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Discussione: Semper infideles

  1. #161
    scemo del villaggio
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    Predefinito

    Ci credevo anch'io, ai preti, quando uno di loro, che nell'adolescenza era stato il mio direttore spirituale, mi disse papale papale, quando avevo già più di quarant'anni ed ero ancora scapolo, che, se me ne capitava l'occasione, potevo tranquillamente fornicare. Pensare che davanti a questo "prete" avevo recitato più volte l'atto di dolore che dice "propongo di fuggire le occasioni prossime di peccato".

  2. #162
    scemo del villaggio
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    Predefinito Festival di S. Cecilia

    A Salerno Festival di S. Cecilia con esibizione di cori provenienti da tutta la Campania. Fritto misto di gregoriano e gospel, nessuna spiritualità (nessuno crede in quel che canta). Coro del liceo classico "Tasso" di Salerno: ragazzine con abiti attillati, una con le spalle nude (i cori si esibiscono dal presbiterio), un'altra in jeans: pezzi forti "Gerico", con mosse sensuali delle coriste, e "Happy Days".
    Gran finale (con.un altro coro) con... Perosi, Haendel, Pergolesi? Nossignori, con "We shall over come", cantato da ragazzine vestite da negrone e con una voce narrante che, in un crescendo di esaltazione, parafrasa a modo suo così: "Tutti uniti, senza divisioni: ebrei e gentili, protestanti e cattolici, tutti mano nella mano, verso un mondo di pace..." Il pubblico, apatico e distratto per gran parte della serata, esplode in un'ovazione: ecco, questa è la sintesi della spiritualità odierna, qui tutti si sentono "a casa loro".
    Duomo di Salerno, un tempo chiesa cattolica, 22 novembre 2003, ore 19-21.

  3. #163
    scemo del villaggio
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    Predefinito da "Gente veneta"

    > dal n. 42 - 22 novembre 2003

    Primo Piano - Dario Calimani, presidente della comunità ebraica veneziana: "Contro il terrorismo serve anche una battaglia culturale"
    Dialogo per vincere lo scontro di civiltà
    Poco più di 400 iscritti, con un nucleo più attivo fatto di un centinaio di persone: in due numeri è questa, oggi, la comunità ebraica di Venezia.
    Una comunità attiva e partecipe, soprattutto nella tutela e promozione della propria identità e della propria ricchezza culturale.
    Dario Calimani, docente a Ca' Foscari e consigliere dell'Unione delle Comunità ebraiche italiane, è presidente della comunità veneziana.

    Calo demografico, crescita dell'età media, matrimoni misti, desacralizzazione: quanto incidono questi fattori di crisi nella vita della comunità ebraica veneziana?
    Purtroppo anche la nostra comunità, come tutta Venezia, è colpita dal calo demografico. I nostri giovani se ne vanno in città che offrano una più vasta gamma di sbocchi professionali. Per quanto poi riguarda i matrimoni al di fuori dell'ebraismo, questi sono probabilmente in leggero aumento, anche se non sono rari i casi di avvicinamento all'ebraismo da parte del coniuge non ebreo. E ciò anche se, come è noto, l'ebraismo non favorisce il proselitismo.

    Quali sono, di converso, i segni di vitalità della comunità?
    La comunità di Venezia è una delle più vitali d'Italia, considerate le sue dimensioni; soprattutto sul piano culturale: quest'anno abbiamo organizzato due delle ormai storiche giornate di studio; il museo ebraico diffonde cultura attraverso mostre d'arte e le visite guidate, che un giorno la settimana sono gratuite per le scolaresche; la biblioteca-archivio organizza regolarmente presentazioni di libri; volontari svolgono interventi educativi presso le scuole che da tutta la regione ne fanno richiesta. Per non parlare delle attività culturali ed educative svolte a favore degli stessi iscritti alla comunità.

    Gli edifici della comunità sono tesori d'architettura e d'arte. Ma credo non sia un peso lieve il conservarli...
    Siamo continuamente coinvolti nei restauri delle cinque antiche sinagoghe, dei due cimiteri al Lido, dello stesso edificio del museo e della casa di riposo. Siamo, per necessità, un cantiere sempre aperto, con l'enorme impegno derivante dalla conservazione di un patrimonio artistico che un tempo apparteneva non a 400 bensì a 5-6.000 persone. Un patrimonio che appartiene moralmente a tutto il mondo, e non soltanto a noi.

    La presenza - recente - di ebrei immigrati dall'America e sostanzialmente molto legati alla tradizione, come si armonizza con la comunità ebraica veneziana?
    La presenza della comunità Lubavitch (in genere giovani ebrei americani) non incide gran che sulla nostra vita di tutti i giorni. Conduciamo esistenze tranquillamente separate. Ci unisce la stessa fede - a parte qualche rara ma fondamentale differenza - ma abbiamo storie diverse e usi diversi. Noi siamo imbevuti di venezianità, loro no, e qualche volta dimenticano di rispettare la tranquillità altrui. E questo, purtroppo, talvolta incrina il loro rapporto con gli abitanti del Ghetto.

    Il museo: da tempo se ne progetta l'ampliamento. Qual è la situazione oggi?
    Il museo svolge un'attività fondamentale come centro di diffusione della cultura ebraica e della storia degli ebrei a Venezia, in particolare. È uno dei musei ebraici più visitati d'Europa. Ne stiamo studiando proprio in questi giorni l'ampliamento, che speriamo di poter realizzare presto, con l'apertura di un'area didattica.

    Si parla di dismissione della casa di riposo, in campo del Ghetto novo, per trasformarla in centro culturale. E' vero?
    Nessun ebreo veneziano ha mai pensato di chiudere la casa di riposo per l'attività che le è propria. Ospitare i nostri anziani è per noi un dovere morale imprescindibile, che non ammette considerazioni di carattere gestionale o economico. Anzi, ora la stiamo finalmente restaurando per renderla più confortevole e, magari, per consentire che possa accogliere altri ospiti, anche di passaggio. Se poi riusciremo nell'impresa di renderla fruibile anche ai fini di un centro culturale, per ospitare studiosi e conferenzieri, sarebbe finalmente la realizzazione di un sogno a lungo coltivato. E Venezia riacquisterebbe nuovamente, dopo tanto tempo, anche il proprio antico ruolo di centro e motore di cultura ebraica.

    Dopo l'attentato alle sinagoghe di Istanbul ci sono timori per Venezia? E come ci si organizza per ovviarvi?
    L'attentato di Istanbul, non meno di quello di Nassyria, ha espresso una volta di più la realtà dell'estremismo. Che l'Italia sia sotto mira ce lo dicono gli altri, e non credo che Venezia o il Ghetto siano più esposti di altri luoghi. Del resto, da tempo le forze dell'ordine, la Guardia di Finanza in particolare, fanno un ottimo servizio in zona, e noi gliene siamo infinitamente grati. Dal canto nostro, si sta all'erta. Altro non si può dire e non si può fare, se non sperare davvero che la gente rinsavisca al più presto e si riappropri dello spirito di umanità e di civiltà.

    Il rabbino Richetti parlava di terrorismo figlio «della radicalizzazione delle posizioni meno colte e meno profonde nella conoscenza di se stessi e dell'altro». Condivide l'analisi?
    Ritengo che nel terrorismo ci siano sempre due livelli: il livello di chi lo progetta e il livello di chi lo realizza. L'uno è strumento dell'altro. Il problema contingente è il kamikaze che si fa saltare in aria in mezzo a donne e bambini. Ma la vera radice del problema è là dove il terrorismo viene studiato a tavolino, secondo una strategia spietata e molto ben meditata. Il problema è nella mente aberrante che lo concepisce come arma di soluzione di problemi politici, anche di grande portata. Ma certo terrorismo porta sicuramente con sé anche valenze di "scontro di civiltà", ed è su questo punto, allora, che sarebbe opportuna una più attenta riflessione.

    Che cosa ci si aspetta dalla visita del Patriarca?
    Ciò che noi ci possiamo aspettare dalla visita del Patriarca, e ne abbiamo già parlato con lui pochi mesi fa durante la nostra visita, è l'apertura di un dialogo che diventi presto prassi. Proprio in relazione al problema dello "scontro di civiltà", riteniamo che questo scontro sia già chiaramente in atto: a volte è semplicemente uno scontro di comportamenti più o meno civili, che rischia però di degenerare pericolosamente, creando intolleranza e odio.

    E di fronte a comportamenti estremi?
    La gente diventa facilmente altrettanto "estrema", e assume atteggiamenti intolleranti. L'estremismo è sì, spesso, figlio dell'ignoranza, ma è anche spesso figlio dell'intolleranza subita. Credo sia compito di una società civile e di una cultura civile capirlo e correre ai ripari senza indugi. Si tratta di fare opera di diffusione della conoscenza, che è sempre conoscenza dell'altro. È troppo facile, per quanto difficile sia, accontentarsi di conoscere bene se stessi, di capire solo se stessi e le proprie esigenze. Bisogna uscire dal proprio guscio e andare incontro ai bisogni dell'altro, accettarlo pienamente, non limitarsi a tollerarlo. Bisogna accettare il diverso con convinzione e senza pregiudizi, rendendo possibile la convivenza fra cittadini del mondo, senza pretendere che il diverso, per essere accettato, diventi necessariamente uguale a noi. Credo ci sia un compito che ci aspetta tutti, allora: dovremo abituarci a cercare il nostro volto allo specchio senza stupirci di vedervi riflesso il volto dell'altro. (G.M.)

    Su Gente Veneta n. 42 tre pagine di inchiesta sulla realtà del Ghetto veneziano

    20 novembre 2003 - Aggiungi il tuo commento

    Eccolo:

    Che bel minuetto, davvero edificante. Ogniqualvolta si parla di ebrei si dimentica però un piccolo particolare, cioè in che cosa differiscono dai cristiani. La cosa turberebbe le anime belle.
    Strano che non si spieghi nemmeno chi sono i Lubavitcher: ricordo che sono quelli che affermano che il mondo è stato creato per gli ebreio e che tutti gli altri uomini devono essere al loro servizio. Aggiungono che i Dieci Comandamenti valgono solo per loro, mentre per tutti gli altri valgono le "sette leggi noachidi", di cui nella Bibbia non c'è traccia. Per credere leggere il libro di Maurizio Blondet "Chi comanda in America".

  4. #164
    scemo del villaggio
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    Predefinito "Preghiera" giudeocristiana

    La "preghiera in comune" tra ebrei e cattolici è atto sacrilego, espressamente vietato dal codice di diritto canonico (can. 1258, § 1) come ogni forma di "communicatio in sacris" con gli acattolici.
    Che l'iniziativa di tale aberrante "preghiera" sia stata presa anche dal direttore del sedicente quotidiano "cattolico" la dice lunga sull'abisso dell'ignoranza e della viltà cui sono giunti gli esponenti del neomodernismo vaticanosecondista.
    Che dal Vaticano (primo a dare l'esempio) non siano giunte le obbligatorie scomuniche per vescovi, preti e suore che hanno partecipato a tale "preghiera" dimostra anche ai ciechi come colui che occupa il trono di Pietro non sia e non possa essere, se non materialmente, il vero Papa.
    I cristiani, seguaci di Colui che fu ucciso sulla croce, possono avere un solo atteggiamento nei confronti dei seguaci di coloro che Lo uccisero: la preghiera per la loro conversione quale si recitava (ma in alcuni luoghi ancora si recita) nelle orazioni del Venerdì Santo.

    Franco Damiani
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  5. #165
    scemo del villaggio
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    Predefinito

    Ho mandato questa lettera anche alla "Padania": che dite, la pubblicheranno?

  6. #166
    scemo del villaggio
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    Predefinito Santuario ecumenico a Fatima

    DOPO ASSISI, FATIMA




    UN SANTUARIO ECUMENICO
    A FATIMA?



    Invitiamo tutti gli amici ad indirizzare una lettera di protesta contro la pur minima possibilità che si possa giungere alla profanazione del santuario di Fatima in qualsivoglia forma
    Vescovo di Leiria-Fatima : Dom Serafim de Sousa Ferreira e Silva
    Vescovo emerito di Leiria-Fatima : Dom Alberto Cosme do Amaral

    Casa Episcopal - R. Joaquim Ribeiro Carvalho, 2 -2410-116 Leiria - Portugal
    Tel. 244 832 714 - Fax. 244 812 922 - Telemovel 966 027 201
    E-mail: diocese.leiria@mail.telepac.pt
    Sua Eminenza Reverendissima Cardinale Joseph Ratzinger
    Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede
    Piazza del S. Uffizio, 11 - 00120 Città del Vaticano
    Tel. (06) 69.88.33.57 - 69.88.34.13 - 69.88.47.47 - Fax 69.88.34.09
    Posta elettronica: cdf@cfaith.va

    Sua Eminenza Reverendissima Cardinale Darìo Castrillòn Hoyos
    Prefetto della Congregazione per il Clero

    Piazza Pio XII, 3 - 00120 Città del Vaticano
    Tel. (06) 69.88.41.51 - Fax 69.88.48.45 -
    Posta elettronica: clero@cclergy.va

    Sua Eminenza Reverendissima Cardinale Giovanni Battista Re
    Prefetto della Congregaziome per i Vescovi

    Piazza Pio XII, 10 - 00120 Città del Vaticano
    Telephone: 06.69.88.42.17 - Fax: 06.69.88.53.03
    Sala Stampa della Santa Sede
    Via della Conciliazione, 54 - 00193 Roma - Tel. (06) 69.89.21 - Fax 69.88.51.78.
    DIFFONDERE QUESTO APPELLO IL PIÙ POSSIBILE




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    Pubblichiamo la seguente notizia servendoci dell'articolo sull'argomento apparso sul Portugal's National Weekend Newspaper (1.11.2003)



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    Nei giorni dal 10 al 12 ottobre si è tenuto a Fatima un congresso interreligioso per trattare dell’importanza dei santuari.
    I delegati presenti al congresso interreligioso annuale, che si è tenuto sotto l’égida comune del Vaticano e delle Nazioni Unite, hanno appreso che il santuario diverrà un centro in cui tutte le religioni del mondo si riuniranno per rendere omaggio ai loro dei.

    Il congresso si è svolto nel centro pastorale PaoloVI ed è stato presieduto dal Cardinale Patriarca di Lisbona José de Cruz Policarpo.

    Il rettore del santuario, Mons. Luciano Guerra ha dichiarato al congresso che Fatima "cambierà in meglio". Rivolgendosi ai rappresentanti indù, musulmani, giudei, ortodossi, buddisti e pagani d’Africa, egli ha affermato:

    Manifesto di presentazione del congresso

    "Il futuro di Fatima, o l’adorazione di Dio e di Sua Madre in questo santo santuario, deve passare per la creazione di un santuario in cui le diverse religioni possano incontrarsi cordialmente. Il dialogo interreligioso in Portogallo e nella Chiesa cattolica è ancora allo stato embrionale, ma il santuario di Fatima non è indifferente al problema ed è già aperto all’idea di diventare un ambito universale di vocazione".
    Il rappresentante indú, Ansshok Ansraj, ha ricordato che milioni di indú in Asia ricevono già delle "vibrazioni positive" dalle loro visite ai santuari mariani, senza per questo mettere a rischio la loro fede.

    Mons. Guerra fa notare che il fatto che Fatima sia un nome musulmano, per di piú della figlia di Maometto, ci dimostra che il santuario dev’essere aperto alla coesistenza delle diverse fedi e credenze: "Dobbiamo supporre pertanto che rientri nella volontà della Beata Vergine Maria che le cose si svolgano cosí".

    Per la prima volta in 86 anni tutti i delegati, pagani e cristiani, sono stati invitati a partecipare alle celebrazioni ecumeniche.

    Uno dei principali oratori, il Padre Jacques Dupuis (Notificazione della Congregazione per la Dottrina della Fede, 26.2.2001), teologo gesuita, insiste sulla necessità di una unione delle religioni del mondo: "La religione del futuro sarà una convergenza generale delle religioni in un Cristo universale che soddisferà tutti".
    Il teologo belga spiega che "le altre tradizioni religiose esistenti nel mondo fanno parte del piano divino per l’umanità e che lo Spirito Santo opera ed è presente nei testi sacri indú, buddisti, cristiani e non cristiani". "L’universalità del regno di Dio lo permette e questo non è nient’altro che una diversificata forma di accesso al comune mistero della salvezza. In definitiva si spera che il cristiano sia un cristiano migliore e un indú un indú migliore".

    La dichiarazione ufficiale rilasciata alla fine del congresso auspica l’accostamento delle religioni senza alcun proselitismo: "Nessuna religione può allontanare le altre o può rafforzarsi annullando le altre, un dialogo aperto, invece, porta all’edificazione di ponti e alla distruzione dei muri elevati da secoli di odio. Ciò che si richiede è che ogni religione rispetti integralmente la sua fede e tratti le altre alla pari, senza complessi di superiorità né di inferiorità".
    Viene anche evidenziato che il segreto della pace tra le religioni sta nell’ammettere le contraddizioni esistenti fra le diverse confessioni e nel concentrarsi su ciò che le unisce piuttosto che su ciò che le divide.

    Tutti concordano sulla necessità che i santuari religiosi, compreso Fatima, debbano essere aggiornati ogni 25 anni, perché possano riflettere le tendenze e le credenze del momento.
    Il santuario di Fatima sarà oggetto di una completa ricostruzione, con la costruzione di una nuova chiesa che sorgerà a fianco di quella esistente e risalente al 1921. (si veda il plastico del progetto)



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    Il Padre Jacques Dupuis, gesuita belga, è stato ufficialmente richiamato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede proprio in relazione alle sue concezioni eterodosse.
    In data 26.2.2001 la Congregazione ha emesso una "Notificazione" con la quale si richiama l'attenzione contro le tesi proposte dal Dupuis, in particolare nel suo libro Verso una teologia cristiana del pluralismo religioso (Ed. Queriniana, Brescia 1997),
    Non possiamo evitare di sottolineare che proprio in forza dell'essere stato oggetto di un richiamo ufficiale da parte dell'ex Sant'Uffizio, il P. Dupuis ha le credenziali in regola per parlare pubblicamente di questioni ecumeniche.
    Ormai nella Chiesa, basta essere degli eterodossi per trovare posto nei tavoli di tutti i congressi.




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    Il sabato, alla fine della conferenza del Cardinale Patriarca di Lisbona, Mons. José de Cruz Policarpo, un gruppo di giovani cattolici del Mouvement de la Jeunesse Catholique de France (MJCF), recatisi appositamente a Fatima, ha avuto questo scambio di battute con lo stesso Cardinale.

    MJCF : Monsignore, avremmo piacere di un chiarimento. Nel suo intervento Lei ha detto che "ogni religione praticata con sincerità conduce a Dio", e tuttavia Suor Lucia di Fatima, commemtando il 1° comandamento, dice che "non vi è che un solo Dio che meriti la nostra adorazione, le altre divinità sono niente, valgono niente, non hanno alcun valore per noi". Come si possono conciliare queste due visioni di Dio?
    Mons. Policarpo : Ma, ragazzo mio, questa visione è superata. Chi sono le divinità di cui parla Suor Lucia? Cristiani, musulmani, giudei, abbiamo tutti lo stesso Dio.
    Certo, la fede dev’essere cristocentrica, ma le altre religioni sono in marcia verso Cristo, ognuna di loro è piú o meno avanti su questa strada, è tutto qui!

    MJCF : Tuttavia, con i musulmani e i giudei non abbiamo la stessa religione. Com’è possibile dunque che abbiamo lo stesso Dio?
    Mons. Policarpo: Vedi, io ho molto studiato nella mia giovinezza. Se tu sei cristiano, come dici, si tratta di una questione di cultura, si tratta del fatto che te l’hanno insegnato. Per il musulmano è lo stesso.

    MJCF : Ma, Monsignore, dove arriveremo con l’ecumenismo?
    Mons. Policarpo: Ogni religione ha qualcosa da dire. L’esperienza delle altre religioni è molto importante, noi abbiamo molto da imparare da loro.

    MJCF : Eppure nel Corano sta scritto: "Non prendere i cristiani e i giudei come amici".
    Mons. Policarpo: Hai letto il Corano, ragazzo mio?

    MJCF : Si, due volte!
    Mons. Policarpo : In arabo?

    MJCF : No, ma la nostra religione è fondata sulla Rivelazione, è possibile pensare che il sedicente profeta Maometto abbia potuto ricevere una parte della Rivelazione?
    Mons. Policarpo: Avrai letto una cattiva traduzione, l’Islam ha molte cose da insegnarti.

    MJCF : Nell’Apocalisse, l’Apostolo Giovanni ci dice che dobbiamo diffidare dei falsi profeti… Maometto è un falso profeta?
    Mons. Policarpo (innervosito): Amico mio, a te tutta la responsabilità della risposta!

    (cerca di allontanarsi, mentre il giovane lo trattiene)
    MJCF : Monsignore, credo che non abbiate risposto alla domanda!
    Mons. Policarpo: Si può dire che al tempo di Geremia Maometto sarebbe stato considerato un falso profeta.



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    Riportiamo un breve compendio dell’articolo di John Vannari, che era presente al Congresso.

    Per il testo completo, in inglese, si veda: http://www.fatima.org/sprep111303.htm

    Fatima diverrà un santuario interconfessionale?
    Resoconto di uno che era sul posto

    Le due conferenze piú importanti sono state tenute domenica, in inglese: dall’ecumenico Padre Jacques Dupuis e da Mons. Michael J. Fitzgerald. Sono quelle che ho potuto seguire interamente a causa della lingua, quelle che mi hanno lasciato inorridito per ciò che è stato detto.

    Il Padre Jacques Dupuis è un teologo progressista ecumenico, gesuita dal 1941. Egli ha sviluppato la tesi secondo la quale tutte le religioni sono positivamente volute da Dio. Cosí che noi non dobbiamo parlare delle altre religioni come di religioni "non-cristiane", poiché si tratta di un termine negativo che le descrive "per ciò che noi pensiamo che esse non siano"; piuttosto dovremmo parlare di religioni "altre".
    Egli considera una sconcezza la verità che afferma che vi è una sola vera Chiesa, fuori della quale non v’è salvezza, nonostante quest’insegnamento sia stato ribadito piú volte. Nel corso di questo Congresso egli ha dimostrato apertamente il suo disprezzo per questa verità definita dalla Chiesa e per gli insegnamenti dei Santi e dei Dottori della Chiesa, affermando con disgusto che: "Non c’è bisogno di invocare qui questo testo orribile del Concilio di Firenze del 1442".
    Questo l’ho sentito con le mie orecchie e l’ho registrato su nastro.


    Concilio di Firenze, Sessione XI, 4 febbraio 1442
    La sacrosanta chiesa romana crede fermamente, confessa e predica che nessuno di quelli che sono fuori dalla chiesa cattolica, non solo pagani, ma anche giudei o eretici o scismatici, possano acquistare la vita eterna, ma che andranno nel fuoco eterno, preparato per il demonio e per i suoi angeli (Mt 25, 41), se prima della fine della vita non saranno stati aggregati ad essa; e che è tanto importante l’unità del corpo della chiesa, che solo a quelli che rimangono in essa giovano per la salvezza i sacramenti ecclesiastici, i digiuni e le altre opere di pietà, e gli esercizi della milizia cristiana procurano i premi eterni. Nessuno ?per quante elemosine abbia potuto fare, e perfino se avesse versato il sangue per il nome di Cristo ? si può salvare, qualora non rimanga nel seno e nell’unità della chiesa cattolica.


    Si tratta dell’eresia piú esplicita che io abbia mai incontrata nelle conferenze postconciliari. In genere i relatori girano intorno al dogma che negano, qui invece Dupuis dichiara apertamente che una verità cattolica definita infallibilmente è un "testo orribile" che bisogna rigettare.

    Qual è stata la reazione di coloro che assistevano?
    Hanno applaudito bellamente alla fine della conferenza.
    La cosa piú inquietante è che in sala erano presenti tutti i componenti della gerarchia portoghese, e tutti si sono dimostrati entusiasti dell’apostasia di Dupuis. Proprio alla mia sinistra vi era il rettore del santuario di Fatima, Mons. Luciano Guerra (l’ho fotografato mentre applaudiva la conferenza di Dupuis), alla mia destra vi era il delegato apostolico del Portogallo, e cioè il rappresentante del Papa, anch’egli plaudente il Dupuis, insieme al Vescovo di Leiria-Fatima, Mons. Serafim de Sousa Ferreira y Silva, lo stesso che si rifiuta ancora di autorizzare la celebrazione della S. Messa tridentina nella sua diocesi.

    Ma c’è di piú: l’indomani, Mons. Michael Fitzgerald, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, nel suo intervento ha affermato: "Il Padre Dupuis ci ha spiegato ieri la base teologica per stabilire delle relazioni con gli appartenenti alle altre religioni", elogiando in pratica le eresie di Dupuis.

    Il Padre Arul Irudayam, rettore della basilica mariana di Vailankanni, in India, ha esposto la storia di questo santuario in cui è apparsa la Santa Vergine, dichiarando che ogni anno esso è frequentato da milioni di persone, compresi molti indù. In seguito si è rallegrato del fatto che gli indù oggi svolgono le cerimonie del loro culto nella chiesa del santuario, presentando la cosa come un progresso nella pratica interreligiosa.

    Certo, i delegati presenti saranno rimasti affascinati sapendo che una chiesa cattolica venga usata per un culto pagano, io invece ne sono rimasto inorridito.

    È giusto concludere che se i cattolici non si organizzeranno per protestare contro questo stato di cose, ben presto la blasfemia prenderà il sopravvento anche a Fatima, tanto piú che sono già allo studio dei progetti per la costruzione di un nuovo santuario moderno a Fatima.
    (si veda il plastico del progetto)

  7. #167
    scemo del villaggio
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    Predefinito Lettera aperta al "card." Scola

    Eminenza,

    ho letto il Suo saluto alla comunità ebraica veneziana in occasione della Sua visita del 26 novembre e come fedele vorrei farLe alcune osservazioni.
    Lei parla di "incomprensioni e difficoltà" fra le due comunità, eufemismi per velare la radicale incompatibilità tra il giudaismo talmudico-rabbinico e il cristianesimo, e di "responsabilità storiche di alcuni figli della Chiesa nel favorire oggettive ingiustizie nei confronti del popolo ebraico", nonché di "odio, atti di persecuzione e manifestazioni di antisemitismo dirette contro gli ebrei da cristiani". E' troppo chiederLe di essere più preciso e di indicare nominatamente tali "figli della Chiesa" e tali "atti di odio" ? Essendo inimmaginabile che Lei non sappia come i "figli della Chiesa" agiscono in Suo nome solo quando applicano la Sua dottrina, la quale esclude per definizione "oggettive ingiustizie" e nei confronti degli ebrei è d una cristallina chiarezza, basandosi sulla loro oggettiva esclusione dal piano di salvezza e dsul'obbligo del cristiano di pregare per la loro conversione e di difendere la società cristiana dal loro pericoloso influsso. Non sarà mai che Ella includa in tali "atti di odio" anche le sagge disposizioni dei Pontefici conosciute sotto il nome di "interdizioni israelitiche" e volte innzitutto alla tutela degli ebrei dalle violenze che in ogni società e in ogni tempo si sono rivolte contro di loro? In tal caso Lei peccherebbe gravemente in carità verso la Chiesa di cui è ministro e ancor più nei confronti della Verità. Più oltre Lei, riferendosi al decreto "Nostra Aetate" del Vaticano II, afferma che "la coscienza cristiana si trova nella necessità di ripensare in profondità i suoi rapporti con il opolo ebraico" e che quel decreto "spinge noi cristiani a riconoscere negli ebrei i ostri fratelli maggior".
    Poiché è impensabile che Ella, persona di profonda cultura e già rettore del Pontificio Ateneo Lateranense nonché cardinale di Santa Romana Chiesa, ignori la semplice nozione di catechismo secondo la quale i "fratelli maggiori" dei cristiani sono i atriarchi e i profeti di Israele che credettero in Cristo venturo, mentre l'Israele attuale, erede di quello che rifiutò e condannò a morte Gesù, è in stato di profonda riprovazione da parte di Dio e di ostilità nei confronti del cristianesimo, non rimane che pensare a un Suo volontario oscuramento di tale elementare verità: a qual fine, Eminenza?
    L'angoscia cresce quando leggiamo che Lei fa proprie le parole del card. Ratzinger secondo le quali "il giudaismo e la fede cristiana sono due modi di far proprie le Sacre Scritture di Israele, che in definitiva dipendono dalla posizione assunta nei confronti della figura di Gesù di Nazaret.. " quasi questa fosse un elemento accessorio e marginale e non invece la chiave di volta di tutto, il discrimine della storia, l'Alfa e l'Omega di ogni cosa e il parametro della Verità e del Bene, nonché Colui senza e contro il quale è impossibile salvarsi.
    Le chiedo dunque, Eminenza: ciò che la Chiesa ha insegnato per quasi duemila anni e che era mirabilemnte riassunto nell'orazione del Venerdì santo "pro perfidis judaeis" era totalmente sbagliato? Santa Madre Chiesa ha ingannato per tutto questo tempo i suoi fedeli?
    E perché, soprattutto, parlando di "odio e ingiustizie" Ella non ricorda il peggiore atto di odio e di ingiustizia di tutti i tempi, l'uccisione di Nostro Signore Gesù Cristo, nel nome del quale Ella dovrebbe parlare? Perché non menziona tutti gi atti di odio e ingiustizia, non accidentali ma programmatici e per i quali, come per il deicidio, nessuno ha mai chiesto scusa, dalla lapidazione dell'apostolo Santo Stefano agli omicidi rituali tra i quali quello di San Simoncino di Trento e dei beati Lorenzino Sossio e Dominguito del Val?
    In conclusione: come può un cristiano cattolico,consapevole della dottrina e della realtà storica, sentirsi rappresentato dalle Sue parole e non sentire invece la necessità oggettiva di ribellarsi a esse in nome della fede di sempre, che ai vescovi e ai cardinali, come al Papa, non è stata affidata per essere stravolta in base alle proprie opinioni o alle proprie mire ma per essere amorosamente difesa così come l'hanno ricevuta?

    Franco Damiani

    7 dicembre 2003, nella festa di S. Ambrogio vescovo e dottore della Chiesa

  8. #168
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    Predefinito "Le bugie della Chiesa"

    Tale è il leggiadro titolo dell'ultima fatica dell'ormai collaudata coppia Roberto Beretta-Elisabetta Broli, già autori del best-seller "Gli undici comandamenti".
    In copertina campeggia un Pinocchio con il bel nasone lungo.
    Vi si parla di San Giorgio che non combatté con il drago, di San Martino che non donò il mantello , di San Tommaso che non toccò Gesù con un dito e di simili amenità. Invano però il lettore cercherebbe traccia delle ben più grosse (anzi: sesquipedali) bugie "della Chiesa", o meglio della sedicente Chiesa attuale, sulla Presenza Reale, sul rapporto con le "altre religioni", sulla Resurrezione, sul primato petrino, sulla collegialità, sulla redenzione universale e simili.
    Ah, la distrazione.
    A proposito, sapete di chi è la prefazione?
    No, stavolta non è di Ravasi: è di Zega.

  9. #169
    scemo del villaggio
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    Predefinito Famiglia cristiana n. 45 del 9/11/03

    PERCHè BOSSI NON CAPISCE IL CONCILIO VATICANO ii

    Le battute di Umberto Bossi fanno sorridere per la loro spacconeria, ma al tempo stesso inquietano perché rivelano che in tanta Italia la sua superficialità seduce qualche fascia di società che ha imparato a non chiedersi come vivremmo se davvero avessimo i dazi alle porte, gli immigrati in fondo al mare, i mitra nelle valli, il celtico sidro nelle nozze, il dio Po al posto di Gesù Bambino.
    Ora Bossi aggiunge alla lista anche un attacco al Concilio Vaticano II, che per lui avrebbe spostato la Chiesa verso il comunismo, e si dichiara un cattolico "tradizionalista". In realtà già Irene Pivetti s’era buttata all’inseguimento di quei gruppi un po’ isolati e nostalgici che se la prendevano col Concilio, e trovò a suo tempo qualche prete (se non ricordo male anche qualche vescovo) incantato dalla foga di dichiararsi cattolici, anzi "Cattolici", che non parlano della Chiesa, ma per la Chiesa.

    Bossi riesce a dire la stessa cosa con quel pizzico di reboante volgarità in più che fa di lui un vero capo: forse lo fa solo perché qualcuno "compri" la sua moderazione a un prezzo più alto. Ma senza volerlo aiuta anche la Chiesa a riscoprire ciò che il Concilio è stato (e aiuta a scoprire perché Bossi non è in grado di coglierlo).

    Il Concilio – se si dovesse dirlo in una parola – rispondeva a un’intuizione di papa Giovanni XXIII in base alla quale la storia scorre non per mettere in difficoltà la Chiesa, ma per portarla sempre più al cuore del mistero di Dio rivelato in Gesù Cristo. Proprio questa larghezza d’animo le ha permesso di vedere problemi – la povertà, l’unità delle Chiese, la dignità della coscienza, l’interdipendenza dei popoli, la pace – con una capacità di anticipazione straordinaria.

    Basta rileggere l’inizio della dichiarazione Nostra aetate: «Nel nostro tempo in cui il genere umano si unifica di giorno in giorno più strettamente e cresce l’interdipendenza tra i vari popoli, la Chiesa esamina con maggiore attenzione la natura delle sue relazioni con le religioni non-cristiane. Nel suo dovere di promuovere l’unità e la carità tra gli uomini, e anzi tra i popoli, in primo luogo esamina qui tutto ciò che gli uomini hanno in comune e che li spinge a vivere insieme il loro comune destino».

    Il Concilio parlava così 35 anni prima dell’11 settembre 2001... Allora la maggior parte degli studiosi di strategie mondiali supponeva una lenta fine per tutte le religioni, e soprattutto la rapida scomparsa dell’islam, sostituito dai nazionalismi a sfondo socialista o da regimi arcaici legati però all’Occidente dal commercio del petrolio. E quello che rendeva i padri del Vaticano II così lungimiranti non erano doti di cultura o una costosa macchina informativa: era il semplice prendersi sul serio della Chiesa cattolica nella sua larghezza e complessità. Una Chiesa nella quale l’allora monsignor Wojtyla poteva fare i 100 viaggi che ha fatto da Papa semplicemente attraversando la navata di San Pietro e trovando uomini liberi che, su un piede di parità, pensavano al futuro alla luce della speranza cristiana.

    La loro decisione di reintrodurre le lingue parlate nella Messa veniva dalla stessa profondità di visione: e cioè dalla convinzione, preparata da anni di movimento liturgico, che la Chiesa non solo poteva esprimere la sua diversità di culture e di linguaggi spirituali, ma "doveva" esprimerla come segno che nell’incontro con l’altro c’è la ricchezza che io non ho. Questo dinamismo delle culture che la riforma liturgica ha fatto suo, il Concilio lo sottopone al giudizio della Parola di Dio, e lo poggia su un perno semplice ed essenziale, che è l’Eucaristia: perché lì ogni diversità viene riconciliata dal dono della vita stessa di Gesù Cristo, che guarisce e che salva.

    Quella ricchezza oggi non è custodita dal cattolicesimo ostentato e maiuscolo che si dichiara tale sotto le telecamere e riceve lì la ricompensa; e non è minacciato dalle sparate di Bossi, che con la Chiesa ha già rotto quando ha sputato sui poveri cristi di cui Gesù dice: «l’avete fatto a me». È una ricchezza seminata nel profondo della Chiesa: se i cristiani – fedeli e vescovi – non la dissipano nel quotidiano della fede concreta, nessuno potrà sciuparla.

    Alberto Melloni

  10. #170
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    Predefinito

    UN ARTICOLO DEGNO DI QUEL PENNIVENDOLO "storico" DI MELLONI CHE DAL PULPITO DI CARTAPESTA DI "FANGHIGLIA CRISTIANA" OSA PARLARE DI CATTOLICESIMO AGLI SVENTURATI CHE LO LEGGONO E CI TIENE PURE LA LEZIONCELLA.
    POVERI LETTORI! POVERO DON ALBERIONE, COME HANNO RIDOTTO LA TUA CREATURA!
    CREDONO, POVERI ILLUSI, CHE LE TRE O QUATTRO SCEMENZE DI "NOSTRA AETATE" POSSANO ARGINARE IL "CONFLITTO DI CIVILTà"? CREDONO FORSE CHE L'ECUMENISMO PSEUDOCATTOLICO POSSA ARGINARE I GRANDI CONFLITTI DEL SECOLO XXI?
    POVERI UNTORELLI DEL "VATICANO II", POVERI TAPINI, POVERI TRISTI INTELLETTUALI DELLA PIù TRISTE PARROCCHIA ITALIANA, POVERI PROFESSORI DALL'ALITO PESANTE, DALLE BRUTTE CRAVATTE, COI LORO CONVEGNI FREQUENTATI DA NUBILI BRUTTE E "IMPEGNATE", DA RAGAZZINI BARBUTI E ARROGANTI, DA VECCHI SINDACALISTI DEMOCRISTIANI...POVERETTI!

    GUELFO NERO

 

 
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