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Discussione: Max Stirner

  1. #111
    Contro ogni fede
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    Vorrei dire la mia sui rapporti Di Nietzsche con Stirner.
    E' possibile che Nietzsche sia stato influenzato dal nostro, ma questo non significa che il loro pensiero ed il loro messaggio siano gli stessi. Del resto Stirner è il "filosofo" forse più frainteso della storia, forse a causa della complessità del suo messaggio.
    In ogni caso vale la pena sottolineare la differenza di fondo tra i due.

    Il modello di uomo di Nietzsche è l'uomo dionisiaco presocratico e precristiano, vale a dire l'uomo che segue unicamente i propri istinti e passioni.
    L'egoismo di Stirner, invece, è incompatibile con qualsiasi schiavitù, sia essa morale, ideale o passionale, al quale l'individuo si venga eventualmente a sottomettere, sacrificando il resto della sua personalità.
    L'egoismo di Stirner si realizza invece con la piena realizzazione della personalità dell'individuo, nell'equilibrio di tutte le componenti della propria individualità, siano esse sensuali, passionali, materiali, ideali, ecc...
    In ogni caso ognuna di esse non dovrà mai essere sacralizzata, ma utilizzata solo finchè vantaggiosa e benefica per l'individuo ed essere pronta, all'occorrenza, ad essere rimessa in discussione in qualsiasi momento.
    Non a caso Stirner riconosce al cristianesimo il ruolo storico di aver liberato l'individuo dalla schiavitù delle passioni, schiavizzandolo però nel senso opposto. Occorre quindi liberarsi dal cristianesimo e da qualsiasi altra idea fissa così come il cristianesimo fece nei confronti delle passioni.

    L'unica "pecca" di Stirner, secondo me, è quella di non essere stato molto ferrato in economia. Se Stirner lo fosse stato, avrebbe certamente preferito il mercato anarchico alla "guerra di tutti contro tutti" hobbesiana, riconoscendolo come prodotto spontaneo dell'egoismo razionale pienamente realizzato.

    Ultimamente si fa un gran parlare (a ragione) di aprire i mercati alla concorrenza per renderli più efficienti e vantaggiosi sia per i consumatori che per ogni potenziale concorrente finora escluso, ma non si è ancora arrivati alla considerazione più importante, ovvero che una concorrenza effettivamente libera si può ottenere solo tramite l'abolizione dello stato.
    Quest'ultimo, infatti, come evidenziato da Stirner, ha il duplice ruolo di impedire la concorrenza degli individui nei suoi confronti e di "regolare" arbitrariamente la concorrenza tra gli individui stessi. In particolare, Stirner denuncia lo stato come fonte di ogni restrizione artificiosa alla libera concorrenza, riconoscendone il carattere elitario e proibizionista nel consentire l’accesso al mercato solo ai quei privilegiati in possesso delle “facoltà legali” da lui stesso prestabilite.
    Significativi, a tal proposito, i seguenti passaggi:


    "Alla scomparsa dello Stato corrisponderà la scomparsa di tutte le tristi conseguenze che ne derivano. Se ora la maggioranza è ridotta schiava da un gruppo di egoisti spietati, avverrà la libera concorrenza dell'egoismo contro l'egoismo. Purchè si parta, almeno una volta, da condizioni uguali, poco importa che si possa giungere a risultati disuguali. Alla peggio, si invertiranno i termini.
    [...]
    La libera concorrenza è essa veramente " libera " ? meglio anzi è essa una vera " concorrenza " di persone, come si vuol far credere, poichè su quel titolo si pone il fondamento di ogni diritto?
    È libera una concorrenza, che lo Stato, questo despota di principi borghesi, inceppa con mille ostacoli ? Ecco un ricco industriale che fa splendidi affari. Io vorrei fargli concorrenza. " Sia pure, dice lo Stato, io non ho nulla da obiettare contro la tua persona quale concorrente ", " bene, dico io, ma per poter far ciò ho bisogno d'un'area per costruirvi degli edifici, ho bisogno di denaro? " " Peggio per te, mi risponde, senza denaro tuo proprio tu non puoi concorrere, ne ti è lecito prenderlo, poichè io tutelo e garantisco la proprietà ". La concorrenza non è libera, perchè mi manca l'essenziale per poter concorrere. Contro la mia persona non si muovono eccezioni; ma siccome io non posseggo la cosa, così anche la mia persona è costretta a starsene indietro. E chi possiede la cosa di cui ho bisogno? Forse questo industriale? In tal caso potrei togliergliela? No, perchè lo Stato l'ha riconosciuta quale sua proprietà : ed essa è per il singolo che l'ha alle mani un feudo tutelato, un possesso.
    Dacchè non posso concorrere con l'industriale, mi ci proverò con quel professore di diritto ; egli è uno allocco, ed io che ne so cento volte più di lui, gli spopolerò la classe. " Hai tu frequentato le scuole pubbliche? " — mi chiede lo Stato — " sei stato promosso, amico mio? " " No, ma che importa? Io so quello che occorre e conosco bene la mia materia ". " Mi dispiace, ma in questo caso la concorrenza non è libera: contro la tua persona nulla si può obiettare, se non che ti manca la cosa : la laurea di dottore. E questa laurea, questo diploma io, lo Stato, lo pretendo. Domandala con bei modi; vedrò ciò che si può fare".
    Questa è adunque la libertà della concorrenza. Lo Stato, il mio padrone, deve darmi anzitutto la facoltà di concorrere.
    Ma concorrono poi veramente le persone? No, le cose soltanto concorrono! Nella gara ci sarà sempre uno che resterà indietro (p. es. un poetastro in gara con un vero poeta). Ma che i mezzi di cui difetta lo sgraziato concorrente siano personali o dipendano dalle cose, non è tutt'uno, nè è tutt'uno che le cose possano essere acquistate per la forza personale o per grazia, quale un dono. Se io devo attendere l'approvazione dello Stato per potermi procacciare i mezzi (p. es. mediante la promozione), io devo dire che ho acquistato quei mezzi non per mia virtù ma per la grazia dello Stato.

    Secondo il senso della borghesia ciascuno è possessore o " proprietario ". Donde viene dunque che la maggior parte degli uomini nulla possiede? Ma per esser più chiari, le cose stanno in questo modo. Il liberalismo si presentò senz'altro con la dichiarazione che l'essenziale per l'uomo era il possedere, non l'essere posseduto. Ma poichè nel concetto dei liberali si trattava dell' uomo in astratto e non già del singolo, dell'individuo, cosi la determinazione di ciò che al singolo abbisognava restò in facoltà del singolo.
    Ma il mio egoismo s'accontenterà forse di ciò? Quel che abbisogna all'uomo in astratto non può servire di misura pei bisogni del singolo in concreto ; poichè io posso aver bisogno di più o di meno. Io devo avere dunque tutto quello che le mie forze mi possono procurare.
    La concorrenza è difettosa in sè, poichè i mezzi per concorrere non sono a disposizione di tutti e non derivano dalla virtù di nessuno, ma dal caso. La maggior parte degli individui non possiede quei mezzi, ed è perciò senza beni di fortuna".

  2. #112
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    [CUTTONE]
    Ultimamente si fa un gran parlare (a ragione) di aprire i mercati alla concorrenza per renderli più efficienti e vantaggiosi sia per i consumatori che per ogni potenziale concorrente finora escluso, ma non si è ancora arrivati alla considerazione più importante, ovvero che una concorrenza effettivamente libera si può ottenere solo tramite l'abolizione dello stato.
    [CUTTINO]
    Significativi, a tal proposito, i seguenti passaggi:


    "Alla scomparsa dello Stato corrisponderà la scomparsa di tutte le tristi conseguenze che ne derivano. Se ora la maggioranza è ridotta schiava da un gruppo di egoisti spietati, avverrà la libera concorrenza dell'egoismo contro l'egoismo. Purchè si parta, almeno una volta, da condizioni uguali, poco importa che si possa giungere a risultati disuguali. Alla peggio, si invertiranno i termini.
    [...]
    La libera concorrenza è essa veramente " libera " ? meglio anzi è essa una vera " concorrenza " di persone, come si vuol far credere, poichè su quel titolo si pone il fondamento di ogni diritto?
    È libera una concorrenza, che lo Stato, questo despota di principi borghesi, inceppa con mille ostacoli ? Ecco un ricco industriale che fa splendidi affari. Io vorrei fargli concorrenza. " Sia pure, dice lo Stato, io non ho nulla da obiettare contro la tua persona quale concorrente ", " bene, dico io, ma per poter far ciò ho bisogno d'un'area per costruirvi degli edifici, ho bisogno di denaro? " " Peggio per te, mi risponde, senza denaro tuo proprio tu non puoi concorrere, ne ti è lecito prenderlo, poichè io tutelo e garantisco la proprietà ". La concorrenza non è libera, perchè mi manca l'essenziale per poter concorrere. Contro la mia persona non si muovono eccezioni; ma siccome io non posseggo la cosa, così anche la mia persona è costretta a starsene indietro. E chi possiede la cosa di cui ho bisogno? Forse questo industriale? In tal caso potrei togliergliela? No, perchè lo Stato l'ha riconosciuta quale sua proprietà : ed essa è per il singolo che l'ha alle mani un feudo tutelato, un possesso.
    Innanzitutto ciao.

    Vorrei dire anch'io la mia su Max Stirner.

    Rileggendo il passo che hai citato, mi è ritornata alla mente una vecchia idea, che non riprendevo più da tanto (almeno dall'ultima lettura dell'Unico, risalente a qualche annetto fa). La dico qui forse perchè spero che, infilata nel mega-thread da cento e passa post se ne accorgano in pochi, o forse semplicemente perchè è stato proprio il tuo intervento, IMHO assai acuto, a farmela ritornare in testa :-D
    Dal pezzo che citi, io non vedo tanto l'egoista dell'"io possiedo le mie idee, non sono loro a possedermi" o il demolitore di morali, quanto più una dimostrazione, una giustificazione filosofica del comunismo anarchico, che, apparentemente, si allonterebbe macroscopicamente dall'idea di Stirner.
    Mi spiego meglio.
    Hai perfettamente ragione nel dire che, nel pensiero di Stirner, lo Stato vada abolito per favorire la concorrenza. D'altra parte, pare anche anche che il "padronato", così come viene inteso dal Nostro, vada abolito.

    E' un sistema duplice quello che Stirner attacca: il Capitale che è connesso allo Stato, il quale è a sua volta colluso con il primo.

    "ma per poter far ciò ho bisogno d'un'area per costruirvi degli edifici, ho bisogno di denaro? " " Peggio per te, mi risponde, senza denaro tuo proprio tu non puoi concorrere, ne ti è lecito prenderlo, poichè io tutelo e garantisco la proprietà"

    L'impossibilità di partire con le stesse "armi" del mio potenziale concorrente, mi toglie la possibilità di poter fargli concorrenza. Mi manca l'ugualianza economica col mio concorrente. Quindi, la critica di Stirner è indirizzata a quel sistema che elargisce bonariamente l'ugualianza politica e sociale ai suoi cittadini, ma non quella economica, per dirla con Bakunin.

    Ed è, paradossalmente, proprio il pensiero di Bakunin quello che mi ricorda la tua citazione.
    "Il collettivista russo col crucco egoista?" - si chiederà qualcuno - "che hanno da spartirsi?"
    IMHO, molto di più di quanto non si immagini. Stirner è qui quasi un papà di Bakunin, sia a livello di "altezza di pensiero" (il primo lavora in ambito essenzialmente filosofico, il secondo politico), sia a livello cronologico, sia a livello di influenze (entrambi ex-hegeliani).

    E, partendo da questo assunto, anche quella "comunità dei liberi", per molti messa lì giusto per concludere un abbozzato pensiero politico che leghi con la filosofia esposta nella prima parte dell'Unico, assume tutto un altro significato.
    Se avessi il volume sottomano potrei citare letteralmente un passo in cui Stirner descrive, in una ideale(?) comunità, come il padrone che paga poco possa essere costretto dall'unione dei suoi "Unici operai" a pagarli quanto loro ritengano sia giusto.
    Da questo alle comuni operaie spagnole, il passo è assai breve. Ed è proprio quello il passo che fa Bakunin.

    Suvarin


    PS. Non che creda che una lettura assai differente dalla "norma" di Stirner da parte del Michail lo abbia portato su posizioni anarchiche. Non ne ho le prove materiali, né credo esistano.
    Evidentemente è l'influenza Hegeliana a portare i due su posizioni IMHO non così dissimili, anche se su piani diversi.

  3. #113
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    Ciao Suvarin!

    Citazione Originariamente Scritto da suvarin Visualizza Messaggio
    L'impossibilità di partire con le stesse "armi" del mio potenziale concorrente, mi toglie la possibilità di poter fargli concorrenza. Mi manca l'ugualianza economica col mio concorrente. Quindi, la critica di Stirner è indirizzata a quel sistema che elargisce bonariamente l'ugualianza politica e sociale ai suoi cittadini, ma non quella economica, per dirla con Bakunin.
    Diciamo che dipende cosa si intende per uguaglianza economica. Se per essa si intende il libero accesso per ogni individuo a qualsiasi mansione e quindi eque opportunità reali, e non soltanto formali, di possedere i mezzi di produzione ad essa necessari, allora siamo d'accordo. Tuttavia, in questo caso, si dovrebbe parlare più propriamente di uguaglianza di opportunità e non si tratterebbe più di comunismo, dove invece la concorrenza viene abolita e, più che l'uguaglianza delle opportunità, si propugna invece l'eguaglianza assoluta delle condizioni finali (cosa che ritengo utopica).

    D'altro canto, non sei il primo ad intravvedere una qualche influenza di Stirner su Bakunin: anche Engels la "denunciò", secondo me a ragione.
    Del resto Bakunin, per la precisione, più che al comunismo anarchico andrebbe ricondotto al collettivismo, cioè alla teorizzazione della proprietà comune dei mezzi di produzione (appunto per garantire eque condizoni di partenza), ma non di quella dei prodotti, che potrebbero essere quindi scambiati liberamente (cioè dando vita ad un'economia di mercato) tra i produttori.
    L'intento di garantire a tutti il libero accesso alla concorrenza senza sfociare nel comunismo dei prodotti, quindi, è comune sia a Stirner che a Bakunin.
    Solo che il primo lascia più intravvedere il raggiungimento di questa possibilità mediante la libera competizione degli individui nella distribuzione della proprietà, mentre il secondo preferirebbe di più la socializzazione del capitale.

  4. #114
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    Citazione Originariamente Scritto da Antistato Visualizza Messaggio
    Del resto Bakunin, per la precisione, più che al comunismo anarchico andrebbe ricondotto al collettivismo, cioè alla teorizzazione della proprietà comune dei mezzi di produzione (appunto per garantire eque condizoni di partenza), ma non di quella dei prodotti, che potrebbero essere quindi scambiati liberamente (cioè dando vita ad un'economia di mercato) tra i produttori.
    Se i mezzi di produzione fossero di proprietà di tutti (nota che proprietà statale non è proprietà comune), lo sarebbero per forza di cose anche i beni e i servizi prodotti (socialmente) con essi e quindi vi sarebbe solo la necessità di distribuirli (secondo i bisogni autodeterminati di ognuno), non di scambiarli su un mercato.
    Solo le pecore hanno bisogno di leader. La Democrazia richiede partecipazione diretta e assunzione di responsabilità.
    Se non stai attento, i mass media ti faranno odiare gli oppressi e amare le persone che opprimono.

  5. #115
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    Citazione Originariamente Scritto da Gian_Maria Visualizza Messaggio
    Se i mezzi di produzione fossero di proprietà di tutti (nota che proprietà statale non è proprietà comune), lo sarebbero per forza di cose anche i beni e i servizi prodotti (socialmente) con essi e quindi vi sarebbe solo la necessità di distribuirli (secondo i bisogni autodeterminati di ognuno), non di scambiarli su un mercato.
    La proprietà comune non può eliminare l'utilizzo individuale del "bene pubblico". Nel momento in cui un individuo sta utilizzando un bene pubblico, in effetti sta operando una privatizzazione temporanea.

  6. #116
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    Citazione Originariamente Scritto da Antistato Visualizza Messaggio
    La proprietà comune non può eliminare l'utilizzo individuale del "bene pubblico". Nel momento in cui un individuo sta utilizzando un bene pubblico, in effetti sta operando una privatizzazione temporanea.
    Ma Antistato, pensaci bene, dopotutto non è mica male l'idea di Gian_Maria... pensa che pacchia... sarebbe il Paese del Bengodi:
    come solidarista sarei estremamente generoso nel lasciare usare i mezzi di produzione agli altri, non mi permetterei assolutamente, neppure per un solo istante, di sottrargli questa "temporanea proprietà", mentre il mio stirneriano "allungare le mani" sui prodotti che mi servono (secondo i miei bisogni autodeterminati) sarebbe un piacevole lavoro di distribuzione degli stessi.

    ROB DE MATT...

  7. #117
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    Citazione Originariamente Scritto da Antistato Visualizza Messaggio
    La proprietà comune non può eliminare l'utilizzo individuale del "bene pubblico".
    E perché mai dovrebbe eliminarlo?
    Solo le pecore hanno bisogno di leader. La Democrazia richiede partecipazione diretta e assunzione di responsabilità.
    Se non stai attento, i mass media ti faranno odiare gli oppressi e amare le persone che opprimono.

  8. #118
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    Citazione Originariamente Scritto da JohnPollock Visualizza Messaggio
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  10. #120
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    Citazione Originariamente Scritto da Gian_Maria Visualizza Messaggio
    E perché mai dovrebbe eliminarlo?
    Anche se i mezzi di trasporto e i prodotti della terra fossero collettivizzati, come puoi fare uso di una bicicletta o di un boccone di cibo se nno attraverso l'utilizzo individuale ?

 

 
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