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Risultati da 101 a 110 di 129

Discussione: Max Stirner

  1. #101
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    L'opera di Stalin vive e vince!
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    Citazione Originariamente Scritto da Kaspar Anderegg Visualizza Messaggio
    forchetta e coltello insomma
    Ti basti sapere che anche Giovanni Ventura, il socio di Franco Freda il presunto stragista di destra, fece stampare l'Unico di Stirner come prima pubblicazione della sua microscopica casa editrice che visse poco.

    Inoltre L'Unico fu ristampato dopo anni di censura fascista solo nel '43, dai fascisti di Salò durante la fumosa Repubblica Sociale Italiana di Mussolini.

  2. #102
    RenzoAudisio
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    Citazione Originariamente Scritto da Dr. Jeckyll Visualizza Messaggio
    Ti basti sapere che anche Giovanni Ventura, il socio di Franco Freda il presunto stragista di destra, fece stampare l'Unico di Stirner come prima pubblicazione della sua microscopica casa editrice che visse poco.

    Inoltre L'Unico fu ristampato dopo anni di censura fascista solo nel '43, dai fascisti di Salò durante la fumosa Repubblica Sociale Italiana di Mussolini.
    Beh c'è da dire che lo Stesso Mussolini ebbe un passato da anarco-socialista (e parecchie amanti nell'ambito), ed egli stesso nel ventennio censurò coerentemente anche i suoi stessi scritti come ad esempio il romanzo "L'amante del Cardinale" (che faceva a pugni con la sua nuova veste politica specie in vista del concordato).

    Ma se l'ideologia socialista di Mussolini aveva molte assonanze con il suo Fascismo e pure con lo Statalismo Comunista Sovietico, qualsiasi riferimento all''individualismo anarchico ed a Stirner era solo una interpretazione incoerente utile solo a giustificare l'ingiustificabile. Ben più utile a Mussolini fu la lettura de "il Principe" di Machiavelli che si dice tenesse sempre sulla sua scrivania ma che fu un testo di riferimento anche per molti cosiddetti "democratici" oltre che per tutti i dittatori.

    Citazione Originariamente Scritto da Kaspar Anderegg Visualizza Messaggio
    L'acqua calda: un bene indispensabile
    Si è vero ma qui la sostanza di riferimento non mi sembra essere l'acqua calda bensì l'urina calda, se non proprio la merda fumante.

  3. #103
    Contro ogni fede
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    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    Già che ci sono, sia pur a notevole distanza di tempo rispondo
    Ben ritrovato

    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    Non sarà peculiare dello Stato, ma lo è della "archia", dunque è questa la caratteristica del "nemico" che gli anarchici dovrebbero avversare, ed è per questa caratteristica che di conseguenza essi avversano lo Stato
    Non penso sia molto intelligente per un anarchico rincorrere ottusamente il senso etimologico di un termine piuttosto che pensare a forme concrete di anarchia possibile. Del resto "anarchia" è un termine che si presta a varie interpretazioni. Ma, come già evidenziato da Berneri, quello che tutti gli anarchici hanno in comune e che li differenzia dagli altri è la loro propensione per l'abolizione dello stato. E' questa quindi l'essenza dell'opzione anarchica.
    Sono d'accordo con te sulla necessità di combattere e di riconoscere come nemico chiunque, stato o individuo che sia, voglia imporre la sua "archia", ovvero la sua volontà sulla mia.
    Tuttavia, come ho già spiegato, se da un lato ogni vero egoista dovrebbe combattere la propria archia particolare, anche contro gli altri, dall'altro gli interessi di ogni egoista convergono nel combattere il comune nemico, ovvero l'archia generale, incarnata nello stato, che pretende di imporsi su tutti gli individui.
    L'esito possibile e probabile di una tale convergenza, qualora applicata, sarebbe l'abolizione dello stato e l'emergere di un equilibrio, seppur dinamico e conflittuale, tra le volontà di ogni individuo, ovvero tra le "archie" particolari.
    Questo quindi non vorrebbe dire abolizione dell' "archia" in senso lato, ovvero della coercizione, dell'uso della forza, ecc..., ma piuttosto la sua "diluizione" e diffusione aperta a tutti, in luogo della sua concentrazione tendenzialmente monopolistica ad opera dello stato. Volendo utilizzare un'espressione forse più corretta dal punto di vista strettamente etimologico si potrebbe parlare di "panarchia" o "poliarchia" come avviene su www.panarchy.org e www.poliarchy.org .
    I motivi per cui l' "archia" non può essere eliminata del tutto sono principalmente di due tipi:

    1) esistono delle circostanze che non possono soddisfare pienamente tutte le volontà: in tali casi ogni volontà tenderà quindi ad imporsi sulle altre. Laddove sussiste concentrazione della forza, come nel caso dello stato, la coercizione è unidirezionale; laddove tale concentrazione non sussiste, la coercizione è reciproca e incompleta, producendosi un equilibrio tra le volontà contrastanti.

    2) non è possibile obbligare tutti ad abbandonare l'uso della forza senza far uso a propria volta della forza: quest'ultima è quindi ineliminabile.

    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    Chi non accetta il ricorso ai liberi accordi, ovviamente vuole imporre la propria Sovranità ad altri individui contro la loro Volontà, dunque è "Archico", opera contro la condizione generale di libertà ovvero è contro l'ordine Anarchico e di conseguenza subirebbe le logiche conseguenze.
    Gli accordi sono liberi se vi è la possibilità di non accettarli e di liberarsene in seguito. Tutti siamo inevitabilmente archici, perchè la nostra volontà finisce per scontrarsi inevitabilmente con quella degli altri. Per non essere archici dovremmo essere privi di volontà: personalmente preferisco quindi tenermi stretta la mia "archia".

    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    Che mi frega che l'uso della forza sia naturale? Anche il virus dell'influenza è un elemento naturale, ma non per questo non lo dobbiamo combattere
    Non sto dicendo che non dobbiamo combattere l'uso della forza: sto dicendo che possiamo ridurla al minimo senza tuttavia poter mai eliminarla del tutto. Soprattutto non dobbiamo cadere nell'ipocrita rifiuto a prendere atto di ciò. Ad esempio, rinunciare alla forza significherebbe cadere in balia di coloro ai quali, con la nostra "rinuncia", abbiamo permesso di accaparrare tutta la forza: in effetti questa potrebbe essere una possibile spiegazione della genesi degli stati.

    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    Comunque va precisato che qui la Forza è da intendersi come l'aggressiva oppressione dell'altrui libertà, non come Difesa della propria libertà ovvero come violazione dell'ordine anarchico.
    I concetti di aggressione e difesa sono relativi. Un'azione può essere considerata al contempo come "deprecabile aggressione" o "sacrosanta difesa" a seconda del punto di vista di chi la giudica.
    Si consideri, ad esempio, il caso in cui la mia volontà consideri come mia proprietà un bene e lo stesso faccia la tua, consinderandolo tua proprietà. I miei ed i tuoi tentativi per far proprio tale bene potrebbero essere considerati entrambi come "furto, usurpazione, aggressione" o "legittima difesa" a seconda che li si guardi dal mio o dal tuo punto di vista. In ogni caso la volontà di ognuno sarebbe "archica", ovvero tenderebbe inevitabilmente ad imporsi su quella dell'altro.
    Ogni discorso sulla legittima proprietà di quel bene sarebbe sterile filosofia. Nella realtà la proprietà è decisa dalla forza: oggi, nella stragrande maggioranza dei casi, è quindi determinata dallo stato, in quanto massimo detentore della forza; nell' anarchia astatuale e "panarchica", in assenza di sostanziali disparità di forze, si ricorrerebbe a soluzioni equilibrate, come, ad es, una più o meno equa spartizione o una co-proprietà.

    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    Come scrisse il famoso pubblicista e filosofo stirneriano John Henry Mackey nel suo libro "The anarchists": ogni uomo serio deve dichiararsi o per il Socialismo e quindi per la Forza contro la Libertà, o per l'Anarchia ovvero per la libertà contro la Forza!
    Mi dispiace per Mackey che apprezzo per il suo impegno decisivo per la riscoperta della figura di Stirner, nonchè per il recupero di molti suoi "scritti minori", ma penso che questa sua espressione non sia perfettamente corretta se presa alla lettera. Stirner stesso dice chiaramente che la libertà di ognuno dipende dalla propria forza: acquistate più forza (abolendo la sua concentrazione statale) e sarete di conseguenza più liberi.
    Inoltre per Stirner l'egoismo non esclude affatto il socialismo volontario.

    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    Questa “riduzione del danno” è un concetto "utilitarista" molto statuale e si addice poco a Stirner.
    Un utilitarismo coerente dovrebbe comportare l'abolizione dello stato, essendo quest'ultimo un'entità estremamente dannosa per gli individui.
    L'egoismo stirneriano non può che essere utilitarista: l'egoista che persegue i propri interessi non fa che perseguire il proprio utile.

    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    Non ho capito se secondo te questo sia un proposito Stirneriano... "quel che si potrebbe evitare è che questa forza, anziché venire usata, com’è naturale, da ognuno per fini egoistici" innanzitutto "evitare" dove?
    Temo che tu abbia capito l'opposto di quanto avevo espresso: volevo ribadire la plausibilità dell'uso egoista della forza, auspicando di evitare che questa venga invece "messa al servizio di un organismo a partecipazione obbligatoria, monopolista o preteso tale, che si alimenta sistematicamente della forza e delle risorse di tutti gli individui su un dato territorio per produrre livelli di coercizione e di distruzione (pensa alle guerre) impensabili per un singolo individuo o per una libera associazione di individui".

    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    Mi piacerebbe poi sapere qual'è secondo te la differenza tra "guerra" e "conflitto".
    Il termine "guerra" era utilizzato nel mio precedente intervento nel senso di conflitto armato tra stati, comportante innumerevoli perdite tra gli individui a loro sottoposti. Si voleva rimarcare l'impossibilità che i conflitti tra semplici individui o libere associazioni possano seppur lontanamente raggiungere livelli di distruzione, coercizione e morte paragonabili a quelli dei conflitti tra gli stati.
    Questo anzitutto perchè i conflitti hanno dei costi che disincentivano gli individui razionali a compierli ed estremizzarli, mentre gli stati sfuggono a tale meccanismo perchè scaricano i propri costi sugli individui sottoposti alla loro sovranità.

    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    "Individuare l'avversario" certo... ma è proprio quello che io faccio con la mia concezione di sovranità dell'individuo, non abbassando tutti al basso rango di "individui" (nella concezione vecchia) ma elevando ciascuno al rango di "Sovrano".
    Si, ma non sono d'accordo sul carattere territoriale di questa sovranità, come vorrebbe la logica statale. Una delle carateristiche del libero mercato è la libera concorrenza su uno stesso territorio e quindi anche la libera concorrenza di "sovranità" insistenti sullo stesso territorio.
    Per di più la sovranità territoriale individuale è un'ipotesi irrealistica se intesa come inviolabile e definitiva.
    Diverso è il discorso se la si considerasse come una convenzione liberamente accettata, risindacabile in qualsiasi momento.

  4. #104
    RenzoAudisio
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    Citazione Originariamente Scritto da Antistato Visualizza Messaggio
    Ben ritrovato
    Non penso sia molto intelligente per un anarchico rincorrere ottusamente il senso etimologico di un termine piuttosto che pensare a forme concrete di anarchia possibile. Del resto "anarchia" è un termine che si presta a varie interpretazioni. Ma, come già evidenziato da Berneri, quello che tutti gli anarchici hanno in comune e che li differenzia dagli altri è la loro propensione per l'abolizione dello stato. E' questa quindi l'essenza dell'opzione anarchica.
    Sono d'accordo con te sulla necessità di combattere e di riconoscere come nemico chiunque, stato o individuo che sia, voglia imporre la sua "archia", ovvero la sua volontà sulla mia.
    Se noi prescindiamo dal significato delle parole, dall'etimologia con la quale sono state coniate per indicare un certo pensiero, possiamo affermare tutto ed il contrario di tutto... creiamo una confusione che non giova a nessuno se non a chi naviga nell'ambiguità... la mia critica in tal senso va contro tutte quelle forme pseudoanarchiche dai Paleolibertari ai Noglobal (tanto per fare esempi opposti) che talvolta si dichiarano anarchici ma che con le loro teorie in realtà affermano una loro formula "Archica".
    Tu ti rifarai a Berneri (che nella sua vita ne a dette e scritte tante ... perciò non conosco e non mi esprimo nello specifico... che sarà pur condivisibile) come io potrei rifarmi a Buissinot, che nella sua "Piccola enciclopedia dell'anarchia" (come per tutti gli altri dizionari accademici e non) riconducono giustamente il significato alla radice greca del termine.
    Daltronde anche l'antistatalismo o l'antistatualità non è specifica solo degli anarchici... i liberisti spesso e volentieri sono dichiaratamente antistatuali, ma anche per me che sono stato uno di loro, non sono anarchici (o almeno non lo sono più dei comunisti che spesso invece sono statalisti). Antistatuali sono certamente i "Minarchici" ed io personalmente ventisette anni fa', alla ricerca di un principio di libertà, coltivai quell'esperienza minarchica (dopo aver letto "Anarchia Stato e Utopia" di Robert Nozick) ma anche i "Minarchici" proprio in quanto tali non sono "Anarchici".
    Antistatuali spesso sono i più sinceri federelisti (ed in effetti molti anarchici si rifanno al federalismo), antistatuale è stato considerato fin dal suo esodrio ad esempio Umberto Bossi, che in effetti in più di un'occasione si dichiarò "Libertario", ma per quanta simpatia possa nutrire per Bossi (che ho conosciuto personalmente) non lo definirei propriamente un "anarchico", se non altro per il ruolo di politico che si è scelto.

    Citazione Originariamente Scritto da Antistato Visualizza Messaggio
    Tuttavia, come ho già spiegato, se da un lato ogni vero egoista dovrebbe combattere la propria archia particolare, anche contro gli altri,
    Anche questo concetto che esprimi non mi sembra molto Stirneriano...
    Fin dal suo esordio de "L'Unico" Stirner dice chiaramente che vuole liberare l'individuo da ogni dettame politico o religioso che reprima il suo ego.
    Piuttosto direi che l'egoista dev'essere coerente al proprio "egoismo filosofico", e non guardare ad un "egoismo spicciolo" che gli si ritorcerebbe contro. In altri termini deve fare bene i suoi calcoli nel proprio interesse egoistico.
    Affrontai per la prima volta questo concetto in un articolo dal titolo "Come allungare le mani", pubblicato su il "Seme Anarchico" credo nel 1990. In quell'articolo, proposi di associare all'egoismo Stirneriano che invocava ad "Allungare le mani", l'individualismo Utilitarissta di Bentham (che poteva indicarci "come" farlo... dettaglio tralasciato da Stirner), trascurando aimè però che cosa furono gli Utilitaristi anglosassoni come Bentham o Mill... ovvero assertori del peggior Stato Liberale... assolutamente "Archici" dunque! E se il mio non fu un completo scivolone intellettuale nello specifico contenuto... riconosco che lo fu almeno per metà.
    Ripeto: "L'individuo deve fare bene il proprio interesse", dico io, proprio secondo la logica dei sovrani di oggi, che al 99% hanno acquisito saggiamente il valore della loro Sovranità, che regge stabilmente l'ordine internazionale (un Sistema macroscopicamente anarchico), e che saggiamente rispettano per proprio interesse egoistico, indipendentemente dalla loro fede politica o religiosa (sempre che ne abbiano convintamente una).

    Citazione Originariamente Scritto da Antistato Visualizza Messaggio
    Questo quindi non vorrebbe dire abolizione dell' "archia" in senso lato, ovvero della coercizione, dell'uso della forza, ecc..., ma piuttosto la sua "diluizione" e diffusione aperta a tutti, in luogo della sua concentrazione tendenzialmente monopolistica ad opera dello stato. Volendo utilizzare un'espressione forse più corretta dal punto di vista strettamente etimologico si potrebbe parlare di "panarchia" o "poliarchia" come avviene su www.panarchy.org e www.poliarchy.org .
    In effetti io non credo di aver mai parlato di "abolizione", anche perchè per abolire una qualsivoglia cosa è necessaria una "istituzione" superiore che l'abolisca... una sovrastruttura sicuramente "archica"... tanto che l'espressione "abolizione dell'archia" mi pare un ossimoro o un'antinomia... come dire: "mangiare i cannibali"...
    Mi è un po' oscuro invece cosa possa significare il termine "diluizione dell'archia"... in un certo senso anche la "Democrazia" è una forma diluita del comando, per altro sostenuta fortemente dai principi Utilitaristi, che però io avverso perchè è archica e molto difettosa proprio in quanto fondata sul principio fallace dell'Utilitarismo, che suppone possa esistere un unico "Utile", valido per ciascun individuo, costituito dalla "Risultante vettoriale" dell'insieme di tutte le forze costituite dagli interessi di ciascun individuo. Non è così! L'unico "utile" di ciascun individuo, di cui possiamo essere certi, risiede nella sua libertà assoluta, non sottoposta ad alcuna mediazione che non sia volontaria.
    Conosco bene le idee panarchiche e poliarchiche, ed i siti che hai indicato.
    Ma se per le idee poliarchiche ho assoluto rispetto, anzi mi rifaccio anche ad esse, nell'affermare il mio concetto di "sovranità dell'individuo", rifiuto categoricamente il concetto di "Panarchia" (almeno nei termini esposti proprio in quel sito), che deforma le idee poliarchiche per affermare una sovrastruttura iper archica da paura.

    Se avrò tempo risponderò al resto, ed in particolare ai motivi che indichi per cui l' "archia" non può essere eliminata del tutto. Ma in realtà ho già risposto indirettamente...

  5. #105
    RenzoAudisio
    Ospite

    Predefinito Errata Corrige

    Mi accorgo di aver commesso diversi errori, più o meno gravi" nella redazione del precedente scritto tra cui la confusione tra Polyarchia e Panarchia.
    Per maggiore chiarezza vorrei correggerli:
    Citazione Originariamente Scritto da Antistato Visualizza Messaggio
    Non penso sia molto intelligente per un anarchico rincorrere ottusamente il senso etimologico di un termine piuttosto che pensare a forme concrete di anarchia possibile. Del resto "anarchia" è un termine che si presta a varie interpretazioni. Ma, come già evidenziato da Berneri, quello che tutti gli anarchici hanno in comune e che li differenzia dagli altri è la loro propensione per l'abolizione dello stato. E' questa quindi l'essenza dell'opzione anarchica.
    Sono d'accordo con te sulla necessità di combattere e di riconoscere come nemico chiunque, stato o individuo che sia, voglia imporre la sua "archia", ovvero la sua volontà sulla mia.
    Se prescindiamo dal significato delle parole, se prescindiamo dall'etimologia con la quale sono state coniate per indicare precisi concetti che hanno dato vita a correnti di pensiero come l'Anarchia, allora possiamo affermare tutto ed il contrario di tutto... creando una confusione che non giova a nessuno se non a chi naviga nell'ambiguità... la mia critica in tal senso va contro tutte quelle forme pseudoanarchiche dai Paleolibertari ai Noglobal (tanto per fare esempi opposti) che talvolta si dichiarano anarchici ma che con le loro teorie in realtà affermano una loro formula "Archica".
    Tu ti rifarai a Berneri (che nella sua vita ne ha dette e scritte tante... perciò non potendo conoscere il riferimento specifico non mi esprimo sul suo pensiero... che sarà pur condivisibile), ed io potrei appellarmi a Buissinot, che nella sua "Piccola enciclopedia dell'anarchia" (come per tutti gli altri dizionari accademici e non) riconducono giustamente il significato alla radice greca del termine.
    Daltronde anche l'antistatalismo o l'antistatualità non è specifica solo degli anarchici... ad esempio i liberisti spesso e volentieri sono dichiaratamente antistatuali, ma anche per me (che sono stato uno di loro) non sono anarchici (o almeno non lo sono più dei comunisti che spesso invece sono statalisti). Antistatuali sono certamente i "Minarchici", che vorrebbero uno Stato Minimo tendente allo zero delle sue funzioni, ed anche io, che ventisette anni fa', alla ricerca di un principio di libertà, fui affascinato da quell'idea minarchica (dopo aver letto "Anarchia Stato e Utopia" di Robert Nozick), devo ammettere che anche i "Minarchici" proprio in quanto tali non sono "Anarchici".
    Antistatuali spesso sono i più sinceri federelisti (ed in effetti molti anarchici si rifanno al federalismo), ad esempio antistatuale è stato considerato fin dal suo esodrio politico Umberto Bossi, che in effetti in più di un'occasione si dichiarò "Libertario", ma per quanta simpatia possa nutrire per Bossi (che ho conosciuto personalmente) non lo definirei propriamente un "anarchico", se non altro per il ruolo di politico che si è scelto.


    Citazione Originariamente Scritto da Antistato Visualizza Messaggio
    Tuttavia, come ho già spiegato, se da un lato ogni vero egoista dovrebbe combattere la propria archia particolare, anche contro gli altri,
    Anche questo concetto che esprimi non mi sembra molto Stirneriano...
    Fin dal suo esordio ne "L'Unico", Stirner dice chiaramente che vuole liberare l'individuo da ogni dettame politico o religioso che reprima il suo ego.
    Piuttosto direi che l'egoista dev'essere coerente al proprio "egoismo filosofico", e non guardare ad un miope "egoismo spicciolo" che gli si ritorcerebbe contro. In altri termini deve fare bene i suoi calcoli nel proprio interesse egoistico.
    Affrontai per la prima volta questo concetto in un articolo dal titolo "Come allungare le mani", pubblicato su il "Seme Anarchico" credo nel 1990. In quell'articolo, proposi di associare all'egoismo Stirneriano che invitava ad "Allungare le mani", l'individualismo Utilitarissta di Bentham (che poteva indicarci "come" farlo... dettaglio tralasciato da Stirner), trascurando aimè però che cosa furono gli Utilitaristi anglosassoni come Bentham o Mill... ovvero assertori del peggior Stato Liberale... assolutamente "Archici" dunque! E se il mio non fu un completo scivolone intellettuale nello specifico contenuto... riconosco che lo fu almeno per metà.
    Ripeto: "L'individuo deve fare bene il proprio interesse", dico io, proprio secondo la logica dei sovrani di oggi, che al 99% hanno acquisito saggiamente il valore della loro Sovranità, che regge stabilmente l'ordine internazionale (un Sistema macroscopicamente anarchico), e che saggiamente rispettano per proprio interesse egoistico, indipendentemente dalla loro fede politica o religiosa (sempre che ne abbiano convintamente una).


    Citazione Originariamente Scritto da Antistato Visualizza Messaggio
    Questo quindi non vorrebbe dire abolizione dell' "archia" in senso lato, ovvero della coercizione, dell'uso della forza, ecc..., ma piuttosto la sua "diluizione" e diffusione aperta a tutti, in luogo della sua concentrazione tendenzialmente monopolistica ad opera dello stato. Volendo utilizzare un'espressione forse più corretta dal punto di vista strettamente etimologico si potrebbe parlare di "panarchia" o "poliarchia" come avviene su www.panarchy.org e www.poliarchy.org .
    In effetti io non credo di aver mai parlato di "abolizione", anche perchè per abolire una qualsivoglia cosa è necessaria una "istituzione" superiore che l'abolisca... una sovrastruttura sicuramente "archica"... tanto che l'espressione "abolizione dell'archia" mi suona come un ossimoro o un'antinomia... sarebbe come dire: "mangiare tutti i cannibali"...
    Mi è un po' oscuro invece cosa possa significare il termine "diluizione dell'archia"... in un certo senso anche la "Democrazia" è una forma diluita del comando, per altro sostenuta fortemente dai principi Utilitaristi, che però io avverso perchè è archica e molto difettosa proprio in quanto fondata sul principio fallace dell'Utilitarismo, che suppone possa esistere un unico "Utile", valido per ciascun individuo, costituito dalla "Risultante vettoriale" dell'insieme di tutte le forze costituite dagli interessi di ciascun individuo. Non è così! L'unico "utile" di ciascun individuo, di cui possiamo essere certi, risiede nella sua libertà assoluta, non sottoposta ad alcuna mediazione che non sia volontaria.
    Conosco bene le idee panarchiche e poliarchiche (puoi andare a leggere anche mie citazioni di Nettlau e Puydt sul forum dei libertari), ed i siti che hai indicato.
    Ma se per le idee panarchiche ho assoluto rispetto, anzi mi rifaccio anche ad esse, nell'affermare il mio concetto di "sovranità dell'individuo", rifiuto categoricamente il concetto di "Polyarchia" (almeno nei termini esposti proprio in quel sito), che deforma le idee panarchiche per affermare una sovrastruttura iper archica "da paura".

    Se avrò tempo risponderò al resto, ed in particolare ai motivi che indichi per cui l' "archia" non può essere eliminata del tutto. Ma in realtà ho già risposto indirettamente...

  6. #106
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    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    Se prescindiamo dal significato delle parole, se prescindiamo dall'etimologia con la quale sono state coniate per indicare precisi concetti che hanno dato vita a correnti di pensiero come l'Anarchia, allora possiamo affermare tutto ed il contrario di tutto... creando una confusione che non giova a nessuno se non a chi naviga nell'ambiguità...
    La mia definizione di anarchia è chiara e precisa e consiste nell'assenza di stato, ovvero di concentrazione della forza.
    Del resto, al di là dell'etimologia che è pur sempre sottoposta a varie interpretazioni, non vedo altra forma di anarchia possibile, visto che anche tu ammetti che è impossibile eliminare l'archia intesa come coercizione in senso lato.
    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    Daltronde anche l'antistatalismo o l'antistatualità non è specifica solo degli anarchici... ad esempio i liberisti spesso e volentieri sono dichiaratamente antistatuali, ma anche per me (che sono stato uno di loro) non sono anarchici (o almeno non lo sono più dei comunisti che spesso invece sono statalisti). Antistatuali sono certamente i "Minarchici", che vorrebbero uno Stato Minimo tendente allo zero delle sue funzioni, ed anche io, che ventisette anni fa', alla ricerca di un principio di libertà, fui affascinato da quell'idea minarchica (dopo aver letto "Anarchia Stato e Utopia" di Robert Nozick), devo ammettere che anche i "Minarchici" proprio in quanto tali non sono "Anarchici".
    Solo gli anarchici propugnano l'abolizione dello stato, tutti gli altri che citi ne vorrebbero al massimo una limitazione ad alcuni ambiti, ma mai la completa abolizione. Non a caso quest'ultima è sempre considerata come una discriminante per distinguere tra anarchici e non, come tu stesso hai fatto (forse inconsapevolmente?) proponendo il caso dei miniarchici.


    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    Anche questo concetto che esprimi non mi sembra molto Stirneriano...
    Quale concetto? La mia citazione a cui sembri riferirti è in linea con la tua proposta di lottare contro l'archia in senso generale, solo che io pongo questa lotta sul piano di ogni individuo particolare. Questo consente però di individuare un nemico archico comune a quasi tutti gli individui, incarnato dallo stato, che proprio perchè comune può essere eliminato, al contrario delle archie reciproche tra gli individui che sono ineliminabili, benchè, in assenza di stato, si equilibrerebbero reciprocamente.

    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    Piuttosto direi che l'egoista dev'essere coerente al proprio "egoismo filosofico", e non guardare ad un miope "egoismo spicciolo" che gli si ritorcerebbe contro. In altri termini deve fare bene i suoi calcoli nel proprio interesse egoistico.
    Sono assolutamente d'accordo, anche se non lo chiamerei "egoismo filosofico", in quanto l'egoismo proposto da Stirner tende ad un equilibrio tra i vari interessi dell'individuo che possono essere di varia natura: materiali, edonistici, economici, affettivi, ideali, ecc...
    Quando uno di questi aspetti prende il sopravvento sacrificando tutti gli altri, l'individuo non è più libero, ma schiavo di un'idea fissa, di una passione, ecc...
    Detto questo sono assolutamente d'accordo che un vero egoismo si possa perseguire attraverso il calcolo razionale dei costi e dei benefici di ogni azione, interazione o omissione: ma questo approccio lo definirei tutt'altro che "filosofico", essendo invece molto affine a quello degli economisti marginalisti, i quali dimostrano scientificamente i vantaggi dell'utilitarismo individualista, esprimendolo quindi in modo molto più corretto rispetto ai cosiddetti "filosofi utilitaristi".

    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    Ripeto: "L'individuo deve fare bene il proprio interesse", dico io, proprio secondo la logica dei sovrani di oggi, che al 99% hanno acquisito saggiamente il valore della loro Sovranità, che regge stabilmente l'ordine internazionale (un Sistema macroscopicamente anarchico), e che saggiamente rispettano per proprio interesse egoistico, indipendentemente dalla loro fede politica o religiosa (sempre che ne abbiano convintamente una).
    Non sono d'accordo con il giudizio positivo sulla cosiddetta anarchia internazionale tra stati sovrani, la quale produce invece guerre sanguinose ed inutili per le popolazioni. L'interesse egoistico dei sovrani non corrisponde a quello dei loro popoli, sui quali vengono infatti scaricati i costi e le perdite relative alle decisioni belliche dei sovrani. In un'anarchia tra individui, invece, ognuno valuterebbe i costi delle ostilità per sè e quindi quest'ultime sarebbero molto meno frequenti.
    L'anarchia interstatale è il dominio incontrastato del dilemma del prigioniero (che non rappresenta altro che lo stato di natura hobbesiano, quello dell'homo homini lupus, per intenderci) mentre nell'anarchia interindividuale il dilemma del prigioniero verrebbe risolto dalla tendenza individuale al profitto, il quale viene perseguito con maggior successo attraverso lo scambio, l'accordo, il mutualismo, la cooperazione, ovvero, in definitiva, attraverso il mercato.

    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    In effetti io non credo di aver mai parlato di "abolizione", anche perchè per abolire una qualsivoglia cosa è necessaria una "istituzione" superiore che l'abolisca... una sovrastruttura sicuramente "archica"... tanto che l'espressione "abolizione dell'archia" mi suona come un ossimoro o un'antinomia...
    Esatto, ecco perchè l'archia in senso lato è ineliminabile, mentre l'unica forma di anarchia concepibile è l'abolizione della concentrazione statale dell'archia.

    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    Mi è un po' oscuro invece cosa possa significare il termine "diluizione dell'archia"...
    Significa che la forza, la coercizione, la creazione del diritto, non sono più concentrate in una minoranza di individui chiamata stato, bensì diffuse in ogni individuo.
    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    in un certo senso anche la "Democrazia" è una forma diluita del comando
    La democrazia statale si basa sempre sulla concentrazione della forza in una minoranza e quindi la "diluizione" del comando è solo apparente. Esporrò questo concetto meglio quando avrò più tempo.

    Saluti
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  7. #107
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    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    in un certo senso anche la "Democrazia" è una forma diluita del comando
    Nella democrazia rappresentativa di norma il potere è affidato ad una ristretta minoranza di individui che la popolazione è obbligata ad eleggere, non avendo quest'ultima la possibilità di esercitare il potere direttamente.
    In una democrazia diretta, ma concepita sempre nell'ambito della forma stato, su ogni questione comanderebbe la maggioranza nominale dei votanti, mentre del volere della minoranza non verrebbe tenuto conto, se non nella misura in cui quest'ultima riuscisse a persuadere la maggioranza.
    In nessuno dei due casi, quindi, si può parlare di una piena diluizione del potere, prevedendo comunque l'esclusione di una fetta più o meno ampia di popolazione dall'esercizio del potere.

    Entrambe le forme di democrazia all'apparenza sembrerebbero supportate da motivi utilitaristici, ma ad una più attenta analisi non lo sono.
    La democrazia rappresentativa, in particolare, viene solitamente giustificata dal fatto che il processo decisionale comporta comunque un certo dispendio di tempo e fatica, per cui i rappresentanti eletti svolgerebbe un servizio utile per il popolo, evitandogli la fatica di pensare, di accordarsi e di fare le leggi.
    Tuttavia anche un fautore della democrazia diretta potrebbe obiettare che ogni servizio, per risultare utile, dovrebbe essere scelto (o non scelto) liberamente dai beneficiari dell'utilità. In altre parole, affinchè i rappresentanti risultassero effettivamente utili agli individui, questi ultimi dovrebbe avere la possibilità non solo di scegliere questi anzichè quei rappresentanti, ma anche di revocarli in qualsiasi momento, di modificare le loro decisioni, o addirittura di non scegliere alcun rappresentante ed esercitare direttamente il potere.

    Tuttavia, la critica che si potrebbe rivolgere da un punto di vista anarchico sarebbe ancora più profonda e non risparmierebbe neanche la democrazia diretta.
    La giustificazione utilitarista della democrazia in generale, ed in particolare di quella diretta, si basa sull'assunto che essa è, tutto sommato, conveniente per ogni individuo, in quanto, ad ogni processo decisionale, ognuno avrà più possibilità di ritrovarsi a far parte della maggioranza che comanda piuttosto che della minoranza che obbedisce. Ciò non significa che si dovrà necessariamente far sempre parte della maggioranza, ma che, statisticamente, saranno più le volte in cui ci si troverà in "maggioranza", e quindi a "comandare", di quelle in cui si sarà minoranza e quindi si dovrà obbedire.
    Questa giustificazione non tiene però conto del fatto che l'utilità assunta da ogni potenziale norma per ogni individuo può variare, assumendo anche segno opposto, a seconda delle circostanze: già quest'ultima considerazione basterebbe da sola ad invalidare l'utilità dello "stato di diritto".
    Ma c'è di più: le preferenze espresse da ognuno possono assumere vari livelli di importanza per gli individui che le esprimono.
    Ad esempio, nella democrazia può capitare di essere in maggioranza quando si tratta di decidere su questioni dall'individuo considerate di scarsa importanza, mentre di essere in minoranza su questioni considerate molto importanti.
    In questo caso, l'utilità complessiva sarebbe negativa, in quanto non si è tenuto conto dell'intensità delle preferenze espresse da ognuno, ma solo della semplice propensione in un verso o nell'altro.

    Facciamo un esempio. Poniamo di poter esprimere l'utilità assunta da ogni preferenza per ogni individuo in valori numerici, ad esempio, da 1 a 10.
    Consideriamo il caso in cui si debba scegliere tra due soluzioni A e B.
    Mettiamo che il 60% della popolazione propenda più per A, dandole però una scarsa importanza, che si potrebbe valutare, nella nostra scala delle utilità, con il valore di 1.
    Poniamo invece che l'opzione B venga scelta solo dal 40% della popolazione, che però, in questo caso, riporrebbe in essa la massima importanza, rappresentando quindi un'utilità massima (10).
    Così, se alla fine prevalesse l'ipotesi A, il 60% della popolazione riceverebbe un'utilità pari a 1, mentre il 40% della popolazione riceverebbe un utilità pari a -10 (vale a dire un danno massimo).
    Tirando le somme, possiamo calcolare l'utilità ricevuta in media da ogni individuo:
    1x60/100 + (-10)x40/100= -3,4.
    Al contrario, l'utilità individuale media conseguente alla realizzazione di B sarebbe +3,4.

    In altre parole, l'opzione vincente nella democrazia diretta, in situazioni di questo genere, si rivelerebbe essere sbagliata da un punto di vista utilitarista.
    La giustificabilità, sotto il profilo utilitarista, della democrazia, finanche diretta, sarebbe così invalidata.

    Del resto c'è da tener conto di un'altra, non trascurabile, considerazione.
    Sia nelle democrazie rappresentative che nell'ipotetica democrazia diretta in cornice statale, l'attuazione pratica delle decisioni e delle norme viene in ogni caso affidata ad una minoranza dotata del monopolio (anche se mai totale) della forza.
    E' chiaro che il potere è posseduto da chi ha la forza o la controlla più o meno direttamente. Nella democrazia è formalmente previsto il controllo, da parte degli organi "democratici", della minoranza che detiene il monopolio della forza, che dovrebbe limitarsi ad applicare le decisioni di tali organi.
    Tuttavia è chiaro che chi concentra a sè la forza possegga in pratica anche il potere di mantenere o rovesciare allorquando lo voglia la democrazia formale, nonchè di prendere nelle proprie mani i pieni poteri anche decisionali.
    Se i corpi armati di uno stato sarebbero concordi nell'instaurare una dittatura militare, nessuno potrebbe loro impedirlo, in quanto detentori del monopolio della forza.
    Questo è quanto avvenuto, ad esempio, in Spacia, Grecia, Cile, allorchè la classe militare non si è trovata affatto in armonia con governi considerati a loro scomodi.
    E questo spiega perchè da allora i governi di qualsiasi colore cercano in ogni modo di ingraziarsi le simpatie dei militari, elogiandoli oltremodo, insabbiando i loro crimini, ingrassandoli con fiumi di denaro pubblico, dando loro importanza con una miriade di "missioni di pace" a spese del solito contribuente.
    In altre parole, una democrazia statale non può rispettare neanche i suoi già di per sè insufficienti tentativi di deconcentrazione formale del potere, ma è necessariamente condizionata dalle elite militar-industriali e da tutti gli altri "poteri forti" capaci, per vari motivi intrinseci alla forma statale in sè, di condizionarla.

    Quale sarebbe, invece, l'alternativa che meglio soddisferebbe i requisiti utilitaristici?
    Sarebbe quella costituita dal diritto emerso spontaneamente dal "mercato anarchico" (si veda, a tal proposito, "Beati Possidentes" di Fabio Massimo Nicosia).
    Per capire questa alternativa bisogna intanto riconoscere l'evidenza che il diritto è un fenomeno connaturato all’uomo e che come tale è prodotto, ben prima che dallo stato o da altre istituzioni, da ciascun singolo individuo.
    La condotta umana può infatti essere vista come un’incessante attività di produzione del diritto. Ogni uomo persegue una certa condotta, agisce. Nel fare ciò esprime energia fisica, forza, e produce effetti sul mondo esterno. Perciò l’uomo, nell'attuare una data linea d'azione, automaticamente esprime e produce diritto. Ogni individuo è quindi naturalmente dotato della competenza, cioè del potere, di porre egli stesso diritto, competenza che è in concorrenza con quella di tutti gli altri.

    Il diritto creato da ogni individuo (diritto soggettivo) è dunque la pressione che ognuno esercita nei confronti degli altri.
    Ogni essere umano, per poter svolgere la propria condotta nel mondo, avanza delle pretese. Ogni pretesa può incontrare negli altri individui pretese di diniego e/o impedimento, ma anche di acquiescenza o di consenso.
    Il diritto applicato (diritto oggettivo) è il risultato della interazione tra i diritti soggettivi, e quindi del confronto, del consenso, dei conflitti, nonché dei rapporti di forza e del livello di fermezza con cui ognuno difende le proprie pretese. Quest’ultimo aspetto dipenderà a sua volta dall'importanza che le parti assegnano ad ogni loro pretesa. Tale meccanismo di costi e benefici va ovviamente esteso a una pluralità di attori che interferiscono reciprocamente. Si crea così un "mercato del diritto", dove ogni individuo è "giudice", facendo valere i suoi giudizi sulle azioni altrui.

    Al diritto oggettivo si perviene quindi attraverso il confronto/scontro degli ordinamenti individuali. Esso è quindi l'equilibrio (non deliberato) risultante dalle pressioni reciproche dei singoli. Ognuno tenta di condizionare la condotta altrui in modo che si adatti alla propria e al tempo stesso ognuno è condizionato dalla condotta altrui e aggiusta la propria.

    Mentre nello stato su ogni questione viene applicata una sola tra le tante possibili opzioni, tramite la sua imposizione a tutti per mezzo di un corpo gerarchico distinto dal resto della società, nel "mercato anarchico" non verrebbe preclusa a nessuno la possibilità di applicare o di far applicare le proprie decisioni, diventando impossibile distinguere tra decisioni “ufficiali” e decisioni “illegali”. Ognuno contribuirebbe alle decisioni preferite con le modalità e l'intensità che più preferisce. Ciò, da un lato, renderebbe possibile la coesistenza di diverse opzioni, ognuna delle quali non per forza escludente le altre, dall'altro, in caso di conflitto tra opzioni discordanti, favorirebbe l'emergere non deliberato di un equilibrio di mercato tra tutte le diverse pretese, che assumerebbero diverso peso a seconda, più che dei rapporti numerici “nominali”, anche dell’impegno e del livello di fermezza con cui ognuno difende le proprie decisioni.

    Del resto l'applicazione delle decisioni comporta sempre dei costi. Se nello stato i costi sono a carico di tutti i contribuenti, a prescindere dal loro consenso (e dall'intensità di quest'ultimo) con la decisione presa, nel mercato anarchico ognuno contribuirebbe volontariamente e nella misura che preferisce alla realizzazione di qualsivoglia decisione.
    Tornando all'esempio di prima, se quel 60% della popolazione fosse pronto a pagare 1 euro per A, l'altro 40% sarebbe disposto a pagare 10 euro per la realizzazione di B.
    Alla fine B avrebbe più possibilità di realizzarsi perchè supportata da più contributi di A.
    Questo esempio ovviamente rappresenta un caso estremo e semplificato in cui si è necessariamente costretti a scegliere tra due alternative inconciliabili e senza apparente possibilità di compromesso, cosa che in realtà accadrebbe infrequentemente, ma rende bene l'idea della differenza tra il processo decisionale del mercato anarchico e quello della democrazia statale.


    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio

    Ma se per le idee panarchiche ho assoluto rispetto, anzi mi rifaccio anche ad esse, nell'affermare il mio concetto di "sovranità dell'individuo", rifiuto categoricamente il concetto di "Polyarchia" (almeno nei termini esposti proprio in quel sito), che deforma le idee panarchiche per affermare una sovrastruttura iper archica "da paura".
    Non ho ben compreso in cosa, per te, le idee poliarchiche (che ammetto di non conoscere benissimo) divergerebbero dalla panarchia, fino a costituire "una sovrastruttura iperarchica da paura".


    Saluti e buon anno
    Antistato

  8. #108
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    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    Kazzate... non conosci il libertarismo americano e neppure l'ambiente libertarian, ma quel che peggio è... non conosci neppure Nietszche. Tanto per dirne una non è assolutamente dimostrata (da alcuni studiosi viene proprio esclusa) una lettura di Stirner da parte di Nietszche, che non ha mai citato un suo scritto nei suoi discorsi o nei suoi libri, nè inserito in una propria bibliografia. Alla morte di Stirner, Nietszche non aveva neppure ancora compiuto 12 anni... al massimo poteva essere suo nipote...
    Ciao!

    Pur non conoscendo molto i commentatori di Stirner, non è che l'ipotesi di Nietzsche (la "z" va prima della "s"!) "figlioccio" di Stirner sia poi così peregrina, anzi.

    Nel saggio di Roberto Calasso che si trova alla fine dell'edizione adelphi de "l'Unico", trovi un capitoletto dove si tratta proprio la "dipendenza" di una parte del pensiero di Nietzsche da Stirner.
    Cito a memoria perchè non ho sottomano il libro.
    Il fatto che non sia dimostrata la lettura (e sottlineo lettura) dell'unico è falso. Negli archivi di una biblioteca svizzera dovrebbero esserci le prove che Nietzsche lesse l'Unico e non solo. Ne consigliò infatti la lettura anche ad un allievo, tale Baumgartner, esaltando il buon Max come "il pensatore più consequenziale dopo Hobbes" (o qualcosa del genere)
    Inoltre la moglie di Overbeck racconta che un giorno, durante una conversazione, Nietzsche disse qualcosa come "se Stirner dovesse mai diventare celebre, mi accuserebbero di plagio".

    Purtoppo non posso darti le citazioni esatte, ma basta leggere il saggio di Calasso perchè tutto sia più chiaro.

    C'era inoltre una manciata di pagine in un libercolo chiamato "la città degli unici" - vado sempre a memoria, eh? - che analizzava (un po' frettolosamente, a dir la verità) le somiglianze filosofiche tra Nietzsche e Stirner.

    Suvarin (uno nuovo da queste parti :-)

  9. #109
    RenzoAudisio
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    Citazione Originariamente Scritto da suvarin Visualizza Messaggio
    Ciao!

    Pur non conoscendo molto i commentatori di Stirner, non è che l'ipotesi di Nietzsche (la "z" va prima della "s"!)

    vero... infatti io rispondevo a quell'asino di Barbudo... (sto scherzando)


    Citazione Originariamente Scritto da suvarin Visualizza Messaggio
    Nel saggio di Roberto Calasso che si trova alla fine dell'edizione adelphi de "l'Unico", trovi un capitoletto dove si tratta proprio la "dipendenza" di una parte del pensiero di Nietzsche da Stirner.
    Cito a memoria perchè non ho sottomano il libro.
    Il fatto che non sia dimostrata la lettura (e sottlineo lettura) dell'unico è falso. Negli archivi di una biblioteca svizzera dovrebbero esserci le prove che Nietzsche lesse l'Unico e non solo. Ne consigliò infatti la lettura anche ad un allievo, tale Baumgartner, esaltando il buon Max come "il pensatore più consequenziale dopo Hobbes" (o qualcosa del genere)
    Inoltre la moglie di Overbeck racconta che un giorno, durante una conversazione, Nietzsche disse qualcosa come "se Stirner dovesse mai diventare celebre, mi accuserebbero di plagio".
    Purtoppo non posso darti le citazioni esatte, ma basta leggere il saggio di Calasso perchè tutto sia più chiaro.
    C'era inoltre una manciata di pagine in un libercolo chiamato "la città degli unici" - vado sempre a memoria, eh? - che analizzava (un po' frettolosamente, a dir la verità) le somiglianze filosofiche tra Nietzsche e Stirner.
    è una faccenda controversa... comunque se Stirner fosse stato davvero il "Padrino" di Nietzsche pensate davvero che sarebbe potuto mai essere stato nominato in appena due dubbie occasioni dal suo "Figlioccio"? Avete così poca stima di Nietzsche per credere che sottacesse il nome del suo "Maestro", solo per la meschina paura di essere accusato di plagio? Mi sembra una teoria assai risibile, tantopiù che la testimonianza di Ida Overbeck fu tutta verbale... (leggesi: "dicerie").

  10. #110
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    Citazione Originariamente Scritto da RenzoAudisio Visualizza Messaggio
    è una faccenda controversa... comunque se Stirner fosse stato davvero il "Padrino" di Nietzsche pensate davvero che sarebbe potuto mai essere stato nominato in appena due dubbie occasioni dal suo "Figlioccio"? Avete così poca stima di Nietzsche per credere che sottacesse il nome del suo "Maestro", solo per la meschina paura di essere accusato di plagio? Mi sembra una teoria assai risibile, tantopiù che la testimonianza di Ida Overbeck fu tutta verbale... (leggesi: "dicerie").

    Sarebbe una diceria se l'avesse detto mio cuggino, non un allievo e la moglie del migliore amico (l'unico amico?) del Federico Guglielmo :-D

    Ad ogni modo, sto mica dicendo che Nietzsche sia totalmente dipendente da Stirner, figuriamoci. Semplicemente c'è una connessione. Filosofica (e questa è abbastanza evidente leggendo l'Unico e, chessò, lo Zarathustra) e "materiale".

    Suvarin

 

 
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