, annovererà anche P. Lagrange (1902).

    P. Lagrange a sua volta verrà diffidato nel 1912 da S. Pio X con una lettera della Congregazione Concistoriale per la sua posizione circa l'origine mosaica del Pentateuco da lui espressa e sostenuta al IV Congresso Scientifico Internazionale dei Cattolici di Friburgo, nell'agosto 1897.



    2. «Modernismo» del Concilio Vaticano II

    Certo il Concilio Vaticano II si è occupato, come poteva non farlo, dei gravi e grandi problemi dell'umanità che impoveriscono e minacciano la retta coscienza, che permette alle persone di riconoscere il bene dal male e agire di conseguenza, secondo i dettami della fede e della dignità dell'uomo, immagine e somiglianza di Dio per identità e vocazione.

    Questa è l'attenzione che troviamo nella costituzione pastorale Gaudium et Spes di stile squisitamente evangelico e che spesso viene accusata di modernismo. Ma, come abbiamo presentato il modernismo stigmatizzato dalla Pascendi, il Concilio Vaticano II nella costituzione dogmatica Dei Verbum è su tutt'altra posizione, tanto da offrire alla Parola di Dio il primato nella Chiesa.

    Vi è palese ignoranza e malafede in chi vede connivenza tra la dottrina del Vaticano II circa la Rivelazione e la tesi che sta a fondamento del modernismo, che è la teoria storico-critica.

    Ci premuriamo pertanto di offrire la nostra riflessione teologica sul rinnovato concetto di Rivelazione, presentato nella Dei Verbum, che va in direzione nettamente opposta alla concezione modernista.

    Il rinnovato concetto di rivelazione

    Per comprendere il rinnovato concetto di rivelazione del Vaticano II, è necessario confrontare brevemente la prospettiva del Vaticano I e del Vaticano II dal punto di vista storico e teologico.

    Sotto il profilo storico-culturale, è noto che la prospettiva e il contesto epocale dei due Concili sono radicalmente diversi. Il contesto storico-culturale in cui scaturisce la formulazione della dottrina della rivelazione nel Vaticano I è determinato da una profonda frattura tra pensiero cristiano e pensiero moderno. La problematica sulla rivelazione e sul rapporto fede e ragione è fortemente condizionata dalle tendenze tradizionaliste e razionaliste, contro le quali si pone la dottrina del Concilio. L'intenzione ultima è la condanna degli errori del tempo e il clima è determinato dal fatto che la Chiesa si sentiva come assediata dagli avversari. Questa situazione polemica influì anche sulla teologia ufficiale degli anni successivi, la quale si preoccupò di difendere la verità di fede dagli errori, accumulando però contemporaneamente un grosso ritardo culturale, a causa dell'irrigidimento e della cristallizzazione delle formule teologiche.

    Il contesto storico-culturale del Vaticano II è certamente diverso: la Chiesa non intende proclamare dogmi specifici né pronunciarsi contro posizioni ereticali, ma si propone di iniziare un dialogo con il mondo moderno. La Chiesa, uscendo allo scoperto, vuole ripensare il patrimonio della fede, globalmente considerato, e presentarlo in un modo accessibile alla civiltà contemporanea e in una maniera che interpelli efficacemente la condizione esistenziale dell'uomo d'oggi.

    Il Vaticano II nasce da un periodo di riflessione teologica e di ripensamento ecclesiale più tranquillo e soprattutto più creativo e si propone non tanto di difendere, quanto di esporre la dottrina della Chiesa, mostrandone la sua organicità, la sua rilevanza esistenziale e la sua attualità pastorale.

    Sotto il profilo dottrinale, si può riassumere il pensiero conciliare sul concetto di rivelazione nei seguenti tratti:

    a) Il cammino che la nozione ha compiuto nella coscienza della Chiesa è solita_tamente misurato e concisamente espresso dicendo che si è attuato il passaggio da una concezione intellettualistica ad una concezione storico-salvifica personalistica della rivelazione.

    La concezione intellettualistica intende la rivelazione divina come comunicazione di verità da parte di Dio all'intelletto umano, sostenuto dalla libertà e illuminato dalla grazia.

    La concezione storico-salvifica intende la rivelazione come auto-manifestazione di Dio stesso alla e nella storia dell'uomo, mediante la missione di Gesù e dello Spirito.[2]

    Non c'è evidentemente opposizione tra le due concezioni, poiché la seconda non esclude, ma integra la prima. L'autorivelazione di Dio infatti implica anche una comunicazione di verità a livello intellettuale e riconoscibile dal punto di vista poetico.

    E tuttavia esiste anche una diversità tra le due prospettive. La seconda supera la prima, perché i termini dell'evento della rivelazione non sono più le verità da una parte e l'intelletto umano dall'altra, ma sono da un lato Dio liberamente e gratuitamente presente nella storia di Gesù e dello Spirito donato da Gesù, e d'altro lato l'uomo come colui che è chiamato a vivere liberamente la sua storia come storia dello Spirito, che fa memoria della storia e dell'evento escatologico di Cristo.

    b) Una seconda e fondamentale nota teologica del rinnovato concetto di rivelazione è la centralità accordata al mistero di Cristo. Gesù Cristo è la pienezza e il compimento della rivelazione di Dio. Di conseguenza si afferma una prospettiva decisamente personalistica della rivelazione[3].

    c) Inoltre, il cristocentrismo della rivelazione permette di intendere meglio l'unità e la distinzione tra creazione e rivelazione. L'unità è data dal fatto che la creazione trova la sua verità nel Verbo Incarnato. Cristo è quindi il senso pieno della creazione. La distinzione viene descritta mediante un superamento o un'eccedenza qualitativa della novità dell'evento Cristo rispetto all'orizzonte della storia universale[4]. La conseguenza di questa impostazione è che una riflessione teologica sul senso della storia deve partire dall'evento-Cristo, che diventa principio ermeneutico della storia universale.

    d) Infine, si afferma la dimensione sacramentale della rivelazione[5]. La rivelazione di Dio avviene mediante i fatti e mediante le parole (Facta et Verba). Essa, descritta come un'iniziativa di Dio che ha come oggetto e principio la sua stessa persona, è avvenuta mediante alcuni interventi di Dio stesso orientati all'unico fine, che è il dono della salvezza. Questo ordine di avvenimenti e interventi viene denominato con il termine di «economia» (economia storico-salvifica). Scaturisce a questo punto la dimensione sacramentale, poiché il pieno significato dei gesti ci risulta solo attraverso le parole, cioè la locutio Dei, che, a sua volta, in Cristo Gesù, è avvenimento storico concreto.

    e) Dopo aver svolto il discorso sulla rivelazione come azione di Dio, viene illustrato l'oggetto della rivelazione. Esso è la Parola di Dio, mediante la quale siamo illuminati sulla verità di Dio e sulla salvezza dell'uomo. E poiché la Parola di Dio si è fatta carne, questa verità non si esaurisce nell'ordine intellettuale, ma esige che in Cristo sia attuata mediante la comunione di vita con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. L'oggetto della rivelazione è quindi una vera comunione interpersonale tra l'uomo e la Santissima Trinità.

    A conclusione di questa sintetica presentazione delle caratteristiche teologiche del tema della rivelazione, si comprende facilmente che la prospettiva conciliare mostra un imprescindibile interesse per l'antropologia e per la storia in cui si attua l'esistenza umana. Di conseguenza, il nuovo concetto di rivelazione sblocca l'indifferenza della teologia per le diverse visioni della cultura e le comunica un interesse tanto più appassionato e quasi ansioso, quanto più era stata inerte la precendente indifferenza da parte della teologia manualistica e neo-scolastica.

    Si tratta di una svolta del metodo teologico, ma non certo in direzione dei criteri del modernismo.



    --------------------------------------------------------------------------------

    [1] M.J. Lagrange. L'inspiration et les exigences de la critique, in RB.5 (1896) p. 507.

    [2] Nella Costituzione dogmatica Dei Filius del Vaticano I, il fine della Rivelazione è la partecipazione alla conoscenza divina, e di conseguenza la priorità è data alla sapienza: «Placuisse eius sapientiae et bonitati...revelare» (DS 3004). Nella Dei Verbum si afferma invece: «Placuit Deo in sua bonitate et sapientia seipsum revelare» (DV 2). Non si tratta di contrapposizioni, ma di accentuazioni diverse nel modo di compendere la dinamica e il processo di rivelazione.

    [3] Nella Costituzione Dei Filius si osserva una presenza quasi tangenziale della figura di Cristo in ordine al tema della rivelazione. Essa è presente, ma è vista sostanzialmente in un compito «strumentale» in riferimento all'azione di Dio che è quella di manifestare il complesso delle verità divine e soprannaturali. Nella Dei Verbum il ruolo dell'Incarnazione acquista invece una dimensione decisiva per illuminare il senso della rivelazione di Dio.

    [4] «La profonda verità, sia di Dio sia della salvezza degli uomini, ... risplende a noi in Cristo, il quale è insieme il mediatore e la pienezza di tutta intera la rivelazione» (DV 2). E ancora «Dio, il quale crea e conserva tutte le cose per mezzo del Verbo, offre agli uomini nelle cose create una perenne testimonianza di sé (Cfr. Rm 1,19-20), e volendo aprire la via della soprannaturale salvezza, al di sopra di questo (insuper) manifestò se stesso ai progenitori» (DV 3).

    [5] Cfr. DV 2.

    "

  9. #119
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    il tizio gli risponde, cantandogliene 4!!!


    JEAN GUITTON ED IL MODERNISMO
    NEL CONCILIO VATICANO II:
    Risposta al parere del' Istituto Paolo VI di Brescia (Italia)

    AUTO DEMOLIZIONE DELLA CHIESA PROMOSSA DALLE DOTTRINE MODERNISTI NEL VATICANO II

    Questione proposta:

    Jean Guitton confessal Concílio Vaticano II ha introdotto i metodi e le dottrine del Modernismo condannate da San Pio X:

    "Quando leggo i documenti concernenti al Modernismo, tale come è stato definito da San Pio X, e che li confronto con i documenti del Concílio Vaticano II, io non posso lasciare di restare sconcertato. Perché quello che è stato condannato come una eresia nel 1906 è stato proclamato ormai come dovendo essere e como essendo la dottrina ed il metodo della Chiesa. Detto d'altro modo, i modernisti nel 1906 mi paiono come precurssori. Miei maestri hanno fato parte d i loro [i modernisti]. Miei genitori mi hanno insegnato il Modernismo. Come San Pio X ha potuto respingere quelli che adesso a me appariscono come precursori?" (Jean Guitton, Portrait du Père Lagrange, Éditions Robert Laffont, Paris, 1992, p. 55 - 56).




    --------------------------------------------------------------------------------

    Egregio Sig. Dott. Renato Papetti,
    Istituto Paolo VI di Brescia.
    Laudetur Jesus Christus

    "O voi ch'avete l'intelletti sani,
    mirate la dottrina che s'asconde
    sotto il velame delli testi strani"

    Dante, Inferno, IX, 61-63.

    I - Introduzione

    Anzituto la ringrazio per la così gentile attenzione cha lei ha datto alla domanda che gli è stata inviata per mezzo di mio fratello, Marcelo Fedeli, e gli chiedo scuse per i miei errorri di grammatica e di ortografia, perché l 'italiano l' ho imparatto solamente a casa.

    Voglio ancora ringraziare l' Istituto Paolo VI di Brescia per il lavoro che si è dato di rispondere ed "adeguatamente approfondire la delicata questione" sottoposta, incaricando un teologo di elaborare un dotto parere, riguardante alla affermazione di Jean Guitton sul carattere modernista del Concilio Vaticano II.

    Comunque, la gratitudine per la sua gentilezza e per il lavoro del Istituto non può impedirmi di dirgli, con rispetosa sincerità cristiana, che la sua risposta, cioé, il parere teologico assunto per l' Istitutto Paolo VI — che mi ha tanto gradito per la sua gentile attenzione — non mi ha veramente intellectualmente sodisfatto.

    Mio fratello, aveva sottoposto al suo giudizio, sicome ad altri, la frase di Jean Giuitton che afferma — con tutte le lettere — che la dottrina condannata del Modernismo è stata ripresa e difesa per il Vaticano II.

    Guitton, amico carissimo e fidato di Paolo VI, e invitato dal Papa a partecipare del Concilio, aveva autorità per confessare quello che si comprende molto bene, ma che molti vogliono mettere "sotto il velame": la dottrina che il Papa San Pio X aveva condannatto del Modernismo è stata proposta, talvolta un tanto brumosa ed ambiguamente, come dottrina cattolica, nei documenti del Vaticano II.

    Lei mi risponde, attraverso il parere teologico che lei mi ha inviatto — che:

    "Vi è palese ignoranza e malafede in chi vede connivenza tra la dottrina del Vaticano II circa la Rivelazione e la tesi che sta a fondamento del modernismo, che è la teoria storico-critica" ( Il sottolineamento è mio).

    Mi scusi, ma Guitton non restringe la sua affermazione alla "rivelazione". Lui ha deto, genericamente, che il Vaticano II ha difeso le dottrine del Modernismo. Ma non fa rifferenza alla rivelazione secondo il Modernismo e secondo il Vaticano II. L'Istituto Paolo VI ha ristretto, per conto suo, la questione sottoposta.

    Eppure lo stesso parere teologico che ci è stato inviato ci dice che la propria "costituzione pastorale Gaudium et Spes di stile squisitamente evangelico (...) spesso viene accusata di modernismo".

    E chi, oltre Guitton, ha accusato la Gaudium et Spes di Modernismo?

    Ci sono, dunque, altri che vedono il Modernismo trionfante nelle dottrine, e nei documenti del Vaticano II?

    È a Guitton che si attribuisce "palese ignoranza e malafede"?

    O a chi?

    L' indefinizione dell' accusa non favorisce il famoso "dialogo".

    Se l'autore del saggio parere teologico giudicasse che Guitton è stato mosso di "palese ignoranza e malafede", doveva dirlo chiaramente. E come dire che il Guitton ignorasse il Vaticano II, del quale ha partecipatto profondamente? E come si spiegherebbe la fiduccia e l'amicizzia che Papa Paolo VI ha avutto per lui, tutta la vita, se Guitton avessi "palese malafede"?

    E dopo: la frase di Guitton è stata publicata nella biografia che lui ha scrito sul Père Lagrange, a domanda e incarico di Papa Giovanni Paolo II. Ma non consta che Giovanni Paolo II abbia negato, e neanche criticato, la dichiarazione terribile del Guitton sul Vaticano II, in questo libro...

    Gli chiedo che lei mi scusi tanto, ma c'è qualche cosa che non va bene nell' attribuizione indiretta di ´"palese ignoranza e malafede" al Guitton. Se è a lui che si visa in questo giudizio...

    E non va bene dare una risposta su l 'opinione espressa da Guitton senza nemmeno nominarlo una volta che sia, nel parere teologico che L'Istituto Paolo VI ci ha inviatto, e senza citare, una volta che fosse, la sua affermazione terribile.

    Se una persona non avesse conosciutto la frase di Guitton che ha caggionato la domanda di mio fratello, leggendo solamente il saggio parere teologico dell' Istituto PaoloVI, non saprebbe di che, o di chi, si tratasse. L' autore ha — molto abilmente — cercato di rispondere alla domanda su l'affermazione di Guitton senza nemmeno dire il suo nome una volta che fossi, e senza neanche analisare quello che lui ha detto del Concilio, cioé, che il Vaticano II ha insegnato le tesi moderniste condannate da San Pio X, nella Pascendi

    Per chè il silenzio completo, assoluto, su la frase di Guitton?

    Dopo queste prime considerazioni, mi permetta di analisare un poco più a fondo il parere teologico che l 'Istituto Paolo VI ha inviatto come suo.

    Lo farò, seguendo il suo schema, in due parti:

    I ) Analizzerò le sue affermazioni iniziali e generali;

    II) Criticherò, se lei mi permette l' audacia, le note teologiche che lei apunta per dire che il Vaticano II non ha insegnatto le tesi del Modernismo.

    È vero che io non sono teologo, ma se lei mi permette raggionare un poco — come un laico e non sperto nella materia — gli dirò perché non sono rimasto sodisffatto dei suoi commenti.



    II - Modernità e Modernismo

    Il saggio parere dell' Istituto Paolo VI parte di una distinzione tra il concetto di Modernittà e la teoria del Modernismo, (come "teoria filosofica e teologico-biblica"). E discorre come se il concetto di Modernità non fosse condanatto tanto quanto lo stesso Modernismo.

    Tuttavia, il concetto di Modernità è stato lui stesso condannato da Pio IX nel Syllabus, documento dottrinale così odiato dai Modernisti.

    Insegnò Pio IX nel Syllabus che è un errore affermare che:

    "Il Romano Pontefice può e deve riconciliarsi e transigere con il progresso, con il liberalismo, e con la la civilizzazione moderna" (800 errore condannato nel Syllabus; Denzinger, 1780).

    La Modernità, che significa?

    La Modernità è la "civilizzazione" sorta dei principii del Umanesimo e della Riforma. La Modernità che ha prodotto questo mondo nel quale viviamo noi adesso, se si può dire che si viva, oggi, in una civilizzazione al meno cristiana. Perché l' agonizzare ancora è vivere, ma è un modo di vivere... terminale.

    La Modernità è contraria e nemica della fede Cattolica. È questo che ci ha insegnatto Pio IX, nel Syllabus.

    Però, "secondo il sociologo Joan Estruch y Gibert, Direttore del Centro di Investigazioni in Sociologia della Religione, nella Università Autonoma di Barcelona, "per mezzo del Concilio Vaticano II, la Chiesa Cattolica si è incorporata alla modernità e ha fatto la pace com essa" (Apud Paulo Daniel Farah, Igreja cogita convocar Concilio Vaticano III, articolo in Folha de São Paulo, 25 Dicembre 2002 -p, A-9).

    Veramente, si può fare una distinzione tra Modernità e Modernismo, che, certo, non sono la stessa cosa. Ma il Modernismo ha affinitá con la Modenittà non soltanto nella radice della parola, ma anche, e molto di più, nel principio del "progresso" contínuo e dell' evoluzione.

    L'idea del progresso continuo è inerente alla Modernittà. Ed il Modernismo ha accetatto questo principio, al difendere il progresso continuo del pensiero, idea che ha caggionatto la dotrrina della evoluzione del dogma, condannatta nell' enciclica Pascendi da San Pio X.

    Secondo lo stesso Tyrrel, anche lui scomunicato da San Pio X — peccato che si ha scordato il Tyrrel nella tanto piccola lista di modernisti citata nel parere — secondo il modernita Tyrrel: "Modernista" opposto a "moderno" sottintende che si insiste sopra la modernità come principio. Questo vuol dire il riconoscimento da parte delle religione, dei diritti del pensiero moderno, la necessità d'operare una sintesi, non tra quello che è antico e quello che è nuovo, senza distinzione, ma tra quello che, dopo essere passatto nel vaglio della critica, è riconosciutto buono tanto in quel che è antico, quanto in quello che è nuovo"(G. Tyrrel, Mediaevalism, p. 143, apud J. Rivière, Le Modernisme dans l'Église, Librairie Letouzey et Ané, Paris, 1929, p. 6. Il grossetto ed il sottolineatto sono miei)

    E veda lei che la preocupazione di rispettare "i diritti del pensiero moderno" è stata assunta del Vaticano II. Lo che è un argomento favorevole alla sentenza del Guitton su il Modernismo del Concilio Vaticano II

    La distinzione che si fa tra Modernità e Modernismo era stata fatta già al tempo della polemica sul Modernismo, nella prima decada del novecento.

    Monsignore Baudrillart, allora Rettore del Institut Catholique di Parigi, ha fatto, nel 4 Novembre del 1907, un discorso versando esatamente su questo punto: si può dire che il Modernismo è qualcosa che non ha nulla a vedere con la Modernità?

    Ha dichiaratto, a quel tempo, il futuro Cardinale Baudrillart:

    "Modernismo vienne di moderno. Ci sarebbe dunque qualcosa tra lo spirito moderno e lo spirito cristiano, tra l'uomo moderno e l'uomo cristiano, qualcosa di radicalmente incompatibile, qualcosa che la Chiesa, per mantenersi fedele a la sua missione, deve necessariamente condannare ?" (Monsignore Baudrillart, Discorso alla Messa del Santo Spirito, il 4 Novembre del 1907, apud Pierre Collin, L' Audace et le Soupçon- La crise du Modernisme dans le Catholicisme Français, Desclée de Brouwer Paris , 1997, p. 45).

    La risposta del parere teologico, Egreggio Dottore Pappetti, è che tra Modernita e Modernismo non c'è nulla in conmune.

    La risposta del futuro Cardinale Baudrillart é che si, che c'è qualcosa in commune, ed il punto commune è incompatibile con la dottrina cattolica.

    Veda lei quello che ha detto Monsignore Baudrillart:

    "Nel fondo, l'uomo moderno è l' uomo antico, l' uomo anteriore al cristianesimo, che pretende non dipendere che della natura e della ragione". "E bene, nello stesso momento nel quale il Rinascimento proclamava questa soveranità dei diritti della natura e della ragione, il protestantismo, da parte sua, stabiliva il principio de la libera interpretazione della Scrittura, e lo sostituiva, in matteria di dottrina, al dogma de l' autorità della Chiesa." (idem, apud op cit.p. 46)

    E, commentando queste parole, assevera Pierre Collin:

    "Lo spirito protestante contribuisce così a la formazione dello spirito moderno caratterizzato da l' individualismo, del soggetivismo religioso. Tutte queste tendenze trovano, alla fine del XVIII secolo, una espressione particolarmente forte nel Kant, che merita essere chiamato "il filosofo del protestantismo ed il padre dello spirito moderno" "L' opposizione è generale e completa tra lo spirito moderno, così definito, e lo spirito cristiano"(Pierre Collin , op. cit., p. 46. Il grossetto è mio).

    E dice ancora Monsignore Baudrillart: "Il protestantesimo è l' uomo che non riconosce altra autorità religiosa sopra o fuori di lui stesso, che ritira della sua propria coscienza la verità religiosa della quale lui vive: l' uomo moderno è colui che intende non dipendere che di lui stesso, detto d' altro modo, colui che è Dio per se stesso. D'una parte e dell'altra, voi lo vedete, si arriva alla dottrina della autonomia e della glorificazione personale dell' uomo. Questo è lo spirito moderno, tale quale lui ci apparisce costituito oggi, e lui è radicalmente contrario allo spirito cristiano"(Monsignore Baudrillart, apud Pierre Collin, op. cit, p. 46. Il grossetto è mio).

    Quindi, la modernità è nata del' Umanesimo e del Protestantesimo che hanno creatto il mondo Moderno antropocentrico ed opposto alla cosmovisone teocentrica cristiana. Nel mondo Moderno, l'uomo si riconosce come Dio. La rivelazione sarebbe qualcossa che nascerebbe nel interiore del' uomo. Esattamente come l'ha definita il Modernismo, che è figlio del Protestantesimo e di Kant.

    Vedremo, doppo, egreggio Dottore, come la rivelazione è concepita secondo il Vaticano II, e secondo il parere del Istituto Paolo VI.

    Ho citato il Syllabus e la Pascendi...

    Ho paura che i nomi di questi documenti papali gli dianno un brivido... E gli faccianno dare una spinta sprezzatora a questa mia lettera, con un commento definitivo: "É un integrista...".

    E mi scusi, se ho pensato e scritto questo timore che lei rispingerà il mio testo come... 'integrista'. Ma oggi, è tanto commune che, a causa della Modernittà e del Modernismo, si consideri questi documenti sorpassati...Oggi tanti teologi hanno dei brividi al leggere i nomi dei documenti papali d'altri tempi... Vogliono novità... esistenziali e personalistiche. Credono nell' evoluzione, e tutto quello che viene del passato, cioé, di prima del Vaticano II, non dovrebbe più essere considerato come valido. Il passatto dovrebbe essere aggiornatto.

    Eppure il Vaticano II non è più un pargoletto: ha fatto già quarantanni.

    Forse per questo ci sono dei super modernisti che lo vogliono aggiornare nel futuro Vaticano III . ( Libera nos, Domine!).

    In Brasile, ancora ieri, 9-II- 2003, si notiziava in un grande periodico brasiliano che 34 Vescovi e circa 2.000 sacerdoti, lideratti dal Cardinale Paulo Evaristo Arns, hanno domandato al Papa la convocazione del Vaticano III, che un Abbate benedittino sugerisce che sia fatto in... Africa ( Sic!).

    Perché, i diffensori appassionati dal Vaticano II riffiutano praticamente tutti i documenti antichi della Chiesa conme sorpassati, come senza valore. Come se la verità fossi muttevole. Come se la Verità avesse bisogno d'aggiornarsi.

    E anche questo é un princípio nettamente modernista che il Vaticano II ha assunto, per far piacere alla Modernità e ai suoi famosi "uomini di buona volontà"...

    Dunque, la distinzione fatta tra Modernità e Modernismo, non mi ha soddisfatto assolutamente. Anzi, il contrario.

    E gli chiedo, se mi permette: che c'entra questa distinzione con la frase di Jean Guitton?

    Non c' entra nulla affatto.

    Il dotto parere del suo Istituto è bene scritto, ma mi permetta dirgli che non risponde com prove serie al problema che è stato messo per la frase terribile di Guitton: il Vaticano II ha diffeso ed insegnato — si, o no — l' idee della eresia modernista condannatta da Pio X nella Pascendi ?

    Ho qualificato di terribile l'affermazione di Jean Guitton, perché è un aconfessione che causa spavento e paura, poi che mette a scoperto quello che i Modernisti non vogliono che si sappia.

    Quando si ha l' atenzione svegliata per l' affermazione di Guitton, chi ha l 'intellectto sano vede bene la dottrina che s'asconde sotto il velame dei testi e dei termini strani... del Vaticano II.

    E questo non è stato risposto, in nessun modo, per il parere del Istittuto Paolo VI.



    III - Il nome Modernismo è stato inventato della Pascendi?

    Nel docuemnto che ci ha inviato l'Istituto Paolo VI, si dice che il termine Modernismo è stato conniato dal documento di San Pio X, la Pascendi.

    Ed anche questo non è vero.

    Prima di tutto, è necessario ripudiare l'affermazione che il termine modernismo è stato inventato della Pascendi, poichè questo contraria il testo del documento papale che dice ipsis litteris:

    "Come è tatica molto astuciosa dei modernisti (con questo nome, e con ragione loro sono volgarmente chiamati...” (San Pio X, Pascendi, n. 4. Cfr., Denzinger, 2071).

    Il termine modernista è statto impiegato, prima di tutti, da Lutero. É quello che ci informa il Rivière (Cfr. Jean Rivière, op. cit., p. 14, nota 1).

    Lo stesso Rivière informa che anche Rousseau utilizava il termine "Modernista" come sinonimo di materialista (Cfr. Rivière, op. cit., p. 15). Ed il Rivière ci dice ancora che, secondo il Dizzionario Littré, Modernista "è colui che considera i tempi moderni superiori a l' antiquittà" (Rivière, op. cit., p. 16).

    Che bella e chiara definizione, e come ella mette bene a lume la mentalità di certi teologi del Vaticano II e di quelli che lo seguano come se lui fossi il "super concilio"!

    L' Enciclopedia Cattolica dice su questo problema:

    "Il publicitario cattolico Périn (1815-1905), professore nell' Università di Lovaina [Louvain], 1844-1889, (...) al tempo che si scusa per il conniaggio del termine, descrive le "tendenze umanitarie della società contemporanea come modernismo. Questo termine è da lui definito come "l' ambizione d' eliminare Dio di tutta la vita sociale". A questo modernismo assoluto lui associa una forma più moderatta, che lui dichiara essere niente meno che il "liberalismo di tutti i livelli e tonalità" ("Le Modernisme dans l'Eglise d'après les lettres inédites de Lamennais", Paris, 1881. A.VERMEERSCH, "Modernism", The Catholic Encyclopedia, 1911, http://www.newadvent.org/cathen/10415a.htm

    E dice ancora questa Enciclopedia:

    "Nei primi anni del secolo XX, specialmente circa gli anni di 1905 e 1906, la tendenza a l'inovazione che ha perturbatto le diocesi italiane, e principalmente le file del giovane clero, sono state tassate di modernismo. Così, nel Natale del 1905, i Vescovi delle diocesi di Torino e di Vercelli, in una lettera circolare in quella data, hanno pronunciato gravi avvertenze contro quello che chiamavano di "Modernismo nel clero".

    Molte lettere pastorali del anno 1906 hanno impiegato lo stesso termine, tra altri, possiamo menzionare l' attacco che il Cardinale Nava, Arcivescovo di Catania, ha diretto al suo clero nella Quaresma; una Lettera del Cardinale Bacilieri, Vescovo di Verona, dattata del 22 lulio del 1906; ed una lettera di Monsignore Rossi, Arcivescovo di Acerenza e Matera. "Modernismo e Modernisti", un' opera del Abbate Cavallanti che è stata publicata circa la fine del 1906, cita lungamente queste lettere. Il nome "modernismo" non era gradevole ai riformatori. La proprietà del nuovo termine è stata discussa anche tra i buoni cattolici. Quando il decreto "Lamentabili" è aparso, Monsignore Baudrillart ha spresso il suo piacere perché non ha trovatto la parola "modernismo" menzionata nel Decreto (Revue Pratique d'Apologetique, IV, p. 578). Baudrillart considerava il termine "troppo vago". D'altra parte, il termine gli pareva insinuare "che la Chiesa condannasse tutto quello ch' era moderno". L' encíclica "Pascendi" (8 de setembro de 1907) ha messo fine alla discussione. Portava il títolo ufficiale: "De Modernistarum doctrinis". L'introduzione dichiarava che il nome datto commumente ai propagattori dei nuovi errori non era inadequato. Da poi, gli stessi modernisti hanno concordato con l'uso del nome, anche se non avevano ammesso la sua propriettà (Loisy, "Simples réflexions sur le decret 'Lamentabili' et sur l'encyclique 'Pascendi' du 8 Sept., 1907", p. 14; "Il programma dei modernisti": nota nel inizio). (A.VERMEERSCH, "Modernism", The Catholic Encyclopedia,1911, http://www.newadvent.org/cathen/10415a.htm

    Dunque, il termine Modernista non è stato inventato dal documento di San Pio X. E anche se questo fosse vero, che bene trovatto sarebbe questo termine!

    I Modernisti d'oggi e d'ieri difendono la tesi d'origine moderna — Hegel l'ha spressa chiaramente — che "il presente, l'attualittà dev' essere sempre il meglio; dunque, il mondo moderno è assolutamente migliore che il Medioevo" (Cfr.Sthal, apud Domenico Lossurdo, Hegel, Marx e a Tradição Liberal, Ed. Unesp, São Paulo, Brasil, 1998, p. 62).

    È l'accettazione dell' idea del progresso continuo, che obbliga i teologi modernisti a difendere l' aggiornamento continuo della Chiesa. .

    Loisy diceva che "Il Vangelo non era una dottrina assoluta e astratta, diretamente applicabile a tutti i tempie a tutti gli uomini, per la sua propria virtù. Era invece una fede viva, ingaggiata da tutte le parti nel tempo e nel mezzo dove ella è nata. Un lavoro d'adattazione è stato e sarà perpetuamente necessario affinché questa fede si conservi nel mondo"(Alfred Loisy, l'Évangile et l'Église, p. 124, apud J. Rivière, Le Modernisme dans l 'Église, ed. cit., p. 62).

    Adattazione perpetua vuol dire lo stesso che aggiornamento. Ed aggiornamento vuol dire, presso poco, Modernismo.

    Mi scusi, ma non sono io soltanto che affermo questo: solo lo ripeto. Accetto l'idea espressa in un libro modernista e favorevole al Vaticano II, e che è ovvia:

    "La parola aggiornamento, che è stata scelta [da Giovanni XXIII] come consegna per la colocazione della Chiesa al giorno, non può lasciare di provocare un certo solletico se si pensa nel poco che si distingue del senso della parola tabu Modernismo" (Padre T. M. Schoof, La Nueva Teologia catolica, Ediciones Caros Lohlé, Buenos Aires, 1971, p. 279, Il grossetto è mio).

    E l'aggiornamento, ch` è stato disgraziatamente presentato dal Papa Giovanni XXIII nel inizio del Vaticano II, è la radice cattiva di tutti i modernismi che il Guitton riconosce nel Vaticano II.

    Gli chiedo che non si strappi le vesti per l'enunziazione di questo fatto. Non dimentiche che il Vaticano II ordina di tutto tolerare, e di sempre dialogare.

    Dialoguiamo, dunque.

    E avanti.



    IV - Chi è stato condannato per Modernismo?

    Nella comunicazione del Istitutto Paolo VI si dice che

    "Le tesi che vengono condannate sono quelle di Loisy, espresse sia nel «petit livre rouge», cioé »L'evangile et l'Église» del 1902 e nel secondo «petit livre rouge».

    Permetta che concordi con lei... in parte.

    È ben vero che la Pascendi ed il Decreto Lamentabili hanno condannatto specialmente le tesi di Loisy. Ma non hanno condannatto soltanto le sue tesi.

    Il "Principio d'Immanenza", così caro a Maurice Blondel, uno dei padri del Modernismo, è statto anche lui condannatto della Pascendi, che parla direttamente di questo principio di odore gnostico. Tanto questo è vero, che il Blondel si senti visato del testo della Pascendi e si turbò moltissimo.

    Che lavoro è statto fatto per evitare la condannazione di Blondel!

    Maurice Blondel era coinvolto nel movimento modernista, per questo ha detto dopo aver letto la Pascendi :

    "Io soffro. Felicci quelli che sono morti nel Signore". "Io ho letto l' enciclica, — [la Pascendi ] — ed io rimango nel stupore. Sarà possibile ? Quale attitudine interiore, esteriore prendere? Sopratutto come impedire che tante anime soccombano e dubitino de la bontà de la Chiesa?" (Parole di Maurice Blondel in una lettera a Mourret, nel 17 settembre 1907, apud René Virgoulay, Blondel et le Modernisme, Cerf, Paris, 1980, p. 230).

    Ed al Padre Wehrlé, Blondel ha scrito nella stessa data del 17 settembre di 1907: "Io soccombo sotto l'enciclica [Pascendi]". (Apud Virgoulay, ed cit, p. 231).

    E nel 20 Settembre, Blondel scrisse al modernista Laberthonière, lui pure condannatto, al suo tempo, da San Pio X: "Quello che è stato condannatto, e giustamente è la tesi del'efferenza la religione che sorge del fondo della coscienza. Faccendo questo, si ha voluto prenderci di mira. Sussidiariamentee si è creduto veramente colpirci (...)”. (M. Blondel, apud Virgoulay, op. cit., p. 232).

    E da parte sua commenta il Virgoulay:

    "Blondel riconosce che è stato "preso in mira". Lui riconosce che si ha creduto attingerlo (siccome a Laberthonnière), ma lui non riconosce che l'hanno infatti colpito"( Virgoulay, op. cit. p. 232).

    Ed il Wehrlé, in risposta a Blondel gli ha scritto:

    "Voi siete stato preso in mira e con una precisione ch' alontana ogni dubbio. Si prendono dei riguardi per non vi condannare, ma si vi condanna senza remissione"(Wehrlé a Blondel, nel 18 Settembre del 1907).

    Dunque, non c'è dubbio che il filosofo modernista di cui parla la Pascendi, è Blondel, anche se lui non è personalmente nomminatto nella enciclica.

    Nel parere teologico del Istituto Paolo VI, egreggio Dottore Papetti, si parla come se solamente le dottrine del Loisy e del Buonaiutti fossero state condannatte come modernisti. E questo è una semplificazione che distorce la verità storica.

    Sono stati condannatti da San Pio X come modernisti molti altri, come il Padre Laberthonière, il Padre Georges Tyrrel, il Padre Turmel, Edouard Le Roy , il Padre Romolo Murri, il Senatore Fogazzaro ed il suo tedioso romanzo Il Santo, per citare soltanto alcuni dei più famosi modernisti condannatti. (E tanti altri se la scapparano per poco, e molto astuciosamente...).



    V - Una piccola diversione: il caso Lagrange

    Nel documento del Istittuto Paolo VI si fa, dopo, la difesa del Padre Lagrange per contraporlo a Loisy.

    Anche questa contraposizione è un tanto simplificatoria della realtà.

    Il Padre Lagrange era un amico di tutti questi modernisti condannatti, o che se la svignarano per poco la condannazione come eretici modernisti. Il Guitton ha scritto la sua biografia del Padre Lagrange sotto richiesta di Giovanni Paolo II. Anzi, è stato in questo libro sul Padre Lagrange che Guitton ha detto che le dottrine condannatte come moderniste da San Pio X sono state approvate ed insegnate — "proclamate" — dal Concilio Vaticano II. Ed, come gli ho già detto, il Papa Giovanni Paolo II, che aveva commesso questa biografia a Guitton, non ha criticato l 'affermazione terribile dell' autore sul modernismo del Vaticano II...

    Vediamo, quindi, adesso, un tanto, il Père Lagrange.

    Il Père Lagrange è consideratto da molti come uno dei capi del movimento modernista, sebbene che lui fosse molto più abile e insinuante che il Loisy.

    Pierre Collin, parlando del principio del Modenismo ci dice:

    "Tuttavia tutta la storia del Modernismo non incomincia nel 1902 [con la publicazione del libro di Loisy ["L' Évangile et l' Église]. Uno degli oggettivi del nostro studio è quello d'insistere su le cause filosofiche della crisi modernista. Or bene, dalla sua publicazione nel 1893, la tesi di Maurice Blondel sopra L'Action ha caggionatto di già delle controversie appasionate. Lo stesso accade con la nuova esegesi biblica praticata in Francia dal Padre Loisy, come anche dal Père Lagrange" ( Pierre Collin, op. cit. p. 12).

    Questo autore distingue il Lagrange del Loisy, ma dice ancora:

    "Lagrange non è Loisy, Blondel non è Hébert, ma gli uni come gli altri adottano i metodi communi della critica o della filosofia: (P. Collin, op. cit,. p. 70).

    "Monsignore Batiffol [Vescovo di Toulouse] ha fatto una "carta ideologica" secondo la quale Monsignore Duchêsne "avrebbe provocatto una scisione tra i suoi discepolli: un grupo a sinistra che cercava di reinterpretare il Cattolicesimo in funzione di una esegesi radicale e di una non meno radicale filosofia della religione, ed un gruppo moderato, a destra, che tentava di riconciliare i resultati de la critica e della teologia, sempre rispettando i suoi metodi proprii". [Esatamente quello che ha voluto fare il Vaticano II, secondo il giudizio del Cardinale Ratzinger, (Cfr. Cardinale J. Ratzinger, Problemi del Fondamento ed Orientamento dell' Esegesi Contemporanea"- http://www.ratzinger.it/miscellanea/...lconflitto.htm] (P. Collin, op. cit., p. 134-135).

    Appartenevano al primo grupo [quello di sinistra] Loisy; ed al secondo Lagrange e lo stesso Batiffol" (P. Collin, op. cit., p. 134-135). Sempre è stata impiegata dai movimenti eretici questa divisione in due gruppi: uno più radicale, e l'altro più moderato, e per questo più pericoloso, perché riesce ad infiltrare le tesi della eresia dove il gruppo radicale è respinto...

    Quale sarebbe la differenza tra il Loisy e il Lagrange?

    Loisy considerava i racconti del Vangelo come dei miti. Il Padre Lagrange non accettava questa concezione. Per lui, le storie raccontate nel Vangelo non erano miti. Erano delle legende storiche:

    "Lagrange rifiuta il termine mito, e dunque l'alternativa Storia o Mito. Lui preferisce parlare di "Storia primitiva legendaria" ( Cfr. P. Collin op. cit., p. 146).

    Ma che moderazione!

    Lo stesso documento inviato del Istituto Paolo VI, egreggio Dottore Papetti, ricorda che il :Lagrange era sospetto di Modernismo da parte del Papa Pio X, sebbene che Leone XIII gli abbia datto apoggio:

    "P. Lagrange a sua volta verrà diffidato, nel 1907, da S. Pio X con una lettera della Congregazione Concistoriale per la sua posizione circa l'origine mosaica del Pentateuco da lui espressa e sostenuta al IV Congresso Scientifico Internazionale dei Cattolici di Friburgo, nell'agosto 1897".

    Dal 1897, per la conferenza che il Padre Lagrange aveva fatto nel Congresso Scientifico Internazionale, a Friburgo, sul valore storico del Pentaetuco, si era aperto un dossier al Santo Ufficio riguardante al Padre Lagrange ( P. Collin, op. cit., p. 145).

    Più tardi, il Cardinale Merry del Val interditerà la publicazione del libro di Lagrange sopra il Genesis (P. Collin, op. cit., p. 145). Il Santo Uficio aveva gia deciso sopra Moisè come il vero autore del Pentateuco (Cfr. Denzinger, 1997 ss.), ed ancora nel 1909 si ha condannatto l'affermazione sopra il carattere legendario del Pentateuco (Cfr. Denzinger, 2122).

    Nel 1912, il Padre Lagrange, per decisione di Roma, ha dovuto partire di Gerusalemme (Cfr.P. Collin, op. cit., p.495).



    VI - Problemi preliminari riguardanti al Vaticano II

    Finalmente, il saggio parere teologico che lei ci invia, egreggio Dottore Papetti, entra nella dimostrazione che il Vaticano II — al contrario di quello che afferma Guitton senza correzione di Giovani Paolo II — non sarebbe modernista.

    Nel documento del Istittuto Paolo VI è scritto:

    "Certo il Concilio Vaticano II si è occupato, come poteva non farlo, dei gravi e grandi problemi dell'umanità che impoveriscono e minacciano la retta coscienza, che permette alle persone di riconoscere il bene dal male e agire di conseguenza, secondo i dettami della fede e della dignità dell'uomo, immagine e somiglianza di Dio per identità e vocazione". ( Il grossetto è di mia responsabilità).

    Dunque, lei ci asserisce che il Vaticano II "si è occupato, come poteva non farlo, dei gravi e grandi problemi dell'umanità".

    Ma lei crede — davvero — che il Vaticano II si é ocupatto "dei gravi e grandi problemi dell' umanità"?

    E come mai, il Vaticano II non ha condannato il comunismo ed il marxismo che tanto male facevano — e fanno — all' umanità ?

    Il Vaticano II coscientemente non ha voluto nemmeno nominare il più grande problema della Umanità nel secolo XX: il comunismo. Il Vaticano II non ha condannatto il più grande errore della Storia. Questa omissione gravissima peserá per sempre sopra il Pastorale Vaticano II e sopra i suoi responsabili.

    E perché il Vaticano II non ha detto una sola parola contra la più grave minaccia della Storia alla Chiesa?

    Perché era stato firmatto un accordo tra il Vaticano e la URSS, a Metz, accordo per il quale Papa Giovanni XXIII si comprometteva a non condannare il comunismo e nemmeno la URSS nel Vaticano II, contanto che l 'Unione Sovietica permettesse la venuta di representanti della Chiesa Cismatica russa ad assistere il Concilio. È il famoso Patto di Metz firmatto, in nome del Vaticano, dal Cardinale Tisserand, ed, in nome della URSS, dal Nikodim che, si dice, era Colonello del Servizo Segretto bolscevista.

    Come si dice, allora, che il Vaticano II "si è occupato, come poteva non farlo, dei gravi e grandi problemi dell'umanità".

    Anche questo non è vero.

    E come "riconoscere il bene dal male" nel mondo moderno, se i documenti del Vaticano II non appuntano nessun errore in nostro tempo ed in Nostra Aetate?

    Come distinguere il bene del male, se il Vaticano II vede il mondo con Gaudium et Spes?

    Come mai potrebbe il Vaticano II distinguere il bene del male se ha rifuttato d'ascoltare, seguendo le direzioni di Giovanni XXIII, i "profeti di disgrazie", incluso le profezie di Fatima?

    No. Il Vaticano II non ha aiutato la coscienza a distinguere tra il bene ed il male, perché il Concilio ha recusato di condannare chi che sia. Non ci sono anatematismi nel Vaticano II. Papa Giovanni XXIII non li ha volutti. Papa Paolo VI non li ha fatti. Il Vaticano II è stato un Concilio "pastorale", come Giovanni XXIII e Paolo VI hanno deciso. Il Vaticano II ha deciso di parlare misericordiosamente, senza condannare nulla e nessuno. Come se la misericordia non imponesse condannare gli errori e gli erranti.

    Nella frase sopra citata del Instituto Paolo VI, che sono dietro ad analizzare, c'è un altro punto che mi piacerebbe focalizzare.

    Che significa dire che l' uomo è "immagine e somiglinaza di Dio per identità e vocazione"?

    Quello che è un immagine non è idêntico.

    E che identità può essere tra Dio e l' uomo ?

    Nessuna.

    La creatura non può essere identica al Creatore.

    Ammettere identità tra Dio e l' uomo è panteismo o Gnosi.

    Ammettere questa identità è ammettere una tesi modernista: la del pancristismo esoterico di Blondel — il qualificativo "esoterico" è stato lui che l' ha detto — o il panteismo esplicito di Teilhard de Chardin.

    Ed anche questa identità tra l' uomo e Dio, ammessa nel documento del Instituto Paolo VI, non è vera, e neanche ammissibile.

    Veda lei, egreggio Dottrore Papetti, che gli parlo com franchezza, perché senza franchezza qualunque dialogo è soltanto "ecumenico", cioè, relativista. ed anche questo è innammissibile, perché sarebbe fondamentarsi nell' equívoco.

    E questa questione ci porta alla famosa "dignità del uomo" di che tanto parlano in modo scivolante i demo cristiani modernisti o filo modernisti.



    VII - La religione dell' uomo nel Modernismo e nel Vaticano II

    Ed ancora, lei, Dottore, dice per mezzo del parere che ci ha mandatto che il Vaticano II ha deciso di "agire di conseguenza, secondo i dettami della fede e della dignità dell'uomo".

    Che il Concilio agisse secondo i dettami della fede era assolutamente necessario. Ci mancherebbe che fossi o dichiarassi il contrario !

    Ma che il Concilio avesse volutto attuare anche d' accordo con i dettami della "dignità del Uomo", questo é un principio della modernità, che è nel fondo dell' eresia modernista.

    La famosa dignità dell' uomo della quale tanto si parla in modo scivolante, consiste, come insegna la Santa Chiesa per bocca di Leone XIII, che l'uomo è stato creato a la sua immagine e somiglianza, e che è stato chiamatto ad essere figlio adottivo di Dio per il batesimo. Non per altra ragione umanistica o modernistica circa la dignitá dell' uomo, ed ancora meno per una pseudo identità con Dio. Immagine, torno a dire, non significa identità.

    Ma la dignità umana, per la Modernità come per il Modernismo vuol dire che l'uomo è Dio.

    L'Umanesimo, uno dei fondamenti della Modernitá anticristiana, l'Idealismo ed il materialismo storico hanno messo l' Uomo nel posto di Dio.

    Anche il Modernismo ha cercatto di colocare l'Uomo nel posto di Dio.

    Lei, certo, si ricorda di quello che ha scritto Loisy:

    "In Cristo, l'Umanità si eleva fino alla Divinità. Si potrebbe dire, se si vuole, che l'umanità adora a se stessa in Gesù, ma si deve credere che, facendo questo, lei non si scorda nè de la sua propria condizione, neanche di quella di Dio" (A. Loisy, "L' Évangile et L'Église, p. 263).

    E raggionando delle perspective del Modernismo inaugurato del Loisy, Ëmile Poulat ha scritto:

    "Infatti, [nell' opera di Loisy] per dove sia che lo sguardo si volgesse, non troverebbe mai un punto dove potrebbe detenersi o arrivare. Davanti a sé, il futuro ilimitato del cattolicesimo suporrebbe la sua trasformazione, una trasformazione rispetto alla quale la religione della umanità si lascia indovinare come un prolungamento possibile" (Émile Poulat, Histoire, Dogme et Critique dans la Crise Moderniste, Albin Michel, Paris, 1996, p.98. Il grossetto è mio).

    Ebbene, il Cardinale Montini, quando era ancora Arcivescovo di Milano, Montini, l' amico di Guitton, ha scritto un documento sopra il Lavoro ed il Cristianesimo nel quale dice, con tutte le lettere, che la religione di domani sarebbe forse la religione dell 'uomo:

    "L'uomo moderno non arriverà, un giorno, a mano a mano che i suoi studi scientifici progrediranno e scopriranno delle realtà nascoste dietro il viso muto della materia, a tendere l'orecchio alla voce meravigliosa dello Spirito che palpita in essa ? [Sic!] Non sarà la religione del domani? Lo stesso Einstein intravide la spontaneità di una religione d'oggi?..." (Paolo VI, Discorso nel 27 marzo 1960, apud Documentation Catholique, n0 133, 19 giugno 1960. ll grossetto è mio).

    Ed il filosofo tanto stimato dei Modernisti, d’ ieri e d'oggi, Maurice Blondel, ha detto anche lui che l 'uomo vuole, in quallunque modo, diventare Dio.

    Pierre Collin, autore insospetto di Modernismo, scrisse:

    "Secondo Blondel, l'oggettivo del volere trascende il diritto, l' arte, la morale, ma anche la metafisica e la religione. Per dirlo d' una sola parola, il primo e l'ultimo principio del dinamismo spirituale, è l' idea di Dio, inquanto che "noi non possiamo conoscere Dio senza volere, in qualche modo, diventare Dio" ( p. 388). “Definitivamente, noi vogliamo "essere Dio", ma l' uomo al agire si trova conffrontatto ad un'alternativa che l'impone una opzione: essere dio senza Dio e contro Dio, essere Dio per Dio e con Dio" (Pierre Collin, L' Audace et le Soupçon, Desclée de Brouwer, Paris , 1997, pp 193-194).

    Sicuro, la frase può avere un senso buono. Ma ... c'è nel pensiero di Blondel un "che" di compiacenza per la tentazione d'essere Dio, tentazione che è nel centro del Umanesimo.

    E Blondel, che normalmente scriveva in "trobar clus", in lettere particolari parlava, per volte, meno oscuramente, in "trobar leu", anche se non troppo:

    "Ma tutti noi dobiamo persuadirci ripetutamente di che l 'efusione assimilatrice della bontà divina solo può operare e trionfare in noi attraverso di un pesante tributo e di una dilatazione crocificante. È sempre il mistero del Verbum caro factum est e del caro verbum facta. Uno solo è possibile per l'altro. Il mondo è senza dubbio divinizzato: in tutte le parti possiamo, dobbiamo fare la peregrinazione ai Locali Santi. Noi respiriamo l'aere che Lui ha respirato, e c' è qualcosa di Lui che circola in noi: tutto questo, però, solo ha senso ed efficacia in funzione della vocazione sopranaturale, della grazia offerta e consentita, senza che tutto questo divino inserito nella criatura non solo non proffita (caro nihil proficit), come è privativo in indebitante "nel vuoto" ed in condannazione (...)" (Lettera di Maurice Blondel al Padre Auguste Valensin — 5 dicembre 1919 — in Blondel e Teilhard de Chardin - Correspondência comentada por Henry de Lubac, Moraes Editores, Lisboa, 1968, p. 21-22. Il grossetto è mio).

    "Il mondo è senza dubbio divinizzato"?

    Il " divino inserito nella criatura"?

    Gli uomini di buona volontà vorrano interpretare in modo ottimistico anche queste affermazioni di Blondel che lascia il velame forse troppo fino...

    "Aguzza qui, Dottor, ben li occhi al vero,
    chè 'l velo è ora ben tanto sotile,
    certo che 'l trapassar dentro è leggero"
    (Dante, Purg. VIII, 19-21).

    E se si guarda un poco atentamente il velame, si trova che lo stesso Blondel confessa che:

    "Questo tema [del pancristismo] è uno dei "temi più antichi, più esoterici [Sic !!!] del mio pensiero personale e di quello a che nomino il mio pancristismo" (Lettera di Maurice Blondel al Padre Auguste Valensin, 5 dicembre di 1919, in Blondel e Teilhard de Chardin, correspondência comentada por Henri de Lubac, Moraes Editora, Lisboa-São Paulo, 1968, p, 22. Il grossetto stupefatto è mio).

    Dunque, è vero! C'è qualcosa di esoterico nei brumosi scriti di Blondel. Lui stesso l'ha detto! Qualcosa che lui raccomandava di non divolgare alla "gente grossolana".

    "Sono d'opinione che non si offrisca ai suoi revisori e nemmeno ai suoi lettori l'espressione inusitata e ambigua di pancristismo. Senza preparazione e senza essere spiegata, si ha il rischio, per analogia, con la parola panteismo, di sugerire fisica o metafisicamente, etc." (Prima nota di Maurice Blondel al Padre Auguste Valensin, in Blondel e Teilhard de Chardin, correspondência comentada por Henri de Lubac, Moraes Editora, Lisboa- São Paulo, 1968, p. 57).

    Non solo Blondel confessa che aveva una dottrina esoterica, ma esige che non se la dica alla... "gente grossolana": i lettori di Valensin e di Blondel!

    Nello stesso libro che ci dà questa informazione preziosa, si legge poco dopo"

    "Mai si impedirà lo sforzo dell'umanità per integrare Cristo in una Cosmologia: d'altro modo Gesù non sarebbe il Verbo" (Cfr Lettera di Maurice Blondel a J. Wehrlé, il 9 di maggio di 1904 in Blondel e Teilhard de Chardin - Correspondência comentada por Henri de Lubac, Moraes Editores, Lisboa - São Paulo, 1968, p.59).

    Teilhard scriveva di Jersey alla sua cuggina Margareh Teillard, nel 8 aprile di 1919: "Lui (Auguste Valensin) mi ha detto che Blondel ha circa la consistenza dell' universo in Christo delle perspettive tanto audaci che lui non osa seguirlo sino a lì-- nonostante, mi dice lui ancora che Rousselot non esita di farlo... Io ignoravo questo aspeto del pensiero di Blondel e vado a chiedere che me lo spieghino" (Teilhard de Chardin, Genesi d'un pensiero, p. 347, in Blondel e Teilhard de Chardin -Correspondência comentada por Henri de Lubac, Moraes Editores, Lisboa - São Paulo, 1968, pp.59-60).

    Che cosa pensava, infatti Blondel, che non osava scrivere, che insegnava... esotericamente, e che, per questa raggione, vietava d' essere publicato?

    Forse che lui aveva trovato "in tutte le vie logiche, metafisiche, morali e religiose del mio pensiero quel Pancristismo ontogenico e filogenico del quale tante volte abbiamo parlato in commune" (Lettera di Maurice Blondel al Padre Auguste Valensin, 19 dicembre di 1919, in Blondel e Teilhard de Chardin - Correspondência comentada por Henri de Lubac, Moraes Editores, Lisboa - São Paulo, 1968, p. 38).

    Ed il velame adesso quasi non c'è più, non è vero, Egreggio Dottore Papetti?

    Blondel mette nella volontá dell'uomo, cioé nella natura umana, un desiderio del sopranaturale che sarà ripreso del Père de Lubac. E Lubac è statto formatto dal Modernista Padre Auguste Valensin, che era un ammiratore e un discepolo di Blondel. E il de Lubac è statto uno dei principali teologi del Vaticano II...

    E quello che Blondel metteva sotto il suo velame brumoso ed esoterico, Teilhard lo diceva in modo più chiaro: "Come lo spirito è sorto nel Uomo utilizando in qualche modo gli sbozzi degli instinti, così anche il Sopanaturale si forma continuamente per sopra creazione della nostra natura"(Prima Nota del Padre Teilhard de Chardin al Padre Auguste Valensin, in Blondel e Teilhard de Chardin - Correspondência comentada por Henri de Lubac, Moraes Editores, Lisboa - São Paulo, 1968, p. 34).

    Teilhard de Chardin ammetteva che il pancristismo di Blondel lo aveva influenziato:

    "Con Blondel ho avuto delle relazioni (attraverso Auguste Valensin) per circa d' un anno (esatamente dopo la prima guerra mondiale, verso il 1920). Certi punti del suo pensiero hanno attuato molto su di me: il valore de l'Azione (ch' è diventata nel mio pensiero una Energetica quasi esperimentale delle potenze biologiche dell'evoluzione), e la nozione di "pancristismo" (alla quale io ero arrivato independentemente da lui, ma senza osare, a quel tempo, nominarla così bene) (Teilhard de Chardin, Lettera del 15 febbraio 1955 in Claude Cuénot, Pierre Teilhard de Chardin, Plon, Paris, 1958, pp. 55-56).

    Cuénot ammette che Teilhard de Chardin ha ereditato la dottrina della cognoscenza del pensiero d Blondel, transponendo il "cristicismo" al piano della azzione (Cfr. Claude Cuénot, Aventura e Visão de Teilhard de Chardin, Livraria Moraes Editora, Lisboa, 1966, p.133).

    In un scritto inviato al Padre Assistente del Superiore Generale della Compagnia di Gesù, il Padre Teilhard de Chardin scrisse nel 1948:

    "Necessità urgente per la fede cristiana in Colui ch' è Là-Sù d' incorporare la neo-Fede umana in uno Là-Avanti natto (è già fatto, e per sempre...) de l'apparizione oggetiva di fronte a noi di un Ultra-umano (scatenamento di un neo-Umanesimo, che trascina automaticamente un neo-Cristianesimo)” (Claude Cuénot , op, cit. pp. 327-328).

    Ed in una lettera a Leontine Zante, nel 1936, Teilhard scrisse:

    "Quel che domina crescentemente il mio interesse è lo sforzo per stabilire dentro di me stesso e per diffondere intorno a me una nuova religione (chiamemola, se lei vuole, una svilupata cristianità) il cui Dio personale non sarebbe più il neolitico grande proprietario di terre dei tempi sorpassati, ma l'anima del mondo" (Apud Padre G.H. Duggan, S. M., The Collapse of the Church in the West - 1960-2000 Il grossetto è mio).

    E che Teilhard de Chardin era un gnostico, anche li stessi neo modernisti lo ricognoscevano:

    "...nonostante di qualche critiche a rispetto più della forma che del contenuto, De Lubac è totalmente d' accordo con Teilhard. Contro di lui [Teilhard], non sono valide [per De Lubac] l'accuse d' attualizzare in forma grandiosa l'antica Gnosi, accuse formulate da Etienne Gilson, Jacques Maritain e Hans Urs von Balthasar. Teilhard è un 'mistico' che si mette nel cammino di Origine e si incontra pienamente con Blondel. Tutte le vie portono a Blondel. Lui è il punto di partenza e d'arrivo. Inffatti, la 'cristologia cosmica' [di Teilhard] è già in Blondel, così come l' ecclissi del tema della Redenzione, nella Incarnazione.." (Massimo Borghesi, "O Itinerário de Henri de Lubac - A História como Mística", 30 Dias, Ano VII, nº. 1, Janeiro de 1993).

    Perfino il gnostico Urs von Balthasar ricconosce che Teilhard de Chardin era un gnostico! E il Padre de Lubac, nonostante tutto, cerca di giustificarlo!

    Dunque, non c'è dubbio che questa Nuova Religione di Teilhard de Chardin è gnostica.

    E questa nuova fede umanistica preconizzata da Teilhard de Chardin è stata amessa nel Concilio Vaticano II, quando Paolo VI proclamò che la Chiesa ha il culto dell'uomo.

    E l'antropocentrismo della Modernità e del Modernismo — divinizzatore dell' Uomo — è stato accetatto del Vaticano II. Anche il Vaticano II, come la filosofia della Modernità, ha messo l'Uomo nel posto di Dio. Tanto che alla fine del concilio Papa Paolo VI ha dichiaratto:

    "In questo Concilio [Vaticano II] la Chiesa quasi si è fatta schiava dell' umanità".

    Ed ancora:

    "Umanisti del secolo XX, riconoscette che anche Noi abbiamo il culto dell' Uomo".

    So molto bene che lei, egreggio Dottore Papetti, conosce il Discorso di Paolo VI alla fine del Concilio. Ma, se lo conosce, — e lei non può non conoscerlo — lei deve ammetere che la religione dell' uomo, voluta come meta dei Modernisti nell' inizio del secolo XX , è stata lodatta, ed in qualche modo, assunta nel Vaticano II.

    Dunque, Jean Guitton non ha dimostrato ne ignoranza, nemmeno malafede al dire che il Vaticano II ha proclamato le tesi che San Pio X aveva condannatto nel Modernismo.

    In questo stesso Discorso di chiusura del Vaticano II, Paolo VI ha dichiarato:

    "La Chiesa del Concilio [Vaticano II] si è assai occupata dell' uomo, dell' uomo tale quale lui si presenta in nostra epoca, l'uomo vivo, l'uomo tutto occupato di se stesso, l' uomo che si fa centro di tutto quello che lo interessa, però che osa essere il principio e la ragione ultima di tutta la realtà... L'umanesimo laico e profano, infine, è aparso nella sua terribile statura, e, in certo senso, ha sfidato il Concilio. La religione di Dio che si è fatto uomo ha racontratto la religione dell' uomo che si è fatto Dio.

    "Cosa è sucesso? Uno scontro, una lotta, un anatema?

    "Questo potrebbe essere accadutto, però questo non è sucesso.

    "L'antica storia del samaritano è stato il modello della spiritualità del Concilio

    "Una simpatia immensa lo ha investito interamente. La scoperta delle necessittà umane... ha assorto l' attenzione di questo Sinodo. Ricconoscetegli almeno questo merito, o voi umanisti moderni, ch' avete rinunciatto alla trascendenza delle cose supreme, e sapiate riconoscere il nostro nuovo umanesimo: anche noi, Noi più che nessun 'altro, noi abbiamo il culto dell 'uomo (Paolo VI, Discorso di chiusura del Concílio Vaticano II, 7 de Dezembro de 1965. Il grossetto è di mia responsabilità).

    Questa è stata uma proclamazione di concordia inaudita tra la Chiesa — la Civitas Dei per eccellenza — ed il Mondo Moderno, con l'Umanesimo, fondamento della Città dell' Uomo.

    E di questa conciliazione impossibile solo potrebbe nascere la sottomissione, la servitù della Chiesa all 'uomo.

    "C'è un altro punto ancora che Noi dobbiamo distaccare: tutta questa ricchezza dottrinaria [del Concílio Vaticano II] visa soltanto una sola cosa: servire l' Uomo"(idem).

    "Tutto questo, e tutto quello che Noi possiamo dire ancora del valore umano del Concílio [Vaticano II], ha forse fatto sviare il pensiero della Chiesa del Concílio verso posizionamenti antropocentriche, presi della cultura Moderna? No, la Chiesa non si è sviata, ma Ella si è voltata verso l' uomo...

    "La mentalità moderna, abituata a giudicare tutte le cose per il suo valore, per la sua utilità, vorrebbe bene ammettere che il valore del Concílio è grande per lo meno per questa ragione: tutto è stato orientato per l'utilità del uomo! Non si dichiari, dunque, mai inutile una religione, come la religione Cattolica che, nella sua forma , la più consistente ed efficace come questa del Concílio, proclama che Ella è tutta intera al servizio dell 'uomo..."( idem).

    "In questo Concílio [Vaticano II] la Chiesa quasi si è fatta schiava del l'umanità" (idem).

    Nella Sacra Scrittura si ha proclamatto: "Questo dice il Signore: Maledetto l'uomo che si fida nell' uomo" (Jer. XVII, 5)

    Ma, disgraziatamente, Paolo VI ha scritto: 'Noi abbiamo fiduccia nell' uomo." (Paulo VI, Intervista a Sidney, 2 Dicembre del 1970).

    Finalmente, dopo um testo che riccorda Rousseau, l'inno di gloria all'uomo fatto da Paolo VI, a motivo del primo viaggio spaciale, nel 1971:

    "Onore all' uomo ! Onore al pensiero ! Onore alla Scienza ! Onore alla síntesi della ativittà científica e organizativa dell' uomo, dell' uomo che diversamente di tutti gli altri animali, sa dare strumenti di conquista alla sua mente ed alla sua mano!

    "Onore all'uomo Re della Terra, ed anche, adesso, Príncipe del cielo ! Onore al essere vivo che noi siamo, il quale specchia in sé a Dio, e, dominando le cose ubidisce all' ordine bíblico : crescette e dominate"! (Paolo VI, Discorso, all' Angelus, nel 7 febbraio 1971).

    Sembra una parafrasi del Gloria in eccelsis Deo!

    Sembra una esaltazione dell' uomo, quale un idolo!

    Come era diversa la posizione di San Pio X rispetto all' uomo:

    "È necessario che con tutti i mezzi e fatiche noi facciamo sparire radicalmente l'enorme e detestabile malvaggità propria di nostro tempo, che sostituisce Dio per l' uomo" (S.Pio X, Supremi Apostolatus, 14).

    Dunque, cosa si vuol dire, allora, quando si parla della dignità dell'uomo?

    Per dignità dell' uomo si vuol dire quello che aveva detto Leono XIII, cioé, che l' uomo è stato chiamato alla eminente dignità di figlio adotivo di Dio.o si capisce che l' uomo è identico a Dio, che l' uomo è Dio, come intendevano certi modernisti?



    VIII - Conccetto di Rivelzione Rinovato o Nuovo?

    A capo del parere teologico del Istituto Paolo VI, egreggio Dottore Papetti, si mette come tese fondamentale che il Vaticano II ha stabilito un "rinnovato concetto di rivelazione.".

    Sottolineo il termine "rinnovato".

    Nel parere, si legge:

    "Per comprendere il rinnovato concetto di rivelazione del Vaticano II, è necessario confrontare brevemente la prospettiva del Vaticano I e del Vaticano II dal punto di vista storico e teologico" (Il grosseto ed il sottolineato sono di mia responsabilità).

    S' ammette, dunque, che il Vaticano II ha un rinnovato concetto di rivelazione.

    Rinnovato non vuol dire nuovo. Anzi, vuol dire che è una cosa che già esisteva e che è stata rifatta, senza però modificarla fondamentalmente. E bene, alla fine del suo parere, è scritto che il concetto di rilelazione del Vaticano II è "nuovo". E nuovo vuol dire diverso del antico.

    È questa la conclusione del suo Parere:

    "Di conseguenza, il nuovo concetto di rivelazione sblocca l'indifferenza della teologia per le diverse visioni della cultura e le communica un interesse tanto più appassionato e quasi ansioso, quanto più era stata inerte la precendente indifferenza da parte della teologia manualistica e neo-scolastica" (Il grossetto ed il sottolineato sono miei).

    Allora, il concetto di rivelazione del Vaticano II è diverso di quello che era accetatto anteriormente per la Chiesa?

    Cosa è cambiatto?

    E se il concetto di rivelazione è nuovo, perché prima è stato detto che era solo un rinovamento?

    Mi sembra che in questo punto c'è una contradizione nel suo parere teologico.

    Sbaglio io?

    Il Padre Schoof ammette anche lui che il Vaticano II ha abbandonatto l'antico conccetto di rivelazione scolastico per adottare un nuovo conccetto di rivelazione fondamentato nelle dottrine della Nuova Teologia":

    "La goccia sopra la roccia ha riuscito a fare qualcosa. Peró anche in questo caso, il cambio é provenuto del magistero ecclesiastico al sostenere finalmente l'orientazione dei teologi rinovatori ed al rinunciare, durante il Concilio Vaticano II al suo contratto esclusivo con la scolastica"(Padre T.M. Schoof, La Nueva Teologia Catolica, Ediciones Carlos Lohlé, Buenos Aires, 1971, p. 185).

    In seguito, si fa un paralelo tra le circonstanze del Concilio Vaticano I nel 1870, ed il Concilio Vaticano II, (1962-1965).

    Si afferma che "Sotto il profilo storico-culturale, ..."Il contesto storico-culturale in cui scaturisce la formulazione della dottrina della rivelazione nel Vaticano I è determinato da una profonda frattura tra pensiero cristiano e pensiero moderno”.

    Là dove il Vaticano I metteva in primo piano il rapporto tra fede e ragione, e si preocupò di condannare gli errori che nascevano sia dal razionalismo, sia del fideismo tradizionalista.

    In secondo luogo, la diversità venirebbe del fatto che nel 1870, "la Chiesa si sentiva come assediata dagli avversari".

    Di dove veniva la preocupazione di diffesa della fede cristalizzatta in formule teologiche, nel dogma.

    “Nel Vaticano II, la Chiesa ha volutto uscire allo scoperto, non per condannare degli errori, ma per presentare la fede "in un modo accessibile alla civiltà contemporanea e in una maniera che interpelli efficacemente la condizione esistenziale dell'uomo d'oggi"."Il Vaticano II nasce da un periodo di riflessione teologica e di ripensamento ecclesiale più tranquillo e soprattutto più creativo e si propone non tanto di difendere, quanto di esporre la dottrina della Chiesa, mostrandone la sua organicità, la sua rilevanza esistenziale e la sua attualità pastorale".

    Dunque, sarebbero due i punti principali di diversità tra il Vaticano I ed il Vaticano II:

    1) un concetto di fede e di rivelazione fondato sopra delle verità dalle quale sorge "una concezione intellettualistica" della fede e della rivelazione (Vaticano I); ed "una concezione storico-salvifica personalistica della rivelazione", nel Vaticano II.

    2) una situazione storica di assedio della Chiesa al tempo del Vaticano I, ed una situazione di apertura nel Vaticano II.

    Incominciando dal contesto storico, mi permetta ricusare questa apresentazione.

    Non è vero che solamente nel 1870 la Santa Chiesa era assediata dei sui avversari. Al tempo del Vaticano II, la situazione era molto peggiore.

    Al tempo del Vaticano I, la Chiesa soffriva l'attacco delle forze segrette, sopratutto in Francia e in Germania. C'era la guerra del Piemonte contro gli Stati Pontifficii. Ci è stata la guerra Franco Prussiana.

    Ma nel secolo XX, la guerra contra la Chiesa era diventata universale, e di una profonditá mai vista. Il Comunismo facceva guerra alla Chiesa dapertutto. L' Europa era sotto la minaccia di una invasione bolscevista, o di una guerra atomica. Il mondo intero era sottoposto al pericolo marxista per via di guerra, di guerrilla o di propaganda rivoluzionaria. La minaccia e la guerra erano tanto gravi che diversi Cardinali e Patriarchi erano in priggione comuniste. Tanto che Giovanni XXIII ha deciso di capitolare frente alla URSS ordinando di segnare il Patto di Metz. E proprio durante il Vaticano II è sorta la crisi dei missili di Cuba.

    Dunque, le circonstanzze storico culturali erano assai peggiori al tempo del Vaticano II.

    Anche dal punto di vista dottrinario non si era mai visto un pericolo di errori cosi gravi come al tempo del Vaticano II. Non soltanto il Marxismo, il Freudismo, l'Esistezialismo, il Liberalismo, il relativismo ed il soggettivismo, la Fenomenologia, lo Struturalismo, si insinuavano dapertutto, infiltrandosi fino nei seminari. Peggiore di tutte queste filosofie era l' espanzione degli errori modernisti propagati dalla cosidetta Nuova Teologia, già censurata da Pio XII nell' enciclica Humani Generis, ma non schiacciata.

    E non si deve scordare gli errori liturgici propagati nel secolo XX dal padre Lambert Bauduin, dal Padre Bouyer, e dalle l'eresie del Padre Maurice Zundel, amico e protetto da Paolo VI.

    Come, dunque, afferma l'Istituto Paolo VI che il contesto storico culturale del Vaticano II non era di assedio contro la Chiesa?

    Questa affermazione è assurda e contraria alla realità storica.

    Curioso è che i teologi ed esegeti modernisti e progressisti, che pretendono essere così rigorosi nella riconstruzione storica dei tempi del Vangelo, sono così poco rigoristi, e anche così poco oggetivi, nell' esporre la realità storica più recente, ed anche l'attuale.

    Curioso, anche, che il parere teologico che l'Istituto Paolo VI ci ha mandato analisa soltanto il nuovo concetto di rivelazione secondo il Vaticano II, quando l' affermazione di Jean Guitton è molto più generica.

    Ma già è qualcosa.

    Vediamo, dunque, adesso, il primo punto ch' è quello del concetto di rivelazzione del Vaticano I, e quello "rinnovato" — piutosto sarebbe meglio dire nuovo, come si ammette nella conclusione del suo parere — del Vaticano II.

    Per maggiore chiarezza di esposizione, esaminerò le diverse posizioni sulla rivelazione:

    1- La rivelazione secondo la Dotrina Cattolica;

    2- La rivelazione secondo il Modernismo;

    3- Il concetto di rivelazione secondo la cosi detta Nuova Teologia;

    4- Il nuovo concetto di rivelazione del Vaticano II, secondo l 'Allegato del Istituto Paolo VI di Bescia.

    Quanto possibile, darò le citazioni impiegando le stesse parole del parere teologico del Istituto Paolo VI, per fare più chiara la visione del problema — tale come è stato risposto, e non come è stato posto —: il Vaticano II ha accetatto, si o no, la dottrina modernista della rivelazione?



    IX - La Rivelazione secondo la Dottrina Cattolica

    Secondo il saggio Parere del Istituto Paolo VI, egreggio Dottore Papetti, il concetto di rivelazione secondo il Vaticano I paragonato com il nuovo conccetto di rivelazione del Vaticano II, potrebbe essere riassunto in queste note:

    La rivelazione sarebbe intellettualistica. Il suo contenuto sarebbe di verità conmunicate da Dio stesso all' intelletto umano. Di qui l' importanza ch' era data al dogma e alle condanne delle eresie.

    Come dice il Parere teologico che lei ci ha mandatto: "Nella Constituzione dogmatica Dei Filius del Vaticano I, il fine della Rivelazione è la participazione alla conoscenza divina, ed in conseguenza la priorità è data alla sapienza".

    In contraposizione, la rivelazione secondo il Vaticano II sarebbe meno di verità che storico-salvifica

    Permettami di fare un schema della rivelazione secondo la dottrina del Vaticano I e deela Chiesa di sempre. Credo che quanto a questo punto non abbiamo divergenze.

    1) La Rivelazione è l'insieme delle verità insegnate da Dio transcendente per mezzo di certi uomini eletti, inspirati dello Spirito Santo; verità che furono insegnate a loro in un modo sopranaturale; verità rivelate specialmente per Cristo e per lo Spirito Santo che ha inspirato gli Evangelisti e gli Apostoli, veritá consegnate alla Chiesa, che li deve insegnare a tutti gli uomini come necessarie alla loro salvezza.

    2) La Rivelazione é un fatto estrinseco a l' uomo, e che è concessa gratuitamente per via d' illuminazione intellettuale.

    Se la rivelazione non fossi estrinseca, come si spieguerebbe che la mula di Balaone ha parlatto ?

    3) La Rivelazione è stata consegnata alla Chiesa come un deposito di verità (depositum fidei).

    4) Le fonti della rivelazione sono due: la Sacra Scrittura e la Tradizione Apostolica, confidate alla Santa Chiesa per insegnare le verità rivelate da Dio per la salvazione delle anime.

    Per questo, nella infalibile Professione di Fede del Concilio di Trento si dice:

    "Ammetto e abbraccio fermissimamente le tradizioni degli Apostoli e della Chiesa, e le restanti osservanze e constituzioni della medesima Chiesa. Ammetto ugualmente la Sacra Scritura conforme il senso che ha sostenuto e che sostiene la Santa Chiesa, a chi compete giudicare del vero senso ed interpretazione delle Sacre Scriture, e mai le prenderò ed interpreterò senonchè secondo il sentire unanime die Padri"(Professione di Fede del Concilio di Trento, Denzinger, 995).

    E per questo ha definito infalibilmente il Concilio Vaticano I:

    "Questa rivelazione sopranaturale, secondo la fede della Chiesa universale dichiarata per il santo Concilio di Trento, "si contiene nel libri scritti e nelle tradizioni non scritte, che ricevutte dagli Apostoli della bocca del medesimo Cristo, o per via degli stessi Apostoli sotto l'ispirazione del Spirito Santo trasmesse come di mano in mano, sono arrivate fino a noi" (Concilio di Trento, Cap II, Della Rivelazione. Denzinger, 1787).

    5) La conoscenza di queste verità rivelate e trasmesse per la Sacra Scritura e per la Tradizione Apostolica, sono state fidate alla Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana che le insegna in modo dogmatico, con autorità divina, infalibilmente, e queste verità devono essere credute con fede da gli uomini. E queste verità devono essere consideratte atemporali ed universali, immutabili nel suso senso e nella sua dottrina..

    6) Le verità rivelate da Dio ed insegnate per la Chiesa sono infalibili ed immutabili. È possibile aprofondare la sua conoscenza in modo dedutivo, per mezzo della Teologia, ma sempre mantenendo la stessa sentenza e lo stesso significato. Dunque, queste verità rivelate non devono essere adatatte, e non possono essere adatatte, in modo relativistico e variabile, secondo i tempi ed i luoghi.

    7) La Chiesa deve guardare il deposito della fede ed insegnarlo fedelmente. L'insegnanza Ella la fa, positivamente, per mezzo dei dogmi; e la diffesa del depositum fidei ella la fa, negativamente, per mezzo delle condannazioni degli errori e delle scomuniche.La Chiesa trasmette le verità della rivelazione senza mai cambiare il suo senso .

    Non si può insegnare la verità senza condannare l' errore opposto.

    8) Dio si fa conoscere da noi:

    a) Imperfetamente, atraverso la creazione, per mezzo della luce della ragione, che ci da una sagezza naturale, con la quale si può conoscere l'esistenza di Dio e qualched' uni dei suoi attributti. In questa maniera, è il Verbo di Dio creatore che illumina la nostra mente.

    b) Per via della "Locutio Dei" — cioé, per via della Rivelazione propriamente detta — attraverso la Tradizione e la Sacra Scrittura, specialmente per mezzo della rivelazione sopranaturale fatta da Cristo, Verbo di Dio Incarnatto, Divino Maestro ( Mt VIII, 28 ed Jo. VIII, 13) che ci insegna e ci dà la Luce della fede, abbiamo potutto conoscere, principalmente che Dio è uno in sua sostanza e trino nelle sue Persone, e che il Figlio di Dio si è fatto uomo per nostra salvazione.

    c) Dopo la morte, in Cielo, avremo la Rivelazione di Dio per mezzo della visone beatifica, quando il Cristo glorioso ci illuminerà con la luce della gloria.

    La Rivelazione per la grazia di Cristo, ed attraverso la Chiesa, è intermedia tra la rivelazione indireta, per mezzo della Creazione — rivelazione imperfetta e naturale conosciutta per la ragione — e la Visione beatifica, direta e sopranaturale. Questa rivelatione riconosciuta per la fede é preparatoria e assolutamente necessaria per avere la visione beatifica, per tutti quelli che non sono in statto d'ignoranza invencibile.



    X - La Rivelazione secondo il Modernismo

    Per il Modernismo, la rivelazione è personale, fatta nel interiore d' ogni uomo, per via di un sentimento ineffabile, per mezzo del quale Dio si auto manifesta ad ognuno. La rivelazione non consisterebbe in una comunicazione di verità, ma si una esperienza personale, esistenziale, impossibile d'essere tradotta in parole, che rivelerebbe non delle verità circa Dio, ma la stessa natura di Dio, la stessa res divina.

    Per i modernisti, “la rivelazione, per essere veramente tale, esigerebbe una chiara aparizione di Dio nella coscienza” (Pascendi, n. 31).

    “In fine, dicono i modernisti che così come nel sentimento religioso si deve riconoscere una specie d'intuizione del cuore, che mette l' uomo in contatto immediato con la propria realità di Dio...” (Pascendi, n. 37).

    “Più ancora, sebbene che si abbia detto che solo Dio è oggetto della fede, questo tuttavia non si deve intendere senonchè della realità divina e non della idea di Dio” (Pascendi, n. 42).

    [E questo punto della dottrina modernista sopra la rivelazione della stessa res divina, più che di verità rifferenti a Dio, sarà ammesso dal nuovo conccetto di rivelazione del Vaticano II, ed l'Allegato del Istituto Paolo VI lo ammette].

    Questo sentimento rivelatore si darebbe nel cuore, e non in un ricevimento di verità insegnate da Dio stesso nel intelletto umano.

    Ripeto, la rivelazione non avrebbe come oggetto un insieme di verità. Come non è ricevutta per mezzo del intelletto, la rivelazione non avrebbe un carattere conccettuale. È ricevuta come una intuizione del cuore per via di una sperienza mistica generatrice della fede personalmente, o meglio, personalisticamente. Non si ricevono, per via della rivelazione propriamente delle verità sopra la natura divina, ma si ricevrebbe la propria res divina, Dio stesso.

    Ho insistito sopra questo punto, perché va essere lui il centro del nuovo conccetto di rivelazione del Vaticano II, como lo ammette e confessa il parere del Istituto Paolo VI.

    Or bene, scrive Gusdorff:

    "La dottrina gnostica della rivelazione come una esperienza intima d'una verità trasformante che conducce alla salvazione per vie che scapano al controlo del intendimento è un elemento de l'ontologia romantica" (G. Gusdorff, Le Romantisme, Payot, Paris, 1983, I vol. p. 635).

    Infatti, per la Gnosi, dice Hans Jonas, la conoscenza" è strettamente collegata a una esperienza di rivelazione, in modo che la reccezione della verità, per tradizione sacra e segretta, o per illuminazione interiore, sostituisce la teoria e l' argomento di raggione (...) d'altra parte, la "conoscenza", che ha per oggetto i segretti della salvazione, non è una instruzione teorica, senza più,: per il fatto di che cambia la condizione umana, cioé, ella stessa è incaricatta di eseguire una funzione nella consumazione della salvezza. Così. la "conoscenza" gnostica è , d' una parte, una delle più pratiche. L'oggetto" ultimo della Gnosi è Dio: il suo avvento nell'anima transforma la conoscenza al tempo che la fa una participante della vita divina" (Hans Jonas, La Religion Gnostique, Flammarion, Paris,1978, p. 56. Il grossetto é mio).

    Per questa citazione si vede che la rivelazione, secondo la Gnosi, è:

    1) Frutto d' una "esperienza di rivelazione" intima, non razionale. (Esatamente come diceva il Modernsimo)

    2) L'oggetto della rivelazione è Dio stesso, la res divina, e non delle verità rifferenti a Dio (Esatamente come diceva il Modernismo e come è stato ammesso per il nuovo conccetto di rivelazione del Vaticano II).

    Dunque, il Modernismo è una forma di Gnosi.

    La dottrina modernista della rivelazione per via d'una esperienza intima, personalística, è gnostica. E questo conccetto di rivelazione per esperienza intima, personalistica, che lascia la verità in secondo piano, come vedremo, è stata ammessa nel Vaticano II. Ed il saggio parere teologico del Instituto Paolo VI di Brescia lo conferma.

    E come il Vaticano II ha potuto accettare questo conccetto di rivelazione modernista e gnóstico?

    Dunque, anche la dottrina modernista della rivelazione per via di una esperienza intima personalistica è gnostica. E questo concetto di rivelazione per esperienza intima personalistica, come vedremo, è stato ammesso nel Vaticano II

    Questo sentimento interiore è frutto della immanenza divina nel uomo, nel quale ci sarebbe una semenza od un germe divino. (Il che, nuovamente, aviccina il Modernismo chiaramente alla Gnosi).

    Evidentemente, i modernisti cercano di farsi uno schermo col testo di San Giovanni che dice: "Ogni quello che nasce da Dio non comette peccato, perché la semenza di Dio permane in lui, e non può peccare perché è natto da Dio. In questo si distingono i figli di Dio dei figli del demonio" ( I Jo.III, 9).

    In questo testo di San Giovanni non si può intendere semenza di Dio come lo intendono i gnostici, cioé, come qualcosa della sostanza di Dio che sarebbe messa in certi uomini e che li divinizzerebbe. Ma questa semenza deve essere intesa come la grazia santificante di Dio. Se i gnostici avrebbero ragione nella sua interpretazione, ci sarebbe una distinzione sostanziale tra i figli di Dio ed i " figli del demonio", dei qualli parla San Giovanni, ci sarebbero degli uomini divini, ed altri sostanzialmente cattivi, lo che è evidentemente eretico.

    Per questo Santo Agostino, al commentare questo testo di San Giovanni, lo relaziona con lo stato di grazia e con lo stato di peccato (Cfr. Santo Agostino, Comentário da Primeira Epístola de São João, Paulinas, São Paulo, 1989, p. 105-106).

    Se questa semenza fossi sostanziale — intesa como qualcosa della sostanza divina, il germe divino -- causerebbe nell 'uomo — in tutti gli uomini, se tutti hanno questo germe — la necessità naturale del divino completto. In questo modo,la rivelazione non sarebbe un atto sopranaturale gratuito, ma, all'inverso, un movimento puramente naturale. Così sparirebbe la distinzione tra l' ordine naturale e del ordine sopranaturale.

    Sopra questo punto l 'enciclica Pascendi spiega che esistevano due tipi di modernisti: i 'moderati"e l' "integralisti".

    Per i moderati, l' immanenza divina causerebbe nella natura umana non solo una "certa capacità, o convenienza, verso l' ordine sopranaturale (lo che gli apologeti cattolici, con le necessarie restrizioni, hanno sempre dimostratto) ma ci sarebbe anche una stritta e vera esigenza. Per dire in modo più esatto, diremo ancora che questa esigenza della religione cattolica è sostenutta degli modernisti più moderati. Perché quelli che possono essere chiamatti integralisti pretendono che si deve mostrare, al uomo.che ancora non crede, come si trova latente dentro di lui il germe che era stato nella coscienza di Cristo, e che Cristo ha trasmesso agli uomini" (San Pio X, Pascendi, 37. Il grossetto è mio).

    Per Jacobo Boheme, la Divinità avrebbe messo nel' uomo qualcosa di divino, che fa come che lui disiri Dio e l'eternità (Cfr. Alexander Koyré, La Philosophie di Jacobo Boehme,Vrin, Paris, 1971, p. 454).

    Moehller, autore così stimato dei modernisti, dice anche lui che Dio ha messo un germe divino nel uomo:

    “'La Tradizione cattolica si vede, per un atto d'intuizione immediata, nella identità dei suoi stati successivi. Germine divino messo primitivamente da Dio nel seno dell'umanità, lui, poco a poco, svilupa le sue virtulità. Così, il cattolicesimo ci fa "presente" il cristianesimo originale. Tutto il resto è eresia, e si trova fuori di questa corrente vitale di dove lui è sortito" (Edmond Vermeil, A. Moehller et l’ École Catholique de Tubingen, A . Collin, 1913, p,. 35. Apud Gusdorf, op. cit., Vol. I, p. 712).

    Non dice altra cosa il Padre de Lubac nel suo famoso libro Le Surnaturel dove lui ci dà una citazione svelatrice di Rahner:

    "Il Padre Karl Rahner (...) ha scritto che lo spirito possede una "trascendenza ilimitatta", che dà a l'orizonte umano"un carattere infinito", e questa specie d' infinitudine costituisce precisamente la definizione de l'uomo e la sua "frontiera" (H. de Lubac, Le Surnaturel, Aubier, Paris, 1965, p. 141).

    Ciò vuol dire — senza dirlo chiaramente — esattamente in modo "neo teologico" che l'uomo è infatti Dio.

    Davanti a tutto questo, causa perplessità il texto della Gaudium et Spes che dice:

    "Per questo, proclamando la vocazione altissima del uomo ed affermando esistere in lui una semenza divina, il Sacrossanto Concilio offre al genere umano la sincera collaborazione della Chiesa per lo stabilimento d' una fraternità universale che corrisponda a questa vocazione" (Vaticano II, Gaudium et Spes, n0 3. Il grossetto è mio).

    Ma chi non vede que questa formulazione ambigua su la "semneza divina" può essere ben gradita per la Gnosi di tutti i generi, ed specialmente della gnosi massonica, già che si fa rifferimento alla "Fraternità Universale"? Qualle teosofo, che brahmane, che esoterico direbbe che rifiuta questa dottrina della Gaudium et Spes della "semenza divina" nell'uomo?

    Un Concilio può esprimersi in un modo così ambiguo ?

    Tyrrel, il ben conosciutto filosofo modernista, sottolineava che"la rivelazione non è una affermazione, ma una esperienza" (G. Tyrrel, Through Scylla and Charybdis, p. 285). Ed ancora: "La rivelazione appartienne più alla categoria del impressione che dell' espressione" (G. Tyrrel, idem, p. 280).

    Contra tutto questo, lei lo sa molto bene, si ha pronunciato la Santa Chiesa esigendo nel giuramento anti modernista che si pensasse il contrario:

    "Quinto: io mantengo con certezza e confesso sinceramente che la fede non è un sentimento cieco della religione che si soleva del profondo del sotto cosciente per un impulso del cuore e per la mozione della volontà accostumata alla moralità, ma un genuino assentimento della inteligenza alla Verità ricevuta oralmente da una fonte esterna. Per via di questo assentimento, grazie alla autorità di Dio supremamente vero, crediamo essere verità tutto quello che è stato rivelatto ed atestatto per un Dio personale, nostro Creatore e Signore" (Pio X, Sacrorum antistitum, Giuramento Anti Modernista, 1907).

    Questa dottrina antimodernista era quella che Blondel condannava chiamandola di "estrisecismo monoforista"...

    Secondo il Modernismo, "per natura, la rivelazione è individuale, incommunicabile: è una certa esperienza ch' ogni profeta traducce come può, secondo la sua ricchezza mentale e formazione per il gioco d'imagini e concetti" (René Latourelle, Teologia da Revelação, Paulinas, São Paulo, Brasil, 1981, p. 327).

    Per il Modernismo, la rivelazione non è una "esperienza" riservata soltanto do certi uomini scelti — Profetti ed Apostolli — che sarebbe confidatta, poi, alla Chiesa come un deposito a guardare, ed a insegnare.

    "Secondo il Tyrrel, è necessario suponere in ogni individuo una capacità d'avere una esperienza simile a quella del profeta o degli apostoli. La rivelazione è una esperienza che si ripete analogicamente in ogni anima individuale. Nostro spirito risponde allo Spirito, e la esperienza del profeta diventa nostra esperienza. L' assimilazione della rivelazione non è soltanto l'apreensione mentale e l'accettazione d'afermazioni e di pensieri ...l'insegnamento esteriore deve evocare una rivelazione in noi stessi; la esperienza del profeta deve diventare esperienza per noi. È a questa rivelazione evocata che noi dobbiamo rispondere per via del atto di fede, riconoscendola come parola di Dio in noi e per noi... La rivelazione non può venire a noi dal di fuori; ella può essere non caggionatta ma occasionatta per l'insegnanza" (G. Tyrrel, op, cit, p. 305-306, apud Latourelle op. cit., p. 330).

    Per il modernista Tyrrel, senza rivelazione personale, non può esistere la fede, ma soltanto un assentimento teologico o storico (G. Tyrrel, Revelation as Expierence, p. 305-306, apud Mons Maggiolini, Magisterial Teaching on Experience in the Twentieth Century, p.3).

    Ed un altro autore attuale, John F Haught, molto simpatico al modernismo, scrisse:

    "Tuttavia, la vera nozione di rivelazione mai sarebbe sorta non fossi il fatto che la sua sostanza è sperimentata intimamente e palpabilmente per degli individui specialmente sensibili" (John F. Haught, Mistery and Promise: a Theology of Revelation, Parte I, cap. I p. 8 http://www.religion-online.org/cgi-b...k?item_id=1947).

    A causa di questa nozione di rivelazione come esperienza interiore del cuore, il Modernismo ha un carattere profondamente anti intellettuale, anti razionale, anti conccettuale. Il Modernismo esalta, al posto della nota intellettuale o essenziale della rivelazione, una presunta nota esistenziale. In questo senso, il Modernismo è anti metafisico, e sostituisce la metafisica per la Storia, la stabilità per il movimento, l'essere per il devenire. Quindi, il Modernismo si mostra anti dottrinario, anti dogmatico. I modernisti prommovono una religiosità che chiamano di "viva" ed intellettualmente incomunicabile.

    Sarebbe strano che, con tutte queste caratteristiche anti intellettuali, il Modernismo fossi anti tomista ed anti scolastico?

    L'inspirazione del cuore avrebbe qualcosa della inspirazione poetica.

    Insegnò la Pascendi:

    "Domanderemo, dunque, ai modernisti: di che cos'è fatta questa inspirazione?

    "Loro diranno che, senonchè per una certa veemenza, ella non si distingue della necessità che il credente esperimenta di manifestare vocalmente o per scritto la propria fede. Si nota qui una certa somiglianza con l'inspirazione poetica; ed in questo senso uno di loro diceva: Dio è tra noi, ed agitatti da Lui noi ci infiammamo. Di questo modo è che si deve spiegare l' origine dell ispirazione dei libri sacri. - Sostentanno ancora i modernisti che a nessun passaggio di questi libri ci manca questa inspirazione.

    "In questo punto qualche d' uno potrà giudicarli più ortodossi che certi recenti esegeti, che in parte restringono l' ispirazione come, por esempio, nelle tali citazioni tacite. Ma questo non passa d' aparenza e di parole." (Pascendi, n0 22. Il grosseto è mio).

    Conseguenza pratica di queste note, il Modernismo era contrario alle missioni, e al dottrinamento catechetico, e contro l'apologetica tradizionale. Evidentemente, se ogni uomo ha la capacità d'avere la esperienza interiore della rivelazione, è dispensabile la catechesi e la missione.

    Essendo la rivelazione possibile in qualunque persona, nessuna religione si può vantare di possedere la verità integrale, monopolizatta da lei. Dio non ha datto la rivelazione soltanto ad una religione. Dunque, tutte le religioni avrebbero una certa parcella di verità, che tutti devono accettare.

    Conseguentemente, tutte le religioni hanno delle verità e possono essere veicoli di salvezza. Di li veniva la difesa del ecumenismo fatta daí modernisti.

    "E i modernisti inffatti non negano, al contrario, concedono, certuni confusamente, ed altri manifestamente, che tutte le religioni sono vere" (Pascendi, n0 14).

    Non è simile — o esatamente uguale — ai documenti sopra l'ecumenismo del Vaticano II ?

    “Quando molto nel confflito tra le diverse religioni, i modernisti pottrano sostenere che la cattolica ha più di veritá, perché è più viva, e meritta più il titolo di cristiana, perché più perffetamente corrisponde alle origini del cristianesimo.” (Pascendi, n0 14).

    Oggi, al massimo, si concede che la Chiesa Cattolica ha la "plenitudine della verità", e quindi, che le altre religione hanno la verità però non plenamente.

    “Il vivere per i modernisti è prova di verità; e la ragione di questo è che la verità e vita, per loro, sono una e la stessa cosa. E di qui una volta ancora s'infferisce che tutte le religioni esistenti sono vere, dal contrario già non esisterebbero” (Pascendi, n0 15).

    Impossibile non vedere che si descrive qui, nella Pascendi, quello che si fa nella Chiesa dopo il Vaticano II. Dunque, il Vaticano II, anche quanto al ecumenismo, ha copiatto ed aprovatto gli errori del modernismo.

    Jean Guitton non ha mentito quando ha fatto la sua terribile affermazione.

    Abbiamo ricordato che per il Modernismo il sentimento religioso del cuore sarebbe ineffabile, impossibile d'essere tradotto in parole. L' esperienza religiosa non sarebbe espressabile corretamente in discorso logico. Di qui, il credo sarebbe una cosa assolutamente inutile, e piutosto erronea ed ingannatrice. E questo valerebbe per tutte le religioni, e non soltanto per la Cattolica. Tutte le credenze sarebbero traduzioni mal fatte di questo sentimento interiore. Il massimo che si potrebbe concedere sarebbe che le formule dottrinarie avrebbero un valore molto relativo ed aprossimativo, e mai un valore assoluto. Quindi, nessuna religione può presentarsi come padrona della verità completa e assoluta. Nessun credo essendo interamente vero, nessuna religione avrebbe il monopolio della verità. Le religioni dovrebbero essere aperte l' une a l' altre, affiché si arricchissero con le sue mutue sperienze, per mezzo del dialogo ecumenico, che permeterebbe un intercambio dell' esperienza di ognuna.

    E più. Il Modernismo era tutto impregnatto di una "metafisica" evoluzionista.

    Influenziato per la Filosofia moderna che negava l'essere, il Modernismo vedeva tutta la realità — incluso la divina — come flusso, come divenire. Conseguentemente, niente era fisso. Non esisteva la Verità. Il dinamismo della realità esigeva che le formule dogmatiche fossero tenute come provisorie, aprossimative della "veritá" reale, impossibile d'essere perfetamente conosciutta.

    La rivelazione, sempre imperffetamente espressa, dovrebbe essere costantemnete perfezionata con formule nuove. L' attualizazione dell' espressione della fede sarebbe una esigenza assolutamente necessaria. Per il Modernismo, la religione ha bisogno d'essere continuamente... "aggiornatta", per utilizare il termine tanto caro al Vaticano II e messo in moda da Giovanni XXIII, l'amico di Ernesto Buonaiutti. E la religione, e la Chiesa dovrebbero essere perpetuamente 'reformanda' come diceva ... Lutero.

    Cristalizare la rivelazione in formule dogmatiche equivalerebbe a uccidere la religione. Era necessario che la rivelazione fossi continuamente cambiata in formule nuove e sempre provisorie.

    La rivelazione dovrebbe avere sempre un carattere storico, e, quindi, un valore relativo, secondo i tempi. Conseguentemente, non esisterebbe un "depositum fidei" che valesse per sempre, affidato da Dio alla Chiesa. Non esisterebbe una verità dogmatica con valore assoluto, per tutta la Storia.

    Dunque, tanto i dogmi quanto le scomunicazione del passatto erano errorri, frutti dell'incomprensione della natura progressiva della rivelazione.

    Contro tutti queti errori, San Pio X ha fatto inscrivere nel giuramento anti modernita, ormai abolitto, la seguente clausula:

    "Quarto: io sinceramnete mantengo che la dottrina della fede ci è stata trasmessa dagli Apostoli sino ad oggi per mezzo dei Padri ortodossi esatamente con lo stesso significato e sempre con lo stesso proposito. Cosi, io riggetto interamente la falsa representazione eretica che i dogmi evoluiscono e si modificano di un significato ad un altro diverso di quello che la Chiesa prima aveva mantenuto. Io condanno anche tutto l'errore secondo il quale, nel posto del divino Deposito che è stato confidato alla sposa di Cristo per che lo guardasse, c' è soltanto un'invenzione filosofica o un prodotto della coscienza umana che gradualmente è stato svilupato per lo sforzo umano e che continnuerà a sviluparsi indefinitamente. Oltre a tutto questo, mi sommetto e dò la mia adesione di tutto cuore alle condanne, dichiarazionie, a tutte le proibizioni contenute nella enciclica Pascendi e nel Decreto Lamentabili, specialmente quelle che diccono rispetto a quello che è conosciutto come la storia dei dogmi.

    "Io ripudio ancora l' errore di quelli che diccono che la Fede difesa per la Chiesa può contradire la Storia, e che i dogmi cattolici, nel senso che sono compresi adesso, sono inconciliabili con una visione più realista delle origini della Religione cristiana".(Pio X, Sacrorum Antistitum, Giuramento anti Modernista).

    La trasmissione della esperienza religiosa d' una generazione all'altra, nella storia, sarebbe la Tradizione.

    Per i Modernisti il concetto di tradizione era totalmente diverso di quello che la Chiesa ha sempre insegnato.

    La tradizione cattolica era stata sempre intesa come l' insieme di veritá rivelate da Cristo agli Apostoli, trasmesse dagli Apostoli, di generazione in generazione, sotto la guardia infalibile della Chiesa. Tradizione era quello che tutti i cattolici, universalmente ed in tutti i tempi, hanno sempre creduto. Sempre si è creduto che esistevano due fonti della rivelazione: la Scrittura e la Tradizione (Cfr Denzinger, I, b).

    Ma per i modernisti il concetto di Tradizione era totalmente contrario a quello della Santa Chiesa:

    "C'è un altro punto in questo capitolo della dottrina modernista, totalmente contrario alla verità cattolica. Perché questa teoria dell' esperienza [religiosa] si traslada anche alla tradizione che la Chiesa ha affermatto sino al presente, e la distrugge totalmente.

    "Effetivamente, i Modernisti intendono la tradizione di modo che sia una certa comunicazione con gli altri di una esperienza originale per mezzo della predicazione e con l'aiuto della formula intellettiva (...) Questa communicazione della esperienza, per volta produce delle radici e fiorisce; altre volte si debilita immediatamente e muore. Ora, il fiorimento è per i modernisti argomento della verità, perché prendono verità e vita promiscuamente [come sinonomi].Per lo che sarebbe lecito inferire che tutte le religioni ch'esistono sono vere, altrimenti, al contrario, non potrebbero essere vive."(San Pio X, Pascendi, Denzinger, 2083).

    Ed il Giuramento Anti Modernista dice:

    "(...) i modernisti sostengono ancora che, nella sacra Tradizione, non c'è nulla di divino, o, quello ch'è peggio ancora, lo ammettano in senso panteistico, di modo che già non resta che il fatto chiaro e semplice, che si deve mettere al livello dei fatti communi della storia, o sia: certi uomini che per la sua industria, ingenio e dilligenza hanno prosseguito nelle età seguenti la scuola incominciata da Cristo ed i suoi Apostoli. Dunque, mantengo fermissimamente la fede dei Padri, e la mantenerò fino all'ultimo alento della mia vita, su il carisma certo della verità, ch'è, ch 'è stato, che sará sempre nella sucessione del Episcopato dal tempo degli Apostoli; non perché si mantenga lo che è migliore e più apto che possa sembrare secondo la cultura d' ogni età, ma perché mai si creda d'altro modo, mai d'altro modo s' intenda la verità assoluta ed immutabile predicata dal principio dagli Apostoli" (San Pio X, Giuramento Anti Modernista, Denzinger, 2147).

    Anche Mosignor Maggiolini, criticando i Modernitsi, insegna che, per loro, "tradizione sarebbe la comunicazione della esperienza originale attraverso affermazioni intellettuali" (Monsig. Maggiolini, art. cit. p. 5)

    Per i Modernisti, la Tradizione, intesa come trasmissione d'una esperienza religiosa, sarebbe il risultato d' una contradizione dialetica tra una forza conservatrice — la dottrina insegnata per l'autorità — e la forza che tira al progresso, che nasce della vita. Di questo confronto nascerebbe la Tradizione viva, che è più una evoluzione che una vera tradizione. E se la tradizione viva nasce di questo confronto, la sua guardia non è un diritto della autorità conservatrice, ma anche dei laici per mezzo della sua esperienza religiosa, [e principalmente come questa esperienzia vitale e esistenziale è interpretata dai teologi] ( Cfr. San Pio X, Pascendi, Denzinger, 2095)

    In questo modo, il controlo di quello che dice la Tradizione passerebbe dalla Chiesa ai "teologi" od a qualunque semplice fedele...

    Per questo Blondel asseriva che "la tradizione guarda questa stessa libertà riguardo alle formule dogmatiche, perché la tradizione preserva il senso del Mistero trascendente a qualunque formulazione dogmatica, e che ella preside allo svilupamento del dogma" (Pierre Gauthier, Newman et Blondel, Cerf, Parigi 1988, p. 400).

    E in questa frase di Gauthier resta compromessa tutta la dottrina di Blondel con il Modernismo.

    La tradizione sarebbe "l'elemento dinamico, il motore del progresso dei dogmi" (P. Gauthier, op. cit. p. 269). Meglio sarebbe aver detto dell' evoluzione del dogma.

    Dunque, la tradizione nel senso modernista permetterebbe che la rivelazione si svilupasse, crecesse nella Storia, e per le Storia. Cioé, che il dogma avessi una evoluzione, cambiasse.

    "Nei suoi articoli [Blondel] ha presentato una nuova deffinizione della Tradizione ecclesiastica, inspirata nella sua filosofia della Azione. Il Vangelo è più che un mesaggio depositato nei documenti della Scrittura o nella predicazione ecclesiastica; è una realità vivente che ha acquisto forma in tutta la vita e la sperienza della communità della Chiesa. Questa realità è trasmesa principalmente per la tradizione che la converte in atti, in una azione nella quale — secondo una delle idee fondamentali di Blondel — la grazia di Dio e la intenzione umana sono concretamente riunite. Fino dal principio si dà dunque, nella Chiesa, una unità vitale di dogma (divino) e di storia (umana); una coscienza colletiva, più che intellettuale. Questa qui contiene tutta la verità della rivelazione — tra altri, nei suoi testimoni scritturistichi ed istituizioni oggetive — e li conserva" (Padre T. M. Schoof, La Nueva Teologia Catolica, Ediciones Carlos Lohlé, Buenos Aires, 1971, p. 223).

    Per tutto questo si capisce come errano quelli che pretendono interpretare il Concilio Vaticano II "alla luce della Tradizione". Ed errano perché il termine Tradizione é inteso diversamente daí cattolici e dei modernisti.

    E se la Tradizione è il mottore che fa svilupare la rivelazione interiore, allora la rivelazione non sarebbe mai finita.

    Urs von Balthasar riconosce che la dottrina della evoluzione del secolo XIX, cioé, quella di Darwin, di Spencer e di Bergson, ha penetrato anche nella teologia:

    "In fatti, nel corso del secolo XIX e nel insieme del movimento di pensiero relativo alla idea di evoluzione, il concceto di evoluzione ha fatto la sua entrata — come un "rejetton" ortodosso di Giochino di Fiore — nella stessa teologia. Si parla, oggi, correntemente di evoluzione dei dogmi e si designa per questo il dispiegamento di "tutti i tesori nascosti della sagezza e della scienza" (Col. II, 3) contenutti nel deposito della rivelazione confidato alla Chiesa" (Urs von Balthasar, La Théologie de l'Histoire, Fayard, Paris, 1970, p.165).

    In questa forma, sarebbe inaccettabile dire che la rivelazione si è chiusa con la morte del ultimo Apostolo, come sarebbe assurdo affermare che gli Apostoli avevano già tutta la rivelazione completa. Come abbiamo già visto, questa è una tesi condannata come modernista nel Decreto Lamentabili. La rivelazione nella storia e per la storia sarebbe sempre provisoria ed incompleta, fino che non arrivase lo stesso fine della Storia (Cfr. John F. Haught, Mystery and Promise: A Theology of Revelation, Parte III, Capítulo 9, http://www.religion-online.org/cgi-b...k?item_id=1947 ).

    E von Balthasar, anche lui, fa una riserva contro la dottrina della chiusura della rivelazione:

    "Con la morte dell' ultimo Apostolo la Rivelazione si è "conchiusa", solo nel senso che la pienezza infinita non può più crescere. La Rivelazione può però irradiare la sua pienezza all'infinito e sotto il suo sole tutto può sviluparsi fino all'ultima maturità" ( Urs von Balthasar, Abbatere i Bastioni, Borla, Torino, 1966, p.48).

    Evidentemente, questa dottrina della rivelazione di Dio nella Storia aveva le sue radici nella dottrina gnostica di Jacob Boheme, ripetutta poi dai pietisti che dicevano che si doveva scrutare e leggere i segni di Dio nella storia — i segni dei tempi — e finalmente da Hegel ch' è stato il gran risponsabile per la sua difusione nel pensiero occidentale e orientale, principalmente russo.

    Ma questa rivelazione sarebbe non di verità su Dio, ma Dio stesso che si liberta nella storia e promuove la divinizzazione di tutti gli uomini e del cosmos. Teilhard di Chardin non ha detto cose molto diverse di queste...

    Questa nefasta dottrina sopra la tradizione, già condannata da Pio X, ha continuato d'essere trasmessa per vie sotterranee fino ad oggi. Ancora nel tempo di Pio XII, la Santa Sede senti il dovere di condannare, una volta ancora, questa conccezione di tradizione modernista:

    "Anche i teologi devono ritornare costantemente alle fonti della rivelazione, poi che a loro tocca indicare in che modo si trova nelle Sacre Scritture e nella "tradizione", in modo esplicito o implicito, lo ch' è insegnato per il magistero vivo. Aggiungasi a questo che ambedue fonti della dottrina divinamente rivelata possedono tanti e così grandi tesori di verità che realmente mai si esauriscono" (Carta del Secretario delle Comissione Biblica al Cardinale Suhard, 10 -XI 1948.. Denzinger, 2314).

    E di questo insegnamento del tempo di Pio XII si vede che, ancora nei nostri tempi, la Santa Sede ha insegnato che le fonti della rivelazione sono due -- la Sacra Scrittura e la Tradizione-- e che queste due fonti contengono delle verità, e non delle esperienze, come dicevano i Modernisti.

    E prossegue il documento sopracitato:

    "Il Divino Redentore non ha incumbitto che l'autentica interpretazione di questo deposito sia fatta da ognuno dei fedeli, e neanche dagli stessi teologi, ma solo del magistero della Chiesa" (Idem, Denzinger, 2314).

    Che grande verità, oggi tanto scordata, fino al punto che sembra che sopra la catedra di San Pietro si siano seduti i famosi "Teologi"...

    Oggi si discute fondandosi più nelle dottrine astruse — ed esoteriche como ha confessato Blondel — di questi teologi modernisti più che nelle deffinizioni dei concilii o nelle insegnanze del magistero pontificio.

    Secondo Xavier Tillette, "A circa di un secolo di distanza certe tesi le più audaciose del Modernismo al riguardo di Gesù Cristo, vigorosamente ripudiate dal Magistero, aparentemente caggionano meno paura oggigiorno. Esse ritornano in nome della libera ricerca e per via della discussione tra i teologi cattolici, è vero contaminatti per i suoi colleghi protestanti" (Xavier Tillitte, Maurice Blondel et la Controverse Christologique, in Le Modernisme, Cerf, Parigi,1980, p.129).

    Che franca confessione!

    La teologia cattolica è stata contaminata delle teologia protestante.

    E confesa ancora Xavier Tillette:

    " I rissorgimenti moderniste sono tuttavia incontestabili. La verità è che dopo le condannazioni e le diretive autoritarie (giustificatte al più alto punto) susistano ancora tra i moderni e i credenti sequelle non riassorbite, un pesante contenzioso esegetico e teologico. (...) Oggi gli esegeti cattolici rivalisano impunemente di audacia e di raffinamento con i maestri luterani e anglicani" ( X, Tillette, op, cit .p. 130).

    Ed il Tillette non è l' unico a dire questo. E lei vede, e vedrà un poco avanti, egreggio Dotr. Pappetti, che Tillette concorda esatamente con la terribile affermazione di Guitton.

    Per esempio, il famoso modernista Yves Congar, che ha avuto tanta responsabilità nel pensiero del Vaticano II, comentando il rifiuto del Concilio d'accettare la dottrina delle due fonti della rivelazione, con l'apoggio del Papa Giovanni XXIII, decisione che ha condotto alla Dei Verbum, dice:

    "Il 20 novembre del 1962 — giorno in che Giovanni XXIII ha deciso che sarebbe fatto un altro documento conciliare su la rivelazione — sará riconosciutto nella Storia della Chiesa come determinando la chiusura definitiva della Contro Riforma" (René Virgoulay, Blondel et le Modernisme, Cerf , Parigi, p.449).

    Congar saluta la vittoria della Riforma sopra la Contro Riforma, ed il rifiuto del Vaticano II della dottrina tradizionale delle due fonti della Rivelazione nellla Dei Verbum, come fossi la vittoria di Lutero sopra Trento.

    Dunque, sono dei teologi famosi e favorevolli al Vaticano II che riconoscono che nel Concilio, particolarmente nella Dei Verbum, documento conciliare dedicato alla rivelazione, único punto focalizzato nel Allegato del Istituto Paolo VI di Brescia si hanno accetatto le posizioni del Modernismo, ed anche del protestantesimo...

    E sopra il ruolo die teologi, il Cardinale Ratzinger scrisse:

    [Prima], "era il Credo che forniva il parametro per la teologia. Adesso, nella Chiesa Cattolica, tutto questo -- al meno nella coscienza popolare -- era sottomesso a revizione, e fino lo stesso Credo non pareva più intoccabile, ma anzi sottomesso al controllo dei teologi. Dietro a questa tendenza di dominio degli specialisti si poteva già dettetare qualcosa di più: l'idea di una soveranità ecclesiale del popolo, nella quale lo stesso popolo dettermina quel che sia inteso per Chiesa, poi che la "Chiesa" già pareva molto chiaramente deffinita come "Popolo di Dio" (Cardinale Joseph Ratzinger, Memories ( 1927-1977, Milestones, Ignatius Press, San Francisco, 1988 p. 134).

    Oggi, dopo il Vaticano II, i teologi hanno l'ultima parola. È ai teologi che si da ascolto e non più a quello ch'insegna il Papa. E quando il Papa fa la Dichiarazione Dominus Jesus, si registrano proteste dei teologi e di Vescovi E quando il Papa ordina il ritorno al confessionario e alla confessione particolare, praticamente nessun Vescovo l'ubidisce, ed molti preti nemmeno sanno quello che il Sommo Pontefice ha determinato. E, se lo sapessero, non si cambierebbe nulla. Si loda il Papa e si parla d'ubbidienza. Nella prattica, ognunno fa quello che vuole. La Chiesa è in un processo de attomizazione. È lo stesso Paolo VI che ha riconusciutto che dopo il Vaticano II, la Chiesa conobbe un misterioso processo d'auto demolizione, e che il fumo di Satana entrò nel tempio di Dio. E questo fumo si trova nei libri eretici di tanti famosi teologi.

    Ma i teologi della Nuova Teologia, che ha trionfato nel Vaticano II, volevano esatamente questo: la demolizione della coscienza storica del cristiano che immediatamente si trasforma in vecchiaia della stessa Chiesa:

    "Ciò che va spezzato ad ogni costo è la coscienza storica del cristiano, che è invecchiata, perché sorretta di una fede insufficiente. Nel corpo della Chiesa appaiono segni di vecchiaia, adirittura di decadenza, quali furono la Riforma e tutte le sue conseguenze. Già Santo Agostino e San Gregorio Magno videro la Chiesa coperta di tali ulcerazioni e ritennero perciò giunti gli ultimi tempi.

    "Sul piano storico-filosofico la Chiesa ha fatto il suo tempo, è superata, e da molto" (Urs von Balthasar, Abbattere i Bastioni, Borla, Torino, 1966, pp. 54-55. Il grossetto è mio).

    Questi teologi neo modernisti vogliono abbattere la Chiesa e costruire una Nuova Chiesa , una Nuova Religione: la religione e la Chiesa del uomo, come hanno detto Loisy ed il Padre Teilhard de Chardin.

    Vae vobis, teologi modernisti ch'avete elaborato una dottrina diversa di quella che la Santa Chiesa ha sempre e dovunque insegnato!

    Vae vobis, teologi modernisti che parlate in termini propri delle antiche eresie gnostice e cabalistiche!

    Vae vobis, teologi modernisti, perché avette distrutto al massimo quello ch' era possibile distruggere nella Santa Chiesa!

    Vae vobis, teologi modernisti ch' avete assorbito, come per osmosi, il veleno di tutte l'eresie!

    Vae vobis, teologi moderniti, che nella luce della verità cercate sempre dell'ombre, e nelle tenebre dell'eresia cercate sempre un pallore qualunque da lodare!

    Vae vobis, teologi modernisti, dottori di dubii, che negate ogni certezza!

    Vae vobis teologi moderniti, che cospirate nelle tenebre per difendere la menzogna evolutiva gnostica contro la verità immutabile insegnata dal Magistero della Chiesa di Pietro!

    E ci sarebbero dei "Vae" a dire!...



    XI - La Nuova Teologia

    "O tuo parlar m' inganna, o il mi tenta"
    Dante, Purg., XVI, 136.

    1) Il Modernismo sopravvisse nella Nuova Teologia

    Sempre che nella Storia della Chiesa è sorta una grave eresia, imediatamente ha germogliato, al suo fianco, il medesimo errore, però più o meno camuffato. È stato così con l'arianismo; con il pelagianismo, il giansenismo, il liberalismo, il comunismo. Tutte queste eresie hanno avuto, al suo fianco, e come alleatto mascherato, moderato ed "equilibrato", una semi eresia che cercava di giustificare l'eresia con quello che c'era di vero nell'eresia esplicita. E come è impossibile che ci sia una eresia assoluta, senza nessuna veritá, sempre ci sono quelli che cercano di giustificare ogni errore com quello che lui ha di veriità.. I neo modernisti sono tra quelli che in tutte l'eresie vogliono cercare una verità qualunque, scordando che una menzogna è tanto peggiore quanto più sembra vera.

    Lo che di immediato attirava la simpatia degli irenici, dei pacifisti e degli ottimisti di tutti i gradi, quelli che "in tutte le eresie trovano un incanto" [dans toute héresie trouvent des charmes]... cioé, i famosi "semi del Verbo"...

    Come se fossi possibile esistere un errore assoluto.

    I semi eretici sono quelli che cercano di trovare sempre un punto lodevole in tutte le buggie. Cercano sempre i "semi del Verbo"... per tradire il Verbo!

    Condannato il Modernismo, scomunicatti parechi dei suoi capi, che pure hanno lasciato la Chiesa, l'eresia esplicita è diventata meno pericolosa.

    "Loisy e Tyrrel si sono perdutti prontamente. Quelli che sono rimasti, Blondel e gli esegetti Battifoll, il Padre de Grandmaison, e il Padre Lagrange, per esempio, si sono trovatti in una situazione, come il resto della intellingentsia teologica, negli inizzi di tempi molto difficili" ( T.M. Schoof, La Nuova Teologia Cattolica, Edizioni Carlos Lohlé, Buenos Aires- Messico, 1971, p. 90).

    E veda, Egreggio. Dottore, che il Padre Schoof mette il Padre Lagrange tra i modernisti ... moderati.

    Altri, epigoni dell'eresia modernista, più furbi e più maligni, sono rimasti per perpetuarla e farla trionfare "sotto il velame delli testi strani". Per questo, Teilhard de Chardin spiegava a un altro prete dominicano ch'aveva lasciato la Chiesa, che rispetava la sua decisione, ma che lui rimarrebbe per continuare la lotta di dentro della stessa Chiesa:

    "Essenzialmente, io considero come voi che la Chiesa (come tutte le realità viventi, al fine di un certo tempo) arriva in un periodo di "mutazione" o di "riforme necessarie". Dopo due mille anni, questo è inevitabile. L'umanità è in via di cambiamento. Come il cristianesimo potrebbe non farlo? Più precisamente io considero che la Riforma in questione non è un semplice affare d'instituzioni o di costumi, ma di Fede. Or bene, questo gesto fondamentale di gestazione di una nuova fede per la terra, solamente, io credo (ed immagino che anche voi siete della mia opinione), soltanto il cristianesimo lo può fare. Io ne sono convinto: è di una nuova cristologia stesa alle dimenzioni organiche del nostro nuovo universo che si prepara a sortire la religione di domani. Questo affermato (ed è in questo che noi divergiamo: ma la vita non procede per via di tasteggiamenti?), questo posto, io non vedo ancora un miglior modo per me di promuovere quello che io anticipo che di lavorare alla riforma a partire di dentro. Molto sinceramente (e senza volere criticare il suo gesto!), io non vedo che nel tronco romano il sostentacolo biologico assai vasto ed assai differenziato per operare e sopportare l' aspetatta trasformazione. Lavoriamo ognuno al suo posto. Tutto quello che monta, converge. .Molto cordialmente suo"(Lettera di Teilhard de Chardin, apud Itinéraires n0 91, pp.114-—143 e apud Savoir et Servir, n0 56, p. 75. Il grossetto é mio. E gli chiedo che non mi giudichi partidario di queste riviste che ho citato).

    Questa tatica di restare nella Chiesa, era stata raccomandata da Monsignore Duchesne che ha detto anche lui in una lettera al modernista ed apostata Padre Marcel Hébert:

    "Chi sarà cosi sincero al punto di confessare preocupazioni come le sue? (...) Siamo in una svolta (...) Insegniamo, dunque, quello che insegna la Chesa, ed in suo nome, e sotto la sua responsabilità.

    "Non dissimuliamo che, in tutto questo, c'è una gran parte di simbolismo che esige una esegesi.Ma, lasciamo questa esegesi essere fatta nel interno e per individui (...) Potrà acadere che, nonostante tutte l'aparenze, il vecchio edificio eclesiastico venga un giorno a dismoronare..Se questo vienne a darsi, nessuno ci criticherà perché abbiamo sostentato la vecchia casa il più possibile. Si dirà che, in fine dei conti, non avevamo altra casa per noi e per quelli che ci stavano intorno" (Monsignore Duchesne a l'abbé Marcel Hébert, 18 di genaio di 1900. Apud Jean Rivière, op cit. p. 151-152).

    Ed è quello che consigliava di fare il modernita Tyrrel:

    "Restare [nella Chiesa] e fare tutto il possibile per svilupare delle idee più sane.

    "Se i rifformatori del secolo XVI avessero restati nella Chiesa, forse sarebbero arrivati a una soluzione più tardiva, ma sicuramente più sana, che quella che è stata realizzata a Trento"(Hilaire Bourdon- pseudonimo di Georges Tyrrell- in The Church and the Future, apud Jean Rivière, Le Modernisme dans l'Église, Lib. Letouzey et Ané, Paris, 1929, p. 8).

    Ed uno che ha fatto tutto il possibile — e quasi l'impossibile — per rimanere nella Chiesa, è stato Maurice Blondel, la cui dottrina ha inspirato la Nuova Teologia, trionfante nel Vaticano II.

    Questo lavoro di propagazione delle dottrine moderniste era realizzato in modo quasi segretto. Nella Sacrorum Antistitum, San Pio X afferma che i Modernisti s'erano organizatti in modo segretto, — in una vera società segreta — per prosseguire la loro azione.

    Diversi teologi che hanno difeso idee moderniste, hanno dichiarato come avevano imparato la dottrina condannata nei seminari dove avevano studiato.

    Nei seminari dei Gesuiti in Francia, c'erano dei maestri, como il Padre Auguste Valensin, che hanno desinvolto un ruolo lamentabile difondendo le dottrine del Modernismo, sopratutto le dottrine di Blondel. Tra gli allievi di questi maestri modernisti devono essere menzionati Henri de Lubac, Daniélou, e von Balthasar.

    Essi raccontarono che alcuni dei suoi maestri insegnavano la dottrina tradizionale nelle classi, ma che, dopo, fornivano a certuni degli allievi delle copie manoscrite della tese di Blondel, L' Action, per volte con un contenutto più esplicito di quello ch' era stato impresso e publicato...

    Henri de Lubac dirà che c'erano dei maestri che, per una lodabile eccezione permettevano che certuni dei suoi allievi leggessero le opere di Blondel .Tanto che lui ha scrito a Blondel che sono state i suoi libri che gli hanno preparato le vie per ellaborare la sua Nuova Teologia. (H. de Lubac, Lettera a Maurice Blondel, 8 aprile del 1932. Apud, Les pionniers du Vatican II, in Savoir et Servir, n 0 56, tomo I, p. 55). De Lubac ha riconosciutto ancora, in un'altra lettera a Maurice Blondel, che la sua opera "ha avuto un'influenza capitale e profondamente benefica sopra l'orientazione del suo pensiero" (Lettera di Henri de Lubac a Maurice Blondel, 5 marzo di 1930, in Savoir et Servir, no 56, tomo I, p. 60).

    Von Baltahasar racconta che lui si tapava le orechie con cottone per non sentire quello che diceva il suo professore di Teologia scolastica, mentre che leggeva, di nascosto, l'opere di Santo Agostino.

    Che devozione per Santo Agostino! O che disprezzo per la Teologia scolastica!

    Ed oltre dei devoti lettori segretti di Santo Agostino, non ci sarebbero quelli che, como de Lubac, leggevano di nascosto le oppere di Blondel?

    Ed oltre le oppere di Blondel pure non si leggevano i libri di Loisy, di Tyrrel e degli altri modernisti più considerati?

    È stato in questo modo che i Modernisti hanno prosseguito la sua azione.

    Nel Saulchoir domenicano, il Padre Chenu, a sua volta, faceva la diffusione delle idee e dottrine del Modernismo. L'antico discepolo di Maurras, Yves Congar, dopo la condannazione della Action Française, nel 1926, ha cambiato di destra a sinistra, e imparò con Chenu il Modernismo del quale è diventato un leader e propugnatore fino al Vaticano II. Mentre tanto, l'Abbé Bauduin faceva lo stesso lavoro di diffusione del Modernismo cauta, per non dire segretamente, nel campo liturgico, dove Bouyer e Zundel lo hanno seguito e svilupato le sue idee distruttive della Sacra Liturgia., cosa ch' è avenuta al fine con l' opera di Monsignor Bugnini, approvata da Paolo VI (Gli prego che non pensi, egreggio Dottore Papetti, ch' io sia un seguittore di Monsignor Lefebvre, od un membro della Fraternità San Pio X, che lei si sbaglierebbe)

    È di questo lavoro sotterraneo, per non dire segreto, ch' è nata la cosidetta Nuova Teologia. Ed intanto che nei seminarri si faceva questa diffusione segretta, in Vaticano si machinavano congiure per protegere i difensori della Nuova Teologia..

    Che la cosìdetta Nuova Teologia sia stata l'effetto di un lungo lavoro sotteraneo — forse sarebbe più esatto qualificarlo di segretto — è stato riconosciuto per un autore molto favorevole ao Modernismo, alla Nuova Teologia ed al Vaticano II. Mi riferisco al dominicano olandese T. M. Schoof, che in un libro con introduzione scrita per E. Schillebeeckx, ha affermatto:

    "(...) la nostra intenzione rappresenta una indagazione "dietro le novità teologiche" per dimostrare che la situazione attuale, ancora confusa, c'è una storia anteriore-- qualcosa di sotterraneo -- un contesto che può chiarire molte cose" (T. M. Schoof, O .P. La Nueva Teologia Catolica, Ediciones Carlos Lohlé, Buenos Aires- México, 1971, p. 24).

    E perché questo lavoro è stato sotteraneo?

    Perché era necessario non conffessare le sue radici eretiche moderniste.

    "La situazione attuale della teologia cattolica ha delle radici facilmente ricognoscibili prossimamente nel principio di questo secolo [il século XX] : l'episodio breve e poco stimulante del Modernismo; un termine che, fino d'allora, ha un peso emmozionale così marcante che i sostenitori della rinovazione [teológica] hanno evitato instintivamente, perché i loro sforzi sono stati denominati immediatamente come (neo) modernisti" (T.M. Schoof, La Nueva Teologia Catolica, Ediciones Carlos Lohlé, Buenos Aires- México, 1971, p. 29)

    Lo stesso autore mette nella radice del Modernismo la questione esegetica e la "nuova apologetica di Maurice Blondel (Cfr. T. M. Schoof, O .P. La Nueva Teologia Catolica, Ediciones Carlos Lohlé, Buenos Aires- México, 1971, p.31).

    Dopo il fine della Seconda Guerra Mondiale, il Padre Daniélou, uno dei capi della Nuova Teologia, ha proclamato che "era arrivato il momento di riparare la rottura che si era prodotta tra la teologia e la vita" (..) Daniélou (...) ha abozzatto in maniera soggestiva le tre perspetive che si trovavano li: ritorno alle fonti biblicche, patristiche e liturgiche; contatto con il marxismo ed il esistencialismo che offriscono le nozioni fondamentali della storicità e della soggetività; ed una dedicazione apostolica alla vita cristiana, tanto individuale quanto sociale" (T. M. Schoof, O .P. La Nueva Teologia Catolica, Ediciones Carlos Lohlé, Buenos Aires- México, 1971, p.138).

    È stato Padre Garrigou- Lagrange che ha creato la formula "Nuova Teologia" per nominare il pensiero che, nato dell'opera di Blondel, si è svilupato poi nei libri di Henri de Lubac, del Padre Daniélou, di Urs Von Balthasar, di Chenu, di Congar e simili.

    Nel 1946, Padre Garrigou-Lagrange ha publicato un articolo nella rivista Angelicum, articolo nel quale domandava:

    "Dove va la nuova Teologia? Ella ci porta direttamente al Modernismo" (R. Garrigou-Lagrange, O.P., "La nouvelle théologie, où va-t-elle?" Angelicum, n. 23, 1946, p. 136).

    Da qui sono nate importanti polemiche sopra il carattere Neo Modernista della Nuova Teologia originata dalle opere di Maurice Blondel.

    Queste polemicche sono molto importanti, perché sono stati i teologi della Nuova Teologia che hanno trionfato nel Vaticano II. Se la Nuova Teologia è modernista, allora il Vaticano II ha aprovatto le tesi del Modernismo, così come ha detto Jean Guitton.

    Il Padre Schillebeeckx, famoso teologo modernista e perito dei più influenti nel Vaticano II, ha scritto:

    "Il Vaticano II è stato una specie di conffermazione di quello che i teologi avevano fatto avanti il Concilio: Rahner, Chenu, Congar e gli altri (...) i teologi ch'erano stati condannati, alontanati delle cattedre d' insegnanza, mandati in esilio, [è stata] la loro teologia che ha trionfato nel Vaticano II" (Padre Schillibeeckx, in "Jesus", maggio di 1993).

    Dunque, se la Nuova Teologia è modernista, il Vaticano II ha approvato le tesi del Modernismo, così come ha detto Jean Guitton.

    Nella polemica iniziata del Padre Garrigou-Lagrange si accusava, in primo luogo, che la definizione di verità di Blondel favorirebbe il Modenismo ed il relativismo. Infatti Blondel diceva che la verità era l'adequazione reale della mente e della vita.

    Questa definizione, al contrario della definizione scolastica —che dice che la verità è l'adequazione del intelletto alla cosa (adaequatio rei et intellectus) — distruggeva la metafisica tomista, perché, nella definizione di verità, introduceva la vita — con le sue mutazione continue, [anche senza ammettere l'evoluzione biologica] -- al posto della cosa, caggionando una conccezione evolutiva della realtà e della verità. E questo era Modernismo.

    Commentava il Padre Garrigou- Lagrange, nel articolo sopracitato:

    "La verità, è, dunque, la conformità del intelletto con la realità. Qualsiasi cambiamento in questa nozione universale di verità porta con sé un cambiamento totale nella sfera del conoscimento. I modernisti, dice San Pio X, hanno abbattuto l'eterna nozione di verità"

    Per Blondel, la verità sarebbe la corrispondenza tra intelletto e vita.

    Questo cambio della nozione di verità portava una grande responsabilità, perché metteva da parte una definizione approvatta dalla Santa Chiesa per secoli, per favorire una definizione che relazionava il pensiero con la vita, che è mobile, anche se no si accetta la dottrina dell' evoluzione. Tanto più che il Blondel, come tanti altri del suo tempo, era influenziato per una conccezione evolutiva del mondo e della realità, per via del pensiero non solo di Darwin e di Spencer, ma sopratutto del pensiero gnostico ed evolutivo di Bergson.

    La vita era la vita umana. Ma San Pio X aveva già condannata la conccezione che "La verità non è più immutabile che l' uomo stesso, poichè si svilupa con lui, in lui e per lui"(San Pio X. Decreto Lamnetabili, errore 58. Denzinger, 2038. Cfr. Rev. Reginald Garrigou-Lagrange, O.P., Reality - A Synthesis of Thomistic Thought, Cap. 57: “Realism and Pragmatism”, http://www.ewtn.con/library/THEOLOGY/REALITY.htm )

    Il Padre Garrigou-Lagrange aveva ragione nella sua accusazione di relativismo dottrinario infuso nella definizione di verità di Blondel che, nel 1906 scriveva:

    "Poichè vi è sempre del nuovo nel mondo, non è possibile cogliere l'essere in riposo, in una definizione puramente statica" (...) "La filosofia, fin dal suo inizio, tende al movimento incessante e non cerca fissità se non nell'orientazione del suo cammino"( DP p. 233). "Né in noi, né fuori di noi, se non per una finzione indispensabile praticamente, ma filosoficamente illegitima non si giunge per via speculativa a degli oggetti fissi, distiniti e irredutibili, a degli atomi di coscienza e di sostanza" (DP p. 232, apud Francesco Bertoldi, Il Dibattito sulla verità tra Blondel e Garrigou-Lagrange, in Sapienza, vol. XLIII, fasc.3, pp.293-310. http://www.culturanuova.net ).

    Sebbene che questo autore [Bertoldi] sia molto favorevole a Blondel, cercando di comprenerlo e di scusarlo, lui stesso confessa che "mancò forse in Blondel uno sforzo sufficiente ad evidenziare una sua netta differenziazione dal modernismo" (Francesco Bertoldi, art, cit. Conclusione).

    É vero che fino ad oggi si discute sopra quello che Blondel ha voluto dire, tanto lui è oscuro ed ermetico. Anzi, come lui stesso ammette che, in un certo senso, lui è: "esoterico".

    Molti lo difendono come ortodosso. Altri lo credono modernista. Come soluzionare il probema?

    Nessuno ha maggiore autorità sopra la vera interpretazione della filosofia di Blondel che lui stesso. Certissimo è che Blondel sapeva cosa significava la sua astrusa filosofia.

    E Blondel ha scritto, in lettera a Loisy, che la sua filosofia era armonica alla dottrina dell' esegeta modernista :

    "Vostri pensieri solamente pottrano trionfare se l' opera previa alla quale io mi dedico potrà riuscire” (Lettera di Maurice Blondel a Alfred Loisy, 15 di Febraio, 1903, in R. Marlé, Au Coeur della Crise Moderniste, Aubier, Paris, 1959, Vol. I, p. 88).

    A questa quasi proposta di cooperazione, Loisy ha risposto ironicamente:

    "Lei è natto per scrivere delle encicliche, e se io sono ammesso al prossimo Conclave, io farò la proposta de la sua candidatura (...). Se io volessi essere un pò cattivo, io gli direi che lei mi recrimina sopratutto di non aver messo la sua filosofia nella mia storia" (Lettera di Alfred Loisy a Maurice Blondel, 22 febraio, 1903, in R. Marlé, Au Coeur de la Crise Moderniste, ed cit., Vol. I, p. 96).

    Dunque, lo stesso Blondel riconosceva l'affinità della sua filosofia col sistema modernista e voleva mettere la sua filosofia al servizio della causa modernista.

    Della polemica di Garrigou-Lagrange con i neo modernisti si vienne, alfine, alla publicazione della Enciclica Humani Generis di Pio XII, nel 1950, e alla punizione di alcuni capi della Nuova Teologia come Lubac e Congar, che sono stati messi in "dormizione", per un certo periodo.

    Quando mori Pio XII, e con l' elezione di Giovanni XXIII al Sommo Pontificato —Roncalli che era stato amico di Buonaiutti, di Turchi, e de l' Abbé Bauduin —, allora i teologi della Nuova Teologia sono stati "risvegliati", e anzi, più tardi, Lubac, Daniélou e von Balthasar, sono stati elevati al cardinalato. Sono loro che hanno trionfato nel Concilio Vaticano II.

    Che la Nuova Teologia si è originata della filosofia della Azione di Blondel è riconosciuto dai teologi modernisti, come il famoso Padre Comblin, favorevole alla Teologia della Liberazione, e che ha scritto nel suo libro sopra la Nuova Teologia:

    "Ci sembra che quello che si va formando si potrebbe chiamare una Teologia della Azione(...) Quello che si deve capire per azione ci sarà dimostrato per le attuali orientazioni della teologia. Communque, dal primo momento, la parola "azione" sembra evocare il patrocinio di Maurice Blondel, e questo patrocinio è significativo. Non è carente di senso il fatto d'essere presente l'ombra di Maurice Blondel, e di essere quest'ombra il nucleo di molti lavori ed orientazioni dell'ora attuale. Se non sempre li inspira, tuttavia l'opera e l'inspirazione di Blondel possono simboleggiare la sua presa di posizione più profonda" (Joseph Comblin, Teologia da Ação. 30 Anos de investigação, São Paulo, Herder, 1967, pp.8-9 ).

    Secondo Latourelle, la Nuova Teologia è natta del Modernismo, però anche influenziata dal Esistenzialismo, e del Personalismo di Nedoncelles e di Mounier. È scusato di dire che la teologia critica protestante di Moltman, Bultman, ed altri, era vista con simpatia per i teologi della Nuova Teologia.

    Abbiamo visto che anche Schoof riconosce che la Nuova Teologia è natta del Modernismo.



    2) La Rivelazione secondo la Nuova Teologia

    Per questa nuova teologia osmotica alla protestante, la rivelazione arriva a noi in forma di storia, e non di idee astratte. Il Padre Chenu era molto opposto all' intellettualismo astratto nella rivelazione.

    Per il Padre Charlier, il rivelato è, anzi tutto, una realità, e non delle idee astratte:

    "La fede suppone che noi, per mezzo d'un concetto e di una formula attingiamo la res, o sia, la stessa realtà divina (L.Charlier, Essai sur le Problème Théologique, Thuillies, 1938, p. 66, apud R. Latourelle, op. cit. p. 253).

    Sebbene che Charlier parli di concetti e di formule della rivelazione, tali concetti e formule servono soltanto come mezzi per arrivare alla res divina, oggetto vero e finale della rivelazione.

    Dunque, per la Nuova Teologia, i datti iniziali della teologia della religione non sono principi, o verità metafisiche, o fisiche, delle qualli si deducono conclusioni, ma, anzi tutto, la stessa res divina nella storia.

    "Lo stesso Padre Charlier afferma, a questo rispetto, che la rivelazione non è una comunicazione di verità che possono attuare come dei principi d'una scienza comune, dedutiva, ma che è una realità: "Dio che si dá a noi per mezzo di Cristo nel mistero della incarnazione, del qualle mistero la Chiesa è solo una continuazione"(L. Chrlier, Essai sur le Problème Théologique, Thuilles, Paris, 1938, p. 69), Questa realità della rivelazione si svilupa, da che è stata datta alla Chiesa, e questo crescimento è la fonte della nostra cognoscenza progressiva" (Padre T. M. Schoof, La Nueva Teologia Catolica, Ediciones Lohlé, Buenos Aires, 1971, p. 248).

    Ora, come abbiamo visto, erano i modernisti che affermavano che nella rivelazione si entrerebbe in contato con la stessa res divina, e non che si conoscessero delle verità riguardanti a questa res divina. Quanto a questo punto, dunque, la Nuova Teologia era, inffati, modernista.

    "Il Padre de Lubac insegnava che "il mistero della salvezza spezza tutti i nostri conccetti umani. Per questo, de Lubac descrive come punto di partenza della evoluzione dogmatica l'atto salvattore di Cristo, "il tutto del dogma", che noialtri raggiungemo in una cognoscenza estremamente concreta e vitale che contiene l'espressioni porteriore in una unità superiore; una idea che ricorda a Newman però che in modo notabile, non ha ricevuto nessuna influenza direta di costui" (Padre T. M. Schoof, O . P. La Nueva Teologia Catolica, Ediciones Lohlé, Buenos Aires , 1971, p. 249).

    "Nel ultimo lavoro di Rahner sopra l'evoluzione del dogma, poco prima del Concilio, (...) la sua idea fondamentale è che la rivelazione è una auto rivelazione di Dio che si rifferisce espressamente allo spirito del uomo. Ella sarebbe, quindi, comunicazione della stessa realità di Dio, e non soltanto di un determinato numero di proposizioni , però manifesta come un contenuto aprensibile per mezzo del inttelleto per via di parole" (PadreT. M. Schoof, O . P. La Nueva Teologia Catolica, Ediciones Lohlé, Buenos Aires , 1971, pp. 261-262).

    Chenu praticamente sostituisce la Metafisica per la Storia, come base della Teologia, donando alla rivelazione un carattere dinamico, processivo, mobile. L'antica stabilità della fede viene sostituita per il dinamismo della Storia.

    La Nuova Teologia considera, come il Modernismo, che la rivelazione, e la fede che gli risponde, sono personali, o anzi, personalistiche. La Rivelazione sarebbe come un dialogo interpersonale tra Dio e l'uomo, per mezzo di quella cosa che la Nuova Teologia chiamava "la Presenza". Proprio così: "Presenza", senza dire che cosa sarebbe questa misteriosa "Presenza". Però si lascia intendere che è la Presenza della Divinità immanente nella creazione, nell' uomo e nella storia..

    L 'uso indefinito del termine "presenza" permettrà ai modernisti, specialmente nel campo della liturgia, di giocare in modo a trattare della "presenza" di Dio nell'ostia consacrata in modo indistinto della Presenza di Dio nella Scrittura, nella "communità", etc. Se si vuole un esempio della confusione che si fa col misteriroso termine "presenza" basta leggere un articolo quallunque di Monsignor Giussani, dove questo termine "Pressenza" apare ossessivamente, ed in modo sfugente, misterioso e indefinito.

    È al Padre Louis Bouyer che si deve ringraziare per la rivelazione di che cosa vuol dire questa misteriosa "Presenza":

    In uno dei suoi libri significativamente intitolato Gnosis — La Cognoscenza di Dio nelle Scritture c'è un capitolo intero dedicato alla "Shekinah e la mistica della Merkabah" nel quale lui spiega che..

    "Giustamente è stato possibile dire che nulla è più esclusivamente caratteristico della nozione biblica di Dio che la sua trascendenza e la sua immanenza constantemente vano pari. E sovente troppo si dimentica che queste due nozioni d'immanenza e trascendenza sono invenzioni di Spinoza, il quale, per più eretico ch'è divenuto agli occhi della ortodossia giudaica, continua ad essere fondalmente giudaico nella sua affermazione de la sua inseparabilità" (L. Bouyer, Gnosis — La Cognoscenza di Dio nella Scritture, Cerf, Parigi, 1988, p. 51).

    San Tomaso spiega nella Somma Teologica (I, Q 8, a. 3) che Dio è in tutto per essenza, per presenza e per potenza. Per essenza, non nel senso immanentistico o panteísta, o gnostico, che Dio sarebbe parte di tutte le cose, ma perché mantiene continuamanete l'essere delle creature. Per presenza, perché Dio tutto conosce. Per potenza, perché Dio tutto governa. Per questo, San Pio X, condannando la nozione di immanenza dei Modernisti ha fatto una distinzione: sebbene che si possa dire, in certo modo, secundum quid, che "Dio, attuando nell' uomo, sta più intimo all' uomo che l' uomo stesso in sé stesso, e questa affermazione, bene intesa, non merita censura, ci sono altri che pretendono che l'azione divina è una sola e la medesima con l'azione della natura, come l'azione della causa prima con la causa seconda; e questo distruggerebbe l' ordine sopranaturale. Altri la spiegano infine in un senso che ha sapore di panteismo; e questi, a dir la verità, sono più coerenti con il resto delle sue dottrine" (Pio X, Pascendi, n 0 19. Denzinger, 2087).

    Per la Gnosi, Dio è trascendente ed immanente non nel senso cattolico. L'identità dei termini, usati in senso diverso, è per inganare gli incauti.

    Per la Gnosi, la Divinità ignota è assolutamente trascendente perché non ha nessuna relazione com il mondo creato, opera del demiurgo maligno. Allo stesso tempo, la Gnosi dice che Dio è immanente nel mondo perché ci è stata la caduta della Sofia-- esatamnete la Schechinah della Cabbalah -- nella creazione, quando il demiurgo avrebbe apriggionato le particole divine della Sofia (la Schechinah) nelle creature.

    Che la Schechinah è la stessa Sofia dei Gnostici, questo resta è indubitabile quando si leggono le opere di Gerschon Scholem sopra la Cabbalah, che lui afferma molte volte essere la Gnosi giudaica (Cfr. Gerschom G. Scholem, A Mistica Judaica - Major Trends in Jewish Mysticism- traduzione in portoghese, ed. Perspectiva, São Paulo, 1972; Kabballah, Keter, Jerusalem, 1974; Les origines de la Kabbale, Aubier, Paris, 1966;Jewish Gnosticism, Merkabah Mysticism and Talmudic Tardition, The Jewish Theological Seminary og America, New York, 5725- 1965).

    Mi permetta, Egreggio Dottore Pappetti, di fare una citazione di una di queste opere del Scholem che ci da una informazione molto importante sopra il processo teosofico intra divino.

    "Ma intanto che in tutti gli altri esempi i cabbalisti s'astengono d'impiegare imagine sesssuali al discrivere la relazione tra l' uomo e Dio, loro non mostrano nessuna simile esitazione quando passano a descrivere la relazione di Dio con Sé stesso, nel mondo sefirotico. Il mistero del sesso, come si raffigura al cabalista, ha una significazione terribilmente profonda. Questo mistero della esistenza umana non è per lui niente meno senonchè un simbolo del amore tra l' "Io" divino ed il "Tu" divino, il Santo, benedetto sia Lui, e la Sua Schechinah. Il hierós gámos, l' ''unione sacra" del Re e della Regina, il Fidanzato Celeste e la Fidanzata Celeste, per menzionare alcuni dei simboli, è il fato centrale nella intera catena delle manifestazioni divine nel mondo oculto. In Dio c'è l 'unione del ativo e del passivo, procreazione e conccezione delle quale derivano tutta vita e felicità mondane" (Gerschom G. Scholem, A Mistica Judaica — Major Trends in Jewish Mysticism — traduzione portoghese, ed. Perspectiva, São Paulo, 1972, pp. 228-229).

    Non c'è bisogno, credo, di spiegare come questa nozione cabalista, trasmessa da Jacob Boheme, è stata adotatta da Hegel, e poi dai suoi discepoli romantici, fino ad arrivare alla teologia protestante, che per osmosi la passò a diversi teologi modernisti e gnostici, come Sergej Bulgakov e von Balthasar.

    E, come abbiamo visto, il Padre Louis Bouyer osa identificare la misteriosa "Presenza" — tanta cara a tanti modernisti attuali — col nome di Schechinah, l'ultima emanazione della Divinità oculta dei cabbalisti nel albero sefirotico, il sesso feminile della Divinità oculta, la Sofia dei gnostici.

    È facile parlare in termini misteriosi, e fare il publico inghiottire la parola ignota —Schechinah — senza dire cosa è questa misteriosa Schechinah . Questo metodo è tipico dei Modernisti, per fare accetare le sue dottrine "sotto il velame delle parole strane..."

    Così, la rivelazione sarebbe religiosa, mistica, personale, della propria realtà divina, del Mistero divino che si fa "Presenza" — Schechinah — Dio imanente nel' uomo e in tutta la creazione..

    Come si potrà negare che questa "Presenza" della Schechinah nella dottrina della Nuova Teologia la fa, per dire poco, sospetissima di Gnosi?

    Ritornando alle note della rivelazione secondo la Nuova Teologia come la pensava il Padre L. Charlier, queste note sarebbero, dunque:

    a) Per la fede noi attingiamo la stessa res divina;

    b) Il principale oggetto della rivelazione è Dio in persona e non tanto delle verità circa la natura divina;

    c) Quello che si rivela è il Cristo totale, e con lui, la Trinità, che si svilupa, cresce, nella Chiesa e nella Storia;

    d) Il carattere storico della rivelazione gli dà una dimensione che obbliga a svilupare il dogma, che sarebbe sempre una formula temporaria ed imperfetta, come insegnavano i Modernisti.

    I teologi della Nuova Teologia assumevano una posizione contraria alla dottrina tradizionale che ha sempre inteso la rivelazione come un insieme di verità rivelate da Dio e consegnate in deposito alla Chiesa Cattolica.

    Per i nuovi teologi, la rivelazione — anche se avesse delle verità dirette all'intelletto —era, sopratutto, una esperienza personale, interiore, intuitiva ed ineffabile, esatamente come dicevano i modernisti. L' unica differenza sarebbe che i nuovi teologi ammettevano che, oltre l' esperienza, ci sarebbero alcune verità, pero meno importanti che la detta esperienza. personale della fede.

    I Padri Chenu, Congar, Charlier, de Lubac si posizionavano contro l'aspetto "eccessivamente intelletulistico" della rivelazione, come era stata sempre insegnata per la Chiesa.

    Punto di partenza della Nuova Teologia consisteva nel considerare la rivelazione come un testimonio di Dio sopra Se stesso. Ma, questo testimonio non era propiamente veicolo di una conoscenza reale. Era qualcosa di più: il Testimonio de la propia realtà divina — la res divina — come oggetto di percezione amorosa ed intuitiva.

    Ed anche: la rivelazione sarebbe un lento caminare delle tenebre alla luce. Questo caminare sarebbe realizato nel processo storico per mezzo di fatti e di parole interrelazionate.

    La rivelazione avrebbe, dunque, un carattere nettamente interpersonale e dinamico tra Dio e la persona umana, e non comunicherebbe delle verità imutabili. È scusato di dire che la Nuova Teologia considerava la rivelazione come un fenomeno umano, possibile a qualunque uomo di qualsiasi religione, e non esclusiva di una especifica religione, o sia, della cattolica.

    L'oggetto della religione sarebbe la realtà divina in quanto tale, Dio stesso, ricevuto nella esperienza personale, che porterebbe con lei delle verità o concetti che esprimevano in modo imperfetto il testimonio divino.

    La fede, non c' era dubbio, era un assentimento alle proposizioni che sprimevano il mistero. Ma, attraverso quelle espressioni la fede avrebbe in vista la stessa realtà del mistero, cioé, Dio stesso.

    Il progresso del dogma non deriverebbe del progresso degli studi, ma principalmente del progresso della realtà divina nella Chiesa. È questo progresso della realtà che caggionerebbe il progresso teologico teorico.

    Autore insospetto, René Lattourelle critica il pensiero di Charlier con queste parole:

    "Così, secondo il P. Charlier, la rivelazione è principalmente la comunicazione della stessa realtà divina: presenza misteriosa offerta alla esperienza della fede. La rivelazione dottrinale (messaggio di salveza comunicato all'uomo) passa chiaramente al secondo piano. Il dato-rivelato-realtà (Dio stesso nel mistero di Cristo e della Chiesa) è in perpetuo processo di crescimento. È tutto il mistero che cresce e, conseguentemente, la conoscenza che abbiamo di lui. Simile concetto di rivelazione, oltre che contradire i datti della Scrittura e del Magistero, che presentano il datto della fede come un messaggio, o sia, la Buona Nuova della salvezza, mette in pericolo la vera nozione di progresso dogmatico. Inffatti, secondo il P. Charlier, questo progresso dogmatico già non può concepirsi come una conoscenza sempre più profonda e più esplicita del deposito della fede, storica ed oggetivamente costrutto (lasciando ben chiaro che la Chiesa, grazie alla positiva assistenza dello Spirito Santo, per questo dispone di un potere di penetrazione che trascende quello della semplice ragione). Il progresso dogmatico dovrebbe essere capito come una assimilazione della stessa realtà divina, posseduta misticamente, in un contato sopraconccettuale nella esperienza della fede"(R. Lattourelle, Op. cit., p. 255).

    Mi permetta dirgli, egreggio Dottore, che, per me, tutto questo è puro modernismo e Gnosi messa in una terminologia moderna . La Cabbala non dice molto diversamente.

    Lattourelle considera, anche lui, cinque note teologiche della rivelazione, secondo la cosidetta Teologia Kerigmatica di Jungman, Rahner, ed altri:

    1) La rivelazione sarebbe storica, ed il suo oggetto sarebbe Cristo in persona;

    2) La rivelazione avrebbe un carattere economico, cioé, sarebbe costituita di eventi organicamente collegatti tra se;

    3) La rivelazione sarebbe cristica, centrata in Cristo;

    4) La rivelazione sarebbe salvifica;

    5) E, finalmente, la rivelazione sarebbe interpersonale.

    E non c'è bisogno di far notare come queste note siano simile alle note ammesse del dotto parere teologico del Istituto Paolo VI di Brescia.

    Il nodo del problema, secondo il Padre de Lubac, consisterebbe nel sapere che cosa sia propriamente la rivelazione. Per lui, come per i modernisti, ella non sarebbe un insieme di verità enumerabili, un formulario di credenze fornite da Gesu Cristo nel quale si dovrebbe credere.

    Padre de Lubac concordava con gli altri teologi della sua scuola che l' oggetto della rivelazione era la res divina, e non tanto delle verità sopra di essa.

    "Il Cristo è, a l'insieme, il mistero e la rivelazione del mistero, il tutto della rivelazione ed il tutto del dogma" (Henri de Lubac, Bulletin de Théologie Fondamentale. e Problème du Dogme. Recherches de Sciences Religieuses, 1948, n. 35, pp 156-157).

    E questo tutto non sarebbe mai compreso in modo pleno dalle proposizioni dottrinali.

    "In Gesù Cristo, tutto ci è stato datto e rivelato, in una sola volta(...); conseguentemente, tutte le spiegazioni ulteriori, sia qual sia il suo tenore ed il suo modo, non sono che piccole monete di un tesoro già posseduto come un tutto. Tutto già era compreso in modo reale ed attuale in un stato superiore di cognoscenza, e non solamente contenutto nei principii e premesse (idem, pp. 157-158).

    Ed Latourelle comenta:

    "Se abbiamo bene inteso, il P. de Lubac mette in primo piano nella rivelazione la medesima realtà del mistero di Cristo, Questo "Tutto concreto" della fede è l'oggetto di una apreensione globale, intuitiva, viva: stato superiore di cognoscenza che "reale ed attuante" precontiene il dogma con tutte le richezze del suo svilupo posteriore" (R. Latourelle, op. cit. p. 268).

    Questa fede sarebbe cognoscenza superiore, intuitiva, globale, viva, esatamanete quella che è stata sempre chiamata di Gnosi.

    E continua Latourelle:

    "Relativamente a questa prima percezione, la necesaria espressione concettuale, con le sue nozioni e proposizioni, sarebbe come una rivelazione in secondo tempo. Essendo così, lo svilupo dogmatico si dovrebbe intendere come un "spiegamento infinito di conclusioni a partire delle sue premesse" (H. de Lubac, idem, p. 139). Anzi, sarebbe come che un cambio di registro: della intuizione verso la concettualizzazione. la percezione iniziale, ancora globale, si va detagliando in verità particolari ed in formule ogni volta più precise; sempre, però, rifferendosi alla verità normativa dello stesso Mistero che è percepito in un tipo superiore di cognoscenza dogmatica" (R. Lattourelle, op. cit., p. 268).
    "

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    Don Maurice Zundel: un eretico scandaloso e spudorato



    DON MAURICE ZUNDEL:
    UN ERETICO SCANDALOSO E SPUDORATO

    Nota de l' autore

    (Rifatta nel 04/07/2002, in considerazione alla riquiesta, ricevuta in questa ultima data, dal segretario d’ un Vescocovo italiano e del suo teologo, che ci ha domandato considerare i suoi scritti (del 02/06/02) come "privati", cosa che non avevano fatto prima.

    Lamentiamo che abiamo publicato precedentemente il nome del Vescovo e della sua città.

    Così, considerando la riquiesta del segretario del vescovo italiano, in questa versione il teologo è indicato come X, e la città del Vescovo come Y).

    - - - - - - - - -

    Dopo aver publicato questo studio in portoghese ed in spagnuolo, abiamo ricevuto d’Italia (nel 02/06/02), la critica di un teologo, che firmò il suo parere semplicemente con le tre iniziali del suo nome X.

    Non avevamo la minima intenzioni di tradurre nostro articolo in italiano, perché non abiamo mai studiato questo idioma, del quale abiamo una conoscenza soltanto familiare, non al livello necessario per un lavoro più serio.

    Nonostante, per amore alla fede cattolica, abiamo osato fare una povera traduzione italiana di questo lavoro sul pensiero di Zundel e la Eucaristia, per facilitare agli italiani la conoscenza della dottrina zundeliana.

    Certo, in questa traduzione, tanto inabile, ci sarano molti errori di grammatica, di stile e construzione, sicome di ortografia, per i quali domandiamo scuse ai nostri lettori d'Italia. Ma, abiamo creduto che, nonostante questi errori, vale più risppetare la fede che la grammatica, lo stilo e l 'ortografia.

    Tra gl’insegnali [...] ci sono i comentari specificamente introdoti riguardo al parere del teologo X, sù la versione in spagnuolo del referito articolo, riquiesta a lui da un Vescovo d’Italia, o, in altri punti, ci sono insirimenti solo per chiarimento.

    Alla Madona, Madre del Verbo Incarnato domandiamo che benedica questo povero lavoro, che desidera soltanto diffendere Cristo, realmente presente nell 'ostia consacrata, così offeso per le eresie e le bestemie di un prete quale Maurice Zundel.

    Orlando Fedeli.





    I – Introduzione: un’ asserzione scandalosa

    Immaginiamo che una persona sentisse dire da uno che crede che Cristo è così presente in una minestra il quanto lo è nell’ostia consacrata alla Messa.

    Qualunque cattolico avrebbe considerato che tale persona, o non crede alla presenza reale di Cristo nell’ostia consacrata, o che colui è un gnostico pancristico, del tipo Teilhard de Chardin.

    Di qualsiasi modo, colui che avrebbe affermato tale frase scandalosa, verrebbe considerato come un eretico.

    Come mai si dovrebbe avere un'altra conclusione, se chi affermasse tale frase scandalosa e maliziosa fosse un prete?

    Come mai si sarebbe messa da parte la logica, se chi avesse affermato tale frase, di un contenuto fortemente eretico, fosse un sacerdote amico del Papa Paolo VI?

    Dunque, Maurice Zundel era statto amico di Monsignore Giovanni Battista Montini – futuro Paolo VI – dal 1923. Fu lui che scrisse la seguente frase incredibile nella penna di un sacerdote:

    "Io metto altretanta devozione nel mangiare la minestra, che nel celebrare la messa, perchè siamo sempre alla tavola del Signore, ed è dalla sua mano che riceviamo il nutrimento, simbolo del suo amore" .(Maurice Zundel, Il Volto di Dio nel Quotidiano, Ed. Messaggero, Padova, 1989, p. 112).

    In altri tempi, un prete che osasse scrivere una cosa simile, verebbe immediatamente scomunicato. Nel secolo XX, questo prete fu invitato a pregare il ritiro allo stesso Papa -- Paolo VI, che era il suo amico ed ammiratore -- e ai Cardinali della Curia Romana, al Vaticano, nel 1972!

    È evidente, che alcune persone, capaci di comprendere ed ingoiare qualsiasi eresia, si manifesterranno arrabbiati perché abbiamo detto la verità che codesto prete fu amico di Paolo VI. Taluni, che pretendono che il Papa chieda il perdono " dagli atti peccaminosi della chiesa", nel passato, non sopportano qualsiasi allusione critica, anche se la più leggera, ai Papi post conciliari.

    Strana logica...

    Dunque, colui che si manifesterà scandalizzato con noi, perché raccontiammo il fatto, vero e storico, che Montini (Paolo VI), fu amico e ammiratore di Zundel, e non si spaventa con la frase scandalosa che abbiamo citatto di codesto sacerdote, dimostrerà che più valorizza le persone – anche se sia la persona di un Papa, a chi si deve il massimo rispetto – più della propria Fede.

    Ora, ci insegnò San Paolo che, se qualcuno, anche se fosse un angelo del cielo, dicesse qualcosa contro la Fede, codesto angelo stesso, dovrebbe essere anatematizzato. Zundel, ancora che sia statto amico di un Papa, dovrebbe essere scomunicatto a causa della sua frase scandalosa e offensiva agli uditi pii. Frase che indica, oltre, che lui non crede a quello che la Chiesa insegna sulla presenza reale di Cristo nell’ostia consacrata.

    E solamente perchè lui era amico di Montini, solamente perchè lui è stato invitatto a pregare un ritiro al Papa e alla Curia, si dovrebbe far silenzio e tolerare questa frase sandalosa e sospetta di negare la presenza reale di Cristo nella ostia consacratta? Per queste sole raggioni, si dovrebbe tolerare un tale assurdo, od occultare la sua amicizia con Paolo VI?

    Al contrario. Il fatto di lui aver goduto dell’amicizia di un futuro Papa, per circa cinquant’anni, è causa di un nuovo scandalo.

    Come è statto possibile che un Papa fossi statto amico di un sacerdote che diceva tanto audacemente tale cosa, commetttendo una mancanza rispetto così grave contro l’Eucaristia?

    Ed il Papa non lasciò soltanto di rimproverarlo, ma, tutto al contrario, lo invitò a pregare un ritiro spirituale alla Curia Romana!

    Qualcheduno ci avrebbe detto, con una voglia matta di diffendere l’indiffensabile e di scusare quello che non si può scusare: "Non è che Zundel neghi il fatto di Cristo sia nella sacra ostia. È che lui è così grato a Dio per i suoi benefici, che, fino quando mangia la minestra, lui non si dimentica che è Dio che ci dà tutti i cibi: la minestra e l’Eucaristia.

    Codesta "gratitudine", però, viene assurdamente manifestata, perché uguaglia il beneficio della minestra al Dono ineffábile ed infinito dell’Eucaristia. È in questa uguaglianza che reside lo scandalo.

    Preténdere diffendere, oppure scusare, Zundel per la sua devozione cristica... alla minestra, o alla sua "inzuppata" devozione eucaristica, è restare profondamente ingannato. Zundel non eguaglia la minestra all’Eucaristia per gratitudine. Lui le eguaglia, perché non ci crede affatto, alla presenza reale di Cristo nell’ostia consacrata, nella forma in cui la chiesa l’insegna, e pretende che ci si creda: "TRANSUSTANZIAZIONE".

    Si vogliono delle prove?

    Si veda quello che scrisse Zundel, in un altro dei suoi libri:

    "Cristo non è nell’Ostia"

    ‘’Cristo non è nell’ostia, come un orologio nell"astuccio, o come l’acqua in una fontana, o come noi stessi in questo ricinto" (M. Zundel, Un autre Regard sur l’Eucharistie, Ed. Le Sarment, France, 2001, p.117).

    Il primo senso di codesto testo sopra citato è chiaramente contrario alla fede, comunque ci sia in esso una certa malizia abbastanza camuffata.

    In conformità a quello che insegnò infallibilmente il Concilio di Trento, nel suo primo anatematismo contro gli errori a rispetto del sacramento dell’Eucaristia:

    "Se qualcuno insegnerà che nel Santissimo Sacramento dell’Eucaristia non vi è contenuto di manera vera, reale e sostanzialmente il corpo ed il sangue insieme con l’anima e la Divinità del Nostro Signore Gesù Cristo, e consequentemente, Cristo intero, ma al contrario, se dice che c’è nell’Eucaristia soltanto, un segno, o figura virtuale, sia scomunicato". (Concilio di Trento, Della presenza reale di Gesù Cristo Nostro Signore, nel Santissimo Sacramento dell’Eucaristia. - Cannone I).

    "Se qualcuno dirà che, fatta la consacrazione, non vi è il Corpo ed il Sangue del Nostro Signore Gesù Cristo nell’ammirabile sacramento dell’Eucaristia, ma soltanto quando esso viene usato, mentre se lo riceve, ma non prima, neanche dopo; che non rimane il vero Corpo del Signore nelle ostie o particole consacrate, che vengono costodite o avanzano dopo delle comunione, sia scomunicato!" (Concilio di Trento, Cannone 4, sull’Eucaristia).

    Ed il Concilio di Costanza, condannò l’eresia di Wyclef che affermava:

    "Cristo non è nello stesso sacramento di maniera identica e realmente attraverso la sua propria presenza corporale" (Concilio di Costanza, contro Wyclef. Denzinger, 583).

    Alla prima vista, e al primo intendimento, Zundel cade sotto a gli anatemi del Concilio di Trento. Però, nel testo di Zundel, c’è una sfumatura sottile, che se gli avrebbe permesso di giustificare, e tentare di scappare dalla codanna di Trento.

    Il testo di Zundel, oltre ad essere scandaloso, ha un primo senso eretico, cadendo sotto la condanna degli anatemi di Trento, poi Cristo è, vera, reale e sostanzialmente presente nell’ostia consacrata.

    Avrebbe detto Zundel, che lui non negò l’insegnamento del concilio. Lui ha soltanto negato che Cristo sia nell’ostia come un orologio in un astuccio, oppure come l’acqua è dentro la fontana, o anche come le persone che sono contenute in un salotto, cioè, come il contenuto in un ricipiente.

    Infatti, Cristo non viene contenuto nell’ostia, come se questa ne fosse un ricettácolo. L’ostia non è un ricipiente del corpo di Cristo. Dalle parole della Consacrazione, tutta la sostanza del pane è transustanziata nel corpo di Cristo.

    Però, Zundel dovrebbe aver detto che Cristo non è nel pane, e non che Cristo non è nell’ostia, poiche l’ostia designa propriamente il pane già consacrato.

    Lo stesso Concilio di Trento, nel suo Cannone 4, usa parole che condannano Zundel:

    "Chi dirà... che non rimane il vero Corpo del Signore nell’ostie consacrate, che si custodiscono o restano dopo la comunione,sia scomunicato!"

    Ancora dirà qualche testardo diffensore di Zundel, che lui non usò l’aggettivo "consacrata", che ne usò solo il termine ostia.

    Questa sarebbe una stravagante diffesa, che sarà smentita d'altro testi del proprio Zundel, come vedremo in seguito.

    Qualsiasi persona che legga le frasi in foco di Zundel, capirà che l’autore nega che Cristo sia, vera, reale e sostanzialemtne presente, nell’ostia consacrata, dato che nessuno – a meno che sia brutalmente panteista o gnostico – avrebbe affermato che Cristo è presente nell’ostia non consacrata.

    Come l’avevamo già detto, Zundel avrebbe protestato, caso venisse accusato, dicendo che quello che scrisse è che Cristo non è contenuto nell’ostia, come l’orologio viene contenuto nell’astuccio.

    L'orologio, ch' è contenuto nel suo astuccio, è distinto del astuccio.

    Se Cristo fossi contenuto nell’ostia, questa NE sarebbe distinta, e questo vorrebbe dire, che non ci sarebbe stata la transustanziazione del pane nel Corpo di Cristo.

    Lutero diceva che Cristo era presente nel pane, ma rifiutava la transustanziazione. E codesta fu una delle eresie Luterane.

    Zundel gioca con le parole, utilizzando delle formule equivoche, il cui senso è eretico, e soltanto con un’analisi più profonda e sottile, se ne potrebbe con sforzo scusarle, dandole un senso accettabile che, alla prima vista, non ce l’hanno.

    Codesto modo ambiguo di esprimersi è condannabile, perche induce in errore, o nel caso, induce in eresia, poiché nega la presenza reale di Cristo nell’ostia consacrata, come sempre la chiesa ci insegnò, scomunicando la tesi opposta.

    Ora, chi scrive o dice qualcosa ambiguamente, esprimendone un primo senso falso, sbagliato od eretico, e, con un secondo senso dottrinariamente accettabile, però più occulto, e che ci può essere raggiunto solamente con sforzo, dev' essere considerato come se volesse ingannare ed indurre all’errore o in eresia.

    E la Chiesa sempre condannò codesto tipo di frase come errore, o come s' avesse sapore di eresia o d’errore.

    Se Zundel avesse scritto "Cristo non è presente nel pane", ne sarebbe stato più giusto. Ma lui scrisse che "Cristo non è presente nell’ostia", e per ostia, si capisce normalmente, il pane consacrato, transustanziato in Cristo. Scrivendo così lui ci dà ad intendere che Cristo non è, vera, reale e sustanzialmente presente nell’ostia consacrata. Lui ci lascia intendere che non crede alla transustanziazione, come la definisce la chiesa e come esige che ci si creda.

    [Seguendo il consiglio di un teologo di Y (X -- lui non ha firmato il suo nome intero), che ci ha criticato di non avere fatto delle citazioni della enciclica Mysterium Fidei di Paolo VI, in questo lavoro su Zundel, vogliamo adurre una citazione di Paolo VI che condanna precisamente questo modo ambiguo di scrivere impiegato da Zundel.

    Dice Paolo VI:

    "Salva infatti l’integrità della fede, è necessario anche serbare un esatto modo di parlare, affinché usando parole incontrollate non ci vengano in mente, che Dio non permetta, false opinioni riguardo alla fede dei più alti misteri. Torna a proposito il grave monito di s. Agostino quando considera il diverso modo di parlare dei filosofi e del cristiano: "I filosofi, egli dice, parlano liberamente senza timore di offendere orecchi religiosi in cose molto difficili a capirsi. Noi invece dobbiamo parlare secondo una regola determinata, per evitare che la libertà di linguaggio ingeneri qualche opinione empia anche intorno al significato della parola".

    "La norma di parlare dunque, che la Chiesa con lungo secolare lavoro, non senza l’aiuto dello Spirito Santo, ha stabilito, confermandola con l’autorità dei concili, norma che spesso è diventata la tessera e il vessillo della ortodossia della fede, dev’essere religiosamente osservata; né alcuno, -- [nemeno Zundel] -- secondo il suo arbitrio o col pretesto di nuova scienza, presuma di cambiarla. Chi mai potrebbe tollerare che le formule dogmatiche usate dai concili ecumenici per i misteri della SS. Trinità e dell’Incarnazione siano giudicate non più adatte agli uomini del nostro tempo ed altre siano ad esse temerariamente surrogate?

    "Allo stesso modo non si può tollerare che un privato qualunque -- [nemeno Zundel]-- possa attentare di proprio arbitrio alle formule con cui il Concilio Tridentino ha proposto a credere il mistero eucaristico. Poiché quelle formule, come le altre di cui la chiesa si serve per enunciare i dogmi di fede, esprimono concetti che non sono legati a una certa forma di cultura, non a una determinata fase di progresso scientifico, non all’una o all’altra scuola teologica, ma presentano ciò che l’umana mente percepisce della realtà nell’universale e necessaria esperienza: e però tali formule sono intelligibili per gli uomini di tutti i tempi e di tutti i luoghi. Invero quelle formule possono fruttuosamente spiegarsi più chiaramente e più largamente, mai però in senso diverso da quello in cui furono usate, sicché progredendo l’intelligenza della fede rimanga intatta la verità di fede. Difatti il concilio Vaticano I insegna che nei sacri dogmi "si deve sempre ritenere quel senso, che una volta per sempre ha dichiarato la santa madre chiesa e mai è lecito allontanarsi da quel senso sotto lo specioso pretesto di più profonda intelligenza". (Paolo VI, Mysterium Fidei).

    Dunque, ringraziamo il teologo X, di Y, per il suo consiglio che ci ha permesso di trovare questa citazione di Paolo VI que condanna il linuaggio ambiguo di suo amico Zundel. Peccato che dopo questa eccelente dottrina su la chiarezza del linguaggio, Paolo VI l' abbia invitato a pregare in Vaticano].

    Non abbiamo trovatto nei parecchi libri di Zundel che abbiamo letto – ed ancora non abbiamo letto tutte le sue opere – nessuna frase affermando chiaramente che, attraverso la transustanziazione, Cristo è vera, reale e sustanzialmente presente nell’ostia consacrata.

    Abbiammo trovatto, sì, molti testi che contraddiscono la dottrina cattolica sull’Eucaristia.

    Concludemmo, dunque, che, nella citazione di sopra, Zundel volle proprio negare la presenza reale, comunque lui ne usa una formual ambigua, per diffendersi dall’accusa dell’eresia, potendo dire che Cristo non è presente nell’ostia (nel pane) come un contenuto in un continente, in un ricettácolo, poiché, dopo la consacrazione, tutta la sotanza del pane è transustanziata, nel Corpo di Cristo, e, per concommittanza, nel Sangue, Anima e divinità di Cristo.

    Vedremo, per mezzo di molti altri testi di Zudnel, che nostra analisi e conclusione sono giuste: sotto formule ambigue, ma scandalose, Zundel nega la presenza reale di Cristo nell’ostia consacrata, perche nega la transustanziazione, tale come la Chiesa la definisce.

    Zundel è un maestro nell’ambiguità e nell’anfibologia. Ed il caso sopra citato – "Cristo non è presente nell’ostia, come un orologio in un astuccio,.. ecc." – è un esempio tipico del suo linguaggio pieno di malizia serpentina...

    Or bene, quando un testo è appositamente ambiguo, o quando una persona di autorità si esprime ambiguamente, di caso pensato, si deve interpretare il testo ambiguo nel suo senso peggiore, perché la persona di autorità non può espressarsi ambiguamente. Molto meno ancora in una questione così delicata, quanto il dogma della presenza di Cristo nell’ostia.

    Quale interesse avrebbe, per parlare ambiguamente, colui che crede al dogma della presenza reale? Chi crede seriamente ad un dogma, cerca sempre di espremirsi chiaramente, per evitare degli errori. È l’eretico malintenzionato, che cerca di nascondere quello che pensa, parlando e scrivendo ambiguamente. Perché giocare, facendo dei paradossi e delle trappole acrobatiche, con parole di doppio senso, adoperando delle formule capziose? Colui che legge codeste formule capziose, ambigue od equivoche, viene indotto esattamente in eresia.

    Di recente, abbiamo fatto vedere delle frasi scandalose di Zundel, ad un pio sacerdote, e lui, dopo di averle lette, ci rese il libro e commentò:

    "Se lei pubblica questo, un grande numero di preti e seminaristi, in Brasile, gli piacerà, perché esse esprimono proprio quello a cui loro credono, cioè, che Cristo non è infatti, presente nello’ostia consacrata. Invece di indignarsene, se ne rallegreranno".

    E codesto sacerdote ci raccontò, allora, che molti preti ingnorano completamente, fra altre cose molto essenziali, la dottrina della Chiesa sulla Messa e la transustanziazione.

    Ma, allora, ci domandiamo pieni d’angoscia, - noi che non siamo teologi – ma allora, cos’è la Messa per questi preti e futuri preti? Cosa ne pensano dell’Eucaristia? Per loro, cos’è la consacrazione?

    E, pieni d’angoscia per la nostra ignoranza teologica, ci domandiamo: che cosa vale la Messa di chi nega la transustanziazione?

    Se è vero quello che ci disse codesto sacerdote – e non abbimo il minor motivo per dubbitarne – allora si spiega così grande incuranza nel trattrare l’ostia consacrata. Allora viene spiegata l’indiferenza con la quale molti preti trattano le sacre particole. Così ci si schiarisce perché un prete disse ad un ragazzo (nostro figlioccio), che era appena battezato – codesto fatto accadde nel 1964, in pieno sviluppo del Vaticano II – e che gli aveva chiesto la comunione:

    ‘‘Vuoi una galletta, eh? Te ne darò una!"

    E gli diede la sacra ostia.

    E questo successe prima della Nuova messa, nel 1964. E d' allora la situazione peggiorò molto. Non si ha la minima cura nel trattrare l’ostia consacrata. Non si eseguono i ritti minimi di rispetto che la Chiesa commanda verso l’óstia consacrata.

    Questo si può facilmente verificare oggigiorno, riguardo alla presenza vera di Cristo nell’ostia – la semplice elliminazione dei gesti che esteriorizzano la fede nella presenza di Cristo nell’óstia – le genuflessioni davanti il Santissimo Sacaramento, o davanti il Tabernacolo, per esempio – a poco a poco, porta i fedeli a dimenticare la vera presenza di Cristo nell’ostia, e dopo, diventa più facile negare il dogma.

    Ci sembra che si seguí una tattica: si eliminarono per prima, i segni esterni di rispetto, e dopo, insegnarono l’eresia esplicitamente, così come viene fattto da Zundel.

    E che Zundel vuole negare il dogma della presenza reale di Cristo nell’ostia, è quello che vedremo, in seguito, per mezzo di molte altre citazione dei suoi libri. Per ora, ne citeremo solo alcune delle sue frasi, che saranno analisate più approfonditamente dopo.

    "Se non ci fosse più amore, la Messa sarebbe una abominazione. Ne segue, d'altra parte, come già precisò San Tommaso, che nell’Eucaristia non c’è la presenza locale, cioè, in altre parole, che nell’Eucaristia Gesù non può essere afferato con le mani. Ciò che tocchiamo con le mani sono le apparenze, ciò che mettiamo in bocca, sono le specie del pane e del vino. Non abbiamo un contatto fisico con Cristo, abbiamo solo quel tipo di contatto che abbiamo con gli amici. È questo conttatto che abbiamo con Cristo, in maniera che, mangiando la specie fisicamente, spiritualmente ci nutriamo di Gesù". (M. Zundel, Il Volto di Dio nel Quotidiano, pp. 170-171. Il neretto è nostro).

    Or bene, siccome ci insegna la Chiesa, e insieme con Santo Tommaso, le specie di pane e di vino sono le apparenze od gli accidenti, che rimangono, mentre la sostanza del pane e del vino, per le parole della consacrazione, si transustanzionano rispettivamente nel Corpo e nel Sangue di Cristo.

    Per Zundel, noi mangeremmo gli accidenti del pane, e non la sostanza che è il Corpo di Cristo. Lo che è un assurdo logico, ed un’eresia teologica, poiché, attraverso le parole della consacrazione, nell’ostia consacrata, vi è reale, vera e sotanzialmente presente il Corpo di Cristo, sotto le specie o apparenze di pane. Zundel nega che quando riceviamo la comunione, mangiamo il Corpo di Cristo.

    Lui dice:

    "Quando portiamo l’eucaristia, Cristo non è trasportato. Quando mangiamo l’ostia, Cristo non è mangiato. Tutte queste cose sono segni di qualcosa che oltrepasa ogni parola. Si tratta di una trasformazione di noi stessi in Cristo, dove tutti questi segni vogliono dire una sola cosa: la carità di Cristo che ci trasforna in Lui, perché la nostra vita sia carità" (M. Zundel, Il Volto di Dio nel Quotidiano, p.172. Il neretto è nostro).

    In queste frasi, Zundel nega le stesse parole pronunziate da Cristo nell’istituzione dell’Eucaristia, e che il sacerdote ripete nella consacrazione alla Messa:

    "Mangiatene e bevetene tutti. Questo è il mio corpo" (Mt. XXVI, 26).

    Quel che dice Zundel nega anche queste altre parole del proprio Cristo:

    "Se non mangerete la carne del Figlio dell’uomo e non ne berette il suo sangue, non avrete vita in voi. Colui che mangerà la mia carne, e berrà il mio sangue, avrà la vita eterna, ed io lo risusciterò nell’ultimo giorno. Perché la mia carne è veramente un cibo ed il mio sangue veramente una bevanda. Colui che mangerà la mia carne e beverà il mio sangue, rimarrà in me, ed io in lui" (Giov., VI, 54-57)

    Zundel, nega anche quel ch' affermò infallibilmente il Concilio di Trento contra le eresie protestanti sull’Eucaristia:

    "Se qualcuno dice che Cristo, offertosi nell’Eucaristia, viene mangiato solo spiritualmente, e non anche sacramentale e realmente, sia anatema" (Concilio di Trento, Canone 8, sull’Eucaristia, Denziger 896).

    E Zundel dice esattamente quello che anatematizzò il Concilio di Trento.

    Si noti che Zundel dice che, all’Eucaristia, ci sono solo dei segni. Dunque, che in essa non ci sono delle realtà. Che l’ Eucaristia non è realmente il Corpo ed il Sangue di Cristo. Orbene, abbiamo già visto cheil Canone número uno del Concilio di Trento sopra

    l 'Eucaristia ha coondannato con anatema chi afermasse che nella Eucaristia ci sarebbe soltanto dei segni e non delle realtà

    Ripetiamo la parte ch 'interessa al caso, in questo canone 1 su l'Eucaristia:

    "Se qualcuno dice che Cristo è [nella Eucaristia] solo come segno e come figura o per sua eficacia, sia anatema" (Concilio di Trento, Canone 1, su l'Eucaristia. Denzinger, 883. Il grosseto è nostro).

    [Seguendo il consiglio del teologo X di Y, vogliamo agiungere una citazione di Paolo VI che vienne molto al caso:

    "Tuttavia, fratelli venerabili, non mancano, proprio nella materia che ora trattiamo, motivi di grave sollecitudine pastorale e di ansietà, dei quali la coscienza del nostro dovere apostolico non ci permette di tacere. Ben sappiamo infatti che tra quelli che parlano e scrivono di questo sacrosanto mistero ci sono alcuni che circa le messe private, il dogma della transustanziazione e il culto eucaristico, divulgano certe opinioni che turbano l’animo dei fedeli ingerendovi non poca confusione intorno alle verità di fede, come se a chiunque fosse lecito porre in oblio la dottrina già definita dalla Chiesa, oppure interpretarla in maniera che il genuino significato delle parole o la riconosciuta forza dei concetti ne restino snervati. Non è infatti lecito, tanto per portare un esempio, esaltare la messa così detta "comunitaria" in modo da togliere importanza alla messa privata; né insistere sulla ragione di segno sacramentale come se il simbolismo, che tutti certamente ammettono nella SS Eucaristia, esprimesse esaurientemente il modo della presenza di Cristo in questo sacramento; o anche discutere del mistero della transustanziazione senza far cenno della mirabile conversione di tutta la sostanza del pane nel corpo e di tutta la sostanza del vino nel sangue di Cristo, conversione di cui parla il Concilio di Trento, in modo che essi si limitino soltanto alla "transignificazione" e "transfinalizzazione" come dicono; o finalmente proporre e mettere in uso l’opinione secondo la quale nelle ostie consacrate e rimaste dopo la celebrazione del sacrificio della messa nostro Signore Gesù Cristo non sarebbe più presente. Ognuno vede come in tali opinioni o in altre simili messe in giro la fede e il culto della divina Eucaristia sono non poco incrinati".(Paolo VI, Mysterium Fidei).

    Da questa citazione, si vede che Paolo VI non solamente ha difeso bene la dottrina cattolica su l'Eucaristia, si come ha condannatto gli errori che circolavano, al suo tempo, in questo campo. Peccato, che, dopo, ha invitato uno dei peggiori propugnatori degli errori, che Lui stesso aveva condannato, a pregare, nientemeno che nel Vaticano!]

    Finalmente, si veda la stramba eresia di Zundel: quello che è transutanzionato in Cristo sono gli uomini e non il pane e il vino.

    Questa eresia la scrisse Zundel, e quantunque l'abbia scritto, Paolo VI mantenne la sua amicizia con lui:

    "Quando portiamo l'Eucaristia, Cristo non è di nessun modo trasportato. Quando manggiamo l'ostia, Cirsto non è manggiato".

    "Nella communione è significata qualche cosa que oltrepassa tutte le parole: si tratta d' una trasustanziazione di noi in Gesù Cristo, nella qualle tutti i segnali vogliono dire soltanto una cosa: la carità di Cristo ci trasforma in Lui stesso, afinchè la vita nostra sia carità". (M. Zundel, Un regard sur l' Eucharistie, ed cit, pp. 160-181. Il grosseto è mio).

    É di restare atterriti!

    Per mezzo della consacrazione, noialtri è che ci trasformiamo in Cristo! (E non si pensi che lui parla in trasformazione in un senso mistico. Zundel parla in senso ontologico). E si noti che Zundel dice che "nella communione è significata...". [E Paolo VI, nella Mysterium Fidei, condannò quelli che utilizano il termine significare per spiegare l'Eucaristia].

    Vedremo, più avanti, in maggiore profondità, questa eresia gnóstica di Zundel.



    II -- Zundel deturpatore della dottrina tomista della l'Eucaristia.

    Per giustificare le sue eresie e la sua dottrina scandalosamente gnostica, Zundel ricorre nientemeno che al proprio San Tomaso D'Aquino, la cui dottrina lui va distorcere e corrompere.

    Vedasi quello che questo sfrontato eretico osa scrivere:

    "Se non vi fosse più amore, la messa sarebbe un'abominazione. Ne segue, d'altra parte, come già precisò San Tomaso, che nell'eucaristia non c'è la presenza locale, cioè, in altre parole, che nell'eucaristia Gesù non può essere afferrato com le mani" (M.Zundel, Il Volto di Dio nel Quotidiano, ed Messagero, Padova, 1988, pp. 170).

    Zundel è repetitivo. Pero, solo ripete delle eresie.

    Com un audacia sfrontata lui cerca, allora, di giustificare la sua eresia su l'Eucaristia pretendendo fondarsi nello stesso San Tomaso, dicendo:

    "Una volta amesso il miracolo -- o piutosto, i miracoli -- che ha come termine la presenza reale (per modo di sostanza) di nostro Signore nel sacramento dell'eucaristia, non è inutile aggiungere alcuni corolari che derivano, appunto, dal modo di questa presenza, di cui san Tomaso afferma che. di per sè, essa non è una presenza locale, benchè le specie (del pane e del vino) sotto le quali essa si comunica siano in un luogo".(M. Zundel, Quale Uomo e Quale Dio, esercizi spirituali a Paolo VI e alla Curia Romana, Ed. Messagero, Padova, 1989, pp 303-304).

    Si noti, anzitutto, come il tono di Zundel, in questo brano, è più misurato e prudente. Lui parlava a Cardinali, e, a loro lui non ha osato comparare la zuppa a l'Eucaristia. Ma lui, si, ha osato voler giustificare la sua eresia citando San Tomaso, ed il problema dela localizzazione delle presenza di Cristo nella Eucaristia.

    San Tomaso, evidentemente, non aveva la dottrina eretica di Zundel su l'Eucaristia e le presenza reale di Cristo nel'ostia.

    Proprio per questo, lui ha insegnato che "è necessario confessare come di fede che Cristo intero sia in questo sacramento [dell'Eucaristia]" (San Tomaso, Somma Teologica, III. Q. 76. a . 1).

    San Tomaso insegna ancora -- e conviene saperlo -- che Cristo è presente in questo sacramento in due modi: per virtù del sacramento e per reale concomitanza.

    Per virtù del sacramento, sotto le specie, o gli accidenti del pane, è presente il Corpo di Cristo, e, sotto le specie o gli accidenti del vino, è presente il Sangue di Cristo. Poichè Cristo disse: "Questo è il mio Corpo""Questo è il mio Sangue".

    Per naturale concomitanza, nell' ostia consacrata, c'è quello che è realmente unito al Corpo di Cristo, cioè, il suo Sangue, Anima e Divinitate. E, nel Sangue, è unito, per naturale concomitanza, il suo Corpo, Anima e Divinitate. (Cfr. San Tomaso, Somma Teologica, III, Q. 76, ª 1).

    Dunque, insegna San Tomaso, che soto le specie, o accidenti del pane e del vino, è realmente Cristo intero. Cosa ch'è negata da Zundel.

    "Certisimamente si deve credere che Cristo sia tutto intero, in ognuna delle specie del sacramento, sebbene che di diverso modo. Sotto le specie del pane, è il Corpo di Cristo per virtù del sacramento, ed il Sangue, per reale concomitanza, cosi come si ha detto del'Anima e della Divinitate.

    "Sotto le specie del vino, è il Sangue di Cristo, per virtù del sacramento, ed il Corpo, per reale concomitanza, cosi come l'Anima e la Divinitate, già che adesso, attualmente, il Sangue [di Cristo] non è separato del suo Corpo, come è stato nel tempo della sua Passione e di sua Morte" (San Tomaso, SommaTeologica, III, Q. 76, a.2).

    E nel articolo 3, di questa medesima Questione 76, San Tomaso spiega che:

    "La sostanza del Corpo di Cristo è nel sacramento per virtù del proprio sacramento, e la sua quantità dimensiva è per reale concomitanza; daqui si segue che il Corpo di Cristo sia nel sacramento al modo come la sostanza è nelle dimensioni, non al modo como sta la quantità dimensiva dei corpi che si agiustanno a la quantità dimensiva del locale.

    "È evidente che tutta la natura della sostanza è in ognuna parte delle dimensioni che la contengono, come in ognuna parte del aere è tutta la sua natura, ed, in ognuna parte del pane, è tutta la natura del pane, communque sianno il pane ed il aere divisi, infatti, in parti, o che non sianno infatti divisi in parti. Da qui che sia cosa chiara che Cristo è tutto intero in oguna parte delle specie di pane, non solamente quando sia diviso in parti, ma anche quando l'ostia rimane intera" (San Tomaso, Somma Teologica, III, Q. 76 a . 3).

    Dunque, Cristo è tutto intero nell'ostia consacrata. La sua Carne è sotto la specie di pane per virtù del sacramento. Il Sangue, Anima e Divinità di Cristo sono, nell'ostia consacrata -- come ha esposto San Tomaso -- per reale concomitanza.

    Dello stesso modo, la sua quantità dimensiva -- Cristo era un Uomo di alta statura -- Lui è nell'ostia consacrata per reale concomitanza, ma, è li interamente. È quello che San Toamso spiega in questo articolo 3 della Q. 76, della III parte della Somma Teologica, e che lui spone in modo ancora più splicito nel articolo 4 di questa medesima Quetione 76:

    "Se nel sacramento sia tutta la quantità dimensiva del Corpo di Cristo".

    E la questione è cosi risposta da l 'Aquinate:

    "Cristo è presente nel sacramento, come abbiamo detto, per due motivi: per virtù del sacramento e per reale concomitanza.

    "La quantità dimensiva del Corpo [di Cristo] non è per virtù del sacramento, perchè, in questo modo, è solamente quello in che finisce la conversione, e la conversione finisce nella sostanza del Corpo, no nelle sue dimensioni.

    "È evidente che la quantità dimensiva permane dopo la consacrazione, nonostante che sia cambiatta la sostanza del pane. Ciononostante, come la sostanza del Corpo di Cristo realmente non si separa della sua quantità dimensiva e degli altri accidenti, tanto questi accidenti come quella sono nel sacramento per reale concomitanza" (San Tomaso, Somma Teologica, III, Q. 76, a . 4)

    Da questo, si segue logicamente l'articolo 5 de la medesima Questione 76:

    "Se il Corpo di Cristo è nel sacramento come in un locale", che è esattamente il punto deturpato da Zundel, per armare il suo sofisma che Cristo non sarebbe nell'ostia consacrata.

    Ecco come San Tomaso espone la risposta alla domanda messa nel articolo 5 della questione 76:

    "Il Corpo di Cristo, come già è stato detto, non è nel sacramento conforme il modo proprio della quantità dimensiva, ma anzi, secondo il modo della sostanza.

    "Qualunque corpo localizato è nel posto conforme il modo proprio alla quantità dimensiva, poichè comensurato per la sua quantità dimensiva..

    "Da questo si segue, dunque, che il Corpo di Cristo non è nel sacramento localizato, ma anzi al modo come la sostanza si contiene nelle sue dimensioni. La sostanza del Corpo di Cristo sucede, nel sacramento, alla sostanza del pane: da qui, come la sostanza del pane non era localmente nelle sue dimensioni, pero, si, era sostanzialmente, nemmeno è cosi la sostanza del Corpo di Cristo.

    "Tuttavia, la sostanza di Cristo non è sottomessa alle dimensioni del pane, e quelle del pane, si, lo erano. Per questo, il pane era localmente li, a causa delle sue dimensioni, già che si relazionava con il posto attraverso le sue dimensioni.

    "La sostanza del Corpo di Cristo si relaziona com il posto mediante dimensioni alieni -- [quelle del pane] -- non mediante le proprie.

    "Le proprie si relazionnano com il posto per via della sostanza. E questo è contrario alla raggione del essere d'un corpo localizatto. Per questo, di nessun modo il Corpo di Cristo è localmente nel sacramento" (San Tomaso, Somma Teologica, III, Q. 76. a .5).

    Lo che spiega San Toamaso è che Cristo è sostancialmente presente nell'ostia per la transustanziazione del pane nel suo Corpo. Però, la transustanziazione non fa il Corpo di Cristo prendere le dimensioni delle specie del pane. Cristo non è nell'ostia come una cosa in un riccettacolo. Il pane non è un recipiente del Corpo di Cristo, poiche, se cosi fosse, avrebbe rimasto qualche cosa della sostanza del pane, dopo le parole della consacrazione. Or bene, questo non accade. Tutta la sostanza del pane si transustanzia nel Corpo di Cristo. Nonostante, le dimensioni del pane, rimangono come specie del pane, e sono queste che localizano l'ostia.

    Zundel omete, nasconde, che San Tomaso afferma che Cristo è realmente e sostanzialmente presente nell'ostia, per mettere in rilievo che San Toamso dimostra che Cristo non è localizato li, perche sono le dimensioni del pane -- una delle specie del pane -- que lo localizano, e non le dimensioni di Cristo.

    Diccendo che Cristo non è localmente li, Zundel fa intendere che Cristo non è sostanzialmente li, nell'ostia, sopra l'altare, o nel sacrario. In questo modo, Zundel induce i suoi lettori a cadere in eresia, negando la presenza reale di Cristo nell 'ostia consacrata.

    Vedasi come Zundel nega la presenza reale di Cristo nell 'Eucaristia:

    "Noi non mettiamo il buon Dio sopra una tavola o sopra l'altare, noi non mettiamo il buon Dio in nostra bocca o in tasca nostra, ma c'è nel pane e nel vino consacrati, come in una lettera, il veicolo di una presenza reale, dello stessa forma come una lettera è un veicolo di un pensiero reale" (M. Zundel, Un Regard sur l'Eucharistie, p. 31. La traduzione -- tanto povera-- è nostra).

    Zundel ripeterà questa imagine -- lui è molto repetitivo nelle sue eresie -- che noi possiamo ridurla ad una proporzione:

    Lettera --- Ostia

    Pensiero --- Cristo.

    E questa è una proporzione eretica.

    Cristo non è presente nell' ostia cosi come l'eresia di Zundel è presente nei suoi libri, o come nelle sue lettere. Il pensiero di un missivista in una lettera non è equivalente, in nessun modo, alla presenza reale e sostanziale di Cristo nel'ostia. In una lettera inviata per un missivista, questo qui non è realmente e sostanzialmente presente. E Cristo è presente nel'ostia in modo vero reale e sostanziale

    Se Cristo fossi nel 'ostia come il pensiero di un missivista nella sua lettera, Gesù non sarebbe nel'ostia, così come lo stesso Zundel non è sostanzialmente presente nei suoi libri o lettere. Quando ho acquistato i libri di Zundel, io non l'ho portato a casa mia, grazie a Dio.

    Questo articolo che scriviamo contiene il nostro pensiero circa l'eresie di Zundel, ma lui -- e nemmeno io -- non è sostanzialmente presente in questo articolo. E Cristo è reale e sostanzialmente presente nell' ostia consacrata.

    Architetando la proprozione citata sopra, Zundel negò la presenza reale di Cristo nel 'ostia.

    Zundel fa ancora un'altro paragone ereticamente stravagante della presenza reale di Cristo quando disegna un paralelo fra lo che ocorre nella consacrazione, e quel che arriva quando ascoltiamo una radio. Dice Zundel:

    "Se disederiamo ancora un'altro paragone stremamente grossolano -- [grossolana è la sua eresia] -- nella Messa, noi, come che sintoniziamo una radio, per insieme entrare in contatto ed assimilare una Presenza che già è li, esatamente come l'onde della radio sono già li nella camera, prima che sintoniziamo la radio: noi sintoniziamo la radio per captare una presenza che è sempre offerta, che é già in noi, ma per la quale noi non siamo ancora presenti.

    "Le specie eucaristiche sono un apertura per questa Presenza.

    "Non si tratta d 'immaginare che Cristo cada del cielo sotto la forma di pane e di vino. Si tratta di vedere bene che il pane ed il vino si aprono sopra una Presenza che già è nel interno di noi stessi, che è donatta a ognuno di noi: ella si apre e ci permette di attingerla, perchè precisamente sotto le specie -- [del pane e del vino] -- sono il simbolo della fraternità, poichè siamo nella Messa in una cena che virtualmente riune l' intera umanità e che realiza un orizonte universale" (M. Zundel, Un Autre Regard sur L 'Eucharistie,p. 36. Il grossetto è nostro).

    In questo texto di Zundel l'eresia é più che chiara. [Ed è da notarsi che Zundel contraria quello che ha insegnato lo stesso Paolo VI sopra l 'Eucaristia, condannando le dottrine sopra la transignificazione e la presenza simbolica di Cristo nell' ostia, come già abbiamo visto, nella Mysterium Fidei].

    Anzi tutto, è eretico dire che Cristo è presente nell' ostia sì come le onde radiofoniche sono presenti nel' aere. É eretico dire che, così come queste onde sono presenti nel 'aere, ancora prima di sintonizare la radio, così anche Cristo era già presente nel'ostia ancora prima delle parole della consacrazione. Queste parole solamente "sintonizarebbero" i fedeli con una "Presenza", colà previamente esistente.

    E esistente in noi!!!.

    La presenza di Cristo sarebbe negli uomini, e non nel'ostia consacrata!!!

    E che "Presenza" sarebbe questa, a la quale Zudel fa refferenza con una "P" maiuscula?

    "Presenza"di che?

    Sarebbe questa "Presenza" quello che nella Cabala giudaica si chiama la "Schechinah"?

    In fatti, per la Gnosi ebraica, la Schechinah -- l'ultima sefirah (emanazione) della divinità nascosta -- sarebbe cadutta nel mondo, e sarebbe presente in ognuno di noi uomini e in tutte le cose, incluso nel pane e nel vino.

    Nella Messa, per mezzo delle parole della consacrazione, Cristo resta veramente, realmente e sostanzialmente presente nel'ostia e nel calice, e non in noi. Mai, in noi.

    Da che Cabala Zundel ha preso tutto questo? Lui l'ha preso della Gnosi di Maestro Eckhart, del sistema cabalistico di Jacob Boheme, della Gnosi romantica di Hegel, della Gnosi del Modernismo. Queste sono le radici della sua eresia.

    É eretico Zundel dire che "il pane ed il vino si approno per una Presenza che già è nel interno di noi stessi, datta a ognuno di noi".

    É eretico che lui dicca che "le specie [del pane e del vino] sono il simbolo della fraternità", (ometendo che sotto queste specie è Cristo ch'è veramente presente).

    Anzi già sarebbe eretico dire che le specie consacrate sono il simbolo della presenza di Cristo. Che dirà l' affermare che le specie consacrate "sono il simbolo della fraternità"?

    Per Zundel, "per le parole della consacrazione Cristo sarebbe in noi".

    Chi sa se è per questa raggione, che, in Brasile, nelle Messe di Paolo VI, si dice questa strana frase in risposta al "Dominum Vobiscum ": "Lui [Cristo] è in mezzo a noi".

    "Non so se riesco a spiegarmi bene. L'Eucaristia non è una specie di rito magico che fa precipitare Gesù sulla terra. Nel momento della consacrazione scaturisce dal De Profundis della Chiesa che si offre a lui, che fa saltare ogni limite, che accetta di portare con Cristo tutta l' umanità e tutto l'universo, identificandosi con lui dicendo: "Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue"

    "Cristo è veramente in mezzo a noi, mentre noi siamo alla sua tavola e communichiamo com lui, in communione gli uni con gli altri".(M. Zundel, Il Volto di Dio nel Quotidiano", p. 169).

    In altri passági, Zundel conferma questa dottrina che Cristo non divienne realmente presente nel 'ostia, dopo, e per caggione delle parole della consacrazione:

    "Notate bene: come l' incarnazione non vuol dire che Dio è sceso dal cielo per venire sulla terra dove non c'era (Dio era già nel mondo, ma il mondo non lo conosceva); come l 'incarnazione significa un'umanità diventata infinitamente presente a Dio (il quale da parte sua, era sempre presente all'umanità); altretanto l' eucaristia non vuol dire che Gesù Cristo diventa presente, mentre prima non c'era: nostro Signore è sempre presente all'umanità, non solo per la sua divinità ma con la sua umanità" (M. Zundel, Il Volto di Dio nel Quotidiano, p. 166).

    Secondo Zundel, allora, le parole della consacrazione, nella Messa, non hanno il potere di transostanziare il pane ed il vino nel Corpo e nel Sangue di Cristo. Ancora prima della consacrazione, Gesù era già presente in tutti gli uomini ed in tutte le cose.

    Quantunque fuori del ambito di questo articolo, non possiamo lasciar di protestare anche contro quest'altra eresia di Zundel relativa a l 'Incarnazione del Verbo.. Per lui, l'Incarnazione non è consistita nel fatto che il Verbo si è unito hipostaticamente alla natura umana, nel seno dela Vergine Maria. Per Zundel, l'Incarnazione significa una umanità che si tornò presente a Dio (???). E anche questo è eretico!

    "L 'Incarnazione di Cristo non significa una scesa del cielo sopra una terra della quale, fin'allora, lui era assente; molto prima del 'Incarnazione, Dio era nel mondo ma il mondo non lo conosceva. L 'Incarnazione è la venuta al mondo di una umanità, quella di Gesù, infinitamente presente a Dio, e "cognoscente" di Dio.

    "Acade la stessa cosa con l'Eucaristia: l 'Eucaristia non vuol dire che Gesù Cristo divenga presente, come se fino a quell' ora, lui non era presente. No! In realtà, nostro Signore è sempre presente a l' umanità non solamente per la sua divinità, però anche per la sua umanità. Ed è necessario dire più ancora: l'umanità di Gesù è sempre presente in ognuno di noi, ella è "la luce che illumina ogni uomo (Jo. I, 19)". (M. Zundel, Un Autre "Regard sur l'Eucharistie", p. 166).

    Crediamo che già è rimasto suficientemente chiaro che Zundel non crede nella presenza reale e sostanziale di Cristo nel 'ostia consacrata. Per questo, ci dispensiamo di dare delle altre citazioni dei suoi libri, comprobatorie di questa eresia.

    Vedremo, però, più avanti, come Zundel nega il valore della consacrazione, al negare che, per le parole della consacrazione, Cristo si torni reale e sostanzialmente presente nell'ostia.



    III -- Eucaristia = materialismo ed idolatria

    Conforme pensa Zundel, la Chiesa, nel'ansietà di combatere l'eresia protesatnte, avrebbe materializato l'Eucaristia facendo di lei un idolo.

    "I cattolici si sono arrocati alla realtà della presenza di nostro Signore nel Santissimo Sacramento ed hanno materializzato tale presenza contro i protestanti, i quali invece, contrari a simile materializzazione, l' hanno ridotta a qualcosa di simbolico".

    "Entrambe le parti hanno perso di vista la causa essenziale della presenza reale, che è di essere la presenza comunitaria. Questo significa che nostro Signore poteva essere presente all'umanità solo sotto forma di chiesa" (M. Zundel, Il Volto di Dio nel Quotidiano, p. 164).

    In realità Zundel giudica che la Chiesa ha sempe sbagliato nel intendimento del Eucaristia.

    Per lui, quello che la Chiesa ha sempre insegnato e sempre ha praticato in relazione alla Eucaristia, è stato meterialismo ed idolatria. È statto necessario che nascesse Zundel per che l 'umanità fosse capace d'arrivare alla vera comprensione del sacramrnto del' Eucaristia.

    Secondo Zundel, adorare a Cristo nel Santisimo Sacramento, mantenerlo nel sacrario, sarebbe pura idolatria, un culto faraonico e materialista verso un oggetto inefficace.

    Vediamo alcune citazioni di Zundel su questo tema:

    "Una specie di materialismo religioso, il peggiore di tutti, tragicamente può stabilirsi in torno a l'eucaristia: in essa si ha un paladio, un parafúlmine celestiale, sopra la casa, si può dormire tranquilamente. Dio è li, in sua picola scattola [il sacrario] e l'abbiamo constantemente alla nostra disposizione" (M. Zundel, Un Autre Regard sur l'Eucharistie, p. 71).

    Si noti bene a che riduce Zundel la devozione eucaristica che la Chiesa ha sempre praticato: ad un materialismo, il peggiore di tutti i materialismi, il materialismo religioso.

    Forse si desidera una confferma di questa bestémmia e di questa eresia?

    Si lega dunque questa:

    "Possiamo allora pensare che Gesù ci abbia dato l'eucaristia perchè rifabbrichiamo un culto idolatrico, perchè possiamo possederlo, averlo a portata di mano, rinchiuso in un acassetta perchè proprio nostro? Si può immaginare un tale materialsimo da parte del Signore? Si può pensare che egli abbia sottratto la sua presenza visibile agli apostoli per ridarci nell' eucaristia un focolaio d'idolatria, come se potessimo disporre di Dio com esi può fare di un oggetto? É assolutamente impossibile. É vero il contrario. " (M. Zundel, Stupore e Povertà, p. 99, ed Un Autre Regard sur l "Eucharistie, p. 75).

    Come questo sacerdote, questo infelice, ha osato scrivere tale bestémmia?

    Come lui ha riuscito a publicare questa frase assurda: l'Eucaristia è un focolaio d'idolatria?

    E come, publicando questo assurdo e questa bestémmia, lui non è stato scommunicato come si faceva in altri tempi, con croce, acqua benedetta, ed, alla fine, calpestando le candelle accese per spegnere la fiamma?

    E come questo eretico ha potuto godere, per decenni, dell'amicizia e della amirazione di Paolo VI? E come Paolo VI l'ha invitato a pregare un ritiro, in Vaticano, per il Sommo Pontefice e per i Cardinali della Curia Romana?

    [S'avrebbe Paolo VI dimenticatto di quello che lui stesso scrisse nella Mysterium Fidei?]

    Tutto questo è inesplicabile!

    Per caso, avrebbe Monsignor Montini -- poi Paolo VI -- considerato che affermare che Cristo non è nell'ostia, che dire che non mangiamo il Corpo di Cristo al fare la communione, ma che allora solo riceviamo le specie del pane, che l'Eucaristia è un focolaio di materialsimo e d 'idolatria, che tutto questo non há nessuna importanza? Che niente di questo è condanabile? Che, al contrario, tutto questo sarebbe amirabile, o per lo meno, accetabile?

    Ma, allora, quale cosa ha importanza?

    Zundel é insisitente nelle sue eresie. Lui ripetirà quello che ha detto, variando qualche tanto le parole, però mai il suo pensiero eretico. Questo trae il vantaggio che si torna difficile negare che lui abbia insegnato l'eresie che denunciamo.

    [Ancora cosi, si è trovato, in Italia, un teologo che ha detto che abbiamo ritirato i texti di Zundel del suo contexto! Voglia di giustificare l’ingiustificabile a qualunque costo!].

    "É sicuro che una sorta di materialismo religioso è il peggiore di tutti i materialismi, e che un certo materialismo può tragicamente prender piede attorno all'eucaristia: c' è la presenza reale, cui si crede fermamente, com profonda sicurezza. Ecco dunque una difesa, un parafulmine celeste sulla casa, si può dormire tranquilli: Dio è qui, chiuso nella sua cassetta, e lo si ha sempre a disposizione.

    "Confesso il mio orrore davanti a simili immagini. Mi sembrano veramente la degradazione del vangelo, ho l'impressione di essere in pieno faraonismo, in una religione senza impegno, che non suscita niente di particolare nella vita". (M. Zundel, Stuporee Povertà, pp. 95-96).

    Confesiamo il nostro orrore e la nostra indignazione per queste frasi di un sacerdote, che accusa di materialismo la fede sicura che il popolo cristiano aveva nella presenza reale di Cristo nella Eucaristia.

    Confessiamo il nostro orrore e la nostra indignazione contro questo prete che chiama faraonismo il culto eucaristico che la Chiesa ha esercitato per due mille anni.

    Confessiamo il nostro orrore e la nostra indignazione contro questo prete che dovrebbe vivere per il sacrario, che lui osa chiamare "piccola cassetta".

    Recentemente abbiamo visto una foto di un sacrario che era stato trasformatto in un acasetta di cane.

    Questo è stato il risultato della predicazione della teologia eretica di Zundel: il sacrario rilegato a un posto secundario, quando non trasformato in una caseta di cani.

    Éd impossibile non concludere: la religione predicata da Zundel é opposta alla religione Cattolica. Quello che lui chiama di materialismo e di faraonismo è il vero cattolicismo.

    Disgraziatamente, questo satanismo anti eucaristico di Zundel non èstato condannatto da Paolo VI, anzi Paolo VI ammirava l'autore di tante eresie e di tante bestemmie.

    Per confermare questo satanismo anti eucaristico di Zundel vediamo ancora un'altra citazione dei suoi libri:

    "Attorno all'ostia si è stabilito tutto un materialismo, proprio perchè si è persa di vista l'esigenza fondamentale" (M.Zundel, Stupore e Povertà, p. 104)

    [E se un certo teologo italiano -- di Y -- vuole il contesto per capire bene, e per vedere che non ho scavato disonestamente una frase del suo contesto per mutilare il pensiero eretico di Zundel gli do anche il contesto anteriore della frase sopra citata:

    "Non bisogna dunque aspettare che abbiamo voglia di fare la comunione, che siamo in stato di fervore sensibile. Non si tratta di ciò. Si tratta di sapere che dobbiamo radunare tutto l' universo attorno alla tavola del Signore, perchè la sua Presenza divenga una realtà attraverso la realtà della nostra presenza.

    "L'ostia nel tabernacolo come oggetto è inefficace --[Che le pare, signor teologo di Y? Questa frase sarebbe ortodossa?] -- altretanto inefficace della presenza del Verbo che splende attraverso le tenebre e che le tenebre non accolgono. É del tutto inutile costruire una chiesa com il pretesto che vi si collocherà il santissimo Sacramento, se nessuno vive di esso, se questa Presenza non è sentita come una presenza comunitaria, nella chiesa, della chiesa, per la chiesa, cioè nell'umanità, dall'umanità e per l'umanità. [Dunque, signor teologo di Y, per Zundel la Chiesa è l'umanità. Sarebbe anche questa idea ortodossa?]

    ["Se questa Presenza non è sentita come una presenza comunitaria che ci vuole fraternalmente uniti, siamo completamente fuori dalla prospettiva del vangelo." (M.Zundel, Stupore e Povertà, pp. 103-104. Il grossetto è di mia autoria).

    E dopo si segue la citazione che ho fatto sopra.

    Contento signor teologo X? Sodisfato? Che li pare di questo "modelare" contesto?]

    Zundel ripete la dottrina anti eucaristica del Padre Bouyer contro il culto a Gesù come Re. Il suo democratismo e egualetarismo si ribellano contro gli omaggi a Cristo Re.

    Sicuramente -- como certuni che hanno il culto del' uomo-- lui preferirebbe che gli omaggi resi a Cristo, fossero direti a ... Barraba.

    "In che misura la nostra liturgia non ha anch'essa qualche traccia di questo scambio tra la regalità terrena e la regalità divina? In che misura, anzi, la concezione della regalità divina non deriva semplicemente della regalità umana? In che misura a Bisanzio il cerimoniale della corte e la liturgia di Santa Sofia non coincidevano nello stesso modello in cui regalità divina e regalità umana a loro volta si confondevano? E in che misura la nostra liturgia non è ancora una sopravvivenza di quelle liturgie regali che non impegnano mai il profondo dell'anima? Si tratta di rendere omaggio ad un sovrano, di fare un processione attorno al suo altare, di erigerli un santuarioe, fatto ciò, tutto è compiùto e si è liberi da ogni obbligo. Tutto questo si può realizare senza nessun impegno mistico." (...)

    "Non sfiora forse l' ídolatria? Non è la religione borghese, la religione soddisfatta, la religione che si dà un aparente d'onorabilità e di buona coscienza e che, al livello più basso,si esprime con queste parole di un parroco: "Qui, quando un operaio diventa padrone, metti i guanti di pelle e comincia ad andare a messa".(M. Zundel, Stupore e Povertà, pp. 93-94).

    Zundel combatte le traccie monarchiche nella liturgia. Lui vuole sicuramente una liturgia proletaria e proletarizatta.

    Questa opposizione al culto di Cristo eucaristico come Re, e questa negazione della presenza reale di Cristo nell 'ostia sono loro che hanno causato, da fino il Vaticano II e della riforma della Liturgia di Paolo VI, lo sparimento quasi totale -- [al meno in Brasile] -- delle benedizioni del Santissimo Sacramento, praticamente il fine delle Ore Sante, e delle esposizione del Santissimo per essere adoratto dai fedeli, -- cerimonie, oggi, rarissime, -- il sabotaggio delle processioni eucaristiche, particolarmente la processione del Corpus Christi.

    Zundel va più in là della accusazione di idolatria e di regalismo faraonico nel culto eucaristico che la Chiesa ha sempre praticatto: lui nega qualunque efficaccia alla Eucaristia tale come la Chiesa sempre l'ha intesa e praticatta.

    "L'ostia nel tabernacolo, come oggeto, è ineficacce, tanto ineficacce della presenza del Verbo che brillò attraverso le tenebre e che le tenebre non hanno accolto" (M. Zundel, Un Autre Regard sur l'Eucharistie, p.103).

    Lo che è una nuova implicita negativa della presenza reale di Cristo nell'ostia.

    Zundel poteva avere qualunque religione. Cattolico lui non era.

    "La presenza dell’óstia nel tabernacolo come un oggeto non può avere nessun effetto; ella è tanto ineficacce quanto la Presenza del verbo che brilla nelle tenebre senza che le tenebre la accolgono" (M. Zundel, Un AutreRegard sur l 'eucharistie, p. 99).

    Si veda ancora questo strano texto di Zundel:

    "Gesù non si è presentatto a Caifa, a Herode, a Pilato, Lui non si è presentato al mondo fenomenologico. Si deve dire lo stesso di tutti questi discorsi su la Presenza reale, elle si rifferiscono alla presenza reale nel modo in "lui", è in questo mondo in "lui" che si arrivò di parlare di Gesù priggioniero nel tabernacolo" (M. Zundel, Un Autre Regard sur l'Eucharistie, p. 137).

    Per Zundel, allora, credere che Cristo sia nell'ostia come la Chiesa sempre ha insegnato e creduto, e sempre ha fatto credere, discutere la Presenza reale di Cristo nell'ostia è situarsi nel mondo materialista, nel mondo in 'lui' -- nel mondo nel quale c'è l'altro -- nel mondo incui distingue l'io del lui. Zundel, come tutti i romantici, specialmente come i gnostici Hegel, Baudelaire e Rimbaud, identifica l'io con l'altro, con il lui. Il male sarebbe distinguere il soggeto del oggeto.

    É in questo mondo in cui si giudica che esista il "lui", e non solo l' io personale, è che se distingue l'io personale del lui, in questo mondo si distingue falsamente Cristo nell'ostia come oggeto, del io di ognuno, come soggeto.

    Didove si segue che, considerare l'ostia consacrata -- la presenza reale di Cristo nell’ óstia -- come oggeto, è separare soggeto ed oggeto. É rompere l'unità ontologica de tutti gli esseri.

    Di dove...

    "Se vogliamo assorvere Gesù Cristo per noi soli, riducendolo alle relazioni personali -- [individuali, particolari] --che abbiamo con lui, lui diventa un idolo" (M.Zundel, Un Autre Regard sur l'Eucharistie, p. 155).

    "É fondamenetale dare alla presenza eucaristica tutta la sua grandezza, perché non limitiamo questa presenza ad una specie di idolatria".

    "Quando assistiamo alla messa, è sempre per accrescere le nostre dimensioni fino alle dimensioni del cuore di Crsito e portare nel nostro amore tutta l' umanità, altrimenti Gesù sarebbe un idolo che ci mettiamo in tasca" (M.Zundel, Il Volto di Dio nel Quotidiano, p.171-172).

    Dunque, fare la comunione con un relazionamento personale con Cristo è far di Lui un idolo.

    Per Zundel, allora, la Chiesa ha sempre patrocinato la idolatria, quando racommandò ai cattolici, al fare la comunione, di cercare di unirsi personalmente a Cristo.

    E questo uomo è stato invitato a pregare gli esercici spirituali, in Vaticano, al Papa e ai Cardinali della Curia!

    É da spaventarsi che quasi da tutte le parti si ha distrutto, o per lo meno si ha perso, tutto il rispetto per l 'Eucaristia, e che si la trati come se fossi un pane volgare?

    Zundel domanda in modo osato e senza rispetto, lui che era un sacerdote, e che, dicendo la Messa teneva Dio fra le sue mani nell'ostia consacrata (caso lui consecrasse veramente...):

    "Che cosa vuol dire avere Dio nelle mani? Avere Dio in bocca, o in un tabernacolo, o in una chiesa? Portare il bom Dio? [In viatico, per un moribondo] . Questo, tutto questo, in queste espressioni può sembrare in tal modo idolatrico! Si, e idolatrico nella misura nella quale si è scordato questa cosa capitale, che l'eucaristia è il sacramento del corpo di Gesù Cristo. Si ha scordato molto facilmentee regolarmente che nell 'eucaristia vi è un sacramento, cioè, una realità, un valore: si attinge a Gesù Cristo nella misura nella quale si attinge a se stesso" (M. Zundel, Un AutreRegard sur l'Eucharistie, p. 148. Il sottolineatto è mio).

    Ciò vuol dire che, per Zundel, solo "si attinge a Gesù Cristo nella misura nella quale si attinge a se stesso" (???).

    Ma, allora, per Zundel, noialtri è che siamo Cristo?

    Siamo noi che siamo Dio?

    [E per lui, adorare Cristo Re nell'ostia sarebbe idolatria. Ma adorasi a se stessi, sarebbe santissimo! E ci sono dei teologi, a Y e dovunque, per aprovare tali assurdi!].

    Si veda quest' altra citazione, per compreendere come Zundel capisce la consacrazione e la transostanziazione:

    "La consacrazione consiste nel metterci nella linea della cattolicità. Veniamo ai piedi della croce, invochiamo nostro Signore e diciamo al momento della consecrazione sul corpo di Cristo ciò che diceva la Vergine, quando lo riceveva tra le sue braccia: "Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue". Ci identifichiamo com questo corpo crocifisso, ci identifichiamo com l'amore immolato, allora il Cristo può raggiungerci, toccarci; si iedentifica con noi, dice anche su noi: "Questo è il mio corpo, questo è il mio sangue", e noi siamo scambiati con lui" (M.Zundel,Il Volto di Dio nel Quotidiano, p.168).

    Dunque, per Zundel, nella consacrazione, è il fedele che è transostanziato in Cristo.

    Vedremo che è proprio questo quello che pensa Zundel, poichè lui è un gnostico scandalosamente aperto.

    [E ci saranno sempre dei teologi che, al posto di sonare l'allarme contro l'eresia, troveranno sempre che l'eresia ha una... "poesia mistica"...]

    Per questo prete, il cattolicismo, tale quale è stato insegneto è esercitato per due mille anni, era magia, era materialismo, il peggiore di tutti i materialismi che possono esistere: il materialismo religioso. É stato necessario che nascesse e crescesse Zundel, per che si riuscisce attingere il vero senso dell'Eucaristia e degli altri sacramenti, per portare la Chiesa verso un cattolicismo adulto, come lo volevanno Maritain e i Modernisti. A un Cattolicismo "spirituale", e non materilista.

    "Ecco il grande dramma: il dramma di una cristianità che non è arrivata alla sua età spirituale maggiore, ed è ancora largamente compromessa nelle sue credenze magiche, e che non ha visto che il sacramento era negli antipodi, negli antipodo della magia" (M. Zundel,Un Autre Regard sur l'Eucharistie, p.42).

    Non c’è nessun dubbio, Zundel ha una fede opposta, diametralmente opposta alla fede cattolica, negli antipodi del cattolicismo.

    Il problema gravissimo è che la religione di Zundel si è difusa per il mondo -- [e pare che anche a Y] -- ed è in via di annegare il cattolicesimo.

    "Il dramma: abbiamo scoperto il vero Cristo? Siamo noi nel vero vangelo? Non abbiamo fatto delle Biblia una magia, e dei sacramenti un'altra magia dicendo: "Ecco il libro!". La Biblia, una magia, e i sacramenti un'altra magia, quando dicemmo: "Ecco là, è il Signore è là. Cristo è là -- su la tavola" (M.Zundel, Un Autre Regard sur l'Eucharistie, p. 41).

    Il dramma-- o peggio -- la tragedia è che questa religione anti cattolica, ha penetrato profondamente nelle mentalità dei cattolici, e specialmente, e disgraziatamente, nella mentalità di molti preti, oggi.

    La dottrina di Zundel -- que si è sparsa in mezzo al clero in modo sotterraneo, tenendo in mente che questo autore è stato praticamente sconosciuto intanto che era vivo (fino al 1975) -- questa dottrina eretica che giudica tutto il culto eucaristico della Chiesa per due mille anni come magia, e tutta la dottrina eucaristica come falsa e focolaio di materialismo ed idolatria, la dottrina di Zundel che considera il Santissimo Sacramento nel sacrario come un oggeto ineficace, quale conseguenze ella ritira su la Messa che stata sempre detta per la Chiesa?

    Cosa ne pensava Zundel della Messa di San Pio V? Sarebbe ella pure magia per Zundel?

    Que cosa pensava questo amico di Paolo VI -- il Papa che ha instaurato la Nova Messa nel 1969 -- del valore della Messa antica? Come hà giudicato lui la Messa elaboratta dal [massone] Monsignore Bugnini aiutato da sei pastori protestanti, nel 1969, ed imposta da Paolo VI?

    Poichè se Zundel giudica che Cristo non è nell'ostia; che solo mangiamo le specie del pane e non il Corpo di Cristo; se credere che Cristo è realmente presente nel sacrario è idolatria, è mettere un idolo là dentro; se la transostanziazione non fa la sostanza del pane essere la sostanza del Corpo di Cristo; che cosa sarebbe la Messa per Zundel?

    Zundel ha insegnato l'opposto di quello che la Chiesa ha sempre insegnato:

    "Se vogliamo assorvere Gesù Cristo per noi soli,-- come sempre è stato fatto nella Chiesa -- riducendolo alle relazioni personali -- [individuali, particolari] --che abbiamo com lui, lui diventa un idolo" (M.Zundel, Un Autre Regard sur l'Eucharistie, p. 155).

    Fare la comunione oggetivando un relazionamento personale com Gesù Cristo, sarebbe, dunque, creare un idolo. Per due mille anni s'avrebbe praticatto idolatria com l'eucaristia. É stato necessario venire Zundel per salvare la Chiesa del faraonismo idolatrico del culto eucaristico che la Chiesa ha sostentato per venti secoli.

    Per questa raggione, consequente nelle sue eresie, Zundel condenna la Messa privata:

    "Perché la messa non consiste in un rito magico che opera su un oggetto. Si tratta

    di una equazione di luce e di amore tra la comunità e il suo Capo, tra la comunità e il suo Signore. Non esiste dunque liturgia o comunione privata" (M.Zundel, Stupore e Povertà, p. 103. Il grossetto è nostro).

    [Aspetiamo un poco. Fermiamoci un momento in questo punto.

    Il teologo di Y, che firma X, ci ha criticato e ha difeso Zundel. Lui ha osservatto che sarebbe necessario citare la Mysterium Fidei di Paolo VI, per provare la buona dottrina di Papa Montini e di Zundel.

    Orbene, Zundel condenna la Messa privata.

    Cosa ha insegnato Paulo VI su questo problema, nella Mysterium Fidei? Paolo VI ha condannato quelli che condannano la Messa privata:

    "Non è infatti lecito, tanto per portare un esempio, esaltare la messa così detta "comunitaria" in modo da togliere importanza alla messa privata", (Paolo VI, Mysterium Fidei).

    Esatamente quello che fa Zundel

    Domandiamo, allora, al teologo X di Y:

    Come mai lui può far pensare che Zundel e Paolo VI hanno la stessa dottrina?

    Se Paolo VI ha condannato quello che insegna Zundel, come mai lui, X, lo difende in nome di Paolo VI?

    Forse il teologo di Y non ha letto le opere di Zundel? O forse si è scordato di quello che insegnò Paolo VI su la Messa privata, che Zundel condenna, o mette in posizione inferiore alla Messa detta comunitaria?

    L'unica cosa che il teologo di Y non si è scordato è di difendere Zundel, senza argomenti e senza nessuna base. Con affermazioni gratuite.

    Resta un problema. E grave:

    Come mai Paolo VI insegnò una buona dottrina su l'Eucaristia, nella Mysterium Fidei, condannando incluso degli errori difesi da Zundel, e poi l'ha invitato a predicare in Vaticano?

    Mysterium fidei?

    O semplicemente mistero... per i fedeli...

    Torniamo a Zundel].

    Fare la comunione non sarebbe entrare in comunione con Cristo, ma in comunione con l'umanità:

    "Questo è assolutamente fondamentale, perchè l'eucaristia non è mai una cosa privata. La messa è sempre universale. Comunicarsi è aprirsi infinitamente all'amore di Cristo aprendosi senza limiti all' umanità. Di modo che ogni comunione è una luce per tutti gli uomini. La comunione hà questa vastità universale: essa raggiunge il mondo intero, altrimenti sarebbe pura magia, che riduce Gesù a un idolo" (M. Zundel, Il Volto di Dio nel Quotidiano, pp. 169-170. Il grosseto è nostro).

    Zundel, come sempre, sprime il suo pensiero di modo molto ambiguo. Il primo senso della sua frase sembra condannare la Messa privata.

    Or ben, il Concilio di Trento ha condannato questa eresia protestante che Zundel insinua di modo cazioso

    "Se qualcuno dice che le Messe in cui solo i sacerdote fa la comunione sacramentale sono ilicite e devono essere abolite, sia anatema" (Concilio di Trento, Canoni sopra il Santo Sacrificio della Messa. Canone 8 .Denzinger, 955).

    Una volta ancora constatiamo come la dottrina di Zundel è heterodossa.

    Per Zundel, tutto quello che si faceva in relazione al santissimo Sacramento era "pieno faraonismo" (M.Zundel, Stuppore e Povertà, p, 96).

    "Le parole della consacrazione sgorgano dunque dal profondo del corpo mistico. Ogni liturgia suppone tutta l' umanità radunata attorno alla tavola del Signore. Bisogna che nel mondo ci sia almeno un'anima che porti questo peso d'amore, che sia la cauzione di questo invito. Se nel mondo non ci fosse più nemmeno un'anima che porta questo peso d'amore, una sola anima in stato di grazia, in stato di comunione universale, ogni messa diventerebbe improvisamente sacrilega e impossibile" (M.Zundel, Stupore e Povertà, pp. 102-103. Il grossetto ed il sottolineato sono nostri),

    In questo texto di Zundel, lui difende una dottrina totalemente eretica. Secondo Zundel, le parole sacramentali della consacrazione dell'ostia non attuerebbero "ex opere operato", cioè, la sua efficacia dipenderebbe di che, almeno una persona nel mondo fossi in stato di grazia. Questo è un posizionamento donatista radicalissimo

    In queste frasi di Zundel, in primo luogo, c'è una rinovazione dell'eresia donatista, la quale affermava que i sacramenti, per esseri validi, esigevano la santità del sacerdote. Zundel è ancora più radicale que l'eretico Donato, combattuto da Santo Agostino. Costui, Donato, esigeva che solo il sacerdote fossi in stato di grazia, perche il sacramento fosse valido. Zundel esige che per lo meno una persona fedele sia in grazia.

    Anche gli eretici Fraticcelli sonno stati condannati per affermare che i sacramenti solo sarebbero validi se ministrati da sacedoti in stato di garzia (Cfr. Denzinger, 53 e 486).

    La consacrazione è efficace, incluso si il prete che la pronuncia è in peccato mortale. Anche se la consacrazione sia detta davanti a peccatori. Ella non dipende del stato di grazia del sacerdote o del popolo.

    Or bene, la tesi che il sacramento è inefficace se è ministrato per qualsiansi che sia in peccato mortale, è stata condannata nel Concilio di Trento:

    "Se qualcuno dice che il ministro che sia in peccato mortale, per il fatto di osservare tutto quello che è essenziale rifferente alla realizzazione o collazione del sacramento, non realizza o ministra il sacramento, sia anatema" (Concilio di Trento, Canoni sopra i Sacramenti in generale, 12. Denzinger, 855).

    Allora è dottrina contraria alla fede quella che afferma che il sacramento è inefficace si ministrato per via di un sacerdote in pecato mortale. Non è necessario che il prete sia in stato di grazia perché la Messa sia valida ed efficace. Contro lo che dice Zundel

    Senza essere uniti a l'umanità si celebrerebbe e si assiterebbe alla Messa in modo sacrilego e inefficace, aferma Zundel

    Lui espressa in questa frase sottolineatta e sopra citata da noi, che tutte le Messe dette senza che almmeno una persona sia in stato di grazia, sarebbero "sacrileghe e impossibili"

    Dunque, come pecaminose ed inefficaci, in altre parole, come alle Messe invalide e sacrileghe.

    "Per capire meglio ciò immaginate che nella chiesa, se fosse possibile, non ci sia più una sola persona che ami, che non vi sia che rifiuto, bestemmia, odio. Immaginate che la messa venga celebrata in una umanità in cui più nessuno, compreso il sacerdote celebrante ami Cristo. Tale messa sarebbe una bestemmia, perché si cercherebbe di prendere Cristo materialmente, lo si redurrebbe ad una specie di idolo obbediente ad una parola magica; mentre l'eucaristia è l'afferrare Cristro con il suo Cuore. è aprirsi al suo amore. La messa è legitima solo se in qualche parte c'`e un cuore amante che lo invoca.

    (...) "Se non vi fosse più amore, la messa sarebbe un'abominazione" (M.Zundel, Il Volto di Dio nel Quotidiano, p.170 . Il grossetto ed il sottolineatto è di nostra responsabilità).

    Dunque, per Zundel, la dottrina in cui sempre la Chiesa ha fondamentato la Messa, e che la Chiesa ha sempre insegnato e esigito che fossi accetata sotto le pene le più severe, per due milla anni, avrebbe fatto che tutte le Messe che sono state dette, in tanti secoli, sarebbero sacrileghe ed inefficaci.

    Secondo alla dottrina (e la scuola) di Zundel, se non ci avesse unione con l'umanità, almmeno per parte di un'uomo apena che s'identificasse com l'umnaità, la consacrazione sarrebbe inutile, poichè non si farrebbe la transostanziazione.

    "Se non siamo in questo stato di comunione, vicendevolmente noi e gli altri, se allora non prendiamo il carico di tutta l'umanità e di tutto l'universo, nel momento della consacrazione niente arriverebbe. La propria condizione del contato fra questa umanità di Cristo e noi stessi è questa comunione universale" (M.Zundel, Un Autre Regard sur l'Eucharistie, p. 172).

    Si spiega perchè, allora, come, oggi, si manifesti tal odio per la Messa di sempre, praticamente vietandola, e perseguitando come lebbrosi -- come ha scritto il Cardinale Ratzinger-- quelli che la diffendono e l'assistono.

    Si spiega perché si ha fatto una Messa Nuova essencialmente comunitaria.

    E ricordiamoci che, per Zundel, Communità vuol dire Umanità.

    Comunità =Umanità.

    Peggio ancora è il fatto che Zundel considera che lo stato di grazia consiste in essere unito a tutta l'umanità.

    Poichè ha scritto Zundel:

    "Se nel mondo non ci fosse più nemmeno un'anima (...) una sola anima in stato di grazia, in stato di comunione universale, ogni messa diventerebbe improvisamente sacrilega e impossibile"

    Che strano concetto ha Zundel dello stato di grazia!

    Essere in stato di grazia significa avere la grazia santificante nell'anima, cioè, participare della vita divina per mezzo della grazia, per il fatto di essere batezzati, e di non avere comesso peccato mortale. Lo stato di grazia non ha nulla da vedere com l 'essere in comunione com l'umanità, ma si d'essere in comunione com Dio.

    La strana tesi di Zundel sopra lo stato di grazia fa suporre che l'umanità è che sarebbe Dio. Orbene, vedremo più avanti, in un altro lavoro che faremo sopra la dottrina di Zundel, che per lui...

    "Bisogna dunque ammetere, con i più umili fedeli, che Gesù ha realmente inscritto al centro della storia questa prodigiosa equazione:

    l'uomo = Dio"

    (M.Zundel, Quale Uomo e Quale Dio, Esercizi spirituali predicati a Paolo VI e alla Curia Romana, 1972, ed. Messagero, Padova, p. 158).

    E sembra che Paolo VI già aveva questa stessa dottrina, poiché, nella conclusione del Concilio Vaticano II, nel 7 dicembre del 1965, lui ha proclamato:

    "Noialtri, più che qualsiasi, Noi abbiamo il culto dell'Uomo"

    (Paolo VI, Discorso di Chiusura del Concilio Vaticano II -- 7 Dicembre del 1965).

    Si può domandare fino a che punto il massone Monsignore Bugnini -- che ha elaborato la Nuova Messa di Paolo VI, con l'aiuto di sei pastori protestanti -- in che misura questo Monsignore Bugnini è stato contaminato per la dottrina gnostica e modernista di Zundel?

    In altri termini, in che misura la dottrina di Zundel è nella radice della Nuova Messa, e in che misura la spiega?

    È per questa strana dottrina che relaziona la transostanziazione con l'umanità, che Zundel scrive questo texto che già abbiamo citato, pero che conviene ripetere:

    "È del tutto inutile costruire una chiesa com il pretesto che vi si colocherà il santissimo Sacramento, se nessuno vive di esso se questa Presenza non è sentita [?] come una presenza comunitaria, nella chiesa, dalla chiesa, per la chiesa, cioè nell'umanità, dall'umanità e per l'umanità. Se questa Presenza non è sentita [?] come una presenza comunitaria che ci vuole fraternalmente uniti, siamo completamente fuori dalla prospettiva del vangelo"

    "Attorno all'ostia si è stabilito tutto un materialismo, proprio perchè si è persa di vista l'esigenza fondamentale" (M. Zundel, Stupore e Povertà, pp 103-104. Il sotto lineato e il grossetto son nostri).

    Ripetiamo che si noti, anzi tutto, la confermazione di quello che abbiamo detto, che, per Zundel, comunità = umanità.

    In secondo luogo, che la "Presenza" -- la misteriosa "Presenza" che molto s'assomiglia com la gnostica sefirah Malkult, la Schechinah della Cabala -- anche lei è chiamata di comunità, l'Ecclesia di Israele (Cfr. Gerschom G. Scholem, A Mística Judaica, Perspectiva, São Paulo 1972; Les Origines de la Kabbale, Aubier- Montaigne, Paris, 1962; Kabbalah, Ketter, Jerusalém, 1974 y otras obras dese mismo autor), caggionata per la consacrazione nella messa si fa, dice Zundel, " nell'umanità, dall'umanità e per l'umanità", e che se non si fa cosi, allora, si è completamente fuori dalla prospettiva del vangelo".

    "È impossibile celebrare la messa senza viverla, anzi tutto, come un incontro com tutta l'umanità, é necessario viverla come una riunione di tutta la storia, come un ritorno alle origini, come una recapitulazione di tutta la creazione: nessuno è assente, neanche i morti, neanche vivi, ne gli antichi, ne i moderni, ne la posterità, ne i contemporanei, tutti sono là, attorno alla tavola del Signore. Ed è perché tutti sono li che la messa diventa un atto universale, un atto infinitamente umano, un atto di comunione con l'umanità" (M. Zundel, Un Autre Regard sur l'Eucharistie, p, 103. Il sottolineato ed il grossetto sono nostri).

    Allora la messa "è un atto infinitamente umano"?

    E la presenza di Cristo nell'Eucaristia come è? Sta nel 'uomo. Sta nel'umanità, risponderà Zundel.

    Considerando tutto quello che si è fatto della messa, oggi -- un atto puramente naturalista, perchè voltato interamente al l'uomo e al popolo -- si deve domandare, se questa dottrina di Zundel non è stata la caggione di tanto naturalismo e del profondo antropocentrismo che impregnano le messe atuali.

    Sarebbe possibile immaginare un sistema più chiaramente gnostico della transostanziazione e della Messa?

    Queste ultime citazioni di Zundel ci inviano verso un altro problema: cosa intende Zundel che arrivi con le parole della consacrazione alla Messa?



    IV --La transostanziazione della Umanità in Cristo

    Abbiamo visto che Zundel nega quello in che la Chiesa ha sempre creduto e sempre insegnato: che Cristo è veramente, realmente e sostanzialmente presente nell'ostia consacrata.

    Per Zundel, questo sarebbe materialismo e idolatria.

    Per lui, al pronunciarsi le parole della consacrazione, non è il pane ed il vino che si transostanziano nel Corpo e nel Sangue di Cristo. Per le parole della consacrazione sarebbe tutta la communità -- tutta l'umanità -- tutti gli uomini, da Adamo fino al'ultimo uomo a esistere, fino alla fine del mondo, tutti, senza alcuna eccezione, senza eccetuarsi neanche uno solo, tutti sarebbero transostanziati in Cristo, diventando il suo corpo mistico, cio è la Chiesa.

    Ancora più, secondo Zundel, non solamente l'umanità è transostanziata in Cristo, ma anche tutto l'universo. Il Cosmos diventerebbe il Corpo di Cristo

    Vediamo qualche texto nei quali Zundel esprime questo pan cristismo gnostico, nella linea di Teilhard de Chardin.

    " Donandoci l' Eucaristia, Cristo ha voluto riunirci in un solo corpo, tanto che, finalmente il senso della Messa è la trasformazione di tutta l úmanità e di tutto l' universo nel suo corpo e nel suo sangue" (M. Zundel, Un AutreRegard sur l'Eucharistie, p. 95).

    "Per rincontrare Cristo, c' è bisogno di penetrare nelle profondità del' Amore.

    "Ciò vuol dire che le stesse parole della consacrazione eucaristica devono ripercutere sopra tutta l'umanità e sopra tutto l'universo: il suo fine ultimo è questa trasformazione di tutta lúmanità e di tutto l'universonel corpo e nel sangue del Signore. Noi non possiamo dirle con sincerità se non vivendole fino al suo fondo, e questo non si può fare senza afferrarsi al Io di Cristo, che le pronunzia attraverso di noi" (M.Zundel, Un Autre Regard sur l'Eucharistie, p. 97. Il grossetto e il sottolineato sono nostri).

    Non c'è dubbio di che questa dottrina è eretica, asseverando una idea assolutamente strana al cattolicesimo.

    Questa "Messa"secondo Zundel, essa, si, che è materialismo religioso, il peggiore materialismo che possa esistere. Questa pretesa trasformazione del universo e dell'umanità nel corpo e nel sangue di Cristo, questo si, che è magia ed idolatria.

    Qualunque prete che celebrasse la Messa avendo questa dottrina, e pretendesse transostanziare l 'universo e l 'umanità in Cristo, farebbe un sacrilegio incredibile ed un ato di grossolana magia .Questa " messa" sarebbe assolutamente invalida ed inefficace.

    Per Zundel, la Messa, tale come sempre è stata detta, avrebbe stato non solamente magia e materialismo, ma anche, solo un teatro.

    "Inoltre, bisogna viverla [la liturgia] solo come sacramento e rimanere intensamente uniti a tutta quella umanità e a tutto quell 'universo di cui abbaimo il carico. Altrimenti è solo teatro e, per quanto bello, non è ciò che voleva Gesù" (M.Zundel, Stupore e Povertà, pp 112-113).

    È evidente che una tale dottrina non può conciliarsi con la dottrina cattolica. E Zundel ha una chiara coscienza che la sua religione è su gli antipodi del cattolicesimo di sempre. Per questo motivo, lui stesso dice:

    "Abbiamo bisogno di ritrovare una concezione totalmente differente ed opposta dei sacramenti: il sacramento è una azione [une prise] comunitaria su la presenza di Cristo per mezzo della comunità, e per la comunità. Nell' eucaristia non si trata di una apropriazione [une prise] fisica di Cristo.

    "Nella consacrazione, se stiamo nel asse di nostra fede, noi ci solidariziamo com Cristo immolato formando una catena d'amore che involve tutto il mondo.

    "La Chiesa pronunzia la consacrazione sopra Cristo, e Cristo pronunzia la consacrazione sopre la Chiesa, cioè, sul suo corpo mistico. La cena diventa allora un sacramento. Una nuova relazione è stata introdota nella cena eucaristica fra Cristo e la Comunità, c'`e una doppia catena fra Cristo e la Comunità.

    "Cristo non è chiuso nel pane e nel vino, ma il pane ed il vino s' apronno per la presenza di Cristo, loro sono in stato di apertura per questa presenza. Dunque è il camino comunitario quello che permette una atuazione [prise] d'amore sopra questa presenza sempre donata. Dobbiamo vivere questa ordenazione comunitaria e farsi coscienza delle esigenze di questo pensiero comunitario." (M.Zundel, Un AutreRegard sur l'Eucharistie, p. 45. Il grossetto ed il sottolineato sono di nostra responsabilità).

    Quindi, per Zundel, è l'umanità, è il mondo intero che si transostanziano in Cristo, formando la comunità che, per Zundel equivale alla umanità, e questa è che sarebbe il corpo mistico di Cristo, cioè, la Chiesa.

    In Cristo, per le parole della consacrazione, tutta l 'umanità formerebbe una sola persona, un solo essere.

    "Cristo ha volutto che tutti noi formassimo un solo corpo, una sola vita, una sola persona, un solo essere nella sua presenza. È questo che Cristo ha desiderato, lui, che è il secondo Adamo ed il grande unificatore, lui che è l'uomo, e non solo un uomo, lui che contiene tutta la storia, lui che è l'unità del genero umano, lui è in tutte le generazioni, è il contemporaneo di ognuna: lui ha voluto che noi formassimo un solo corpo, una sola vita, una sola persona, un solo essere" (M.Zundel, Un Autre Regard sur l'Eucharistie, pp. 103-104. Il grossetto ed il sottolneato sono nostri).

    Rimane interamente chiaro che Zundel ha un concetto monista e gnostico della Eucaristia.

    Sarebbe necessario citare, a lungo, capitoli e capitoli dei libri di Zundel, nei quali questo pensiero è ripetutto "ad nauseam", com piccole variazioni acindentali.

    [Ed il nostro teologo di Y pretende che abbiamo scavato fuori del contexto le frasi che comprovano l'eresie di Zundel. O lui scherza, o non ha leto un libro di Zundel].

    Si veda quest'altro brano [Che già abbiamo citato, ma adesso lo diamo con il famoso contexto, per non arrabiare nessun teologo, conquanrto si finisca a annoiare i lettori...]:

    "Non si tratta d 'immaginare che Cristo cada del cielo sotto la forma di pane e di vino. Si tratta di vedere bene che il pane ed il vino si aprono sopra una Presenza che già è nel interno di noi stessi, che è donatta a ognuno di noi: ella si apre e ci permette di attingerla, perchè precisamente sotto le specie -- [del pane e del vino] -- sono il simbolo della fraternità, poichè siamo nella Messa in una cena che virtualmente riune l' intera umanità e che realiza un orizonte universale.

    " Noi non abbaimao una attuazione [une prise] fisica sopra Cristo per mezzo dell'eucaristia, noi abbiamo un' apropriazione spirituale, ed il segno di che questa apropriazione [prise] spirituale si è veramente realizata è che siamo insieme e realiziamo insieme la comunità umana della quale nessuno è escluso.

    E questo è di tal modo vero -- ascoltate bene ciò -- è di tal modo vero che, se non esistesse più, al mondo, un solo essere aperto, almeno, in stato di desiderio, tutta la consacrazione sarebbe impossibile perché, allora ci mancherebbe la condizione essenziale: essere un appelo della comunità, per la comunità, e nella comunità.

    Se la consacrazione potessi essere valida senza questa garanzia d'amore, senza questa cauzione d'un aintimità umana offertandosi al’ intimità di Dio, allora Dio veramente sarebbe preso nel agguato delle formule, ed i sacramenti sarriano dei riti magici" (M.Zundel, Un Autre Regard sur l'Eucharistie, pp. 36-37. Il grossetto ed il sottolineato sono nostri).

    Ecco li, in questo lungo, scandaloso brano la dottrina di Zundel. Dio è realmente e sostanzialmente presente in ogni uomo, in tutta l'umanità, in tutte le cose, in tutto l'universo.

    Per mezzo delle parole della consacrazione non sarebbero il pane ed il vino che si transostanziano nel Corpo e nel Sangue di Cristo. È la comunità, cioè, l'umanità, ci dice Zundel, che si trasostanziano in Cristo.

    La Messa non sarebbe allora la rinovazione del sacrificio del Calvario -- come esempre l'ha definita la Chiesa -- ma, si, una cerimonia nella quale, per le parole della consacrazione, la presenza di Cristo nel uomo -- in ogni uomo -- nell'umanità, si realizerebbe di modo sacramentale, facendo di tutta l’umanità un solo corpo, il Corpo mistico di Cristo, cioè, la Chiesa.

    "L 'essenziale, nell'eucaristia è quest'apertura dell'umanità a Gesù Cristo nel mistero della chiesa, dove nessuno è escluso, affinché il nostro cuore non limiti il Cristo, non ne faccia un idolo" (M. Zundel, Il Volto di Dio nel Quotidiano,p. 169).

    Sarebbe per questo che, nella messa Nuova si dice, qui in Brasile [per rispondere al "Dominus vobiscum"]: "Lui è i mezzo a noi".

    Sarebbe perché Cristo è presente in ogni uomo, che, oggi, non si considera il sacerdote hierarchicamente superiore al popolo, possedendo un potere sacrificale particolare e proprio, superiore a quello dei laici.. Per questo, ancora,, nella Nuova Messa, il sacedote è cosiderato soltanto un Presidente dell'assamblea, eguale in dignità a qualunqu'altra persona.

    Conseguentemente, allora, se tutti hanno lo stesso potere sacrificale, una donna potrebbe essere sacerdote, come si esige, oggi, cosa che, graze a Dio, il Papa Giovanni Paolo II vienne condennando continuamente.

    L’opposizione fra la concezione cattolica della Messa e la concezione zudeliana della eucaristia resta palese in qust'altra citazione:

    "La messa può significare tutte sorte di cose differenti secondo la gente si posizioni davanti del vero Dio, un Dio interiore e spropriato di se stesso, o davanti a un Dio imperatore celeste che tira i cordeli della Storia e delega i suoi poteri a una gerarchia che sarebbe giustificata precisamente per l' eserzicio di questi poteri" (M.Zundel, Un Autre Regard sur l'Eucharistie, p. 100. Il sottolineato ed il grosseto sono di nostra autoria).

    Per Zundel, dunque, ci sono due religioni in lotta: quella che adora un Dio trascendente, Signore di tutte le cose, e che ha instituito una Chiesa gerarchica -- evidentemente la Chiesa Cattolica -- ed un'altra religione, quella di Zundel, che crede in un Dio immanente, interiore al 'uomo.

    La religione del Dio trascendente -- la Cattolica -- crede che Cristo è realmente presente nell'ostia consacrata, mantenuta nei sacrari della terra -- "una cassetta" per mettere un idolo, dice Zundel. L'altra religione, la religione che ha il culto dell 'uomo -- la religione zundeliana che si ha diffuso, oggi, in mezzo ai cattolici -- adora il dio immanente che si identifica com l'uomo, la religione che accetta l'equazione veramente redentrice del 'uomo e del dio incarcerato nella materia’. Questa religione, dice Zundel, crede che Crsito è nell'uomo.

    "No. Gesù non andrebbe a ci montare un agguato materilizando la sua presenza, collocandosi alla portata di nostre mani per fare di lei un idolo!

    L'Eucaristia è allora un'altra cosa: elle significa molto precisamente che noi soltanto possiamo arrivare a Gesù nella comunità, per via della comunità, e per la comunità. Noi non possiamo raggiungerLo, e non c è un' altra via per andare fino a Lui, senon assumendo con lui tutta l 'umanità, senon entrando nella sua povertà e nella sua universalità, che è la stessa cosa". (M.Zundel, Un AutreRegard sur l'Eucharistie, pp. 101-102).

    Di passaggio, conviene notare che se tutta l’umnaità fa parte del Corpo mistico di Cristo, -- tutta l'umanità sarebbe la Chiesa -- allora resterebbe spiegata la nuova deffinizione di Chiesa dotatta per il Concilio Vaticano II:

    "La Chiesa è il sacramento o il segnale e instrmento del'intima unione com Dio e dell'unità di tutto il genere umano"

    (Concilio Vaticano II -- Costituzione Dogmatica Lumen Gentium, nº 1).

    Tutti gli uomini, infatti, farebbero parte della Chiesa, sino li stessi pagani, gli atei ed infedeli. È questa nuova deffinizione di Chiesa che spiega l 'ecumenismo.

    Questo pensiero eretico che identifica la Chiesa con tutta l'umanità, attraverso l' Eucaristia, independentemente del Batesimo e della ortodossia, è ripetutta per Zundel in altri libri suoi.

    "Gli uomini sono tutti insieme un solo pane e un solo corpo in Cristo Gesù" (M. Zundel, Un Autre Regard sur l 'Eucharistie, p. 185).

    "Questo fato --[l'Eucaristia] -- questo fato è la Chiesa, e noi abbiamo li la propria conclusione della relizzazione efetiva della Presenza reale di Gesù nel Santissimo sacramento: c'`e bisogno, al prinicipio, che il corpo mistico di Cristo, c' è bisogno che al principio, tutta la chiesa nella qualle tutta l'umanità e tutta la creazione siano comprese, c' è bisogno che il corpo mistico si costitua. Perché soltanto lui sta nella possessione sul suo Capo, soltanto lui [il corpo mistico] è in possessione del suo Capo che è Gesù Cristo" (M. Zundel, Un Autre Regard sur l'Eucharistie, p. 184)

    Vedremo questo problema più a fondo in un altro lavoro su Zundel.

    Rirorniamo alla analise della citazione di Zundel, messa poco prima in caratteri grossi:

    In essa, lui afferma che:

    " se non esistesse più, al mondo, un solo essere aperto, almeno, in stato di desiderio, tutta la consacrazione sarebbe impossibile perché, allora ci mancherebbe la condizione essenziale: essere un appelo della comunità, per la comunità, e nella comunità".

    Se non ci fossi nella Messa almeno una persona desiderando unirsi a tutta l'umanità, la consacrazione non sarebbe riuscita, e la Mesa sarebbe invalida ed ineficace.

    "La consacrazione, infatti, sarebbe invalida ed impossibile senza questa riunione universale, perché, giustamente ella solamente si può realizzare nella comunità, per mezzo della comunità, e per la comunità" (M.Zundel, Un Autre Regard sur l'Eucharistie, p. 105. Sottolineato e grossetto nostri).

    In questo modo, Zundel considera che tutte le Messe che sono dette d'accordo com la dottrina tradizionale della transostanziazione -- [e ne sono due milla anni che sono state dette cosi] -- sono state e sono invalide e ineficaci.

    Sono state della magia che c' è bisogno di proibere.

    Da qui, il odio contro la Messa di sempre, contro la Messa di San Pio V, e la insitenza ossessiva che si fa, oggi, afin di che tutto sia fato "comunitariamnete". La parola "comunità" si rese ossessiva. Si è tornata obligatoria. È diventata quasi un tabu o un talismano. Guai a chi non l'usa, o a chi si rifiuta a dileguarisi nella "comunità".

    Ci perdoni il nostro paziente lettore che ripettiamo tante citazioni, che confermano le stesse idee di Zundel. Se abbaimo citato tanti testi ripetitivi di Zundel è perché il suo pensiero è di tal modo assurdo ed incredibilmente eretico, che dando una sola frase di lui, si potrebbe forse mettere in dubbio, se, realmente, lui a voluto dire quel delirio.

    [E quantunque abbiamo citato tante frasi di Zundel, in diversi dei suoi libri, e cosi lunghe citazioni -- e noiose -- si è trovato un teologo, di Y, che mi accusa di aver tolto le frasi del suo contexto. Che cosa vorrebbe il teologo? Ch 'io copiassi i libri di Zundel integralmente?

    Voglia di scusare l 'inescusabile. Voglia di difendere una dottrina a tutto costo].

    Si domanderebbe: "Ma sará proprio cosi? Potrebbe darsi che ci è stato un errore d'impressione, o una mancanza di chiarezza di espressione? Non ci è stato, forse, qualche equivoco?

    E tali dubii possono nascere anche de lo spavento, che si ha, al constatare come questa dottrina assurda spiega delle idee molto difuse, oggi, negli ambienti cattolici, e, praticamente in ogni parrochia.

    E lo spavento è ancora più grande al accorgersi come le dottrine di Zundel transpariscono sotto le parole e le formule strane che si usano nelle Messe, oggigiorno, come elle si mostrano soggiacenti nella Nuova Messa di Paolo VI, cosi come in molte dottrine che hanno convolso la Chiesa dopo il Vaticano II.

    Per questo abbiamo ripetuto le citazioni. Per questo domandiamo ai nostri pazienti lettori che legano ancora un'altra citazione di Zundel riferente alla transostanziazione della comunità = umanità nel corpo di Cristo.

    "Si segue di li che l'Eucaristia è essenzialmenteuna presenza comunitária, una presenza alla comunità, per mezzo della comunità e per la comunità.

    "Non è che Cristo nonsia presente: Lui è sempre interamnete presente in ognuno di noi, in ognuno di noi. Perché, se noi, noi non possiamo essere presenti e interiori agli altri, nel interno degli altri, perchè noi siamo limitati, è perchè le nostre frontiere ci impediscono questa presenza negli altri, è perchè il nostro egoismo ci rinchiude in nostra solitudine, Cristo, lui non ha frontiere, ne limiti, e, in consequenza, lui è nel interiore di ognuno di noi: lui è nel interno degli altri -- [lui è in mezzo a noi].

    "Cristo, dunque, è li presente in tutti, degni o indegni, lui è presente a tutti, siamo noi che non siamo presenti a Cristo, e nella Eucaristia si trata precisamente che noi ci torniamo presenti a lui, che abiamo atuazione [prise, in farncese] su di lui, non una possessione materiale, no! Si trata di captare con nostra intimità questa intimità di Dio che si offre a noi. E precisamente il gesto comunitario, se lo facciamo lealmente va produrre i suoi frutti" (M.Zundel, Un Autre Regard sur l'Eucharistie, p. 34. Il sotto lineato ed il grossetto son nostri).

    Se Cristo è presente in ogni uomo -- degno o indegno -- se nel sacrario Lui non è presente, per il contrario, se Lui è presente nella comunità, spiegasi allora perchè il prete deve voltarsi verso il popolo, e non verso il sacrario, durante la Messa.. La dottrina di Zundel spiega la necessità di che il prete dicca la Messa verso il popolo e non verso il sacrario.

    È evidente, in questo texto sopracitato, che Zundel ha una concezione gnostica della eucaristia: Cristo sarebbe presente in tutti gli uomini, degni o indegni,, in peccato mortale o no. Allora, la dottrina cattolica della grazia è distruta. I peccatori hanno, anche loro, Dio realmente presente in loro. Tutto l’ordine sopra naturale cade a terra. L'uomo, per la sua stessa natura, è divino.

    E se Cristo è già presente in tutti gli uomini, in ogni uomo, anche se siano indegni -- questa presenza, dunque, sarebbe independente delle stato morale della persona -- si dovrebbe domandare si questa presenza sia dunque, ontologica. Perchè se è cosi, se questa presenza è per raggione ontologica, tutti gli uomini, per il semplice fatto d 'essere degli uomini, anche che non siano cattolici, anche che non siano nemmeno battezzati, avrebbero Cristo presente in loro.

    Ed è logico che Zundel pensa esatamente così, già che afferma che, per la consacrazione, Cristo è presente in tutta l 'umanità, senza eccettuare nessuno. Per questa raggione è che lui mette in rilievo che Cristo non ha limiti, non ha frontiere, nemmeno frontiere dogmatiche, neanche frontiere morali. Già che il dogma è un limite. Lo statto di garzia, tale come lo definisce la Chiesa, è un altro limite.

    La dottrina di Zundel è un pancristismo simile a quello di Teilhard de Chardin, e questo pancristismo spiega l’attuale ecumenismo.

    Se tutta l’umanità è il Corpo Mistico di Cristo, come il Corpo Mistico di Cristo è la Chiesa, si deve concludere che la Chiesa è la totalità della umanità, senza escludere nessuno.

    Basterebbe essere un uomo, basterebbe essere concepito, per essere un membro della Chiesa.

    Ogni uomo, qualsiasi la religione che lui professi, sia lui protestante, mussulmano, feticcista, budista, spiritista, pagano o ateo, uomo di buona o di cativa volontà, solo perchè è un uomo, avrebbe Cristo presente in lui, e sarebbe un membro della Chiesa. Tutti farebbero parte del Corpo Mistico di Cristo. Tutti sono membri della Chiesa.

    Domanda Zundel:

    "Che cosa facciamo noi nella Liturgia? Noi non pronunciamo, li, delle parole magiche per mettere Dio num calice. Che cosa facciamo noi nella Eucaristia? Noi facciamo con che tutta l’umanità appelli a Cristo, e si solidarizi con Cristo, diccendo su di Lui: "Questo è il mio corpo. Questo è il mio sangue". Tutta l’umanità venendo a porsi al piè della croce.

    E Cristo, in queste stesse parole, investe sua comunità e si donna a l'umanità, diccendo sopra lei""Questo è il mio corpo. Questo è il mio sangue". E, al finale della enunciazione di queste parole, la Presenza reale della fraternità si dona realemente ai suoi. Lui si dona alla comunità, per via della comunità, e per la comunità".(M.Zundel, Un AutreRegard sur l’Éucharistie, p. 35)

    "E dè proprio questo distacco che ha voluto provocare nell 'eucaristia stabilendo tra lui e noi tutta l’umanità, tutto l'universo. Per venire a me, ci dice Gesù, per incontrarmi realmente, per non trovare una caricatura o un idolo, per non ripetere l’illusione mortale degli apostoli bisognerá che voi assumiate tutta l’umanità e tutto l'universo --almeno nell’ intenzione, cioè, con tutte le energie di cui disponete in questo momento. Quando avrete formato insieme il mio corpo mistico, quando sarete tutti riuniti attorno alla mia tavola, allora sarà il momento di chiamarmi, e io non esiterò a rispondere". (M.Zundel, Stupore e Povertà, pp. 99-100).

    Come si vede, Zundel non esita in inventare parole e a colocarle nella bocca dello stesso Gesù, elaborando cosi, un nuovo vangelo apocrifo, l'Evangelo secondo Zundel.

    "Si segue di questo, che l'Eucaristia è essenzialmente una presenza comunitaria, una presenza alla communità, per mezzo della comunità, e per la comunità" (M.Zundel, Un Autre Regard sur l 'eucharistie, p. 34).

    È chiaro che non ci mancherano quelli che pretendono giustificare Zundel presentando l'argomento che Cristo ha detto: "Dove due o più sarano riuniti in mio nome, Io sarò tra essi" (Mt. XVIII, 20).

    Però, la promessa presenza di Cristo tra quelli che si riuniscono in suo nome è essenzialmente diversa della presenza reale e sostanziale di Cristo nella Eucaristia. Nel popolo riunito in suo nome, la presenza di Cristo é una grazia, non è una presenza veramente sostanziale del suo Corpo, Sangue, Anima e Divinità, come occorre nell'ostia. Equiparare queste due forme differenti di presenza è sofismare, e volere ingannare, utilizando la parola "presenza" in modo anfibologico, con due sensi diversi.

    Per Zundel, Cristo non è reale e sostanzialemente presente nell'ostia, ma è presente nella comunità, cioè, per lui, nell'umanità.

    Se questo fossi così, non sarebbe logico e naturale che il sacerdote celebrassi la Messa verso il popolo, verso la comunità, nella quale Cristo è realmente presente, e non verso il sacrario, dove, secondo Zundel, ci sta un oggetto ineficacce mantenuto in una cassetta, o un idolo simile ad un faraone.?

    Il centro di tutto alla Messa sarebbe il Popolo-Cristo, e mai l'ostia consacrata.

    Non sarebbe questa dottrina sacrilega e eretica di Zundel che ha inspirato la Nova Messa di Monsignore Bugnini?

    Allora, quanta raggione ha avuto il Cardinale Ratzinger al dire che è satto uno sbaglio cambiare la regola che l'altare, il sacerdote ed il popolo, mantenessero voltati ad Oriente, e non verso il popolo. Che, dunque, è stato un errore comandare che il prete dicesse la Messa verso il popolo.

    Questo spieguerebbe, anche perchè i Cardinali Ottaviani e Bacci, nel suo exame dela Nova Messa di Paolo VI gli hanno scritto che la Nova Messa era "un impressionante

    allontanamento della teologia cattolica della Santa Messa" (Cardinali Ottaviani e Bacci, Breve exame critico del Novus Ordo Missae).

    Per Zundel, dunque, la presenza di Cristo può essere solo comunitaria, solo può darsi nella umanità.

    "Questo significa che nostro Signore poteva essere presente all'umanità solo sotto la forma di chiesa: e questo vuol dire che nostro Signore è il secondo Adamo, come diceva san Paolo. Nostro Signore, nel quale tutta la storia ricomincia, si ricapitola, nostro Signore che è il centro dell 'universo, nostro Signore che unisce in se stesso tutta la creazione, perché l'universo tutto non sia che una sola persona nella sua persona, non poteva dare altro appuntamento all' umanità che questa chiesa, la quale risponde dunque alle esigenze di una comunità" (M. Zundel, IL Volto di Dio nel Quotidiano, p. 164)

    Ma Zundel va più avanti:

    La consacrazione realizerebbe non solo la transosotanzaizione dell'umanità nel corpo di Crsito, ma farebbe ancora di più: transostanzierebbe il cosmos in Dio, in Cristo. La consacrazione divinizerebbe la materia.

    "L'Eucaristia non è solamente la realizazione dell' umanità, ella è anche la realizazione del universo. Perchè l' universo deve, anche lui, entrare nella vita divina: l' universo, anche lui deve essere transfigurato per lo sguardo di Gesù. La vocazzione dell 'universo è di essere l 'ostensorio di Dio" (M. Zundel, Un Autre Regard sur l'Eucharistie, p. 75).

    Zundel insinua, dice senza dire. Fratanto, l'universo è detto solamente l 'ostensorio di Dio...

    Zundel fa capire quel che vuole dire ma lasciando sempre una via di fuga. Però finisce per dire cos`è, in che cosa consiste questa "vocazzione dell 'universo":

    "E dopo, anche -- e ci sarebbero tante cose a dire! -- c'è la transostanziazione che si realizza in questa liturgia: questo cambio essenziale della strutura del pane e del vino nel corpo e nel sangue del Signore. C' è li una specie di miniatura sintetizata incommensurabile nella quale il più alto raggiunge il più basso, in che la materia è affocata in qualche modo per l’amore di Dio, in che la materia è transfigurata, transformata, transostanziata, per non conservare solamente le sue apparenze che veicolano la Presenza reale di nostro Signore.

    "E sembra bene che questo ci mostri una vocazione dell'universo: l'universo non è chiuso in un determinismo ed in una fatalittà materiali. No! Lui è aperto, l'universo è aperto, l' universo ha una vocazione, l'universo è toccato dallo spirito, lui è chiamato a spiritualizarsi, a liberarsi, e questo vuol dire che Dio vuole comunicarsi all 'universo, fino al più piccolo atomo della materia, per, tanto quanto lui sia capace di ricevere questa comunicazione: c’ è li, una miniatura-- [un raccourci, in francese]-- straordinaria".(M. Zundel, Un Autre Regard sur l'Eucharistie, pp. 192-193).

    Dunque, per Zundel, la materia deve "liberarsi". E per libertazione, lui capisce la divinizazione dell'universo materiale.

    Questo è confermato per degli altri tezti di questo autore.

    "Quando Gesù transforma o transostazia il pane ed il vino, quando lui introduce la libertà nel cuore della materia, come lui l'ha fato in tutti i miracoli, esatamente lui rivela che la vocazione dell' universo è di essere divinizzato: l' universo ha solo un movimento continuo che va dell' atomo all' uomo, e dell' uomo a Dio. Il proprio senso dell' universo è il di riffletere il volto di Dio, è quello di participare del suo amore, è quello di entrare nella giubilazione della Trinità divina.

    "Ed ecco li che precisamente attraverso delle specie consacrate la materia è liberata, l' universo fisico si personaliza e l 'unità della creazione, per un momento, per lo meno, si realizza" (M. Zundel, Un Autre Regard sur l'Eucharistie, pp. 175-176. Il grossetto ed il sottolineatto è di nostra lavra).

    In queste frasi, Zundel esprime una dottrina assai affine con il pancristismo del gnostico e modernista Teillhard de Chardin.

    È questo pancristismo che fa capire quest'altra citazione del eretico che focalizziamo in questo articolo.

    "La comunione è qualcosa di universale, e la manducazione è il segno che rappresenta un'altra manducazione, una identificazione misteriosa che si compie nel più profondo di noi, se siamo accordati con l'esistenza universale di Cristo.

    "La vostra comunione è sempre la comunione di tutta la Chiesa, di tutta l' umanità, di tutto l' universo.; e per questo potete accostarvi alla comunione se non avete nessun movimento sensibile, perché la vostra comunione è la comunione della Chiesa intera." (M.Zundel,Il Volto di Dio nel Quotidiano, p. 171).

    In un altro passaggio, Zundel scrisse:

    "Dio ci immortalizza, lui è la respirazione di nostra vita, soltanto lui può fare di noi una presenza universale che includa tutta l' umanità e tutto l' universo per fare di lui un' ostia per la gloria del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo" (M. Zundel, Un Autre Regard sur l'Eucharistie, p. 186).

    Avevamo detto che Zundel aveva deffinito l' universo transostanziato come un "ostensorio di Dio". Già, adesso, lui lo deffine come una "Ostia".

    Si veda la conffermazione di questo pancrsitismo zundeliano, che non abbiamo inventato, nel tittolo di un capitolo del suo libro Un Autre Regard sur l'Eucharistie:

    "La Promozione della materia in Eucharistia".

    " L'Eucaristia è già la transfigurazione di tutto il cosmos e di tutto l' universo in uno riassunto prodigioso. In questa transfigurazione, quello che c’ è di più materiale nell 'universo è sposato da Dio e trasformato da Lui fino a diventare il veicolo della Presenza reale.

    "La materia è promossa a diventare segno, ed il sacramento che ci comunica la presenza del Signore, è una miniatura di tutta la storia del universo, è la realizzazione della sua vocazione ultima, che è questa transfigurazione nella luce di Dio: giàmai la materia, quello che noi chiamamo materia, si trova così profondamente glorificata!

    "È come l' immagine del corpo glorificato, del corpo che non più significa, finalmente, nella sua unità, senon la Presenza infinita che la penetra e che è la sua vita" (M. Zundel, Un Autre Regard sur l'Eucharistie, p. 190).

    Non c'è più dubbio allora che, per Zundel, lo stesso cosmos è destinato a essere transostanziato in Dio. La materia sarebbe transostanziata, divinizzata in Cristo.

    Per Zundel, in tutte le cose esisterebbe quello che lui chiama "la Presenza".

    Già abiamo visto che, d' accordo con la Kabbalah, l'emmanazione sefirotica che sarebbe caduta nell' universo e che sarebbe apriggionata in lui, si chiama Schechinah, parola che significa precisamente "Presenza della Divinità", immanente nelle cose, e che si avrebbe bisogno di liberare, afinché lei ritorni al Ein Sof, la Divinità. Per la Kabbalah e per la Gnosi -- e la Kabbalah è la gnosi del giudaismo -- la funzione dell' uomo è di essere il redentore di se stesso, e, salvandosi, l'uomo salverebbe a Dio.

    Or bene, si veda come Zundel afferma questa stessa dottrina tipicamente gnostica:

    "Per riuscire a capire questo -- per quanto è possibile riuscirci -- si deve riconoscere che la comunicazione dell' intimità divina è il senso stesso della creazione, il cui sorgere inaugura un regime nuziale, che si esprime più profondamente nel linguaggio umano, nella frase: "Tu sei io" dell' antico rituale indù. È grazie a questa identificazione infatti che veniva formulato in questa secolare usanza il consenso che costituiva il matrimonio. È questo "tu sei io", riportato alla' origine del mondo, che illumina e fonda l 'equazione redentrice: per Dio, l 'uomo= Dio". (M. Zundel, Quale Uomo, Quale Dio!, p.158).

    L'uomo è Dio. Questo è il primo articolo del Credo di Zundel (Cfr. nel finale di questo lavoro, il Credo di Zundel).

    Curiosamente, Zundel aveva accusato la dottrina della Chiesa su l 'Eucaristia di essere il peggiore tipo di materialismo che possa esistere: "il materialismo religioso". Or bene, lui è che viene adesso dichiarare che per le parole della consacrazione, nella Messa, la materia è liberata, e si realizza allora la vocazione dell' universo materiale: entrare nella vita divina.

    Zundel è un eretico che cerca impingere ai cattolici il peggiore materialsimo che possa esistere: il materialismo religioso, molto simile a quello che si trova nella Kabbalah e nel Romanticismo.



    V -- Chiesa, Ecumenismo ed Apocatastasis

    Come già abiamo visto, la dottrina di Zundel identifica l 'umanità com il Corpo Mistico di Cristo. Nel momento della consacrazione, alla Messa, tutto l' universo, tutta l' umanità, tutti gli uomini, senza eccetuare uno solo, sono transostanziati nel Corpo di Cristo. In questo modo, l' universo e l’umanità, senza eccezione di nessun uomo, sono divinizzati e sono identificati con Dio, diventando un solo essere, una sola persona con Cristo. In questo si realizzerebbe la vera redenzione della umanità.

    In consequenza, ogni uomo, ancora che non sia cattolico, e che neanche sia almeno battezzato, farebbe parte della Chiesa..

    Cosi sendo, il dogma cattolico "Fuori della Chiesa non c'è salvezza", sarebbe un assurdo, perché niente, e nessuno, può esere fuori della Chiesa.

    Zundel va ancora più oltre.

    Come lui afferma che in ogni uomo ci sia una misteriosa "Presenza" -- qualche cosa della propria Divinità, sostanzialmente imanente in tutte le cose, ed in tutti gli uomini -- tutti finirebbero per salvarsi. Nessuno potrebbe essere condannato, perché, caso contrario,

    Dio sarebbe condannando a Se stesso, perché l'uomo è Dio. L'uomo = Dio.

    Questa dotttrina della salvazione universale -- l'apocatastasis -- è stata condannata come eretica dalla Chiesa, ma Zundel la diffende senza timore nei suoi libri.

    "Cristo ha voluto che tutti formassero un solo corpo, una sola vita, una sola persona, un solo essere nella sua presenza. È questo che Cristo ha voluto, lui che è il Secondo Adamo ed il grande restauratore, lui che è l' Uomo, e non solamente un uomo, lui che contiene tutta la storia, lui che è l 'unità del genero umano, lui che è tutte le generazioni ed il contemporaneo di ognuna: lui ha voluto che noi formassimo un solo corpo, una sola vita, una sola persona, un solo essere nella sua presenza.

    "Se c' è un vuoto, se c' è una esclusione, se qualcuno è assente nel nostro cuore, se qualcuno è ripudiato o condannato, noi non possiamo essere una presenza reale, perché li è la questione: la questione non è che Gesù sia, o non sia, là, lui è sempre là, perché lui è interiore in ognuno di noi, lui è sempre là, in una espettativa infinita, lui è sempre là, qualsiasi siano le nostre rinegazioni, è a noi che compie essere là". (M.Zundel, Un Autre Regard sur l'Eucharistie, pp. 103-104).

    In questo testo, Zundel lascia chiara la sua dottrina cristicamente monista, che ha per consequenze necessarie l’identificazione della Chiesa con l'umanità, e di questa con la Divinità, senza escludere nessuno. Dunque, nessuno può essere condannato.

    Tutte queste considerazione permettono capire meglio, ora, per lo meno qualche d'uni degli articoli del Credo di Zundel, nel quale lui sostituisce Dio per l 'Uomo:

    "Credo nel Uomo creatore dell' uomo.

    Credo nella trinità: padre, madre e figlio.

    Credo nella virginità della paternità e della maternità autentiche

    Credo nella virginità dell' amore.

    Credo nella comunione di luce nella qualle le persone si gerano e si riconoscano vicivendolmente.

    Credo nel valore infinito del corpo umano e nella sua eternità.

    Credo che Dio è la vita ed il segretto del corpo come lui si rivela in lui.

    Credo che Dio si fa corpo tanto come lui si fa uomo.

    Credo che il corpo solo diventa lui stesso sviluppando la funzione mistica che lo personifica e che scapa a tutto possedimento.

    Credo che l' amore è un sacramento che abiamo bisogo di ricevere in ginochio".(M. Zundel, apud Sac. Marc Donzé, La Pensée Théologiche de Maurice Zundel, Ed du Tricorne, Genebra, ed. Cerf, Paris, 1980-1981, p.290).

    Questo strano "Credo", che non ha nulla di cattolico, è statto trovato da Marc Donzé, fra gli scritti di Zundel che tratavano dell' amore e della sessualità, e lui lo publicò nel suo libro sopra citato.

    Diversi articoli di questo "Credo" sono inintilegibili senza una spiegazione più profonda della teologia di Zundel.

    Inoltre, come è naturale, è questa teologia che spiega la dottina eretica e gnostica che Zundel ha della Eucaristia.

    Questa dottrina teologica di Maurice Zundel noi abiamo l'intuito di studiarla in altro lavoro che faremo in breve.

    In qualunque modo vogliamo, ancora una volta, registrare il nostro stupore che un uomo con tale dottrina eretica, possa aver goduto della amicizia di Monsignore Montini, e dopo della amicizia del Papa Paolo VI. Questo nostro stupore cresce ancora più, arrivando presso lo scandalo, al sapere che Maurice Zundel è stato invitato da Paolo VI per predicare gli "esercizii spirituali" al Papa, ai Cardinali ed alla Curia Romana, in Vaticano, nel 1972.

    Con questo rimane identificato "il fumo di Satana" che Papa paolo VI ha denunciato di infiltrarsi nel tempio di Dio.

    San Paolo, 25 di giugno del 2002 (rivista nel 04/07/2002)

    Orlando Fedeli.
    "

 

 
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