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Discussione: Proprietà privata

  1. #71
    Evoliano di sinistra
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    Prossimo al nulla, laggiu' nell'abisso io conduco da solo la mia lotta.......In ogni caso nessun rimorso
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    Citazione Originariamente Scritto da AVION
    Ovviamente diversi...divisi....tu sei per una dottrina dei valori e auspichi che i lavarotarori ed i padroni, insieme, facciano propria tale dottrina per un fine comune che e' patriottico, che e' simbolico, che identifica, che allinea nelle gerarchie...che crea un potere a cui, finalmente, si e' asserviti senza la consapevolezza di aver perso....niente conflitti di classe e niente lotte di classe per risolverli...

    ...io credo invece che i conflitti di classe siano un fatto caratterizzante dellla societa', di tutte le societa' in cui il capitalismo sacrifica le variabili dell'uguaglianza e della giustizia in nome dell'aristocrazia del denaro...in nome di profitti da raggiungere....civilta' da consolidare....imperi da costruire...scorie da smaltire...

    ...il conflitto di classe si sta globalizzando...non si puo' prescindere da questo...

    ...non posso prescindere dal passaggio della lotta di classe...non posso prescindere dalla speranza di riscatto e di vittoria del popolo, del proletariato...non posso prescindere dall'abbattimento dei valori dell'ordine corporativo ed identitario...in nome di una lotta dal basso contro il potere....contro la classe che lo rappresenta.

    Falce e martello...gli strumenti del lavoro...del sacrificio che diventano armi contro gli sfruttatori...non credo tu possa capire questa idea, questa idea che supera il simbolo che la rappresenta...questo sogno realizzabile...questa speranza che fa camminare molti di noi.

    Si parlava di sdoganamento ...forse e' eccessivo...ma e' invece provato che molti di voi vorrebbero appropriarsi di simboli ed esperienze attuali come quelle di el sub in Chiapas, di Chavez in Venezuela (qualcuno di voi riabilita additittura Castro ed il Che)....

    ...ma tutte queste esperienze...tutto il sangue versato...l'impegno ed il sacrificio delle compagne e dei compagni in Chiapas, in venezuela, a Cuba, in Bolivia 5in gran parte dell'america Latina)....da dove e' partito se non dalla lotta di classe...dalla consapevolezza della necessita' della lotta di classe?


    Non ci basta la collaborazione e lo schieramento partecipato per la patria e per i valori nazionali e sociali...vogliamo mantenere la speranza di poter prenderci tutto...ovunque...a costo di un azzeramento identitario (ci sembrera' uguaglianza)...a costo di rinnegare i rituali (ci sembrera' volonta' individuale)...a costo di creare una realta' diversa dai nostri ideali (ci sembrera' l'inizio di un cammino senza fine....).

    Noi lo sfruttamento vogliamo combatterlo...vogliamo vincerlo, non ci basta azzerarlo nel dover essere e nella regola.

    Avete avuto un passato che anima, oggi, i vostri cuori...ma quel passato non c'e' piu'...vinto dalle masse, dalla storia....da una innocua falce e da un innocuo martello...

    ...potete appropriarvi del nostro presente...ma avreste elaborato la vostra sconfitta.

    Se vuoi...ripassero' qui...
    Oggi il conflitto non e' di classe, oggi il capitale apolide e multinazionale influenza tutti i campi del vivere umano, e come ben saprai non e' giusto parlare di globalizzazione in senso solo economico, questa riguarda il campo culturale, sociale ecc. ecc.
    La risposta non deve essere di classe, ma puo' essere solo di popolo, solo il popolo ritrovando al propria coscienza etnica, la propria dignita' culturale e tradizionale puo' opporsi....Gli esempi nel mondo ci sono da il Venezuela, Cuba, La Bolivia passando per la Bielorussia fino ad arrivare all'Iran

  2. #72
    LokiTorino
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    Predefinito avanti api cross!

    Alcuni spunti di analisi:

    Sulla proprietà privata
    Prima di tutto differenzierei la proprietà privata dei mezzi di produzione da quella dei beni privati. In secondo luogo tenderei a differenziare uso da possesso.
    Io sono per l'abolizione dei mezzi di produzione, ovviamente, in toto. Sui beni privati è necessario adottare dei criteri perché, se è lecito espropriare il possesso (che è privilegio), non lo è espropriare i beni in uso (che sono necessari).
    Faccio un esempio: se io ho una casa, la mia casa, che senso ha che essa mi venga espropriata e poi magari riassegnata tramite il burocratismo statalista? Al limite può venire riassegnata alla mia morte in modo da garantire una giusta base di partenza per i giovani. Diverso il caso di un proprietario di dieci appartamenti che magari affitta o tiene vuoti. Questo è privilegio e per me va espropriato perché toglie alla comunità e non usa il maltolto.
    Ora, come intelligentemente faceva notare qualcuno prima, eliminare la proprietà privata non significa statalizzare perché la statalizzazione è in realtà fornire ad un unico proprietario il tutto. Se è proprietario lo stato abbiamo poi una marea di problemi perché:
    1- lo stato è burocratico e malgestisce distribuzioni e allocamenti causando incomprensioni quando non clientelismo (e i fascisti su questo la dovrebbero sapere lunga perché nel ventennio il clientelismo si diffuse a macchia d'olio essendo congenito in una visione centralista dello stato).
    2- lo stato è un controllore lontano e tuttavia inibitore: il fatto di non essere direttamente coinvolti nella produzione e di non avere certezza della proprietà inibisce la cura e l'iniziativa.
    3- Un controllo centrale è contrario alla tendenza umana: le cose che funzionano meglio sono quelle piccole; è necessario avere il controllo diretto di ciò che si produce e consuma, solo questa è res-pvblica, ovvero autogestione o democrazia diretta. Il controllo centrale invece inibisce l'intervento e la partecipazione stimolando la delega, che è uno dei motori che sta aiutando di più la disintegrazione progressivva sociale portando alla atomizzazione delle collettività.

    Secondo me la gestione della produzione e della distribuzione dei beni deve essere a base locale, fondata sulla solidarietà e non sulla concorrenza dove la scintilla che muove il tutto non è l'iniziativa privata, ma il desiderio di migliorare al propria comunità. Se la comunità è abbastanza ridotta da permettere istintivamente di sentirsene parte, l'interesse personale e collettivo si fondono in un tutt'uno che ha sempre funzionato (vedi le comunità agricole). In più, una comunità garantisce che al suo interno la cultura progredisca e si sviluppi differenziatamente offrendo una barriera efficace alla globalizzazione culturale.
    Lo stato se deve essere per me dovrebbe avere al limite il ruolo di interconnessione federativa tra diverse comunità sempre nell'ottica solidaristica. Interconnessione che dovrebbe essere inter-comunità ad un livello, e interprofessionale ad un altro, ma questa è un'altra storia.

    Fascismo
    Come al solito, e non capisco perché, i fascisti finiscono sempre in ogni topic. Sembra quasi una fantasia sessuale...
    Porto un paio di mie considerazioni su quanto detto:
    1- Il fascismo ha prodotto sensibili miglioramenti sociali, è vero, ma essendo interno (in fase leggermente arretrata) al capitalismo mondiale è ovvio che abbia usufruito delle congiunture positive di quest'ultimo.
    Mi spiego con un'immagine prima di tutto: il fascismo è stato come un tappo di sughero in riva al mare, dove il mare è rappresentato dal capitale. Ora, la sua posizione periferica (vuoi per l'arretramento, vuoi per scelte politiche) ha permesso di tenerlo a galla, anche se oscillante come le onde.
    Dico questo perché la fase positiva dal capitale è stata dal fascismo colta in pieno e sfruttata. gli stessi progressi sociali (tipo pensione, mutua...) sono stati infatti ottenuti da altri paesi capitalisti privi di un regime totalitario come l'Inghilterra. La differenza è che l'Inghilterra, avendo una posizione più forte all'interno del mercato, ha avuto un welfare ancora più solido e garantista. Sulla mutua poi, vorrei ricordare che esisteva già prima ed era il mutuo soccorso operaio, solo che non era di origine statale ma di classe. Tornando al discorso capitalista faccio notare come la crisi del '29 sia arrivata anche in Italia (appunto a riprova del fatto che anche il fascismo era interno al capitalismo), solo smorzata e in ritardo. Il ritardo per l'onda lunga dei mercati e per le scelte autarchiche fasciste, smorzata appunto perché il fascismo si collocava alla periferia del mercato finanziario mondiale avendo un capitalismo arretrato.
    Riassumendo, quindi, sì grandi progressi sociali, ma progressi che sono da ascrivere nella cornice globale di un capitalismo in avanzata poderosa in quegli anni, e non per scelte "ardite" della classe dirigente fascista.

    2- A proposito di scelte "ardite" rilancio con una domanda provocatoria: come mai la socializzazione avviene nel '43 e non nel '26 o, che so, nel '32?
    La tanto sbandierata socializzazione avviene nel momento del "tutto è ormai perduto" e non quando effettivamente poteva essere utile. Per essere ottimisti e fare contenti i fascisti d.o.c. posso azzardare che durante il ventennio il vero fascismo sia stato ostaggio del capitalismo italiano e della grande borghesia? Se l'azzardo mi è concesso allora rincaro la dose con le seguenti affermazioni:
    Durante il ventennio il fascismo ha individualizzato i profitti (vedere un qualsiasi diagramma del reddito medio pro capite paragonato alla campana di gauss che ne evidenzi i picchi verso l'alto) e nazionalizzato le perdite. Le grandi industrie tipo FIAT hanno visto volare i profitti nel periodo di auge capitalista, mentre tutto lo stato ha dovuto patire il reflusso che è stato parzialmente incanalato nella politica coloniale (ovvero: un milione di etiopi assortiti ammazzati sono ben serviti a non farci patire troppo la fame, quando si dice Parigi val bene un messa!).
    Altra affermazione: allora a ben vedere il fascismo è stato strumentalizzato davvero dalla grnade borghesia come calmiere sociale! Se l'interesse è il popolo tutto (poi ci torno su questo) perché i fascisti hanno accoppato circa 10.000 proletari insubordinati e invece il numero di agrari arroganti, borghesi arrivisti, industriali individualisti accoppati è inferiore alla decina (vedere i dati riportati in "Squadristi" ed. Mondadori)? Se il fascismo era davvero l'ago della bilancia per portare con le buone o con le cattive a ragionare tutti, perché la sua sete di giustizia si è scatenata quasi esclusivamente sul proletariato e mai su chi per interessi personali andava contro l'interesse nazionale? Perché i grandi agrari che sfruttavano oggettivamente i contadini non sono stati riportati alla ragione e invece hanno fornito armi e autocarri?
    Nolan spiegamelo tu, magari evitando i copia-incolla alla Saloth.

    Termino con una breve divagazione sul tema: popolo-classe.
    Le classi sono in perpetua guerra, una guerra a bassa intensità ma sempre presente. Chi lavora come salariato se ne rende conto istantaneamente. Tra l'altro di fatto la classe che detiene il controllo oggi è vincitrice assoluta sull'altra, tanto da negarne persino l'identità...ma vabbé questo è discorso complesso e lungo...
    Eliminando il capitalismo, che è un processo prima di tutto, le classi vengono abolite di fatto, naturlamente. Il problema se mai è che in URSS non è stato abolito il capitalismo (vedere Rubel su questo) ma si è tentata di abolire la borghesia. Sembra di vedere il giochino dei vermini che escono dai buchi a caso e il bimbo che li martella per farli tornare dentro...beh in URSS hanno fatto più o meno così. Ora, l'eliminazione del capitalismo (tratteggiata a inizio post) non implica l'eliminazione dei borghesi, al limite la loro "riconversione comunitaria". Questo per dire che anche in un sistema che supera il capitalismo l'interesse diventa il "popolo tutto" perché non essendoci più classi definite (sostituite da differenziazioni funzionali, questo sì) i lavoratori e la popolazione si fondono in un unico grosso corpo sociale.

  3. #73
    Evoliano di sinistra
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    [QUOTE=LokiTorino]Alcuni spunti di analisi:



    Fascismo
    Come al solito, e non capisco perché, i fascisti finiscono sempre in ogni topic. Sembra quasi una fantasia sessuale...
    Porto un paio di mie considerazioni su quanto detto:
    1- Il fascismo ha prodotto sensibili miglioramenti sociali, è vero, ma essendo interno (in fase leggermente arretrata) al capitalismo mondiale è ovvio che abbia usufruito delle congiunture positive di quest'ultimo.
    Mi spiego con un'immagine prima di tutto: il fascismo è stato come un tappo di sughero in riva al mare, dove il mare è rappresentato dal capitale. Ora, la sua posizione periferica (vuoi per l'arretramento, vuoi per scelte politiche) ha permesso di tenerlo a galla, anche se oscillante come le onde.
    Dico questo perché la fase positiva dal capitale è stata dal fascismo colta in pieno e sfruttata. gli stessi progressi sociali (tipo pensione, mutua...) sono stati infatti ottenuti da altri paesi capitalisti privi di un regime totalitario come l'Inghilterra. La differenza è che l'Inghilterra, avendo una posizione più forte all'interno del mercato, ha avuto un welfare ancora più solido e garantista. Sulla mutua poi, vorrei ricordare che esisteva già prima ed era il mutuo soccorso operaio, solo che non era di origine statale ma di classe. Tornando al discorso capitalista faccio notare come la crisi del '29 sia arrivata anche in Italia (appunto a riprova del fatto che anche il fascismo era interno al capitalismo), solo smorzata e in ritardo. Il ritardo per l'onda lunga dei mercati e per le scelte autarchiche fasciste, smorzata appunto perché il fascismo si collocava alla periferia del mercato finanziario mondiale avendo un capitalismo arretrato.
    Riassumendo, quindi, sì grandi progressi sociali, ma progressi che sono da ascrivere nella cornice globale di un capitalismo in avanzata poderosa in quegli anni, e non per scelte "ardite" della classe dirigente fascista.

    2- A proposito di scelte "ardite" rilancio con una domanda provocatoria: come mai la socializzazione avviene nel '43 e non nel '26 o, che so, nel '32?
    La tanto sbandierata socializzazione avviene nel momento del "tutto è ormai perduto" e non quando effettivamente poteva essere utile. Per essere ottimisti e fare contenti i fascisti d.o.c. posso azzardare che durante il ventennio il vero fascismo sia stato ostaggio del capitalismo italiano e della grande borghesia? Se l'azzardo mi è concesso allora rincaro la dose con le seguenti affermazioni:
    Durante il ventennio il fascismo ha individualizzato i profitti (vedere un qualsiasi diagramma del reddito medio pro capite paragonato alla campana di gauss che ne evidenzi i picchi verso l'alto) e nazionalizzato le perdite. Le grandi industrie tipo FIAT hanno visto volare i profitti nel periodo di auge capitalista, mentre tutto lo stato ha dovuto patire il reflusso che è stato parzialmente incanalato nella politica coloniale (ovvero: un milione di etiopi assortiti ammazzati sono ben serviti a non farci patire troppo la fame, quando si dice Parigi val bene un messa!).
    Altra affermazione: allora a ben vedere il fascismo è stato strumentalizzato davvero dalla grnade borghesia come calmiere sociale! Se l'interesse è il popolo tutto (poi ci torno su questo) perché i fascisti hanno accoppato circa 10.000 proletari insubordinati e invece il numero di agrari arroganti, borghesi arrivisti, industriali individualisti accoppati è inferiore alla decina (vedere i dati riportati in "Squadristi" ed. Mondadori)? Se il fascismo era davvero l'ago della bilancia per portare con le buone o con le cattive a ragionare tutti, perché la sua sete di giustizia si è scatenata quasi esclusivamente sul proletariato e mai su chi per interessi personali andava contro l'interesse nazionale? Perché i grandi agrari che sfruttavano oggettivamente i contadini non sono stati riportati alla ragione e invece hanno fornito armi e autocarri?
    Nolan spiegamelo tu, magari evitando i copia-incolla alla Saloth.

    QUOTE]
    Semplice loki:
    - Il Fascismo italiano e' stato una grande invenzione politica Mussoliniana, e' andato al potere accordandosi con il grande capitale, con la Monarchia col Vaticano, obiettivo era continuare al rivoluzione, ed il compimento della Rivoluzione fascista forse ci sarebbe stato con la vittoria della guerra......La socializzazione e' stata varata nel 44 perche' prima non era possibile, solo con l'8 settembre tutti gli equivoci sono venuti meno, ci sarebbe pero' da chiedersi come mai quelle mine sociali disseminate da Bombacci, Silvestri e Mussolini fino al Marzo del 45 in tutta la Val padana non siano state raccolte del Partito Socialista e Partito Comunista una volta terminata la guerra....
    Sulla succedaneita' del Fascismo al Capitalismo debbo obiettare, e' vero che l'Italia Fascista e la Germania Nazionalsocialista si sono accordati col capitale, hanno tenuto in vita l'egemonia dei grandi gruppi industriali, ma oltre a cercare di porre in essere una adeguato sistema di salvaguardie sociali e cercare di correggere alcune storture del capitalismo hanno intrapreso un percorso di rinnovamento e riscoperta culturale provando a costruire l'uomo nuovo...Cosa ben riuscita in Germania, un po' meno in Italia

  4. #74
    ...il resto sono bytes...
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    Citazione Originariamente Scritto da fabiosko



    il compimento della Rivoluzione fascista forse ci sarebbe stato con la vittoria della guerra......
    Mmmmh...mi viene in mente Occidente di Mario Farneti.

  5. #75
    ...il resto sono bytes...
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    Citazione Originariamente Scritto da LokiTorino
    Alcuni spunti di analisi:


    Secondo me la gestione della produzione e della distribuzione dei beni deve essere a base locale, fondata sulla solidarietà e non sulla concorrenza dove la scintilla che muove il tutto non è l'iniziativa privata, ma il desiderio di migliorare al propria comunità. Se la comunità è abbastanza ridotta da permettere istintivamente di sentirsene parte, l'interesse personale e collettivo si fondono in un tutt'uno che ha sempre funzionato (vedi le comunità agricole). In più, una comunità garantisce che al suo interno la cultura progredisca e si sviluppi differenziatamente offrendo una barriera efficace alla globalizzazione culturale.
    Lo stato se deve essere per me dovrebbe avere al limite il ruolo di interconnessione federativa tra diverse comunità sempre nell'ottica solidaristica. Interconnessione che dovrebbe essere inter-comunità ad un livello, e interprofessionale ad un altro, ma questa è un'altra storia.
    Belle suggestioni e belle prospettive.....c'è dentro sia Marx che Bakunin...entrambi superati ma non dimenticati....forse è anche per questo che mi attrae.

  6. #76
    LokiTorino
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    Citazione Originariamente Scritto da fabiosko
    Oggi il conflitto non e' di classe, oggi il capitale apolide e multinazionale influenza tutti i campi del vivere umano, e come ben saprai non e' giusto parlare di globalizzazione in senso solo economico, questa riguarda il campo culturale, sociale ecc. ecc.
    La risposta non deve essere di classe, ma puo' essere solo di popolo, solo il popolo ritrovando al propria coscienza etnica, la propria dignita' culturale e tradizionale puo' opporsi....Gli esempi nel mondo ci sono da il Venezuela, Cuba, La Bolivia passando per la Bielorussia fino ad arrivare all'Iran
    Per quanto riguarda la globalizzazione in senso stretto posso dire che essa esiste in senso economico e finanziario da quasi 200 anni. I flussi mercantili coloniali inglesi erano parecchio intensi già nel 1800.
    Quello che cambia effettivamente (e in peggio) è la globalizzazione culturale.
    Direi che la cosa che fortemente è cambiata è stata l'invasione di prodotti globali soprattutto legati ai servizi informativi che hanno annullato virtualmente le distanze comunicative. Questo ha avuto un impatto emotivo fortissimo nella popolazione che di colpo si è trovata catapultata in una dimensione dalla spazio fittiziamente infinito. Chiaro che Msn crea più scompensi emotivi di una scatola di fagioli americana che nel mercato c'è da 100 anni. Ora tutti si sono accorti di essere inseriti in un mercato globale, ma il processo (meno spettacolarmente per carità) è vecchio di centinaia di anni davvero.
    Quello su cui puntare l'analisi, però, è secondo me piuttosto il capire tre cose:
    1- prima di tutto capire se e perché ci sono meccanismi di appiattimento.
    2- comprendere i meccanismi che agiscono a livello comunitario e culturale.
    3- comprendere i meccanismi che agiscono a livello individuale.
    4- capire gli attori sociali coinvolti in questi processi.

    Do una mia risposta parziale.
    Meccanismi
    I meccanismi è ovvio che ci sono (era una domanda retorica infatti, sciocchini!). Secondo me servono per creare un consumatore e un produttore perfetti, appunto perché il motore di tutto è solo economico.
    Il consumatore perfetto è colui che pone meno necessità al produttore di differenziare il prodotto. E' inoltre colui che viaggia con desideri indotti fortissimi e possibilmente riconducibili anch'essi ad un medesimo format globale.
    Il produttore perfetto non deve avere coscienza se non di sé come particella individuale. Ogni altro legame (affettivo, di classe, etnico...) deve essere abbandonato perché potrebbe essere d'intralcio per la produttività.

    Livello comunitario
    A livello comunitario non credo sia tanto un problema di eliminazione delle tradizioni, culture, particolarità, piuttosto il tentativo di riassorbimento nello schema strutturale capitalistico. Tutto è merce, e ciò che non lo è appartiene alla categoria dello scarto o del nemico. Le culture (anche millenarie) vengono svuotate in questo processo, prendendo tutto ciò che è buono per il capitale ovvero tutto ciò che è trasformabile in merce. Di solito diventa merce l'aspetto più materiale di una cultura, ma anche quello spirituale viene spesso ricodificato per essere reso "sfruttabile". Alcuni esempi sparsi: il punk come contro-cultura che viene inglobato e trasformato in merce. Di più: la stessa istanza "anti-sistemica" del punk viene inscritta nell'ambito del mercato creando il bisogno indotto di essere alternativi al sistema e nel contempo consumare prodotti che fanno dell'alterità una bandiera.
    Altro esempio: la cultura millenaria del samurai diventa prodotto da baraccone. Persino la meditazione e l'introspezione che ne sottendono diventano oggetto di business per accorti "esperti del settore".
    Avanti con gli esempi: la stessa chiesa cattolica che commercializza in via ufficiale la propria cultura tipo durante il giubileo.

    Livello individuale
    A livello individuale credo che l'atomizzazione sia il processo più forte. Bisogna essere soli, questo è il nuovo dogma. Non importa se prima appartenevi a qualcosa, sia essa una comunità religiosa, etnica o di classe, oggi devi essere solo. Solo così potrai produrre meglio senza tanti pensieri e cattivi maestri, senza inutili lamentele su stipendio o orari.
    Potrai al limite consumare un po' se ti sentirai troppo solo, magari usufruendo di tutti quei servizi virtuali di comunicazione che fanno da surrogato della realtà.
    Secondo me questo livello è ancora più pericoloso del precedente, primo perché inibisce il singolo (che è la base della comunità), secondo perché è basato sulla produzione e non sul consumo.

    Attori sociali
    Tutti siamo immersi a livello di consumo, questa è una lotta di popolo. Non siamo tutti immersi a livello produttivo, o meglio, il meccanismo di individualizzazione colpisce tutti, ma solo qualcuno ha la chiave per uscirne. Secondo me è questo il livello di classe che deve entrare in gioco perché unico soggetto che può scardinare i processi produttivi che ritengo primari rispetto a quelli legati al consumo.

  7. #77
    LokiTorino
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    Niente, tu e i quote siete fottuti nemici. Un po' di ordine diofa!

    Citazione Originariamente Scritto da fabiosko
    Semplice loki:
    - Il Fascismo italiano e' stato una grande invenzione politica Mussoliniana, e' andato al potere accordandosi con il grande capitale, con la Monarchia col Vaticano, obiettivo era continuare al rivoluzione, ed il compimento della Rivoluzione fascista forse ci sarebbe stato con la vittoria della guerra......
    Sì, hai eluso alcune domande tipo sulla disparità di trattamento del popolo. Se il fascismo era superpartes perché ha continuato nella fase di guerra civile ('19-'24) a sostenere a piè sospinto solo una parte dei contendenti mentre dall'altra ne era stipendiato? Ha di fatto mantenuto intonsa la disparità sociale intrinseca tra le classi "sfruttata" e "struttatrice".
    In secondo luogo da quello che dici si può asserire che l'obiettivo di accordo col capitale fu strategico per ottenere il prosieguo della rivoluzione. Se è così, allora posso sostenere a ragione che la rivoluzione fascista non si è compiuta appieno ma è fallita. E, di seguito, sostengo che il capitale è come il diavolo: non si fa mai servo per non essere maestro (citazione dell'arcano incantatore).

    La socializzazione e' stata varata nel 44 perche' prima non era possibile,
    Contesto. Non fu possibile perché non ci fu la volontà. La colpa è del fascismo nella figura di Mussolini.

    solo con l'8 settembre tutti gli equivoci sono venuti meno,
    Non gli equivoci, ma l'appoggio del capitale.

    ci sarebbe pero' da chiedersi come mai quelle mine sociali disseminate da Bombacci, Silvestri e Mussolini fino al Marzo del 45 in tutta la Val padana non siano state raccolte del Partito Socialista e Partito Comunista una volta terminata la guerra....
    Perché hanno fatto lo stesso errore di Mussolini: accordo strategico col capitale nella sicurezza di fotterlo nel tempo. Grossolano errore che venne al pettine per la prima volta nel '62 in piazza Statuto.

    Sulla succedaneita' del Fascismo al Capitalismo debbo obiettare, e' vero che l'Italia Fascista e la Germania Nazionalsocialista si sono accordati col capitale, hanno tenuto in vita l'egemonia dei grandi gruppi industriali, ma oltre a cercare di porre in essere una adeguato sistema di salvaguardie sociali e cercare di correggere alcune storture del capitalismo hanno intrapreso un percorso di rinnovamento e riscoperta culturale provando a costruire l'uomo nuovo...Cosa ben riuscita in Germania, un po' meno in Italia
    Se per questo anche il capitale modella l'uomo nuovo ogni giorno secondo i suoi schemi e interessi e così ha fatto anche l'URSS pur restando capitalista...Uomo nuovo e struttura sociale produttiva devono andare di pari passo.

  8. #78
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    Citazione Originariamente Scritto da fabiosko
    Oggi il conflitto non e' di classe, oggi il capitale apolide e multinazionale influenza tutti i campi del vivere umano, e come ben saprai non e' giusto parlare di globalizzazione in senso solo economico, questa riguarda il campo culturale, sociale ecc. ecc.
    La risposta non deve essere di classe, ma puo' essere solo di popolo, solo il popolo ritrovando al propria coscienza etnica, la propria dignita' culturale e tradizionale puo' opporsi....Gli esempi nel mondo ci sono da il Venezuela, Cuba, La Bolivia passando per la Bielorussia fino ad arrivare all'Iran
    Guarda che la 'lotta di classe' è roba da gruppettari anni 70....
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  9. #79
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    Citazione Originariamente Scritto da fabiosko
    hanno intrapreso un percorso di rinnovamento e riscoperta culturale provando a costruire l'uomo nuovo...Cosa ben riuscita in Germania, un po' meno in Italia
    le SS intendi
    Addio Tomàs
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  10. #80
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    hanno intrapreso un percorso di rinnovamento e riscoperta culturale provando a costruire l'uomo nuovo...Cosa ben riuscita in Germania, un po' meno in Italia
    come no!!! i famosi bambini nazisti della kinder!!!

 

 
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