Vorrei dire la mia sui rapporti Di Nietzsche con Stirner.
E' possibile che Nietzsche sia stato influenzato dal nostro, ma questo non significa che il loro pensiero ed il loro messaggio siano gli stessi. Del resto Stirner è il "filosofo" forse più frainteso della storia, forse a causa della complessità del suo messaggio.
In ogni caso vale la pena sottolineare la differenza di fondo tra i due.
Il modello di uomo di Nietzsche è l'uomo dionisiaco presocratico e precristiano, vale a dire l'uomo che segue unicamente i propri istinti e passioni.
L'egoismo di Stirner, invece, è incompatibile con qualsiasi schiavitù, sia essa morale, ideale o passionale, al quale l'individuo si venga eventualmente a sottomettere, sacrificando il resto della sua personalità.
L'egoismo di Stirner si realizza invece con la piena realizzazione della personalità dell'individuo, nell'equilibrio di tutte le componenti della propria individualità, siano esse sensuali, passionali, materiali, ideali, ecc...
In ogni caso ognuna di esse non dovrà mai essere sacralizzata, ma utilizzata solo finchè vantaggiosa e benefica per l'individuo ed essere pronta, all'occorrenza, ad essere rimessa in discussione in qualsiasi momento.
Non a caso Stirner riconosce al cristianesimo il ruolo storico di aver liberato l'individuo dalla schiavitù delle passioni, schiavizzandolo però nel senso opposto. Occorre quindi liberarsi dal cristianesimo e da qualsiasi altra idea fissa così come il cristianesimo fece nei confronti delle passioni.
L'unica "pecca" di Stirner, secondo me, è quella di non essere stato molto ferrato in economia. Se Stirner lo fosse stato, avrebbe certamente preferito il mercato anarchico alla "guerra di tutti contro tutti" hobbesiana, riconoscendolo come prodotto spontaneo dell'egoismo razionale pienamente realizzato.
Ultimamente si fa un gran parlare (a ragione) di aprire i mercati alla concorrenza per renderli più efficienti e vantaggiosi sia per i consumatori che per ogni potenziale concorrente finora escluso, ma non si è ancora arrivati alla considerazione più importante, ovvero che una concorrenza effettivamente libera si può ottenere solo tramite l'abolizione dello stato.
Quest'ultimo, infatti, come evidenziato da Stirner, ha il duplice ruolo di impedire la concorrenza degli individui nei suoi confronti e di "regolare" arbitrariamente la concorrenza tra gli individui stessi. In particolare, Stirner denuncia lo stato come fonte di ogni restrizione artificiosa alla libera concorrenza, riconoscendone il carattere elitario e proibizionista nel consentire l’accesso al mercato solo ai quei privilegiati in possesso delle “facoltà legali” da lui stesso prestabilite.
Significativi, a tal proposito, i seguenti passaggi:
"Alla scomparsa dello Stato corrisponderà la scomparsa di tutte le tristi conseguenze che ne derivano. Se ora la maggioranza è ridotta schiava da un gruppo di egoisti spietati, avverrà la libera concorrenza dell'egoismo contro l'egoismo. Purchè si parta, almeno una volta, da condizioni uguali, poco importa che si possa giungere a risultati disuguali. Alla peggio, si invertiranno i termini.
[...]
La libera concorrenza è essa veramente " libera " ? meglio anzi è essa una vera " concorrenza " di persone, come si vuol far credere, poichè su quel titolo si pone il fondamento di ogni diritto?
È libera una concorrenza, che lo Stato, questo despota di principi borghesi, inceppa con mille ostacoli ? Ecco un ricco industriale che fa splendidi affari. Io vorrei fargli concorrenza. " Sia pure, dice lo Stato, io non ho nulla da obiettare contro la tua persona quale concorrente ", " bene, dico io, ma per poter far ciò ho bisogno d'un'area per costruirvi degli edifici, ho bisogno di denaro? " " Peggio per te, mi risponde, senza denaro tuo proprio tu non puoi concorrere, ne ti è lecito prenderlo, poichè io tutelo e garantisco la proprietà ". La concorrenza non è libera, perchè mi manca l'essenziale per poter concorrere. Contro la mia persona non si muovono eccezioni; ma siccome io non posseggo la cosa, così anche la mia persona è costretta a starsene indietro. E chi possiede la cosa di cui ho bisogno? Forse questo industriale? In tal caso potrei togliergliela? No, perchè lo Stato l'ha riconosciuta quale sua proprietà : ed essa è per il singolo che l'ha alle mani un feudo tutelato, un possesso.
Dacchè non posso concorrere con l'industriale, mi ci proverò con quel professore di diritto ; egli è uno allocco, ed io che ne so cento volte più di lui, gli spopolerò la classe. " Hai tu frequentato le scuole pubbliche? " — mi chiede lo Stato — " sei stato promosso, amico mio? " " No, ma che importa? Io so quello che occorre e conosco bene la mia materia ". " Mi dispiace, ma in questo caso la concorrenza non è libera: contro la tua persona nulla si può obiettare, se non che ti manca la cosa : la laurea di dottore. E questa laurea, questo diploma io, lo Stato, lo pretendo. Domandala con bei modi; vedrò ciò che si può fare".
Questa è adunque la libertà della concorrenza. Lo Stato, il mio padrone, deve darmi anzitutto la facoltà di concorrere.
Ma concorrono poi veramente le persone? No, le cose soltanto concorrono! Nella gara ci sarà sempre uno che resterà indietro (p. es. un poetastro in gara con un vero poeta). Ma che i mezzi di cui difetta lo sgraziato concorrente siano personali o dipendano dalle cose, non è tutt'uno, nè è tutt'uno che le cose possano essere acquistate per la forza personale o per grazia, quale un dono. Se io devo attendere l'approvazione dello Stato per potermi procacciare i mezzi (p. es. mediante la promozione), io devo dire che ho acquistato quei mezzi non per mia virtù ma per la grazia dello Stato.
Secondo il senso della borghesia ciascuno è possessore o " proprietario ". Donde viene dunque che la maggior parte degli uomini nulla possiede? Ma per esser più chiari, le cose stanno in questo modo. Il liberalismo si presentò senz'altro con la dichiarazione che l'essenziale per l'uomo era il possedere, non l'essere posseduto. Ma poichè nel concetto dei liberali si trattava dell' uomo in astratto e non già del singolo, dell'individuo, cosi la determinazione di ciò che al singolo abbisognava restò in facoltà del singolo.
Ma il mio egoismo s'accontenterà forse di ciò? Quel che abbisogna all'uomo in astratto non può servire di misura pei bisogni del singolo in concreto ; poichè io posso aver bisogno di più o di meno. Io devo avere dunque tutto quello che le mie forze mi possono procurare.
La concorrenza è difettosa in sè, poichè i mezzi per concorrere non sono a disposizione di tutti e non derivano dalla virtù di nessuno, ma dal caso. La maggior parte degli individui non possiede quei mezzi, ed è perciò senza beni di fortuna".




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